Resoconto udienza 3 novembre 2016, appello maxiprocesso NO TAV per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione del 3 luglio 2011

Per oggi, 3 novembre, era stato indetto un presidio in solidarietà con gli imputati di questo maxi processo e all’esterno si nota una buona partecipazione con annesso cordone di agenti più numeroso del solito. Salutiamo rapidamente qualche compagno poi entriamo per poter documentare, come sempre, l’udienza, ma questa volta veniamo fermati dai Carabinieri all’esterno dell’aula e a nulla valgono le nostre osservazioni che fanno notare che “siamo sempre gli stessi, da decine di udienze… siamo stati identificati così tante volte…”, niente da fare, oggi è così. Scorrono i minuti, mentre sento che all’interno c’è già l’arringa del primo avvocato previsto per oggi. Finito il controllo ci dirigiamo verso l’ultimo banco dal quale normalmente seguiamo le udienze, avendo la necessità di appoggiare il computer per trascrivere rapidamente, ma anche qui c’è una novità: non si entra. Il pubblico si siede con il pubblico. Ora, lungi da me sentirmi al di sopra del pubblico, però l’attività di informazione che faccio ormai da anni in questi processi è un po’ difficile senza una postazione un po’ più comoda, ma qualcosa mi dice che forse proprio quell’attività dettagliata e puntuale, possa essere la ragione per cui non ci viene più consentita quella piccola comodità! Chiedo agli agenti il perché di questa novità, le risposte sono vaghe.Tra l’altro anche questa udienza, come le altre dedicate alle arringhe difensive, vede il lato della procura e delle parti civili piuttosto deserte, nessuno dei legali di parte civile è presente, neanche l’Avvocatura di Stato, e il Procuratore Generale si è fatto sostituire. Questa desolazione già vista nel primo grado mi sembra talmente significativa da non richiedere commenti aggiuntivi!

Gli avvocati sono perplessi, uno di loro solleverà il problema più avanti chiedendo alla Presidente che sia concesso ai “giornalisti” ( sono l’unica…) di accedere ai banchi, se c’è posto, ma la Presidente risponde con un secco “i giornalisti non possono mai sedersi nei banchi, mai.” Quindi io per anni ho avuto le allucinazioni? Ecco alcune delle mie allucinazioni, nei tanti processi in aula bunker….

Mi seggo tra i banchi del pubblico, apro il mio notebook e tento di trascrivere quello che riesco, l’arringa dell’avvocato La Notte è già iniziata da un po’, per completezza quindi vi riporto, al fondo, il video della stessa arringa in primo grado.

Avv. LA NOTTE per imputato GIORGIO ROSSETTO . “Rossetto c’è , a detta dei testi, ma non si vede” (nelle immagini, ndr)…e  “ stiamo parlando di una copertura di filmati da evento olimpico

giorgiorossetto(…) Rossetto avrebbe dovuto essere ripreso sopra la staccionata… ma non è lì, adesso ne parleremo… la prima testimonianza, ispettore Ferrara, dà conto di un reato che è quello di danneggiamento, non altro, non ci sono lanci di estintori, ora passiamo all’altra testimonianza… sulla staccionata, dove viene visto Rossetto ma non c’è, e tutto ciò che poi ha portato alle lesioni nei confronti degli operatori, due tesitmonianze incompatiibli anche su questo punto. Immagini delle 9:03 lanci dalla staccionata, a me non interessa tanto… mi interessa solo esporre questa situazione, anche sulla staccionata stiamo parlando di una copertura di filmati da evento olimpico, è ripreso tutto… non c’è traccia di questo imputato, non è un fatto che non posso segnalarvi, perché rileva eccome, guardate anche le immagini dall’elicottero, viste e straviste, non c’è Rossetto! (…) Veniamo alla testimonianza di Raimondi che invece l’ha visto lì sulla stacionata dove avvengono i lanci, l’ispettore Raimondi descrive un atto molto lungo incompatibile con le immagini che abbiamo visto.. (…) “Io ho visto lanciare l’estintore, non spruzzare…. sul lato sinistro dello schermo, si è sporto e ha lanciato l’estintore verso i colleghi perché non voleva sbagliare la mira, aveva sbagliato la mira”. Aveva chiesto all’operatore Todino di riprendere la scena ma per qualche ragione l’operatore non l’ha ripresa (…). Rossetto non è presente sul luogo dei fatti, non ha l’arma del delitto.. ha il movente, sì, però non c’entra nulla con quello di cui viene accusato. Diamo atto che Raimondi e Rossetto si conoscono da più di vent’anni, uno è la nemesi dell’altro (..) ma la conoscenza pregressa è un ostacolo, che Rossetto sia stato visto quella mattina è pacifico (…) però prima che accadesse qualcosa (…). Quando la sentenza di primo grado dice che ha preso subito nota della posizione di Rossetto, ma il punto è che dopo non è stato più visto . (…..)Io ho parlato di traslazioni inconsce… tu conosci una persona e poi la vedi ovunque (…). Rossetto prima c’era, ma poi viene collocato dove non c’era.. (…)
In questa bilancia di cose che non tornano abbiamo queste due testimonianze completamente divergenti e le immagini, degli operatori di giustizia, non sono immagini dei No TAV (…) sono tutte immagini degli operatori delle forze dell’ordine , ora, io non voglio fare della retorica perché so benissimo che noi avvocati esageriamo quando parliamo dell’oltre il ragionevole dubbio (..) io però vorrei provare a girare per una volta la faccenda del principio, vi chiedo: c’è un ragionevole dubbio nella difesa che ho cercato di proporvi? (…) Questo è il punto secondo me, perché se non è irragionevole e non è irrazionale allora Rossetto dev’essere assolto. Quindi, vorrei anche concludere.. il processo di primo grado si è concluso con una condanna a 4 anni e 4 mesi, io sono stato molto contento di questa esperienza perché mi sono ritrovato con i NO TAV ma ho avuto il piacere di vedere riconosciuto il ruolo, mi hanno ringraziato, erano tutti contenti, però hanno aggiunto “tanto sappiamo come va a finire perché non distingueranno mai”…. a me non è piaciuta questa posizione, per cui vi chiedo di fare piazza pulita … vi chiedo di dare torto ai No TAV perché questo è il sentimento che hanno nei confronti della Procura, distinguete la posizione di questo imputato visto che ci sono tutti gli elementi per assolverlo, assolvetelo .

Qui l’arringa dell’avvocato LA NOTTE nel processo di primo grado

Non riesco a trascrivere l’arringa dell’avvocato difensore degli imputati Ginetti e Radwan, ma avendo filmato la dichiarazione spontanea di Antonio Ginetti nel processo di primo grado ve la ripropongo come testimonianza diretta. Fine ndr.

 

Avvocato Pizzuti, difesa Ziglioli: “un gesto di stizza più che di un gesto volto a partecipare o creare resistenza o violenza verso le forze dell’ordine . E’ un gesto di rabbia istantaneo che nel momento in cui si compie sfoga quella rabbia e qui finisce la condotta imputata a Ziglioli

L’avvocato PIZZUTI chiede che il suo imputato, Ziglioli Davide, possa fare una dichiarazione spontanea.
L’imputato Ziglioli dichiara che è stato colpito da un lacrimogeno il 3 luglio alla centrale, era presente con una maglietta verde fosforescente e una bandiera, quindi facilmente riconoscibile. “Contesto il fatto che … io mi nascondevo dietro le reti, ma io partivo proprio dal gazebo dove avevo raccolto il tondino e l’avevo messo nelle bacinelle, poi si contesta il fatto che dal gesto atletico che io faccio si possa arguire che io abbia contestato un sasso.. poi dalle immagini non si vede cosa faccio, se da una parte le immagini certificano che non sono stato colpito dall’altra pare dimostrano che io abbia lanciato un sasso … io mi sono anche sottoposto all’interrogatorio (….). Ultima cosa, contesto il fatto che il Procuratore Generale mi dica che io, essendo imputato in questo processo, sia “parte di un gruppo di persone che notoriamente va alle manifestazioni  a fare casino”… io contesto, io sono attivo sul territorio, sono di Cremona, ma spero che questo non sia un reato!
Presidente: nessuno glielo contesta questo
teste: questo non vuol dire che io sia una persona che quando va alle manifestazioni usi fare violenza
Presidente: diamo atto che è presente imputato Rossetto
Avv PIZZUTI SERGIO: io difendo la posizione di Ziglioli Davide … mi rifaccio a quanto scritto per non essere ripetitivo (…) eviterò di parlare di questioni di carattere generale… (..) La questione di base è quella dell’individuazione dell’oggetto, Ziglioli ha riferito di avere lanciato non un sasso ma un bossolo di lacrimogeno che in quei minuti arrivavano in numero considerevole nela zona in cui erano presenti i manifestanti alcuni dei quali stavano simbolicamente tirando delle corde sulle reti, sui betafence, e la maggior parte era presente in modo assolutamente pacifico. Si vede in questo contesto Ziglioli Davide, e dopo qualche minuto lo si vede comparire improvvisamente, lanciare qualcosa e poi scomparire immediatamente dalla scena, Ziglioli riferisce essere una porzione di un candelotto di lacrimogeno. La sentenza ritiene non verosimile questa ricostruzione in un’unica osservazione, riportata in 4 righe, il tribunale di primo grado scrive: “Ziglioli con mossa veloce si sposta a destra. verso il centro dell’immagine, si abbassa notevolmente e poi solleva il braccio per scagliare lontano l’oggetto. La dinamica esposta dimostra, da un lato, che non si è trattato di una risposta immediata ad un lacrimogeno piovuto nella zona dove Ziglioli si trovava, dall’altro che l’imputato ha voluto imprimere forza a lancio, al fine di scagliare lontano il corpo contundente in direzione delle forze dell’ordine, gesto non congruente con il lancio di un corpo leggero e cavo, che mai avrebbe potuto acquisire una velocità tale da superare gli sbarramenti dei betafence“. A mio giudizio questo argomento è assolutamente inconsistente e contradditorio, sembra una logica di una legge elementare, quella per cui una qualsiasi persona che vuole scagliare un oggetto ad una distanza considerevole (50 mt) gli darà una maggiore spinta iniziale possibile, considerazione elementare, contraddittorio perché proprio laddove questo oggetto abbia più difficoltà a raggiungere la distanza a maggior ragione il gesto sarà tale da imprimere una forza iniziale la maggiore possibile. Quanto poi al fatto che non avrebbe, un oggetto come quello descritto da Ziglioli Davide, raggiunto lo schieramento delle forze dell’ordine non dimostra nulla se non che Ziglioli ha fatto un lancio non calcolato in termini balistici ma non prova nulla rispetto alla natura dell’oggetto, neppure un sasso avrebbe potuto da quella distanza raggiungere le forze dell’ordine , tant’è che i ferimenti tra le forze dell’ordine sono notevolmente più avanti (…) quando ci sono manifestanti che si spostano sulla collinetta per colpire più da vicino le forze dell’ordine . (..)
Se questo è l’argomento utilizzato pe sostenere che Ziglioli ha lanciato una pietra sicuramente non è sufficiente per arrivare ad una certezza ed è l’unico argomento usato nella sentenza di primo grado e usato dal Procuratore Generale nelle sue conclusioni. Non possiamo avere la prova che Ziglioli ha lanciato un sasso, abbiamo la prova che egli abbia lanciato, come dice, un dischetto di alluminio simile a questo? No, non abbiamo neanche questo, ma abbiamo una serie di elementi che ci portano su questa strada, io ne ho individuati quattro, il primo è la sua dichiarazione che dovrà avere una qualche considerazione. Il secondo punto, secondo aspetto significativo, è che per quanto voi proviate a ingrandire le immagini video, a fermarle, rallentarle, io ci ho provato in tutti i modi per cercare la prova della veridicità di quanto diceva Ziglioli, voi non riuscirete mai a vedere l’oggetto che viene lanciato… più un oggetto è piccolo e più è facile che non si veda perché in altre riprese i sassi lanciati da una parte e dall’altra si vedono eccome, ma in queste immagini non si vede l’oggetto lanciato. Terzo elemento da noi indicato producendo fermo immagine del momento del lancio, dal quale si vede che Ziglioli impugna un oggetto con 3 dita, in questo modo , ed è una modalità che si utilizza quando l’oggetto  è piccolo, ha dimensioni di questo tipo e non quando si impugna una pietra. (…). Ultimo elemento è secondo me il fatto che l’unica immagine di Ziglioli che lancia qualcosa è quella, quel gesto di pochissimi secondi perché poi per tutta la durata del filmato, delle immagini a nostra disposizione, non si vede più alcun gesto aggressivo in qualche modo indirizzato nei confronti delle forze dell’ordine sia esso un gesto, un atteggiamento verbale, nulla…. alcun altro atteggiamento offensivo di qualsiasi natura da parte di Ziglioli nei confronti delle forze dell’ordine , il che porta ad affermare con una certa tranquillità che questo è più coerente con l’individuazione di quel gesto con un gesto di stizza più che di un gesto volto a partecipare o creare resistenza o violenza verso le forze dell’ordine . E’ un gesto di rabbia istantaneo che nel momento in cui si compie sfoga quella rabbia e qui finisce la condotta imputata a Ziglioli, per cui la condotta più plausibile è quella riferita da Ziglioli fin dall’inizio di questo processo. Va fatto un passaggio successivo, ammesso che Ziglioli abbia lanciato un candelotto di lacrimogeno, può integrare comunque il reato di violenza a pubblico ufficiale ? (…) Sotto il profilo della condotta individuale penso non ci sia alcuna possiblità (….) sia per inadeguatezza dell’azione sia perché non vi è alcun elemento che porti a ritenere che con quel gresto Ziglioli volesse creare una coercizione nei confronti delle forze dell’ordine , mancano elementi costitutivi reato violenza a pubblico ufficiale ma non va dimenticato che Ziglioli non era solo, la sua condotta si integra con azioni collettive (…). Non intendo affrontare il tema del concorso perché immagino che sia già stato ampiamente discusso e articolato dai difensori che mi hanno preceduto e che mi seguiranno, ho la certezza che affronterete questo argomento con la dovuta attenzione, sia perché è uno dei temi centrali di questo processo, sia perché è un tema delicatissimo quello del concorso, perché non sfugge a nessuno di noi quanto sia potenzialmente destabilizzante il modo in cui si applica il 210 del cp in un ordinamento come il nostro che si fonda sul principio di stretta legalità. Non è un caso se il prof. Giuliano Vassalli sosteneva che l’art.210 è quello a maggior rischio di incostituzionalità dell’intero codice. Mi limito ad osservare una cosa che la stessa corte di primo grado evidentemente laddove si siano verificati dei lanci di lacrimogeni, di bossoli restituiti all’indirizzo delle forze dell’ordine evidentemente ha ritenuto che non ci fossero gli elementi per (..) anche laddove questi gesti fossero inseriti in un contesto dove vi fossero altri manfiestanti che lanciavano le pietre, la corte ha infatti assolto Vitali Andrea che era imputato di una condotta molto simile a quella di Ziglioli Davide, lui stesso ha ammesso di aver lanciato lacrimogeni (…) La stessa corte di primo grado ha ritenuto che evidentemente non esistesse la compresenza degli elementi costitutivi del concorso, cioè il contributo causale e il cosiddetto dolo di partecipazione, elementi che richiedono un approfondimento particolare e concreto e non possono mai essere dati per scontati, altrimenti si va verso una deriva eversiva del sistema (…)
Permettetemi solo di riprendere una citazione letteraria contenuta nella sentenza di primo grado che mi sembra molto significativa ed illustri in modo molto efficace la difficoltà dell’individuazione dei termini del concorso di persone nel reato e del concorso morale, la corte riprende l’immagine tratta dai Promessi Sposi dell’assalto ai forni, in quel caso per illustrare e rappresentare cosa significa il contesto in cui si può configurare l’atenuante dell’aver agito per suggestione della folla in tumulto (…) Ecco, va bene tutto, la suggestione della folla in tumulto… Renzo viene costretto a fuggire ma è innocente, è vero che segue la folla in tumulto,  è vero che ne condivide in buona parte l’indignazione, le motivazioni, è vero che quando c’è l’assalto lui si trova in prima fila tra i manifestanti, ma non condivide la violenza, e i motivi del linciaggio (…)  è una questione delicata, non va dato per scontato nulla quando si parla dell’individuazione del concorso, del contributo causale e del dolo di partecipazione. Se è molto difficile quindi individuare i termini di concorso del reato di violenza a pubblico ufficiale a carico di Ziglioli, io credo sia impossibile individuare questi elementi nella contestazione successiva al capo 47, lesioni per le quali l’imputato è stato condannato. Nell’atto di appello ho usato una formula più sfumata, è assolutamente impossibile perché Ziglioli non era presente sul luogo dei fatti quando si sono realizzate le condotte che hanno portato alle lesioni degli appartenenti alle forze dell’ordine . In realtà dico di più, dico che Ziglioli Davide non era presente… abbiamo un filmato da postazione fissa che riprende tutta la scena di quanto avvenuto in quelle ore davanti alla Centrale Elettrica, il gesto di Ziglioli Davide sotto questo profilo è assolutamente indifferente.. quel lancio avviene ale 14:56 minuti, dalle 14:57 Ziglioli scompare dal video, dalla scena, dal luogo dei fatti. Lui dice di essersi allontanato perché ad un certo punto la situazione si era fatta pericolosa, lui non aveva dispositivi di protezione individuale e pochi minuti dopo il gesto del lancio si allontana da quella scena e le immagini danno conto della verità di quanto lui dice.. perché non si vede più nei successivi minuti delle riprese, in quel luogo. Per quanto si voglia forzare l’istituto del concorso, e rendere elastico, arrivando a quelle interpretazioni che io ritengo censurabili che però in alcune sentenze della Cassazione sono sostenute, quelle che parlano addirittura del fatto che per considerare il concorso sia sufficiente la sola presenza attiva, per quanto si voglia aderire a questa estensione a mio giudizio deleteria del concorso, è indiscutibile che almeno la presenza è necessaria, e la presenza di Ziglioli non c’è un’ora dopo, quando avvengono le condotte di lesione dei 16 feriti.. che vengono tutti colpiti intorno alle ore 16 del pomerigio, quando c’è l’avvicinamento tra i due schieramenti (..).  Il grosso dei feriti appartiene al reparto mobile di Padova che arriva sul luogo della centrale elettrica solo alle 16 ed è un’ora che Ziglioli non è più sul luogo dei fatti, come gli si può attribuire un concorso nelle lesioni lamentate dagli agenti? La sentenza fa un ragionamento che apparentemente è anche logico, dice noi consideriamo responsabili per tutte le lesioni provocate in epoca successiva al gesto attribuito alla singola persona, per cui Ziglioli Davide siccome ha lanciato un’ora prima viene ritenuto responsabile di tutte le lesioni nelle successive vicende del pomeriggio. E’ evidente che è una logica che ha una sua ragionevolezza ma là dove si tenga anche fatto che le persone possono essersi nel frattempo allontanate, come nel caso di Davide Ziglioli che da un’ora non si trovava più in quel luogo quando vengono poste in essere le condotte (..).
Sulla richiesta dell’attenuante di aver agito per motivi di particolare valore sociale e attenuanti generiche, mi rifaccio ai motivi dell’appello e a quanto esposto dai colleghi. Alcune cose sull’attenuante dei motivi di alto valore sociale, sia quello che è stato scritto nella sentenza che ripreso dal Procuratore Generale nella sua requisitoria mi impone di dire qualcosa. E’ stato detto che perché si riconosca l’attenuante delle motivazioni di alto valore sociale e morale è necessario che i valori di cui sono portatori gli imputati  siano condivisi dalla maggioranza della popolazione, condivisa dalla maggioranza della coscienza sociale, siamo in un paese democratico quindi la maggioranza è quella espressa dal parlamento e quindi coincide con la maggioranza parlamentare; la cosa mi inquieta un po’, perché è come dire che qualsiasi azione motivata da una contestazione  nei confronti delle scelte del governo non potrà mai vedersi riconoscere quest’attenuante (…) Cosa vogliamo dire?  Solo le manifestazioni di consenso nei confronti dell’operato di governo possono vedersi riconoscere questa attenuante? Mi sembra alludere a un’idea di democrazia un po’ inquietante ed è altrettanto discutibile anche l’altro argomento usato dal Procuratore Generale là dove dice che la maggioranza della coscienza sociale non solo deve condividere i valori espressi dagli imputati, ma anche le modalità con cui questi valori vengono portati avanti… è come accedere ad un’interpretazione abrogatrice dell’attenuante, discutiamo di reati, è ben difficile ipotizzare che la coscienza sociale condivida la commissione di reati (..). Allora qual è il modo di affrontare la questione? Bisogna partire, come dice la norma, dai motivi che hanno spinto una persona ad agire, che devono naturalmente esser motivi non egoistici, il 95% o forse anche più dei reati è motivato da ragioni egoistiche, di carattere patrimoniale o di altra natura, la commissione di un reato … dietro ci sono generalmente motivazioni di carattere personale, soddisfacimento di bisogni o interessi di tipo personale ed egoistico, quindi il primo requisito è quello. Le motivazioni che spingono gli imputati ad agire devono alludere ad un interesse generale, comune, e sicuramente devono essere motivazioni che devono essere condivise da una larga parte della popolazione, eviterei di fare un ragionamento sulla maggioranza, come la calcoliamo… se eliminiamo il ragionamento che parte dalla maggioranza parlamentare non abbiamo tanti strumenti (…) anche perché .. bisogna fare un sondaggio, dipende anche da cosa si chiede, io sono convinto che se oggi chiedessimo alla popolazione italiana se sono d’accordo o meno sulla TAV probabilmente otterremmo un risultato che sta a cavallo tra la maggioranza e la minoranza ma se dovessimo chiedere chi è favorevole al fatto che i 20 miliardi della TAV venissero utilizati per la messa in sicurezza del territorio da alluvioni e terremoti sono sicuro che la magioranza sarebbe favorevole a dirottare i fondi per altre emergenze sociali… quindi eviterei di parlare di maggioranza. Quali sono i motivi che hanno spinto i manifestanti a confluire quel giorno in Valsusa in così alto numero e che hanno spinto gli odierni imputati a partecipare a questa iniziativa? Non è tanto il problema della TAV… anche al di fuori dell’area della Valsusa … avessero come motivazione il fatto che non venisse costruita la linea del TAV, quello è un obiettivo immediato, ma le motivazioni sono un po’ più ampie, profonde e riguardano tutti, non solo la valsusa… è la tutela del territorio, dell’ambiente, della salute, del diritto delle popolazioni a dire la loro su opere che sconvolgono la loro realtà territoriale, a dire la propria su come devono essere destinati i fondi pubblici, le risolrse pubbliche, è difficile dire che non siano motivazioni di alto valore morale e sociale e dire che non siano condivise da una larga parte della coscienza civile. Il Procuratore Generale ha sostenuto che le motivazioni per cui gli imputati si sono recati in valsusa erano di altro genere, ossia la sola volontà di scontrarsi con le forze dell’ordine allora non parliamo neanche di alto valore sociale ma mi sembra una rappresentazione grottesca e offensiva della realtà, non solo perché non rappresenta quello che è il movimento No Tav (…) variegato, con modalità diverse ma con motivazioni comuni , ma soprattutto offensiva della biografia degli imputati. Io parlo di Ziglioli Davide, quando sento, come ho sentito, parlare di Ziglioli come di un soggetto “parte di bande che si spostano lungo la penisola al solo scopo di trovare occasioni di scontro con le forze dell’ordine” francamente rimango molto perplesso. L’ho conosciuto nei viaggi che abbiamo fatto verso Torino, nel corso del viaggio si parla e ci si racconta, mi è rimasto impresso che durante un viaggio per venire qui a Torino .. passando a fianco dell’ex centrale nucleare di Caorso mi disse “ecco, lì ho partecipato alla mia prima manifestazione, era il 1985 e Ziglioli aveva 16 anni ed ebbe la sua prima esperienza di partecipazione ad un movimento collettivo, per la chiusura di centrali nucleari, erano poche centinaia i partecipanti, poi c’è stato un referendum (…) ma mi ha colpito perché la prima manifestazione a cui ha partecipato , sempre per l’ambiente e la difesa del territorio, le scelte energetiche, è stata quando aveva 16 anni, adesso ne ha 47 … sono 31 anni che partecipa a movimenti sociali per la difesa del territorio, dell’ambiente, una serie di esperienze fiorite un po’ nel suo territorio e un po’ in altre parti d’Italia.. Non solo non ha mai avuto condanne, ma non ha mai neanche avuto denunce, neanche per manifestazione non autorizzata, la stessa PG negli atti diceva “lo conosciamo è attivo dal 2000 non ha mai avuto nessuna segnalazione, né prima né dopo questi fatti”. Ora descriverlo come un soggetto che fa parte di bande che vanno in giro per l’Italia per scontrarsi con le forze dell’ordine lo trovo offensivo, soprattutto in mancanza di elementi a sostegno di questa tesi. Attenuanti generiche.. Ziglioli  è andato a quella manifestazione senza nessun strumento offensivo o difensivo, ma per partecipare ad un largo dissenso nei confronti di scelte operate dal governo e che ricadono sulla popolazione della valsusa ma in generale su tutta la popolazione italiana (…)  Prima e dopo non ha mai commesso alcun reato e non è stato segnalato per alcuna condotta illecita, nell’ambito del processo ha mantenuto una condotta corretta, si è sottoposto ad interrogatorio, non ha solo fatto attività politica, dal 2004 è titolare di una società che installa e gestisce impianti telefonici, radiotelevisivi e via dicendo, è padre di due bambini, una che  ne ha 5 ed è nata il giorno prima del giorno in cui gli è stata fatta la perquisizione in casa, immaginate lo scombussolamento che ha creato l’azione giudiziaria nella sua vita personale (…). Se viene confermata questa sentenza di primo grado Ziglioli finirà in carcere, con una condanna di 3 anni e 2 mesi… per un gesto durato 2 o 3 secondi, che sicuramente non ha provocato alcun danno a cose o persone. Se Ziglioli dovesse finire in carcere io credo che sarebbe un esito di questo processo profondamente ingiusto. Ho finito.

 

L’arringa dell’avv. Valentina Colletta – difesa Palumbo. “Testi della difesa definiti smaccatamente militanti, testi dell’accusa attendibili ed esemplari” (…)

 

ValentinaAvv:inizio con la lettura di una pronuncia giurisprudenziale della Corte di Cassazione, tra l’altro pertinente con questo procedimento perché è la pronuncia 34300 del 7 novembre 2012, IV sezione penale, che si è espressa su alcune misure cautelari confermate dal Tribunale di Torino annullando il provvedimento. Si leggetestualmente questo““nell’esposizione dei fatti piu’ volte si fa riferimento alla circostanza che la vicenda complessivamente considerata denota un’ostentata insofferenza e totale mancanza di rispetto per l’autorita’ costituita e le singole condotte si connotano per un forte ed incondizionato assoggettamento ad una volonta’ comune che risulterebbero aver caratterizzato il vincolo da ciascuno espresso nelle attivita’ delittuose che, per le finalita’ di prevaricazione ed affermazione collettiva non possono essere inquadrate in un puro e semplice intendo dimostrativo sociale bensi’ si caratterizzano per una devastante ed insostenibile violenza collettiva preventivamente e strategicamente pianificata allo scopo di contrastare la legittima azione di tutela dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza demandata alle forze dell’ordine.; condotta realizzata con modalita’ tipicamente sovversiva e di elevata potenzialita’ lesiva per l’integrita’ fisica dei sogggetti aggrediti. si e’ in presenza di affermazioni, rectius, di evidenziazione di circostanze che appaiono sovradimensionate ed eccedenti rispetto ai fatti esposti, quali funzionali a sollecitare una diversa dimensione giuridica rispetto a quella oggetto dell’ imputazione” (….) questo dice la Cassazione riferendo quanto riportato dal tribunale delle libertà con l’ordinanza che verrà annullata, e specificando che quanto riportato dal tribunale delle libertà è pedissequamente quello che era già stato riferito dal GIP con l’ordinanza applicativa e, aggiungo io, che è esattamente quanto pedissequamente recepito dal giudice dalla richiesta di applicazione della misura cautelare della Procura.

La Cassazione su queste connotazioni date dal tribunale delle libertà conclude “si è in presenza di affermazioni e di evidenziazione di circostanze che appaiono sovradimnsionate ed eccedenti rispetto ai fatti esposti (…) funzionali a sollecitare una diversa dimensione (?) rispetto a quelle oggetto dell’imputazione.  A mio modo di  vedere tutto il processo di primo grado.. si è caratterizzato per questo tipo di affermazioni che la corte di cassazione giudica sovradimensionate quantomeno rispetto ai fatti esposti, e funzionali a ben altro tipo d’imputazione, che è quello che tutte le difese hanno lamentato nell’impugnare la sentenza di primo grado. Nonostante un richiamo così forte da parte della Cassazione su questo procedimento penale la procura ha continuato immancabilmente su questo passo e quello che più mi ha stupito è che , avendo ascoltato attentamente e poi riletto, anche, la requisitoria del Procuratore Generale,sullo stesso passo nonostante un tentativo formalistico di riportare questo processo nell’alveo di un procedimento “normale” così secondo me non è stato. (…)

Ci sono una serie di capitoli nei quali Palumbo viene ripreso in varie zone, fino a quando viene identificato quando lancia delle pietre nel piazzale della Maddalena. E’ pacifico che il sig. Palumbo ha tirato delle pietre, e anche il sig. Palumbo lo ha ammesso, sia pure circostanziando … mi richiamo all’atto d’appello.. i colleghi sul 27 giugno hanno detto già tutto, appunterei la mia attenzione su una serie di circostanze che a mio modo danno ragione a quanto detto inizialmente sul sovradimensionamento di questo procedimento (…) . Discuto semplicemente con un’immagine che è questa, il piazzale della Maddalena da dove poi il sig. Palumbo ha lanciato i sassi per cui è imputato oggi. Vorrei portare la vostra attenzione su alcuni passi di questo processo, della sentenza e delle modalità (..).

piazzale_lacrimogeni

Video mostrato durante la testimonianza “esemplare” del Dott. Petronzi che ha negato che sul piazzale fossero stati sparati lacrimogeni, aggiungendo che probabilmente il “gas ha raggiunto il piazzale per effetto del vento”

Nella sentenza mi ha colpito questa contrapposizione nettissima tra la qualificazione dei testi a difesa, tutti definiti come “smaccatamente militanti” senza eccezioni, mentre tutti i testi dell’accusa sono stati considerati “attendibili ed esemplari”. Un giudizio di questo genere dovrebbe già fare capire in che contesto processuale ci siamo mossi, anche a prescindere dal contenuto delle specifiche testimonianze, un discorso generalizzato appare sospetto e poco credibile, parliamo di centinaia di testimonianze e mi riesce difficile una così netta differenziazione. Quando i giudici di primo grado hanno definito la ricostruzione del Dott. Petronzi come “ESEMPLARE”  è evidente che un’affermazione di questo genere a me appare grottesca… quando Petronzi viene interrogato sui presupposti dell sgombero del 27 una delle prime cose che dice è il precedente che giustifica quelle modalità di sgombero, il tentativo di accesso nella notte tra il 23 e 24 maggio. (..) Quando il dott. Petronzi riferisce che in quell’occasione sono state lanciate e raccolte 711 pietre per un peso complessivo di 121 kg, a fronte del fatto che siamo in montagna, il terreno è pieno di pietre, e non c’è esito giudiziario di questo fatto così importante posto a base dello sgombero, la ricostruzione esemplare qualche lacuna dovrebbe palesarla (..) ma testimonianze altrettanto esemplari tra virgolette ci sono state, anche queste paradossali, in diverse altre circostanze, quando l’intera vicenda del 27 inizia con l’avvicinarsi delle forze dell’ordine al cancello della centrale, tutti i testi sentiti sul punto, Petronzi.. Fusco , Mazzanti, Sorrentino e Benelle, tutti hanno riferito  di un intervento della ruspa e dei militari con lancio di lacrimogeni solo successivamente al lancio di bastoni, petardi, bombe carta etc… avrebbe dovuto fare lo sforzo di ricordarsi dei filmati che sono stati visti, perché attestano di lanci che ci sono stati poi da parte dei manifestanti successivi all’abbattimento del cancello con la ruspa, successivi al lancio di lacrimogeni (..). Il tribunale riferisce della relativa libertà della libera repubblica della maddalena, anche lì’ non ricorda le persone che su quella libera repubblica sono venute a testimoniare, soggetti di un certo calibro, prof. Revelli, Vattimo, Mattei, Erri De Luca, diversi pubblici amministratori… (…) quanto da loro riferito è stato riassunto in termini sarcastici dal tribunale. Ma quello che mi preme evidenziare è che quando si ritiene tutti smaccatamente militanti si intende sostenere che si sia trattato di testimonianze non dico false ma quantomeno reticenti, parziali, ci sono in questo caso rimedi giudiziari che la procura non ha attivato, allora le testimonianze dovrebbero essere ritenute come quella del dott. Petronzi..che è stata definita una testimonianza ESEMPLARE.
Quando i giudici si riferiscono all’asemblea del 26 giugno prima dello sgombero, quando i manifestanti avevano deciso che tipo di reazione avere, nel caso in cui fossero arrivate le forze dell’ordine,  e sono decine … i manifestanti che ci hanno riferito dell’intenzione di opporre una resistenza passiva con i corpi a terra, seduti. Quest’intenzione il tribunale la riferisce “invero assai singolare” (..)  pag. 52 della sentenza, il tribunale sostiene “è inverosimile quell’ipotesi di resistenza passiva”, la definisce singolare come se non fosse una forma di protesta diffusa, e la avvalora dicendo “non  è credibile” (INTERRUZIONE DELLA PRESIDENTE imputati chiedono di voler fare intervento) …. il tribunale dice è talmente inverosimile che avevano predisposto una serie di impedimenti lungo i camminamenti che avrebbero dovuto percorrere le forze dell’ordine ma è evidente una mancanza di logica (…)

Presidente (rivolta ad alcuni imputati) Scusate…se volete parlare uscite (…)
Rossetto: successivamente al suo intervento vogliamo parlare
Presidente: vediamo se vi danno la parola

“Dissennate modalità di resistenza passiva” (sedersi nel piazzale) e professionalità dell’operato delle forze dell’ordine (“Sparagli in faccia”)

Su questo sarcasmo definito per l’assemblea, il tribunale cosa fa per avvalorare l’inverosimile… usa il fatto che erano stati imposti degli impedimenti lungo il camminamento che avrebbero percorso le forze dell’ordine, anche qui però è evidente la mancanza di logica, gli impedimenti posti lungo il percorso sono stati di nuovo, per quel poco che ci è stato dato di leggere dall’ordinanza del questore, sono stati classificati dallo stesso questore che ne aveva conoscenza come delle “forme di resistenza passiva” e quando il Procuratore Generale riferisce delle …rotoballe di fieno, poste su Via dell’Avanà verso il piazzale che rallentano l’avanzata delle forze dell’ordine, il Procuratore fa un tentativo di suggestionare mostrando le bottiglie trovate sopra le rotoballe, non sono mai stati fatti accertamenti su quelle bottiglie che il PG dice essere “evidetemente delle molotov” … ma il PG sa che non ha detto la verità se ha visto i filmati perché l’accertamento fu fatto nella risalita delle forze dell’ordine un agente si avvicinò e urlò a gran voce “è acqua”… era uno scherzo, sarà stato di cattivo gusto, ma non erano moltov, ma a fronte di questo il Procuratore Generale parla di campo minato, tornando a quel genere di locuzioni già molto usate dal tribunale della libertà e censurate, stigmatizzate dalla cassazione. Ma di giudizi stigmatizzanti più o meno velati, di espressioni di questo genere è pieno l’intero procedimento e la sentenza di primo grado . Problema dell’effettiva conoscibilità ordinanza prefettizia, il tribunale dice sostanzialmente era inutile comunicarlo, (…)perché i manifestanti hanno posto impedimenti lungo il tragitto, ma la conoscenza deve essere effettiva e concreta (….) , non è che siccome c’erano impedimenti si poteva evitare la notificazione di questi atti! E sempre su questa notifica dell’ordinanza prefettizia il tribunale si esprime in termini diciamo disorientanti a pag. 53 sentenza, sul tentativo forze dell’ordine di comunicare presupposti sgombero, il tribunale dice: “tanto è fatica sprecata”, esatte parole, non mi sembra il modo più corretto di risolvere la concreta pubblicità dell’atto amministrativo. Su quella fatica sprecata il tribunale giustifica il successivo uso della forza da parte degli agenti “fortunatamente non ebbe luogo nelle dissennate modalità auspicate dai manifestanti”, e di nuovo cosa significa? A parte che nella pagina precedente il Tribunale aveva detto che queste “dissennate modalità auspicate dai manifestanti erano sedersi nel piazzale” ma evidentemente il tribunale qui non se lo ricorda, ma c’è un’altra quesitone, a fronte di queste dissennate modalità il tribunale nella stessa pagina contrappone la professionalità dell’operato delle forze dell’ordine e parla di professionalità … proprio nel momento in cui parla dell’abbattimento della cosiddetta barricata Stalingrado a margine dell’autostrada, io mi chiedo come si può sostenere una cosa del genere quando è sufficiente… non vi faccio vedere…  Novaro vi ha depositato un dvd con gli stessi spezzoni che vi avrei fatto vedere io …Come si fa a sostenere la professionalità degli agenti operanti dal lato barricata Stalingrado quando il video Gaia parte II minuto 9:01 – 9:08 … mostra una ruspa di dimensioni considerevoli sulle teste e sui piedi dei manifestanti !!! Minuto 9:08 si sente in maniera chiara un agente ordinare ad un altro che sta sparando lacrimogeni “sparagli in faccia” questa è la professionalità che il tribunale ha attribuito all’operato delle forze dell’ordine . A proposito ancora dell’uso dei lacrimogeni, sono stati controesaminati tutti i testi indicati dall’accusa, in particolare  i dirigenti. Sentito il dott. Petronzi, testimonianza esemplare, interrogato sull’utilizzo dei lacrimogeni da parte degli agenti e fattigli vedere i video, non parlava alla cieca, parlava dopo aver visto spari ad altezza uomo, Petronzi ha categoricamente negato aggiungendo che il lancio da parte degli agenti è stato calibrato considerando addirittura la portata del vento e siamo riusciti a leggere questo, mentre sulla quantità dei lacrimogeni lanciata all’indirizzo del piazzale della Maddalena che si vede nell’immagine, di fronte a quelle immagini il dott Petronzi ha negato ripetutamente che sul piazzale fossero stati lanciati lacrimogeni, dicendo che se era arrivato del fumo evidentemente era stato portato dal vento (….). Ci si può sbagliare, ma una volta che si vedono le immagini dovrebbe essere difficile continuare a sostenere una certa tesi e comunque chi giudica, il tribunale, avrebbe dovuto poterlo quantomeno smentire. Ancora sul piazzale, se avrete modo di andare a vedervi il video Cernecca parte II 7:06, c’è un piccolo gruppo di persone costituito da amministratori locali, avvocati  e funzionari della digos e carabinieri. Queste riprese, minuto 7.09 riprendono una domanda da parte di un’amministratrice che chiede “ma quelli che sono al piazzale possono stare li sopra?” e l’agente risponde “ma certamente sì“, questo lo riferisco perché il tribunale non ha dato alcuna contezza, ma soprattutto perché dopo l’apertura del cancello tutti si rifugiano al piazzale dove c’erano già molte persone, altri manifestanti dalla barricata stalingrado si ritirano al piazzale dove tutti erano convinti di poter stare, era fuori dall’area del cantiere, c’era un provvedimento autorizzativo del comune e ci sono agenti che hanno detto “ma certo che nel piazzale si può stare”…. ci sono donne, anziani, ragazzini, tende degli amministratori.. (….) Quando viene sentito Petronzi, parlando delle persone sul piazzale e negando il lancio di lacrimogeni, ha detto “sul piazzale c’erano i pacifisti” però sul piazzale si forma quella roba lì (riferita all’immagine che mostra una nube di gas, ndr)  e non per 5 o 10 minuti o perché quello è l’effetto della stagnazione dei fumi, ci sono lacrimogeni che venogono lanciati in quel momento … e meno che meno come sostiene Petronzi e sicuramente il tribunale, quei lacrimogeni non sono stati lanciati successivamente all’esercizio della violenza da parte dei manifestanti, c’è un elaborato del dott.  Bbaschmidt consulente della difesa….. il lancio dei lacrimogeni sul piazzale della Maddalena dura più di 25 minuti dalle 8:45 fino alle 9:15, una cosa del genere. Ricordiamoci quand’è che escono gli agenti dalla galleria, alle 9:10, quindi non è successivo il lancio dei lacrimogeni sul piazzale, è decisamente antecedente. Ma ci sono diverse altre circostanze che sono state utilizzate dal tribunale e poi dal Procuratore Generale durante la sua requisitoria e che fanno da contorno… a questa vicenda, ne dico alcune perché sia chiaro qual è la realtà, credo che il dott. Saluzzo non avesse conoscenza piena dell’attività giudiziaria che ruota intorno al movimento no tav, ma non  è vero che la procura si è comportata in maniera equidistante rispetto alla violenza esercitata dai manifestanti come a quella esercitata dalle forze dell’ordine … Non è vero, come ha detto al PG, che i fascicoli su aderenti ai manifestanti No Tav sono 200, sono ben più di 1000, siamo su 1500, non è stato lo stesso il peso perché è arrivato a processo un funzionario delle forze dell’ordine ,è vero, è arrivato a processo un funzionario delle forze dell’ordine, ma ci sono decine e decine di procedimenti relativi alla condotta delle forze dell’ordine anche per la giornata del 27 che a processo non ci sono mai arrivati perché la Procura ha chiesto l’archiviazione.  Altra cosa, il Procuratore Generale, e forse non aveva ben chiara la situazione, ha attribuito questi fatti di violenza commessi esclusivamente dai manifestanti, ha attribuito la possibilità che si sia verificata una situazione di questo genere alla scarsa reazione, alla non sufficiente reazione della magistratura e della procura ai fatti di Venaus del 2005, quando non si riuscì ad installare il cantiere…anche qui non è vero quello che vi ha raccontato il PG, non fu usata la mano pesante o la mano leggera, per i fatti di Venaus non sono stati indagati i manifestanti, sono stati indagati i poliziotti perché hanno mandato una trentina di persone in ospedale ! Se ci si può esprimere in questo modo… ci si dovrebbe occupare di quei procedimenti tutti archiviati anch’essi. Breve riferimento all’utilizzo dei lacrimogeni sul piazzale, il Dott. Petronzi riferisce di 280 lacrimogeni nell’arco dell’intera giornata, altri testi ci hanno parlato più o meno del doppio, non so quanti ne siano stati usati, sicuramente molti meno del 3 luglio ma evidentemente un quantitativo elevato. Il tribunale , in relazione a quest’immagine e genericamente sull’uso dei lacrimogeni, per contestare quello che tutte le difese hanno provato a sostenere,  cioè una reazione ad atti arbitrari delle forze dell’ordine e in particolar modo quello evidente dell’uso dei lacrimogeni, ha utilizzato argomenti per smentire tesi difensive… e sono questi:

  • l’uso dei lacrimogeni e’ previsto dalla legge.
  • e’ uno strumento dissuasivo con effetti incapacitanti che durano per 20/30 minuti.
  • le forze dell’ordine hanno legittimamente usato i lacrimogeni dovendo vincere una resistenza
  • i danni causati dai lacrimogeni sono stati inferiori a quelli che avrebbe provocato un contatto diretto
  • l’uso non e’ stato eccessivo perché i manifestanti non hanno documentato i danni riportati
  • l’uso e’ stato massiccio perché molti manifestanti si sono protetti con fazzoletti che ne hanno attutito
  • l’effetto e quindi hanno dovuto spararne di piu’
  • l’accumulo del gas CS e’ successivo alle azioni violente dei manifestanti

Queste asserzioni del tribunale per contestare quello che abbiamo sostenuto sull’uso dei lacrimogeni sono superficiali e scorrette. E’ vero che l’uso dei lacrimogeni è consentito in Italia per la gestione dell’ordine pubblico ma noi abbiamo documentato anche una circolare del Dott. De Gennaro che specifica come vanno usati… non possono esere sparati in faccia! La circolare del gennaio 2001 prescrive di evitare il lancio di lacrimogeni in ambienti frequentati da numeroso pubblico ove il loro impiego potrebbe causare condizioni di PANICO, previste nella circolare, consulenza dott. zucchetti sulla quale il tribunale non ha speso una parola, il cs provoca effetti di carattere fisico e psicologico, provoca malessere e panico, che a sua volta tendenzialmente provoca reazioni non lucide….con possibili gravi ripercussioni sulla sicurezza pubblica. cosi’ e’ stato!

 

“Che l’uso sia poi stato massiccio perche’ i manifestanti si sono coperti le vie aeree con un fazzoletto non meriterebbe neppure di essere commentato. cosa si aspettavano che i gas venissero inalati a pieni polmoni per far risparmiare cartucce alle forze dell’ordine?”

 

Le forze dell’ordine non hanno usato i lacrimogeni per vincere una resistenza. quando hanno sparato i lacrimogeni sul piazzale alla cieca non stavano vincendo nessuna resistenza. e poi c’e’ resistenza e resistenza. se sul piazzale pensavano di trovare una resistenza passiva i lacrimogeni non dovevano essere usati.
Escludere l’uso eccessivo perche’ i testimoni non si sono portati dietro i certificati medici e’ paradossale. i testimoni, se non vengono accusati di falsa testimonianza, dicono la verita’, “smaccatamente” militanti o meno che siano. Se poi tra questi testimoni ci sono medici, psichiatri o altri soggetti che francamente non possono essere stigmatizzati con il termine militanti, riuscire ad ignorare il loro racconto semplicemente non e’ corretto, neppure intelletualmente. il tribunale avrebbe poi anche potuto ascoltare quanti tra i difensori hanno rappresentato, anche in sede di discussione, gli esiti dei numerosi procedimenti penali aperti per le lesioni da lacrimogeni ed immancabilmente  archiviati, in qualche caso persino riportando stralci dei questa sentenza.
Che l’uso sia poi stato massiccio perche’ i manifestanti si sono coperti le vie aeree con un fazzoletto non meriterebbe neppure di essere commentato. cosa si aspettavano che i gas venissero inalati a pieni polmoni per far risparmiare cartucce alle forze dell’ordine?
e da ultimo: che gli effetti dell’accumulo di gas si siano verificati solo dopo l’esercizio della violenza da parte dei manifestanti e che non possa essere dunque utilizzato per giustificare l’esercizio di tale violenza e’ semplicemente ridicolo: l’effetto del gas cs e’ immediato, l’accumulo e la formazione della cappa che si vede nella fotografia, non matura nell’arco di ore, ma di minuti e semplicemente protrae gli effetti lesivi, cosi’ smentendo che quesgli stessi effetti siano spariti nell’arco di 20/30 minuti. Faccio anche presente che tra le tante querele archiviate per l’uso dei lacrimogeni, ce ne sono alcune riferibili a persone che hanno continuato a subire l’effetto dei cs a distanza di molte ore, cominciando magari a vomitare nella notte successiva allo sgombero. Credo poi che non sia neppure contabile la quantita’ di persone che ha rinunciato a riolgersi all’ospedale sapendo che negli stessi ospedali c’erano agenti pronti ad identificare chi avesse lamentato lesioni riferibili a quanto occorso quel giorno in val clarea. o quanti hanno rinunciato a sporgere querela non confidando nell’operato della magistratura.

Sugli effeti dell’accumulo dei gas ho fatto un accenno prima, ricordiamoci quando sono usciti dalla galleria gli agenti, 9:05 …. il lancio dei lacrimogeni sul piazzale comincia alle 8:45, 25 minuti prima. (… sentire audio). In quest’ambito opera il sig. Palumbo, viene visto insieme a Fissore, privo di protezioni o travisamento, dopo lancio di lacrimogeni Palumbo come altri va su, al piazzale e subisce quel trattamento dopo averlo subito alla centrale e poi lancia le pietre da una di quelle aree (…) Perché non è possibile ipotizzare quello che ha cercato di connotare l’attività delle difese durante il dibattimento ? perché …. (…) non è possibile ipotizzare che qualcuno delle persone che ha respirato quei gas per 25 minuti abbia perso la testa e ad un certo punto abbia reagito? (…) Il sig. Palumbo lo vedete alla centrale, non ha alcun segno sul corpo, successivamente reca sulla spalla il segno evidente dell’impatto di un lacrimogeno, perché non si può ipotizzare che dopo aver respirato per 20 minuti quella roba con l’effetto che quei gas provocano dopo averne ricevuto uno sul corpo non abbia reagito, in maniera rabbiosa, ma perché non si può ipotizzare che sia stata una reazione? Non so quale sarà la vostra linea nell’affrontare le cause di non punibiità , qualora non le riteniate accoglibili queste circostanze non dovrebbero indurre comunque almeno ad un trattamento sanzionatorio più moderato? Palumbo è incensurato … Saluzzo diceva che tutti quelli che si sono ritrovati a quell’occasione facevano riferimento ad associazioni antagoniste che si ritrovano in valle per dar sfogo alla violenza, concetti già sentiti nella requisitoria del PM del primo grado, perché allora non mi si dice a quale consorteria aparterrebbe il sig. Palumbo? Perché non è vicino a nessuna delle aree che il Procuratore Generale ha provato a qualificare, è un soggetto del tutto incensurato, si trovava a volto scoperto ed è stata la ragione per cui gli sono state riconosciute le attenuanti generiche ma la pena finale è di 2 anni e mezzo, a fronte di un soggetto incensurato (…) . iInsomma ed in definitiva: mi richiamo a tutti i motivi d’appello ma insisto particolarmente affinche’, qualora non riteniate applicabili la causa di non punibilita’ o le specifiche attenuanti che ho invocato, quanto ho sino ad ora evidenziato dovrebbe comunque consentire un ridimensionamento, almeno nei suoi aspetti piu’ grotteschi ed improbabili, dell’intera vicenda e dovrebbe consentire il riconoscimento delle generiche nella loro massima estensione.”

Per completezza riportiamo il video con l’arringa difensiva dell’avv. Colletta nel processo di primo grado:

 

Poiché le richieste di riapertura del dibattimento non sono evidentemente state accolte, riporto qui il video di una delle tante testimonianze della difesa che, come evidenziato dalle arringhe dei difensori, sembrano essere state totalmente IGNORATE sia dai PM che dal giudice di prime cure che dal Procuratore Generale nel corso della sua requisitoria. Un piccolo salto indietro nel tempo, siamo al 17 giugno 2014, in aula bunker, dove tutti i martedì si tiene il maxi processo ai 53+1 no tav per lo sgombero del 27 giugno e gli scontri della successiva manifestazione del 3 luglio 2011. Scontri che con il passare delle tante testimonianze della difesa, assumono la forma di una spropositata aggressione verso manifestanti per lo più impreparati. Emerge così, dalla testimonianza di Giuseppe Caccia, ricercatore universitario e consigliere al comune di Venezia, anche esperto della vicenda oggi nota per lo scandalo corruzione, quella del MOSE, come una persona accanto a lui sia stata ferita gravemente da un lancio di lacrimogeno “teso”, ad “altezza uomo”. Raccapriccianti anche i dettagli dai quali emerge la difficoltà di soccorrere la persona ferita, trasportandola faticosamente verso un punto presso il quale potesse giungere un’ambulanza e senza mai ricevere un aiuto dalle forze dell’ordine, come fa notare l’avv. Vitale con puntuali domande su quali soccorsi siano stati prestati al manifestante ferito. “Ci vollero 40-50 minuti perché arrivasse l’ambulanza, nonostante io continuassi ad insistere”, racconta Caccia, che fu l’unico del gruppo di improvvisati soccorritori ad avvicinarsi alle forze dell’ordine al varco autostradale lungo il sentiero per Giaglione, oltre la baita. Quella baita dove alcuni manifestanti prestarono i primi soccorsi. “Trauma toracico-addominale con frattura della decima costa destra, contusione epatica, contusione anche al rene e versamento peritoneale”, così c’è scritto nel referto dell’ospedale di Susa, pronto soccorso e poi chirurgia.
Nonostante le tante opposizioni del PM Rinaudo, Caccia spiega la sua visione di quella giornata: “Un aspetto che riguarda la scena che ho visto prima di allontanarmi dall’area del cantiere insieme al ragazzo che era rimasto ferito, perché questo ci tengo a dirlo anche per le cose che ho letto nei giorni successivi sui giornali. Finché io sono rimasto li’ escludo nella maniera più totale che ci siano stati, almeno per quello che vedevo con i miei occhi, comportamenti o atteggiamenti violenti nei confronti delle forze dell’ordine. Certo, c’è una protesta molto veemente che simbolicamente se la prendeva con il cantiere e con la sua recinzione (battiture con i rami sulla recinzione, slogan anche molto duri), ma finché non c’è stato il lancio di lacrimogeni, in particolare ad altezza uomo, tutte le persone, e ne vedevo qualche centinaio nell’area che avevo intorno, erano assolutamente a volto scoperto, non c’era alcun tipo di atteggiamento ostile nei confronti delle forze dell’ordine e, se qualche reazione c’è stata, è stata successiva al lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e al ferimento dei manifestanti. Reazioni che io tenderei ad escludere che fossero state organizzate, è stata una reazione ad un certo punto con persone ferite, l’aria resa irrespirabile, necessità di portare via i feriti, ci sono stati gesti di rabbia che si limitavano a rilanciare indietro i candelotti lacrimogeni piovuti in mezzo ai manifestanti. “

 

Gli imputati leggono un comunicato in solidarietà a Nicoletta Dosio

La presidente sospende l’udienza e concede una pausa di 15 minuti. Le notizie che arrivano in aula sono che Nicoletta Dosio, attivista di lunga data di Bussoleno, è stata fermata quando questa mattina, dal presidio all’esterno , ha attraversato il cordone di forze dell’ordine per entrare nel Tribunale. Due agenti della Digos l’hanno accompagnata negli uffici per poi trasferirla alla Questura. Nel tardo pomeriggio arriverà poi la conferma che le sono stati nuovamente dati i domiciliari (dai quali era evasa) e sarà riaccompagnata alla sua abitazione a Bussoleno.

Alcuni imputati, presenti all’udienza, chiedono di leggere un comunicato:

“Ci teniamo a rendere noto quello che è successo questa mattina … sono Cientanni Luca, a nome di tutti gli imputati presenti, Rossetto, Ferrari, Imperato, Fissore, Minani, Conversano … (Imperato non c’è, fa notare qualche avvocato) … come imputati ci tenevamo ad evidenziare l’atto che Nicoletta Dosio ha fatto questa mattina, oggi a rischio della sua libertà è venuta qui evadendo dalle misure cautelari costrittive imposte dalla procura torinese, per entrare in Tribunale a portare la sua solidarietà agli imputati, pensiamo che da parte nostra dev’essere portato in quest’aula e reso noto ai più perché una persona del genere che mette a rischio la propria libertà porti con sé qualcosa (….) come imputati chiediamo che la dichiarazione di Nicoletta che non è stato possibile leggere perché è stata presa da agenti della digos e portata in questura presumo per essere arrestata venga allegata agli atti di questo processo e sia parte integrante di questo processo (…) pensiamo che il gesto che Nicoletta continua a fare sia un gesto esemplare (..) come imputati oggi noi abbandoneremo l’aula in solidarietà al gesto di Nicoletta e a quanto ha fatto e continuerà a fare (…).
Presidente: cerco di riassumere per verbalizzare, voglio precisare che Nicoletta Dosio è venuta a Torino per un gesto di solidarietà verso di noi
pubblico: a rischio della propria libertà
Presidente: non prendo suggerimenti dal pubblico …. violando gli obblighi.. ha degli obblighi?
Cientanni: ha i domiciliari ..
Presidente: come imputati chiediamo che venga allegata agli atti del processo lo scritto a firma Nicoletta Dosio  , datato 3 novembre 2016, anche noi come imputati abbandoneremo l’aula in gesto di solidarietà nei suoi confronti. Il PG ha visto questo scritto?
(sostituto PG): NO (si avvicina per leggere lo scritto)

Seguono le arringhe dell’avv. Melano e di altri avvocati che aggiornerò nei prossimi giorni, perché da quella posizione scrivere era piuttosto faticoso.

Ricordo i prossimi appuntamenti: lunedì 7 novembre alle ore 9:00 maxi aula 1 ultime arringhe difensive, probabilmente inizierà l’avvocato Novaro al quale manca la difesa sul 3 luglio. La Corte ha poi fissato la data del 17 novembre per eventuali repliche del Procuratore Generale e controrepliche dei difensori e, forse, per la sentenza.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

Vedi anche:

“L’obbedienza non è più una virtù”, le arringhe difensive all’appello del maxi processo No Tav, udienza del 20 ottobre 2016

“Il 3 luglio una massa di persone condivideva l’abbattimento di quelle reti”- La parola alle difese all’appello del maxi processo no tav per 27 giugno e 3 luglio 2011

No Tav: “Fu una vera azione di guerra e militare”, la requisitoria del Procuratore Generale sul 3 luglio 2011 – udienza 12 ottobre 2016

No Tav:”La sproporzione c’è ma a svantaggio delle forze dell’ordine”, la requisitoria del Procuratore Generale al maxi processo – appello (udienza 11 ottobre 2016)

“Fu reazione legittima ad atto arbitrario” – Seconda udienza appello maxi processo No Tav – 6 ottobre 2016

Divide et impera. Prima udienza appello maxi processo no tav, procedimento separato per cinque imputati

Maxi processo NO TAV, si apre l’appello il 4 ottobre. Calendario udienze

 

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