PartiCivili

L’in-Giustizia presenta il conto: quasi due milioni di euro  ( e mancano le cifre di LTF e SAP)

14 ottobre, udienza ancora a porte chiuse dopo la decisione di Quinto Bosio che nell’ultima udienza ha espulso definitivamente tre imputati fino alla sentenza, ed allontanato il pubblico.

9:38, ha inizio il processo, purtroppo le prese di corrente tra i banchi della difesa, non funzionano. Scopriamo, dopo un po’, che stranamente le prese tra i banchi dell’accusa / parti civili / stampa funzionano benissimo. Ci tocca spostarci da quella parte, cosa che non facciamo quasi mai (indovinate perché?).  Questa è l’aula bunker. Il Presidente Quinto Bosio ha iniziato l’appello, in aula oggi non è ammesso il pubblico, pochi gli imputati presenti.

PM Quaglino: prima di dare la parola alle parti civili vorrei correggere un errore in una richiesta pena, per la posizione di Martoja Alex abbiamo scritto 2000 euro di ammenda e l’abbiamo pure richiesto quando 2000 in realtà sarebbe 200.

L’avvocatura dello Stato (Maurizio Prinzivalli): Chiesti un milione e duecentomila euro

AvvocaturadiStato

L’Avvocatura dello stato è costituita parte civile nell’interesse delle tre amministrazioni che fanno capo alle tre forze di polizia che sono state impegnate sul campo dei disordini nei giorni del 27 giugno e del 3 luglio 2011 e che hanno riportato rilevanti danni patrimoniali. Le amministrazioni agiscono in proprio e separatamente anche per il risarcimento per il danno non patrimoniale.
Cercherò di dare un’illustrazione compiuta al tribunale delle questioni patrimoniali che sono connesse ai reati contestati, tenendo presente il fatto che mi sono sforzato di prendere posizione su ogni singolo caso, sia rispetto ai capi d’imputazione, sia rispetto ai danni subiti da ciascun dipendente, e questo nella convinzione che sia possibile arrivare ad una liquidazione del danno quanto meno per un’elevata percentuale dei casi.
Due parole brevissime sul  meccanismo della pretesa risarcitoria. La particolarità in questo processo sta nel fatto che nessuna di queste pretese, sarebbe spendibile in un processo civile autonomo, separato dal penale, perché nel paradigma delle leggi del civile manca il paradigma del nesso causale, perché non esiste un caso, a parte forse il caso di una una collutazione al momento di un arresto fra Scarpello e Nadalini, ma non è neanche rilevante ai fini del risarcimento, non esiste un caso in cui ci sia la prova della lesione arrecata dall’imputato X a un Carabiniere Y, noi abbiamo la prova del lancio di numerosi oggetti, di pietre e di altro materiale,  in un determinato contesto e abbiamo la prova del ferimento in quel contesto di numerosi carabinieri, però dal punto di vista del paradigma dell’illecito civile evidentemente c’è qualcosa che non torna. E quindi c’è un’assoluta coincidenza dell’illecito civile rispetto all’illecito penale che è stato contestato dalla pubblica accusa.
Nel senso che se esistono i reati così come sono stati contestati esisteranno anche gli esiti civili ma al senso dell’ex art. 187 c.p,, per cui le persone condannate a titolo di concorso nello stesso reato sono obbligati in solido al risarcimento dei danni nei confronti delle parti offese.
Anche rispetto alla problematica del concorso, perché ne ha già parlato il PM Pedrotta, ha chiarito che la condotta illecita è consistita nel fatto di aver posto in essere in forma concorsuale, continuata, tutta una serie di condotte finalizzate a produrre danni alle forze di polizia, al personale e al materiale, donde i delitti di lesioni e danneggiamento legittimamente contestate agli imputati.
Ne deriva, ma di questo poi ci sarà una traccia formale nelle nostre conclusioni, che tutti coloro che sono imputati in relazione ad uno specifico capo d’imputazione, rispondono dei danni che si sono verificati nel contesto a carico del personale di polizia che era presente li.
Quindi  nelle nostre conclusioni noi diamo per ogni capo d’imputazione chi era presente, rispetto al capo d’imputazione e naturalmente rispetto alle risultanze dell’istruttoria dibattimentale,  verificheremo chi era presente in quel contesto e chi ha riportato le lesioni.
Il danno non patrimoniale invece, per esaurire l’argomento di carattere generale, in linea di principio ha una dinamica diversa, perché li’ c’è il requisito dell’unicità del danno, non è più una tipologia di danno che si presenta frammentata, parcellizzata rispetto ai singoli avvenimenti, è un danno che è stato arrecato all’immagine dei tre enti, alla funzionalità del servizio, una serie di componenti che vedremo più avanti e ognuno di questi tre danni ha una sua unicità, e l’unicità del fatto illecito rende praticabile il regime dell’art. 2055 del codice civile  oltre al 187 del codice penale.
C’è molta giurisprudenza su queste situazioni, io posso segnalare al collegio la cassazione civile n.291 del 10/1 del 2011… che dice che….sulla problematica dell’unicità del fatto dannoso, m’interessava il passaggio rilevante, giusto per essere preciso (cita un passaggio di una sentenza, in sintesi i danni si possono chiedere per l’intero ad uno dei corresponsabili), è una norma dettata per dare maggiore tutela alla parte offesa che consente di rivolgersi indifferentemente a uno qualunque dei coautori del danno lasciando a ognuno la possibilità di rivalersi in solido. Ritengo che questo meccanismo sia praticabile dal punto di vista del danno non patrimoniale.

Passerei a esaminare le varie opzione che si colgono in materia di danno patrimoniale, perché ho verificato tutte le posizioni e vorrei rendere edotto il collegio dello stato di questa verifica.

[breve interruzione, chiedono se il segnale di allarme che si sente da inizio udienza possa dipendere dalla nostra telecamera.. no, è il gruppo di continuità che segnala la mancanza di corrente, sempre e solo sulle prese lato difesa]

Una premessa: volevo sottolineare che l’azione risarcitoria ha due obiettivi nettamente diversi: da un lato quello di cui ho già parlato che è la questione predominante anche dal punto di vista quantitativo, le rivalse sugli stipendi. A margine c’è anche un problema invece di risarcimento del danno in senso proprio rispetto a due automezzi sostanzialmente che sono stati oggetto di danneggiamento, due idranti della polizia. Le dinamiche di queste due domande sono completamente diverse, ci tenevo a sottolineare la differenza perché questo ha conseguenze rilevanti in maniera di onere della prova.
Sui risarcimenti, ripeto, parliamo di due automezzi danneggiati, i danni sono documentati dai certificati prodotti in giudizio dagli uffici che hanno provveduto a riparare i mezzi, sono indicati targa, modello, e cifra per la riparazione. Non credo che questo dato sia stato oggetto di specifica contestazione, per uno dei due c’è stata una spesa di 2.000 euro, per l’altro è una cifra inferiore ai 1.000 euro, ma si tratta di certificati provenienti da una PA quindi dotati di una efficacia  probatoria, rispetto al fatto che è stata impegnata una certa somma per la riparazione di determinati danni, e quindi non ci sono problemi.
Per quanto riguarda le rivalse la situazione è più complessa perché si è… appuntata una serie di contestazioni da parte dei difensori delle parti sulla durata dei periodi di malattia è stata anche prodotta a corredo di queste eccezioni una perizia medico legale che ha fatto certe considerazioni sulla congruità e la proporzione dei periodi assegnati di malattia e inabilità temporanea assegnati dal PS nell’immediatezza dell’atto e poi riconosciuti nel corso del tempo. Ora queste obiezioni non sono fornibili alle amministrazioni, l’ottica nella quale agiscono le amministrazioni è quella della lesione del diritto di credito, tutto ciò che deve dimostrare l’ente datore di lavoro in una situazione  di questo genere è che il dipendente si è infortunato in un determinato contesto, riportando determinate lesioni e la prova di questo c’è, quasi per tutti,  e che il periodo di malattia è finito a una certa data, anche questo è un dato acquisito e non contestato. Dopo di che il terzo anello è quello di dimostrare che l’amministrazione ha sostenuto una certa spesa nell’arco di quel periodo di malattia durante il quale l’amministrazione ha dovuto pagare delle prestazioni per le quali non ha avuto la disponibilità del dipendente.

L’obiezione che viene sollevata e che forma l’oggetto della perizia Ferrero attiene a una dinamica completamente diversa, sono obiezioni che potrebbero essere mosse a liberi professionisti che lamentino di avere avuto un certo periodo di invalidità temporanea, che chiedono un risarcimento e (??) la durata del periodo e non…

Ma qui abbiamo lavoratori dipendenti che non propongono domande per invalidità temporanea e soprattutto abbiamo lavoratori dipendenti particolari la cui idoneità fisica alle mansioni deve essere valutata nell’ambito di una procedura ad hoc della e quale il dott. Ferrero non conosce assolutamente nulla, che è finalizzata specificamente alla verifica dell’idoneità fisica a mansioni per ordine pubblico, quindi particolari.
Rispetto a questo l’eccezione che viene svolta è incongrua evidentemente, perché non tiene conto del fatto che il certificato del PS (Pronto Soccorso, ndr) , e anche la contestazione del PM che si basa sul certificato di PS quanto alla contestazione delle lesioni, attengono un criterio di medicina legale generale, e anche il dottor Ferrero si muove in quest’ambito, ma nell’ambito degli uffici sanitari di polizia, carabinieri e GdF vengono adottate procedure diverse. Il dott. Ferrero allude ad una pratica diffusa di prolungamento indebito e abusivo dei periodi di malattia grazie alle certificazioni ricavate da medici compiacenti che si prestano a questo giochino, ma è una prassi impensabile nell’ambito del personale di polizia, primo perché manca il medico compiacente,  perché il medico della polizia o carabinieri non ha interesse a prolungare il periodo, l’ufficio sanitario ha interesse a recuperare il dipendente al servizio nel più breve tempo possibile, ma nelle condizioni di efficienza ottimali, quindi applica criteri rispetto ai quali solo lui può dire l’ultima parola e non c’è sindacato possibile, ma neanche da parte del questore, o del ministro.. se il medico dell’ufficio sanitario dice che non può riprendere servizio, quello non riprende servizio, punto.

A parte casi particolari, che ci sono stati anche in questo processo, di periodi di malattia accorciati, ma li’ avviene tutto sotto la responsabilità del dirigente, è il dirigente che ne risponde. Detto questo, che vale in generale come approccio alla materia da parte del perito di parte, bisogna anche considerare che la certificazione su cui lui si è basato, cioè quella rilasciata dal pronto soccorso che è valida in un ambito diverso rispetto a quello che è stato preso in considerazione in questi casi, però anche dal punto di vista medico legale ha delle falle… Quello che c’è scritto sui certificati del PS si, lo possiamo valutare, è un dato di fatto, dimostra che quel dipendente si è infortunato in quel giorno, che non è un dato da poco dal punto di vista della prova, però al pronto soccorso c’erano decine e decine di poliziotti, carabinieri, GdF, avranno valutato forse con attenzione i casi più gravi, gli altri li hanno mandati a casa. Ci sono tracce di questo nelle testimonianze. Il teste Demaro…no, il teste Ottaviani… è stato sentito il 4 febbraio 2014, racconta di quando è andato al PS “andai al PS mi dissero che avrei dovuto fare una radiografia, però siccome c’era molta gente da visitare, persone anche messe peggio il dottore mi disse quando torni a Roma fatti una radiografia, quando tornai a Roma la feci e mi trovarono una costola incrinata”. Ma ce ne sono tantissime…. non possiamo pensare che quelle valutazioni siano… rappresentino la congruità e la proporzione della lesione e poi siano opponibili all’amministrazione che agisce… per tutti i motivi che ho detto.

E poi ci sono le questioni particolari, sullo sfondo, certo, se andiamo a vedere i casi singoli qualche dubbio può venire, sulla dinamica delle lesioni per distrazione ha già parlato il PM Pedrotta quindi non mi ripeto. Sulle lesioni da caduta il PM non ha approfondito la questione ma si può anche capire perché in fondo, se anche viene meno una delle lesioni, se non viene riconosciuto il nesso causale tra l’attività degli imputati e la lesione in un caso o due non ha importanza perché l’impianto dell’accusa regge comunque perché ci sono tutte le altre lesioni. Dal mio punto di vista questo è un problema interessante che ho cercato di approfondire nel mio piccolo e ho fatto delle valutazioni di cui poi c’è traccia nelle conclusioni.
Nel senso che in alcuni casi mi sono convinto che la rivalsa sia da rinunciare, perché se un dipendente mi dice che non è stato colpito ma ha messo il piede in fallo, o in una buca, certo c’è un contesto di difficoltà operativa che è stato creato da altri, quindi da un punto di vista della causalità se ragioniamo ex causa causati, ci potrebbe rientrare anche questa lesione, ma ho preferito regolarmi sul criterio di causalità adeguata. Per cui se il dipendente in sede di deposizione testimoniale ha detto “ho preso addosso un sasso che mi ha sbilanciato e mi sono slogato nella caduta” allora ho mantenuto la rivalsa, ma se un dipendente mi dice che ha messo un piede in fallo e si è procurato una distorsione, senza un rapporto di collegamento tra l’evento lesivo e l’evento dannoso, in questi casi ho rinunciato. Ce ne sono parecchi per esempio il 27 giugno che si arrampicavano su un crinale reso difficile dall’idrante, quindi il fango… molti sono finiti in una buca, non so se nella stessa buca o se si tratta di più buche o trabocchetti di cui il terreno era cosparso. Nel dubbio mi sono attenuto al criterio che ritengo sia corretto. Poi ci sono anche i casi liberi, persone che hanno detto di essere state colpite da corpi contundenti e poi separatamente, non in collegamento con questo fatto, di aver riportato distorsioni o lesioni accidentali.
Questo caso diventa irrisolvibile in mancanza della documentazione sanitaria, qui si sarebbe importante avere una documentazione sanitaria completa, per capire qual è la causa efficiente,  io nel dubbio in questi casi ho ridotto la domanda in linea di principio del 50%, poi ci sono anche casi di lesioni plurime, forse una che ho ridotto a 1/3, e in tutti questi casi chiedo una valutazione  putativa del danno al tribunale.Ovviamente se il tribunale crede che non ci sia spazio neanche per una valutazione putativa, io esprimerò nelle conclusioni una riserva di agire in separata sede.
Un caso particolare è anche quello dell’inalazione dei gas lacrimogeni, alcuni dipendenti hanno detto di aver riportato questo tipo di problema e hanno ottenuto giorni di malattia, anche in questo caso ho ritenuto di escluderlo, il gas è stato utilizzato dalla polizia, è vero che c’erano dei motivi, ma per sgombrare il campo ho preferito limitare le rivalse a quelle su cui ho un convincimento solido del nesso causale.
Ci sono posizioni particolari sia sul fronte degli imputati sia su quello delle parti offese.
Sul fronte imputati in particolare forse il problema riguarda uno, Avossa Gabriela su cui ci sono dubbi sul riconoscimento, il PM ha insistito quindi io ho mantenuto la domanda anche nei confronti di questa imputata per il capo d’imputazione del 27 giugno zona galleria, autostradale. Il riconoscimento ha posto un dubbio sulla base dell’angolo della palpebra dell’occhio sinistro, si sostiene che quell’immagine sia come un’impronta digitale sostanzialmente, cioè è in grado non di identificare un soggetto ma di escludere che il soggetto possa essere quello preso in considerazione. E’ un criterio d’esclusione su cui ci sono perplessità, anche perché vorrei osservare che si prende in considerazione una parte del corpo  che è soggetta a mutamenti nel corso del tempo e a seconda delle circostanze. In particolare il gas lacrimogeno agisce irritando le mucose del naso e degli occhi, può essere responsabile del gonfiore della palpebra che si nota nel soggetto fotografato sulla galleria. La fotografia invece scattata  nello studio del perito mostra una palpebra normale, oltre a tutto quello già detto io ritengo ci sia anche questo elemento da considerare.
Passando alle parti offese, premesso che poi il dettaglio si trova appunto nelle conclusioni, segnalo che ci sono delle situazioni particolari. Una quella del dott. Fusco, dirigente della Digos, che ha riportato un periodo di malattia, c’è una rivalsa consistente, ma ha dichiarato, quando è venuto a deporre, che è tornato a lavorare e poi ha attaccato le ferie al periodo di malattia (a ridosso delle ferie estive) e poi è tornato, questo crea problemi sul piano della rivalsa. E anche avessimo documentazione sanitaria qui proprio è una valutazione della quale non si viene a capo, è la situazione di un dirigente, non una persona impegnata in ordine pubblico, ma è tornato in servizio in ufficio, immagino sia tornato non a tempo pieno, immagino che a un certo punto uscisse per fare fisioterapia, comunque aveva un braccio ingessato, da un mio punto di vista la prestazione all’amministrazione non è stata resa in modo integrale, quindi chiedo liquidazione del danno al 50%.
Scarpello Alessandro che ha avuto una lesione nell’area del museo archeologico il 3 luglio ha rifiutato i giorni di malattia, ha rinunciato, e l’amministrazione ha verificato che non è stato pagato, anche qui si tratta di un dirigente, poi ci sono i testi che non sono stati sentiti. Ce n’è un gruppo al quale il PM ha rinunciato, Morelli, Galizia, Faso, Petrona, dei quali non abbiamo le deposizioni, da aggiungere Arissio, che non ho più recuperato nell’istruttoria dibattimentale, dirigente Digos Torino, non ho trovato nulla nei verbali, e poi Petierre Massimo, Digos Torino, che è venuto a deporre ma è stato sentito solo sui riconoscimenti di alcuni imputati, poi ci siamo dimenticati, mi sono dimenticato di interrogarlo anche sui danni che ha subito , aveva anche lui un periodo di malattia.
Su queste posizioni che ho detto io mantengo la domanda con questa riserva, se il tribunale ritiene che non ci sia la prova…
Poi c’è la posizione di Fazio Maurizio, quasi un fatto cronachistico, un agente del reparto mobile di Padova della Polizia, quando è venuto a deporre ha detto che nell’area archeologica si è preso un sasso sulla mano, poi spostato alla Centrale e li’ si è preso un sasso sul piede e questa sarebbe una situazione irrisolubile, il capo d’imputazione lo colloca alla centrale e io li l’ho lasciato, per altro si tratta di 5 giorni di assenza, quindi una cosa molto limitata dal punto di vista economico.

Per ultimo il caso più particolare, uno dei nodi di questo processo, il vice brigadiere De Matteo.

Per il ministero è la rivalsa più importante, sono più di 400 giorni di malattia, una rivalsa che è estesa non solo alle retribuzioni pagate in quel periodo ma anche a 2.400 euro di indennità complessivamente erogategli a titolo assistenziale come anticipazione di indennizzi, assegni ai quali ha diritto per le lesioni riportate, quindi comunque una rivalsa consistente per l’amministrazione oltre che per il diretto interessato.
Beh, una delle difficoltà in questo caso è che se io mi immedesimo nell’avvocato difensore dei soggetti imputati in questa lesione, che hanno operato nell’area archeologica il 3 luglio, gruppo Anicò e…Baldini, Calabrò, etc., beh se io leggo quel capo d’imputazione non trovo nessuna corrispondenza tra i fatti contestati, cioè il lancio di pietre e quant’altro in direzione dei reparti, e questo danno. E questa vicenda. Perché lo dice poi lo stesso De Matteo la prima cosa che gli chiede il PM “Ma lei è stato colpito in quel contesto”? No, non sono stato colpito, sono stato sequestrato.”  Allora il difensore di Anicò etc potrebbe dire “ma perché i nostri clienti dovrebbero rispondere di questo addebito?” Dal punto di vista patrimoniale risponderanno di tutte le altre lesioni….  (….) ma su questa manca il collegamento funzionale, il tribunale potrebbe dire che qui non c’è il reato di lesioni così’ come è stato contestato non ha avuto luogo, allora io devo pormi un po’ il problema di come agire in relazione a questa rivalsa. Me lo sono posto anche in istruttoria dibattimentale, quando ho cercato di approfondire il caso mi sono trovato di fronte all’opposizione incrociata, sia del PM che degli avvocati difensori che concordemente ogni volta si sono opposti all’ammissione di domande che volessero indagare la dinamica del danno subito da De Matteo e questo è strano, perché qui c’è la logica del concorso, la dinamica del concorso… cosi’ come viene prospettata dall’accusa, nell’impianto dell’accusa, è fondata sul concorso, sul 110 o sul 116, ma non c’è neanche bisogno di scomodare il 216, si dà per scontato che hanno tutti posto in essere delle condotte finalizzate a procurare danni alle forze dell’ordine e non c’è la prova  che Anicò abbia procurato un danno e tizio un altro, assolutamente, agiscono in concorso, quindi ognuno di loro risponde del danno commesso da altri, l’importante è essere presenti sulla scena del reato, il resto consegue. Sono cose che non ci sarebbe neanche bisogno di illustrare…
Se per esempio fosse derivato un omicidio in quel contesto, se qualcuno ci avesse rimesso la vita, ipotesi neanche tanto peregrina considerato i mezzi e gli strumenti utilizzati, ma è ovvio che tutti avrebbero risposto in solido e in concorso tra di loro dell’omicidio e quindi allo stesso modo il reato compiuto in concorso, ancorché da altri e non voluto, dev’essere per forza riferito a chi era presente in quel contesto. C’è giurisprudenza a tonnellate su queste cose. Segnalo due sentenze del 2013 sezione VI penale 25446 del 2 maggio 2013… “non configura il concorso cosiddetto anomalo ma rientra nella comune disciplina del concorso di persone nell’ipotesi in cui vengono commessi reati ulteriori rispetto a quello (?) sia pure ad esso collegati” Questo era un accordo per commettere un furto, poi facevano seguito gli ulteriori reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento commessi durante la fuga a seguito dell’intervento dell’ufficiale di polizia giudiziaria [ndr la responsabilità dei soggetti diversi dagli esecutori materiali sarà ravvisabile solo se questi ultimi abbiano potuto rappresentarsi gli illeciti supplementari  – fonte qui, nota 70]   . E ancora, forse più aderente al nostro caso, sezione II n 3167 del 28/10/2013, in tema di concorso di persone in un reato la responsabilità del compartecipe ex articolo 116 c.p. può essere esclusa solo quando diverso reato, più grave, si presenti come un “evento atipico, dovuto a circostanze eccezionali e del tutto imprevedibili, non collegato in alcun modo al fatto criminoso su cui si è innestato, oppure quando si verifichi un rapporto di mera occasionalità idoneo ad escludere il nesso di causalità”
Il caso era relativo ad una rapina in banca, nella quale  l’imputato rimasto fuori dall’istituto di credito, è stato ritenuto colpevole a titolo di concorso ex art. 110 e non 116, anche per i reati di sequestro di persona e porto dell’arma commessi dai complici per l’esecuzione di tale evento, quindi siamo perfettamente nel paradigma di questa vicenda.
Quando ho cercato di approfondirla nel corso delle testimonianze ho registrato una serie di opposizioni. In particolare quando.. in occasione dell’interrogatorio del teste dott. Petronzi, avevo cercato di approfondire il tema. Perché dal mio punto di vista tutti coloro che sono in contestazione su quel reato, sono 10, 12 persone, quante sono,  devono rispondere per 110, 116, secondo me per 110 del reato di sequestro di persona commesso in quel contesto e nessuno può tirarsi indietro adesso. Allora sì, era possibile, nel momento in cui si verifica un fatto del genere, chi era andato solo per tirare pietre e vede che viene sequestrato un sottufficiale dei carabinieri e vede che alcuni ne intraprendono già la tortura, perché è quello che poi è avvenuto, beh allora anche un bambino capisce che le cose cambiano, e se c’è una dissociazione dev’essere immediata, plateale, bisogna uscire dal bosco e dire basta, io non gioco più, perché adesso le cose cambiano aspetto, ma notevolmente….
E poi ci sono quelli che sono stati immortalati sulla scena del sequestro, ce ne sono due.. che sono Milani e Filippi che sono sulla scena del rilascio dell’ostaggio e Filippi addirittura fa una plateale rivendicazione del sequestro, abbiamo una scena che viene registrata dalle telecamere, viene pronunciata una frase che non può che essere di rivendicazione “il prossimo non torna indietro”. Come fa a dire una cosa simile se.. a fare questo pronostico infausto sull’esito di un eventuale secondo sequestro se non ha partecipato al primo? Mica parla a nome personale, parla a nome di un gruppo, è una cosa evidentissima, quindi rispetto a quelle due persone c’è un’identificazione già compiuta in atti. Ma ci sarebbe anche per tutti gli altri. E poi c’è la posizione del Parisio. La posizione del Parisio, Parisio è in una posizione   particolare già di suo, perché è l’unico degli imputati del 3 luglio a non avere tirato neanche una pietra, o comunque non ci sono prove. Ciònondimento, a dimostrazione del fatto che risponde anche dei reati commessi da altri, è imputato di lesioni, per Parisio il PM ha scomodato l’istituto del concorso morale, siamo sempre nella logica del 110. E se andiamo a vedere quello che ha dichiarato il teste De Maro il 2/12/2013, viene interrogato su tutt’altra vicenda, però effettua il riconoscimento di Parisio, ad un certo punto dice “lo vediamo più o meno al centro della foto nella seconda fila, con la maglietta verde..ha sempre la maschera indossata, gli occhialini appoggiati alla fronte “ il PM gli chiede “in quel contesto stavano avvenendo lanci?” perché interessa sapere se Parisio ha partecipato ai lanci, e il teste risponde “guardi, quello era un momento di tregua, perché si stava trattando per la liberazione del carabiniere che era stato preso dai manifestanti e allora c’era un attimo di stallo”. Certo che è una deposizione che fa sobbalzare, perché …Lui è un ufficiale di PS, che risponde al PM davanti al tribunale riunito in composizione collegiale, cioè la reazione è uguale a zero… sembra quasi che tutti nel retrobottega della nostra mente ad un certo punto diciamo“ah si, li’ c’era il sequestro, non c’entra, andiamo avanti” ma non è così’. L’imputato Parisio è inchiodato sulla scena del sequestro, come Milani e Filippi. Che poi tra l’altro e lo ha ricordato il PM nella requisitorio, quando è stato sentito in interrogatorio l’ha anche ammesso che era presente, ha detto che ha assistito..al sequestro del vice-brigadiere e assistere in questi contesti equivale a partecipare. Perché dico questo? Perché quando ho cercato di approfondire la questione col dott. Petronzi ho cercato di approfondirla anche perché m’interessava sapere per contestualizzare questo grave episodio chi c’era nella foresta, no?
Perché processare le marionette è una bella cosa, però ogni tanto anche quelli che tirano i fili non è male se venissero davanti ai giudici a rispondere delle loro azioni. E in quest’ottica ho fatto domande al dott. Petronzi chiedendo se ricordava persone che avessero avuto ruoli organizzativi, di pianificazione nell’ambito di questa vicenda, lui mi fa alcuni nomi, lui mi parla del sig. Abbà, di Dana Lauriola, Buonadonna, Perino forse, allora la domanda successiva che ho fatto “ma queste persone c’erano nello scenario del 3 di luglio?” il teste risponde “si si,” più volte, affermativamente, quindi erano presenti. Diverse persone etc…
Dopo di che scatta l’opposizione prima dei difensori e poi del PM Dott. Rinaudo che alla fine sblocca questo inutile dibattito dicendo “mi oppongo perché sono atti coperti da segreto, ci sono procedimenti penali tuttora pendenti”, era luglio 2013. Nel corso della requisitoria la dott.ssa Pedrotta in realtà ha detto che i procedimenti pendenti non ci sono più, se non ho capito male perché è stato proprio un breve accenno, ha detto che questo procedimento si è arenato perché sono ignoti gli autori del reato, non sono stati identificati, questo sarebbe il motivo.
Ma com’è possibile? Se c’è un sequestro dove non sono ignoti gli autori del reato è questo, telecamere accese, abbiamo le telecamere, la scena del rilascio, della rivendicazione, un gruppo di persone più che implicate, direi implicatissime, e sullo sfondo altre che non sono emerse ma che sono sicuramente negli atti d’indagine perché nella relazione di servizio del dott. Petronzi quei nomi ci sono…
Il Dott Petronzi nell’immediatezza del fatto, quando viene sequestrato il vice-brigadiere non fa la cosa più logica, cioè mandare le squadre nel bosco a riprenderlo, che è quello che  forse avrebbe voluto De Matteo e che infatti nella sua deposizione dice.. di avere avuto l’impressione di essere stato abbandonato. Lui si è trovato in quella situazione perché ha visto un collega cadere colpito da un sasso,immediatamente ha visto la concentrazione dei tiri che si focalizzava su quel punto perché c’era un uomo a terra, allora lui gli ha fatto scudo col suo corpo e con lo scudo in dotazione, è così che l’hanno preso,  e poi è stato abbandonato a se stesso per la ragion di stato , perché la ragion di stato voleva che non ci fossero contatti tra polizia e manifestanti e le cariche fossero limitate al minimo indispensabile. E ha fatto delle trattative, ma se ha fatto delle trattative non ha trattato con fantasmi, ma ha trattato con persone fisiche. Il telefonista da che mondo è mondo risponde del reato di sequestro di persona esattamente come il sequestratore, esattamente come il basista, e le trattative sono importanti anche per configurare il titolo di reato di cui stiamo parlando perché se per caso è stato promesso qualcosa in cambio della liberazione dell’ostaggio, per esempio l’impunità, cosa che ho il sospetto legittimo visto come poi come sono andate le cose, allora cambia il reato, e prevede trent’anni di reclusione, un reato contro la personalità dello Stato. Perché la faccio così lunga?
Perché sono 40mila euro dei contribuenti italiani, “chisseneimporta”, volendo, il problema vero dal mio punto di vista è la posizione del vice brigadiere De Matteo, a lui qualcosa il tribunale dovrà dire, non è possibile che gli si dica “le tue lesioni non ci sono, non sono lesioni”. C’è una contestazione rispetto alla quale non possiamo pronunciare una condanna.
Oppure, se ci sono, perché nell’incongrua deposizione di De Matteo… le sue lesioni erano parametrate a 10 giorni di assenza, questo dice il Dott. Ferrero perito dei difensori, con cattivo gusto, perché se legge la deposizione di De Matteo non serve essere raffinati giuristi per capire che c’è un danno psichico di rilevante entità, c’è la perdita di capacità produttiva, non ci sono le condizioni per riprendere il servizio, ma per lui sono 10 giorni di malattia, quindi 500 euro per il Ministero della Difesa, o giù di li,  e per lui una bolla di sapone e questo non mi sembra accettabile.
Come si ricompone questo quadro? Come si rimettono i buoi davanti al carro? Secondo me c’è un solo modo, innanzitutto prendere atto del fatto diverso da quello contestato e quindi applicare il 518, il 521 secondo comma, e questa è una richiesta che formulo in via preliminare. Per cui un reato che ha autori evidenti e altri occulti ma sicuramente rintracciabili, deve essere processato. Torno indietro perché c’è un passaggio importante, rispetto al fatto che gli autori non possono essere ignoti, il problema della pistola. Il carabiniere De Matteo è tornato indietro con le sue gambe, sorretto dai colleghi ce l’ha fatta, la pistola o l’hanno tirata o qualcuno l’ha portata indietro e questo non è sfuggito all’avvocato Grenci che a sua volta quando ha interrogato il dott. Petronzi nella stessa udienza di luglio voleva approfondire questo tema e si è preso l’opposizione del dott. Padalino che dice “stiamo parlando di una vicenda che è ancora sotto indagini” e lui spiega che il dott. Petronzi alla scorsa udienza ha detto che i manifestanti hanno trattenuto l’arma, non ha detto nulla sul recupero”. Io vorrei semplicemente sapere se i corresponsabili sono riusciti anche a recuperare la pistola, perché è un’arma che è entrata in possesso dei manifestanti e che secondo il Dott. Petronzi non ha detto nulla su questa circostanza.
Padalino ha ribadito la sua posizione, accolta dal Tribunale,  e dice che siccome sul recupero della pistola c’è un procedimento, posto che la pistola non è ricomparsa come Biancaneve dal bosco ma abbiamo dovuto arrivare a trattative,puntini puntini, dopo di che il discorso si tronca…Allora,  questo avvalora assolutamente tutto quello che ho già detto, c’è un processo che è tutto da istruire e inscenare su questo fatto di una gravità inaudita e senza precedenti, però non rinuncio alla rivalsa. Io mantengo la domanda di condanna anche per ciò che è stato erogato a vario titolo dal Ministero della Difesa per questa posizione, perché le lesioni ci sono, le lesioni non ci sono se le colleghiamo a una pietra, ma se le ricolleghiamo al sequestro di persona di cui sono tutti compartecipi allora il tribunale ha la possibilità di erogare la condanna per le lesioni perché sono contestate. Poi nel futuro processo che verrà celebrato per sequestro di persona si farà una ricomposizione della pena tenendo conto di quelli già condannati per lesioni, credo che questo sia l’unico modo per riequilibrare secondo giustizia una questione cui dobbiamo dare una risposta.
E con questo credo di avere concluso la posizione sul danno patrimoniale.

Il danno non patrimoniale ha una sua ontologia, ho già spiegato, totalmente diversa. Compete all’amministrazione in quanto tale, e non in quanto datore di lavoro di dipendenti,  il danno morale o non patrimoniale dell’ente pubblico viene riconosciuto in giurisprudenza in termini abbastanza precisi, si è consolidato un orientamento. Farei riferimento solo a due sentenze, sezione IV penale 24619 del 27 maggio 2014 che riguarda i reati ambientali, legittimazione a costituirsi parte civile nei processi per reati ambientali spetta non soltanto al ministero dell’ambiente, ma spetta anche agli enti locali territoriali per danni diversi da quelli patrimoniali, qui c’erano comune e regione parte civile per danno all’immagine.

[ndr, cito da sentenza: “E’ infatti configurabile un danno non patrimoniale anche in capo alle persone giuridiche, tra cui vanno compresi gli enti territoriali esponenziali, sub specie di pregiudizi derivanti dalla lesione di diritti della personalità compatibili con l’assenza di fisicità. In particolare, può costituire danno non patrimoniale in capo all’ente collettivo, sub specie di danno all’immagine, la diminuzione della considerazione della persona giuridica o dell’ente nel che si esprime la sua immagine, sia sotto il profilo della incidenza negativa che tale diminuzione comporta nell’agire delle persone fisiche che ricoprano gli organi della persona giuridica o dell’ente e, quindi, nell’agire dell’ente, sia sotto il profilo della diminuzione della considerazione da parte dei consociati in genere o di settori o categorie di essi con le quali la persona giuridica o l’ente di norma interagisca (fattispecie relativa al danno all’immagine causato alla Regione dallo smaltimento illecito, all’interno di un’area regionale protetta, di quasi 2500 tonnellate di rifiuti costituiti da terre e rocce da scavo).]

Poi in materia di reati contro la persona sezione III penale 29905 del 9/6/2011: in tema di reati sessuali, il Comune nel cui territorio il reato è stato commesso è legittimato a costituirsi parte civile onde ottenere il risarcimento dei danni morali e materiali derivati dall’offesa, diretta e immediata, dello scopo sociale (nella specie è stata riconosciuta la titolarità della relativa costituzione al Comune di Milano sia in quanto finanziatore e diretto erogatoredi servizi specificamente rivolti alle vittime di violenza sessuale sia in quanto statutariamente e concretamente impegnato contro la violenza alle donne.

Il fondamento della domanda di risarcimento del danno non patrimoniale credo che non possa essere posto in discussione. Il problema deriva dall’impostazione processuale perché le difese non si sono limitate a difendere gli assistiti sui reati contestati ma hanno introdotto una serie di questioni che attengono alla legittimità dell’intervento delle forze dell’ordine, legittimità sia in termini generali, come diritto d’accesso all’area, sia in termini particolari sulle modalità operative.
Io sono stato lungamente incerto sul fatto di affrontare questo argomento o no. Il PM giustamente l’ha saltato praticamente a piè pari perché ha detto che la principale domanda che è stata fatta, di avere innescato gli eventi, per intenderci da scuola materna “hanno cominciato loro”, è palesemente infondata, perché ci sono i filmati, le ammissioni degli imputati che ammettono che gli episodi di violenza hanno preceduto l’uso del gas lacrimogeno e poi hanno innescato la reazione delle forze di polizia, perché c’è una verosimiglianza di fondo rispetto a questa prospettazione, perché la polizia agisce in base ad una consegna ben precisa, e tutto vuole fare tranne che innescare incidenti. Sia il 27 giugno che soprattutto il 3 luglio l’ordine era quello di evitare gli scontri, evitare il contatto e non raccogliere le provocazioni.
Caduto questo aspetto tutto il resto è irrilevante dal punto di vista della commistione dei reati, perché la polizia potrebbe avere fatto le peggio cose, le peggio nefandezze, sul teatro di quegli eventi, ma i reati erano già commessi.
Io faccio l’avvocato dello Stato e al di là del fatto che difendo questi enti, non sono tenuto a difenderli a tutti i costi, ritengo di avere conservato anche in un processo difficile una libertà di giudizio e un senso critico, devo pormi il problema perché sono accuse gravi e se non dicessi niente potrei essere ritenuto omissivo.
Ho come contraddittori dei colleghi che hanno mostrato una forte animosità, una scarsa capacità di distacco dagli eventi, non è una critica rispetto a questi temi.
Il cosiddetto legal team era presente sulla scena del 27 giugno [ndr ha detto 27 maggio ma credo intendesse il 27 giugno] e del 3 luglio, questo processo che è vissuto a lungo di immagini filmate, ci ha restituito anche l’immagine degli avvocati difensori ritratti sui luoghi dove si stanno commettendo reati. Per carità, sono situazioni difficili da governare, io non biasimo il fatto di avere prestato l’opera in quel contesto, anche,  per ragioni onorevoli, per pacificazione, ci può stare tutto. Dico solo che poi viene il momento in cui uno deve scegliere tra la casacca del legal team e la toga perché indossare entrambe è difficile, c’è un vulnus sulla credibilità del difensore…

[ndr su questa parte vi segnalo una risposta del LEGAL TEAM ITALIA pubblicata qualche giorno dopo]

Avv. Pellegrin: io  farei opposizione perché quest’argomento intanto non c’entra nulla con la discussione processuale, dopo di che è anche diffamatoria perché non so a quali difensori si riferisca, non so a quali norme deontologiche si riferisca, chiedo che venga invitata la parte a discutere del processo, tra l’altro abbiamo già fino adesso sentito una discussione giuridica che nulla c’entrava, richiamerei a stare sui fatti, quello che dite sempre a noi

Bertolino (SAP): ma smettila, ma stai zitto… eri tu…

Avvocatura di Stato: ho concluso….è solo per chiarire la mia posizione

Presidente (all’avvocato): chieda la parola perché non può interrompere in questo modo …

Avv. Pellegrin : per carità signor Presidente, allora io chiedo…
Presidente: io la inviterei a trattare solo le questioni di natura….

Avvocatura di Stato: chiedo scusa ai difensori se ho detto qualcosa che può essere interpretato male, io ne farei una questione processuale non di deontologia professionale. Perché dal mio punto di vista il coinvolgimento di alcuni avvocati, posso fare i nomi ma lo ritengo inutile, ha dei riflessi anche dal punto di vista processuale per l’impostazione processuale che poi viene data, perché poi…. quest’idea di difendersi contrattaccando bisognerebbe anche valutarla nei suoi effetti pratici. I difensori patroni degli imputati sono tutti bravissimi, brillantissimi,non voglio porre questioni di questo genere, io poi ci tengo a dire che come avvocato dello stato non ho un coinvolgimento né emotivo, né ideologico, sarebbe in contrasto con l’aplomb istituzionale dell’avvocatura di stato. Ma come avvocato mi sembra che abbia poco senso se io leggo i capi d’imputazione, che comprendono reati come lesione, resistenza, danneggiamento, non ci sono reati contro la personalità dello stato, non c’è il reato di sequestro di persona che grava come un macigno, sulle posizioni di alcuni, dico ma secondo me questa sarebbe una posizione da definire nell’udienza preliminare, al più presto…. E’ un argomento che abbandono immediatamente…Era solo per inquadrare il tema perché loro sostengono che la posizione degli occupanti dell’area il 27 giugno era legittima ed era legittima la pretesa di recuperarla il 3 di luglio e, per contro, sostengono che le fdo hanno operato sul versante di illegittimità. Allora per definire i due contesti partendo dal contesto della legittimità dell’occupazione, l’insediamento sul’area era in contrasto con l’ordinanza del prefetto che la considerava contraria a norme di OP. A questo rilievo è stato opposto il fatto che i soggetti erano abilitati all’occupazione di quell’area,e hanno trovato, voluto identificare il bandolo di questa intricata matassa con la concessione di suolo pubblico rilasciata dal comune di Chiomonte al signor Fissore. Io sinceramente… questa è una cosa che va al di là di qualunque logica… Sono sorpreso che simili giuristi si siano spesi con tanta pervicacia su questo argomento, è un argomento che sinceramente non mi sembra serio, come dire che una concessione di suolo pubblico legittimi un’occupazione dell’area con connotazioni di extraterritorialità…. a prescindere dal fatto che non c’è coincidenza tra l’area effettivamente occupata e l’area occupata in concessione che è evidentemente inferiore.   Su questa vicenda si agitano reati molto gravi in relazione ai quali era stata richiesta la costituzione di parte civile della presidenza del consiglio. Il Tribunale ha escluso la costituzione di parte civile perché ha detto che non ci sono reati contro la personalità dello stato… e io noto con l’ordinanza…. e, detto tra noi, avevo anche sostenuto con il nostro cliente questa tesi, avvisandolo del fatto che la cosstituzione di parte civile che ci richiedevano presentava qualche problemino perché i reati in contestazione sono quelli che ho detto.

Però siccome la legge penale si applica su tutto il territorio nazionale, beh, dovremmo anche considerare che altre procure della repubblica in altre parti d’Italia sono state meno caritatevoli su episodi che sembrano di inferiore portata. C’è una sentenza della Corte di Cassazione che non c’entra niente con questo processo ma è di interessante lettura, VI sez penale 26151 del 2011 per un fatto del 1997, quando dei personaggi avevano occupato  il campanile della basilica di  san marco a Venezia, con esposizione della bandiera della repubblica veneta. Ne era seguito un processo che aveva registrato in primo grado condanne per reati molto pesanti: costituzione di banda armata, associazione sovversiva per finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico e attentato all’unità dello stato. Poi in cassazione i titoli di reato e le condanne più gravi erano state escluse, c’era stata assoluzione, ma è interessante la motivazione con cui la Cassazione ha pronunciato l’assoluzione, “in quanto l’organizzazione, che pur perseguiva un programma eversivo ipotizzando atti di violenza, fu ritenuta strutturalmente inidonea a raggiungere lo scopo per mancanza di strumenti”.
Io sono d’accordo e qui non chiedo il 521, ma volendo fare un discorso en passant gli atti di violenza ci sono e anche l’organizzazione .Questo sulla legittimità di quell’area in quel contesto a fronte dell’esigenza degli enti pubblici territoriali di recuperarla.
E qui passerei, brevemente,  alla legittimità sul fronte della polizia, perché ritengo doverosamente di dover dare alle controparti e al collegio delle risposte.
Per valutare la modalità dell’operato della polizia abbiamo uno strumento molto agevole, le ordinanze della questura di torino che regolavano dettagliatamente le modalità dell’intervento. Sono stati contestati gli omissis ma siamo in una situazione in cui gli omissis non ci disturbano per niente perché lo spirito dell’intervento è nettamente e chiaramente  definito, evitare il contatto col fronte dei manifestanti e quando si parla di manifestanti si parla anche di quella frangia, che manifestante non è, è gente che invece ambisce pervicacemente allo scontro con le forze dell’ordine, facendone il principale scopo di presenza in quel luogo in quei contesti. Ed è così’ forte questo desiderio di evitare il contatto, di evitare coinvolgimenti di cui poi nessuno può prevedere gli esiti,  che quando le fdo perdono un uomo, non si va a recuperarlo ma si tratta, persino in quel momento li’ il dirigente ha la lucidità, la  freddezza non comune di attenersi alla consegna ricevuta dal prefetto. E in tutte le fasi dell’intervento questa consegna è stata sempre rispettata e se vogliamo fare un rilievo l’uso dello strumento del gas lacrimogeno e anche il suo abuso viene da li’, dal fatto che le fdo non possono ingaggiare un confronto diretto con i manifestanti ma devono tenerli a distanza e lo strumento è solo quello del lacrimogeno, c’è anche l’idrante, certo, però l’idrante il questore lo postpone al lacrimogeno , quindi lo ritiene più pericoloso, non so perché, può darsi che abbia dato luogo a precedenti lesioni, non so, comunque è chiaro si dice  si usano i lacrimogeni, poi come estrema ratio gli idranti, i dispositivi sfollagente sono questi, la polizia non ne ha altri in dotazione, non ci sono proiettili di gomma,  i manganelli si preferisce non usarli, e quello è ancora un passaggio che viene posto ancora in una visione subordinata.
Quindi cos’ha fatto la polizia lo si capisce chiaramente, avevano a disposizione un unico strumento e quello hanno usato, dopo di che può essere sicuramente subentrato un senso di frustrazione quando si capiva che l’uso di quello strumento non era efficace, quindi si  è continuato a usarlo… tanto probabilmente lo si stava usando a sproposito…
Se io vi dicessi che in quei contesti con il pandemonio che si verificava in quelle due situazioni di disordine del 27 giugno e del 3 luglio tutto è stato impeccabile, ogni cosa è andata come previsto, ogni candelotto è andato dove doveva finire, tutto il personale si è comportato in maniera correttissima, nessuno ha perso il controllo dei nervi questo è ovvio che sarebbe ridicolo anche solo pensarlo. Però in linea di principio questo è l’approccio che le forze dell’ordine hanno avuto ai problemi.
Su questo scenario si pongono poi delle criticità.
Una viene posta in relazione all’uso del lacrimogeno in quanto tale, si dice che è nocivo e addirittura letale per le sue caratteristiche, un’arma da guerra è stato ripetuto molte volte. Ora è vero che il  gas CS è vietato dalle convenzioni internazionali sulle armi chimiche negli scenari di guerra, lo stabilisce la convenzione di Parigi delle Nazioni Unite del 1993, però vale per tutti i tipi di gas, non c’è una distinzione specifica, l’esperienza ha insegnato che tra paesi belligeranti queste distinzioni funzionano poco, anche perché poi la tossicità di un gas dipende dalla sua concentrazioni, come sappiamo la differenza tra un farmaco e un veleno sta nel dosaggio e quindi la convenzione di guerra stabilisce saggiamente che non ci si può sterminare con lo strumento del gas, né il Sari, né il gas CS.   C’è poi una casistica che ha riguardato specificatamente il gas lacrimogeno che è stato usato nei teatri di guerra. L’esercito americano l’ha  usato in Vietnam per stanare i vietcong nei fortini, un luogo chiuso, che è stata ritenuta una pratica di uccisione inumana, perché metteva i soldati in condizione di morire asfissiati dentro al fortino o morire sparati all’uscita, quindi privava i soldati del diritto di arrendersi, è per questo è stato dichiarato illegale dalla corte internazionale, non perché abbia una tossicità intrinseca.

Sulle modalità con cui è stato utilizzato il 27 giugno e il 3 luglio si pongono vari problemi. Le modalità diuso a tiro diretto, sparati con il dispositivo di lancio, e poi le situazioni critiche del 27 giugno sul piazzale e 3 luglio sul prato della centrale.
Poi c’è anche l’episodio sulla stradina per la Ramat. Sono quattro situazioni.
I tiri diretti sono documentati, c’è ampia documentazione di tiri effettuati non a parabola con traiettoria lineare se non addirittura inclinati verso il basso. Non c’è la prova che siano diretti su bersagli umani. Io ho guardato i filmati, alcuni vengono riproposti al rallentatore, in forma ingrandita… Io questa dimostrazione del tiro deliberato, poi deliberato vuole anche essere sistematico… non l’ho trovata in nessun filmato. In molti filmati ho trovato la spiegazione logica del perché veniva effettuato in quel contesto un tiro con quelle modalità. Al check point il 27 giugno, per esempio, c’è stato un tiro diretto è effettuato contro dei soggetti che segavano alla base una pianta allo scopo di farla precipitare sulle fdo, con il proposito di provocate potenzialmente una strage, io non me la sento di biasimare quel tiro diretto quand’anche avesse colpito qualcuno dei soggetti, era una situazione evidentemente necessitata.
Poi il 27 giugno c’è la barricata stalingrado… il tiro lo effettua un lanciatore che sta dentro la galleria e che non può effettuare un lancio a parabola, se facesse un tiro a parabola andrebbe oltre, sarebbe difficilissimo operare in quel contesto, tant’è che si sente l’operatore che dice qualcosa come “troppo lontano”, il tuo lancio va a finire in un posto dove non serve a niente, devi avvicinarlo e li’ c’è un tiro diretto che finisce dove deve finire,  ai piedi della barricata su cui sono asserragliate le persone, non so se il lanciatore è stato bravo o fortunato ma l’esito che si riscontra è quello.
Le situazioni  di forte criticità che si verificano il 27 giugno sul piazzale e il 3 luglio nel prato della centrale: si, sono stati coinvolti soggetti estranei agli scontri, abbiamo ascoltato testimonianze di persone che legittimamente hanno espresso il loro disappunto per essersi trovate coinvolte in quella situazione, esposte agli effetti del gas lacrimogeno ehm… che la responsabilità sia da addebitare alle forze dell’ordine ho i miei dubbi, li’ c’era un contesto di scontri, innescati da una parte… Vorrei ricordare, questo è un argomento generale, che  questi non sono tafferugli scoppiati in una partita di calcio tra tifoserie opposte per cui bisogna in qualche modo verificare la dinamica, le forze dell’ordine operano e  hanno operato su un livello completamente diverso, non può essere l’ottica della rissa con cui si valuta il loro comportamento, è quella del loro comando di servizio su ciò che devono fare in un determinato contesto e sui provvedimenti che adottano nell’immediato, sulla base delle dotazioni che hanno a disposizione e che peraltro sono previste dalla legge, per i lacrimogeni da un decreto ministeriale.
Quindi indignazione, sconcerto e rabbia di chi si è trovato esposto alle conseguenze dei tafferugli non può essere diretta alle forze dell’ordine, io non me la sento di ammettere quest’addebito, c’è una situazione di pericolo determinata da soggetti che avevano messo in atto una situazione di contrasto verso le forze dell’ordine ed è questa la situazione che determina il lancio di lacrimogeni anche l’eventualità che numerosi candelotti purtroppo siano finiti fuori traiettoria… 
Il 27 giugno tale era la confusione che i reparti che avanzavano sul crinale in direzione del piazzale sul fronte opposto, i candelotti se li tiravano scambievolmente, a vicenda, questo per dire qual era l’efficacia e la precisione dello strumento.
Poi c’è l’episodio della stradina per Ramat, beh, quello è un episodio grave, decine e decine di testimoni, persone in fuga dal piazzale, dai lacrimogeni sul piazzale, percorrevano a fatica il sentiero boschivo e accidentato e durante il percorso venivano bersagliati dai reparti delle fdo con il gas lacrimogeno… e questa è una cosa che va valutata, cerchiamo di inquadrarla nel contesto. E’ credibile, è plausibile, teniamo presente che nel momento in cui i reparti arrivano sul piazzale la situazione dal punto di vista delle fdo è normalizzata, infatti i testimoni dicono che si passa alla fase dell’interlocuzione con chi era presente sul piazzale e tutti gli episodi  tutti i focolai di tensione in quel momento si disinnescano. Addirittura c’è qualcuno come il dott. Fusco che vorrebbe fare delle identificazioni, perché li ci sono soggetti che hanno perseguitato la polizia nelle ultime due ore con contrasto violento,e lui è un poliziotto, vorrebbe procedere a delle identificazioni, ma il suo dirigente gli dice che oggi le identificazioni non si fanno, chi vuole andare via va via…senza problemi, ponti d’oro e strade aperte.  In questo contesto l’unico motivo per cui i reparti della polizia avrebbero dovuto bersagliare persone in fuga, ostili, con il lancio di gas lacrimogeni è la perfidia, o l’impazzimento… non ci sono alternative, ma è una scena di cui non c’è traccia, oltre alle testimonianze, in quelle acquisite sul piazzale, che era il punto da dove dovevano partire i lanci perché i reparti erano arrivati li’, quindi il teorema accusatorio si basa sul fatto che ci fossero dei reparti che facevano i lanci da li’… Quanto ai lanci dall’elicottero questa è una scena incredibile, le persone sono nascoste dal bosco, come fa un operatore di polizia a bombardare le persone dall’elicottero in questa situazione è una cosadel tutto inverosimile , questa proprio è incredibile, nessun pilota si alza in volo con artifici lacrimogeni a bordo, né permette che vengano usati…perché poi il secondo che viene usato l’abitacolo si riempie di fumo , quindi poi precipita anche il velivolo…
Quello no, ci sono incongruenze nelle testimonianze, ma ci sono delle questioni che non tornano anche nelle testimonianze che sono state raccolte sul piazzale, l’incongruenza più grossa è che i difensori nel controesame del dott. Petronzi questo problema non l’hanno posto. Se noi andiamo a vedere il controesame del Dott. Petronzi comincia l’avv. Ghia e lo intrattiene a lungo sul danneggiamento delle tende, poi non c’entrava niente… e così’ tutti gli altri, nessuno gli fa la domanda più logica e normale, visto che lui era il responsabile, e che lui doveva rispondere rispetto all’illecito così grave e gratuito che sarebbe stato commesso in quel contesto. Dal punto di vista del reato non cambia niente ma cambia per il danno patrimoniale perché lo dico in tutta sincerità se io fossi convinto che i reparti hanno della polizia e dei carabinieri hanno effettuato un’azione di questo tipo io RITIREREI il DANNO PATRIMONIALE, io concedo la buona fede a tutti, ma quando vedo che il dott. Petronzi è sul banco dei testimoni e l’unico che richiede qualcosa che vagamente ha a che fare con episodi strani è Novaro che gli chiede se c’è stato un inseguimento da parte di alcuni reparti nei confronti dei manifestanti in questa situazione, quando i manifestanti erano posizionati grossomodo nell’area del museo archeologico? C’è stato un inseguimento?  La domanda è un po’ ambigua, infatti il Dott. Petronzi risponde in modo incongruo, riferisce che l’inseguimento era nella fase precedente, quando la polizia stava ancora salendo sul piazzale,  allora Novaro insiste chiedendo se ha visto “lanci poco ortodossi” o “comportamenti poco ortodossi”, dagli appartenenti ai reparti di polizia schierati, ma che domanda è? Vogliamo chiedergli che renda conto di quello che ha fatto? La domanda sarebbe “ma perché avete ordinato ai reparti di sparare gas lacrimogeni sulle persone in fuga?” questa sarebbe. Invece non viene fatta.
Io non sono convinto del fatto che questo addebito sia stato dimostrato.

StatoVittima

Capitolo infiltrazioni mafiose,  perché anche questo c’è stato. Lo dico ai colleghi della difesa: come stanno insieme la volontà di combattere la mafia e il lancio di pietre contro i carabinieri non lo vedo, non lo riesco a capire, lo Stato è la vittima, lo Stato e gli enti territoriali sono la vittima della mafia.

Poi c’è il video shock, che prevede varie situazioni particolari, ho già detto sul lancio di lacrimogeni non mi soffermo più, sono documentati dei lanci di pietre mi sembra venga fatto dalla polizia, al quale c’è da attribuire un significato che può essere un gesto che nasce dalla frustrazione… siccome anche qui non c’è il bersaglio della pietra può essere un gesto fine a sé stesso… 
C’è la scena delle bastonate alla persona fermata, credo Soru, nell’arresto e su questo….c’è un risposta che credo debba essere data dall’amministrazione dell’interno, che qui rappresento. E non ho problemi a confrontarmi sull’argomento anche se è un argomento scabroso, io da giovane sono stato carabinieri nella scuola allievi di Fossano una delle prime cose che mi è stata insegnata è  che la persona arrestata è sacra. Punto. Non ci sono giustificazioni, se e ma rispetto a questo principio che io sono convinto faccia parte non da oggi e neanche da ieri   del bagaglio professionale delle nostre forze dell’ordine.  Quindi la scena che documenta l’uso di bastoni su una persona a terra è  deprecabile e non m’interessa se il fatto costituisce reato o sindacare sul tipo di bastone, neanche sugli effetti lesivi, perché la scena si commenta da sola per quello che è. Il problema che mi pongo è impegnata la responsabilità dell’amministrazione? la responsabilità e l’immagine dell’operatore, di quel reparto, si tratta di un carabiniere, sicuramente. Ma l’amministrazione rispetto a questo episodio si colloca in una posizione di connivenza o peggio ancora di violenza sistematica così come si vuole far apparire? Su questo ho una risposta negativa che mi viene anche da un riscontro istruttorio, la testimonianza di un operatore di polizia , teste Sperati, ascoltato il 6 dicembre, che è stato in qualche modo partecipe di questo episodio e riferisce di essere intervenuto nell’immediatezza del fatto, si era reso conto che qualcosa non andava, capisce che qualcuno aveva perso il controllo della situazione e si precipita d’istinto verso questa persona e gli si mette quasi petto a petto, per isolarlo, in questo dando manforte a un ufficiale dei Carabinieri che aveva già provveduto a strattonarlo, cioè c’è un intervento  sia dei Carabinieri che della Polizia, che immediatamente circoscrive l’episodio e questo per me è importante perché comunque non incide sulla posizione dell’amministrazione, sul suo diritto a chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale sugli episodi che sono documentati e che sono correlati ai reati compiuti ed è un danno che ha una sua rilevanza notevole, sia perché, insomma, accede a un danno patrimoniale di notevole entità soprattutto per ministero dell’interno, polizia di Stato, sia perché incide sui servizi, sull’immagine delle forze di polizia e l’immagine è coinvolta eccome, perché come dicevo all’inizio è la costipazione processuale che poi si  voluta imprimere al processo che ha inciso su quest’immagine perché dopo che sono state tirate le pietre è stato tirato il fango, sostanzialmente. E questo anziché depotenziare il danno morale, il danno patrimoniale lo ha ingigantito, l’ha reso ancora più evidente.

 Le conclusioni con le richieste danni : un milione e duecentomila euro.

Passerei alle conlcusioni scritte che vado a depositare.
Per tutte le amministrazioni in via preliminare ai sensi art 521 II comma codice procedura penale trasmissione degli atti al PM, affinché proceda con le forme ordinarie ,  518 1° comma, per il reato di sequestro di persona di cui all’art. 605 c.p., a scopo di terrorismo e di eversione art. 289 bis commesso a Chiomonte in località La Maddalena nei pressi dell’area archeologica, il 3 luglio 2011 in danno del vice brigadiere dei Carabinieri  De Matteo Luigi, fatto non ricollegabile ai reati contestati nella presente sede Dichiararsi la responsabilità penale degli imputati in ordine ai reati loro ascritti…
Condannarsi imputati in solido tra di loro (…)
Danno patrimoniale correlato al capo due costituito dall’ammontare delle somme corrisposte a titolo contributivo, periodi di assenza per invalidità: condannarsi in via solidale tra di loro: avossa, centanni, cecur, rossetto, … segue prospetto in cui sono indicate nomi delle parti offese, giorni di assenza e ammontare delle rivalse (…) per un importo complessivo di € 136.731,16 con rinuncia alle posizioni di Caiazzo e Mazza.
Subordinata, lesione in separato giudizio se non dimostrato (?) e passo al secondo punto, danno patrimoniale correlato al capo 8, centrale 27 giugno, Fissore Guido, importi anche qui tre posizioni 5.719 (non si sente bene ndr) euro, senza provvisionale.
Danno patrimoniale capi 12,14,17 somme a vario titolo personale lesionato.. Anicò.. Soru… etc. , tre prospetti redatti con stesso criterio, tre prospetti, personale polizia tot 228.996,79 , arma carabinieri totale  € 81.706,45 rinuncia Di Fazio, Galletti, Rizzo, etc, prospetto GdF 40.116,10 con alcune rinunce.
Danno patrimoniale capo 18 d’imputazione, riparazione automezzi polizia di stato , Anicò, Baldini, Bifani, Calabrò in via solidale ,riparazioni 9.522,92 con rinuncia domanda danni veicolo polizia…
Danno patrimoniale gruppo viadotto autostradale solo un automezzo, Arboscelli, Perottino, importo € 1.645,60 , anche qui separata sede per danni equipaggiamento.
Causa patrimoniale capo 47, gruppo alla centrale, Bastioli , Conversano etc., personale rimasto infortunato ..  Polizia € 33.065,33, carabinieri € 12.362,52 euro.
In tutti i casi il piano patrimoniale è illustrato ai paragrafi 1,2,3 e 6 con riserva delle amministrazioni di agire in separata sede per ulteriori importi a qualunque titolo con riferimento a malattia o infermità riconducibili ai fatti di causa.
Ottavo paragrafo: condannarsi tutti gli imputati per risarcimento danni non patrimoniale da liquidarsi in misura NON INFERIORE a euro € 500.000 ministro interno, € 100.000 difesa, € 50.000 economia e finanze ….. anche in ragione dell’eco mediatica internazionale.
Ultimo paragrafo pagamento spese processuali come da allegato nota spese. Ancora un’annotazione… i processi li seguo dall’inizio alla fine, non sono più in condizione di assicurare la mia presenza, il mio ufficio ha in tutto 6 avvocati, quindi ci tengo a scusarmi con il collegio e i difensori delle altre parti civili, non mi sarà possibile assistere ai loro interventi…

 SIULP – Avv. FIORE ( danni e provvisionale per 141.000 Euro)

FioreSiulp

Avv. Fiore (SIULP): il mio compito è molto facile e ringrazio la procura per le argomentazioni… fare richiamo alle argomentazioni della procura le condivido e le faccio mie. Ci tengo solo a sottolineare un aspetto importante che è la posizione di Davide Caiazzo, per una caduta, a differenza di quanto asserito dall’avvocatura dello stato soprattutto i questo caso ci deve essere un nesso tra la condotta imputata e i filmati, pur parlando di una caduta nella buca la stessa e le lesioni provocato hanno un nesso rispetto alle condotte poste in essere dagli imputati. Le prove, i filmati e le testimonianze hanno acclarato una responsabilità penale di tutti gli imputati. Per solo scrupolo difensivo, son qui ad evidenziare i danni patiti dagli agenti di PS e da me rappresentati, per il loro danno morale, fisico e psicologico perché sono stati oggetto di queste condotte illecite. Per quanto riguarda la condanna ritengo di condividere l’opinione della suprema corte che ha affermato in diverse sentenze che in caso di condanna generica a risarcimento del danno presuppone il solo accertamento del fatto dannoso e della probabile esistenza della causalità del nesso.
Io assisto il SIUP, anche lui è stato legittimato a costituirsi all’interno di questo procedimento e ritengo che seppure non è in grado di dimostrare un effettivo danno concreto subito dallo stesso sindacato per l’immagine e la tutela dei lavoratori possa essere riconosciuto almeno un danno generico a titolo provvisionale.
Colacicco Angelo Costantino: dichiarare Avossa G., Bindi J. ,Cecur, Centanni, Imperato, Maniero, Rossetto tutti in concorso tra loro per i reati a loro ascritti, condannare in solido al risarcimento dei danni patrimoniali tot. euro 10.000 , provvisoriamente esecutiva. Qualora non fosse quantificabile il danno il difensore richiede ai sensi del 539,540, condannati ad una provvisionale pari a euro 5.000.
Io le leggo tutte però il concetto  è lo stesso.

Angelino: 27 giugno, danno 6.000 euro e provvisionale 4.000 euro.
Davide Caiazzo: danno 6.000, provvisionale 4.000
Baduccio Giuseppe, rottura scapola, danno 20.000, provvisionale 10.000

Altri agenti per il 3 luglio:
Ceccarelli Michele: provvisionale 4.000 euro e risarcimento 8.000
Mameli Dino 7000 euro, provvisionale 4000
Foglini Samuel 6000 euro, provvisionale 4000
Martellucci Massimiliano danno 5000 provvisionale 3000
Briozzo Davide danno 7000 provvisionale 4000
Conti Francesco danno 5000, provvisionale 3000

Sindacato: come vi ho già rappresentato, ritengo di non avere avuto strumenti per quantificare il danno da loro subito, comunque chiedo oltre al pagamento di una provvisionale di euro 50.000 quale danno richiesto sia per la lesione del diritto d’immagine del sindacato sia anche, soprattutto, che per i danni a tutela di tutti i lavori della PS che sono stati impiegati quel giorno.
Concludo, vorrei porre attenzione, anche in questo processo, a tutti i danni subiti da agenti di PS che hanno subito atti illeciti  e delitti commessi da terzi. (deposita memoria)

 SAP – Avv. BERTOLINO (richiesta provvisionale, danno in separato giudizio)

Bertolino

BERTOLINO (SAP): Ci sono video non chiari, chiarissimi, ed è inutile da parte delle difese portare il discorso su altri argomenti, quello che rimane sono gli attacchi portati avanti verso le fdo, chiunque era presente quel giorno comunque ha concorso nella commissione dei reati. Ha concorso, era ben conscio di quello che stava accadendo, l’ha detto bene anche la procura, perché se vado ad una manifestazione pacifica vado con bambini e con il cestino del pic nic… a me dà fastidio sentire le persone che mi parlano dietro (si riferisce agli imputati), rispetto dovuto anche alle parti civili e ai difensori delle parti civili. Ma è il rispetto per le istituzioni quello di cui sto parlando perché abbiamo un ruolo istituzionale e lo dico io per primo che in questa storia sono stato toccato personalmente, con la lettera e con Anonymous che è entrato nella mia posta elettronica e altri che hanno diffuso e hanno detto “ha fatto bene”.
Si è visto cos’è successo. Quando vedo queste persone travisate, con le maschere antigas, elmetti, il carrello equipaggiato con armatura per il lancio dei sassi, non posso pensare che questa sia una manifestazione pacifica o che serva ad arginare le provocazioni da parte delle fdo, che non ci sono state. E se anche la procedura non era legittima certo tirare sassi non era l’argomento principale per andarli a contestare.
Deposito le conclusioni per le parti civili da me assistite, non sto a leggerle, allego le note spese, le richieste in sintesi sono con i danni caso per caso, la richiesta è solo di una provvisionale con un danno che sarà richiesto in separato giudizio.

UGL- Avv. Crozza (richiesta tot. 175.000 Euro)

Crozza

Avv. Crozza (UGL): si associa a quanto chiesto dalla procura, presenta le conclusioni scritte.
Sicara Vittorio provvisionale 5000 euro
Califfati Giovanni provvisionale 5000 euro
Brindi Simone idem
Berardinelli idem
Ascione idem

allego unica nota spese per tutte queste parti, in subordine per ogni parte chiedo provvisionale quantificata dal tribunale e in estremo subordine una condanna generica al risarcimento del danno. Deposito conclusioni per UGL Polizia. Ci si associa a quanto detto dalla Procura e si chiede risarcimento 50.000 euro + 50,000 euro + 50.000.
E pubblicazione della sentenza a spese degli imputati in via solidale tra loro sui quotidiani Stampa e Repubblica.

 

Avv. Morone per Benelle Stefano ed altre parti civili (sostituisce colleghi) richiesti in totale 275.000 Euro

Morone

: chiede responsabilità per Fissore Guido, condanna alla pena di giustizia come richieste procura, sul punto ricordo che l’ispettore Benelle è uno di quei due poliziotti che viene colpito dall’imputato Fissore dal cancello, con la stampella… abbiamo prodotto certificati medici circa il danno, ci sono le fotografie, c’è la testimonianza resa nel dibattimento dalla parte offesa.
Risarcimento: danno materiale e morale 15.000 euro, provvisionale euro 5000, subordinare la sospensione condizionale al pagamento della provvisionale. Per i colleghi che sostituisco, avv. Patricelli che difende parti civili Gugliotti, Rotundo, Macaione, Loddo, Matteini, Schippa, Avallone, Bonadonna, si tratta di parti offese costituite per capo d’imputazione n.12, il collega chiede che vengano condannate alle pene ritenute eque e una condanna per danni materiali e morali per ciascuna parte di euro 15.000 in subordine una provvisionale di 5000 euro per ciascuna parte civile costituita oltre al rimborso spese legali. Per il collega Marinacci, che sostituisco, che difende parti civili Lena, Pino, Magliocca, Garofalo, identiche conclusioni… 15.000 euro complessivo danno materiale e morale, 5.000 euro provvisionale. deposito nota spese.

 

Avv. Fagioli per Barbieri: richiesti 26.000 Euro.

Fagioli

condanna degli imputati in via solidale e in via provvisionale euro 4.000 , mi riservo per tutti in separata sede. per la parte offesa Zarbotti identico importo in via provvisionale, riservandomi in altra sede. Longhi alessandro idem. E per Sorrentino Salvatore chiedo una provvisionale con riserva di procedere in separata sede civile di 6.000 euro. Per quanto riguarda Cesaro sempre in via provvisionale con riserva di poter procedere 4.000 euro e per Parisi, via provvisionale 4000 euro con riserva di poter procedere in civile e per tutte in via provvisionale nell’importo che il collegio riterrà equo. Deposito unica nota spese che è stata aumentata per le posizioni processuali e il numero delle stesse.

Avv. D’Ursi per Luigi De Matteo e mario di Podoria.

Dursi

Faccio miei le conclusioni dei PM, e concludo chiedendo al tribunale di affermare la penale responsabilità degli imputati in ordine ai reati ascrittogli e condannarli alle pene di legge. risarcire la parte civile per danni patrimoniali e morali da queste subite in conseguenza dei fatti per cui siamo a processo, da liquidarsi secondo equità, somma complessiva che il tribunale vorrà stabilire. O qualora ritenesse di non poter erogare una somma complessiva, allora in via provvisionale.

Avv. Caliendo per Spalluto e D’auria, sostituz. Avv. Cirio: 15.000 Euro

Caliendo

: stesse conclusioni del PM e delle parti civili che mi hanno preceduto, per quantificazione risarcitoria x le tre posizioni danno patrimoniale e non patrimoniale euro 5.000, si richiede che venga liquidata una provvisionale di identica misura e in subordine una provvisionale determinata dal tribunale. Si allega nota spese…

Avv. Nico per Iannuzzo e (?) – Circa 30.000 Euro

Nico

Iannuzzo euro 10.000 + clausola immediata esecutività di 3.000 euro. Per Cirio Enrico 15.500 euro, provvisionale 3000 euro.

AVV.LTF (richiesta danni depositata)

LTF

parte civile per il 3 luglio. Prima di affrontare il tema dei danneggiamenti mi vorrei soffermare su un altro tema più volte emerso, cioè la legittimità dell’opera del cunicolo esplorativo, propedeutico alla realizzazione del tunnel base…. il PM all’inizio della requisitoria ha affermato che in questa sede non si deve valutare opportunità e legittimità dell’opera, così’ come la regolarità delle procedure, superfluo in questa sede. Io non posso che essere d’accordo con quanto ritenuto dal PM e proprio per questo voglio cerare di essere il più breve possibile. Il tema della legittimità dell’opera è stato trattato ampliamente in sede amministrativa, numerosi ricorsi sono stati presentati, contro la delibera CIPE del 2010, ricorsi avverso l’ordinanza prefettizia del 22/6, in attuazione della quale LTF ha dato via alla posa delle recinzioni, per ragione di ordine e incolumità pubblica. ulteriori ricorsi avverso la legittimità e regolarità delle recinzioni realizzate da LTF. Altrettanto numerose le sentenze pronunciate da giudici amministrativi, alcune passate in consiglio di stato altre ancora pendenti perché appellate, ma nessuna di queste si è mai pronunciata a sostegno dell’ILLEGITTIMITÀ’, tutte danno atto della LEGITTIMITA’, i ricorsi sono stati respinti. In questo processo sono state ammesse 3 sentenze, una 969 del 2012, prodotta dalla procura, e due irrevocabili 2371/12 e la 2372/14 ,la prima prodotta dalla procura….
Tutte e tre le sentenze danno atto della legittimità dell’opera.
Numerose le argomentazioni volte a sostenere la presunta illegittimità dell’opera, che però corrispondono alle censure portate all’attenzione dei tribunali amministrativi e che gli stessi hanno ritenuto infondate e quindi hanno respinto. Non voglio dilungarmi più di tanto su questo tema…
Ne tratterei velocemente a mo’ di spot. Il primo punto: assenza del progetto esecutivo. Tema affrontato da tutte le sentenze prodotte e che sono agli atti. Leggo un breve passo di una sentenza emessa dal Tra Lazio il 28/6/2012 : “in tale asserzione (presunta assenza atti formali per avvio opera)…. L’avvocato procede con la lettura di un passaggio della sentenza , aggiungendo poi il pronunciamento del TAR Piemonte.
Si richiama poi alla sentenza prodotta da LTF, del 2014, indica le pagine: 39 e 40.
Un secondo argomento per sostenere l’illegittimità dell’opera è l’artificiosa divisione in tre distinte tratte, anche il TAR ha ritenuto tale censura infondata, lo si individua a pag. 10 e 11 della sentenza della quale leggo brevemente solo la parte introduttiva.
(…) “L’opera in oggetto risulta inclusa nell’ambito del programma delle infrastrutture strategiche, tale opera è essenziale per l’Italia e per l’Europa”. Con riferimento al frazionamento “l’articolazione è sotto la responsabilità di soggetti diversi…. (…).
Altro tema: inapplicabilità della disciplina in materia di infrastrutture strategiche in quanto non sarebbe nell’elenco delle opere strategiche. L’avvocato cita altre sentenze che hanno ritenuto tale censura infondata secondo un’articolata motivazione indicata a pag.9 e 10 della sentenza.
Ultimo punto: opera inutile, debolezza della redditività socio-economica , anche tali censure in sede amministrativa sono state respinte e ritenute inammissibili, sentenza 2371 del 4/12/2013 pagg 41 e 43.
Cercherei di concentrarmi sul reato nei confronti del quale LTF si è costituita parte civile, in quanto persona offesa dei reati di danneggiamento che hanno interessato le recinzioni posizionate su strada dell’Avanà, su strutture new jersey di cemento armato, delimitando le aree per le fdo su esplicita richiesta della Questura di Torino, ordinanza 22 giugno.
LTF parte civile per i capi 48, a carico di Binello, 50 Giordani, 51 Gullino, 53 Vitali, 54 Imperato.
Tutti gli imputati sono stati ripresi e immortalati mentre compivano le condotte, tutti gli imputati sono stati identificati, tra questi alcuni hanno ammesso l’addebito, il sig. Tobia Imperato nel corso dell’esame a marzo ammette di aver partecipato. Altri si riconoscono nelle immagini mostrate dalla PG nel corso dell’indagine, Samuele Gullino, pag. 3 interrogatorio 30 gennaio 2012 ammette di aver partecipato alla manifestazione, di essere stato alla centrale e si riconosce nelle foto mostrate. Tra le varie foto di Gullino la DSC0282 appare mentre danneggia la struttura posta a protezione. Altri vengono immortalati e ripresi a volto scoperto nell’atto del danneggiamento, Roberto Binello appare in numerose foto alla centrale idroelettrica, tra tutti i fotogrammi, due in particolare mostrano Binello mentre tira la corda…
Altri soggetti sono stati poi identificati e riconosciuti, Pietro Giordani indicherò le foto dove appaiono mentre compiono l’atto del danneggiamento, DSC0363.JPG e una foto ANSA, identificato dal commissario Sorrentino della Digos di Torino. Viene poi anche identificato e riconosciuto da agente Digos di Biella. Bastioli risulta in altri fotogrammi (Cinetto, vari), identificato da De Mar, Digos Torino. Ultimo Andrea Vitali, immortalato in alcune foto, l’identificazione viene fatta da Ros Maria Durante Digos di Torino, sentito all’udienza del 23/12/2013. Alla luce delle risultanze dell’istruttoria dibattimentale la responsabilità sul danneggiamento è stata provata.
Ultimo punto: danno patito da LTF a seguito dei fatti… Anticipo che possono ritenersi sia di natura patrimoniale che non patrimoniale. Come ho anticipato le recinzione sono state realizzate x ragioni di ordine e sicurezza pubblica in attuazione ordinanza del 22 giugno 2011, quindi la realizzazione era legittima e sul punto si  è pronunciato anche il TAR piemonte con una sentenza non ancora in giudicato perché appellata che ha riconosciuto la legittimità delle strutture.
E’ stata prodotta da LTF contratto sottoscritto a maggio 2011 da LTF e ATI ITALCOGE e MARTINA SERVICE per realizzazione di recinzioni sul sito cunicolo esplorativo della Maddalena. Dividerei la trattazione dei danni patrimoniale e non patrimoniale.
Danno patrimoniale: sicuramente si compone del costo dei betafence divelti, a questo bisogna aggiungere l’investimento di denaro e l’impiego di forza lavoro per rimozione e sostituzione betafence danneggiati e pulizia dell’area centrale idroelettrica. Abbiamo apprezzato dal materiale video e fotografico non solo quali betafence sono stati danneggiati, ma anche lo stato dei luoghi successivo ai disordini del 3 luglio, manto stradale ricoperto di sassi, pietre, corde…  Ecco che quindi LTF ha svolto attività di pulizia dell’area, nei giorni successivi ai fatti per cui c’è il processo, in data 4 e 5 luglio 2011, come dal rapporto giornaliero lavori. A ciò bisogna aggiungere ulteriore investimento per implementare recinzioni e garantire maggiore sicurezza dopo episodi 3 luglio. Questo dato risulta da certificato ultimazione lavori a pag. 3, produzione LTF, così’ come dal contratto anzi dall’allegato n.2 al contratto sottoscritto il 5 maggio 2011, dove si può notare, rispetto alla previsione iniziale di importo massimo del lavoro di 1.500.000 un aumento di 1.800.000 per la necessità di implementare le recinzioni e sostituire quelle danneggiate.
Per il danno non patrimoniale ritengo LTF abbia subito danno morale e d’immagine. Danno morale: più volte nel corso del dibattimento gli imputati parlano di significato simbolico, es. esame del 7 marzo del sig. Imperato che parlando del danneggiamento riferisce a pag. 177 trascrizioni che l’intento era dare un immagine all’esterno che quelle reti sarebbero cadute e che ogni recinzione sarebbe continuata a cadere. La condotta danneggiante e la carica violenta non era rivolta alla recinzione in quanto tale, non è mero vandalismo, ma posso dire con assoluta certezza che era più rivolto a ciò che tali recinzioni rappresentavano, cioè la condotta era contro LTF e contro il cantiere, assume connotati di un messaggio INTIMIDATORIO con la portata di un danno che va oltre quello patrimoniale.
Per il danno all’immagine cito la sentenza xxxxxy che ha comparato le persone  fisiche a quelle giuridiche per il risarcimento (12:40). Il danno all’immagine comprende una pluralità di delitti… c’è la diminuzione della reputazione e le conseguenze negative prodotte dalla consapevolezza… di dover superare la negatività prodotta dall’evento dannoso. Nel caso in questione si ravvisano entrambi i profili ed è noto l’impatto mediatico che hanno avuto i fatti del 3 luglio, soprattutto a livello internazionale, alla luce dei ben noti accordi internazionali tra Francia e Italia e degli accordi con l’Unione Europea. A seguito del 3 luglio LTF è apparsa incapace, impossibilitata, con grande difficoltà a contenere l’opposizione, è apparso in balia dei manifestanti, incapace di mantenere la sicurezza del cantiere e degli operai che lavorano all’interno del cantiere, è in tutto questo che credo si possa ravvisare un grave danno all’immagine a seguito del 3 luglio.
Conclusioni: dichiarata la penale disponibilità Binello, Giordani, Gullino, Vitali, Bastioli, Imperato, condannarli e dichiararli in solido per i danni, spese…. che deposito. (Non dice l’importo).

Avv.Riccio (SIAP):

Riccio

si associa a quanto detto dai colleghi.  Mi preme evidenziare che oltre al danno fisico c’è una grossa componente di danno morale anche perché alcuni di loro, io rappresento un paio e in particolare uno, l’agente Pensabene Cristiano che ha avuto un danno gravissimo al timpano, di cui ha perso l’uso, e che attualmente, oggi soffre di una bronchite cronica pressoché permanente, danni che nel suo caso specifico l’hanno reso inabile a quello che era il servizio che prestava presso la polizia come agente di servizio esterno. Ciò brevemente detto non sto direi a leggere ogni singola posizione, mi richiamo alle conclusioni che sto per depositare, la richiesta è l’accertamento della penale responsabilità degli imputati per tutti i reati a loro ascritti e a una condanna risarcimento danni per le singole posizioni.  Si richiede inoltre la condanna ad una provvisionale determinata in base alle singole posizioni, tutte differenti, da dichiararsi immediatamente esecutiva oltre al rimborso delle spese processuali sostenute dalle parti.

Avv. RONFANI per Domenico Fusco e Ciro Centomani:provvisionale 8.000 euro, danni in separata sede

Ronfani

non c’è una particolare ragione per cui sia io a concludere le parti civili, forse perché sono la più anziana… tra i difensori di parte civile in questo processo. Aderisco senza riserve e senza dubbi alle prospettazioni proposti dalla procura, con riferimento all’episodio che riguarda i miei due assistiti, ovvero la BATTAGLIA che si è svolta il 27 di giugno nei pressi della galleria Ramat, nelle zone che sono state teatro degli scontri ben descritti da tutti i testimoni. Molti imputati hanno ammesso che sapevano che la polizia sarebbe arrivata a sgomberare il presidio e che l’avevano saputo con anticipo, non solo grazie alle vedette che presidiavano come è emerso a questo dibattimento gli accessi alle valli. Qualche imputato, Rossetto, ha evocato anche lo sgradevole scenario della talpa, il finanziere innamorato che partecipava ai tavoli riservati strategici delle operazioni di OP e che avrebbe preavvertito i manifestanti dell’operazione. Vero o non vero che sia questa velenosa o forse no insinuazione, sta di fatto che è un dato certo, appurato, che i manifestanti aspettassero le fdo e sapessero quali erano gli obiettivi. Infatti le fdo arrivano all’alba e il meccanismo è già predisposto. E’ altrettanto sicuro, perché altre voci di imputati lo hanno ammesso, in particolare Fissore o lo stesso Rossetto, che la sera prima ,quando, appresa la notizia dell’operazione del giorno successivo si era immediatamente condiviso quale potesse o dovesse essere la reazione, la strategia delineata era quella della resistenza passiva. “Avevamo deciso che ci saremmo fatti sgomberare a braccia”, hanno detto gli imputati. E’ del tutto evidente che, vero o non vero che sia questo summit strategico della vigilia, se questa era l’intenzione è stata clamorosamente tradita. Se questa non era l’intenzione e quindi non c’è stato bisogno di tradimenti, ciò che è avvenuto è il più evidente e clamoroso contrasto con un progetto di resistenza passiva che non si è affatto realizzata, è stata attivissima e anche cronologicamente antecedente rispetto all’attivazione di ovvie e indispensabili strategie di dispersione degli assembramenti di manifestanti messe in atto dalle fdo per inevitabilità vera e propria, con i mezzi consentiti dalla legge, secondo gli organi legalmente impartiti dai superiori gerarchici, con l’attuazione del piano strategica di ripresa da parte dello stato di un territorio che era rimato precluso per settimane, in una condizione di assoluta illiceità. Allora questa sentenza dovrà , archiviato non frettolosamente ma con evidenze clamorose il tema della resistenza passiva che non ha spazio logico e fattuale nel 27 giugno, dovrà escludere, affrontandolo, il tema, sul 27 giugno, della responsabilità da contesto. Ovvero che qualcuno degli odierni imputati sia stato chiamato a rispondere dei fatti di lesione e di violenza nei confronti delle fdo e di violenza e minaccia nei confronti degli operanti, semplicemente in forza della sua presenza sul luogo. E dovrà altresì questa sentenza escludere che si possa individuare nelle lesioni subite dalle forze dell’ordine, Centomanni e Fusco, che sia stato un infortunio casuale, del tutto svincolato dalla presenza e dalla attività sul campo di battaglia.
Con doverose premesse già approfonditamente trattate dalla procura e dai colleghi che mi hanno preceduto. Non c’è stato nessun eccesso di potere, così’ come non c’era stata nessuna illegittimità come ben illustrato da LTF, i pubblici ufficiali intervenuti avevano il potere e il dovere di eseguire ordini legittimi della autorità, quindi non c’è stata specularmente e consequenzialmente nessuna arbitrarietà nel comportamento delle forze di polizia.
Ricordando che questo tema della oggettiva arbitrarietà insussistente si colloca con insegnamento della corte di Cassazione che a noi giuristi mostra la strada dell’impossibilità di riconoscere (??) all’arbitrarietà putativa (12:56).
A fronte di una resistenza, come evento naturalistico, opporre resistenza, fronteggiare l’antagonista che in questo caso erano le fdo, impedirgli di iniziare e portare a compimento gli atti di ufficio è ciò che è accaduto ed è stato realizzato con comportamenti attivi, non passivi, la resistenza è durata il 27 di giugno dalle 7 del mattino alle 9:30 del mattino. Sappiamo che la polizia era già arrivata prima, sappiamo che c’erano già dalle ore 0 di quel giorno, mezzanotte e qualche minuto, imbucato nella galleria (centomani) insieme ad altri colleghi, ma dalle 7 alle 9:30 c’è stata tutta quell’attività di contatto, tentativi di dialogo, comunicazioni delle intenzioni di attività istituzionali che a quel punto non dovevano essere né dedotti o presunti ma che sono stati comunicati, così come erano state comunicate ai sindaci e alle comunità montane.
Attività che non sortisce risultato, pur protraendosi per circa un’ora… i filmati lo dimostrano, inquadrano Di Gaetano mentre parla con amministratori, legali, i soggetti di riferimento, interlocutori privilegiati e altoparlanti nei confronti dei presenti, con risultati pari allo zero.
E infatti dalle 7 del mattino alle 7:55 ci saranno solo tentativi verbali di ottenere lo sgombero delle zone presidiate, dalle 7:55 del mattino in poi, i filmati lo dimostrano, essendo cominciata la sassaiola, non la si può chiamare in altro modo, contro le fdo, evidentemente finalizzata a impedire l’attività che ormai era chiarissimo doveva essere svolta in quel momento per esplicita comunicazione e contemporaneamente aggredire l’incolumità fisica di chi doveva esercitare queste funzioni anche con personale civile, l’operatore della benna e gli operai…. tutto questo si sviluppa tra le 8 e le 9:30 circa. I 278 lacrimogeni tirati non sono stati tirati tutti in cinque minuti tanto che si possa dire “siamo stati bombardati, gasati e anche avessimo voluto mettere in atto comportamenti di allontanamento non abbiamo più potuto farlo perché siamo stati rasi al suolo da una operazione di polizia grossolanamente esagerata nella sua muscolarità rispetto al necessario da eseguire”.
Artifizi sfollagente che hanno l’obiettivo NON di colpire le persone ma di ottenere che le persone si disperdano, sono stati lanciati nell’arco di tempo che va dalle 7:55 alle 9:30. A fronte di questo, e qui il tema dell’insussistenza di rilievo ai fini giuridici dell’arbitrarietà putativa, si contrappone la tesi che evoco del sig. Fissore che sostanzialmente dice “eravamo su un suolo pubblico pagato con soldi nostri, autorizzati a rimanere li’ fino al 4 di luglio da parte del comune di Chiomonte che aveva consentito l’occupazione del suolo medesimo”. Ha detto benissimo il difensore dell’avvocatura di stato che in realtà non coincidevano nemmeno i contorni geografici di questa zona per la quale era stata rilasciata questa autorizzazione. Non ha detto, lo sottolineo io, il fatto che quest’ordinanza aveva delle esplicite limitazioni di modalità di utilizzo di questo terreno, non era consentito usarlo come se fosse casa propria, con il diritto di escludere chiunque ,anzi era esplicitamente scritto che chiunque potesse accedervi, ancora di più la forza pubblica. Ma basta vedere le barriere, la stalingrado, le pietre inserite in gabbia d’acciaio come barriera, a presidio del divieto d’accesso, per comprendere come anche quell’ordinanza e il richiamo a quell’ordinanza sia completamente fuori luogo in termini giustificatori, da parte di chi afferma che quella era la ragione dell’obiezione e della presenza sul terreno contro la presunta arbitrarietà di chi voleva far cessare questa situazione. “non ci avevano comunicato la revoca”, dice Fissore, può darsi che sia vero ma fino a quel mattino perché quel mattino è stata la prima comunicazione, continua Fissore dicendo “non ci restituirono le somme corrisposte per utilizzare l’area” che la dice lunga sulla pretestuosità di questo argomento, come se la polizia avesse potuto avere in tasca la somma pagata per il suolo pubico, con Fissore che ammette “sentii l’ordine di sgombero”, confermando cos’ quello che ha detto Di Gaetano che ha detto non solo di aver comunicato in quel discorso durato quasi un’ora, l’esistenza dell’ordinanza prefettizia, ma anche di averne consegnato copia, ha anche invitato le persone ad allontanarsi e a fronte di questo nessuno si era allontanato. Ecco che Fissore conferma l’attendibilità della testimonianza del Dott. Di Gaetano perché ammette di aver sentito l’ordine di sgombero e ammette che si aspettava la restituzione di quanto pagato per l’occupazione di suolo pubblico, confermando che era stato chiarissimo che era venuto meno quel modo autorizzativi, con i limiti che ho già descritto, che consentiva a qualcuno di pensare di avere diritto di permanere in quella zona.
E allora la resistenza passiva programmata già dalla sera prima, a fronte di questo intervento che diventerà descrittivo del risultato che la polizia voleva ottenere, è in realtà diventato ben altro.

Tema concorso, da affrontare e ne parlo solo con riferimento ai miei assistiti. Io non ho la possibilità di dare la prova di chi sia stato l’autore del getto della biglia o del bullone che ha colpito al polpaccio sinistro l’ispettore Centomani da dietro, alle spalle, né chi sia l’autore del lancio che, rivolto al capo del dott. Fusco ha in realtà attinto la sua mano perché con un gesto istintivo che chiunque di noi farebbe, ha messo la mano di fronte agli occhi e al volto, con un automatismo che non ha niente a che fare con la razionalità ma semplicemente con l’istinto. Io non lo so chi sia l’autore di questi lanci, m’importa o posso con i criteri che i PM hanno ben sintetizzato, con corredo giurisprudenziale ricco, posso ignorare il fatto di non sapere chi è il lanciatore che ha colpito uno e l’altro, lo posso ignorare di sicuro senza che per questo venga meno la responsabilità di alcuno anzi, proprio in forza di quello la responsabilità di ciascun imputato è sostenibile.
“Concentrarsi sulla unitarietà del fatto collettivo”, insegna la cassazione. Il 27 giugno il fatto collettivo realizzato con condotte da ciascuno messe in campo, con la prova che le condotte attribuite a ciascun imputato sono proprio coloro i quali le hanno tenute quelle condotte, significative ai fini della ricostruzione di ciò che è stato. Il fatto collettivo del 27 giugno è  stato impedire l’attività di accesso all’area del cantiere alle fdo, con azioni univocamente finalizzate e con modalità analoghe, il lancio di oggetti, le polveri, i fumi, e ciò che serviva a fronteggiare il tentativo di avanzamento, per ottenere anche, senza che sia necessario dare la prova di un previo accordo tra gli autori di queste condotte, ottenere l’obiettivo di impedire l’accesso all’area del cantiere.
Si sta parlando di responsabilità individuale e non di responsabilità da contesto. Gli imputati oggi sono molti meno di quelli che avrebbero potuto essere , di sicuro non si può dire che siano di più di quelli che è giusto che siano perché tutti hanno tenuto condotte attive, violente, dimostrate dai filmati e confermate dalle testimonianze. Non c’è nessun rischio che tra gli imputati odierni vi siano imputati pacifici che rispondano del reato commesso da altri senza loro colpa.
Si sono consumati dei reati all’interno di un fenomeno relativamente collettivo di espressione del dissenso che per alcuni manifestanti era agito in forma pacifica, per altri invece no. Questa  è la differenza tra chi oggi sui banchi degli imputati c’è e tra chi non c’è.
Tutti coloro i quali sono nel capo d’imputazione per il 27 di giugno hanno agito con rafforzamento specifico, con condotte specularmente illecite e con dolo di partecipazione. La cassazione spiega che è sufficiente anche l’improvvisa adesione spontanea all’azione altrui, o può darsi ci fosse una strategia preorganizzata la sera prima, magari si erano messi d’accordo di resistere passivamente  e poi c’è stato qualcosa che ha modificato l’intenzione o può darsi che già la sera prima si sia delineato che quello sarebbe stato lo scenario, anche perché senno’ si fa fatica come mai fossero parte dell’attrezzatura gli occhialini da piscina, era previsto che avrebbero utilizzato i lacrimogeni, quindi era previsto che non ci sarebbe stata adesione alla richiesta di sgomberare l’area che era stata fatta a voce prima delle operazioni para-belliche.
Allora la giurisprudenza che dice che basterebbe la presenza consapevole e “ostinata”, in questo processo non è neanche necessario evocarla perché c’è la prova dell’azione degli imputati, senza scontare il criterio di prognosi postuma per interpretare la loro mera presenza. Ecco perché non serve collegare ogni lesione a ogni lanciatore, perché il concorso prevede una (?) indifferenziata dei contenuti concorsuali…. per esempio le lesioni che ha avuto Centomani sembrano riconducibili ad un lancio con uno strumento, l’esito lesivo era ben prevedibile e ben previsto, per non dire programmato e voluto, di sicuro accettato nella sua estrinseca visione lesiva dell’incolumità fisica delle persone verso le quali l’oggetto era lanciato.
Le lesioni si sono verificate nel contesto violento di cui al capo d’imputazione, testimone Petronzi, Fusco, Ferrara, Di Gaetano, testi confermati dai video e non smentiti da nessun elemento significativo, né documentale né testimoniale. Fusco è un teste particolare, testimone in quanto Digos di alto livello ed è anche persona offesa, io non penso proprio di sfuggire alle ben note regole testimonianze (13:16).

[perdo un pezzo causa cambio batteria videocamera, ndr]

L’avv. descrive la situazione specifica del Dott. Fusco, evidenziando che non c’è alcun elemento che dica che ci sia stata compiacenza da parte dei medici nell’estendere la prognosi, come ispettore Centomani che percepiva diarie aggiuntive se in servizio e avrebbe avuto tutto l’interesse a rientrare prima per avere questa parte di retribuzione ulteriore che in assenza non viene corrisposta.
Il dott. Fusco va in ospedale solo a fine servizio non perché non ce ne fosse bisogno prima ma perché non ha potuto andare prima, non poteva abbandonare la scena, dovevano essere organizzati i sistemi di trasporto di decine di feriti che non potevano muoversi autonomamente per conto proprio e questo la dice lunga sulla ragione per cui non bisogna farsi fuorviare dal fatto che se uno non è andato subito in ospedale è perché non ne avesse bisogno…
Centomani, anche lui Digos, era sul posto dalle ore 00:00, in galleria dalle 5:30 del mattino, quando tenta di uscire viene colpito dall’alto e alle spalle da biglia, bullone o pietra, presumibilmente tirata con fionda al polpaccio sinistro. I certificati medici sono assolutamente coerenti così’ come quelli di Fusco, non riusciva più a camminare e poi, più tardi, ripreso dal colpo violento e doloroso riesce a salire, alle 18:45 lo portano in ospedale, e gli viene diagnosticata una prognosi di 15 gg che sono poi diventati 37.
Il CTU Ferrero, come già detto dai PM irrilevante ai fini della difesa, lo è stato in modo particolare per le lesioni di Fusco e Centomani. Non ha escluso la contabilità della lesione con atto traumatico subito da persona offesa. Secondo, non ha escluso la lesione, anche perché con la consulenza fatta sugli atti è difficile, terzo, non ha incrinato il capo d’imputazione ma ha contestato solo la prognosi iniziale, che è in entrambi i casi confermata dal consulente di parte.

Sugli imputati: Rossetto era addirittura a volto scoperto, lo vediamo noi e l’hanno visto gli ispettori Ferrara e Raimondi, scarica l’estintore e poi tira l’estintore in un contesto in cui tutti tirano qualunque cosa, pure l’estintore. Rossetto non nega di essere il ripreso ma ammette solo di aver preso in mano l’estintore e poi l’avrebbe appoggiato a terra ma noi abbiamo foto e filmati che lo fissano mentre usa l’estintore con fuoriuscita di materiale dallo strumento quindi la sua attendibilità già di per se non straordinaria, viene (?) ulteriormente con questo dato documentale.
Centanni viene fotografato e nelle fotografie che lo ritraggono ha una pietra in mano, difficile immaginare che abbia raccolto il sasso e poi l’abbia tenuto in mano a mò di non so che cosa.
Bindi nel suo interrogatorio dice che i gas hanno asfissiato donne e bambini e nella rabbia ha preso una pietra, ammette di essersi armato, ma poi questa rabbia, non si capisce in base a quale ripensamento, non ne ha fatto niente, ma c’è la foto che lascia dedurre una realtà diversa.
Imperato è un imputato leale, ha ammesso che era lui e che ha afferrato l’agente, e ha ammesso di voler fermare i poliziotti e il lavoro della benna. Non è resistenza passiva, è un’azione attiva che aveva una finalità illecita.
Maniero era in galleria come in strada dell’avanà. è riconosciuto da Raimondi e Tagliavini e anche al GIP nell’interrogatorio di garanzia ammette di esser e lui il soggetto visto a volto scoperto e poi riconosciuto nonostante il travisamento. Dalle fotografie si vede che vuota l’estintore verso due carabinieri e poi un operaio e poi tira un tronco verso un auto.
Palumbo anche lui si sposta, varie foto 27 giugno, lo fissano mentre lancia sassi anche a volto scoperto, poi con quegli occhialini da piscina che sono segno che lui o altri prevedevano per quella mattina il lancio di lacrimogeni. Nella perquisizione vengono trovati occhialini e abiti che indossava.
La Cecur è riconosciuta mentre lancia sassi,  sono stati sequestrati abbigliamenti come quelli rappresentati nella fotografia, era sulla canna della ramaT ed è stata vista in un momento in cui il fazzoletto le era sceso nella concitazione. Lancia sassi ed è fotografata in questi momenti in quest’azione.
Stesso discorso per la signora Avossa, quella che più strenuamente ha escluso il suo riconoscimento, ma hanno già detto bene il PM etc.. sulle manifestazioni irritative che tutti hanno descritto nella circostanza (questione palpebre).. MA non solo è stata fotografata, è stata anche riconosciuta da più ispettori, con circostanze che permettono una visione del volto ben più ampia di quelle sommarie che possiamo avere noi dalle fotografie.Che questo soggetto lanci sassi è indiscutibilmente provato dal DVD, nell’orario in cui c’è stato il momento peggiore per i lanci. I testi a difesa si sono rilevati non significativi e le dichiarazioni spontanee dell’imputata hanno confermato da parte sua la presenza, la fierezza del riconoscersi in ogni atto compiuto da altri in quella circostanza, limitando la propria pretesa di essere esonerata dalle responsabilità penali al fatto di non essere lei la donna fotografata ed esaminata.
Concludo chiedendo che venga affermata la penale responsabilità degli imputati (vedi sopra), con riferimento ai capi 1,2, violenza a pu e lesioni aggravate, condannati alle pene di legge, dichiarati in solido per i danni da quantificare e liquidare in separata sede. Provvisionale immediatamente esecutiva 5000 euro per Fusco e 3000 per Centomani.  Richiesta la condanna alle spese.

 

L’udienza termina alle 13:38. I conti fatti rispetto alle cifre dichiarate (mancano quelle del SAP e di LTF, depositate in cancelleria), è di 1.862.000 Euro. Mancano anche le spese processuali…
Prossima udienza martedì 28, la parola alle difese (le udienze saranno nuovamente aperte al pubblico, fatta eccezione per i tre imputati espulsi fino a fine processo)

Simonetta Zandiri – TGMaddalena