Scarpello_AreaArcheologicaVenerdì 28 febbraio seguite qui il resoconto in diretta dall’aula bunker.

Gli imputati hanno annunciato un’iniziativa in solidarietà con i compagni arrestati il 9 dicembre con l’accusa di terrorismo.

Dopo l’appello, due imputati chiedono di poter fare una dichiarazione spontanea, il primo revoca i difensori anche per un compagno, il secondo legge un comunicato quasi corale (mentre Quinto Bosio ricorda ai giornalisti presenti in aula che gli imputati hanno negato il permesso alla ripresa), il testo del comunicato:

“Questo processo, sin dai suoi esordi, si è palesato non come un dibattimento volto all’accertamento dei fatti e a stabilire eventuali responsabilità, ma come un dibattimento a senso unico, quello della procura torinese, in totale assenza di arbitri imparziali.

La scelta stessa di quest’aula – scelta più volte giustificata come mancanza di maxi-aule per infine svelarsi per quello che era: una precisa scelta politica – lo dimostra. La pesante militarizzazione dell’aula, i pesanti controlli e le perquisizioni all’ingresso, la registrazione (e la duplicazione) dei documenti d’identità del pubblico presente non sono altro che espedienti per creare un clima di pericolosità sociale intorno al movimento NO TAV volto a condizionare l’opinione pubblica sulla legittimità di provvedimenti sempre più pesanti. Non a caso si è passati dalle comuni imputazioni di resistenza a quelle di terrorismo.

L’ammissione come parte civile di ben tre ministeri – interno difesa ed economia -, cosa mai accaduta in presenza di semplici reati di resistenza e lesioni, è prova di come questo clima, costruito ad arte dalla procura torinese, trovi nel tribunale la sua legittimazione e la benedizione dei vari governi del TAV.
All’inverso la non ammissione, come testi della difesa, dei tecnici NO TAV è l’ennesima riprova di come si voglia condurre il processo su binari prestabiliti, presentare cioè quanto è accaduto nelle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, estrapolandolo da ogni contesto reale e senza tentare minimamente di comprendere le motivazioni e le ragioni degli imputati. Si vuole processare il movimento NO TAV senza che si parli mai del TAV.

Il modo stesso in cui sono regolati e limitati i diritti della difesa –  il reiterato rigetto di ogni istanza difensiva, l’impossibilità di conoscere (e quindi poter citare) i nomi dei dirigenti delle forze dell’ordine nelle giornate per cui siamo accusati, l’impossibilità di poter controinterrogare i testi dell’accusa su argomenti di cui i PM non hanno già posto domande, l’impossibilità di valutare l’attendibilità dei testi nel caso di agenti che hanno redatto relazioni di servizio usando le medesime frasi – sono per noi la dimostrazione di quanto tutto sia già stato deciso e il dibattimento rappresenti solamente una formalità necessaria.

La fretta stessa con cui si vuol giungere alla sentenza, il ritmo imposto da tribunale – con udienze massacranti di diverse ore, inframmezzate solo da una brevissima pausa per il pranzo, tenute con una già pesante cadenza settimanale ottenuta solo dopo la protesta unanime dei difensori, non disposti ad accettarne due la settimana – rappresenta un grave impedimento all’esercizio del nostro diritto alla difesa.

Il reiterato divieto da parte del tribunale di ascoltare gli imputati – negando loro quasi sempre la parola e invitando i carabinieri ad allontanarli – sono la palese dimostrazione di come gli imputati non siano considerati degli attori comprimari del processo ma semplici comparse, indispensabili ma senza diritti, utili solo alla prosecuzione della rappresentazione.

Per questi motivi siamo giunti alla conclusione che qualsiasi sforzo generoso da parte dei nostri difensori sarà sempre vanificato dal clima di ostilità che si respira in quest’aula.
Pensavamo che il metodo con cui la procura torinese imbastisce le proprie inchieste contro il movimento NO TAV potesse essere messo liberamente in discussione in sede processuale da parte dei nostri difensori.
Pensavamo di essere processati per delle ipotesi di reato, ma ci siamo accorti – nel corso del procedimento – che siamo processati non per quello che potremmo aver fatto ma per quello che siamo.
Pensavamo di avere un processo normale in un tribunale normale, ma ci sembra – in quanto NO TAV – di essere sottoposti a un procedimento che si dimostra sempre più “speciale”.

Per queste ragioni abbiamo deciso oggi di disertare questo processo.
Abbandoniamo quest’aula, lasciandovi liberi di sperimentare i nuovi metodi di procedura legale da usarsi contro il movimento NO TAV, e ce ne andiamo in Val Clarea, luogo simbolo della nostra resistenza alla devastazione della Val Susa, per testimoniare ancora una volta la nostra determinazione e il nostro impegno in questa lotta.

In un clima di grande tensione, il pubblico con le bandiere notav tra le numerose forze dell’ordine, si riesce a terminare la lettura di un discretamente lungo e comnpleto comunicato degli imputati, fortemente applauditi dal pubblico e viene chiesto il documento vada agli atti.
La difesa chiede poi che anche l’imputato Maniero Fabrizio legga un suo comunicato. Pm si oppone, pubblico e imputati rumoreggiano, Presidente permette, lettura inizia. Viene reiterato il concetto che il processo, con l’ammissione come parte civile di ben tre ministeri, mentre sono stati rigettate le iswtanze difensive di nominare tecnici, e soprattutto il modo in cui sono regolati e limitati i diritti della difesa, la fretta stessa con cui si vuole giungere alla sentenza, l’impossibilità di conoscere i nomi dei dirigenti delle FO in azione i giorni dei fatti, l’impossibilità di controinterrogare i testi dell’accusa, porta alla conclusione che trattasi di procedimento sempre + speciale, di essere processati non per quello che abbiamo fatto, ma per quello che siamo.
E a questo punto gli imputati lasciano l’aula tra le urla del pubblico GIU’ LE MANI DALLA VALSUSA, GIU’ LE MANI DALLA VALSUSA…

TERRORISTA E’ LO STATO – TUTTI LIBERI TUTTE LIBERE – LA VALSUSA PAURA NON NE HA – TERRORISTI SIETEVOI. I pm e i digos confabulano alquanto innervositi con i carabinieri, e impongono l’allontanamento di TUTTO IL PUBBLICO. Se non cacciano anche me, la verbalizzazione andrà avanti.
Il giudice si ritirà per deliberare qualcosa, in aula restano gli avvocati accusa e difesa.
Ore 10.07, l’attesa si prolunga, anche perchè in Camera Charitatis, come la chiamano qui, la corte deve decidere sulla revoca da parte degli imputati dei difensori in quanto parte del sistema. Già ci sono in aula, come prevede la leggem, i difensori d’ufficio, ma pare manchi una firma di un imputato…

10.50 rientra la corte e il giudice Quinto Bosio comunica che non si riesce a contattare un difensore d’ufficio.
L’udienza prosegue con l’introduzione del teste per l’accusa Imperato Gino, in forza all’epoca dei fatti presso Reparto Mobile di Torino, riferisce a domande Pm di avere il 3 luglio riportato una ferita al mento in area archeologica, circa intorno a mezzogiorno, medicato e impossibilitato a proseguire il servizio, prognosi 10 giorni, nessun risarcimento nè costituzione parte civile.
La difesa chiede conferma del luogo, e il teste conferma zona archeologica.
Teste Cigliore Francesco, il 3 luglio 2011 in servizio presso Reparto Mobile Torino, in area archeologica colpito al polso da un sasso che arrivava dall’alto, intorno alle 13-13,30, 15 gg prognosi poi prolungata a 30 complessivi. Nessun risarcimento ma costituzione parte civile.
Difesa chiede se teste indossava scudo e se ha chiesto causa di servizio. Risposta affermativa. Nessuna assicurazione privata.
Difesa chiede conferma dati anagrafici, orario e luogo ferimento, e modalità, cioè se stava caricando i manifestanti, lui o i suoi colleghi. Lui no, i suoi colleghi non ricorda. Il sasso nel frattempo è divenuto I SASSI.
Teste agente scelto Albertini Michele, in servizio il 3 luglio 2011 presso V Reparto Mobile, si trovava in area museale nella boscaglia sotto l’autostrada su un sentiero, dove fu colpito al braccio destro ginocchio sinistro e alla coscia destra da pietre, biglie, bulloni, altri colpi attutiti da protezioni.
7 giorni di prognosi, non prolungati. Costituito parte civile, non risarcito, nè indennizzo nè assicurazione privata.
Difesa chiede ora di scontri in boscaglia: risposta certa 9, 9-30- perchè qualche collega aveva detto poco prima “ora sono le 9.15” -, e ricorda scontri violenti con sproporzione forze per cui agenti dovettero desistere.. Non ricorda ora se ha chiesto risarcimento.
AL giudice che chiede chiarimenti, risponde che erano in 30 uomini per avvistamenti, ma che furono attorniati dai manifestanti, l’ora precisa della cessazione servizio non la ricorda. “ERA IL 3 LUGLIO, era giorno perchè c’era il sole E FACEVA MOLTO CALDO, questo è poco ma sicuro”
La difesa chiede chiarimenti sull’azione, e il teste risponde che il terreno era disagevole e addirittura c’era un muro, che risalirono con le corde, sulla strada dell’Avanà, dopo aver iniziato il servizio alle 4.40, poi alle 7 in cantiere e alle 8 x avvistamenti nella boscaglia, fronte montagna, spalle museo, sul sentiero direzione viadotto autostradale. Le corde quindi servirono una volta deciso di RIPIEGARE, non riuscendo a FRONTEGGIARE la gente, insieme ai ROCCIATORI che aiutavano, e ricorda recinzione cantiere che la Difesa chiede in particolare in cosa consisteva, e soprattutto dove. Che fosse una delimitazione cantiere, ammette di essere sua deduzione.
Difesa chiede chiarimenti su discesa verso viadotto.
Teste risponde che erano in 30, altri 30 posti non ricorda dove, ma ricorda sentiero che portava al cantiere e poi dopo mezzora essendo aggrediti dai manifestanti DOPO AVER MESSO IN AZIONE TUTTI MEZZI A LORO DISPOSIZIONE, ripiegarono sul sentiero scendendo e arrivando sotto il viadotto, cintato, quindi aggirato, obbligati a risalire con le corde per rientrare area museale, il viadotto sorpassato, quindi alle spalle. Furono sparati lacrimogeni.

11.25 entra il teste Persi Andrea, il 3 luglio in servizio presso I reparto mobile di Roma a Chiomonte, dove fu ferito all’arcata sopracciliare sinistra, per lancio di oggetti in area museale, in particolare un sasso che ruppe il casco, prognosi giorni SE NON RICORDA MALE 15, poi prolungati a 25. “Negativo” se gli misero punti, negativo assicurazione, negativo risarcimento. Interruppe attività, poi continuò. “Confermo.
Difesa chiede chiarimenti sul casco, teste: è personale, quindi non fu restituito, CASCHI MOLTO FORTI E RESISTENTI.
Difesa chiede se scrisse relazione di servizio insieme al collega Tagliaboschi. Pm fa opposizione.
Difesa chiede su ruoli all’interno squadra: su 9, 10 persone due sono addetti ai lanci. Teste non ricorda bene la relazione del 28 ottobre, e ci sono discordanze sui giorni di prognosi.
Difesa chiede se relazione servizio viene fatta subito o no.
Teste risponde che di solito si fa subito, ma nel caso complesso e molti impediti fisicamente, ognuno scrisse per se stesso, e molti mesi dopo i fatti fu chiesto loro di chiarire ulteriormente: il teste afferma di essere stato ASSOLUTAMENTE SOLO MENTRE SCRIVEVA.

Viene introdotto il teste Persano Luigi, il 3 luglio in servizio presso Compagnia di Prato a Chiomonte, ferito al braccio sinistro da artifizio in area museale, intorno alle 14,30, servizio sospeso, 6 giorni poi prolungati a 20 a Firenze, parte civile, indennizzo ricevuto non ricorda la cifra da assicurazione privata. Indossava materiale rimasto danneggiato, riconsegnato. L’oggetto che l’ha colpito era tipo un PROIETTILE, di un centimetro circa.
DIFESA se ha fatto causa risarcimento danno da servizio.
TESTE è in corso
DIFESA per il prolungamento sono stati fatti esami?
Risposta no.

Viene introdotto il teste Monocore Gennaro, il 3 luglio in servizio presso I reparto mobile di Roma a Chiomonte in zona museale, fu ferito in + parti, al braccio sinistro, alla caviglia, rotte le protezioni e accusò ronzii all’orecchio per scoppi di razzi. Giorni di prognosi preciso NON RICORDA.
PM rileva che prognosi è su BRACCIO DESTRO
. Orario non ricorda di preciso.
. No risarcimento no indennizzo no parte civile.
DIFESA chiede conferma luogo ferimento e come scrisse relazione di servizio, se insieme ai colleghi? Risposta NO.
Come mai le parti sono identiche?PM si oppone domanda.

Entra teste Scottodiperrotolo Michele, in servizio il 3 luglio presso I reparto mobile di Roma con turno fino alle 13 poi proseguito. Sospetta frattura piede destro, x sasso sinceramente non ricorda la grandezza, prognosi 15 giorni poi prolungata, decisero gessi x 20 giorni anche se successivamente frattura fortunatamente non era, poi fisioterapia. Orario preciso non ricorda, ma prima delle 16. Colpito anche da altri sassi, ma protezioni retto bene. Non risarcito, nè causa civile nè nulla.
Difesa chiede se relazione servizio l’ha scritta da solo o no.
Risposta sì. Difesa chiede come mai è assolutamente precisa ad altre, PM si oppone alla domanda.
Difesa chiede con quale squadra era, risposta sovrintendente Riccardi Reparto Roma 301.
Difesa chiede se al termine del servizio era solo o insieme alla squadra.
Teste Insieme alla squadra. Ci hanno bombardati tutti.
Difesa Ma come è possibile se 301 non era sul luogo
PM si oppone
Difesa insiste dicendo fare domande su attendibilità teste, consentite dal codice, circa impeachement.
PM dice di non sapere cos’è impeachement
Difesa avv. Pellegrin dice di informarsi ed istruirsi
Giudice dichiara di non volere ammettere domanda.

Entra teste Sbardella Franco, in servizio il 3 luglio presso I reparto mobile di Roma a Chiomonte, area Giaglione e poi area archeologica, colpito a spalla destra, escoriazioni e distrazione cervicale. Orario 15,30 circa. Altri sassi non fecero danni per tenuta difese, solo una causò lesioni, servizio interrotto per prime cure, poi rientrato in area archeologica e a fine servizio CTO, prognosi 8 gg poi altri 22 da ortopedico privato con visita senza esami, già fatti a Torino. Poi c’era escoriazione su spalla destra. Risarcito da assicurazione privata non ricorda ma intorno ai 300 euro, non parte civile, ma causa di servizio come è prassi.
Difesa chiede come mai in relazione di servizio non parla di essere stato ferito. PM si oppone, giudice ammette.
Difesa propone di leggere relazione 7 settembre, agli atti fascicolo PM, in cui Sbardella Franco non parla di lesioni.
Teste riferisce che non trattasi della prima relazione da lui fatta, massimo qualche giorno dopo i fatti.
PM legge parte in cui secondo lei ci si riferisce al ferimento personale “TUTTI SONO STATI FERITI”, quindi anche il teste…

Sempre il teste Sbardella Franco esce un attimo e rientra con copia della relazione 4 luglio 2011, su cui c’è scritto “lo scrivente veniva colpito da una grossa pietra…”
Difesa chiede se era agli atti, altrimenti non può essere letta, gli avvocati della difesa non l’hanno mai vista. Visto che il giudice permette viene chiesto come ha fatto a giudicare se era grossa avendo scritto di non averla vista.

Teste Russo Nicola, in servizio presso digos questura di Milano, settore informativo Sinistra Antagonista, chiamato da questura di Torino per riconoscimenti.
“nella fattispecie ci sono state inviate fotografie e abbiamo potuto riconoscere attivisti della realtà milanese”… Ne elenca i nomi, parecchi. Alcuni conosciuti proprio di persona.
La difesa si oppone mancando chiedendo non conoscendo posizioni di rinviare deposizione teste. Giudice non concede.
Avv. difesa insiste chiedendo almeno motivazioni: l’imputato, sostiene, ha comunque diritto ad essere assistito.
Si procede con altri nomi, e il teste risponde a pm che la situazione era simile per tutti, noti personalmente per occupazioni stabili etc. Vengono fatte visionare alcune foto,
e il pm chiede se il teste riconosce qualcuno: sì su Garufi Nicolò, Milani Lorenzo in 2 foto, poi interruzione difesa che contesta e dichiara “ridicolo” atteggiamento PM che suggerisce risposta,
si procede e viene riconosciuta una persona con il casco viola, riconosciuta perchè in altra foto aveva il casco in mano.
Difesa chiede se in verbale, dove ci sono 12mila foto, si riesca a risalire con un codice + preciso alla foto in oggetto.
La Corte si consulta e dopo parecchi minuti si riprende perchè giudice Quinto Bosio non ritiene opportuno accettare richiesta della difesa su maggiori indicazioni relative a foto, ritenendole sufficienti
Si passa ad altra foto, e il teste riconosce Sistili Clara dal casco viola in mano come in foto precedente.
Difesa chiede di descrivere il casco viola.
Teste dice che era viola e sferico, con visierina, senza segni particolari
Difesa: come molti altri durante manifestazioni?
Teste: sì

In altra foto prodotta dal Pm, il teste riconosce con i calzoni bianchi e maschera antigas Baldini Filippo, da lui fermato in pulman alla sera dopo i fatti.
In altra foto, di nuovo ragazza dal casco viola e per terra il ragazzo dai calzoni bianchi.
In altra, effettuata durante il controllo di polizia al pulman cui faceva riferimento prima, il teste riconosce Baldini Filippo.

Si va avanti: in foto assai fumosa il teste riconosce Iara Marin con maschera e occhiali da piscina in testa, grazie ad altri fotogrammi in cui era a viso scoperto e vestito allo stesso modo.
Vengono fatti visionare tali fotogrammi.
Difesa chiede quindi se l’ha riconosciuto solo dall’abbigliamento nel fotogramma in cui è travisato. Teste risponde “no anche dagli occhi”
Difesa “Di che colore sono?”
Teste “marroni”.

In altra foto sempre con il fumo, viene risconosciuto ragazzo di pelle scura con occhiali e cappuccio, altro ragazzo e di nuovo ragazza dal casco viola. In altra MOLTO FUMOSA, riconoscimenti già dal viso nonostante il fumo.

Entra teste Garinei Cesare Giulio, carabiniere scelto presso Battaglione di Firenze, il 3 luglio area museale in prime file, colpito caviglia da pietra presume abbastanza grossa anche se non l’ha vista.
Portato in infermeria, 10 gg e doccia gessata, poi prolungati in 10-15 gg dal suo medico.
PM corregge, sono 17. Teste conferma

Causa di servizio ma niente indennizzo.
Avv. Bertone chiede se ne conosce il motivo.
Teste non sa rispondere, se ci sia soglia o no.
Avv. Vitale chiede precisazioni sul luogo e modalità ferimento
Teste ripete di aver sentito solo il dolore, e di essere schierati avanzando e indietreggiando, erano 30 carabinieri.

Teste Galletti Nicola, il 3 luglio in servizio carabiniere scelto presso VI battaglione Toscana Firenze, a Chiomonte in area “in quella strada in quel bosco circa verso l’una preciso quel casolare su Chiomonte sì i lavori poer la Tav”, malore per respirazione gas, curato in serata, nessun giorno di prognosi.
Avv. Bertone chiede chi minacciava chi sparava se si ricorda. Teste ricorda cappa di gas lacrimogeni, circa verso le 13. Non ricorda di altri intossicati forte come lui, però qualcuno sì, anche se non proprio come lui.

L’udienza si conclude – ore 13 – con accordi tra avvocati e giudice per prossime udienze, circa posizione imputati che revocano difesa o no, per fissazione ulteriori date. Quinto Bosio conferma quindi data 7 marzo in aula bunker ore 9 con elenco testi in ordine alfabetico. Ci sono vari problemi: dice PM Quaglino che da molti testi cui è stata inviata notifica non è arrivata prova di ricevimento.
Difesa protesta per la vaghezza delle convocazioni, ribadendo quanto danneggi la loro vita professionale, e avviene l’ennesima schermaglia tra pm e difesa: oggi sono comparsi 11 testi, persone offese, precisa Difesa, non semplici testi, a meno che si derubrichi il capo d’imputazione…
Si verificano i nomi almeno per prossima udienza.

Eleonora Forno TG Maddalena

IL CALENDARIO DELLE PROSSIME UDIENZE

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