Ferrero

Prognosi incongrue e sproporzionate, secondo la consulenza del medico legale che analizza referti e testimonianze dei tanti agenti  “feriti” nelle giornate del 27 giugno e del 3 luglio. Poi la parola passa agli imputati, per le dichiarazioni spontanee.

Sono le 9:15, inizia l’appello imputati, legali, parti civili.
L’udienza del 30 settembre viene spostata al 7 ottobre.

Entra il primo teste, dott. Luca Ferrero, medico chirurgo specialista medicina legale presso l’ASL TO3 di Rivoli. Con l’acronimo PS si intende, di seguito, Pronto Soccorso.
Avv Vitale: ha esperienza di consulenze giudiziarie?
Teste si, mi sono specializzato nel ’99
Avv : ha avuto modo di vedere la documentazione relativa a questo processo?
Teste: si
Avv: la documentazione che lei ha visto è relativa alle lesioni, di che documentazione si trattava?
Teste: prevalentemente di certificazioni di pronto soccorso, specialistiche, esami strumentali o altri certificati medici redatti dai medici dei corpi di polizia, guardia di finanza a seconda dell’appartenenza del corpo.
Avv: quindi lei si è basato sulle sue conoscenze scientifiche?
Teste: si, accertamento del nesso causale su quanto diagnosticato e la durata della prognosi e ho preso visione anche della testimonianza resa in dibattimento
Avv: partirei con le posizioni che lei ha esaminato, partiamo con i fatti del 27 giugno, il signor Luigi Angelini
Presidente: che i nomi siano chiari…
Avv : Angelino Luigi. Ecco, ci vuole dire cos’ha potuto esaminare?
Teste: Non c’è documentazione medica, dalla testimonianza emerge che il soggetto è stato colpito da un sasso al casco, dichiara di essere stato visitato all’ospedale di Susa il 27, diagnosi distorsione e distrazione 7 giorni, poi altri 23 giorni dal medico della polizia, complessivamente 30 giorni. Dal punto di vista medico legale i traumi distorsivi al rachide cervicale sono quelli classici,  per potersi verificare richiedono un movimento di pre estensione molto violento, brusco, ma pare piuttosto difficile che un sasso … che ha colpito il casco possa determinare questo tipo di lesione. Non c’è documentazione medica di nessun tipo, in ogni caso la prognosi di 30 giorni è completamente incongrua e sproporzionata rispetto a quello che si verifica di norma, le contusioni semplici richiedono una decina di giorni, le distrazioni anche lievi 10-15 giorni, quindi c’è anche una prognosi incongrua e sproporzionata rispetto alla diagnosi presunta.
Avv: produrrei l’esame per poter verificare. Lei diceva di questa sua considerazione, ci vuole spiegare cos’è la distrazione del rachide?
Teste: è un trauma tipico, il classico colpo di frusta, iperflessione che comporta uno stiramento della muscolatura e delle strutture legamentorie, di fatto una distrazione-distorsione che, quando c’è sufficiente energia cinetica può determinare una sintomatologia tipica nausea, vertigine, stiramento delle radici dei nervi spinali, quindi normalmente è caratterizzata da dolore al collo e contratture muscolari, normalmente si risolvono se non ci sono complicanze come lesioni ossee o nervose, nell’arco di 10-15 giorni.
Avv: quindi se ho ben compreso la distrazione non è causata da un colpo in testa ma da una forza cinetica che fa spostare il corpo della persona, non tanto il capo…
Teste: esatto, di solito è un meccanismo tipicamente diretto e indiretto, una pietra sul casco più facilmente determina un trauma di tipo contusivo

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Avv: una pietra, un oggetto che dovesse colpire lateralmente il capo di una persona potrebbe causare la distorsione del rachide ?
Teste: no, ipotizzando che deve avere una certa dimensione e peso, per dare una lieve distorsione o distrazione deve colpire almeno frontalmente, non lateralmente
Avv: tornando alla durata della malattia, lei ha detto normalmente sono 10 – 15 gg, può spiegare perché e quali sono le possibili complicanze?
Teste: questa è la regola generale biologica dei fenomeni riparativi, normalmente non ci sono neanche fenomeni emorragici, si risolvono in 7-10 giorni, quando c’è distrazione c’è un lieve stiramento che richiede processi riparativi canonici che hanno una cronologia ben stabilita e ben precisa che normalmente si risolve in 10 giorni, lo stesso discorso vale per la sintomatologia dolorosa legata ai fenomeni riparativi. Le complicanze sono fratture, in casi di trauma molto violenti, e lesioni delle terminazioni nervose che richiedono anche esami strumentali precisi, una visita neurologica o altri esami cone risonanza magnetica, una tac, quando sono complicate.
Avv: quindi se ho ben compreso le complicanze sono tutte scientificamente accertabili?
Teste: si, sono tutte scientificamente accertabili
Avv: lei dice che normalmente sono 10-15 giorni, quindi in assenza di queste complicanze una prognosi di 3-4 volte tanto è impossibile?
Teste: direi scientificamente impossibile.
Avv: lei ha visitato il signor Ascione Luigi, ha avuto modo di visitare qualcuno di questi soggetti?
Teste: no, non ho visitato nessuno, tenuto conto del tempo trascorso sarebbe stato del tutto inutile
Avv: parlavamo di Ascione luigi.
Teste: risulta un cercato di PS del 27, diagnosi di contusione della spalla sinistra, distrazione rachide cervicale, prognosi 10 giorni. Sostiene di essere stato colpito da una pietra o un bullone, la spalla sinistra, e da un grosso masso o un estintore alla schiena. Di essere stato visitato da altri medici specialisti e di essere stato in malattia per tre mesi, rientro in servizio a settembre. Anche qui vale il discorso analogo, per quanto riguarda… da un punto di vista medico legale, è molto discutibile. Anche qui vale il discorso di prima, si tratta di un colpo di frusta che richiede un’energia cinetica importante come quelli da incidente stradale,  quando la sollecitazione dinamica è molto importante. In questo caso non c’è documentazione medica, c’è il certificato di PS ma la prognosi totale risulterebbe di 91-92 gg, non c’è documentazione relativa a questo prolungamento oltre quella di PS che è di 10 gg, quindi anche in questo caso la prognosi è completamente incongrua e sproporzionata, anche qui vale il discorso di prima, le contusioni si risolvono completamente in 10 giorni, mentre anche nel caso di una lieve distrazione del rachide cervicale siamo sempre a 15 giorni come prognosi totale.
Avv: torno un attimo alla distorsione del rachide: una lesione di questo tipo può essere causata da una caduta, da un urto della persona contro un oggetto fisso o un’altra persona?
Teste: si, questo è possibile perché si può, se l’urto è molto importante, avere una situazione simile anche se lieve, il colpo di frusta in questo caso sarebbe un tamponamento tra persone, anche una caduta è lo stesso
Avv : quindi se io sto correndo e chi corre davanti a me si ferma e lo urto potrebbe causare un colpo di frusta?
Teste: una forma lieve, ma è possibile in questo caso
Avv: si parlava anche delle contusioni, ha detto che la guarigione arriva in circa 10 giorni, ci può spiegare?
Teste :la contusione è l’effetto da trauma da corpo contundente, in questo caso è la classica contusione cutanea, sottocutanea, in questo caso comporta un travaso traumatico… con un assorbimento progressivo completo che normalmente si risolve in 7 giorni, massimo 10 giorni, con le classiche modificazioni cromatiche che ognuno può vedere sulla propria cute, il passaggio dalla colorazione iniziale violacea, verdastra, fino alla scomparsa, che si risolve in 10 giorni al massimo.
Avv: fa riferimento anche alla scomparsa di modificazioni cromatiche? Quindi la funzionalità può essere anche precedente?
Teste: si, la limitazione funzionale può durare 7-10 giorni
Avv: quindi anche una contusione in assenza di complicanze… quali possono essere le complicanze?
Teste: più che complicanze la contusione può essere profonda, quindi determinare la formazione di ematomi, anche questi sono tutti scientificamente accertabili, richiedono esami ecografici o di altro genere , scientificamente accertabili
Avv: sono lesioni che dovrebbero essere diagnosticate subito o possono emergere successivamente?
Teste: quando la contusione è importante dovrebbe essere valutata subito, oltre agli RX si fanno anche ecografie della parte muscolo-tendinea
Avv: lei ha visto che abbiamo un certificato di PS piuttosto scarno, in presenza di lesioni di questo tipo il protocollo prevede questi esami?
Teste: si, prevede anche visite specialistiche ed esami strumentali non di routine come l’RX ma specifici.
Avv: quindi questo vale in via generale ovviamente, perché non si lamentano lesioni di questo genere in capo al signor Ascione, se vi è una frattura deve essere necessariamente rilevata al PS?
Teste: normalmente si.
Avv. il signor Belardinelli ENRICO
Teste: certificato di PS del CTO, distorsione primo grado caviglia sinistra e contusione metacarpo polso sinistro, la prognosi è 20 giorni, da testimonianza risulta che il soggetto è stato poi visitato con prolungamento malattia altri 30 giorni. Anche in questo caso la prognosi di 50 giorni, appare di fronte alla diagnosi incongrua e sproporzionata, anche qui stesso discorso. Le contusioni, anche con ematoma, si risolvono in 10 giorni. Le distorsioni della caviglia, qui siamo a distorsione di primo grado, quindi lieve, guariscono in massimo 20 giorni.
Avv.: quindi mi sembra sia lamentata una distorsione. Come può essere cagionata? Un colpo….
Teste: no, non è mai da trauma contusivo diretto ma sempre trauma contusivo indiretto, chiamato normalmente la storta, il soggetto inciampa da qualche parte, è uno stiramento
Avv: signor CENTOMANI CIRO
Teste: risulta un pronto soccorso CTO, diagnosi ematoma contusivo polpaccio sinistro, prognosi 10 giorni, dalla testimonianza risulta invece una prognosi di 37 giorni. Anche in questo caso la prognosi NON DOCUMENTATA è da ritenersi incongrua e sproporzionata. Anche qui le contusioni si risolvono in 10-15 giorni, quindi la prognosi del PS è più che corretta.
Avv: Qui abbiamo un referto ecografico che parla del polpaccio, esteso ematoma intramuscolare, di cosa si tratta?
Teste: come dicevo prima l’estensione dell’ematoma ha comportato un approfondimento diagnostico con ecografia che dimostra ematoma contusivo, che giustifica l’allungamento della prognosi da 10 a 15 come è stato fatto al PS, ematoma profondo richiede un po’ più di tempo per assorbimento, e dai 10 giorni classici si passa ai 15.
Avv. Signor COLACICCHIO
Teste risulta un certificato di PS diagnosi di frattura scomposta prima falange pollice destro, la frattura è stata ridotta con gesso, prognosi 35 giorni. Dalla testimonianza emerge prognosi complessiva di 100 giorni prolungata da medico della polizia, anche in questo caso la prognosi dichiarata non è documentata da certificazione medica oltre quella iniziale ed è anch’essa incongrua e sproporzionata. Trattasi di frattura, anche se scomposta, della falange del pollice, quando non sono complicate queste fratture guariscono in 30-35 giorni come indicato nella prognosi iniziale del PS.
Avv: venendo un attimo all’eventuale prosecuzione della malattia, per poter affermare che la malattia non è ancora guarita, sono necessari esami strumentali nel caso di contusioni o in caso come questo?
Teste: nel caso delle fratture dopo la rimozione del gesso si fa una radiografia di controllo per la valutazione clinica della formazione del callo osseo se la frattura è consolidata, si ritiene la quasi completa guarigione, di solito può seguire un breve periodo di convalescenza, in questo caso è una frattura del pollice, quindi il primo dito della mano, sicuramente può allungare ancora di 15-20 giorni al massimo la prognosi totale.
Avv: quindi per verificare , affermare oggi se quella lesione abbia avuto durata maggiore sarebbe necessario un esame successivo dopo 15 giorni?
Test:e esatto, un rx di controllo, una visita ortopedica, eventualmente fisiatrica per eventuale riabilitazione
Avv. : FUSCO DOMENICO [ ndr interessante ricordare la sua testimonianza, riportata con grande enfasi da alcuni media, ne cito uno perché possiate farvi un’idea, “Il giornale del Piemonte”]
Teste: per il signor Fusco risulta certificato PS del CTO, del 27, lesione apparato estensore, prognosi 40 giorni, lesione tendinea, estensore del lunare sinistro, di solito da contusione violenta. Di solito richiede l’applicazione di un tutore che viene mantenuto 6 settimane, e comporta poi una successiva convalescenza di circa un mese come indicato dal certificato di pronto soccorso.  Da testimonianza risulta ulteriore prognosi di 76 giorni oltre quella documentata, quindi siamo a 116 giorni complessivi, non c’è documentazione relativa a questo prolungamento, anche in questo caso anche la prognosi di 116 giorni è del tutto incongrua e sproporzionata, questo tipo di lesioni normalmente si risolvono come è stato correttamente previsto dal PS, in 60 giorni, 40 giorni di tutore… diciamo massimo 70 giorni, ma non certo 116 giorni che sono eccessivi.
Avv: ecco, in questo caso di lesioni tendinee quali sono le possibili complicanze?
Teste: possono essere soprattutto legate ad un mancato consolidamento del tendine che può rimanere parzialmente o completamente rotto, possono esserci aderenze, possono esserci lesioni di altro genere, anche queste sono tutte accertabili e richiedono visite specialistiche, in questo caso ortopediche, fisiatriche o anche neurologiche a seconda del problema, esami strumentali che evidenziano il problema.
Avv: sig. MADUCCIO?
Teste per Maduccio risulta un certificato del 26/6, diagnosi frattura scapola destra, prognosi 30 giorni. La prognosi complessiva dichiarata è di 108 giorni , non  documentata per la parte successiva al PS, anche questa appare incongrua e sproporzionata, le lesioni come queste non danno di solito esiti permanenti salvo documentazione medico legale che dimostra la persistenza di sintomatologia dolorsa, di solito dovuta al mancato consolidamento, ad un callo osseo, tutti problemi documentabili strumentalmente.
Avv :Vuole spiegare cosa sono le fratture scapolari, articolari?
Teste in questo caso la frattura interessa il corpo della scapola, una parte che sta al di fuori dell’articolazione che interessano la scapola, normalmente le fratture danno postumi perché non interessano le articolazioni..

Avv signor GIANLUCA ALAIMO?
Teste: ALAIMO risulta certificato del Martini di Torino, sia del 3 che del 4 luglio, il primo riporta diagnosi di trauma contusivo ginocchio destro, la prognosi  è di 8 giorni, poi prognosi complessiva, documentata, 24 giorni. In questo caso anche se la prognosi è documentata, soprattutto nella parte successiva, quella iniziale, appare incongrua e sproporzionata, trattandosi di contusioni anche se multiple le contusioni vanno a guarigione in una decina di giorni, quindi una prognosi di 24 giorni è piuttosto incongrua.
Avv :nei certificati rilasciati dal medico del reparto vi è indicazione di trauma policontusivo, ci vuole spiegare?
Teste: è una diagnosi generica, non è specificato il motivo per cui è stato prolungata la prognosi, se son stati chiesti degli accertamenti, se sintomatologia dolorosa… andrebbe indicato il motivo della prosecuzione, una visita medica, oltre alla sintomatologia occorre un quadro strumentale che verifichi la situazione oggettiva per motivare la prosecuzione
PM :Alaimo gianluca?
Teste: si, ALaimo Gianluca.
Avv: AMATO ANGELO?
Teste: risulta pronto soccorso del 3/7, diagnosi verosimile (quarto dito mano sinistra) l’esame radiografico evidenzia minima irregolarità per la quale non si può escludere (?), prognosi 10 giorni. Poi c’è ulteriore certificato CTO, prognosi 12 giorni. Poi certificato questura di Salerno, per un totale di 65 giorni. Dalla testimonianza emerge invece una prognosi complessiva di 85 giorni, che tra l’altro è documentata solo per 65 giorni a livello documentale, appare anche qui incongrua e sproporzionata. Qui inizialmente c’era un dubbio infrazione poi confermato successivamente, l’esame parlava di minima irregolarità corticale, infrazione limitata alla superficie esterna dell’osso, cioé la parte corticale, quindi minima, normlamente queste fratture guariscono in circa 20 giorni, è stata posizionata una stecca prognosi iniziale 10, poi 18, arriviamo a 30 giorni, non ci sono complicanze che giustifichino l’allungamento della prognosi a 85 giorni.
Avv :Sig. LUIGI ARZANO
Teste: il sig. Arzano risulta un certificato di PS del 3/7, la diagnosi è contusione gomito sinistro, prognosi 6 giorni. Nella testimonianza emerge che il soggetto è stato colpito da pietra, un piccolo razzo al braccio sinistro, si è assentato dal lavoro per 20 giorni complessivi. Anche qui la prognosi di 20 giorni non è documentata da certificazione successiva, quella di PS parla di 6 giorni, appare incongrua e sproporzionata, anche qui le contusioni si risolvono in 10 giorni. Qui viene segnalata una piccola ferita molare (?) probabile sia una piccola ferita lacera che non ha richiesto sutura e che non cambia la prognosi delle contusioni classiche che è sempre 10 giorni
Avv: i punti di sutura devono essere indicati?
Teste: si, è un intervento di tipo chirurgico e quindi deve essere refertato anche con i punti dati e richiede un controllo successivo
Avv: lei dice che era una piccola ferita lacero, anche sulla base delle dichiarazioni?
Teste: si, viene riferito trauma contusivo quindi la ferita è quasi sicuramente di natura lacero contusa come classico in questi casi.
Avv: signor LUIGI BASILE
Teste: il Sig. Basile risulta la documentazione di PS del 3 luglio con diagnosi di policontusione la prognosi è di 10 giorni, un esame radiografico del rachiede lombo-sacrare che evidenzia una contusione, risulta anche una visita ortopedica, è riportata una risonanza magnetica del rachide che è quella di cui non ho visto… Da testimonianza resa in dibattimento il soggetto riferisce di essere stato colpito da vari massi, di avere avuto una prognosi di 63 giorni complessivi e di avere avuto il risarcimento complessivo delle spese mediche. Ci sono riportati a livello strumentale dei fenomeni legati al trauma come la riduzione della lordosi lombari, o la contrattura del trapezio, mentre sono evidenziati anche problemi pre esistenti come la riduzione dello spazio discale 561, tipica discopatia, sicuramente cronica, con peduncoli corti costituzionali, altra zona anatomica congenita, trattasi in questo caso di lesioni sicuramente preesistenti al trauma che non hanno nessun rapporto causale, sono fenomeni degenerativi su base artrosica, precedenti al trauma, legati anche ad aspetti costituzionali. Dal punto di vista medico legale anche qui la prognosi di 63 è ingiustificata, eccessiva, anche in presenza delle patologie pre esistenti, la preesistenza di patologie può allungare la prognosi iniziale che in questo caso era una contusione di 10 giorni, può essere allungata  per una ventina di giorni ma non certo di 60 giorni. Anche in questo caso si tratta di lesioni contusive e per definizione non possono determinare danni permanenti, il danno grosso è preesistente, ed è di natura non traumatica ma degenerativa.
Avv: ecco, in considerazione delle altre patologie preesistenti, le algie, la contrattura, possono avere origine traumatica o anche diversa origine sulla base della documentazione che lei ha?
Teste: inizialmente sono legate al trauma, mentre invece tardivamente sono legate… riferibili ai problemi vertebrali, che sono di tipo degenerativo, che possono avere allungato la prognosi del trauma ma non dipendono dal trauma.
Avv: MARCO BRATTI?
Teste: per BRATTI risulta certificato della polizia di stato del 4 luglio, ferite da taglio, risulta dalla testimonianza che il soggetto è stato colpito da una catena. Qui il problema è che si parla di ferita da TAGLIO, che però è una diagnosi in disaccordo con quanto dichiarato, una ferita da taglio non può essere dichiarata da un colpo contundente come una catena, per definizione le ferite da taglio sono da armi con lame taglienti, vetri o altri materiali che hanno spigoli vivi, quindi che hanno azione tagliente. Non c’è compatilità con la diagnosi di ferita da taglio e quanto dichiarato.
Avv: il signor CACCIAPOTI LORENZO?
Teste: risulta certificato PS del CTO del 3/7 con diagnosi di contusione mano destra, prognosi 5 giorni. Dalla testimonianza emerge invece che il soggetto ha avuto prognosi di 30 giorni, visita ortopedica, risonanza magnetica, risarcimento per inabilità temporanea. Anche qui la prognosi di 30 giorni non è documentata, ed è del tutto incongrua e sproporzionata. Si tratta di una contusione che va in guarigione completa in 10 giorni, la previsione iniziale era 5 quindi molto lieve, non ci sono postumi permanenti, per definizione le contusioni non danno postumi permanenti.
Avv: lei ha detto che la prognosi iniziale è significativa, 5 giorni?
Teste: si, significativa del fatto che la contusione era molto lieve, le contusioni più importanti hanno almeno 10 giorni…5  è veramente minima.
Avv: CALEFATI GIOVANNI
Teste: Calefati non risulta documentazione medica, almeno a me che ho visionato, dalla testimonianza emerge che il soggetto è stato colpito da pietra, spalla e piede, visitato al Martini di Torino, diagnosi trauma contusivo piede sinistro e torace, prognosi 10 giorni, guarito dopo 27 giorni. Dal punto di vista medico legale non c’è alcuna prova documentale della diagnosi e della prognosi, in ogni caso una prognosi di 27 giorni appare del tutto incongrua e sproporzionata.., si sarebbe dovuta risolvere in 10 giorni.
Avv: atteso che il PS attestava il trauma contusivo vuol dire che di questo si trattava
Teste: si, anche la prognosi riferita è compatibile con il trauma contusivo, 10 giorni, quella corretta per un trauma contusivo semplice
Avv: CECCARELLI MICHELE
Teste: certificato di PS del 3/7 frattura mediale primo dito mano dx, 5 giorni. Frattura di un osso accessorio del dito, ci sono diverse caratteristiche individuali, è un osso in più rispetto alle ossa delle dita, della falange. La prognosi come dicevo è 25 giorni, il signor Ceccarelli riferisce di essere entrato in servizio il 20/8, la prognosi quindi è 40 giorni, non documentata da certificazioni ulteriori, prognosi incongrua e sproporzionata, questo tipo di fratture normalmente in 20-25 giorni vanno a guarigione e non richiede neanche applicazioni di gessi, stecche o altri apparecchi di mobilizzazione.
Avv: signor CERALDI LUCA
Teste: per CERALDI non risulta documentazione medica, dalla testimonianza emerge che il soggetto è stato colpito da sassi al piede sinistro, visitato a orbassano, diagnosi trauma contusivo, prognosi 7 giorni, ulteriore prognosi da ospedale militare per 60 giorni. Non ci sono prove documentali, la prognosi complessiva è di 60 giorni è incongrua e sproporzionata, trattasi di banale trauma contusivo, la prognosi è di 7 giorni e guarisce di norma in 10 giorni.
Avv: in assenza di esami strumentali visibili da parte del consulente è possibile accertare il nesso di causalità tra l’evento come descritto e una indicazione generica del certificato di PS?
Teste: in completa assenza di documentazione medica l’unico modo è visitare la persona nel giro di pochi giorni dal trauma, per valutare riscontro di ecchimosi o un reperto obiettivo, quindi qui in questo caso l’unica cosa che possiamo dimostrare la lesione è la documentazione medica.
Avv: quindi anche un esame obiettivo sarebbe stato utile ai fini della ricostruzione?
Teste: si, non fatto adesso ma fatto all’epoca.
Avv: CILIONE FRANCESCO
Teste: il signor CILIONE risulta certificato PS del Mauriziano del 3/7, prognosi 15 giorni, trauma polso sinistro, poi GdF licenza convalescenza giorni 30. Dalla testimonianza il soggetto riferisce di essere stato colpito da sasso con prognosi di 30 gg complessivi. Prognosi che appare incongrua e sproporzionata trattandosi di una semplice contusione, qui tra l’altro la diagnosi è TRAUMA POLSO SINISTRO quindi non viene specificata ma si deduce dai 15 giorni che si tratta di contusione, che guariscono nell’arco di 10 giorni… qui non è riportato ematoma.
Avv: nella documentazione, in particolare della dichiarazione medica del reparto medico GdF Piemonte, è indicato “infermità omissis” poi vi sono varie voci che possono essere crocettate ed è crocettato “licenza convalescenza giorni 30”, sono le uniche indicazioni leggibili, da queste lei riesce a riportare a quell’evento la richiesta di convalescenza?
Teste: mancando la diagnosi non è possibile stabilire, l’unico è il criterio cronologico, la data, la convalescenza è il periodo successivo alla guarigione, non fa parte dello stato di malattia ma è convalescenza, che appare comunque eccessivo per il tipo di lesione subita.
Avv: DANNA ANTONIO
Teste: risulta un certificato di PS del CTO con diagnosi di frattura composta base primo metacarpo mano destra con applicazione di gesso, 35 giorni. Poi diagnosi a Napoli con prognosi complessiva di 89 giorni, confermata dal soggetto nella testimonianza. Sotto il profilo medico legale questa prognosi di quasi 90 giorni per quanto documentata appare del tutto incongrua, le fratture delle ossa metacarpali in capo a 30 giorni vanno incontro a guarigione completa, qui siamo invece a 90 giorni quindi… prognosi TRIPLICATA.
Avv: lei ha detto che è documentata, ma è anche motivata la prosecuzione della prognosi?
Teste: qui non ci sono motivi … una frattura di questo tipo può subire una prosecuzione se c’è una complicanza, per esempio una mancata formazione di callo osseo, etc , ma richiederebbe visite ortopediche, fisiatriche ,accertamenti strumentali che non risultano.
Avv: DAURIA FRANCESCO
Teste risulta certificato del CTO, diagnosi cervicalgia, prognosi 7 giorni, poi diagnosi ufficio medico PS polizia di Taranto, prognosi complessiva 33 giorni, in testimonianza ha riferito di essere stato colpito da una pietra sul casco. Anche qui la diagnosi poco specifica di cervicalgia è una sintomatologia soggettiva, più che una diagnosi. Posso desumere che si tratta di un trauma contusivo distursivo, ma è sempre il discorso del colpo di frusta che richiede energia cinetica importante come negli incidenti stradali. In ogni caso ipotizzando si tratti di un trauma distorsivo.. trauma che non ha comportato la perdita di coscienza, anche la prognosi di 33 giorni, nonostante sia documentata, non è congrua, perché lievi distrazioni e contusioni vanno a guarigione completa nell’arco di 10 giorni.
Avv.: DAPICE ANDREA
Teste: certificato di PS del CTO, contusione mano destra, prognosi 7 giorni. Poi successiva prognosi fino al 27, da polizia di torino, complessivamente 25 giorni. Da testimonianza risulta prognosi complessiva 33 giorni. In ogni caso dal punto di vista medico legale è incongruo e sproporzionato, trattandosi di una semplice contusione della mano che richiede al massimo 10 giorni per guarire.
Avv: guardando in questo caso la documentazione proveniente dal reparto, noto che abbiamo il 14 una certificazione in cui si dice “giudizio medico legale altri 5 giorni”…. nella prosecuzione successiva, i giorni da 18 diventano 10, è spiegabile come mai inizialmente vi è una prosecuzione inferiore, dopo è maggiore, a fronte della stessa voce?
Teste: si, possibile ma deve essere specificato perché c’è una ulteriore prosecuzione rispetto alla precedente, almeno a livello obiettivo le motivazioni (complicanze di tipo osteo articolare, legamentose, che richiedono visite specialistiche e accertamenti strumentali)
Avv: quindi nel momento in cui si dice solo “è stato visitato, postumi”, vuol dire che è solo un atto di certificazione
Teste: diciamo che il medico si è limitato a scrivere una diagnosi, con una terminologia anche non corretto dal punto di vista medico legale perché postumo è l’esito PERMANENTE, quindi stabilizzato, e si valuta ad almeno 4 o 6 mesi dall’evento, posto che le contusioni NON DANNO POSTUMI quindi utilizzato impropriamente dal punto di vista clinico, non ha nessun significato obiettivo il termine postumo.
Avv: DE MATTEO LUIGI
Teste: certificato PS del San Luigi, diagnosi policontusione, prognosi 10 gg, da testimonianza resa emerge invece che il soggetto riferisce di non avere più ripreso servizio fino al 16 -10 data in cui è stato riformato. La prognosi successiva dichiarata è di 106 giorni, non è documentata, dal punto di vista medico legale è del tutto incongrua e sproporzionata, normalmente richiede i soliti 10 giorni, trattasi di trauma contusivo semplice che di solito non dà postumi permanenti, che devono invece essere accertati da un punto di vista medico legale, si parla di dolori, mal di testa, disturbi dell’umore, alquanto vaghi come sintomatologia riferita, non c’è documentazione specialistica…
Avv: DI TINCO NICOLA
Teste: qui abbiamo una diagnosi OMISSIS, diagnosi escoriazione, prognosi 8 giorni. Per quanto riguarda la prognosi iniziale non c’è certificazione medica di PS, non risulta, il certificato della polizia di stato NON riporta una DIAGNOSI specifica ma solo la prognosi, la visita ortopedica di agosto parla di una gonalgia, quindi un problema al ginocchio sinistro, con una sintomatologia che farebbe pensare ad un trauma di tipo distorsivo, del tutto in disaccordo con quanto riferito in testimonianza, si parla di trauma contusivo da corpo contundente non specificato sulla gamba sinistra, quindi in una sede anatomica diversa rispetto a quella relativa alla gamba, non è il ginocchio. Del resto la prognosi iniziale di 10 giorni è compatibile con la contusione della gamba, mentre dopo si parla verosimilmente di trauma distorsivo al ginocchio che ha una prognosi diversa.
Avv: il colpo da parte di un oggetto al ginocchio non può causare una distorsione?
Teste: la distorsione richiede uno spostumento come avviene appunto… sono legate a meccanismi indiretti, anche qui se il soggetto è inciampato, lo spostamento ha un nome, che stirano…
Avv: lascerei un attimo proseguire il collega melano e riprendo subito dopo
Avv Melano: BARCARO SIMONE
Teste: sempre 3 luglio (si). Risulta un certificato di PS regione veneto, trauma cranico lieve, prognosi 5 giorni. Successivo certificato di PS ASL 17 regione veneto 8/7 diagnosi trauma contusivo all testa, prognosi 3 giorni. Certificato medico curante 11/7, prognosi complessiva 18 giorni. Dalla testimonianza emerge che il soggetto riferisce di essere stato colpito da una pietra sul casco e di avere avuto una prognosi complessiva di 20 giorni. Sotto il profilo medico legale si parla di una piccola escoriazione perietale riscontrata… il capo era secondo la testimonianza protetta dal casco quindi è assolutamente possibile che un corpo contundente abbia provocato escoriazione con il casco…

(ore 10:47, mi prendo una pausa… )
Rientro alle 11:04, il consulente continua analizzando ogni singolo referto dei tanti feriti che abbiamo ascoltato nelle prime udienze. La valutazione è sempre la stessa, prognosi eccessive e non documentate scientificamente.

Teste: IANNONE, contusione al braccio, prognosi 14 giorni. Soggetto riferisce risarcimento per inabilità temporanea e lamenta tuttora disturbi al braccio. In questo caso per i postumi trattasi di una contusione con ematoma, non dà mai per definizione postumi permanenti, tant’è vero che l’assicurazione non ha risarcito esiti permanenti ma solo quelli temporanei, quindi riferisce di lamentare ancora disturbi al braccio ma non c’è documentazione che giustifichi o provi l’esistenza di postumi che di solito non si hanno mai in caso di contusioni.
Avv: in sede di testimonianza è stato riferito che vi era stato un muscolo lacerato
Teste: questo è compatibile con un ematoma, anche se la lacerazione muscolare richiederebbe esami strumentali specifici come l’ecografia quindi non è tanto una distrazione muscolare ma un ematoma…
Avv: ma una lacerazione muscolare del muscolo è rilevabile in sede di PS?
Teste: si, normalmente si perché la lacerazione muscolare determina oltre che una sintomatologia dolorosa più spiccata anche un’alterazione del profilo anatomico del muscolo obiettivabile, e spinge il medico intervenuto a fare quanto meno un’ecografia per valutare l’effettiva lacerazione del muscolo  o il travaso emorragico dovuto a lesioni vascolari che comporta la formazione di un ematoma.
Avv: IANNUZZO ANTONIO
Teste: certificato PS del Martini, diagnosi contusione caviglia sinistra e dito uno mano sinistra, prognosi 8 giorni, poi secondo certificato del Martini con diagnosi di acufeni post trauma da scoppio che conferma la prognosi di 8 giorni, poi certificato PS, prognosi fino al 4 agosto 2011. C’è anche risonanza magnetica del 15 luglio, postumi lesioni distrattiva di modesta entità legamento pironeo, successiva documentazione ortopedica esiti distorsione tibio-tarsica sinistra. Da testmonianza emerge che il soggetto è stato colpito ripetutamente da pietre e investito da bomba carta vicino ai piedi, prognosi totale 52 giorni, risarcito, lamenta ancora dolori alla gamba sinistra. Dal punto di vista medico legale non c’è compatibilità … si parla inizialmente di contusione caviglia sinistra, mentre solo successivamente con la risonanza si parla di lesione distrattiva, che non è compatibile né con trauma contusivo, sia diretto che indiretto, si tratta di lesioni da colpi contundenti che non possono avere determinato una lesione di tipo distrattivo come quella del legamento peroneo, è la classica lesione da storta del piede, richiede una dislocazione violenta e brusca dei capi articolari della caviglia che vanno a ledere… anche se lievemente i legamenti, in questo caso il legamento peroneo anteriore.
Avv: le chiedo solo su questo punto, la risonanza magnetica è del 15 luglio, 12 giorni successiva, anche in considerazione di questo si può affermare che c’è un nesso di causalità tra la pietra e la distorsione?
Teste: non c’è nesso causale tra lancio di una pietra, trauma contusivo, e lesione di tipo distrattivo. Una pietra che colpisce il tendine in maniera violenta non determina una distrazione del tendine ma al limite una rottura completa, la distrazione richiede uno stiramento come è tipico delle storte.
Avv: Lei è ingrado di certificare se la prognosi è stata imputata all’uno o all’altro trauma?
Teste: 52 giorni  in ogni caso sproporzionato, sia per una contusione che per una distrazione tibio-tarsica, normalmente 10 giorni le contusioni e 10-15 giorni per le distrazioni di caviglia, è verosimile che la prosecuzione sia legata alla distrazione ma è comunque eccessiva.
AvV: LENA FABRIZIO
Teste: per il signor LENA risulta certificato PS del CTO con contusione lesione calcagneare destro, prognosi 7 giorni. Dalla testimonianza risulta prognosi 25 giorni più ulteriore licenza 30 giorni. Questa prognosi non è documentata da alcuna certificazione, è del tutto incongrua e sproporzionata sempre per il motivo che le contusioni sono guaribili normalmente in 10 giorni, qui è stata indicata per 7 giorni, contusione alquanto lieve
Avv: MACAGLIONE DANIELE
Teste MACAGLIONE risulta certificato CTO con diagnosi spalla, e trauma contusivo distorsivo rachide cervicale, prognosi 5 giorni. Il soggetto riferisce di essere stato colpito da oggetti imprecisati, prognosi conclusiva 22 giorni. Anche qui non c’è compatibilità tra quanto riferito (oggetti contundenti) e trauma contusivo distorsivo del rachide cervicale, il colpo di frusta degli incidenti stradali che richiede energia cinetica importante. Anche la prognosi di 22 giorni è eccessiva, sproporzionata, la prognosi iniziale era di 5 giorni quindi trauma molto lieve, non ci sono motivazioni documentali che abbiano un significato di prolungamento della prognosi.
AVV: Maglione Pasquale
Teste: il signor Maglione non risulta documentazione medica, il soggetto dice di essere stato colpito al piede sinistro, diagnosi trauma contusivo piede sinistro, poi ulteriore prognosi fino al 1 settembre 2011. Dal punto di vista medico legale sia la diagnosi che la prognosi non sono documentate, la prognosi è di 60 giorni, del tutto incongrua e sproporzionata, si parla di trauma conclusivo, quindi richiede i soliti 10 giorni per guarire completamente. Per il signor Maglione non c’è documentazione medica, e in testimonianza riferisce solo la prognosi complessiva dal 4/7 al 1/09, di 60 giorni.
Avv: in udienza aveva riferito di essere stato ferito da un masso al piede e di avere riportato trauma contusivo…
Teste: si, c’è completa incompatibilità con la prognosi
Avv: MATTEINI EMILIANO
Teste: certificato di PS del CTO prognosi 5 giorni. Dalla testimonianza emerge che il soggetto ha avuto prognosi di 30 giorni prolungata dal medico curante. Non è documentata, oltre quella dei 5 giorni di PS, ed è del tutto incongrua e sproporzionata per il tipo di lesioni riportate. Una contusione sicuramente lieve che può avere al massimo determinato una prognosi di 10 giorni.
Avv: avendo indicato contusione cos’ha voluto significare?
Teste: contusione indica semplicemente trauma da oggetto contundente, ecchimosi, non credo neanche un ematoma perché avrebbe avuto una prognosi superiore, di 10 giorni. Contusione indica semplicemente una generica ecchimosi
Avv: se vi è un ematoma deve essere indicato?
Teste: si, viene specificato perché comporta chiaramente un periodo di tempo superiore di assorbimento, che è sempre di 10 giorni.
Avv PENSABENE CRISTIANO
Teste: risulta certificato di PS del 3 luglio, diagnosi trauma acustico da esplosivo, irritazione congiuntivale. Risulta anche certificato PS di Livorno, prognosi 30 giorni, la certificazione dell’uff. sanitario della questura di Livorno prognosi fino all’8 febbraio 2012, prognosi di 221 giorni, anche visita cardiologica del 7 settembre, pressione da controllare, visite oculistiche del 16/12 2011, 20/2/2012 da cui emerge un visus ODV 10/10 naturali e OSV 10/10 con correzione e un’iperemia congiuntivale, un arrossamento della congiuntiva su base infiammatorie,Risultano anche visite psichiatriche nel dicembre 2011, disturbo post-traumatico da stress. E’ stata fatta anche una gastroscopia da cui risulta un’esofagite, un’ernia iatale. Dalla lettera liquidazione danni risulta la copertura di una polizza infortuni ina-assitalia un’inabilità temporanea totale di 55 giorni e una di 120 giorni al 70%. L’invalidità permanente valutata 15%. Il verbale del medico legale riporta queste conclusioni diagnostiche, postumi da trauma acustico, da inalazioni fumi tossici, e irritazione congiuntivale. Secondo il giudizio medico legale le infermità sono conseguenti al 3/7, 15% danno biologico. Nella testimonianza il soggetto riferisce di essere stato investito da uno scoppio di una bomba carta vicino al viso, cadendo a terra e di aver riportato la perdita dell’udito, nonché un calo della vista, l’erna iatale e l’ipertensione arteriosa. I postumi permanenti accertati in ambito assicurativo privato e pubblico sono un’ipocusia sinistra, modesti esiti da inalazione fumi tossici, una distrazione del rachide cervicale e un’irritazione congiuntivale. Per quanto riguarda il trauma acustico si tratta di ipocusia, non perdita di udito, gli altri disturbi riferiti dal soggetto non sono stati prontamente riconosciuti in quanto non riconducibili all’evento traumatico, il calo visivo non può essere in alcun modo conseguenza di un’irritazione congiuntivale perché trattasi di due patologie completamente differenti, una interessa il rivestimento dell’occhio esterno e la miopia è un problema del cristallino all’interno dell’occhio, non esistono miopie traumatiche accertate. L’ipertensione riferita come postumo è stato un mero riscontro occasionale, la visita cardiologica effettuata sia in data settembre 2011, sia dopo è risultata nella norma, mentre per l’ernia iatale, strumentalmente accertata, ma dipende da fattori diversi, è legato all’alimentazione. Anche il disturbo post traumatico da stress non è … è poco documentato, è molto difficile da valutare e da interpretare, ha una genesi incerta nel caso specifico, tant’è vero che non è stato preso in considerazione dalla commissione valutativa militare, che ha rilevato un esame neuro psichico nei limiti della norma,come riportato sul verbale.
Avv: senta, gli esiti.. dei fumi tossici, può essere determinata dai gas CS?
Teste: si è compatibile ma si parla di modesti esiti, con spirometria basale, funzionalità respiratoria normale.
Avv: l’irritazione congiuntivale può essere determinata dai lacrimogeni CS?
Teste si, anche questo può essere determinato dal contatto diretto delle congiuntive con l’aerosol dei gas…
Avv: l’erma iatale ?
Teste: è una lesione dello stomaco associata all’esofagite, malattia da reflusso gastrico esofageo, problema cronico
Avv: abbiamo nel certificato PS una distrazione del rachide cervicale, prognosi 15 giorni. Successivamente si parla di modesti esiti di distrazione del rachide cervicale, a distanza di 2 anni circa, è compatibile un esito a distanza di 2 anni?
Teste:  c’è anche una scarsa compatibilità con l’evento dichiarato, non ci sta tanto con un trauma esplosivo, che difficilmente dà questo tipo di lesione
Avv: Pippa Pasquale
Teste: contusione piede sinistro, prognosi 10 giorni. Successiva prognosi a Milano, contusioni multiple, sublussazione di 1.2 2.1 denti incisivi superiori e inferiori con frattura coronale, convalescenza giorni 20. La visita odontoiatrica successiva rivela frattura margine incisale elemento dentale 2.1, il certificato del medico curante riporta poi ulteriore prognosi per complessivi 39 giorni. Dalla testimonianza emerge che il soggetto è stato assente per 60-70 giorni, questa prognosi dichiarata non è documentata in modo continuativo, solo parzialmente dagli atti da me visionati, in ogni caso è incongrua e sproporzionata, le fratture dentali sono limitate in realtà allo smalto, quindi non complicate… quindi vanno incontro a completa guarigione nell’arco di 20 giorni.
Avv.: Il signor Pippa ha riferito di aver ricevuto un sasso in testa e questo colpo avrebbe determinato la chiusura improvvisa della bocca, è compatibile con la frattura?
Teste: sembra abbastanza difficile, soprattutto una frattura limitata, inizialmente si parlava di sublussazione di più elementi dentali ma la frattura è limitata ad un unico dente, quindi mi sembra un po’ difficile, diciamo che dipende anche dalle dimensioni del sasso, se indossava il casco….
Avv: chiederei al collegio, ci sono ancora 15 posizioni, se si può fare una pausa perché è più di dure ore che il consulente è sottoposto ad esame…
Il presidente accorda 10 minuti.

 

Teste: PUGLISI, anche qui 53 giorni prognosi complessiva è sproporzionata vista la prognosi iniziale di 7 giorni indicativa di contusione molto lieve. Anche in questo caso non vengono specificate le motivazioni per cui la contusione ha determinato una prognosi cosi’ lunga.. Non è scientificamente possibile che una contusione lieve della mano determini una prognosi di addirittura 56 o 57 giorni, non è assolutamente accettabile.
ROTUNDO ANGELO: risulta certificato PS del CTO diagnosi di trauma policontusivo e inalazione gas lacrimogeni, il soggetto riferisce di essere stato colpito sul petto da una pietra e sul braccio da una bottiglia di acido, prognosi complessiva 23 giorni. Dal punto di vista medico legale la riferita USTIONE dell’avambraccio NON E’ DOCUMENTATA in alcun modo, non è RIPORTATA nella certificazione di PS e anche in questo caso la diagnosi di 23 giorni è incongrua e sproporzionata trattandosi di trauma contusivo, 10 giorni massimo.
Avv: ma l’ustione da acido è immediatamente rilevabile?
Teste: si, in questo caso l’ustione da sostanze chimiche è rilevabile immediatamente e segnalata dal PS e richiede anche intervento specialistico del chirurgo plastico, richiede anche una precisa medicazione adeguata, ma il trauma policontusivo indica solo contusioni multiple, l’ustione è un trauma completamente diverso che richiede anche accertamenti diversi che non sono stati fatti. Il soggetto ha riferito un’estesa bruciatura che doveva essere quindi molto ampia… impossibile che non venga rilevata e che non richieda quanto meno una visita specialistica da parte di un chirurgo plastico che deve valutare intanto il grado di ustione, un diagnosi specifica, una terapia adeguata e dei controlli successivi.
Il sig. SCIALAPPA certificato CTO, senza perdita di coscienza, lamenta dolori, presenta tumefazione regione frontale, bendaggio elastico per 7 giorni. Dubbia amnesia lacunare per l’accaduto e infrazioni dentali multiple. Da certificazioni della polizia trauma cranico commotivo con prognosi 20 giorni. Certificato medico privato del 24 luglio, prognosi 20 giorni, certificazioni mediche ufficio questura di Palermo prognosi fino al 5/9, quindi totale 65 giorni, confermati dal soggetto che riferisce di aver avuto una prognosi complessiva di oltre 60 giorni. Anche qui la prognosi complessiva è incongrua e sproporzionata, si parla semplicemente di una contusione che richiede 10 giorni, una distorsione del rachide cervicale che invece richiede al massimo 15 giorni, si parla anche di infrazioni dentali, apicali, che guariscono in una ventina di giorni quindi la prognosi di 65 giorni è eccessiva e ingiustificata.
Avv: ma quando si parla di trauma cranico cosa significa dal punto di vista medico?
Teste :diciamo che nella diagnosi si parla di contusioni multiple, il trauma cranico rientra nelle contusioni multiple, una contusione cranica è specificata nell’obiettivo, non perdita di coscienza… è in disaccodo con quanto scritto dal sanitario della polizia di stato che parla invece di trauma cranico commotivo, il PS parla anche di dubbia amnesia lacunare sull’accaduto, probabilmente il soggetto ha riferito che non ricordava cos’è successo ma è una situazione soggettiva …
Avv: quindi trauma cranico è come dire trauma ad un arto non è un giudizio di valore medico
Teste in questo caso viene riportato il dato più importante che è senza perdita di coscienza, quindi una semplice contusione.
Avv: SICARA VITTORIO
Teste: SICARA, certificato di PS del CTO di TOrino, diagnosi di lesioni da scoppio, prognosi 15 giorni. Poi certificazione ufficio sanitario questura di torino con altri 15 giorni. Dal dibattimento emerge che il soggetto riferisce prognosi complessiva 30 giorni, non documentata da certificazioni mediche oltre quella di PS, quella del 4 della questura conferma quella di 15 giorni spostandola di uno, la complessiva sarebbe di 16, non è quella dichiarata di 30 giorni. Si tratta di un complesso di lesioni sicuramente ferite lacero-contuse che richiedono al massimo 15 giorni per la guarigione, non risultano punti di sutura, quindi probabilmente erano piccole e minime, o avrebbe richiesto la sutura.
Avv :VINCIGUERRA IVAN
Teste: Risulta certificato PS del CTO con diagnosi di distrazione rachide cervicale, contusione ginocchio e caviglia sinistra, prognosi 8 giorni, prescritto collare e bendaggio per 8 giorni, ulteriore certificato diagnosi contusione prognosi 7 giorni. Poi visita fisiatrica, trauma contusivo, da riferito incidente stradale del 3/7 2011, questo con prognosi 20 giorni. Poi visita ortopedica, poi visita medica GdF, prognosi fino al 16/10. C’è anche una visita medico sportiva che riporta floglosi di entrambe le rotule, tendinite femorale, certificati del medico curante, che sono vari, riportano tendinite post traumatiche, riporta bendaggio, prognosi complessiva di 152 giorni. C’è anche un certificato medico del 5/12/2011 fino al 5/01/2012 per gonalgia bilaterale in esiti incidente automobilistico. Dalla testimonianza in dibattimento il soggetto dice di essere stato colpito da pietre alla testa e sullo scudo e avrebbe successivamente urtato le ginocchia (…). Il soggetto riferisce di essere stato colpito da pietre , la ginocchiera però era intatta, mentre la contusione sarebbe avvenuta a livello del parastinco quindi in disaccordo anche con la diagnosi, l’impatto sarebbe avvenuto sulla gamba e non sul ginocchio, in corrispondenza dello stinco protetto dal parastinco. Inoltre per quanto riguarda la lesione cervicale, nonché quella del ginocchio, in ben due visite, quella fisiatrica del 28/8 e quella del medico curante, del 5/12, si parla di riferito incidente stradale, esiti di incidente automobilistico, suggerendo quindi una eziologia diversa di una o più lesioni riferite, diagnosticate. Trattasi cmq di lesioni che non possono determinare esiti permanenti trattandosi di traumi contusivi o lievi, salvo complicanze.
Avv: solo una precisazione, nella visita psichiatrica nell’anamnesi riferita dal paziente, oltre a bendaggio, deambulazione con stampelle, tutore, caviglia ingessata, ma nel certificato del 7 dello stesso mese c’è solo scritto diagnosi contusione ginocchio destro con prognosi 7 giorni, sono compatibili con bendaggio, gamba ingessata?
Teste: come dicevo non c’è alcuna documentazione medica, specialistica, dove venga riportata la prescrizione di questi ausili, bendaggio, tutore, stampelle, perché le diagnosi sono di contusioni e le contusioni  non richiedono questo tipo di terapia, per cui l’uso di questi ausili è solo riferito dal paziente, ma non è stato PRESCRITTO da medici specialisti.
Avv: se fosse stato necessario dovrebbe essercene traccia?
Teste: di sicuro, tenendo conto che ci sono due pronto soccorsi se anche nel primo fosse sfuggito, una distorsione che richiede uso di tutore, stampelle, gesso alla caviglia è impossibile che non sia stato segnalato in seconda battuta al CTO 3 giorni dopo.
Avv: ZARBOTTI LUCIANO
Teste: risulta certificato del CTO con diagnosi contusione spalla sinistra, prognosi 7 giorni, ma in dibattimento il soggetto riferisce prognosi complessiva di 45 giorni prolungata dal proprio medico curante, NON DOCUMENTATA. Appare del tutto incongrua e sproporzionata.
Avv: ZUCCARINI UMBERTO
Teste: certificato di PS del CTO di Torino diagnosi trauma distorsivo contusivo spalla sinistra, tumefazione coscia sinistra, frattura composta omerale prognosi 30 giorni. Da testimonianza il soggetto riferisce di essere caduto a terra con contusione al collo e prognosi successiva 60-90 giorni. La lesione cervicale non è documentata ma solo riferita, non sembra riconducibile al trauma da caduta, è verosimile che si tratti di una discopatia protusiva, classico quadro degenerativo artrosico cronico, certamente antecedente al trauma. Questo tipo di lesioni, ernie cervicali, si manifestano in casi molto gravi come le precipitazioni dall’alto, per dare un’idea della violenza richiesta che abbia un’efficienza lesiva, in ogni caso una prognosi di 60-90 giorni non è tra l’altro documentata, oltre i trenta iniziali, è incongrua e sproporzionata trattandosi di una patologia …. anche considerando che la patologia preesistente possa aver prolungato la sintomatologia nell’ordine di una ventina di giorni, ma non di più. Anche questa tra l’altro è una frattura extra articolare, un processo traverso dell’osso che di solito non dà complicanze di nessun tipo.
Avv: noi abbiamo finito le indicazioni che lei ci ha fornito, che riguardavano le persone offese costituite parti civili, il dott. Ferrero produrrà la sua relazione. Le farei alcune domande su alcuni altri soggetti che rientrano tra le persone offese e che non si sono costituite parti civili. Inizierei con PIGNATARO FABIO, sono due, primo reparto mobile di Firenze, nato 1984. Il signor Pignataro… inizialmente gli viene riscontrato trauma contusivo avambraccio destro, vi è in realtà un altro certificato in atti in cui si fa riferimento a una frattura al radio, lui dice non è stato inizialmente ingessato perché doveva sgonfiarsi, prognosi iniziale 10 giorni, poi 90 giorni complessivi, è compatibile?
Teste: no, le fratture del radio che richiedono ingessatura hanno prognosi di 35-40 giorni può seguire un breve periodo di convalescenza ma non si va oltre i 50-60 giorni
Avv: salvo accertate complicanze?
Teste: sempre salvo accertate complicanze, nel caso del radio ci può essere una lesione nervosa del plesso ma viene accertata subito perché ha un quadro sintomatologico tipico.
Avv: Pignataro Fabio, del 1970, sempre reparto mobile di Roma, ha un verbale di Pronto Soccorso in cui sono indicate policontusione da aggressione e successivamente ulteriori certificati medici in cui vi è una progressione della malattia, in particolare 13 agosto da parte del medico del reparto, 10 giorni per postumi di politrauma, 23 luglio ospedale Brindisi 10 giorni, etc etc…  la sospetta lesione del menisco mediale emergerebbe solo a distanza di più di un mese, è possibile?
Teste: no, anche qui si tratta di una lesione tipicamente o degenerativa o conseguente a trauma di tipo distorsivo, se il trauma è stato di natura contusiva come riferito, in più parti del corpo, non c’è nessuna compatibilità causale che una contusione al ginocchio porti alla lesione del disco mediale.
Avv: ci sono altri certificati medici, 15 giorni, poi medico privato con ulteriori 7 giorni, ecco noi osserviamo una modifica delle cause di prosecuzione della malattia, traumi che compaiono e ricompaiono, questo è abituale nella documentazione della malattia?
Teste: è possibile ma è evidente che la lesione discale è verosimilmente preesistente, perché è degenerativa e cronica, quindi diciamo che sarebbe dovuta comparire fin dall’inizio, in ogni caso anche qui la prognosi è incongrua e sproporzionata anche ammettendo una contusione su una preesistente discopatia la prognosi puòallungarsi di 15 20 giorni ma non certo 50
Avv: possiamo dirlo anche per un politrauma complesso come questo?
Cioé una contusione mandibola, polso, inizialmente refertate per 10 giorni, possono condurre a un esito sino all’8 settembre?
Teste: no, le contusioni accertate, salvo complicanze, non giustificano una prognosi di questo tipo, qui è evidente che l’allungamento è legato soprattutto al problema meniscale e l’unica cosa che si aggiunge, ad agosto del 2011, prolungamento che dipende da patologia preesistente e di certo non è con causalmente derivante dal trauma contusivo.
Avv :passiamo a EDUARDO VERRILLO, siamo al 27 di giugno, certificato del PS che ci dice contusione base secondo metacarpo mano sinistra e tendine rotula ginocchio sinistro, per una prognosi di 10 giorni. In sede di esame dichiara anche che sono stati fatti tutti gli esami comprese le radiografie al PS, però poi ci viene riferito di una malattia durata 7 mesi con un risarcimento da parte dell’assicurazione. Quello riscontrato al PS è compatibile con questa durata?
Teste no, non c’è alcuna compatibilità, la diagnosi è completamente incongrua e sproporzionata, eccessiva, anche ci fosse stata una lesione completa del tendine, 7 mesi appaiono comunque esagerati. Lesione che peraltro avrebbe dovuto essere documentata da esami strumentali e da visite specialistiche.
Avv: il signor ANGELICO GIUSEPPE, torniamo al 3 luglio, il referto ci parla di distorsione alla caviglia destra, prognosi 7 giorni. In sede di esame ci dice che poi la prognosi viene prolungata a 30 giorni, riferisce però di essere stato colpito da un sasso, poi di essere indietreggiato e di essere inciampato cosi’ da essersi procurato la distorsione. Ecco, il sasso può avere causato la distorsione?
Teste: no, la distorsione è conseguenza del secondo evento riferito, quindi della storta, è inciampato da qualche parte, ma non può essere stata determinata dalla contusione, un trauma contusivo non ha le caratteristiche di un trauma distorsivo, un sasso non può determinare la distorsione della caviglia.
Avv: discorso analogo per PITAU Andrea, in sede di esame riferisce di essere accorso per aiutare dei colleghi ma di  non essere inciampato, di essere stato colpito da diverse pietre,  è possibile che il colpo di una pietra causi un trauma distorsivo alla caviglia?
Teste non è accettabile da un punto di vista medico legale, la distorsione non è possibile a seguito di una contusione.
Avv BRAVACCINO ALBERTO: abbiamo un certificato del PS che ci parla di ferite in seguito a scontri, trauma contusivo, prognosi 7 giorni, poi un certificato della clinica chirurgica universitaria trauma acustico da bomba carta. Le chiedo se il trauma contusivo al piede sia compatibile con quanto riferito, cioé è stato lo scoppio di una bomba carta che avrebbe causato la lesione
Teste: solo se lo scoppio ha determinato lo spostamento di oggetti che hanno colpito il piede, lacerando l’anfibio, non è possibile se l’anfibio non è stato lacerato.
Avv: il sig. CASUCCI , al PS trauma contusivo mano destra, prognosi 7 giorni, mentre poi si parla di altri 20 giorni circa, è compatibile con trauma contusivo?
Teste: anche qui la prognosi non è compatibile, qui la prognosi è di 7 giorni, trattandosi di trauma contusivo semplice con ferita lacerocontusa è corretta la prognosi di 7 giorni, massimo 10, salvo complicanze.
Avv: per quanto riguarda CECCHINI ANDREA abbiamo un certificato medico in cui si parla di trauma acustico da esplosivo, 10 giorni, poi vengono prolungati a 65. le chiedo se un mero trauma cosi’ come refertato dall’ospedale S.Giovanni Battista sia compatibile con una prognosi di 65 giorni
Teste: no, è sproporzionata, trauma all’orecchio può avere prognosi di 10-15 giorni salvo complicazioni che richiedono visite specialistiche nonché esami audiometrici, una timpanoscopia, cioé salvo complicanze la prognosi è ingiustificata.
Avv: Melano: lei ha visionato anche la documentazione relativa a DE FAZIO MAURIZIO?
Teste si
Avv:da questa documentazione qual è il trauma che ha riferito la persona offesa alla centrale idroelettrica e quali sono le modalità di causazione del trauma?
Teste: non c’è documentazione medica, risulta una sassata sulla mano sinistra e un altro sasso sul piede, sinistro. Riferisce prognosi di 5 giorni, che si sarebbe fatto refertare dal CTO. Riferisce anche un pregresso trauma rachide cervicale per precedente sinistro stradale. La diagnosi posso desumerla, trauma contusivo mano sinistra e piede sinistro, non è riportata, sostiene che non si sarebbe fatto refertare al CTO di Torino
Avv: GINEPRA SAVERIO, ha visionato la documentazione?
Teste: riferisce trauma polso destro da sasso che ha colpito quella sede, prognosi iniziale 5 giorni prolungata poi da medico curante, 20 giorni totali, anche qui la prognosi appare sproporzionata rispetto al trauma riferito e non c’è NESSUNA documentazione MEDICA.
Avv: dal punto di vista medico scientifico quale può essere il termine di guarigione?
Teste: in questo caso 10 giorni, la prognosi riferita di 5 è indicativa del fatto che il trauma contusivo è molto lieve, massimo 7 , 10 giorni.
Avv: LA NOTTE VINCENZO
Teste: riferisce di essere stato visitato al pronto soccorso, trauma contusivo diretto spalla sinistra, non deficit periferici. Riferisce di essere stato colpito da sassi sulla spalla e di avere effettuato 20 giorni totali. C’è un certificato di prognosi di 7 giorni, che è corretto, per il tipo di lesione contusiva, anche qui il tempo massimo è 10 giorni.
(…)

Avv: POSSEMATO ANTONIO
Teste ho visionato solo la testimonianza, non c’è documentazione medica. Viene riferito trauma rachide dorsale, non specificato, verificato in conseguenza a colpi di sassi e altri oggetti e quindi una caduta all’indietro e un urto della schiena.la prognosi riferita è 15 giorni, non c’è documentazione, non viene specificato che tipo di trauma sia, se distorsivo (poco probabile) o un semplice trauma contusivo, che comunque richiede anche in questo caso 7-10 giorni al massimo di prognosi
Avv: in questo caso la persona riferisce una prognosi maggiore…
Teste: riferisce 15 in tutto
Avv: su domande del PM fa riferimento a 60 giorni
Teste: si, poi arriva a 60 giorni, chiaramente incongrua… si può arrivare al massimo a 15 giorni ma non certo a 60 giorni.
Avv: BARBATO GABRIELE, quali sono i traumi riferiti?
Teste: il 27 riferisce di essere stato colpito da pietre, viene riportato un trauma rachide cervicale con 3 gg di prognosi, è stato visitato dal medico della polizia. Il 3 luglio riferisce di nuovo un trauma rachide cervicale sempre da lancio oggetti contundenti, prognosi iniziale 15 giorni, altri 7, in tutto 21, in entrambi i casi il trauma distorsivo del rachide cervicale non è per nulla in accordo con quanto riferito perché si parla di traumi da colpi contundenti, pietre, che non hanno sufficiente forza lesiva per determinare il movimento di iper estensione..PROGNOSI INCONGRUA E SPROPORZIONATA e non risulta documentazione medica.
Avv Bertone: le protezioni delle quali sono dotati, rendono compatibili le eventuali escoriazioni?
Teste: è possibile se ci sono parziali lacerazioni delle protezioni
Avv: se le protezioni sono integre?
Teste: a meno che le dimensioni e il peso dell’oggetto lanciato siano compatibili.. poi dipende dalla sede..
Avv: dipende anche dall’angolazione?
Teste: si, è chiaro che se l’oggetto lanciato ha spigoli vivi l’impatto con lo spigolo vivo può avere maggiore efficienza lesiva rispetto a superficie intatta

PM Pedrotta: mi riaggancio a quest’ultima domanda, le protezioni. Lei ha visto le protezioni di cui erano dotate le persone offese?
Teste no, ho visionato solo le testimonianze
PM: Ha visto dei filmati?
Teste: no
PM: Senta lei ci ha spiegato lungamente come si può cagionare una distorsione, io ho preso nota di una sua affermrazione: per spostamento dei capi articolari, è corretto? (SI) E di solito a seguito di una causa esterna? Di un urto con terzi?
Teste: No, la distorsione implica un movimento , come dicevo, uno spostamento abnorme dei capi articolari uno rispetto all’altro, di solito si verifica su articolazioni dove c’è importante peso del corpo, caviglia, ginocchio, è legato ad un’instabilità posturale, la causa esterna può essere una buca, un gradino, qualcosa che fa inciampare
PM: E non può essere un oggetto?
Teste: no, salvo dimensioni veramente considerevoli questo tipo di distorsioni da contusione diretta si verificano per esempio negli incidenti stradali, quando un’autovettura investe una persona in corrispondenza del ginocchio, oltre alla massa dell’autovettura, parliamo di ossa con resistenza biologica altissima…
PM: Quindi lei ha fatto un calcolo dell’energia cinetica rispetto ad un masso che potrebbe aver colpito la persona offesa?
Teste: essendo medico legale non ho fatto calcoli su energia cinetica
PM: E un estintore non potrebbe avere una massa sufficiente?
Teste: sicuramente una contusione, un ematoma o una frattura, ma NON CERTO UNA DISTORSIONE
PM: Mi sembra che sul rachide cervicale lei abbia riferito che potrebbe essere stato cagionato anche da urto con i colleghi?
TEste: questo è possibile per il colpo di frusta, è chiaro che non avrà la gravità dei casi di incidenti stradali ma è possibile se l’energia cinetica è notevole
PM: E l’energia cinetica di una persona che urta un’altra secondo lei è superiore rispetto all’energia cinetica di un estintore o di un masso?
Teste: sicuramente si, ipotizzando 70-80 kg in movimento e le due persone si sommano è sicuramente superiore all’estintore
PM :Ma lei sa la velocità della persona che viene a colpire? Di quale velocità stiamo parlando?
Teste: io le dico sulla base dell’esperienza medico legale…
PM :Lei ha parlato ripetutamente di prognosi incongrue e sproporzionate, nella sua relazione, su quali criteri si basa?
Teste: nel caso ad esempio delle contusioni è proprio cronologicamente accertato, dimostrabile e ricostruibile anche con istologico se fatto al momento giusto, risalire esattamente al momento
PM :Ma nella sua relazione quando lei dice una distorsione del rachide cervicale guarisce in 10-15 giorni, c’è l’indicazione della pubblicazione scientifica?
Teste: le pubblicazioni scientifiche di questo tipo risalgono ai primi del 900 forse dell’800, sono dati consolidati ormai da più di 100 anni
PM: Senta quando lei ha esaminato la documentazione sanitaria dei vari reparti si è soffermato lungamente dicendo che non c’erano indicazioni circa esami clinici strumentali, visite specialistiche, lei conosce le procedure di questi uffici sanitari? Lei può escludere che siano stati fatti accertamenti?
Teste: lo posso escludere perché ci sono casi con complicanze, lesioni degenerative, che sono state riportate. Tutto quello che sulla certificazione medica viene riportato è importantissimo per la ricostruzione successiva, il dato documentale è fondamentale dal punto di vista medico legale, quello che viene fatto viene scritto, è una conclusione che traggo da 15 anni di valutazione di documentazione, di solito il medico quando fa qualcosa lo scrive, per documentare quello che ha fatto ed è diventato BASILARE, se il medico rileva un dato soggettivo -oggettivo che comporta una complicanza tale da allungare la prognosi LO DEVE RIPORTARE come è stato riportato quando la complicanza è comparsa.
PM :Lei ha riferito su DE MATTEO LUIGI, lo può riprendere?  Ha svolto alcune osservazioni circa il trauma psicologico, è questo l’aspetto che lei ritiene non compatibile?
Teste: no io ho semplicemente preso atto della riferita sintomatologia dolorosa, tra cui cefalea e disturbi dell’umore, riferiti in merito al mancato risarcimento assicurativo da parte del sig. De Matteo
PM: E lei ritiene che i disturbi dell’umore siano incompatibili con le altre dichiarazioni sulla sua vicenda?
Teste: con una diagnosi di policontusioni sono poco compatibili in ogni caso dovrebbero essere documentati da certificazioni specialistiche, lamenta dolori, cefalea a distanza di 3 anni, dovrebbe produrre certificazione medica neurologica, visite psichiatriche, psicologiche che accertino dal punto di vista medico legale la sussistenza di questi sintomi.
PM: Non ho altre domande.
Avvocatura di stato (parte civile): Lei non ha rapporti con gli ospedali, che hanno emesso i certificati?
Teste: ma io essendo medico conosco la maggior parte dei medici del piemonte e d’italia, qualcuno lo conosco di persona…
Avv: volevo sapere se ha fatto accertamenti in relazione a questi accertamenti
Teste: no mi sono limitato a vedere la documentazione medica fornita dagli avvocati che mi hanno incaricato
Avv: lei ritiene che i certificati di PS siano corretti e tutti redatti sulla base di esami specialistici?
Teste: io mi sono limitato a valutare la compatiblità della prognosi con la diagnosi... quando erano necessari accertamenti specialistici sono stati indicati e fatti, non sono di routine ma vengono fatti quando necessario, quando la situazione è complicata e richiede ulteriori approfondimenti, non vengono fatti di routine.
Avv: questa valutazione, sia quella del PS che la sua, che in linea di massima coincidono, attengono a una valutazione medico legale ordinaria?
Teste: si, sono criteri consolidati che vengono dati nella medicina .. per scontati.
Avv: ma valgono in generale?
Teste: valgono in generale, è la cosiddetta norma, è legata non solo alla casistica ma anche a fenomeni biologici precisi
Avv: le risulta che in ambito INAIL vengano adottate valutazioni di altro tipo?
Teste: in ambito lavorativo ogni ambito ha una valutazione diversa che non è la prognosi clinica vera e propria, ho lavorato anche all’INAIL e viene valutata l’inabilità temporanea totale rispetto al lavoro, specifico, che è diversa da quella biologica generale.
Avv nel caso specifico, la maggior parte dei traumi di cui abbiamo parlato sono riconducibili a rachide cervicale e alle mani. Lei ha considerato nella valutazione medico legale, nei tempi occorrenti, ad esempio il fatto che il soggetto per il suo lavoro debba, nel caso di lesioni al rachide, indossare caschi protettivi pesanti?
Teste: nel caso specifico di lesioni al rachide cervicale l’indicazione tipica è il collare che viene mantenuto max 10-15 giorni, anche perché dopo determina effetto opposto, quindi dopo lo stato di malattia può durare una convalescenza di 10 giorni
Avv: se poi il soggetto deve indossare il casco questo ha incidenza?
Teste: no, direi di no
Avv: e nel caso di lesioni alla mano se deve usare armi da fuoco?
Teste: dipende dal tipo di lesioni, una frattura comporta prognosi lunga ma una banale contusioni può essere al massimo 7 giorni, salvo lesioni tendinee che l’allungano di poco, ma il dolore non può durare più di 15 giorni.

(…)
C’è rinuncia per gli altri consulenti medico-legali.

Viene acquisita la consulenza. Alle 13:00 il teste viene lasciato andare.
Avv Bertone: farei produzione del manuale del ministero dell’interno, realizzato dal dipartimento di PS, reparti speciali, manuale tecnico operativo che spiega come vengono utilizzati i reparti speciali, le dotazioni, i divieti, durante le operazioni di OP, in particolare a pag. 35 le modalità di lancio dei gas lacrimogeni, uno dei vari documenti che la procura aveva negato esistessero. Il secondo documento si chiama dueclorobenzili… (CS), uno studio sulla pericolosità dei lacrimogeni, il terzo è uno studio a cura di professori dell’università di Genova sugli effetti mutageni. www.petizioneputtlica.it . Consegno al PM.

PM Pedrotta: Questo documento del Ministero dell’Interno non capisco la provenienza, c’è opposizione, non so qual è la genesi di questo documento, se non mi dice come se l’è procurato….
Avv Bertone:  lo contesti
PM: Lo contesto, infatti, se non mi dice dove se l’è procurato non posso sapere se è originale
Avv: quindi secondo lei è un falso?
PM: Non capisco se è documento pubblico, da dove arrivi, se mi dice dove se l’è procurato io posso verificare, io allo stato ho dei dubbi
Avv: quindi il timbro sarebbe artefatto? E’ un documento pubblico, o mi dice che è falso…
PM: Non c’è data, non c’è neanche la data
Avv: ma ciò non toglie che sia un documento del ministero… mi dia la prova che non è un documento del Ministero
PM: Ma io sto facendo delle osservazioni sulla sua produzione visto che dovrebbe essere un documento interno del ministero voglio sapere  come se l’è procurato. Sulle altre produzioni non ho nulla da osservare.

Avvocatura dello Stato: al di là della provenienza del documento, il fatto che non sia datato non consente di capire se queste disposizioni sono vigenti o erano vigenti nel 2011 e questo rende la produzione irrilevante, a mio avviso lo sarebbe in ogni caso perché i dispositivi di PS del 27 maggio e del 3 luglio sono quelli che ci interessano e sono stati regolamentati con ordinanze del Prefetto e del questore… Non sapendo a quale epoca dobbiamo riferirci non possiamo utilizzarle. Le produzioni sulla tossicità dei CS sono irrilevanti, abbiamo ascoltato il consulente, il tema esula totalmente dall’oggetto del processo, c’è opposizione su tutti i file.

(breve pausa, devono decidere rispetto alle richieste di cui sopra).

L’udienza riprende, il giudice ammette due su tre, i documenti dell’avvocato, viene escluso quello senza data.

Le dichiarazioni spontanee degli imputati

JACOPO BINDI

In questi anni il movimento No Tav ha insegnato a tutti noi cosa significa prendersi cura di un territorio e delle persone che vi abitano. Ci ha mostrato cosa significa, in un paese come il nostro, avere la testarda volontà di essere protagonisti delle decisioni sul proprio futuro. Ha rappresentato per tanti, uomini e donne, un esempio contro la rassegnazione ad un futuro di miseria e ingiustizia.

jacopo1

L’opposizione alla costruzione della linea ad alta velocità Torino – Lione è sostenuta con un ampio spettro di motivazioni da tecnici, economisti e accademici, abitanti della valle di Susa, studenti, famiglie e lavoratori di tutto il paese (ed Europa). Schematizzo queste motivazioni in pochi punti:

  • Poichè arrecherebbe un incalcolabile danno al territorio alpino della Valle di Susa, delle risorse idriche e della qualità della vita dei suoi abitanti.
  • Poichè si tratta di un’opera inutile, giustificata da un flusso passeggeri e merci basso (tanto da utilizzare la linea già esistente solo al 30% delle possibilità) e da previsioni basate su modelli di traffico che di scientifico non hanno nulla, ma si avvicinano piuttosto all’arte divinatoria o alla superstizione: la sperata crescita esponenziale del traffico non si è mai verificata, bensì abbiamo assistito ad una diminuzione complessiva delle merci e dei passeggeri da e per la Francia.
  • Poichè un’enorme quantità di risorse pubbliche (a seconda delle convenienze si dice da 8 a 22miliardi) verrebbe dirottata verso questo opera inutile e dannosa. Siamo in un periodo di crisi economica e tali cifre sono all’incirca il valore di un’intera finanziaria: tutta la popolazione di questo paese sta subendo i tagli all’istruzione, alle borse di studio, alla sanità e molti altri servizi pubblici. Quelle risorse si potrebbero impiegare per risolvere i problemi reali che affliggono questo paese.
  • Il movimento No Tav ha anche evidenziato il pericolo di infiltrazioni mafiose. Diverse inchieste, di cui l’ultima questa estate, hanno evidenziato la presenza di aziende legate all’imprenditoria mafiosa in Val di Susa e nel cantiere di Chiomonte.   

La politica si è mostrata sorda a queste critiche, troppo interessata a mantenere questo progetto e far così gli interessi di pochissimi a scapito della maggior parte della popolazione. Questo spreco di risorse pubbliche viene imposto a tutto il paese, mentre i giovani della mia età devono arrangiarsi tra lavori precari e disoccupazione (perchè una soluzione vera non si riesce a trovare, le risorse non bastano mai), quelli con cui ho studiato all’università sono obbligati ad emigrare all’estero per poter avere un posto di ricerca (perché in Italia questo settore è pesantemente sottofinanziato).

Di fronte a questa situazione avrei potuto “badare ai fatti miei”, ma sono convinto che se, nella storia del nostro paese, non fossero esistite persone disposte a rompere il muro dell’indifferenza e dell’apatia oggi ci troveremmo in un mondo di gran lunga peggiore.

É per questo che il 27 Giugno ero a Chiomonte con tanti e tante No Tav, dalla Val di Susa e da fuori, condividendo lo spirito e le motivazioni della protesta. Le forze dell’ordine sono arrivate al mattino molto presto, in grande numero. La pinza meccanica ha cominciato ad operare a pochi centimetri dai corpi dei manifestanti. Dopo poco sono iniziati fitti lanci di lacrimogeni, provenienti da tutte le direzioni. Sul piazzale l’aria è diventata presto irrespirabile: donne, uomini, anziani e bambini, tutti ugualmente asfissiati dai gas lacrimogeni. Nel frattempo la polizia ha cominciato ad avvicinarsi al piazzale brandendo i manganelli e scortata da imponenti mezzi meccanici. La situazione era piuttosto caotica, confusa e non mancava certo molta paura. Ho vissuto, e penso tanti altri, quella situazione come un atto di prevaricazione e per questo ho provato molta rabbia. Non ho badato molto a ciò che facevano gli altri intorno a me e penso che ognuno abbia reagito a modo proprio. Nell’agitazione e rabbia del momento ho istintivamente raccolto una pietra, senza poi farne niente. Ci siamo quindi allontanati, ancora inseguiti dalle forze dell’ordine, dai manganelli e dal fumo dei lacrimogeni, tramite l’unica via di fuga presente: i sentieri che conducono alla frazione Ramat.

 

GABRIELLA AVOSSA
Sarò brevissima:
Non sono io quella delle fotografie che vengono attribuite alla mia persona. Ma il 27 giugno 2011 io c’ero.
C’ero anch’io a difendere quella che per 40 giorni abbiamo chiamato ed è stata la Libera Repubblica della Maddalena. Mi assumo e rivendico appieno il significato di tutte quelle indimenticabili meravigliose giornate.
Non starò a illustrare in questo luogo i mille buoni motivi che spinsero e spingeranno sempre tante persone come me tra quei sentieri. Perché è evidente che in questo bunker si parla un’altra lingua, che si difendono interessi di tutt’altra natura. Non è quindi la sede per descrivere quanta forza e gioia possa restituire l’aver partecipato anche solo a una di quelle giornate di Resistenza.
Perciò concludo: il 27 giugno 2011 c’ero anch’io e ne sono fiera, e mi riconosco in ogni singolo atto messo in campo in quei giorni di splendida Resistenza.
Tutte libere, tutti liberi!

 

TOBIA IMPERATO

TobiaImperato

Siamo giunti alla fine di questo dibattimento. A voi non resta che giudicarci secondo le norme del codice penale.
Nonostante abbiano un soggetto, il legislatore, tanto impersonale quanto irraggiungibile – quasi un dio infallibile dispensatore di giustizia -, in realtà i codici non sono altro che una banale creazione umana. Non solo la loro compilazione, ma anche la loro interpretazione e applicazione non sono altro che semplici azioni umane.
La giustizia, quella vera, si sottrae alla norma e non potrà mai essere codificata. Appartiene alla sfera dei valori e solo il giudizio storico – una volta che le passioni del presente saranno sopite – decreterà, attraverso il comune senso civile, se la vostra sentenza sarà stata o meno giusta.
In quest’aula sono state delineate due visioni diametralmente opposte dei medesimi eventi.
Una – quella della procura – che vede centinaia di agenti violentemente aggrediti e feriti nell’adempimento del proprio dovere.
L’altra – quella che noi e le nostre difese abbiamo esposto – racconta di un movimento popolare pacifico aggredito brutalmente senza che avesse messo in atto nemmeno il semplice reato di disobbedienza civile. Sì, perché noi siamo stati violentemente attaccati mentre eravamo pacificamente attestati in un luogo in cui non solo avevamo il diritto di rimanere ma di cui avevamo persino pagato il suolo pubblico. Un’area che era al di fuori – e lo rimane tuttora nonostante le recinzioni illegittime che ne inibiscono l’accesso – dall’area destinata al cantiere.
Non solo quindi il 27 giugno alla Maddalena le forze dell’ordine effettuarono un’azione illegale, da tutti noi percepita come tale, ma la fecero con altissimo disprezzo per la salute di chi si trovava di fronte.
Io non temo di essere retorico affermando che quel giorno lo Stato italiano intraprese una vera e propria guerra chimica ad alta intensità contro i propri cittadini.
In questi ultimi anni si è parlato molto di CS, il gas espulso dai lacrimogeni di cui è vietato l’uso bellico dalle convenzioni internazionali. Proibito nella guerra fra stati ma ammesso nella guerra interna contro i propri cittadini che dissentono.
In Italia il primo uso massiccio di questo gas si ebbe nel 2001 a Genova contro i manifestanti che contestavano il G8. E tutti sanno della riprovazione a livello internazionale di cui fu oggetto la polizia italiana per come fu gestito in quei giorni l’ordine pubblico. Numerose testimonianze già allora descrissero quanto questo gas fosse micidiale, causando svenimenti nausea vomito problemi respiratori infiammazioni oculari irritazioni cutanee. Gli studi medici ci dicono che una forte e prolungata esposizione potrebbe creare danni permanenti a occhi polmoni stomaco fegato cuore reni e persino provocare aborti. E non si conoscono ancora le conseguenze nel lungo periodo, conseguenze cui patiranno non solo coloro che ne sono stati colpiti ma anche agli agenti che ne hanno fatto largo uso. Non a noi, quindi, dovrebbero rivolgersi i loro sindacati. Come ha insegnato la vicenda delle bombe all’uranio impoverito, gli apparati statali si disinteressano non solo della salute dei propri cittadini ma persino di quella dei loro servi.
Ebbene, io ho partecipato alle giornate genovesi e vi posso dire in tutta tranquillità che – sotto questo profilo, confrontate alle giornate della Maddalena – furono meno traumatiche. In Val Susa – nelle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011 – la quantità e la concentrazione di CS fu enormemente più alta. Fu decisamente la più massiccia da quando questo gas è in dotazione alle forze di polizia in Italia.
Chi diede l’ordine di accerchiare la libera repubblica della Maddalena e, come in una tonnara, gasare tutti i presenti, precludendo ogni via di fuga e gasandoli anche tra i boschi dove avevano cercato scampo e riparo? I dirigenti sul posto, dai nomi secretati in questo processo? Il questore? Il prefetto? Il ministro degli interni? Il presidente del consiglio?
Contro di noi, in questo procedimento, si sono costituiti come parti civili reclamando il risarcimento dei danni subiti, ben tre ministeri. Ebbene, io dichiaro apertamente che non sono loro le parti lese, anzi dovrebbero rispondere alla comunità per il grave attentato commesso alla salute di tutti i cittadini presenti a Chiomonte in quelle due giornate, per averli proditoriamente sottoposti per ore all’esposizione di gas venefici.
Ora, pare che la legislazione italiana consideri il CS arma non-letale con effetti reversibili e ne consenta l’uso da parte della forza pubblica. Ma l’uso di uno strumento di dissuasione coercitivo dovrebbe essere sempre effettuato con moderazione e con dei limiti ben precisi. Come una mano può non essere letale in un semplice schiaffo, la stessa mano può diventare letale se strozza alla gola. E’ della cronaca di questo periodo come a Ferrara l’uso spropositato di uno strumento ordinario in dotazione agli agenti di pubblica sicurezza, il manganello, abbia condotto a morte il giovane Federico Aldovrandi o come un altro strumento frequentemente usato nelle strutture psichiatriche, il letto di contenzione, abbia barbaramente assassinato il maestro salernitano Francesco Mastrogiovanni.
Questo uso incontrollato esagerato e spropositato di CS è all’origine della nostra reazione. Era quello che serviva per trasformare con un colpo di bacchetta magica un movimento popolare pacifico ventennale in un’accolita di violenti.
Perché, solo dopo il 27 giugno e il 3 luglio 2011 – improvvisamente – il movimento NO TAV diventa un problema di ordine pubblico, tanto da originare summit governativi, relazioni di servizi segreti e dichiarazioni deliranti di ministri e uomini politici? Solo per giustificare il conseguente accanimento giudiziario? Per arrivare ad accuse di terrorismo per il lancio di petardi o a condanne di anni di reclusione per la sola detenzione e trasporto di artifici pirotecnici?
Chi ha decretato questo inasprimento di livello dello scontro? Il movimento NO TAV o lo Stato italiano?
La risposta è di una banalità sconcertante. Non potendo controbattere pubblicamente con valide argomentazioni le ragioni del movimento, lo si è volutamente criminalizzato. Non potendo convincere si è scelto di agire con la forza, per schiacciare il dissenso manu militari. Questa è la moderna democrazia che ci governa, una vera e propria democrazia totalitaria.
Noi in quelle due giornate fummo presi alla gola, aggrediti in maniera letale e ci siamo difesi.
Non lo neghiamo e non abbiamo paura di rivendicarlo.
Persino il codice riconosce la legittima difesa. Non credo abbia importanza – almeno sul principio – se chi offende veste una divisa e chi si difende no. Perché quel giorno, è evidente, la legalità non stava dalla parte di chi la difendeva.
E in cosa è consistita praticamente la nostra difesa di fronte ad un’aggressione chimica di tale portata? Nel gesto più semplice e naturale, quello di tirare dei sassi.
Quando andavo alle elementari ricordo che nel libro di testo vi era l’illustrazione di un ragazzino che scagliava un sasso contro dei soldati austriaci. E la didascalia ne parlava come di un eroe, autore di un gesto coraggioso che aveva innescato la sollevazione di tutta la città di Genova contro l’invasore. Era il Balilla. Solo più avanti scoprii che la sua figura era stata successivamente strumentalizzata in senso nazionalista dal fascismo. E ancora più avanti scoprii che molti altri sassi erano stati lanciati dalle folle in tumulto, come fece il popolo di Milano per chiedere il pane nel 1898, richiesta cui lo Stato sabaudo rispose con il cannone. Nella storia moderna i movimenti popolari hanno sempre usato questa forma di difesa, semplice spontanea diretta ed elementare.
Io sono fermamente convinto che siano stati proprio quei sassi – impugnati, in svariate lotte, dalle generazioni ribelli che ci hanno preceduto – a permettere alla società civile di progredire, a permettere l’affermazione e il riconoscimento di tutti quei diritti sociali e quelle libertà civili che ormai sono patrimonio comune acquisito. Diritti per la cui difesa e ampliamento dovranno essere gettati ancora tantissimi sassi.
Detto questo, mi auguro che ora la procura torinese non sequestri, per istigazione alla violenza, tutti i libri in cui compare l’immagine del ragazzino genovese.
Secondo il governo e le sue fonti informative di sicurezza il nostro movimento sarebbe ormai ostaggio di frange violente e la Val Susa sarebbe diventata una palestra per i violenti di tutta Europa. Come a dire che coloro che hanno tirato dei sassi, tagliato delle reti o gettato dei petardi nel cantiere sono altra cosa rispetto a coloro che per anni hanno animato il movimento NO TAV. E oltre a essere diversi, la maggior parte non sarebbe nemmeno composta da valsusini.
Nulla di più palesemente falso, perché in questa lotta tutti contribuiscono con le proprie capacità e possibilità. Non tutte le persone possono avere la prestanza fisica per arrampicarsi su per i sentieri, ma anche a chi resta indietro il cuore non cessa mai di battere all’unisono con tutti quelli che stanno tagliando le reti e sabotando i lavori.
E che il movimento abbia raccolto con simpatia la solidarietà di numerose persone che, anche con sacrificio personale, sono accorse in Val Susa a sostenere la nostra lotta è un dato di fatto. Se il 27 luglio – a difendere la Maddalena – eravamo per lo più piemontesi, il 3 luglio sono giunti da tutta la penisola per protestare contro l’aggressione subita, che da tutti era considerata un atto di forza ingiustificato e violento da parte dello Stato italiano. Se non vi fosse stato questo alto grado di coscienza collettiva non si sarebbe certo radunata tanta gente. La parola d’ordine “Assediamo il cantiere” e l’obiettivo di quel giorno, l’abbattimento delle recinzioni, erano stati ampiamente pubblicizzati e condivisi da tutti. Per questo le reti furono attaccate in punti diversi, non solo dalla strada ma anche dai boschi, per questo finita la manifestazione, la gente non se ne era andata ma era rimasta sul posto a incitare coloro che le buttavano giù.
E le forze dell’ordine ancora una volta sono ricorse alla guerra chimica, sparando migliaia di candelotti lacrimogeni, non solo su chi danneggiava le reti ma anche, proditoriamente, sugli inermi. E ancora una volta ci siamo difesi.
Fra noi non ci sono differenze. Noi siamo un’unica comunità resistente.
Si può resistere lanciando un sasso, sabotando le recinzioni e le attrezzature del cantiere, occupando un terreno, effettuando un blocco stradale, costruendo un presidio, intraprendendo un’azione legale, organizzando un dibattito o un volantinaggio e persino creando un gruppo di preghiera. E poi marciando tutti insieme.
Il nostro è un movimento che, per condivisione di idee e unità di popolo, è stato giustamente paragonato – anche se in altro contesto storico e con altri mezzi – a quello della resistenza al nazifascismo. Sì, perché in Val Susa lo Stato italiano sta pesantemente militarizzando il territorio, continuando a inviare truppe che sono percepite dalla popolazione alla stregua di un esercito invasore.
Più saremo attaccati, più ci mostreremo uniti. Un popolo, una lotta.
Per portare un esempio personale, io sono stato obiettore di coscienza e resto tuttora convinto antimilitarista. Mai avrei immaginato nella mia esistenza di marciare in corteo assieme agli alpini NO TAV e di ritrovarmi dopo a bere e a scherzare con loro. Questa è la magia del nostro movimento. Un movimento di popolo che supera ogni divergenza, rispetta ogni differenza, e si stringe come un pugno solidale abbracciando tutti quelli vi si ritrovano. Questo è il motivo per cui nessuno riesce a dividerci.
In questo processo si è parlato soprattutto di scontri, di agenti feriti, di manifestanti assetati di sangue. Chiunque abbia ascoltato le testimonianze degli agenti  che hanno deposto si è reso conto di come molti di loro si siano accidentati da soli, per imperizia della montagna, distorcendosi cadendo o addirittura respirando il loro stesso gas, che i sassi dei manifestanti ben poco potevano contro caschi scudi e le robuste protezioni delle divise, che la maggior parte ha continuato il servizio fino alla fine per poi marcare visita e accorgersi delle “ferite” solo in serata. Quasi tutti i referti medici riportano prognosi brevi poi gonfiate a posteriori con presunte complicazioni. Lo stesso carabiniere, l’unico che il 3 luglio ebbe un contatto diretto con i manifestanti, che ha dichiarato in quest’aula di essere stato massacrato di botte, ne è uscito con una prognosi esigua di 10 giorni, segno evidente che le percosse ricevute erano di lieve entità. Non così è accaduto a Fabiano Di Bernardino, NO TAV arrestato nella stessa giornata e poi pestato brutalmente all’interno del cantiere, riportando ulna radio e naso fratturati. Due pesi e due misure della stessa procura torinese, noi sul banco degli imputati, archiviazione per i massacratori in divisa.
Noi non siamo fautori dello scontro a tutti i costi. Lo abbiamo accettato per legittima difesa ma non lo cerchiamo. Quello che ci interessa, ci anima e ci appassiona sono i momenti costruttivi di crescita collettiva della nostra lotta. Quei momenti in cui la storia si interrompe – anche se per un tempo brevissimo – e si può pensare e viversi in un mondo diverso, in cui condividere valori e speranze.
E uno di questi momenti è stato la libera repubblica della Maddalena, che è stata una vera palestra, non di violenza ma di democrazia. Non della democrazia rappresentativa in cui si delega il potere ad altri che poi ne abuseranno a piacimento, ma della democrazia reale, quella in cui tutto un popolo si confronta, discute, decide e agisce in prima persona.
Noi siamo un movimento che si oppone alla costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità che consideriamo inutile costosa e nociva.
Nociva per l’ambiente, che verrà devastato in maniera irreversibile, e per la salute degli abitanti della Val Susa e di Torino, che saranno esposti per anni alla contaminazione di polveri d’amianto e persino radioattive.
Inutile perché tutte le più elementari previsioni di traffico lo prospettano ampiamente.
Costosa perché così vuole il sistema clientelare dei partiti che è alla base ogni grande opera nel nostro paese. Opere progettate per impinguare le casse di vari gruppi finanziari, di potenti lobbies di costruttori, di partiti politici e associazioni mafiose. La corruzione eletta a sistema. Costoro non hanno alcuna remora, per i propri miserabili tornaconti di bottega, a sottrarre sempre più risorse alla scuola, alla sanità, alla cultura, alle pensioni, alla salvaguardia del territorio e ai servizi per i cittadini.
Di tutto questo – cioè delle ragioni e delle motivazioni degli imputati – in questo processo non se ne è voluto parlare. Come se le nostre ragioni – che dei tecnici competenti avrebbero ampiamente illustrato – non fossero attinenti al processo.
E nemmeno di ‘ndrangheta si è voluto parlare. Nonostante i giornali riferissero dei rapporti tra questa organizzazione mafiosa e le ditte appaltatrici del cantiere TAV di Chiomonte, proprio di quell’Italcoge che ha la faccia tosta di costituirsi parte civile contro di noi.
Mentre noi venivamo denunciati, arrestati, vessati da misure cautelari sproporzionate, la mafia – dietro i reticolati – sotto la protezione delle forze dell’ordine e dell’esercito italiano, in tutta tranquillità faceva i suoi affari asfaltando le strade all’interno del cantiere.
Gli svariati tentativi dei nostri difensori di introdurre questi elementi all’interno del processo sono sempre stati rigettati dal tribunale come non pertinenti. Si è deciso di fare in fretta e di chiudere gli occhi.
Solo dibattendo su queste problematiche il tribunale avrebbe potuto avere un quadro esaustivo della posta in gioco, per entrambe le parti. Invece abbiamo assistito a un processo contro più di 50 oppositori del TAV in cui non si è discusso né del TAV né delle infiltrazioni mafiose che lo accompagnano.
Qui si è preferito dibattere solo sulle distorsioni e sui lividi riportati dagli agenti per poi presentare il conto in pene detentive e pecuniarie.
Io credo che sia impossibile giudicare qualsiasi fatto se lo si estrapola dal contesto in cui è maturato. La stessa azione che in una data circostanza può essere considerata riprovevole, all’inverso, può presentarsi virtuosa in altro contesto.
Comunque le nostre ragioni – anche se non in quest’aula – sono ormai all’attenzione di tutto il paese. Una sempre più ampia fascia di persone sta cominciando a comprendere i meccanismi della truffa ad alta velocità della linea ferroviaria Torino-Lione. L’opposizione sta lentamente montando in tutta la penisola, e anche in Francia.
Per noi lottare contro questa devastazione che lo Stato vuole imporre alla Val Susa è anche una questione morale.
Noi abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di opporci.
Non riconosciamo la regola che ogni decisione presa dalla maggioranza degli eletti sia indiscutibile e irrevocabile.
Pensiamo che i cittadini debbano intervenire direttamente su ogni problema che li riguarda.
Abbiamo indicato un nuovo modello di democrazia, in cui le minoranze hanno pari dignità delle maggioranze e non accettiamo diktat da parte dello Stato.
E non ci fermeremo, nonostante la procura torinese continui a depositare decine di denunce nei nostri confronti, ipotizzando reati spropositati persino per episodi penalmente irrilevanti. Giustizia a tempo pieno e ad alta velocità solo contro il movimento NO TAV, che nelle aule di tribunale – a dispetto dei tempi lunghi – gode di una specifica corsia preferenziale.
Non abbiamo paura.
Noi, a differenza dei sostenitori del TAV, non abbiamo interessi particolari da difendere, non siamo qui seduti sul banco degli accusati per esserci illecitamente appropriati di qualcosa per mero tornaconto personale. Quello che ci muove è solo un’idea di giustizia. Noi siamo animati da alti valori etici e sociali.
Coloro che in una determinata epoca storica sono ritenuti pericolosi delinquenti e come tali sono incriminati e sanzionati dalla legge possono diventare gli eroi di domani. Molti sovversivi che vennero condannati e patirono lunghe pene detentive durante gli anni bui del fascismo poi furono considerati i padri della repubblica, tanto che uno di loro ne è diventato persino il presidente. Lo stesso è accaduto a Nelson Mandela.
Il movimento NO TAV – sia nel caso di vittoria, sia di sconfitta – sarà comunque riconosciuto dalle generazioni future come un modello eroico di resistenza.
Per quanto ci riguarda, attendiamo il vostro verdetto senza timore, come sempre, con serenità e determinazione, con la coscienza e l’orgoglio di essere nel giusto. Perché le ragioni sono tutte dalla nostra parte.
Il movimento NO TAV sta scrivendo la storia di questo paese.
E la storia vi giudicherà.

 

ANTONIO GINETTI

IL VIDEO:

Ginetti_Imperato

P R E M E S S A

Signor Presidente, prima di prendere la parola intendo fare una breve premessa con la quale le chiedo di poter parlare oltre che dell’oggi anche del mio passato.

I giorni del 26 e 27 gennaio 2012 il mio passato è stato utilizzato IN MODO DISTORTO NEL PROCESSO.
L’ ampio e strumentale utilizzo del mio nominativo sui media mi portò a scrivere e presentare, durante l’interrogatorio di garanzia (il 30 gennaio 2012) una MEMORIA DIFENSIVA che penso sia agli atti di questo processo come allegato al verbale dell’interrogatorio. In esso affronto il mio passato per riportare la Verità su di esso assai distorto dai media.

La scheda redatta  dalla Questura di Torino ed in mano dei P.M. fa ampio riferimento al mio passato, e  probabilmente il mio passato verrà nuovamente nello stesso modo utilizzato  nella requisitoria. Il passato è stato spesso utilizzato per attaccare diversi testi della difesa.
Inoltre, anche durante questo processo, si è volutamente utilizzato, sui media, il mio passato sempre falsandolo, onde poter influenzare il processo stesso nonché il giudizio di voi Giudici sulla mia persona.

Non vi è alcun dubbio che i P.M. vi chiederanno di giudicare il sottoscritto anche in virtù
dell’art. 133 c.p.
Pertanto appellandomi proprio a questo articolo del codice penale vi chiedo di poter oggi parlare anche del mio passato, per poter correttamente affrontare il presente per cui mi trovo in questo Tribunale.

Il 2 luglio 2011 collocai la mia tendina nei due metri quadrati che avevo acquistato, insieme alla mia compagna e facenti parte dei circa 1.500 metri di prato a Venaus, condivisi con altri circa 1.250 No Tav. Il giorno successivo, dopo un’abbondante colazione al Presidio, con amici della Valle mi recai al concentramento di Giaglione per manifestare contro il vile attacco alla Libera Repubblica della Maddalena che lo stato aveva condotto il lunedì precedente. Sì! Il 3 luglio 2011 ero a Giaglione in Val di Susa. E lo dico con grande orgoglio, in quanto in quel giorno a Chiomonte si è scritta una bellissima pagina del Movimento di Resistenza. Il 3 luglio 2011 a Chiomonte, tutta (o quasi) la popolazione della Val di Susa e migliaia di solidali provenienti da tutta Italia intendevano rispondere, nella forma e con le pratiche che il Movimento popolare quale è quello No Tav sa sviluppare, alla operazione illegale, ancorché illegittima che il 27 giugno precedente aveva sgomberato il Presidio permanente, meglio conosciuto come Libera Repubblica della Maddalena. Che, come abbiamo sentito in questa stessa aula, era autorizzato, e in regola con ogni norma legale. Da Giaglione, ricordo le migliaia di persone di ogni età, con le quali marciai per raggiungere la Baita No Tav in Clarea.
Molte erano state le manifestazione che il Movimento No Tav, nei suoi più di 20 anni di vita, aveva organizzato ed avevano attraversato in lungo e in largo la VALLE CHE RESISTE. E molte ancora verranno successivamente organizzate. Ricordo solo la data del 25 febbraio 2012, e successivamente ne comprenderete il motivo. Ma quel giorno vi era la consapevolezza di non effettuare la solita “sfilata” ma si sapeva che si doveva contrastare l’occupazione con tanto di fortino militare di parte del territorio della Valle. Si doveva rispondere in massa alla violenza dello Stato che pochi giorni prima aveva voluto annientare “manu militari” la bellissima e importantissima esperienza della Libera Repubblica della Maddalena, oltretutto collocata in una zona che, come anche qui abbiamo potuto appurare, è fuori dall’area che doveva essere interessata al cantiere.
Questa è la prima Verità che si dovrebbe scrivere in questa aula se vogliamo e intendiamo ricercare la Verità.

Ero in Valle di Susa il 3 luglio, come già vi ero stato per alcuni giorni sul finire del mese di maggio, per vivere appunto quella bellissima esperienza che è stata la Libera Repubblica della Maddalena.
Ma vi ero stato anche il 30 marzo 2008, sempre a Chiomonte o meglio alla Maddalena, quando con altre 1400 circa persone firmai l’atto di acquisto di un terreno in località La Colombera: un bellissimo appezzamento di terra coltivato a vigna. Dove purtroppo ci è proibito di accedervi, seppure distante un chilometro dal cantiere.

Ma se fossi stato avvisato che quel 3 luglio mi sarei ritrovato in una cappa fumogena prodotta da ben 4357 lacrimogeni al C.S. Ripeto: 4357 candelotti al C.S. Arma chimica secondo le Convenzioni Internazionali che ne proibiscono l’utilizzo nei teatri di guerra.
Altra Verità che si è cercato di non far uscire da parte di coloro che in questa aula non intendono portare alcuna Verità ma raggiungere ben altro obiettivo, ossia l’annientamento “manu militari”, con la repressione, i processi, il carcere, del Movimento popolare che intende respingere la devastazione della Valle, lo sperpero di ingenti somme di denaro sottratto a Sanità,  alla Scuola, ai servizi sociali; che lotta contro la presenza della Mafia nel cantiere.
Se fossi stato avvisato di tutto ciò, dicevo, mi sarei ben guardato di salire quel giorno in Valle.
La mia triste esperienza per quanto concerne la morte per Tumore ai polmoni mi avrebbe impedito di portare il mio corpo in una zona satura di un gas nocivo.
O forse no! Sarei ugualmente venuto a respirare gas pur di unirmi alla Resistenza dei valsusini contro l’arroganza e la sopraffazione di uno Stato che afferma di rappresentarci.

Ma lasciamo, per un attimo da parte Giaglione, Chiomonte, la Valle che Resiste, il 3 luglio.

Vorrei invece portare la vostra attenzione, signor Presidente e signori della Corte su un aspetto a me molto caro accaduto in questa vicenda giudiziaria: l’utilizzo improprio che si è voluto fare della mia persona.
Sappiamo tutti benissimo quanto importante sia la propaganda di una stampa collusa per supportare una campagna repressiva come è quella contro il Movimento No tav, soprattutto con la grossa operazione sviluppatasi il 26 gennaio 2012 e ancor più con la operazione contro i quattro giovani accusati artificiosamente di “terrorismo”, per un’azione di semplice sabotaggio; che, non me ne vogliano i P.M. rimane pur sempre una forma di Lotta utilizzata storicamente e sempre dalle classi subalterne. E colpire una forma di Lotta significa voler annientare il diritto-dovere che gli oppressi hanno di rivendicare i loro diritti.
Si, aveva bisogno di appellativi “forti” da dare in pasto ai media, che potessero suggestionare la c.d. opinione pubblica. Per questo non si è esitato ad utilizzare impropriamente e con molta ipocrisia il mio nominativo, potendoci attaccare l’appellativo “ex terrorista”. Che è ovvio, a nessuno poteva giustamente importare il nome in quanto tale, ma poter utilizzare appunto quell’appellativo contro il Movimento No Tav.  Che poi questo appellativo su il sottoscritto sia nato da una sentenza ingiusta, illegittima e forse anche illegale poco importa a lorsignori. Ho sempre affermato che questo mi è stato rifilato in passato come una “MARCHIATURA”. In un processo SPECIALE in un periodo EMERGENZIALE. Magari sarebbe utile anche soffermarmi un attimo su questa vecchia mia condanna, ma non so se mi posso dilungare troppo, forse anche sì e nel prosieguo di questa mia dichiarazione vi ritornerò sopra. Intanto vi anticipo che quella condanna non fu supportata da nessuna prova, da nessun pur minimo indizio. Che non fui accusato di aver partecipato a qualche azione, atto o altro di reale. Proprio niente di niente.

Ma veniamo ad oggi.

Il 26 gennaio 2012 per tutta la giornata fui tormentato dall’angoscia di non riuscire a comprendere  la motivazione per la quale ero stato condotto in carcere.
Non mi avevano potuto aiutare gli agenti Digos di Pistoia, incaricati dell’arresto; i quali solo seppero dire: la dobbiamo arrestare. A nessuna delle mie domande seppero rispondere.
Non mi aiutò la lettura del malloppo che gli agenti Digos mi avevano consegnato. Seppure fosse a colori. Nel silenzio della cella d’isolamento lo lessi, lo rilessi…ma niente che mi indicasse la motivazione reale dell’arresto.
Riuscii solo a comprendere che vi erano due agenti della Digos fiorentina, che se era andata bene forse mi avevano visto una volta, massimo due, nella loro vita, che affermavano di riconoscermi in una foto. Mi somiglia abbastanza e si potrebbe anche essere tratti in inganno se non mi si conosce bene. Bene come la Questura di Pistoia, che per l’appunto non mi aveva riconosciuto. Eppure ebbi a pensare che pure alla Questura di Pistoia fosse stato recapitato il fascicolo delle foto e dei video. E non mi sbagliavo, come è stato confermato in questa stessa aula da dirigenti della Questura torinese.
Angosciato da questo tormento, straziai tutto il giorno il malloppo delle indagini, per trovare una motivazione dell’arresto, una che fosse una; ma niente, niente di niente.
La risposta mi arrivò alla sera, dal televisore, di cui, anche le celle d’isolamento non possono esserne private. Arresti in tutta Italia, e questo già lo sapevo dal malloppo. Per i fatti del 27 giugno e il 3 luglio 2011 in Val di Susa, anche questo già lo sapevo. ….tra gli arrestati anche un ex terrorista di Prima Linea: Ginetti Antonio.
Cazzo! mi sono detto: ma questo sono io.
Ho ascoltato vari telegiornali e tutti la stessa tiritera: tra gli arrestati un ex terrorista….E il giorno successivo ancora ripetuto il mio nome, con l’aggiunta dell’appellativo di ex terrorista.

Ecco risolto il busillis: gli serviva dei nomi “forti” per la loro campagna mediatica. Intendo non il nome anagrafico, che a nessuno in Italia può interessare se il sottoscritto sia stato condannato nei tempi che furono, né se sono stato arrestato nel presente. Magari escludendo la piccola cittadina dove abito. Poter dire e far scrivere a caratteri cubitali che tra gli arrestati per la Resistenza No Tav ci sono anche ex terroristi. Questo ciò che volevano.

L’ascolto dei telegiornali mi portò una grossa curiosità: cosa avrebbero scritto, sulla cronaca cittadina, i giornali il giorno successivo. Provai ad avere copia dei giornali, ma non vi riuscii.
Le maglie dell’isolamento furono sufficientemente impenetrabili. Né vi riuscii quando fui trasferito in sezione. Dovetti aspettare alcuni giorni ancora. Non ricordo bene se mi giunsero per posta o mi furono portati al primo colloquio che ebbi con un mio fratello.
Comunque sia li divorai nella lettura. Li lessi varie volte. Ma francamente, non mi meravigliò più di tanto leggere le menzogne che riportavano. Mi ero preparato ad un simile evento. Del resto per costruire un “Mostro” non si bada a dove si mestano le mani. Mi ripromisi che avrei sporto querela contro di essi.

Ed infatti, non appena uscito dal carcere per i domiciliari, una delle prime iniziative che intrapresi fu di chiamare per telefono un avvocato chiedendogli se mi supportava in questo, ossia nella querela ai giornali La Nazione e Il Tirreno. Mi invitò a recapitargli copia dei giornali, cosa che celermente feci.
Mi informò che avrei potuto querelare Il Tirreno, mentre La Nazione, aveva tolto quattro parole e non era imputabile di diffamazione. Ma vi allego la copia de La Nazione on-line che solo dopo il tempo necessario per la querela mi fu recapitata da un amico, che io non avevo purtroppo visto. Dove si ripete anche qui le menzogne di diffamazione. (Allegato n° 1)
Ed è così che oggi la giornalista che aveva firmato l’articolo e il suo Direttore responsabile sono  chiamati in tribunale a Livorno a rispondere di diffamazione a mezzo stampa per un menzogna che hanno spudoratamente scritto nelle pagine della cronaca pistoiese come potete ben vedere dall’allegato che vi presento. (allegato n° 2).
Ovviamente vi terrò informati sull’andamento di questo procedimento che è frutto della campagna diffamatoria nei miei confronti, promossa per diffamare tutto il Movimento No Tav.

Navigando su internet ho potuto apprendere che, quanto scritto da Il Tirreno, ed in parte da La Nazione, o meglio in tutto nella sua versione on-line; magari col cambio di una virgola o con un termine diverso è stato riportato da vari giornali nella loro forma digitale. Non mi è dato di sapere se lo abbiano fatto anche nella forma cartacea. Forse potevo fare una indagine in tal senso e verificare, ma niente cambierebbe.
Questo denota che la frase riportata da Il Tirreno non è stato il frutto immaginifico di una giornalista in vena di celebrità, ma più precisamente è farina dello stesso mulino che ha visto vari giornali scrivere pari pari la stesse identiche frasi. O per meglio dire, e per essere più precisi penso di poter affermare      n che queste menzogne siano frutto di una unica regia.
Tutti sappiamo che dal potere spesso escono informative e veline orali o scritte  per “aiutare” i giornali a scrivere intorno a casi specifici. Penso che anche in questo caso i vari giornali abbiano fatto solo un copia-incolla.

Ritengo molto importante, a questo punto, cercare di comprendere dove sia la sala di regia di questa che chiamerò INFORMATIVA, che ha voluto discreditare il sottoscritto.
E non è cosa da poco, visto che qui si dice di voler cercare la Verità. Ma se si utilizza il falso e la menzogna penso che ben altre cose si cercano, e non la Verità. Mi rimane difficile pensare che, chi sa utilizzare la menzogna possa dichiararsi dalla parte della Verità. Ma prima forse sarà meglio leggere quanto scritto di falso sul mio conto.

Signor Presidente, in allegato (n° 3) a questo mio intervento potrà leggere alcuni degli articoli che sono riuscito a trovare su internet, purtroppo non quelli pubblicati, se ci fossero stati, su carta. E neppure tutti quelli usciti on-line.. Inoltre, vorrei specificare che in questo mio intervento non troverà niente che non sia comprovato. Non parlo per ipotesi o supposizioni, ma tutto quanto vado affermando è reale, vero e documentabile. Solo così infatti si può raggiungere la Verità.

Prendo un giornale a caso, ma potrà notare che tutti riportano la stessa identica affermazione, da cui si evince che vi è una unica regia.

“Nel processo ai componenti del gruppo “Brigata Luca Mantini”….Ginetti
fu condannato ad un anno per associazione a delinquere”.

No, Signor Presidente! NO! Il Ginetti, in quel processo, fu ASSOLTO! Mi ripeto e voglio sottolineare:  A S S O L T O.

Chi ha scritto e divulgato queste informazioni ha scritto il falso sapendo di scrivere il falso. Il motivo, non occorre essere dei geni, è comprensibilissimo: infangare la mia persona, creare denigrazione su di me. Cosa peraltro non riuscita, almeno per quanto riguarda la mia piccola realtà cittadina, dove, anche per il lavoro che svolgo, nonché per 40 anni di militanza politica, sono abbastanza conosciuto. É bastato far conoscere le falsità di questa affermazione per ottenere molta solidarietà. Ma agli estensori di questa “informativa” poco o nulla interessava del sottoscritto come soggetto, come pure cosa poteva accadere nella mia piccola città, ma piuttosto volevano utilizzare il mio passato, falsandolo oltremodo con la menzogna, per infangare il Movimento No Tav.
O forse, davvero si intendeva calunniare il sottoscritto. Ma perché? A questa domanda troveremo risposta nel prosieguo di questo mio intervento.

Ma intanto, ritorniamo alla frase riportata dai giornali.

In data 14 dicembre 1989 la Corte di Assise di 1° grado di Firenze – sezione seconda  mi assolve dalla imputazione di banda armata condannandomi ad un anno per associazione a delinquere.
I processi però in Italia, non terminano dopo il primo grado. Ma si sviluppano su tre gradi di giudizio. Ma questo, non devo certo essere io a dirlo in un’aula di Tribunale.
E così, il 29 novembre 1990 la 2^ Corte di Assise di Appello, sempre di Firenze, mi assolve anche dal reato di associazione a delinquere. ASSOLUZIONE A FORMULA PIENA!!! …”per non aver commesso il fatto”

Signor Presidente se mi permette vorrei affermare che chi ha saputo scrivere una simile infamia sapendo di scrivere il falso si è tolto qualsiasi dignità per poter affermare di essere dalla parte della Verità.
Ma soprattutto: che motivo c’era di far scrivere che ero stato condannato? Forse non bastava, per creare il ”Mostro”, affermare che, dopo una prima condanna , ero stato ancora una seconda volta arrestato con le stesse accuse? E tralasciare la menzogna sulla condanna? Certo che era sufficiente! Ma forse gli estensori  avevano altri obiettivi. E lo vedremo più avanti.
Questi, fanno scrivere una seconda notizia, o meglio una NON-notizia, perché tale realmente è. Oltre ad una immensa sciocchezza. Inutile anche per creare il “Mostro”, come per la campagna diffamatoria del sottoscritto e ancor più del Movimento che si intendeva colpire. Inutile a tutto e tutti.
Ma, con un’attenta analisi, ci da l’idea di dove sia la sala di regia di questa informativa.
Prendo a caso Il Giornale.it:
“Ginetti fu arrestato all’aeroporto di Roma rientrando da una vacanza in Egitto”

NO! No, signor Presidente.
Il sottoscritto fu arrestato a Il Cairo. Ovviamente in modo illegale, in quanto non vi era nessun mandato di cattura internazionale.
In allegato (n° 4) vi porto le prove reali: purtroppo il mio biglietto aereo è andato perso (o posso dire: requisito) nelle varie perquisizioni che ebbi tra Il Cairo, Roma e Firenze, però potete vedere quello della mia compagna di viaggio. Volo (andata e ritorno) con la Somalia Airlines rilasciato a Roma il 10 ottobre. Per il ritorno, ma solo mio, volo con Alitalia. Biglietto acquistato la mattina stessa a Roma.

Quanto vado dicendo oggi infatti, ho avuto modo di affermarlo già in sede processuale nel lontano 1989 quando in una mia “dichiarazione spontanea”,  mossi varie denunce di illegalità verso chi aveva condotto le indagini e tra queste appunto anche l’essere stato arrestato illegalmente in Egitto.
Avrei voluto riportare in allegato, tale intervento, ma le mie ricerche presso il Tribunale di Firenze hanno dato esito negativo. E  me ne dispiace non poco, in quanto avreste potuto leggere che tra le denunce da me effettuate e indirizzate alla Procura di Firenze contro  chi aveva operato il mio arresto, all’epoca personale della Digos di Firenze, vi era anche quella molto più pesante di “sequestro di persona a scopo di estorsione” nella persona della mia ex consorte.

E mentre voi vi ponete la domanda: perché non si rispettò la legge e non mi si attese a Roma, dove stavo andando, visto che fui fermato all’aeroporto; io mi pongo un’altra domanda e la pongo anche a voi signor Presidente e signori della Corte.

A chi mai poteva interessare conoscere dove si era sviluppato il mio arresto nel lontano 1983?

Intendo dire: ci può essere uno, e dico uno dei 60milioni di italiani a cui poteva interessare dove fu arrestato uno dei tanti, un perfetto nessuno nel lontano 1983? Sono trascorsi 30 anni; a chi può interessare dove è stato arrestato il sottoscritto nell’altro secolo? Senza contare che per questo arresto fui poi assolto. Perché perdersi in queste notizie non vere, in queste non-notizie, perché non è certo una notizia che può interessare a nessuno, e penso neppure qui dentro a qualcuno può interessare dove, come e quando fui arrestato nel lontano 1983.
Questa frase completamente inutile per la campagna diffamatoria nei miei confronti, inutile perché non smuove niente e a nessuno è potuto interessare sapere questo, rappresenta invece il “marchio di fabbrica” della informativa sulla mia persona giunta a giornali e televisioni.

A qualcuno, in questa aula, se i P.M. ci dicono che no, loro non l’hanno né scritta né diffusa, verrà in mente la Questura di Pistoia, dove vivo e dove, da 40 anni svolgo la mia Militanza politica.
Se lo pensa anche Lei, signor Presidente, le dico subito che non dalla Questura di Pistoia è stata scritta e diffusa. Non che ami la Questura della mia città, ma amo la Verità.
E la Verità la troviamo leggendo ad esempio La Repubblica.it, (allegarto n° 5) sempre del 26 gennaio 2012. Riporto testualmente:
“Secondo quanto reso noto oltre ad essere stato arrestato in precedenza
con l’accusa di associazione sovversiva, negli ultimi anni era stato
denunciato per aver tracciato scritte durante manifestazioni.
Attualmente militava negli ambienti della sinistra antagonista tra cui
il “Collettivo Liberate gli orsi”.”

“SECONDO QUANTO RESO NOTO”  penso significa: dall’informativa inviataci.
Questa sì, scritta e diffusa da chi conosce, perché qui si parla di cose concrete, reali, che conoscono chi deve controllare quotidianamente i “SOVVERSIVI” e di loro sanno  e conoscono tutto. Certo, queste sono notizie di piccolo cabotaggio. Non sono notizie su cui si può infangare nessuno, scritte sui muri, niente di più diffuso e normale, la militanza in un Collettivo. Notizie che non servono   molto per fare di un Resistente un “Mostro”.
Comunque, strano modo quello  di informare i giornali. Se devono far conoscere un soggetto dovrebbero dire tutta la storia del soggetto. Non solo quello che gli fa più comodo.
Ed allora avremmo potuto apprendere che il sottoscritto il giorno 18 ottobre 2010 veniva assolto per il reato di violenza a Pubblico Ufficiale art. 337 c.p. PER NON AVER COMMESSO IL FATTO. (allegato N° 6)
Si sarebbe potuto apprendere che in data 2 dicembre 2011 il Giudice dell’udienza preliminare: “DICHIARA IL NON RUOLO A PROCEDERE NEI CONFRONTI DI GINETTI ANTONIO PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE”. L’imputazione era art. 372 c.p. falsa testimonianza. (allegato n.° 7).

Certo, a chi diffonde tali notizie interessava far sapere che il sottoscritto è sempre vissuto fuori dalla legalità.
Ed è vero: il sottoscritto è sempre vissuto nella illegalità, purtroppo però subita.
Dall’arresto voluto da un pluriomicida che doveva pagarsi la libertà, alla condanna senza uno straccio di prova o indizio. All’arresto in territorio straniero. Al licenziamento ILLEGALE dalle Poste. (anche di questo mi permetto di portare in allegato la documentazione. (allegato n°8). Leggerete la lettera di “Cancellazione dall’albo provinciale  dei sostituti portalettere ULA” nonostante fossi in aspettativa come potete leggere nell’allegato.
Illegale è stato il rifiuto di risarcimento danni per l’ingiusta detenzione. Di questa illegalità permettetemi di riportare quanto scritto dal Procuratore Generale presso la prima Corte di Cassazione in data 3 dicembre 1992 per richiedere il rigetto della mia richiesta a seguito dell’ assoluzione.

“….e successivamente diede causa al protrarsi della custodia cautelare
attraverso un comportamento mendace e provocatorio”

Mendace, ossia bugiardo. Questo per aver sostenuto la mia innocenza, riconosciuta con l’assoluzione.
Provocatorio forse perché un Comunista non può rivendicare l’innocenza? O cosa?
Comunque, questa tesi che si contrapponeva ad un Giudice che mi aveva assolto già fatta propria dalla Prima sezione penale della Corte di Appello di Firenze in data 20 novembre 1991 fu accettata anche  dalla Corte Suprema di Cassazione quarta sezione penale il 23 gennaio 1993. (allegato n° 9)

Ma cosa dire del sequestro del computer, strumento di lavoro della ditta a mio nome, nel corso di una perquisizione il 27 aprile 1995, anche se immediatamente (un mese) restituito?  O cosa dire della perquisizione il 15 aprile 1986 dopo l’omicidio di Lando Conti? Cosa ci potevo entrare? Niente. Ma servivano un certo numero di persone coinvolte in perquisizioni, nonché di varie città, per la propaganda di stampa, ed allora ci si dirotta anche sul sottoscritto. E il mio coinvolgimento in una indagine “nazionale” contro una organizzazione politica (CARC) anche qui solo per aumentare nominativi e città coinvolte? Tutto finito nelle nebbie dopo la solita perquisizione e un semplice interrogatorio davanti ai soli carabinieri. Potrei continuare fino alla noia ma termino con l’illegalità maggiore: il sequestro “a scopo d’estorsione” della mia ex consorte. Fino a giungere ai giorni nostri e all’arresto del 26 gennaio.
Come vedete: una vita nella illegalità subita.

Ma torniamo a noi.

CHI aveva motivi che andavano ben oltre questa stessa indagine?. A chi niente importava di queste vicende torinesi, ma molto interessava invece potermi danneggiare nell’immagine?. Chi  aveva motivi per scagliarsi contro la mia persona?

Con un messaggio ben chiaro: noi possiamo fare tutto ciò che ci aggrada. Falsare la realtà, usare la menzogna, rigettarti in faccia tutto ciò che hai affermato davanti ad una Corte di Tribunale.  E se allora niente potemmo intraprendere, il tempo sta con noi e oggi ti rigettiamo in faccia quanto da te detto rigirandolo a nostro piacere.

Certo che questa è una mia valutazione, una mia deduzione. Certo che avevo detto che sarei rimasto solo a fatti e realtà. Infatti non intendo sottoporvi alcuna mia deduzione, ma vi invito invece a valutare i fatti reali. E quindi a prendere atto che a niente serviva far scrivere della falsa condanna, a niente serviva far scrivere dell’arresto a Il Cairo. Niente, intendo, per creare il “Mostro” per questa indagine. Dunque altre finalità volevano gli estensori della informativa. Comunque posso a ragione ben affermare che si è voluto scrivere il falso sapendo di scrivere il falso. Che hanno voluto coscientemente portare in inganno i giornali, sapendo che li stavano portando alla menzogna.

A questo punto comunque, Signor Presidente, mi permetto di chiederle come possa prendere in esame  informazioni  di chi ha voluto coscientemente infangare la mia persona con si tante, nonché pesanti e infamanti menzogne. Se non ci si è peritati di usare a piene mani si tanta menzogna, come si può dare credito a  loro dichiarazioni nei miei confronti? Ma di questo lascio ai miei avvocati la difesa che sapranno ben fare.

Signor Presidente, le necessità di fare chiarezza su quanto si è voluto scrivere di me mi obbligano a dover proseguire oltre e approfittare ancora della vostra attenzione.

In questa sede mi preme rigettare in faccia a chi lo ha usato il termine ex-terrorista.
Intanto, se è vero che fui condannato al processo di Prima Linea, è pure vero che mai feci parte di questa organizzazione. Questo dedotto dalle stesse parole di colui che mi accusò,  di niente oltretutto, nella sua necessità di comprarsi la libertà.
Tutto quanto vado adesso ad affermare lo troverà in allegato, ma non mi posso esimere dal leggere quanto di me fu scritto nel corso delle indagini.
Ma andiamo in ordine e leggiamo prima alcune frasi dei procuratori riprese dall’interrogatorio che il sottoscritto ebbe avanti ai sostituti Vigna Pier Luigi e Chelazzi Gabriele, il 27 aprile 1981.

…”facendogli anche  presente che numerose persone imputate di fatti anche assai gravi, hanno reso ampie e dettagliate dichiarazioni. Il P.M. fa anche presente all’imputato che dichiarazioni nei suoi riguardi sono state rese da persona di Torino….”

Ed allora andiamo a leggere i nomi delle “numerose persone”: Donat Cattin Marco. Il quale è uno e solo uno. E’ pure vero che in quel processo vi erano un sette o otto altri c.d. “collaboratori di giustizia”, per non usare altre definizioni che qui non piacerebbero, ma nessuno di questi ebbe a dire niente di niente del sottoscritto.
E andiamo a leggere cosa dice il Donat Cattin Marco del sottoscritto:

Nell’interrogatorio reso il 30/3/1981 avanti il P.M. di Firenze così il Donat Cattin affermava: “Questo è Patrizio, persona che ho conosciuto a Torino, tanti anni fa, e faceva parte di Viva il Comunismo e poi di Avanguardia Comunista e che curava la pubblicazione di Mirafiori Rossa.  Ora che li mi fa il nome di Ginetti, rammento tale cognome e che costui poi si licenziò dalla Fiat. Egli poi faceva parte del gruppo intorno al Gianluca e uscì da P.L. con lui.

Successivamente, nell’interrogatorio del 15/10/1981 avanti il G.I. Donat Cattin specificava

“Mi fu detto che Patrizio faceva parte dell’area di Prima Linea e che uscì con il T…”

Dunque una conoscenza vecchia nel tempo, ed è vero che ho vissuto a Torino negli anni 1972 – 76,
senza affermare di avermi mai più visto. Le sue sono frasi raccolte non si sa neppure dove né
quando: …mi fu detto…dove, da chi, quando?

Ma ancora assai più chiaro sarà il G.I. nella sua ordinanza di scarcerazione, datata 21/7/1981.
In essa leggiamo:
“rilevato che gli elementi a carico del Ginetti sono costituiti dalle dichiarazioni di Marco Donat Cattin, che riferisce genericamente della sua conoscenza con persona da lui conosciuta con il nome di “Patrizio” risalente a diversi anni fa…”

Altro che “NUMEROSE PERSONE IMPUTATE”!
Altro che “ AMPIE E DETTAGLIATE DICHIARAZIONI”!

Ed ancora

“il comportamento dell’imputato nel primo interrogatorio reso al P.M. era tale da avvalorare gli elementi a suo carico. Questi però per la loro genericità e indeterminatezza non sono tali da giustificare il mantenimento dello stato di carcerazione preventiva.”
Per  terminare:
“Nessun altro elemento circa la concreta partecipazione alla Banda Armata”

Nel 1981 per mantenermi in carcere non furono sufficienti gli elementi “generici e indeterminati”
presentati al GIP dalla Procura.
Questi però, furono sufficienti per una condanna, seppure lieve, in quanto inserito in un “grande
processo” del periodo speciale, del periodo emergenziale in cui ebbe a svolgersi. Oserei affermare
pena espressa da un Tribunale Speciale.
Mentre appena cinque anni successivi, in un diverso periodo storico, sebbene forse con qualche indizio maggiore, si fa per dire, e comunque con la stessa “genericità e indeterminatezza” fui assolto dalle stesse imputazioni.
La sentenza del 1985 non fu una condanna…ma una vera e propria “MARCHIATURA”. Molte volte si è utilizzato questa mia presunta  condanna per accusarmi di tutto e di più. Una scritta su un muro da me tracciata assume un ruolo quasi di azione terroristica. Il mio nome altre volte è stato utilizzato per “ampliare” sul territorio nazionale talune indagini.
Nel “periodo emergenziale” non interessava poi tanto la condanna in sé, ma poter  ampliare la “campagna mediatica” sul  numero di condanne. Né si poteva comunque assolvere nessuno.
Cosa che mi pare stia accadendo pure in questo procedimento: dal mio arresto del 26 gennaio 2012 fino alla condanna che andrete a infliggermi.

“Marchiare” un militante politico per tutto il resto della sua vita. Sperando magari che così avrebbe
interrotto la sua militanza. Cosa che invece, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, mai é
accaduto. E nonostante la condanna subita, ho potuto continuare la mia militanza, che
oggi mi porta qui in questa aula.
E anche questo mio NON ABBANDONO della militanza politica, mi si è voluto far pagare
oggi dagli estensori della informativa.
Come potete ben vedere mai fui condannato per atti di violenza o altro di specifico. NO! MAI!
La mia condanna nasce esclusivamente dalle Idee che portavo avanti e mai ho cessato di esporle
nonostante il carcere che per queste ho dovuto subire, e mai riuscirete ad allontanarmi da esse,
essendo Idee di Giustizia, di Libertà, di Uguaglianza.

Ma questa vicenda che adesso ho descritto mi porta ad affermare che si sia voluto solamente colpire un Militante Politico.
Faccio notare come il GIP nel lontano 1981 valutò le accuse e le prove per decidere se mantenermi in carcere. Nel 2012 il Gip non ha preso in esame le prove, soprattutto perché di prove neppure l’ombra in questa indagine, ma ha preso le sue decisioni di mantenimento delle condizioni carcerarie nei miei confronti, come pure di tutti gli indagati sottomessi a carcerazione o altri provvedimenti, basandosi solo sulla sua richiesta di “pentimento” (o ravvedimento come lo chiama lei). Ma pentirsi di cosa? Di avere delle Idee? Di voler difendere il territorio dalla speculazione? Di voler partecipare in prima persona alle Lotte sociali?

Che questo sia un Processo Politico lo si evince dalla requisitoria che il Pubblico Ministero ha fatto nell’udienza preliminare del Luglio scorso.
In quindici minuti circa ha risolto la richiesta di rinvio a giudizio per ben 45 imputati. Di nessuno ha ritenuto doveroso analizzare la posizione. Di nessuno ha neppure fatto il nome. Non aveva necessità di dover analizzare le specificità, le prove o gli indizi dei singoli. Qui non esistono proprio i singoli. Esistono Resistenti No Tav. E nella requisitoria del Pubblico Ministero ciò che si chiedeva di rinviare a giudizio, come oggi di essere processata è: la Resistenza No Tav.
Il signor Caselli sa di giocare un bluff quando afferma che non si è voluto utilizzare l’Associazione a delinquere. Più semplicemente sa di non poterlo fare. Egli sa benissimo che non ha davanti delinquenti, organizzati per commettere reati patrimoniali o altro, reati per il proprio tornaconto personale. Sa che si trova davanti RESISTENTI… ed ancora il Codice Penale non contempla la ASSOCIAZIONE a RESISTERE. Ma nonostante questo qui sta cercando di attuare con il teorema assolutamente pretestuoso secondo cui chiunque si trovi in un luogo dove si svolgono scontri tra F.d.O. e dimostranti, seppure non vi partecipi e sia dimostrata la sua estraneità ne è comunque responsabile, nella sola sua presenza fisica.

I miei avvocati sapranno portare argomentazioni chiare e prove ben precise che stabiliscono la mia innocenza. Ma sappiamo anche che in questo Processo non ci sono “prove” da smontare, “indizi” da correggere. Ed anche se dovessero portare motivazioni chiare e precise sul ruolo repressivo che si è voluto attuare, anche se con questo mio intervento fossi riuscito a dimostrare i lati oscuri che ha spinto qualcuno a volermi “incastrare” ad ogni costo. Dubito assai che la Procura voglia abbandonare le sue convinzioni che purtroppo finiscono per colpire non solo singole persone, ma per distruggere un Movimento Popolare come quello No Tav. Pertanto sono convinto che le argomentazioni lasceranno il tempo che trovano. Ripeto: l’ambiente creato attorno a questo processo è quello di un Processo Politico.

Signor Presidente, penso che sia appurato che le motivazioni per le quali il 3 luglio 2011 mi trovavo a Chiomonte sono ben chiare: partecipare ad una battaglia per la difesa del Territorio.

Intendo terminare questa mia dichiarazione esponendovi, signor Presidente e signori della Corte un dubbio. Un forte dubbio che mi assilla.
LA QUESTURA DI PISTOIA NON MI HA RICONOSCIUTO! E neppure ha ritenuto di dover usare falsità sul mio passato. Anche se per il presente, come abbiamo potuto appurare, non ha guardato tanto alla correttezza delle informazioni.

E come invece può avermi riconosciuto personale della Questura di Firenze, che a differenza di quella di Pistoia, difficilmente può avermi frequentato di persona
Può avere credito il riconoscimento di un operante che mi vede e mi può conoscere non certo di persona?
A Firenze successe quello che ho in precedenza raccontato.
Le informazioni contenute nella informativa a mio carico sono, per quel che ho dimostrato dei processi che ho subito e delle loro conclusioni, non conformi alla verità dei fatti che intendo qui ristabilire.

E’ certamente un mio dubbio, e tale rimane.
Ma una sentenza deve esprimere la Verità, deve nascere dal raggiungimento della Verità.
E non deve ammettere dubbio alcuno.
Pertanto, solo dissipando questo mio dubbio e rispondendo a questa mia domanda Ella, signor Presidente potrà affermare di emettere una sentenza “SENZA OGNI OMBRA DI DUBBIO”.
Può prendere come oro colato quanto qui affermato da un esponente della Questura fiorentina, può invece esercitare la sua ragione nel giudicare e nel ricercare la verità. può essere preso come oro colato quanto riferito nelle informative, così come ha fatto la giornalista de Il Tirreno, la quale però oggi è chiamata a risponderne davanti ad un Tribunale, può essere invece esercitato quel discernimento che è degli uomini di giustizia, non di potere.

La Procura vi chiederà di condannarmi “per aver lanciato sassi a poliziotti e carabinieri”. Sono sicuro che vi chiederà un numero di anni (di condanna) assai alti rispetto ai reati contestati, o come affermeranno i P.M. “una pena congrua con la gravità dei reati ascrittigli”.
Signor Presidente, il sottoscritto non vive in un deserto. Molti, direi moltissimi, del resto non è colpa mia se vivo in una piccola cittadina, oserei dire un villaggio dove tutti sanno tutto di tutti, dove tutti ci conosciamo. Per cui non al sottoscritto, ma alle centinaia, migliaia di persone che seguono la mia vicenda, che hanno visto la mia faccia sui giornali e letto le mie vicissitudini dovete spiegare il perché Antonio Ginetti sarebbe venuto a Chiomonte quel 3 luglio a tirare sassi ai poliziotti!
Non penso che il 3 luglio si sia svolto il campionato nazionale di tiro del sasso al poliziotto.
Pertanto vi pongo una domanda, la quale esige una risposta: PERCHE’ IL 3 LUGLIO SAREI VENUTO A CHIOMONTE A TIRARE SASSI?
Se la mia passione fosse tirare sassi ai poliziotti, perché spendere decine di euro per venire a Chiomonte? Forse che a Pistoia non vi sono sassi? Forse che a Pistoia non vi sono poliziotti?
Senza contare che a Chiomonte, come in altre zone della Valle la mia frequentazione si è ripetuta nel tempo e tuttora si ripete.
E se il 25 febbraio 2012, a causa dell’ accanimento persecutorio mi fu impossibile partecipare all’ennesima Marcia No Tav (Bussoleno-Susa), devo affermare che da Pistoia partì un pullman per portare alcune decine di persone alla suddetta Marcia. Persone che magari neppure sapevano dove si trovava la Valle di Susa. Persone che mai vi erano state, e magari mai vi ritorneranno. Non è facile a Pistoia organizzare un pullman per partecipare a manifestazioni, non dimenticando la grande distanza (400 chilometri) della valle di Susa, eppure quel giorno il pullman partì pieno! Si voleva partecipare ad una seconda gara del tiro del sasso? Penso proprio di no! Piuttosto si voleva esprimere solidarietà ad un militante, ad una persona che tanto si era spesa per combattere contro una devastazione speculativa  ed un peggioramento delle condizioni di vita di un intero quartiere. Ed a proposito della battaglia che mi ha visto coinvolto contro un parcheggio interrato nel bel centro storico pistoiese, nonché in un quartiere dalle caratteristiche “medioevali”: strade strette e densamente abitate, vorrei allegare a questo mio intervento un libro che nasce come stampa degli Atti di un Convegno tenutosi il 30 novembre 2011. Dove, a pagina 77, potrete leggere l’intervento del Comitato che ha impedito la speculazione e peggio ancora la messa lsotto pericolo idrogeologico della città di Pistoia, che porta la mia firma. Convegno in cui si vede che le battaglie che ci coinvolgono nella difesa dei territori, spesso ci portano a intercettare sul nostro cammino Associazioni Culturali impegnate nello studio e nella ricerca storica delle città. Perché nelle nostre battaglie contro le speculazioni vive anche e sopratutto la salvaguardia del Patrimonio Storico delle città, come delle Valli, che oltretutto vivono non poco sul turismo. L’autrice di tale libro è una delle maggiori storiche di Pistoia ed una che più di altri mi ha convinto a scrivere quel libretto che vi vorrei allegare quest’oggi.
Questo lo dico con tutto l’orgoglio che possiedo, e non me ne vogliano i P.M.
Come potete ben vedere, le nostre battaglie le combattiamo sul terreno della conoscenza, dell’informazione, della consapevolezza del ruolo dei cittadini nella difesa del territorio dalla speculazione, dalla cementificazione; nascono dalla volontà di voler vivere in un territorio sano e volerlo tramandare ai nostri nipoti così come ci è stato tramandato a noi. Sappiamo che la speculazione e il profitto metteranno in campo tutta la loro forza e violenza. Sappiamo che il prezzo da pagare è alto, ma orgogliosamente sappiamo pagarlo e sappiamo Resistere. Questo ci viene insegnato da oltre 20 anni di Lotta del Popolo No Tav. Ed è per annientare queste volontà che oggi, dopo che la sola forza del manganello e del gas C.S. non si è dimostrata efficace si utilizza la Repressione del carcere e dei tribunali.

Signor Presidente quando emetterà la sentenza contro di noi la prego di rispondere alla domanda che non il sottoscritto, ma molti cittadini di questa nazione le chiedono: PERCHE’ IL 3 LUGLIO CHIOMONTE FU INTERESSATA DA UNA VERA E PROPRIA BATTAGLIA CAMPALE? 4357 CANDELOTTI AL C.S. in poche ore e in un’area limitata, I FERMATI SOTTOPOSTI AD ABUSI E BOTTE, SASSI LANCIATI NON SOLO DA RESISTENTI MA ANCHE DA POLIZIOTTI E CARABINIERI non sono fatti che accadono tutti i giorni.
Molti in Italia guardano quotidianamente le foto che vengono aggiornate del cantiere di Chiomonte e molti si chiedono perché accanto alle ruspe si vedono i lince e gli alpini in missione come se fossero in Afghanistan

L’ambiente montato attorno a quest’aula finisce per convincere l’opinione pubblica che non si sta processando delle singole persone, ma la possibilità che un Movimento Popolare, qualunque esso sia, possa Resistere alla violenza di uno Stato incapace, o impossibilitato, di risolvere le vertenze come le richieste dei territori e dei propri cittadini con la “politica”.
Si finisce per processare il DIRITTO E DOVERE DI RESISTENZA di una popolazione impegnata nella difesa del suo futuro.
Certo, dalla parte di chi accusa stanno le Leggi dello Stato. Ma dalla nostra parte sta la LEGITTIMITA’ della Storia. Le Leggi a cui ci si  appella sono diverse da quelle che regolavano lo Stato 70 anni fa e sono diverse da quelle che regoleranno lo Stato tra 70 anni. Perché le Leggi sono scritte dagli uomini a seconda delle necessità dell’organizzazione sociale dello Stato in un dato periodo storico. Mentre la nostra LEGITTIMITA’ nasce dalla difesa che stiamo effettuando del territorio che l’Umanità ha vissuto nei millenni e per altri secoli ancora dovrà, cioè vorrà, vivere. Ne era testimonianza il sito archeologico neolitico de La Maddalena da voi distrutto. Noi Lottiamo per lasciare in eredità ai nostri nipoti un territorio sano, pulito e vivibile. Così come ci è stato tramandato dai nostri avi.
E mentre le Leggi dell’Uomo mutano, le Leggi della Natura permangono. E le nostre IDEE, che  nascono per/dalla difesa della Natura vivranno oltre di voi.

Tutto questo iter processuale si è mosso sotto la logica repressiva.
Dai provvedimenti del 26 gennaio con l’arresto senza alcuna vera necessità, con il mantenimento di provvedimenti contro molti dei qui presenti sembrano mossi da accanimento persecutorio.
Come il GIP che esigeva solo un nostro pentimento per aver partecipato alla Resistenza No Tav.  E mai è entrata nel merito delle prove o indizi per stabilire le sue scelte nei nostri confronti.
E a tale proposito vorrei far notare come tutte le volte che è stato chiamato un Ente terzo a decidere (leggasi: Tribunale del Riesame o altro) sempre sono state ribaltate le decisioni della Procura
In questa e in tutte le indagini (oramai molte) contro il Popolo No Tav si vuole non  necessarie le prove, indizi o altro per il mantenimento in carcere o imporre altri provvedimenti cautelari. Come la distribuzione di decine di fogli di via dalla Valle a persone colpevoli solo di avere raggiunto la Valle che Resiste per esprimere la loro solidarietà al popolo valsusino

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E qui non posso non ricordare come la Procura di Torino abbia di fronte il  sangue di due giovani portati alla morte. Parlo di Edoardo Massari (Baleno) e di Maria Soledad Rosas (Sole). Non è stato sufficiente che la seconda vivesse a circa 11.000 chilometri di distanza dai luoghi dove erano avvenuti i fatti di cui fu accusata, od era appena giunta in Italia.

Intendo ricordarli con le parole che Soledad scrisse nel silenzio della sua cella:

“Ci vogliono morti perché siamo i loro nemici
non sanno di che farsene di noi perché non siamo i loro schiavi”

Incapaci di risolvere democraticamente i problemi in Valle di Susa, come del resto in tutta Italia, dove popolazioni intere chiedono la salvaguardia del territorio dalla distruzione per Opere Speculative; ma anche nei confronti di centinaia di fabbriche che oggi chiudono i battenti lasciando a casa migliaia di operai ormai non più utili; ma anche nei confronti di migliaia di famiglie che sono fuori dal mercato speculativo dell’abitazione. Incapaci di risolvere i problemi e i bisogni dei suoi cittadini lo Stato trasforma tutte le necessità del suo popolo in Emergenze o in Ordine Pubblico. Dispiegando tutta la sua Forza militare contro i propri cittadini, oltretutto senza guardare tanto al sottile e dispiegando un apparato e una forza oltre ogni limite come ci dimostrano i 4357 candelotti al gas CS sparati, anche ad altezza d’uomo, in poche ore il 3 luglio 2011.
Signor Presidente concludo affermando il mio Diritto/Dovere a Lottare per la salvaguardia del territorio, contro il peggioramento della qualità della vita a cui una Società basata sullo sfruttamento dell’uomo su l’uomo ci obbliga quotidianamente, per una Società al cui centro non deve esserci il Profitto, il Denaro, la Speculazione ma l’Umanità con i suoi bisogni e le sue necessità.
E se questo percorso deve passare dalla Resistenza contro devastazioni, licenziamenti, contro un Potere arrogante, sappia che sempre mi/ci troverete pronti.
Signor Presidente se mi dovrà condannare per soddisfare l’esigenza di un Potere che non può ammettere che da parte di Cittadini vi sia la capacità di vittoria che risiede nella RESISTENZA, sappia che lo farà unicamente basandosi sulle falsità come ho potuto ben precisare.
Da parte mia non mancherò di smascherare le falsità di questa inchiesta, come saprò anche denunciare che contro di me ci si è basati unicamente sulla infamia di chi solo ha voluto vendicare un passato remoto, che ha saputo mettere le mani nel fango e nella melma per tirarmele addosso, senza peraltro riuscire nel suo vile intento. Solo dall’Odio, da un grande Odio non solo verso il sottoscritto, ma verso la Verità,la Giustizia è nato il mio arresto.
La mia quarantennale militanza politica, nonostante il carcere, i processi, una presunta condanna, per non parlare delle denunce, delle perquisizioni vi deve ricordare che non sarà la vostra ennesima ingiustizia a porre fine al mio impegno per una Società basata sulla Uguaglianza, la Giustizia, la Fratellanza e libera dallo sfruttamento dell’uomo su l’uomo. E poter giungere un dì ad esprimersi con le parole del primo Uomo che ha percorso lo Spazio:
“da quassù vedo la terra, è bellissima senza confini e senza frontiere”

Termino prendendo in prestito da un grande Uomo della Storia, da un grande Comandante della Resistenza:

CONDANNATEMI, NON IMPORTA, LA STORIA MI ASSOLVERA’!

Ginetti_150

Alle 14:45 Ginetti termina, dopo aver consegnato al PM copia della sua dichiarazione e del libro con le 150 ragioni NO TAV.
Discussione sulle prossime date, salta l’udienza del 30 e si slitta a venerdì 3 ottobre alle 15:00 (esame consulente difesa sui video), sempre in aula bunker. Si reintroduce il 7 ottobre (PM), il 14 ottobre le parti civili, poi il 21 ottobre per precauzione ma le difese cominciano il 28 ottobre.

Simonetta Zandiri

 

This article has 2 comments

  1. SOLO COLPEVOLI DI SALVARE IL LORO TERRITORIO DA 1 OPERA INUTILE E NOCIVA X TUTTI GLI ABITANTI DELLA VALLE ….X CUI INNOCENTI!!!!!

  2. Pingback: #NOTAV “Condannatemi, non importa. La storia mi assolverà” – Antonio Ginetti