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Requisitoria dei PM, oggi, con la richiesta di condanne. Seguite la diretta qui, dalle 9:15 circa

La requisitoria del PM Pedrotta sul 27 giugno 2011

QUI IL VIDEO DELLA PRIMA PARTE

Inizia requisitoria PM Emanuela PEDROTTA: “Non siamo qui per giudicare la grande opera, né delle decisione di questore e prefetto, che comunque non possono essere causa di giustificazione per i reati commessi. Il collegio chiamato a giudicare le violenze estreme in particolare del 3 luglio 2011, quando fu sparato il razzo, segnale, gli scontri si sono prolungati fin oltre le 17, Guerriglia, per impedire alle FFOO accedere all’area chiamata Libera Repubblica della maddalena il 27 giugno e il 3 luglio di assediare ed espugnare quanto del cantiere era stato già acquisito. Ci sono le foto e i video a testimoniare la violenza cui furono soggette le FFOO. Ogni parola è superflua. Come evidenziato dal dott. Petronzi sentito il 5 luglio 2013 non si trattava dai primi grandi disordini, già in precedenza vi erano state manifestazioni sfociate in azioni di violenza ed erano in corso iniziative in palese illegalità.
L’ordinanza 80/4 è particolarmente interessante: 18 novembre 2010 da parte del CIPe. In particolare la notte tra il 23 e il 24 maggio sono arrivati a lanciare 120 kg di sassi…
Risate, il pubblico rumoreggia…
…per impedire il taglio del guard rail, e sassaiola che costringeva maestranze e ffoo ad allontanarsi dall’area, inoltre c’erano sbarramenti di alberi abbattuti al momento con motoseghe
Nell’ordinanza questore 21 giugno nel capitolo “organizzazione logistica movimento notav” se ne dà contom così come di check point da estremisti, area anarchica e gruppo askatasuma, che disciplivano accesso al territorio e nei pressi centrale era stato realizzato un cancello, presidiato e tenuto aperto ore diurne e chiuso notturne, mentre all’altezza casina elettrica c’era sbarramento fisso. Quindi tutte le vie d’entrata erano state bloccate, anche a ridosso del cavalcavia e lungo i sentieri, in particolare quelli che conducono alla bata costruita abusivamente. In particolare al check point al cancello veniva vietato ingresso ai giornalisti e amministratorti, in particolare il 25 maggio al capitano Mazzanti. In quest’aula alcuni testimoni hanno chiamato FFOO con il termine spregiativo TRUPPE, SUI GIORNALI TRUPPE E OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA.
In particolare si è parlato molto di plateatico, permesso di occupazione, ma se leggiamo quell’autorizzazione, vediamo che avevano diritto ad occupare 150 mquadri tipo un medio appartamento, con l’obbligo di consentire accesso a FFOO, mentre venne allestito quel sistema difensivo, come se ciascuno di noi per proteggere il proprio appartamento cintasse tutto il quartiere…Sottraendo a sovranità dello Stato parte del territorio e il prefetto ha emesso ordinanza il 22 giugno, interdicendo a chiunque circolazione vie circostanti e piazzale museo per ragioni di tutela e sicurezza personale e ordine, notificato a Presidente Comunità Montana Bassa e Alta Valdisusa.
Alle prime ore dell’alba del 27 giugno l’accesso delle forze di polizia doveva avvenire attraverso 3 punti: l’autostrada a32 presso galleria Ramat con varco guard rail, 2 presso galleria Giaglione e poi presso strada dell’Avanà, l’unica asfaltata. Come previsto, i difensori in perfetto stile paramilitare si erano collocati sulle 2 direttrici principali, autostrada galleria Ramat e Avanà. Per cui alle 6.30 circa il personale FFOO aveva programmato uso pala meccanica, riscontrando però la presenza di 200 300manifestanti alcuni travisati arroccatisi su barriere frangivento e soprattutto su barricata denominata Stalingrado. Costruita giorni precedenti e con massi. C’erano altri soggetti con caschi passamontagna ecc non giustificati da condizioni climatiche, singolare abbigliamento rispetto a periodo estivo. Il dirigente ordine pubblico dott. Annunziata utilizzando megafono monitorava situazione e chiedeva a FFOO di restare dentro galleria. Dopo un’ora si avviava la ruspa e contestualmente dalla Stalingrado e da canne della galleria iniziava l’azione di scaricare contenuti tipo ammoniaca liquido infiammabile e decine di estintori.

Allora allo scopo di contrastare queste azioni violente e limitare i lanci di questi oggetti pericolosi, pericolosi per l’incolumità pubblica, per cui veniva ordinato il lancio di lacrimogeni, che non sortivano subito l’effetto desiderato perché i violenti erano protetti da occhiali, mascherine , e quindi solo dopo 45 minuti, tempo rallentato dalle aggressioni, finalmente riuscivano a creare un varco nei new jersey e poi a rimuovere le barricate, i tronchi, apposti dai manifestanti.
Aperto il varco allora si è dato l’ordine ai reparti di uscire dalla galleria, al fine di interrompere le aggressioni, al fine soprattutto di conquistare l’area, di inerpicarsi su per quel sentiero, per andare a prendere la zona antistante del museo archeologico.
Per creare un diversivo, mentre era in corso quest’azione dei reparti che cercavano di uscire dalla galleria, con un altro mezzo veniva divelto il new jersey collocato dalla parte opposta, in quel punto c’erano meno manifestanti. Questi, resisi conto dello scenario, si disponevano con le mani alzate creando una barriera fisica al procedere delle fdo, ma soprattutto allo scopo di rallentare l’avanzata delle fdo e consentire ai violenti di continuare a perpetrare le azioni.
Sull’altro lato, dove c’era la barriera Stalingrado, il primo tentativo di accesso delle fdo non riusciva, perché il lancio di oggetti, pietre, estintori, era così fitto, così pericoloso che gli agenti rientravano nella galleria. E c’è da dire che i filmati dimostrano come questi attacchi diventino sempre più violenti alla vista delle forze dell’ordine, cioè nel momento in cui vedono uscire le fdo i violenti sfogano liberamente i loro istinti primordiali anche se non c’è nessuna ragione…. non c’è alcuna situazione di pericolo, per coloro che si trovano li’, perché la benna ha terminato il suo lavoro, peraltro nessuno si è fatto male, anche perché l’operatore ha lavorato con estrema cautela.
IN quest’aula ho sentito testimoni che hanno parlato di un grande timore per l’incolumità di coloro che si trovavano sulla barricata stalingrado perché c’era la benna che andava avanti e indietro, ma io tutta questa paura non l’ho avvertita, non perché non ero presente ai fatti, ma perché ho guardato l’atteggiamento di coloro che c’erano e non era assolutamente l’atteggiamento di coloro che sono spaventati, anzi, è l’atteggiamento che hanno adesso in quest’aula, non è né più né meno che il solito atteggiamento, provocatorio, di scherno, sono i gestacci, allora come possiamo conciliare questo comportamento, come possiamo conciliare l’arroganza che viene sempre fatta valere in ogni luogo e in ogni circostanza con una situazione di timore? Ma veramente avessero avuto paura sarebbero rimasti sulla barriera? Avrebbero potuto scendere….

Maurizio Ferrari prende la parola, i PM cercano di interromperlo, si aggiungono altri imputati, il Giudice ordina l’allontanamento di alcuni imputati, che però vengono aiutati da altri a proseguire nella lettura del comunicato, circondati da Carabinieri:

“ESISTE NEI VOSTRI CODICI DI LEGGE UNA VIOLENZA LEGALE ED UNA ILLEGALE.
Noi siamo accusati della seconda, voi vi fate forza della prima ed essa è fondamento della legge a cui vi appellate.
La vostra legale violenza è quella che rende possibile lo sfruttamento di milioni di persone, che uccide con le sue guerre “umanitarie”, che butta in strada chi non riesce a pagarsi un affitto, che devasta i territori in cui viviamo che ingabbia vite umane dentre CIE E GALERE.
IL MONOPOLIO LEGITTIMO DELLA VIOLENZA E’ CIO’ CHE RENDE POSSIBILE CHE CHI DETIENE IL POTERE POSSA CERCARE DI COSTRINGERE UN’INTERA POPOLAZIONE AD ASTENERSI DAL COMPIERE UN DETERMINATO ATTO, IN QUESTO CASO LOTTARE CONTRO UN’OPERA NEFASTA COME IL TAV E PARALLELAMENTE POSSA CREARE LE CONDIZIONI PER CONTINUARE AD IMPORLA.
Non risuona familiare a lorsignori quest’espressione? Avete accusato di terrorismo quattro nostri compagni, ma nelle giornate del 27 giugno e 3 luglio 2011, come nell’azione di sabotaggio del 13 maggio 2013 ERAVAMO PRESENTI TUTTE E TUTTI.
Non è in quest’aula di tribunale che troverete le motivazioni che ci spingono a lottare. Noi, per contro, UNA VOLTA USCITI DI QUA SAPREMO DOVE TROVARLE: lungo quei sentieri di montagna, nelle strade e nei quartieri in cui viviamo.
ORA E SEMPRE NOTAV ! Ora e sempre resistenza !”

L’avv. Ghia alla ripresa dell’udienza, chiede al giudice di ordinare la cancellazione di riprese degli imputati che non avevano concesso da parte di RAI3. Il giudice esegue.
L’avv. Vitale chiede chiarimenti sullo sgombero dell’aula, il giudice risponde che l’espulsione dall’aula riguarda alcune persone, Ginetti e altre 2.

Riprende la pm Pedrotta:
“27 GIUGNO: come vi stavo illustrando, il primo tentativo delle FFOO non riuscì e solo al secondo riuscirono a risalire l’impervio sentiero, pieno di detriti e reso scivoloso dall’acqua dei VVFF, mentre continuavano lanci massi estintori da parte dei violenti, verso l’area museale.
Solo alle ore 9.18 circa gli agenti riescono ad arrivare al piazzale, dove ancora ci sono reazioni violente, vedi filmati. La situazione viene riportata alla calma dopo tutte le difficoltà quando arrivano da strada dell’Avanà un altro contingente della polizia, e i violenti si ritirano nei boschi. Situazione calma verso le ore 10. Le FFOO fanno il conto di quanto avvenuto: gli agenti che hanno riportato lesioni solo in quest’area sono almeno 50, almeno quelli di cui abbiamo i referti medici, sentiti nelle varie udienze, io non esamino le loro dichiarazioni e nulla dico delle loro prognosi e referti, c’è una tabella che allegheremo. A proposito consulenza tecnica del dott. Ferrero, che ha formulato osservazioni anche sul 27 giugno critiche sul NESSO CAUSALE e sulla durata malattia, non indicata dai Pronto Soccorso ma dai certificati di altri medici: queste conclusioni sono prive di PREGIO perché non ha visitato le persone offese ma letto solo i certificati, quindi ACCERTAMENTO molto molto limitato, senza criteri per il calcolo applicato.. i termini INCONGRUO SPROPORZIONATO sono generici rispetto a normali criteri classe medica, soprattutto è una risposta che si espone ad obiezione che anche i medici in questione appartenevano a tale classe medica: inoltre chi ce lo dice che non sono stati fatti ulteriori accertamenti? Quei certificati avevano una finalità diversa da quella medico-legale ma l’idoneità psicofisica agenti a rientrare in servizio.
Ad esempio, circa la distorsione al rachide cervicale, il dott. Ferrero non sa nulla circa i caschi e ginocchiere, non ha visto estintori e pietre e quindi non può escludere come ha fatto il nesso causale, senza applicare criteri scientifici.

Dall’altra parte, da strada dell’Avanà, come spiegato dal dott. Di Gaetano dirigente in quell’area e dott. Petronzi e cap. Mazzanti, come da filmati, già nei giorni precedenti e quella mattina presto c’erano chiodi a 4 punte sotto foglie e barricate fatte con masserizie varie, ma l’ostacolo di maggior forza era il cancello all’intersezione tra strada Avanà e via roma di Chiomonte, che si chiudeva di notte con lucchetti vari. Il 27 giugno FFOO si trovano cancello presidiato da circa 200 manifestanti. Ai rappresentanti istituzioni e anche del Legal Team veniva fatta vedere l’ordinanza del prefetto, ma il risultato ottenuto dal dott. Annunziata era lo stesso ottenuto dal dott. Di Gennaro dall’altra parte: nessuno. Nessuno si muoveva e se ne andava, come da filmato. A quel punto non c’erano alternative e alle 7.50 il dirigente dava ordine di rimuovere cancello, con catena per rimuoverlo, per non abbatterlo su manifestanti, che invece lanciano vernice di colore rosso e poi oggetti contundenti. Le persone appesa, non tante come da filmato, sono 3, tra cui Guido Fissore poi identificato e qui s’innesca il PROBLEMA DEI LACRIMOGENI, quando vengono sparati? Vengono sparati su ordine dott. Di Gaetano quando ci si accorge che alcuni soggetti travisati con motosega stanno tagliando grosso albero con intenzione farlo cadere addosso ad agenti. Situazione è pericolosa per tutti, il rumore si sente nonostante urla cori insulti tipici queste manifestazioni E NON SOLO, COME ABBIAMO POTUTO VEDERE QUEST’OGGI.
E qui è battaglia: gettano oggetti vari contro FFOO, poi intorno alle 8 viene divelto, nessuno è attaccato e nessuno si fa male, tranne GLI AGENTI, 4 che riportano lesioni. Poi agenti vanno verso area museale, distanza poco + di un chilometro, e il dott. Di Gaetano dice che ci hanno messo circa 2 ore non PERCHE’ ANDASSERO PIANO, ma per pressione dei manifestanti, sempre travisati, e soprattutto perché dovevano rimuovere traversine, tronchi d’albero e quant’altro.
Sul piazzale si ricongiungono con contingente che arriva da autostrada e riescono a porre FINE A QUEST’AGGRESSIONE.
Si accerta che i fautori della Libera Repubblica avevano messo vero e proprio comando con caratteristiche militari: posto Pronto soccorso, ristoro, e posti controllo, le famose tendine.
Il giorno successivo si accertavano i danni alla pinza, al caterpillar ai mezzi alcuni di proprietà Lazzaro Antonio sentito il 30 gennaio 2014: i danni sono documentati da fotografie. Questo è il contesto del 27 giugno.
Andiamo a vedere le singole responsabilità: nessuno tratto in arresto in flagranza. Solo Martoia Alex è stato trovato con una fionda, sequestrata.
Indagini fatte dalla digos hanno disaminato materiale: filmati di fotografie di polizia scientifica e di testate giornalistiche, materiali da digos altre città facendo comparazioni, così sono stati identificati alcuni dei responsabili, a volto scoperto o con foto di anagrafi di residenza e risconosciuti da agenti nella zona.
Passo ad esaminare le persone, gli imputati, per non annoiare citandone solo gli estremi delle foto dei filmati acquisiti nel processo.
Zona autostrada:
Avossa e Cecur, note a uffici giudiziari, militanti area radicale movimento anarchico, riconosciuti da digos sentiti il 21 novembre 2013, che hanno dichiarato di averle viste alle 8.30.
Cecur con fazzoletto che era sceso probabilmente, quindi a volto scoperto.
Avossa con sottocasco e casco in testa abbassato probabilmente per respirare.
Una volta travisate iniziano a lanciare le pietre, come da immagini in fascicoli personali.

Cecur Maia indossava casco, indumenti neri, ma soprattutto una polsiera con inserti di metallo. Il 7 agosto 2011 la Cecur, a volto scoperto è stata fotografata con un bracciale con le stesse caratteristiche, un bracciale in pelle con questi inserti di metallo. Mi verrà detto “ah vabbè sai che grande elemento di prova, ce ce li hanno tutti i bracciali di pelle? Ce l’ho anch’io… ma è ovvio che non avremmo mai ritenuto provata la responsabilità della Cecur sulla base del bracciale di pelle, ma abbiamo il riconoscimento del personale che ci dice di averla vista a volto scoperto. Ma non solo il 26 gennaio 2012 in occasione della perquisizione è stata sequestrata una giacca che non solo è compatibile con quella che indossava la Cecur il giorno dei fatti, ma è ancora una giacca sporca di schizzi di vernice.
Il 6 maggio 2014 sono stati sentiti 2 testimoni, indicati dalla difesa Avossa. I due testimoni, Lazzarini Omar e Berger Loris hanno dichiarato entrambi che il 27 giugno 2011 Avossa Gabriela era li’, a Chiomonte, alla Maddalena, era con loro. Però i due testimoni non hanno detto nulla dei movimenti della Avossa, non hanno detto che era sempre stata con loro e mai l’avevano vista li’ sulla canna lanciare le pietre, hanno detto che era con loro. Quindi le dichiarazioni che rendono questi due soggetti non vanno assolutamente a minare le dichiarazioni, il riconoscimento personale fatto dalla Digos.
All’udienza del 26 settembre scorso la Avossa ha spontaneamente dichiarato di essere stata presente, di rivendicare tutte le azioni del movimento no tav di quel giorno, allora a questo punto non ho ben capito a che cosa si facesse riferimento, se anche ai reati commessi da quelli che si presentano come esponenti del movimento no tav oppure facesse riferimento ad altro, ma ha affermato di non essere la donna ritratta nelle fotografie. Questo mi sembra il solito vano e deludente tentativo già effettuato da altri imputati di contemperare due esigenze, perché questi imputati hanno sempre un conflitto INTERIORE, che da un lato non devono rinunciare a questo ruolo di combattenti, di antagonisti del sistema, dall’altro però non vogliono patire le conseguenze delle loro azioni e allora rivendicano le azioni ma dicono che non sono loro . Mi sembra inutile e configgente. Poi abbiamo anche una consulenza tecnica, di Alfredo Ghio, per quanto riguarda il riconoscimento personale della Avossa Gabriela, una consulenza inutile. Perché abbiamo un riconoscimento personale effettuato da due soggetti che riconoscono da tempo Avossa Gabriela e che dicono di averla vista da una posizione favorevole e mentre era a volto scoperto, dall’altra parte abbiamo una consulenza che non è neanche una consulenza fisiognomica (e ride), perché lo dice lo stesso consulente che per fare una corretta analisi fisiognomica è necessaria una comparazione di almeno 25 tratti facciali con riprese frontali e laterali, mentre le fotografie esaminate riguardano un volto travisato di cui si vedono gli occhi e l’arcata sopracciliare, in sostanza un materiale scarso… non sufficiente per un’analisi utile. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il consulente ha esaminato le fotografie effettuate nel 2011 con delle foto che ha effettuato lui 3 anni dopo, limitandosi a fare delle valutazioni sulle sopracciglia dell’imputata allora a cosa ci serve questa consulenza? A nulla. I connotati presi in considerazione non sono caratterizzanti né inequivocabili perché non presentano dei contrassegni particolari, non ci sono nevi, cicatrici, rughe, quindi non hanno un potere discriminatorio.
Quello che si vede è assolutamente inutile per fare un’analisi perché non abbiamo un segno particolare che ci possa dire “si, si tratta di lei” o “no, non si tratta di lei”. Poi, ovviamente, i tratti che ha preso in considerazione Ghio sono tratti del volto soggetti a variazione del tempo.. il tempo passa per tutti .. e poi le donne lo sanno, le sopracciglia possono essere modificate.
Passiamo a Maniero Fabrizio: abbiamo le dichiarazioni dell’ispettore Raimondi e dell’ispettore Tagliavini, ma Maniero Fabrizio ci ha reso il compito anche più semplici perché ha reso delle dichiarazioni ammissione essendosi riconosciuto nel filmati e nelle fotografie. Tagliavini l’aveva dapprima notato mentre percorreva il sentiero… ed era a volto scoperto. Indossava dei Jeans, una maglia a maniche lunghe verde e, ci dice l’ispettore Tagliavino “lo conosco da tempo, perché è un militante del movimento anarchico torinese, noto per la sua partecipazione alle manifestazioni del movimento anarchico ma anche a quelle no tav. Poi cosa fa Maniero? Cammin cammina si travisa il volto, utilizza una sciarpa di colore nero… e perché lo fa? Non perché lo richiedessero le condizioni climatiche ma perché aveva in previsione il compimento degli atti che poi vedremo documentati nella sequenza fotografica che è stata acquisita. Allora abbiamo fotografie che lo ritraggono sulla galleria autostradale che impugna l’estintore, guarda in basso, prende la mira, poi scarica il contenuto dell’estintore. Poi lo vediamo con altri scendere dalla galleria Ramat, dove c’è la macchina operatrice, lo vediamo sulla barriera composta da tubi in ferro e altro materiale di recupero anche qui con un tubo in metallo, lo vediamo sul sentiero antistante la galleria sempre con un bel tronco in mano, cioè Maniero a mani nude è difficile vederlo, o ha i tronchi o ha qualcosa da utilizzare contro le forze dell’ordine. Infatti in una fotografia acquisita presso l’agenzia LA PRESSE è in un altro punto dell’area, è mobile Maniero, a differenza di altri imputati si è mosso da una parte e dall’altra, allora lo vediamo nell’area antistante il museo con un grosso tronco in legno che lancia contro una macchina movimento terra, dove si spostavano le forze dell’ordine si spostava anche lui.
Imperato Tobia: sul riconoscimento e sulla condotta ha riferito l’ispettore Tagliavini sentito il 21 novembre 2013, anche qui abbiamo le immagini… c’è da dire che Imperato Tobia sin dall’interrogatorio di garanzia ha ammesso di essere la persona raffigurata nelle fotografie, ha ammesso di essere stato in quella zona, siamo alla galleria Ramat, sull’autostrada, ma non dal lato della barriera Stalingrado ma dal lato opposto, dove la pinza stava cercando di aprire il varco. In quella sequenza d’immagini si vede Imperato a volto scoperto che afferra il braccio di un agente. Che significato aveva quel gesto? Che cosa voleva fare Imperato afferrando il braccio di quell’agente? Imperato ci ha detto che si trovava li’ perché voleva impedire l’avanzata dei poliziotti e impedire alla vena di continuare a lavorare, e allora già la finalità la conosciamo, si tratta di capire se siamo nell’ambito di condotte di resistenza passiva o siamo piuttosto nell’ambito di comportamenti attivi. Io ritengo che le immagini anche qui parlino da sé, ci sono alcuni soggetti che afferrano gli scudi degli agenti e cercano di farli cadere, ce ne sono altri travisati alle loro spalle pronti allo scontro e c’è Imperato che afferra il braccio, mica possiamo davvero credere che stava cadendo, lo scopo era quello di trascinare giu l’agente, poi è caduto Imperato, probabilmente è caduto perché l’agente si è mosso o ha fatto lui resistenza….
Passiamo a Rossetto, gli elementi a suo carico sono sempre le immagini, le fotografie e la testimonianza di Ferrara sentito il 25 ottobre e di Raimondi sentito il 21 novembre 2013. Rossetto a differenza di altri non era travisato, era a volto scoperto, quindi lo si può benissimo riconoscere. Le immagini lo riprendono mentre si trova sull’area sovrastante la galleria Ramat, in particolare sulla barricata Stalingrado durante l’intervento degli operai, dalle immagini si vede che appunto ha un estintore. L’ispettore Raimondi, sentito appunto all’udienza del 21 novembre, ha dichiarato che Rossetto dopo aver scaricato il contenuto dell’estintore contro l’operatore della benna ha lanciato l’estintore contro le forze dell’ordine, mentre accanto tutti gli altri ponevano in essere le condotte che vi ho già detto. Sentito all’udienza del 7 marzo 2014 Rossetto si è riconosciuto nelle fotografie, ha anche ammesso di avere avuto l’estintore, ma ha negato di averlo gettato contro i poliziotti. Ha poi fatto tutta una polemica contro le dichiarazioni dell’ispettore Raimondi che secondo lui erano false, l’ispettore le aveva rese per le ragioni che ha detto Rossetto, risentimento nei suoi confronti. Possiamo credere a quello che dice Rossetto? Possiamo pensare che Rossetto prende l’estintore, che non si è capito ha trovato li’ per caso, si è materializzato li’ quel giorno, l’ha preso, l’ha scaricato e poi l’ha appoggiato? Delicatamente l’ha appoggiato, perché era vuoto. Ma veramente possiamo credere a dichiarazioni di questo tipo? Possiamo veramente credere che in un contesto di violenza come quello che c’era in atto il 27 di giugno Rossetto possa avere appoggiato a terra l’estintore? Quell’estintore a quel punto poteva servire solo come corpo contundente, e contro chi? Contro i suoi nemici! Ma poteva perdere un’occasione così ghiotta, che era quella di gettare l’estintore addosso agli altri? Ma insomma, ma veramente io rimango delusa da dichiarazioni di questo tipo, queste me l’aspetto da imputati che hanno finalità meramente patrimoniali, che adottano la soluzione più conveniente, ammettono le circostanze incontestabili, quelle documentali, c’è la fotografia allora mi conviene, ammetto che avevo l’estintore in mano. Dove invece abbiamo la circostanza che si basa sulla testimonianza orale allora no, la nego. Allora siamo alle solite, Rossetto vuole fare il leader ma non vuole pagare le conseguenze delle sue azioni.
Passiamo a Bindi Giacomo e Centanni Luca. Hanno operato, sono stati fotografati, filmati mentre ostacolavano l’avanzata degli agenti nei pressi dell’area mussale, quindi erano in una posizione più sopraelevata rispetto agli altri e sono stati fotografati tra altri manifestanti che per impedire l’avanzata degli agenti delle fdo erano accorsi con una paratia e avevano lanciato massi e oggetti contundenti contro gli agenti che stavano risalendo, erano riusciti a salire il sentiero e stavano cercando di raggiungere il museo. Bindi è raffigurato da una fotografia de La Presse, con in mano una pietra, è a volto scoperto, poi ha detto che era lui, ma bastava confrontare quella fotografia con la foto segnaletica…  E l’ispettore Ferrara sentito il 25 ottobre ha detto che comunque l’aveva riconosciuto perché è un esponente del centro sociale Askatasuna.. dalle fotografie si vede bene che Bindi ha la pietra in mano e cosa sta succedendo attorno a Bindi, non siamo ai giardini pubblici, siamo in un contesto di violenze, siamo in un contesto in cui c’è tutto l’armamentario che ho già detto. E allora il 26 settembre anche qui cosa dice Bindi? “Si ,sono io, avevo la pietra in mano, l’ho presa e poi l’ho riposta”. L’ha presa e l’ha riposta. Si commentano da sole queste affermazioni.
Centanni anche lui è in diverse fotografie, ha il volto parzialmente coperto, ed è stato riconosciuto da due ispettori. Anche Centanni aveva una pietra, che non è proprio il termine giusto, diciamo UN MASSO, a meno che Centanni non volesse fare sollevamento di pesi, ma dato il contesto probabilmente la pietra serviva ad altro.
Palumbo Gianluca abbiamo le fotografie, del 27 giugno, in cui Palumbo è a volto scoperto e quindi non ci sono problemi, è stata acquisita dalla Digos la foto presso l’anagrafe del comune di residenza. Poi è stato visto con gli occhialini da nuoto, è stato ripreso nell’area museale mentre unitamente ad altri VIOLENTI scaglia oggetti e pietre. Poi ci sono altre fotografie quando la situazione è stata pacificata, che lo ritraggono a volto scoperto e si vede che ha degli occhialini da nuoto sul braccio e un dito incerottato.  Durante la perquisizione del 26  gennaio sono stati sequestrati oggetti compatibili con quelli da lui indossati il 27 giugno. Ha reso interrogatorio, Palumbo. Cos’ha detto? Il 2 febbraio del 2012 al GIP che gli stava facendo vedere le fotografie e gli chiedeva se si riconoscesse ha risposto che si, era lui, che non stava lanciando le pietre, stava lanciando i lacrimogeni… Stava lanciando i lacrimogeni contro le fdo come reazione al comportamento delle fdo perché un lacrimogeno l’aveva colpito alla spalla. Interessante questa dichiarazione, non tanto per quello che dice, perché è offensiva, direi. Il Palumbo era a mani scoperte, non aveva guanti… ma di quale lacrimogeni stiamo parlando, eh? Non stava lanciando nessun lacrimogeno, eh? Stava lanciando delle pietre, tra l’altro nei filmati si vede quant’è bello attivo, quant’è gagliardo anche Palumbo nelle situazioni.
Passiamo a Rivetti Christian, ho quasi finito così’ finiscono forse anche i commenti. Rivetti Christian partecipa agli scontri del 27, non ci sono dubbi che sia lui, è immortalato nelle immagini videoregistrate che lo ritraggono, ha uno zaino particolare ed è grazie a questo zaino che viene poi riconosciuto da personale Digos successivamente, cioè in occasione dell’arresto dell’8 febbraio 2013. Il commissario Sorrentino che è stato sentito in questo processo il 2 dicembre ci ha proprio riferito le modalità con le quali si è giunti all’identificazione di Rivetti Christian, che già nell’interrogatorio del 9 febbraio 2013 sugli episodi dell’8 febbraio 2013, ammetteva dicendo “si si sono io, ho partecipato alla manifestazione”. Anche qui ridimensionando molto il suo contributo all’azione, diceva “si, ho lanciato un sasso nei confronti della ruspa che stava abbattendo la barricata del movimento no tav, il mio intento era colpire la ruspa, non le persone, non era mia intenzione fare del male a qualcuno”. Al GIP conferma le stesse dichiarazioni, tra l’altro al momento dell’arresto sulla sua autovettura viene trovata una kefiah bianca e nera… uguale a quella che indossava quel giorno.
Sono stati sentiti anche dei testimoni della difesa, che sono inutili come la maggior parte dei testi indicati dalla difesa che andrò ad analizzare tra poco. Perché sono inutili? Perché nulla tolgono a questo quadro probatorio perché si sono limitati ad affermare che Rivetti era con loro già dal 26 giugno 2011 in quella zona alla Maddalena, e sono la madre, il padre, Nobili Marisa, Ugo e la stessa amica, Ilaria Lisi, sentita l’8 aprile del 2014, dico sono inutili perché ci dicono Rivetti Cristian era li’, è stato con noi per la maggior parte del tempo, poi l’abbiamo perso di vista e poi ritrovato e nulla ci dicono di cos’ha fatto Cristian in quell’arco temporale, quindi può ben avere commesso le condotte che vi ho descritto.
Passo alla centrale elettrica, qui è stato identificato solo Fissore Guido. Come vi dicevo già al mattino presto era al check point dell’Avanà, era uno dei tre appesi al cancello, aveva il foulard ma è facilmente riconoscibile. E in relazione alle condotte e al comportamento di Fissore Guido è stato sentito l’ispettore Stefano Benelle, è stato sentito il 30 di novembre. L’ispettore ci ha raccontato che quel giorno era tra il personale delle forze dell’ordine che doveva agganciare il cancello, era proprio nelle prime file, e mentre era intento ad agganciare questa barricata era stato oggetto di lancio di oggetti, i soliti oggetti, pietre, oggetti contundenti, liquido colorante, e in quel contesto aveva notato un soggetto con la barba, i capelli bianchi, che colpiva gli operatori con la stampella bianca. Anche qui non c’è bisogno che vi descriva la condotta di Fissore, ci sono le immagini si possono vedere… con la stampella che COLPISCE gli operatori che cercano di ripararsi e lui che si sposta con la stampella per andare a colpire. E l’ispettore Benelle  ha dichiarato di aver riconosciuto quel signore con i capellli bianchi, la barba bianca e la stampella (bianca , aggiungo io).. e Fissore Guido ha ammesso di essere lui e di avere utilizzato la stampella per colpire gli agenti, non per fare del male ma per impedire l’avanzata…
Di Martoia ve l’ho detto, il reato per il quale è imputato è modestissimo, è il possesso della fionda. Su questo abbiamo il sequestro e le dichiarazioni del dottor Fusco. Vi ho anticipato che abbiamo sentito tanti testimoni indicati dalle difese, circa 60 testimoni indicati dalle difese… e vi ho anche detto come la penso, no? Qual è il giudizio che io ho di questi testi, che abbiamo sentito in questi processi. E vorrei condividere con voi alcune osservazioni su questi testimoni. A parte i testimoni che vi ho già indicato in relazione alle singole posizioni, ce ne sono stati molti altri, forse la maggioranza dei testi, sono stati indicati proprio sui fatti del 27 di giugno più che sul 3 luglio, ma forse perché sul 3 luglio c’è veramente poco da dire, eh? Sul 27 di giugno poi andremo a vedere quello che pensiamo sarà la linea difensiva e allora per poterla sostenere bisogna portare dei testimoni e ne abbiamo sentiti tanti.

“60 testimoni inutili e assolutamente irrilevanti”

 

Questi testimoni si dividono in due macro categorie. La prima macro categoria ricomprende tutti quelli che non erano presente a Chiomonte in quella giornata. E allora sono venuti a riferirci sulla legittimità dell’opera, sulle ragioni della protesta, sulla libera repubblica della maddalena. Bertolo Silvio, Cremaschi, Mattei, Airaudo etc etc. Ma questi testi sono assolutamente IRRILEVANTI, non hanno portato alcun contributo alla ricostruzione dei fatti, qui non siamo davanti al TAR, qui non stiamo giudicando l’opera, eh? Stiamo giudicando i disordini che sono avvenuti il 27 giugno e il 3 di luglio, quindi nulla hanno detto sulle azioni violente che sono state poste in essere nei confronti delle forze dell’ordine che sono rimaste passive e hanno lanciato i lacrimogeni e allora sono testi irrilevanti, inutili, non servono a niente. Io mi spingo oltre, le ragioni della protesta, che siano più o meno condivisibili, non hanno rilevanza quando si passa all’azione violenza, non c’è ragione che giustifica comportamenti come quelli del 27 giugno e del 3 di luglio, non si vuole limitare il diritto alla manifestazione del pensiero si vogliono valutare comportamenti di reato.
L’altra macro categoria ricomprende tutti i testimoni che erano presenti sui luoghi, nell’area in generale, quel giorno, che possono essere poi ancora suddivisi in due sottocategorie: abbiamo quelli irrilevanti, e sono irrilevanti perché si trovavano in una zona diversa rispetto a quella in cui sono avvenute le condotte costituenti i reati in particolare nell’area antistante il museo archeologico, abbiamo sentito una sfilza di lacrimogeni che si trovavano nella zona delle tende, ma sono irrilevanti, non erano né sull’autostrada, né alla centrale elettrica, e cosa possono  venirci a raccontare? La  storia dei gas lacrimogeni e andremo a vederla. Ma questi testimoni, irrilevanti, ad un certo punto, nel tentativo di difendere gli imputati, credendo, perché io penso che abbiano creduto erroneamente che tutti condividano i loro valori e la loro battaglia mentre invece i precedenti penali di alcuni imputati dimostrano che sono professionisti della violenza… ci sono i certificati penali… i procedimenti penali a loro carico… e allora per questi professionisti della violenza le manifestazioni a tutela di interessi collettivi sono un semplice pretesto, sono un semplice pretesto per sfogare la loro RABBIA nei confronti del SISTEMA. Per gli interessi della Val di Susa a certi soggetti non interessa niente, non sono li per tutelare la val di susa, sono li perché vogliono andare a sfogare la loro rabbia, se la vogliono prendere con le fdo, contro lo stato…. e allora va bene a val di susa o qualsiasi altro posto. Questi testimoni nel tentativo di difendere gli imputati si sono spinti a dichiarare il falso, perché hanno negato delle circostanze pacifiche e sono circostanze pacifiche perché ci sono i filmati e le fotografie, e faccio riferimento, tanto perché sia chiaro dove voglio andare a parare, faccio riferimento alle condizioni di strada dell’avanà la sera del 26 e al mattino del 27, hanno negato che c’erano le barriere, le traversine, e addirittura sono andati in contrasto con quanto hanno dichiarato altri testimoni portati dalle difese: Giorno Claudio, Villa, e lo stesso Abbà Luca, che è un esponente di spicco del movimento NO TAV, quando è stato sentito il 28 aprile ha ammesso che c’erano gli ostacoli, l’ha ammesso. E allora questi testimoni che sarebbero stati irrilevanti hanno dovuto NEGARE contro ogni LOGICA di avere visto che cosa stava accadendo, quali erano i preparativi nel territorio della libera repubblica della maddalena. Non hanno visto le barriere, le balle di fieno, le traversine, niente, cosa dobbiamo pensare? Che quelle barriere sono state allestite in pochi minuti prima dell’avanzata delle fdo? Mentre scappavano subendo gli effetti dei gas lacrimogeni, che hanno detto “ci hanno gasato”? Li hanno gasati mentre scappavano ma hanno avuto il tempo di mettere le barriere, di fare quegli ostacoli? E quelli che si trovavano nell’area mussale che hanno negato di avere visto gli estintori, i carrelli, si sono materializzati nel bosco al mattino? Tutti questi testimoni che hanno dichiarato che si trovavano li’ nella libera repubblica erano così’ impegnati negli spettacoli e nelle conferenze che non hanno avuto modo di vedere i preparativi? Anselmo Paolo, Sasso Chiaro, Aloia, etc… e allora, nel momento in cui il testimone dichiara il falso o è reticente su queste circostanze, ma diventa inattendibile su tutto eh? Non è che il testimone, prendiamo quelle dichiarazioni che ci fanno comodo… quello non è più attendibile, quel teste li’ non vale più niente, nemmeno quando riferisce dei fatti avvenuti nell’area del piazzale antistante al museo. E poi abbiamo l’altra sottocategoria, di quelli che hanno mentito perché hanno negato di avere visto le condotte violente pur essendo in posizione favorevole addirittura quando gli stessi imputati le hanno ammesse. E a fronte delle contestazioni hanno dato delle spiegazioni, io mi sono letta tutte le trascrizioni dei verbali, a fronte dei filmati e delle contestazioni dei PM che mostravano dove si trovava il teste e che cosa accadeva a fianco al testimone, hanno dato delle spiegazioni che, non fossimo in quest’aula potremmo anche trovare divertenti, ma io non trovo divertente che ci siano amministratori pubblici, consiglieri regionali, privati cittadini che si dichiarano portatori di interessi collettivi, pubblici, che abbiano la sfrontatezza di venire in un tribunale a negare di avere visto ciò che stava avvenendo davanti ai loro occhi. “Io guardavo in giu’, guardavo in su, parlavo con il vicino, non mi sono accorto, sentivo la motosega, mi sono allontanato…”, Cancelli Valentina, Bono Davide, Bertok, ce ne sono due pagine di testimoni che dichiarano circostanze inverosimili.
Quindi vi dicevo sono stati sentiti 60 testimoni assolutamente INUTILI. Perché nulla hanno detto sulle condotte contestate agli imputati. Non hanno fornito alcun elemento a loro discolpa. C’è qualcuno che ha detto “l’imputato x era in mia compagnia e si trovava in tutt’altro luogo”? Nessuno. Quello sarebbe stato il testimone utile. No, abbiamo avuto 60 testimoni che hanno mosso accuse nei confronti delle forze dell’ordine, per il lancio dei gas lacrimogeni. Ma ve l’ho già detto quando sono stati lanciati i lacrimogeni, in risposta alle condotte di reato. Sono stati lanciati allo scopo di arrestarle, quelle condotte di reato. E allora questi 60 testimoni non hanno fatto altro che ripetere inutilmente le stesse dichiarazioni, chiaramente concordate, su circostanze irrilevanti. C’è stato un testimone, Rizzo Davide, sentito il 31 marzo scorso, che ha spiazzato lo stesso difensore, perché ha ammesso che i lacrimogeni sono stati sparati dopo che era stato aperto il varco autostradale, quello ha detto la verità. Ancora una piccola osservazione. Le difese, dopo i primi fallimentari controesami dei loro testimoni ai quali sono stati mostrati i filmati che smentivano le loro affermazioni hanno strategicamente limitato le domande alle circostanze di contorno e si sono strenuamente opposti ad una qualsiasi domanda che esulasse dal contesto affrontato. Quindi abbiamo sentito molti testimoni, ad esempio il 13 maggio 2014, a questi testimoni sono state formulate domande solo ed esclusivamente sui gas lacrimogeni nell’area museale, non è stato chiesto niente altro. Una circostanza che era già stata ammessa dai dirigenti della polizia sentiti dall’inizio, Petronzi l’ha detto qual era il numero di gas sparati quel giorno, nessuno ha negato che era stato sparato un numero di lacrimogeni veramente imponente. Allora la scelta degli avvocati che è assolutamente legittima, dimostra che forse non avevano nessun elemento utile per contrastare le prove portate dalla pubblica accusa, che sono prove documentali, sono prove documentali quelle a carico dei loro assistiti, e allora hanno fatto una scelta strategica, l’unica che potevano fare: contenere i danni. I danni per i loro assistiti ma anche i danni per i loro testimoni, perché se si fosse fatto un esame a 360 gradi, allora si lasciava la possibilità di fare un controesame come si era fatto inizialmente.

GIORNALISTI SCORRETTI

Avv. Vitale prende la parola e fa notare che sul sito de La Stampa sono state diffuse immagini prese con un telefonino che riprendono gli imputati, chiedono che il PM verifichi immediatamente il reato, la PM Quaglino risponde che “non ha visto il video”, l’avvocato fa presente che il giornalista è in aula e fa notare che il giornalista ha violato le regole di questo processo.
Il presidente non prende alcuna decisione. Il giornalista fa presente che le immagini “si vedono appena” e informa che l’ha fatto rimuovere. Gli imputati sostengono che il video sia già in circolazione, gli avvocati chiedono che il giornalista Massimiliano Peggio venga allontanato dall’aula. Bosio sospende 5 minuti.

La requisitoria del PM Quaglino sul 3 luglio 2011

Alla ripresa, è l’ora del PM QUAGLINO sul 3 luglio 2011:
“Era stata preannunciata manifestazione e il giorno prima iniziativa ordinanza questore che vieta transito su vie a seguito scontri prescrizione questore. Preannunciati 3 cortei, uno da Exilles, il secondo da Giaglione, il terzo da stazione ferroviaria di Chiomonte sino intersezione provinciale per ricongiungersi.
Il mattino del 3 luglio moltissimi manifestanti da tutta Italia. Il primo corteo, quello da Exilles con Plano e istituzioni, 5000 persone circa, segue la statale, poi provinciale e poi l’Avanà. Si ricongiunge con corteo da stazione Chiomonte. Tutto pacifico ma a bivio per Ramat circa 200 persone si staccavano e attraverso sentieri del bosco si ricongiungevano con corteo da giaglione e iniziavano con comportamenti violenti, lanci sassi etc, quello che era stato preannunciato ASSEDIO AL CANTIERE. La logistica è importante: la frazione, abitata da vari notav, si trova in situazione favorevole e difficilmente monitorabile da forze dell’ordine, luogo ideale per nascondersi ed effettuare quegli attacchi a forze dell’ordine che vedremo poi. Il secondo corteo, dal campo sportivo di Giaglione, è formato da notav e aderenti centro sociale: dopo fraz. San Rocco, allo svincolo dell’A32, vanno verso baita abusiva, la maggior parte su sentiero sottostante a viadotto, avvicinandosi a reti di recinzione.

VIDEO

Gli scontri iniziano quindi, già dopo questa decisione fortemente indicativa intenzioni malgrado divieto, intorno alle ore 11.30 vengono segnalati primi avvicinamenti di soggetti che mettono in atto VIOLENTA AGGRESSIONE IN area archeologica, così come identica azione nei pressi Centrale. E’ UN VERO E PROPRIO ATTACCO, già dalle foto e dalle testimonianze sottoposte alla SIGNORIA VOSTRA è ovvio, DAGLI Oggetti lasciati sul campo e soprattutto un INTERESSANTISSIMO DOCUMENTO sequestrato a Parisio Francesco. I disordini non nascono casualmente ma c’è un preciso ATTO, IL RAZZO che dà il segnale, dopo di che iniziano a scendere decine di manifestanti. Le forze dell’ordine li sentono perché arriva materiale contundente. Un gruppo costituito da una decina di persone, 50 – 60 per volta, che si alternano sono un po’ più a monte su una roccia sulla boscaglia, lanciando con FROMBOLI, sorta di fionde con gittata + lunga, grossi sassi che testimoniano i filmati. BATTAGLIA ORGANIZZATA questo cambio con elementi + freschi, fionde, bottiglie contenenti ammoniaca, bombe carta, molotov che esplodono e fanno svenire FFOO x esplosione ai loro piedi. Il blocco è compatto ed è violento sin dall’ainizio: tutti, tutti sono TRAVISATI, il passamontagna il 3 luglio… difficile…ringrazio dei suggerimenti, FACEVA FREDDO…c’è una legge del 1975 che vieta il travisamento nelle manifestazioni. I lanci non hanno nessun significato simbolico: sono tali e tanti che è evidente che sono intenzionali e diretti contro FFOO per impedire loro di porsi a tutela del cantiere.

Cari No TAV, gesti simbolici ammissibili? DATEVI FUOCO!

 

Sui gesti simboli vorrei fare una piccola parentesi. Questa del gesto simbolico l’ho sentita ripetere tante volte in quest’aula, dagli imputati e dalle difese. “Abbiamo lanciato sassi perché era un gesto simbolico contro la TAV, contro lacrimogeni, contro..”. Il gesto simbolico è socialmente condiviso, nobile e accettabile. Chi non si inchina di fronte a un gesto simbolico ? Perché il gesto simbolico getta una luce positiva sull’autore e impone riflessioni sulle sue ragioni. C’è solo un problema in questo processo: il gesto simbolico è ontologicamente e imprescindibilmente rivolto verso sé stessi, si accetta una forma di patimento verso di sé, non verso gli altri, questo è il gesto simbolico. Allora senza andare a scomodare  i monaci tibetani, ma ricordo Jan Palach che si dà fuoco in piazza Venceslao, mica dà fuoco alle truppe russe schierate… esempio molto più banale semplice e vicino a noi Pannella… (…)
Chi riceve un sasso in testa non vede gesto simbolico. Inoltre ci sono maschere antigas e occhialini da piscina. In area archeologica è stato addirittura trovato un martello x frantumare massi + grandi… non bastavano sassi per terra, ecco l’alternanza, si tratta di PIANO ORGANIZZATO, vedi documento di Parisio in cui si parla di BARRICATE INVALICABILI, BARRICATE MOBILI SCUDI DI PLEXIGAS, guanti ecc. e FIONDE VARIE e SQUADRE tra cui l’ARTIGLIERIA… Sembra un gioco di guerra, invece siamo in manifestazione detta pacifica. Idealmente distinguiamo: finita la manifestazione pacifica, GLI SCONTRI in 3 grandi zone: attacchi all’area archeologica nel tratto circondato da boschi: alle vasche idriche sottostanti il viadotto austradale e in fondo a via dell’avanà alla centrale. Cominciamo con l’area archeologica: circa 300 manifestanti si radunano nell’abitato di Ramat e di lì, autogestiti, va a ridosso del cantiere e qui c’è l’attacco + violento alle FFOO: La cartina agli atti indica chiaramente dove si svolgono i fatti, attacco ripetuto + volte, quindi lancio di lacrimogeni come ha detto dott. Petronzi, VIOLENZA MAI VISTA IN MANIFESTAZIONE DEL GENERE IN ITALIA, ha dettato questa necessità, ma non sono neanche bastati.

Non sono neanche bastati i lacrimogeni perché si è dovuto far uso di idranti e di una ruspa. Intanto abbiamo visto che anche sotto il viadotto autostradale Clarea, utilizzando lo stesso armamentario e le stesse tecniche di guerriglia si cercava di arrivare al cantiere. C’è da dire che dopo i fatti del 27 giugno era stata installata una recinzione che comprendeva l’area museale ed era stata messa per evitare uno scontro diretto che avrebbe portato a conseguenze pericolose. Nella zona archeologica, la violenza degli scontri, i mezzi utilizzati, vede il maggior numero di feriti delle due giornate. Ne abbiamo contati 145, per lo meno abbiamo recuperato e portato agli atti di questo processo la documentazione medica, i certificati medici del PS o comunque degli ospedali emesse nei giorni successivi, di 145 appartenenti alle fdo che prestavano servizio il 3 luglio in quella zona. Come ha già illustrato la dr.ssa Pedrotta non starò ad annoiare prima di tutto me stessa, tribunale e difensori, a ripercorrere le dichiarazioni rese da ogni persona offesa che sostanzialmente è venuta a dirci dove si trovava, che cos’è successo, da che cosa è stata colpita, perché si è fatta male, quali erano le lesioni riportate. Sono tutte dichiarazioni agli atti, nella memoria che andremo a depositare per ogni persona offesa è indicata l’udienza in cui hanno reso testimonianze e c’è un breve riassunto con le loro dichiarazioni e con il certificato.
Nulla da dire, evidentemente, su chi viene colpito da un sasso e riporta un ematoma dove è stato colpito dal sasso . Faremmo un torto al tribunale pretendendo di spiegare il nesso di questo. Ma vogliamo dire che non è conseguenza dell’azione di chi tira sassi, lo dico per brevità, corpi contundenti, bastoni, tutto quello che è stato lanciato, ma vogliamo dire che non è conseguenza di quel lancio la lesione di chi, per sfuggire da quel lancio, cioè per non essere colpito in testa dal sasso si muove, e si muove su un terreno accidentato, e mette male un piede e prende una storta? Ora,  è vero che non è diretta conseguenza del sasso ma non è ai sassi che stiamo facendo il processo, il processo lo stiamo facendo a chi quei sassi li ha lanciati… (“gli sbirri”, dicono gli imputati). Chi ha tirato il sasso risponde di questa lesione.
Veniamo ora, delineato lo scenario… filmati, foto che abbiamo visto dell’area archeologica, mi richiamo ai filmati delle forze dell’ordine che perdono i sensi perché colpite da bombe carta, anche le bombe carta non si trovano nei boschi in natura, passeggiando nei boschi non mi hanno mai permesso di rinvenire bombe carta… ( “neanche la polizia sui sentieri”, dicono gli imputati). Forse stanno nei carrelli…
Veniamo ora all’identificazione dei soggetti responsabili per quanto avvenuto nell’area. Premessa di carattere generale che vale come metodologia di lavoro per tutte le identificazioni del 3 luglio. Durante quella giornata furono eseguiti servizi di ordine e sicurezza pubblica e il personale realizza video e foto utili a documentazione dei fatti, iniziati intorno alle 12 a seguito dell’accensione dell’artificio pirotecnico e sono terminate intorno alle 16 in seguito al trattenimento di un carabiniere da un gruppo di facinorosi. Veniva poi visionato il materiale, dopo di che la polizia giudiziaria analizzando tutto questo materiale, interpellando altre forze di polizia a cui ha inviato questo materiale acquisendo successivamente i cartellini fotosegnaletici o le foto delle carte d’identità, perveniva all’identificazione di questi soggetti.
Premetto: nessuno di chi ha fatto queste operazioni ha competenze di fisiognomica, così’ sgombriamo il campo da qualsiasi polemica, non sono stati fatti perché non erano necessari, erano in grado di riconoscere da altri elementi. Nell’area archeologica abbiamo visto centinaia di individui che si alternavano nell’aggressione alle fdo, quasi la totalità di soggetti era travisata. Quali sono.. e da qui l’aggravante dell’articolo 139 penultimo comma, di queste centinaia di soggetti forse non siamo bravissimi ma ne abbiamo identificati solo una ventina, andiamo ad analizzare quindi di queste 20 persone, e qui inizia una parte noiosissima, ad analizzare sia i comportamenti posti in essere da ognuno di essi, sia del modo di identificazione degli stessi.

I soggetti identificati / imputati per il 3 luglio 2011

Tra i soggetti presenti in quest’area ritroviamo Anicò, dalla testimonianza dell’ispettore Sorrentino resa il 19/11/2013, emerge che è presente nell’area archeologica dalle ore 13 circa del 3 luglio. Sorrentino ce l’ha spiegato, non è presente ai fatti, identifica 19 o 25 posizioni, lavorando sui filmati che sono stati acquisiti. Dai filmati ci spiega che intorno alle 13 compare sul lato sinistro delle prime file del fronte dei violenti, posizionata dietro alcuni scudi di plastica di colore bianco, tenuti da altri antagonisti e si vede questa persona poi identificata in Anicò che lancia alcune pietre contro il personale presente sul piazzale. Nella memoria che andremo a depositare indico in caratteri più piccoli tutti i fotogrammi così come sono stati indicati e che ritraggono i comportamenti violenti posti in essere o che ritraggono quei dati da cui è permesso arrivare alle identificazioni, quindi rispetto alle posizioni che vado discutendo abbiamo l’indicazione dei fotogrammi e dei filmati indicati analiticamente nella memoria, unitamente alle schede allegate alla memoria. Allora abbiamo questa ragazza che indossa una canottiera bianca, un pantalone della tuta a mezza coscia marca Adidas, ha una maschera antigas sulla testa e porta una specie di maglietta. Ha i capelli neri e lunghi divisi in mezzo e la si vede in più occasioni tra le 15 e le 17 lanciare pietre nei confronti dei reparti schierati nell’area archeologica. Come avviene l’identificazione? In data 10 agosto in un controllo lungo i sentieri del campeggio Gravela identificava tra altre persone Anicò… la struttura anatomica, il viso ovale, sono perfettamente compatibili con le immagini della ragazza ripresa anche al mattino a volto scoperto a Exilles il 3 luglio, prima degli scontri.  Questa foto messa a confronto con le altre ci permette di dire che questa ragazza è Anicò. In un’occasione successiva, sempre personale Digos, dopo un’altra manifestazione NO TAV vengono identificati dei soggetti mediante lo scatto di alcune fotografie ed è presente l’Anicò che ha con sé uno zaino e all’interno troviamo una tuta di colore nero con le tre strisce che è identico a quello indossato durante la manifestazione del 3 luglio. La foto, l’acconciatura dei capelli, il taglio e il colore, la canotta indossata, la tuta e le fattezze somatiche permettono al teste di individuare Anicò come quella persona che il 3 luglio lancia i sassi nella sequenza di foto agli atti, nei confronti delle forze dell’ordine.
Sempre nel corso dei disordini del 3 luglio, mentre il gruppo più numeroso attaccava frontalmente le forze di polizie nell’area archeologica, un secondo gruppo si affacciava sul lato sinistro e da qui iniziava un fitto lancio di oggetti contundenti e artifizi pirotecnici. Sempre Sorrentino ci illustra che intorno alle ore 14:50, area archeologica lato sinistro, si vede un soggetto di corporatura snella, altezza media, con una felpa nera a maniche lunghe, bermuda beige, una maschera antigas, indossa guanti neri, calzini neri, questo soggetto partecipa attivamente agli scontri raccogliendo e lanciando pietre all’indirizzo delle fdo. Cosa accade? A fine di questa giornata di scontri è evidente che vengono fatti dei controlli rispetto a persone che si stanno allontanando dalla Valsusa e uno di questi controlli viene effettuato alla barriera Milano Ghisolfa dove Digos di Milano ferma un pullman che si era recato in gita in Valsusa e identifica tutti i 53, se non erro, i presenti che stanno tornando dalla Val di Susa. Viene fotografato un soggetto vestito con una maglia bianca a manica lunga, un pantalone nero, scarpe nere,zaino bicolore, che consegna alla Digos il suo documento d’identità, Baldini. Viene peraltro sentito un teste, che lavora alla Digos di Milano, e che è presente a Ghisolfa durante i controlli, teste Russo Nicola, che all’udienza del 28 febbraio 2014, dopo averci spiegato che lavora alla Digos di Milano dal 2008 dice di riconoscere Baldini Filippo perché lo conosce già per motivi d’ufficio, in quanto appartiene al movimento antagonista, in particolare al movimento anarchico Laboratorio Zero di Milano. Durante il controllo a Milano Ghisolfa viene trovato in possesso del medesimo zaino che si vede indossato dal manifestante durante gli atti violenti posti in essere e indossa le medesime scarpe. Nella perquisizione del 26 gennaio 2012 vengono rinvenuti i bermuda e lo zainetto, assolutamente sovrapponibili a quelli indossati dalla persona travisata che inizia a lanciare i sassi. Non rende interrogatorio perché è sempre stato irreperibile.
Imputato Calabrò: siamo sempre nell’area archeologica, parte centrale, intorno alle 12:46, ce lo dicono i filmati, evidenziando un soggetto di media statura e corporatura che indossa un k-way blu scuro, un paio di pantaloni pinocchietto beige, un casco con visiera trasparente e ha al collo un indumento che non si capisce cosa sia di colore nero. Indossa lo zaino con una sola spalla portato di traverso. Peraltro diamo subito atto che Calabrò Damiano ad un certo punto ammette di essere presente e di aver lanciato dei sassi, comunque tanto per identificare nelle foto chi è quello di cui stiamo valutando… lo stesso  è ripreso appunto dai filmati della polizia scientifica mentre regge un grosso sasso e mentre fa un gesto poco simpatico nei confronti delle forze dell’ordine, si stringe i genitali. I sassi hanno una certa dimensione…. Dalle immagini si evince che lanci con convinzione questi sassi… Calabrò viene poi riconosciuto da Mariani Mirco della Digos di Roma all’udienza del 23/12/2013 lo conosce personalmente perché antagonista dei collettivi studenteschi. Basta poi fare il confronto delle immagini a viso scoperto di Calabrò, con quelle relative a persona con viso travisato che lancia… si tratta della stessa persona e soprattutto quello zaino beige mono spalla. Durante la perquisizione vengono rinvenuti i bermuda e lo zaino monospalla, e in sede d’interrogatorio dal GIP il 28 gennaio Calabrò ammette di essersi recato in Valsusa per manifestare contro la TAV. Altro interrogatorio il 4 febbraio ammette di essersi recato alla manifestazione e “lasciandomi trasportare dalla massa e dal resto dei manifestanti ho lanciato pietre contro le fdo e le ho ingiuriate, ho lanciato solo sassi, una decina, ho ingiuriato le fdo e ho rivolto loro gestacci, ho lanciato pietre a una distanza di 25-30 metri dalle fdo”. Una cosa che si può dire è che è molto più veritiero quel che dice di tanti testimoni,  quello che mi colpisce è che, rispetto agli imputati che ammettono.. non mi è chiaro se è stata fortunata la polizia scientifica che li ha ripresi proprio nelle uniche 3-4 volte che hanno lanciato il sasso o sono sfortunati loro che in quelle 3-4 volte che hanno lanciato il sasso sono stati ripresi. Perché non ce n’è uno che dica qualcosa di più di quanto  è già agli atti. Non ce n’è uno che dica “si, ho lanciato i sassi, una decina”, guarda caso sono quelli ripresi nelle foto. Non ce n’è uno che confessi dicendo “si, oltre a quelli in cui mi avete fotografato ne ho lanciati altri due”…
“Perché non li confessate voi i vostri crimini? ASSASSINI!” dicono dal pubblico…
PM Possiamo verbalizzare? Volevo capire chi è— è quella col cappellino rosso in testa?
Presidente: Sistili, al prossimo l’allontaniamo dall’aula….
PM: Calabrò almeno ammette quello che ha fatto. Del Sordo Michele, sono circa le ore 13:00, appare un soggetto che si inserisce nelle prime file dei violenti, nel fronte che assaliva le fdo schierate a difesa dell’area archeologica. Sempre il teste sorrentino all’udienza del 19/11/2013 ci conferma che questo soggetto permane in questo luogo per un lungo arco di tempo. Dobbiamo premettere che poco prima, intorno alle ore 11:30, i facinorosi avevano divelto la recinzione di colore verde che delimitava l’area archeologica e che si erano spinti in avanti assalendo i reparti inquadrati. Questo soggetto appare completamente travisato, con casco, occhialini, maschera antigas, zaino nero, maglia nera, un guanto alla mano destra. La mano sinistra scoperta permette di cogliere una malformazione delle dita, si vede dalle foto effettuate mentre il soggetto lancia. Lo stesso si trova al centro dei facinorosi e viene ripreso più volte nell’atto di lanciare pietre. In data successiva, 19 agosto e 4 settembre 2011, nel corso di identificazioni di soggetti gravitanti intorno al cantiere viene identificato Del Sordo Michele e, in particolare, in data 4 settembre 2011 viene sottoposto a rilievi dattiloscopici. Si vedrà che non sono state rilevate le impronte di indice-medio a causa di una malformazione naturale che vede indice-medio uniti insieme. Se ciò non bastasse il teste Raimondi, Digos Torino da 22 anni, ha dichiarato di conoscerlo dal 2009 e di averlo fotografato nei pressi del campeggio il 9 luglio 2011, e ci riferisce Raimondi di essere a conoscenza del fatto che Raimondi ha una malformazione alla mano.  Nel corso dell’interrogatorio si avvale della facoltà di non rispondere, nel corso della perquisizione è stato rinvenuto moltissimo materiale fra cui il casco, la maschera antigas usati il 3 luglio e anche il guanto singolo.
Filippi Gabriele: identifica Filippi il teste Favro all’udienza del 6 dicembre 2013, analizzando i filmati in cui compare Filippi Gabriele. Perché terminano alle 16 gli scontri? Perché alle 16 accade un fatto particolare, viene trattenuto all’interno della boscaglia da un gruppo di manifestanti che non sono stati identificati, attualmente, un Carabiniere, il vice brigadiere De Matteo Luigi. Lo dico adesso perché al momento del rilascio del Carabiniere il Filippi ha un comportamento che non è attribuito al trattenimento del Carabiniere ma che denota il suo comportamento dopo i fatti e la sua personalità. Dall’analisi dei filmati il teste Favero ci illustra che alle 13:24 compare un gruppo di 4-5 manifestanti tutti travisati che si attestano al margine della zona boschiva e sono intenti a scagliare pietre contro le fdo, quello che fanno durante tutta la giornata. Uno di questi brandisce con fare minaccioso uno dei pali della recinzione che era stata divelta. Tra questi 4 o5 soggetti figura un uomo snello, carnagione chiara, (descrizione abbigliamento), guanti da lavoro di colore chiaro e zaino di colore scuro. Viene ripreso mentre con la mano destra scaglia violentemente sassi nei confronti del personale. Sempre nello stesso luogo, successivamente, altri lanci. E siamo intorno alle 13:30-14:00. Proseguendo nella visione del filmato, intorno alle ore 16:10, siamo circa 2 ore dopo e siamo nel periodo temporale che coincide con il trattenimento del carabiniere De Matteo, che si colloca tra le 15:55 e le 16:00 circa, si rivede l’individuo che poi identificheremo come Filippi che presenzia alle fasi precedenti alla liberazione del militare. Il soggetto indossa la medesima maglietta, la maschera antigas ma non calza il casco, questa volta a volto scoperto è visibile. Si leva la maschera antigas, si rende quindi visibile a viso scoperto e, in direzione dei reparti schierati, a favore della telecamera che riprende quello che fa e quello che dice, esclama ad alta voce “il prossimo non torna indietro!”.
Non viene trovato nulla di rilevante durante la perquisizione, nell’interrogatorio si avvale dalla facoltà di non rispondere, poi sentito dal pM il 16 marzo dichiara di far parte di un collettivo universitario, di essere partito il 3 luglio da genova con altre persone ma non ci vuole dire chi sono gli altri, di essere partito con zaino, casco, mascherina da sub e maschera antigas, di essere a conoscenza del divieto al cantiere, e di essere rimasto nel bosco fino alla liberazione del carabiniere e di aver dedotto che il carabiniere fosse stato trattenuto dai manifestanti, non nega l’evidenza. Attese queste ammissioni, proprio non ho capito, faccio fatica a comprendere le domande della difesa al teste Favero su come sono state inviate le foto alla Digos di Genova per procedere al riconoscimento di Filippi, che ce lo dice dal maggio 2012 che è lui che tira i sassi, qual è la rilevanza di capire come sono state mandate le foto a Genova? A cosa serve? Non abbiamo bisogno nemmeno dei testimoni a difesa che ci confermano di essere arrivati da Genova con Filippi e ce l’ha già detto Filippi, almeno sappiamo con chi è venuto visto che lui non ce l’ha voluto dire, ci parlano del solito lancio di lacrimogeni su cui forse diremo due parole dopo, non si ricordano com’era vestito Filippi, ci dicono di averlo perso di vista, quindi da quel momento in poi non è dato a loro sapere cos’ha fatto, a noi che abbiamo i filmati si. Nulla ci dicono sul suo comportamento.
Ginetti Antonio: nel primo pomeriggio del 3 luglio abbiamo già visto che inizia da quel gruppo di 50 violenti l’attacco e il lancio di pietre nei confronti delle fdo, a questo gruppo visibile si aggiungono tutti quelli nascosti dalla vegetazione e che partecipano col cambio con l’alternarsi, ai lanci. Verso le ore 13 appare un soggetto che si inserisce tra le prime file dei violenti. Il teste Sorrentino ci indica un soggetto di circa 60 anni di età, travisato con un passamontagna grigio, pantaloni beige, una maschera antigas bianca, uno zaino scuro sulle spalle. Il soggetto viene ripreso mentre aggredisce le fdo con il lancio di diverse pietre e anche mentre regge uno scudo di colore bianco. Intorno alle 15 questa persona viene poi ripresa a viso scoperto, calzando il passamontagna come un cappello e la maschera antigas calata sul collo. Qui vediamo baffi di colore grigio e in questa circostanza, a volto scoperto, tiene in mano una pietra. Come arriviamo all’identificazione di Ginetti? Sentiamo l’ispettore capo Massaro della Digos di Firenze che all’udienza del 30 novembre 2013 riconosce il soggetto in questione, Ginetti, avendolo già identificato in passato. Ginetti, noto per la sua militanza nell’estrema sinistra. L’abbigliamento indossato da Ginetti nella foto in cui risulta a viso scoperto è identico all’abbigliamento indossato dalla persona che abbiamo visto lanciare i sassi… anche la corporatura è la stessa. Ginetti partecipa alla giornata di assedio a lungo, lo troviamo presente alle 13, alle 14:30 e alle 16:30….. è convinto della sua permanenza, si vede che non è neanche disturbato troppo dai lacrimogeni…
Nel corso della perquisizione vengono rinvenuti il passamontagna, la macchina fotografica…  Durante l’interrogatorio si avvale della facoltà di non rispondere, produce una memoria scritta, produce un’altra memoria e rilascia spontanee dichiarazioni dove afferma sostanzialmente di non essere lui la persona raffigurata pur ammettendo di essere in valle nelle giornate del 3 luglio, lamenta poi di essere stato diffamato ma tutte le circostanze di questo memoriale non interessano questo procedimento, eventualmente interessano le sentenze passate in giudicato fra le quali si annovera una condanna a due anni di reclusione per la partecipazione a banda armata nel 1997. Questi sono fatti che servono per la determinazione della pena dei suoi confronti.
Iara Marin. Siamo sempre nell’area archeologica. Siamo nel versante sinistro dell’area archeologica, il soggetto lancia numerosi oggetti contundenti contro le forze di polizia. Lo stesso si presenta travisato, con giacca mimetica, pantaloni maculati di tipo mimetica, zaino di colore nero.
Intorno alle ore 16.13 viene ripreso a volto scoperto. E’ poi riconosciuto con certezza dal teste Russo Nicola e anche al cartellino dattiloscopico è facile riconoscerlo. Invece alla perquisizione gli elementi non sono così certi (zaino).
LAVEZZOLI MIRKO: Vedi testimonianza Sorrentino l’11 novembre. Riconosciuto dagli abiti. Le foto lo riprendono mentre fa 4 lanci di sassi anche grandi in mezzo ad altre persone. Poi toglierà il foulard. Trovati scarponcini simili in perquisizione.
MASSATANI DAVIDE Vedi testimonianza Sorrentino l’11 novembre Oltre a Sorrentino anche un agente della sua città lo riconosce. Ripreso in ripetuti lanci con entrambe le mani, “QUINDI NON SI TRATTA DI GHIAIETTA” a 14.50 circa. Nega, non si riconosce. Ritrovata felpa in perquisizione.
MINANI LORENZO Vedi testimonianza Sorrentino l’11 novembre lo individua da abiti e altri particolari. Compare in vari momenti, lancia pietre. Sul pulman fermato da Digos Milano, viene identificato. Perquisizione indumenti utilizzati durante gli scontri.
Stesse modalità per l’imputato SCHIARETTI MATTEO, riconosciuto anche per un piccolo tatuaggio alla mano.
E AGGIUNGE PM: “durante perquisizione ha rilasciato la seguente dichiarazione:…”
Avv. di Schiaretti interrompe “non è mio costume interrompere, ma non è permesso fare ciò…”
PM: “E allora continui nel costume…”
Avv. Mi scuso per l’interruzione, ma c’è ordinanza che vieta di utilizzare tali dichiarazioni”.

PM infatti passa a SISTILI CLARA, stesse modalità, riconosciuta da abiti e testi. Perquisizione a buon fine.
Seguono particolari simili per gli imputati SORROCHE, ROCCA ZENO con i famosi capelli lunghi…identificato dalla digos di Verona, ampiamente riconosciuto, così come MAURIZIO PAOLO FERRARI, ripreso mentre scagli numerose pietre. Riconosciuto dagli isp. Raimondi e Stella.
LATINO STEFANO invece non è ripreso sicuramente nei filmati mentre tira pietre, però è sempre in mezzo a chi tira, quindi quantomeno si chiede il concorso.
GRISE ALVISE anche lui in mezzo a manifestanti che tirano sassi, identificato questura Bologna.
RIVA ELENA nelle prime file in area archeologica, tira molte pietre, casco molto esaminato anche in sede di perquisizione. Teste Stella e analisi Sorrentino.
PAOLUCCI GIACOMO: i suoi occhiali sono stati sequestrati durante perquisizione ma a lui restituiti perché gli servono. Il teste Stella dice di averlo poi visto con gli stessi occhiali. Non c’è bisogno di esami antropometrici…si pone a confronto con foto e lo si riconosce.
PARISIO FRANCESCO cui viene sequestrato il famoso foglio A3 con i famosi indizi DI ATTACCO, concorso ai fatti anche se mancano foto e video.
PAUSA DI MEZZ’ORA
Alle 14.50 riprende l’udienza.
PM Pedrotta:
Il 27 giugno nessuno venne arrestato e il 3 luglio invece 3 persone GRAZIE AD UNA CORAGGIOSA INIZIATIVA del dott. Scarpello, e poi da un altro agente MARTA BIFANI.
Il funzionario Scarpello, udito ad udienza in tribunale alle ore 12.40 circa approfittando di una carica di alleggerimento si era nascosto a ridosso di una casetta rurale per arrestare alcuni che avevano tagliato reti e stavano per entrare per lanciare oggetti da là. All’improvviso era uscito allo scoperto, riuscendo a fermare 3 individui impegnati in azioni violente: Ferrari Gianluca, che gli aveva tirato pietra al piede, conducendolo al museo archeologico dove era stata allestita una stanza E NONC’E’ NULLA DI STRANO IN QUESTO per le formalità con l’aiuto del dott. Petronzi. I filmati confermano l’imputato che tira le pietre e dichiarazioni di Petronzi. Ferrari Gianluca ha dichiarato di non riconoscersi. Il commissario ha dichiarato di trovare il ragazzo vispo e in buona salute. Invece Scarpello è stato poi curato.
Soru Salvatore è stato arrestato da assistente Favero del gruppo di Scarpello, che ha dichiarato che voleva impedire a Soru ad impedire Ferrari di sottrarsi all’arresto e di averlo colpito con uno sfollagente. Soru si dimenava, tirava, mollava per sottrarsi all’arresto e l’aveva allora colpito una seconda volta cadendogli anche adesso. Furono poi altri a portare via Soru, avendo un momento di difficoltà, ma avvicinatosi all’ass. Colajanni e ripresosi, gli diceva di arrestare il terzo ragazzo, vestito completamente di nero e con bastone di un metro di lunghezza, Nadalini Roberto. Colajanni aveva colpito al braccio un paio di volte per far arrestare la violenza Nadalini, ma questi continuava a dimenarsi, quindi fu necessario l’intervento di altri agenti. Le lesioni di Colajanni – nel cadere sono documentate. Sulcis Giuseppe arrestò Bifani Marta, scivolata e caduta, di lei non abbiamo immagini. L’assistente nella testimonianza ha fatto un errore involontario perché lo anticipa alla prima mattinata mi sembra alle ore 9,30 mentre le aggressioni sono avvenute intorno a mezzogiorno. Bifani ha negato responsabilità in interrogatorio.

14:56 Quaglino: passiamo all’area sottostante viadotto Clarea nei pressi delle vasche idriche. Dobbiamo precisare, si evince dalle foto e dai filmati, la recinzione dista dalle vasche pochi metri ed era rappresentata da una rete metallica a maglie larghe dall’altezza indicativa di 3 metri alla cui sommità era stato posto del filo spinato. Alle 12:40 i manifestanti iniziano fitto lancio di corpi contundenti verso i reparti, in questa zona non abbiamo feriti tra le forze dell’ordine, risulta gravemente danneggiato un automezzo idrante in uso al reparto mobile di Torino, A7045. Iniziamo con Arboscelli Nicola di cui diciamo subito che si riconosce nelle foto di cui all’ordinanze, il teste Marsel che ce lo indica presente al varco 4, viene notato che in un primo momento rilancia dei lacrimogeni scagliati dalla polizia perché c’è stato un precedente attacco, è travisato ma direi che così come è individuato nelle foto vediamo che Arboscelli si avvicina alla rete del cantiere, aggancia un moschettone perché anche li’ stanno tentando di togliere la protezione. Lo riconosce con certezza ma in sede di interrogatorio lo stesso Arboscelli lo ammette. Guido Federico dichiara di conoscerlo per ragioni d’ufficio da parecchio tempo, lo ha visto alla fine della manifestazione, non mentre Guido compie atti delittuosi e invece ha visto filmati mentre commette reato. Descrizione abbigliamento. Il volto parzialmente travisato dal cappuccio e da una sciarpa ma con gli occhi ben visibili, alle 15:05 lo si vede che inizia una serie di lanci che gli vengono attribuiti, indicati nella memoria. Intorno alle 16:13 dopo il rilascio del carabiniere vi sono dei filmati che rappresentano Guido Federico.
Identificazione: le foto del soggetto mentre lancia un sasso l’immagine documenta che si tratta di Federico, il teste Raimondi lo riconosce con assoluta certezza. Confronto immagini con cartellini foto-segnaletici, capelli brizzolati corti, corporatura, zaino indossato a viso scoperto. Abbiamo già detto che Raimondi lo riconosce senza ombra di dubbio. Sequestrati giaccone, pantaloni, zaino, sovrapponibili. Raimondi lavora alla Digos da 22 anni e conosce Guido Federico da più di 10, non ha bisogno di competenze specifiche per riconoscere una persona che già conosce.
Azanai, si vede un giovane dall’età apparente di 16-20 anni, carnagione chiara (segue descrizione), ricordiamo maglietta scura con la scritta Dogers, lo si vede scagliare per ben 9 volte nell’arco di due minuti con la mano destra con inaudita violenza, scaglia sassi contro le forze dell’ordine. Azanai Artan identificato comparando immagini acquisite il 9 novembre quando viene identificato per altri motivi, dal confronto si ricava che trattasi della stessa persona. Nella perquisizione si rinviene la maglietta Dogers e altri capi abbigliamento. In sede d’interrogatorio davanti al GIP lo stesso Azanai si riconosce e dichiara: “Ho visto che gli altri tiravano le pietre e le ho tirate anch’io, tiravo i sassi dove le tiravano gli altri, verso le fdo, in quel momento le tiravano tutti”.
Maniero Fabrizio, particolarmente attivo il 27 giugno, lo ritroviamo anche il 3 luglio, è collaborativo, in interrogatorio davanti al GIP, presa visione di cui alle pagg 162,167, relative al 3 luglio, si riconosce e ammette di essersi procurato la maschera prima della manifestazione. non ci sa dire perché il 3 luglio i manifestanti volessero avvicinarsi alle reti. La stessa persona compare successivamente con il volto travisato mentre effettua lanci verso le fdo, ha un cappellino tipo baseball con una scritta che lo identifica. L’ispettore Raimondi identifica personalmente l’indagato Maniero Fabrizio conoscendolo personalmente.
Perottino Fabrizio, zona vasche idriche, teste Sorrentino nota soggetto corporatura esile, foulard rosso legato al collo e maglietta bianca a maniche corte con immagine Che Guevara, dalle foto emerge cosa sta facendo, l’azione attuata contemporaneamente da decine di manifestanti, stanno tentando di agganciare le reti poste a protezione del cantiere vicino alle vasche, questo suscita la reazione dei reparti che con gli idranti tentano di respingere la folla e di farla allontanare, a questa reazione inizia il lancio di oggetti dei manifestanti contro la polizia, e da qui partiranno successivamente i lacrimogeni. Anche le persone vicino a Perottino stanno tutte lanciando qualcosa. Dalle foto scattate il 3 luglio dal signor Lazzaro acquisite agli atti del processo è stato possibile dimostrare che la persona con la maglia con Che Guevara si trova all’inizio della manifestazione, a volto scoperto. E’ stata sequestrata la maglietta, anche il foulard e lo zaino, indumenti sovrapponibili a quelli utilizzati da Perottino durante la manifestazione.
Custureri Luca: abbiamo solo la visione di filmati e fotografie, peraltro di Custureri Luca si può fare un lunghissimo book fotografico perché viene ripreso lungamente, d’altra parte abbiamo la ripresa in cui Custureri viene visto lanciare PER BEN 10 VOLTE con FORZA INAUDITA delle pietre verso le fdo. La sua presenza si protrae dalle 13:24 alle 15:09 e c’è questo numero di lanci particolarissimo, numerosissimo. Come possiamo identificare Custureri Luca? Possiamo notare le caratteristiche somatiche, in particolari modo il taglio dei capelli, l’attaccatura dei capelli, il taglio degli occhi, ha occhi scuri particolarmente profondi e se fossi in altro luogo direi molto belli…  altezza, corporatura, taglio degli occhi…. maglietta verde, viene ripreso anche a volto scoperto mentre passeggia e la foto di questa persona con la maglietta verde a volto scoperto posta a confronto con la foto di Custureri che lancia con volto parzialmente scoperto dove ha sempre scoperti gli occhi ci fa dire che sono la stessa persona. Posta poi a raffronto la foto a volto scoperto con, non tanto la foto segnaletica, perché purtroppo anche quelli più belli non sempre vengono bene nelle foto segnaletiche, ma con la foto della carta d’identità acquisita agli atti possiamo affermare che si tratta di Custureri Luca.

Sull’altro versante del cantiere, intorno alle 14:30 circa 300 persone davano vita ad un’aggressione verso le fdo poste all’altezza della centrale elettrica. Un gruppo di manifestanti, dopo aver effettuato un lancio di sassi, si avvicinavano alle recinzioni del cantiere per abbatterlo, montavano delle corde sulle griglie dei beta-fence per abbatterle. Su Via dell’Avanà un grosso gazebo con scheletro metallico veniva ribaltato a terra e usato da decine di soggetti come scudo per avanzare e ripararsi dal lancio di lacrimogeni causato da quell’attacco. Altri manifestanti raggiungevano il crinale della montagna e iniziavano a lanciare sassi, bottiglie di vetro e petardi. Altri lanci di oggetti avvenivano da parte di manifestanti posizionati su Via Roma… l’azione violenta proseguiva per 3 ore, durante le quali i manifestanti continuavano a colpire gli agenti…. durante questo contesto 17 persone risultano ferite… e vale quanto ho già detto in precedenza, sono indicate nella memorie. Danneggiati inoltre i beta fence e le protezioni dell’area del cantiere.
Soggetti responsabili e metodica di identificazione (la stessa di cui sopra), ricordiamo che i fatti avvengono… com’è l’area dove sorge la centrale idroelettrica, sbarramento numero 1 blocco stradale strada dell’Avanà con betafence in cemento armato alla cui sommità c’erano reti metalliche, separare i reparti dai manifestanti. Anche strada dell’Avanà era gravata dall’ordinanza prefettizia del 22 giugno 2011, ed era quindi evidente che con questi atti violenti i manifestanti intendevano violare lo sbarramento per raggiungere la località La Maddalena.
Inizierei con Bernardi Francesco. Presenta un memoriale in cui dice di essere presente ai fatti. Viene individuato  (…) si attesta su via dell’Avanà e compie numerosi lanci verso le fdo, scaglia 5 volte per 2 minuti lanci di sassi, ed è a volto scoperto, si vede nell’atto di caricare il lancio. Dopo il quinto lancio si attesta vicino a quello che rimane della tecnostruttura, quella che viene man mano spostata per permettere ai manifestanti di ripararsi dietro la stessa. Il teste Sola della Digos di Modena riconosce Bernardi nelle foto, lo riconosce perché lavora da un sacco di tempo alla Digos e lo conosce dal 2006 quindi non sono necessarie competenze specifiche quando sono chiamato a riconoscere una persona che già conosco. Durante la perquisizione viene sequestrata una felpa, guanti e materiale cartaceo relativa alla manifestazione. Un aiuto al riconoscimento ci viene anche dal teste Diano, teste a difesa, che ammette di aver visto Bernardi tirare la famosa fune.
Binello Roberto, il teste Sorrentino nell’udienza del 19 novembre conosce già Binello essendo un esponente di area antagonista, si trova alla centrale con un’incredibile capacità di resistere al lancio di tutti questi lacrimogeni… (segue descrizione ) lo si vede danneggiare le barriere poste a sbarramento di via dell’Avanà, è sempre in prima fila, in certi momenti si travisa, effettua diversi lanci all’indirizzo delle forze dell’ordine. Se non bastasse il riconoscimento del teste basta confrontare il cartellino anagrafico con le foto in cui risulta a volto scoperto. In sede di perquisizione trovati capi d’abbigliamento sovrapponibili.
Conversano Giuseppe: all’udienza del 21 novembre Raimondi lo riconosce perché Conversano milita nell’area antagonista, mi tocca sottolineare e correggere un’affermazione di Conversano fatta in spontanea dichiarazione perché lamenta di essere stato riconosciuto da 22 anni da Raimondi e di non avere l’età…. sono andata per curiosità a rileggere il verbale, pagina 39 trascrizione udienza 21/11/2013. Raimondi risponde che conosce conversano da alcuni anni, non dice di conoscerlo da 22 anni, dice che lui lavora alla Digos da 22 anni. Comunque lo conosce e lo riconosce, lo si vede perché conversano è facilmente riconoscibile (segue descrizione) , capelli rossi. Questa persona  compie una serie ripetuta di lanci rivolgendosi in modo oltraggioso in direzione dei reparti schierati, mostrando il dito medio della mano destra, poi lo si vede scagliare un grosso sasso verso le fdo. Compare in alcuni video a volto assolutamente scoperto ed è vestito nella stessa maniera di quando effettua i lanci. Ha reso esame nel corso del dibattimento, dice di aver partecipato alla manifestazione ma di essere arrivato alla conclusione e di essersi diretto verso la centrale, ammette di aver lanciato 3 o 4 pietre e l’avrebbe fatto perché il presidio è stato completamente avvolto dai lacrimogeni. Ci dice di aver visto le persone che tiravano la fune che cercavano di tirare giu’ il cancello e di essere rimasto sul posto malgrado il fitto lancio di lacrimogeni. Dice che nei pressi della cancellata c’erano persone che lanciavano sassi e di aver lanciato a occhi chiusi, diciamo noi assumendosi il rischio di colpire qualcuno.
Giordani Pietro, teste Sorrentino udienza 19/11, appare in zona centrale e vi rimane fino alle 17:15, danneggia la barriera beta-fence e in altre immagini viene ripreso mentre lancia pietre verso le fdo. Particolare dell’abbigliamento è una t-shirt nera con stampa a colori rosso e bianco “padroni di niente,servo di nessuno”, effettua più lanci e in ognuno di questi è ben visibile in volto, ha solo gli occhiali da sole, indossa la stessa maglietta. Identificazione: il teste Chilesi della Digos di Biella, udienza 6/12/2013, riferisce di aver riconosciuto Giordani Pietro da una foto su La Stampa del 5 luglio, foto che ritrae Giordani mentre spinge i cassonetti, nella foto ha la stessa maglietta. Riferisce che lo conosce da parecchio tempo e che ha anche visionato un filmato su YouTube dove il foulard gli cade dal viso e lo riconosce senza ombra di dubbio. Trattandosi di un soggetto sia privo di travisamento che travisato l’identificazione è semplice. E’ stata inoltre rinvenuta la maglietta, il foulard, ll guanto.
Grieco Matteo: in sede di interrogatorio reso avanti a questo PM in data 21 marzo 2012, non ricordo se si è avvalso della facoltà di non rispondere o ha risposto davanti al GIP, comunque Grieco ammette di essere presente il 3 luglio alla manifestazione no tav, fa parte del Gabrio, ammette di aver lanciato sassi e si giustifica dicendo che l’ha fatto per rabbia per il lancio dei lacrimogeni. Si riconosce nelle foto, ha visto le persone andare verso le reti usando il gazebo come scudo ed è a questo punto che le fdo hanno iniziato a lanciare i lacrimogeni, finalmente qualcuno dice come sono andate le cose, quindi il lancio di lacrimogeni inizia dopo la violenza dei manifestanti, ci dice anche che la gente dietro di lui tirava anche biglie. Nella perquisizione è rinvenuta la maglietta indossata lo stesso giorno della manifestazione. Nulla ci dicono in più i testi portati dalla difesa perché non ci dicono nulla sul comportamento di Grieco che peraltro ha ammesso i fatti. Il teste Cornacchia dice che non è stato sempre con lui, e riconosce il soggetto con il foulard rosso che tira le pietre. Anche Gullino samuele ci rende il compito più semplice perché ammette i fatti, viene riconosciuto da Raimondi che lo conosce perché da tempo lavora alla Digos, dalle foto scattate intorno alle 12:55 c’è un soggetto che corrisponde alle caratteristiche fisiche di Gullino samuele, stesso cappellino da baseball con logo di colore rosso nella parte centrale, mostrate queste foto a Raimondi lo riconosce pacificamente. Si pone nelle prime file, da dove a viso completamente libero lancia pietre verso le fdo. In sede di interrogatorio dichiara di aver partecipato alla manifestazione e si riconosce nelle foto allegate alla misura cautelare. In perquisizione trovato cappellino e maglietta.
Nocera Mario: sempre teste Sorrentino , nota soggetto età apparente 50-60 anni, pizzetto brizzolato, berrettino colore nero con scritta birra Becks. Lo stesso si trova a ridosso dello sbarramento numero uno, partecipa al danneggiamento dei betafence mediante l’utilizzo di una fune e qui si vede parzialmente il viso, indossa sempre lo stesso cappellino, in altro fotogramma ha dei sassi in mano e lancia. Viene poi identificato tramite acquisizione carta d’identità comune di Bussoleno. Nella perquisizione viene ritrovato il cappellino e la t-shirt, in interrogatorio davanti al GIP si riconosce nelle foto ma esclude di aver tirato i sassi. Ci dice che era a conoscenza dell’ordinanza prefettizia ma non sapeva a quale area si riferisse.
Vitali Andrea: è stato riconosciuto senza ombra di dubbio dalla visione delle foto… Anche qui è stato riconosciuto in quanto già conosciuto, partecipa attivamente agli scontri, travisato, lanciando oggetti contundenti alle fdo, e al danneggiamento dei betafence. Porta con sé due bandiere, dagli scatti e dalle foto viene riconosciuto assolutamente in Vitali Andrea. Lo troviamo nei filmati dalle 13:32 fino alle 17:21 quando viene buttato per terra un wc chimico usato dalle maestranze di cantiere. L’imputato rende spontanea dichiarazione in aula dove dice di aver partecipato alla manifestazione per Rifondazione Comunista, di non far parte del movimento no tav ma di considerare importante la manifestazione dal punto di vista politico. Permettetemi una trasgressione, l’ufficio che rappresento è assolutamente sicuro che il giudizio sarà sereno, non abbiamo bisogno degli incitamenti del signor Vitali e vuole assicurare che il processo è solo per le ipotesi di reato contestato ai vari imputati, quindi solo per i fatti attribuiti agli imputati perché per fortuna il nostro ordinamento non riconosce il processo per “delitto d’autore”.
(….)
Ziglioli: è uno dei soggetti riconosciuti all’area Ghisolfa, come già ripetuto, ha gli stessi indumenti, ha la stessa t-shirt indossata al contrario. L’ingrandimento delle fotografie effettuate al momento dell’individuazione all’area Ghisolfa permettono di percepire questa differenza delle cuciture. Il teste Giustino () della DIGOS di CREMONA analizzando le foto dove si vede lo stesso compiere atti delittuosi riconosce senza ombra di dubbio Ziglioli Davide quale soggetto appartenente all’area  antagonista cremonese. Si riconosce in tutte le foto e ammette di aver tirato la rete.
Bastioli Davide, riconosciuto unitamente a Sorroche (segue descrizione), maglia “azione antifascista”. Le foto lo ritraggono al mattino del 3 in prossimità dell’area picnic mentre si trova insieme ad altri manifestanti, successivamente questo soggetto partecipa materialmente agli scontri, lo si vede tenere un bastone in mano. Viene poi successivamente visto (…) intorno alle ore 16 dove si trovano una ventina di manifestanti, tutti intenti a lanciare sassi. Si apprezza nei fotogrammi il braccio che lancia il sasso. Alla fine della giornata, alle 18:17 compare con il volto libero da travisamenti e quindi lo si può pacificamente identificare. Identificazione che poi viene fatta dalla questura di (?)… permane nell’area a lungo, denotando una partecipazione piuttosto intensa a tutti i disordini accaduti durante quella giornata. Nel corso della perquisizione sequestrati casco e maglietta compatibili con quelle indossate durante la manifestazione. Si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Raduan, sempre teste sorrentino. Alle ore 14:21 del 3 luglio compare un soggetto con felpa blu con scritta rossa con bordi gialli KtQ, in alcune immagini l’individuo è a volto scoperto quindi è possibile vedere lineamenti degli occhi, porta un pantalone maculato chiaro… questo soggetto viene successivamente identificato il 23/10 in altra manifestazione no tav (taglio delle reti) e dalle foto poste a confronto, quando è a volto scoperto, ci fanno dire che è la stessa persona. Nel corso della perquisizione vengono ritrovati lo zaino e il pantalone mimetico che l’imputato portava quel giorno. Sorrentino lo identifica. Anche il teste Stella che riguarda i filmati e le foto riconosce Raduan foto DSC0398.
Pia Valerio, udienza 19/11/2013, 15;45 centrale elettrica, scontri già iniziati. Il soggetto si trova sulla destra, è un ragazzo molto giovane, pantalone mimetico, magliettablu, ha in testa foulard movimento no tav e volto parzialmente travisato. Nella foto 786 ha a fianco un altro ragazzo, minorenne (procedimento a parte), e si vede dai filmati che la persona a fianco a lui lancia con la fionda, mentre Pia lo abbraccia e indica con il dito il luogo verso il quale utilizzare la fionda. (era il puntatore, battuta degli imputati). Ipotesi di concorso. Pia e questo minore vengono fermati dalla polizia stradale e sulla macchina vengono ritrovati (si veda verbale) una fionda, due o tre tirapugni e 42 o 43 biglie di vetro. Non ha reso dichiarazioni, non è stata effettuata altra perquisizione.
Lussi Thomas, foto 360, teste Raimondi il 21/11, mentre sta tirando la corda che è fissata sulla griglia metallica per danneggiarla. Raimondi dice che conosce Thomas da un sacco di anni e lo riconosce facilmente dalle foto mostrate. Raimondi lo aveva visto anche sulla barriera Stalingrado il 27 giugno ma non viene visto commettere alcun reato. Il teste Raimondi ci indica in aula Lussi Thomas come presente. Durante la perquisizione vengono rinvenuti i bermuda, la mascherina, il cappello….
Imperato Tobia: che già abbiamo visto il 27 giugno. Raimondi lo individua tra i soggetti che si apprestano a distruggere o danneggiare le reti poste sui betafence, lo riconosce perché lo conosce da 10 anni, lo indica come la persona a volto scoperto con capelli e barba lunga, sicuramente Imperato non è di quelli che si nasconde, non si travisa. Lo si vede nelle foto vicino a Lussi, accanto alle reti che risultano già danneggiate. Raimondi ci indica imperato in aula, durante la perquisizione si trova la maglietta indossata durante la manifestazione. Finalmente qualcuno che ammette e ci dice come sono andati i fatti. Ammette di essere stato presente alla centrale, ammette di aver partecipato all’azione di tirare giù il cancello…. ha tirato la corda che era già li, non abbiamo motivo di dubitare, corda formata da un cavo grosso quanto un dito e l’ha fatto unitamente ad altri manifestanti. E poi ci dà una spiegazione temporale dei fatti, pagina 172 udienza 7 marzo 2014: prima i manifestanti hanno iniziato a tirare le corde legate alle reti, poi sono partiti i lacrimogeni. Ha visto successivamente lanciare sassi verso le fdo, anche da quelli che erano sul ponte e da quelli che erano arretrati su via dell’Avanà, testualmente dice che i lacrimogeni sono partiti per fermare l’azione di tirare giu’ il cancello, non parla di azione dimostrativa. Hanno continuato a tirare la corda per circa un’ora. Qualcuno finalmente che non ha timore delle proprie azioni.

Le conclusioni del PM Pedrotta

Ho cominciato io, spetta a me chiuderla. Vi chiedo di prestare ancora un po’ di attenzione, non sarò molto prolissa ma vorrei fare alcune considerazioni giuridiche, dopo che abbiamo esaminato i fatti, gli elementi di prova a carico di ciascuno degli imputati forse dobbiamo affrontare anche gli aspetti giuridici, anche perché ho sentito questa mattina rumoreggiare e aspettare che la Procura finalmente giustificasse delle contestazioni così’ gravi, il concorso di persona. Allora, i reati di violenza e minaccia a PU, di lesioni e di danneggiamento, sono stati contestati agli imputati che hanno posto in essere condotte violente. Solo uno, Parisio, non è un imputato per il quale abbiamo raggiunto la prova che abbia posto in essere condotte violente ,ma per tutti gli altri imputati abbiamo la prova, filmato e fotografie, fotogrammi tratti dai filmati, che raffigurano il momento in cui pone in essere condotte violente, che sono state poste in essere in una determinata area e in un arco temporale circoscritto dove agivano con le stesse modalità e con finalità analoghe altri soggetti. Ed è per questo che si è ravvisata una responsabilità a titolo di concorso degli imputati. E questo lo si è fatto sulla base dei principi consolidati della nostra giurisprudenza di legittimità. secondo cui noi abbiamo la connivenza non punibile quando la gente mantenga un comportamento meramente passivo e qui comportamenti passivi non ci sono stati, né il 27 giugno né il 3 luglio almeno per quanto riguarda gli imputati. Il concorso può essere manifestato in forme che agevolano la condotta illecita, anche solo assicurando lo stimolo all’azione criminosa… in questa sentenza del 2006 si fa riferimento al concorso morale ma qui stiamo parlando di concorso materiale, qui hanno dato un contributo, quindi siamo nell’ambito del contributo materiale. Allora in alcuni frangenti è stato maggiormente evidente che l’azione violenta era stata concertata, organizzata e sul posto anche coordinata. Per quanto riguarda il 27 giugno è ovvio, faccio riferimento a quei fatti e quelle azioni commesse nell’area dell’autostrada, mentre per quanto riguarda il 3 luglio i fatti nella zona del museo archeologico. Ma anche là dove simile organizzazione, che non è un eufemismo, un’esagerazione definire militare, la collega ha descritto molto bene cos’è successo il 3 di luglio ma anche il 27 giugno, erano gruppi organizzati, dotati di equipaggiamento, anche dove l’organizzazione militare non è stata così’ evidente è comunque individuabile un’unica strategia: il 27 giugno impedire l’accesso delle fdo a quella zona, la libera repubblica della maddalena, ad ogni costo, con ogni mezzo. Mentre il 3 di luglio bisognava forzare la protezione del cantiere dell’area circostanze, protezione costituita da manufatti e da persone e allora bisognava logorare la resistenza degli uomini delle fdo destinati a presidiare il cantiere, anche mettendo a repentaglio l’incolumità fisica sia degli appartenenti alle fdo ma anche degli addetti al lavoro, c’erano anche il 27 giugno, e anche il 3 luglio.

Poi cosa dice la cassazione? Conosciamo le sentenze che dicono che non è necessario per avere concorso il previo accordo, la reciproca consapevolezza del concorso altrui, perché è sufficiente un comportamento esteriore che fornisca un apprezzabile contributo, recato alla condotta altrui. E allora possiamo pensare che quei violenti scontri con le fdo siano stati frutto di improvvisazione? Ma saremmo degli ingenui. C’è stata un’organizzazione, c’è stato un equipaggiamento, l’abbigliamento, il travisamento, gli oggetti contundenti che non si trovano nei boschi, e allora tutto ciò non è stato frutto di improvvisazione ma è un elemento fortemente indiziante  il perseguimento di un unico obiettivo. Gli stessi testimoni e alcuni imputati hanno dichiarato che sapevano che il 27 giugno sarebbero intervenute le fdo e che quindi si erano preparati a contrastare l’azione delle fdo ad impedire l’avvio del cantiere. “Ma noi avevamo solo intenzione di porre in essere atti di resistenza PASSIVA” hanno detto. Eh, l’abbiamo visto, dai filmati…gli atti di resistenza passiva. I filmati ci dimostrano che gli imputati avevano preventivato, organizzato e immediatamente messo in atto una risposta violenta al tentativo di fare ingresso all’area, e i mezzi di cui erano dotati dimostrano che non avevano nessuna ma nessunissima intenzione di porre in atto dei comportamenti di resistenza passiva.
Ma la Cassazione ci dice ancora altro, ci dice che l’apporto causale all’azione comune può essere fornita anche solo permanendo nel contesto degli scontri, all’interno dei gruppi attaccanti, rafforzando l’altrui proposito criminoso, senza porre in essere specifiche condotte violente. Ma come vi dicevo la scelta della procura è stata quella di contestare questi reali a coloro che hanno posto in essere delle condotte violente, non si sono limitati a rimanere nel contesto.
E questi imputati che hanno agito in uno spazio circoscritto, dove gli appartenenti alle fdo si sono feriti, devono rispondere delle lesioni che quei soggetti hanno riportato, perché come già osservato dal GIP nel provvedimento cautelare, la partecipazione a simili imponenti e violenti scontri implica e dimostra che a monte c’è la preventiva accettazione di sviluppi ed esiti lesivi dell’altrui integrità fisica, quale conseguenza non solo altamente probabile ma pressoché inevitabile, io direi conseguenza stessa, della manifestazione stessa. Atteso che i manifestanti violenti volevano impedire l’avanzata degli agenti ovvero aprirsi un varco nella protezione del cantiere. Protezione costituita anche da persone, uomini, soggetti appartenenti alle fdo. Allora se così’ è, se c’è la previsione con alta probabilità, c’è l’accettazione dell’evento, anzi l’adesione all’evento, allora è superfluo andare ad individuare l’oggetto specifico che ha raggiunto ogni singolo appartenente alle forze dell’ordine, ma non è necessario neanche individuare qual è il manifestante che ha colpito il singolo agente… Tutti i partecipanti agli scontri devono rispondere e devono rispondere a titolo di dolo diretto di tutti i reati preventivati o anche solo prevedibili con alto grado di probabilità commessi in quel frangente nel luogo dove si trovavano in un arco temporale ristretto.
Vorrei anche fare alcune considerazioni su eventuali circostanze attenuanti che immagino le difese invocheranno. E io penso, visto che il tema è stato introdotto e sul quale ci si è moooolto soffermati, i gas lacrimogeni, che verrà invocata una causa di giustificazione ben precisa, che è la reazione agli atti illegittimi… NON SONO STATI COMMESSI ATTI ILLEGITTIMI ai quali gli imputati hanno reagito, quindi I LORO COMPORTAMENTI NON SONO GIUSTIFICABILI.
Quand’è che ricorre la giustificazione? Ce lo dice la Cassazione: quando si ha un atto oggettivamente arbitrario del singolo pubblico ufficiale, quindi quando si reagisce all’atto illegittimo del pubblico ufficiale, quando c’è un consapevole travalicamento da parte del PU dei limiti entro cui le funzioni devono esser esercitate e quando c’è una proporzione tra l’offesa e la reazione. Abbiamo varie pronunce, le ho indicate nella memoria, la più recente è la 1652 del 2013. Perché ho detto che non ricorre questa causa di giustificazione? Perché sia il 27 di giugno che il 3 luglio il personale della forza pubblica ha agito sulla base di ordini ricevuti dai superiori, solo dopo ore di violenti attacchi ha fatto uso di gas lacrimogeni, che SONO CONSENTITI dal nostro ordinamento giuridico, fanno parte delle dotazioni delle forze di polizia, il loro uso è disciplinato dal DPR35991, in dotazione alle forze di polizia del mondo. E perché viene dato il gas lacrimogeno? Per controllare manifestazioni di violenza collettiva o disperdere manifestazioni non autorizzate. E cosa contengono? Ce l’hanno detto, non contengono CS, una miscela con un quantitativo basso, con effetto neutralizzante, assai ridotto in un ambiente aperto come quello in cui sono stati sparati quei giorni, lo stesso consulente l’ha detto, negli spazi aperti l’effetto si riduce… ed è un effetto temporaneo che comporta disturbi, bruciano gli occhi, talvolta anche conati di vomito, ma svaniscono in poche ore, non mi sembra CHE NESSUNO abbia riportato postumi permanenti. E perché sono stati lanciati ?Perché ricorrevano le condizioni, era necessario contro manifestanti violenti che costituivano un pericolo per il personale, il 27 giugno ne sono stati sparati 278, il 3 luglio ben 2400, questo l’ha detto subito il dott. Petronzi il 5 luglio quando è stato sentito… Però purtroppo considerato il numero di feriti tra le fdo in quei due giorni il loro impiego è stato inutile, avrebbero dovuto disperdere gli aggressori che invece hanno continuato nelle loro azioni violente, hanno continuato nelle loro azioni violente contro gli agenti ai quali era stato ordinato di NON REAGIRE alle provocazioni, alle quali siamo abituati anche noi, immaginatevi cos’è accaduto il 27 giugno e il 3 luglio, immaginate le provocazioni che ci sono state in quei giorni, se oggi in quest’aula di giustizia si sono comportati come si sono comportati, immaginatevi là, travisati, che cosa hanno detto… ne abbiamo avuto un esempio questa mattina, ma è tutto il processo, è dalla prima udienza che vediamo qual è il loro atteggiamento quindi possiamo immaginare quale fosse quel giorno…
Ebbene era stato dato ordine alla forza pubblica di non reagire, già nell’ordinanza del questore si dice che bisogna evitare di configgere con i manifestanti, non bisogna andare allo scontro, bisogna lasciare che manifestino, che protestino in qualsiasi forma e allora che cos’avevano a disposizione i poliziotti, i carabinieri, la guardia di finanza il 27 giugno e il 3 luglio? Solo i gas lacrimogeni, quello avevano, e quello hanno utilizzato, con degli effetti che non sono stati eccezionali.
Allora gli unici comportamenti illeciti sono stati quelli denunciati dai due arrestati Soru e Nadalini, io non voglio affrontare questi aspetti  ma non perché io tema di parlare delle condotte  commesse ai danni di Soru e Nadalini ma perché quella è un’altra storia (“archiviazione, dicono gli imputati), sul quale si è già pronunciato un giudice, e non ha niente a che vedere con i fatti contestati, quei comportamenti sono avvenuti dopo, ma questi sono stati commessi prima. E comunque le condotte che vedono come persone offese Nadalini e Soru non hanno avuto nessun effetto sui comportamenti degli odierni imputati, neanche loro ci hanno detto che hanno agito in quella maniera per salvare Soru e Nadalini? Quella è un’altra storia.
C’è un’altra circostanza attenuante che forse verrà invocata, art. 62 n.2, motivi di particolare valore morale o sociale, è riconoscibile questa circostanza? Assolutamente no. Le loro finalità non possono essere considerate altamente nobili e altruistiche: perché non sono condivise nemmeno dagli abitanti della Val di Susa. La Cassazione ci dice che per aversi motivo di particolare valore morale o sociale deve essere condiviso dalla generalità dei consociati…. andiamo a vedere se almeno tutti gli abitanti della Val di Susa condividono questi valori….
Sul tema ci sono due sentenze interessanti della cassazioni, 20312 del 2012,  in relazione ai fatti commessi il 21 febbraio 2003 a Monselice dove era stato fermato un convoglio che trasportava armi e personali dalla base USA di Vicenza  a quella di Pisa, la cassazione afferma che i motivi devono essere di particolare valore morale o sociale, riconosciuti tali dalla prevalente coscienza collettiva e poi dice che nel caso di specie non è riconoscibile la circostanza attenuante perché anche se non era ancora stata approvata la legge che consentiva di inviare contingenti armati in Iraq, le due basi erano autorizzate dallo Stato e soprattutto la maggioranza delle popolazioni locali non vede con avversione gli Stati Uniti d’America. Allora sulla base di questo,cioè sulla base di un sentimento di simpatia, di amicizia, la Cassazione esclude…. e li’ si parlava di un trasporto di armi e personale. L’altra sentenza afferma che politiche ispiratrici di comportamenti criminosi non possono venire in considerazione e dice che l’aggettivo particolare sta a significare che l’imputato deve agire, sulla base di motivi che devono superare l’entità della morale comune media, quindi non devono essere di scarsa rilevanza.
Da ultimo è doveroso osservare che gli imputati per i fatti commessi il 3 luglio nell’area archeologica come ha sottolineato la collega, avevano la possibilità di partecipare ad iniziative dirette a contrastare pacificamente la realizzazione dell’opera ma hanno optato immediatamente per la soluzione violenta, c’era il corteo pacifico ma a loro non interessava, a loro interessava attaccare il cantiere e abbiamo visto con quali modalità. Quindi posso dire che il contrasto all’alta velocità  è stato solo il pretesto per porre in essere atti di guerriglia, non atti di guerriglia urbana ma guerriglia campestre, spesati dal movimento no tav…
Poi la circostanza prevista dal n.3 art.62, in relazione ai limiti di questa circostanza ho trovato una sentenza 42310 del 2012, emessa in relazione ai fatti del G8, anche perché in questo processo si è cercato di evitare i fatti del G8 ma non c’entrano niente, completamente diverse, la Cassazione ha affermato che l’attenuante non può essere riconosciuta a colui che abbia provocato i disordini, che si sia predisposto e abbia programmato la sua partecipazione in funzione della commistione di atti di violenza. Tutte cose che troviamo qua nelle condotte degli imputati.
Un flash sulle circostanze attenuanti generiche. La gravità dei fatti  ed il numero delle persone offese costituisce un grave ostacolo al riconoscimento delle attenuanti generiche, non è sufficiente lo stato di incensuratezza per riconoscere le attenuanti generiche…
Solo gli imputati che hanno optato per un comportamento processuale leale e corretto, dimostrando una capacità a delinquere modesta, sono meritevoli delle attenuanti generiche. (….)

PENE RICHIESTE:
AVOSSA GABRIELA: vincolo continuazione, più grave capo 1, aumento recidiva reiterata art. 81, pena finale ANNI 6 di reclusione
BINDI GIACOMO: vincolo continuazione, più grave capo 1, aumento ex art. 81, pena finale ANNI 3 MESI 5
Cecur MAIA: vincolo continuazione, più grave capo 1, aument  anni 6 di reclusione
CENTANNI LUCA: ANNI 3 MESI 5
FISSORE GUIDO: concesse attenuanti generiche ANNI 1 mesi 10
IMPERATO TOBIA uniti reati vincolo continuazione, più grave capo 1, concesse attenuanti generiche per comportamento processuale ANNI 2
MANIERO FABRIZIO uniti reati vincolo cont., grave capo 1, ex art.81 ANNI 3 MESI 9
PALUMBO GIANLUCA uniti reati vincolo cont., grave capo 1, ex art 81, ANNI 3 MESI 5
RIVETTI CRISTIAN uniti reati vincolo cont. grave capo A (procedimento diverso), considerato aumento continuazione, ANNI 3 MESI 5 GIORNI 5
ROSSETTO GIORGIO uniti reati vincolo cont., grave capo 1, aumento recidiva, pena finale ANNI 6
Martoia ALEX : mexi 6 arresto 2000 euro
NADALINI: ANNI 4 reclusione
Ferrari GIANLUCA: ANNI 4 reclusione
BIFANI: ANNI 3 MESI 10
Soru Salvatore: Anni 3 MESI 11
Latino Stefano: ANNI 3 mesi 10
GRIS ALVISE: ANNI 3 mesi 10
Anico’ isabelle: ANNI 3 mesi 10
BANDINI FILIPPO: ANNI 3 MESI 10
CALABRO’ DAMIANO: ANNI 3 MESI 10
DEL SORDO MICHELE ALESSIO: ANNI 6 di reclusione
FILIPPI GABRIELE: ANNI 3 mesi 10
Ginetti ANTONIO: ANNI 6 di reclusione
Iara Marin: ANNI 3 , mesi 10
Lavezzoli Mirco: Anni 3, mesi 10
Massatali Davide: Anni 3, mesi 10
Milani Lorenzo Calisa: Anni 3 mesi 10
Schiaretti Matteo: Anni 3, mesi 10
Sistili Clara: anni 3, mesi 10
Sorroque Fernandez Juan Antonio: anni 6
Ferrari Paolo Maurizio: anni 6 di reclusione
Rocca Zeno: anni 3, mesi 10
Riva Elena: anni 3, mesi 10
Paolucci Giacomo: anni 3, mesi 10
Parisio Francesco: anni 3 mesi 10
Raduan Sharif: anni 1, mesi 4
Lussi Thomas: anni 1, mesi 4
Pia Valerio: anni 3, mesi 2
Ziglioli Davide: anni 3, mesi 2
Bastioli David: anni 3, mesi 2, gg 15
Vitali Andrea: anni 3, mesi 2, gg 15
Nocera Mario: anni 3, mesi 2
Gullino Samuele: anni 3, mesi 2, gg 15
Giordani Pietro: anni 3, mesi 2, gg 15
Conversano Giuseppe: anni 3, mesi 2
Binello Roberto: anni 3, mesi 2
Grieco Matteo: anni 2
Bernardi Francesco: anni 3, mesi 1, gg 15
Arboscelli Nicola: anni 3, mesi 1
Azanai Artan: anni 3, mesi 1
Perottino Fabrizio: anni 3, mesi 1
Custureri Luca: anni 3, gg 10
Guido Federico: anni 3, mesi 1

Simonetta Zandiri – Eleonora Forno TGMaddalena.it

This article has 1 comment

  1. Bertrand de Neyt

    Quasi senza parole. Due ioni di lotta contro un progetto di distruzione ambientale, due giorni di difesa da un attacco erode e insensato, ridotti all’ elenco di gesti frammentati e sommati secondo una logica burocratica. Anni, mesi. magari chi formula queste richieste ce l’ha un “perché”, ma nulla dice circa l’attacco feroce delle FF.OO,, andato ben oltre le previsioni che di tale attacco erano state fatte da chi “presidiava” la Maddalena. Il 3 luglio è stata una coneguenza, tanto inevitabile quanto cercata e provocata dalle stesse FF.OO.
    Comunque vada, la viltà di uno Stato che occulta se stesso e le sue sordide motivazioni nel omento in cui accusa altri di “travisamento”perché indossano un fazzoletto, quello Stato per cui un poliziotto può legittimamente indossare un casco per difesa e un manifestante no, è uno Stato che perde anche se vince sul piano militare. Io c’ero, io ho visto, io SO.
    E so che perderà lo Stato, comunque vada.