AB25_11_2014

Martedì 25 novembre, dalle ore 9:30 circa, seguiteci qui per la trascrizione in diretta del maxi processo ai 53 No Tav per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione del 3 luglio. Qui il resoconto dell’ultima udienza, con il video completo dell’intervento dell’Avv. Patrito.

 

Avv. Maria Teresa Rasulo per Custureri Luca

rasulobertone

Inizio dal capo di imputazione e, per cominciare, segnalo che lo stesso è strutturato in maniera francamente poco comprensibile. Si legge, infatti, che Custureri, insieme ad altri soggetti, avrebbe lanciato almeno 10 pietre contro i PP. UU. “per costringerli ad omettere un atto del loro ufficio o fare un atto contrario ai doveri d’ufficio, ed in particolare a consentire loro di raggiungere il cantiere TAV per danneggiarlo”. Ora, capisco la fretta in capo alla Procura, frutto della voglia di mettere insieme un numero di indagati consistenti per fare il Maxi Processo ai No Tav, però messa così sembra che gli impuati volevano opporsi al fatto che i PP.UU. volessero raggiungere il cantiere TAV per danneggiarlo.
Battute a parte….
(Leggendo la memoria depositata dalla Procura, gli imputati avrebbero lanciato oggetti all’indirizzo delle FF.,OO. per tentare di raggiungere il cantiere TAV  per danneggiarlo e quindi costringere le FF.OO. ad omettere un atto del loro ufficio, essendo gli stessi impegnati per la sorveglianza e la protezione del cantiere.)

Apprendo, poi sempre dal capo di imputazione che la condotta si sarebbe consumata nella zona delle cosiddette vasche idriche, mentre le FF.OO. erano attestate sotto il viadotto autostradale, nei pressi delle citate vasche.

Una considerazione di carattere generale: qui ci si ostina a parlare di “cantiere TAV” dimenticando un dettaglio non di poco conto: fino al 27/6 non c’era neppure l’ombra del cantiere, dallo sgombero, di cui si è ampiamente discusso, avvenuto il 27/6 al 3 luglio passano esattamente 7 giorni… l’esistenza di un cantiere è ancora tutta da verificare.
Sempre sul punto, giova in ogni caso rappresentare un elemento: l’area del cantiere TAV è ancora cosa diversa rispetto alla zona che ci interessa. Circostanza, questa, confermata anche dal teste Petronzi all’udienza del 5/7/2013 (pag. 109 trascrizioni). Sempre continuando sull’esame della testimonianza del teste Dott. Petronzi (pag. 151 e ss. Trascrizioni udienza 15/7/2013), lo stesso identifica le FF.OO. come posizionate “sotto il viadotto autostradale, laddove vi era una prima recinzinzione, ancorchè leggera”.
Il teste riferisce poi di distanza “notevole” tra le FF. OO. E i manifestanti, affermando poi che “la possibilità di incontrarci era veramente minima, né ci sono state situazioni tipo cariche di alleggerimento”. (pag. 151 trascr.)
Se guardiamo la piantina depositata dalla difesa Fissore all’udienza del 5/7/2013, denominata “Maddalena – Clarea”, possiamo notare come la zona delle vasche sia collocabile nel qualdrante E7; identificata l’area e cercando di ricollocarla sulla piantina LTF, prodotta da difesa Fissore, all’udienza del 8/11/2013, è agevole constatare come pacificamente l’area delle vasche sia fuori da quello che LTF stessa definisce quale cantiere.

In ogni caso, ed indipendentemente da quanto ho sin qui esposto, provo a ricostruire, avendo seguito l’intera istruttoria dibattimentale, la situazione sotto il viadotto autostradale.
All’udienza del 6/12/2013, viene sentito il teste Marsina Tommaso, autista dell’idrante anti tumulto tg. A7045. Il teste riferisce di danni provocati al mezzo, che non sono contestati a Custureri, quindi nulla riferisco in tal senso.
Il teste è inattendibile: a pag. 51 rifersice, rispondendo alla domanda della difesa,  che  “non c’era filo spinato che sormontava le reti poste a protezione”. Non è vero: abbiamo visto le foto nel corso del dibattimento e tra un attimo le rivedremo, ed è la stessa procura che ne afferma l’esistenza.
Rispondendo, poi, alle domande del Collegio, il teste riferisce (pag. 54):
“ noi eravamo, diciamo, quella si chiamava l’area 3 (era il varco 4, ma non importa), noi eravamo sotto il cavalcavia, sopra c’era l’autostrada, nel, diciamo, dieci metri dalle vasche di raccolta dell’acqua che servivano praticamente l’acqua per l’antincendio delle gallerie.
PRESIDENTE – E siete rimasti lì tutto il periodo operativo?
Testimone, Marsina T. – Sì, sì, siamo rimasti lì anche perché era l’unico posto dove praticamente potevamo arrivare con il mezzo, negli altri posti nell’area nostra non c’erano possibilità con il mezzo di arrivare.

Sulle distanze tornerò a breve. Ciò che rileva è che il teste afferma era l’unico posto dove potevamo arrivare con il mezzo.
In sostanza, le FF.OO. non potevano andare da nessuna parte e certo non per volontà dei manifestanti.  Tanto più che la FF.OO., che come sappiamo erano a presidio del cantiere, certo non potevano andare in direzione dei manifestanti, sia perchè il cantiere da proteggere era in tutt’altra direzione, sia perchè la zona era delimitata dalle reti quindi, a meno di non volerle tagliare, da lì non potevano muoversi.

Torno alle distanze sulle distanze.
Il consulente Maurizio Abbà è stato sentito all’udienza del 1/7/2014. Il lavoro svolto dal nostro consulente, come ricorderete, consisteva nel darci una misurazione delle distanze tra due punti, determinati a seconda delle diverse capitolazioni, sostanzialmente sovrapponendo le mappe catastali (per quello che a me interessa, era la CTR della Regione Piemonte) con delle foto aeree, scaricabili da internet, dal sito Istella. Rappresento che, non avendo potuto fare misurazioni sul luogo, la precisione non può essere centimetrica, ma si arriva comunque ad una buona approssimazione.
Vorrei mostrare una foto, già ustata nel corso dell’esame del consulente, la foto DSC9816, al fine di mostrare la zona interessata che si trova tra la corsia dell’autostrada che va verso nord, quella di destra guardando la foto,  e il traliccio che si vede poco più a destra. Ecco, quelle piattaforme in cemento sono le vasche. Tra le vasche e l’autostrda si vede un sentiero che, salendo, si perde un un tratto di bosco. Per quello che ho potuto intuire, i manifestanti si trovavano propiro al limitare di quella zona boschiva.
Per la determinazione delle distanze, e mostro l’eleaborato del consulente e versato in atti, incrociata quanto dichiarato dal consulente (pagg. 104 e ss. Trascrizione): “Sì, allora, a distanza planimetrica sono sui 70 metri, quindi una distanza notevole, con però un dislivello di 20/25 metri, cioè loro erano a monte rispetto alla posizione delle forze dell’ordine dì almeno 20 metri, a monte.”
Consulente, Abhà M. – Sì, allora praticamente i manifestanti si trovavano nel cerchio a sinistra in alto, mentre le forze dell’ordine erano sotto il viadotto nel cerchio destro in basso, la distanza dal tornante, loro si vede bene che sono nel tornante del sentiero, da lì ad arrivare sotto ci sono sui 70 metri. In pianta sempre.”
Sappiamo che la zona in cui si trovavano le ff.oo. era delimitata da una recinzione, per la precisione, da reti sormontate da filo spinato.
Vediamo la dimensione delle reti. Il consulente, dopo aver esaminato il materiale fornito dalle difese, afferma “ho calcolato che più o meno dalle foto si può presumere un’altezza della rete, compresa la parte superiore sui 3 metri, quindi lo spazio utile,
diciamo vuoto, non protetto era al massimo 2 metri e mezzo, 3 metri nella parte sinistra, andare quasi a zero nella parte a monte. (perchè siamo in salita, quindi la rete sale e il viadotto va in piano).  L’angolo che ho calcolato dalla traiettoria, dalla posizione in pianta, che sono dei 27 gradi – 30 gradi. ( l’ho fatto solo per dimostrare che dove c’è la rete, se io sono davanti posso anche pensare di attraversare la rete, Con quell’inclinazione assolutamente nessun lancio potrebbe attraversare la rete. Solo questo.”)

Rilevanti sono poi le considerazioni circa le fattezze della rete. Più volte abbiamo sentito che la stessa fosse a maglie larghe e il consulente bene spiega il concetto:  “qualunque protezione ha dei buchi, se io li passo perpendicolare il buco è tutto utile, se io vado in diagonale praticamente si restringe molto il campo di superficie del buco. (le maglie) Vanno quasi ad azzerarsi, quindi è per quello che dico che non è possibile, non per altro.
Rende bene l’immagine che ci dà il consulente: è come se diventasse una parete unica.

Evidentemente, la Procura ha ritenuto il Consulente degno di essere controesaminato, ritenendolo, quindi, né inutile né irrilevante, poiché è stata straordinariamente attiva. Ha mostrato la foto ANSA 16 e si vedono bene le reti e la distanza tra queste e il viadotto. Ecco vorrei solo ribadire, come già fatto nel corso dell’esame del consulente, che non era questa la posizione dei manifestanti, o meglio, non lo so, ma di certo le vasche non si vedono, né si vede il bosco, ma siamo a ridosso della rete e io non lo so, non lo sapete neanche voi, come a breve dirò, se il mio assistito a quelle reti si sia mai avvicinato.
Irrilevanti, sono poi le domande tese a capire la distanza tra i manifestanti e l’imbocco della galleria, posto che, da capo di imputazione, i lanci sarebbero stati indirizzati sotto il viadotto. Per scrupolo, comunque, rappresento, dato che è emerso dall’esame, che la distanza intercorrente tra la zona in cui sono collocati i manifestanti e quella della galleria è di circa 30-35 metri, ma, come si vede dalla piantina, in mezzo ci sono anche degli alberi.

Dicevamo, 70 metri tra la collocazione dei manifestanti e le forze dell’ordine. Io ho un problema con le misurazioni e mi sono chiesta: quanti sono 70 metri? Così ho cercato un riferimento che potesse aiutarmi ad avere un’idea. Ebbene, la FIFA ha determinato le dimensioni di un campo da calcio per le competizioni internazionali in 105 metri di lunghezza e 68 di larghezza. Io non posso vantare un’esperienza decennale come avvocato, posso invece dirvi, e spero mi crederete, che da circa 20 anni seguo il calcio con una certa assiduità e mai ho visto una rimessa laterale che arrivi alla parte opposta del campo. Qui, oltre alla distanza notevole, che tale resta anche in considerazione dell’inclinazione del piano, si assume che dei lanci abbiano sortito gli effetti di cui al capo di imputazione, anche oltrepassando una rete con le caratteristiche di cui ho parlato poco fa.

Alcune considerazioni, sulla struttura del reato contestato: l’art. 336 c.p., aggravato ex art. 339.
Come si sa, è un reato plurioffensivo: lede, da un lato, il buon andamento della P.A. E, dall’altro, la libertà morale e l’incolumità fisica del P.U., il quale risulta persona offesa del reato solo in quanto la violenza o la minaccia sia funzionalmente diretta ad influire sulle modalità di esercizio delle pubbliche funzioni allo stesso spettanti.
La giurisprudenza nello sforzo di definire le espressioni utilizzate dal legislatore, sostiene la configurabilità del delitto in caso di utilizzo di qualsiasi mezzo idoneo a turbare o impedire l’attività del p.u.
Quanto al concetto di minaccia, ci si dve riferire a quanto previsto dall’art. 612 c.p. e, dunque, al concetto di male ingiusto la cui realizzazione dipenda dalla volontà del soggetto attivo del reato.
In proposito, si asserisce che l’idoneità della minaccia posta in essere dall’agente deve essere valutata con un giudizio ex ante, che tenga conto di tutte le circostanze del fatto.
Mi chiedo, dunque, proprio alla luce della testimonianza del teste Marsina, in quale misura sia stata coartata la volontà dei PP.UU., posto che lo stesso riferisce che non potevano andare da nessuna parte, non c’erano possibilità con il mezzo di spostarsi dal luogo in cui si trovavano.
Queste circostanze, da sole, giustificherebbero un’assoluzione ex art. 530, I co. c.p.p.

Vengo infine, alla questione dirimente di questa discussione, che, da sola, basterebbe a sorreggere la richiesta assolutoria.
Trattando della posizione di Luca Custureri, la Procura cerca di compiere un miracolo giuridico e lo fa come se l’intera istruttoria dibattimentale non fosse esistita e ci trovassimo qui a discutere della richiesta di rinvio a giudizio, all’esito dell’udienza preliminare.

Che la posizione del mio assistito sia diversa, lo si comprende da come inizia la sua trattazione contenuta nella  memoria ex art. 121 c.p.p. depositata in atti dalla Procura. Quella di Custureri è l’unica che inizia con la frase “dalla visione dei filmati”….certo che li abbiamo visti i filmati, li abbiamo visti tutti, fino allo sfinimento.

Viene minuziosamente descritto un soggetto, nelle fattezze e nell’abbigliamento.
Si parla di “individuo ripreso mentre ripetutamente con la mano destra scaglia …”, individuo che il capoverso successivo diventa, e lì sta il miracolo, “Custureri mentre lancia” e l’indicazione di una serie di fotogrammi tratti dai video dei diversi operatori della Polizia Scientifica. Ora, voi non potete saperlo, ma io e il Pubblico Ministero sì, che quell’indicazione dei fotogrammi è un semplicissimo copia e incolla dell’annotazione di Polizia Giudiziaria.
La prova di questo, che non è evidentemente solo una mia suggestione, è che  tutti i fotogrammi elencati sono del seguente tenore “Fotogramma n.25_Pesando_1_13_000001 11 della Polizia Scientifica delle ore 13:24:16. Nel cerchio il soggetto, che verrà identificato per CUSTURERI Luca, carica l’articolazione della spalla all’indietro per lanciare la pietra che trattiene nella mano destra.”
Due elementi: si parla di cerchio. Chi lo ha messo? Chi ha deciso che fosse quello il soggetto da cerchiare? Eppure mi pare che tutti i filmati e album fotografici siano stati depurati da ogni titpo di discalia idonea a suggerire risposte o elementi non neutrali rispetto alla trattazione della singola posizione.
E poi, “il soggetto che verrà identitificato per Custureri Luca”…verrà identificato…perfetto, vediamo da chi verrà identificato. E a questa domanda, leggendo la memoria depositata dalla Procura, non troverete risposta. E non la troverete neppure nel rileggere le trascrizioni delle udienze. La risposta è che non c’è identificazione.
La procura, anche solo per onestà intellettuale, bene avrebbe fatto a raccontarvi come sono andati i fatti. Così non è stato e ve lo racconto io.
All’udienza del 19/11/2013 viene sentito il teste Sorrentino Giorgio, teste fondamentale poiché è colui che coordine il gruppo di lavoro della Questura dedicato a visionare l’intero materiale multimediale raccolto; a pag. 181 della trascrizione di quell’udienza viene sollevata da questa difesa la questione relativa alla mancata capitolazione del teste sulla posizione di Custureri.
In sostanza,  nella lista testi depositata dalla Procura in data 22 gennaio 2013, nella cosiddetta “seconda tranche”, poi riunita al procedimento principale, il commissario Sorrentino è indicato quale teste e specificamente però nelle circostanze leggiamo: “In ordine al riconoscimento di Radwan, Paolucci, Riva e Pia Valerio attraverso l’esame dei filmati e le fotografie relative agli scontri del 3 luglio 2011”. Custureri non è indicato, mentre sono indicati tutti gli altri. Avrete poi modo di leggere, sempre nella trascrizione, di un battibecco tra la difesa e la Procura, non era il primo e non sarebbe stato l’ultimo, che si conclude, anche perchè con la sovrapposizione delle voci è tutto incomprensibile, con “eventualmente vediamo con la richiesta ex art. 507”.
All’udienza del 15/7/2014,  ci sono state le richieste ex art 507 c.p.p.: la Procura chiede di sentire i testi Sorrentino Giorgio e Stella Giuseppe sull’identificazione di Custureri Luca. Come è noto, la richiesta è stata respinta.

Ecco, sulla base dell’attività investigativa svolta dalla Digos, che alcun riscontro ha avuto nel dibattimento, la Procura ritiene provata la penale responsabilità dell’imputato. Ricordo che la dr.ssa Quaglino nel corso della requisitoria, trattando della posizione di Custureri, disse, descrivendo la fattezze fisiche del soggetto, “se fossimo altrove, direi che ha degli occhi molto belli”….era evidentemente una battuta che ben poco ha di giuridico e sia permesso anche a me di farne una “la Procura chiede tre anni per avere degli occhi belli, li avesse avuti brutti avrebbe chiesto l’ergastolo!”
Ma non siamo altrove e c’è ben poco da scherzare; siamo in un’aula di giustizia, dove esistono delle regole, regole che tutte le parti devono rispettare.
Le regole, appunto. In un sistema processuale penale di tipo accusatorio, il dibattimento è il centro del processo e l’istruzione dibattimentale è il centro del dibattimento: utilizzabile ai fini della decisione è la prova che progressivamente si forma in sede processuale nel contraddittorio delle parti. Questi sono i cardini del “giusto processo” così come delineati dall’art. 111 Cost. E’ questa la differenza con il sistema di tipo inquisitorio, in cui le prove vengono formate unilateralmente,  fuori dall’udienza pubblica e dallo stesso organo investito dalla funzione di svolgere le indagini e formare l’accusa ed in cui, infine, la partecipazione della difesa è eventuale e subordinata.
Passando poi al tema delle prove, con l’art. 189 c.p.p., il legislatore ha compiuto ua scelta intermedia tra il criterio della tassatività delle prove e quello della libertà delle stesse, legittimando l’ingresso all’interno del processo delle cosidette prove atipiche.
La pratica del riconoscimento effettuato dalla PG senza il rispetto delle regole previste per la ricognizione di persone è legittima e praticabile, anche facendo ricorso al cd. “libero convincimento del giudice”; tuttavia, “l’individuazione fotografica, costituendo prova atipica in quanto non disciplinata dalla legge né collocabile nell’ambito della ricognizione di persone prevista dall’art. 213 c.p.p., legittimamente può essere assunta, se ritenuta dal giudice idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti, ai sensi dell’art. 189 c.p.p.. in tal caso, infatti, la certezza della prova dipende non dal riconoscimento in sé, ma dalla ritenuta attendibilità della deposizione di chi, avendo esaminato la fotografia dell’imputato, si dica certo della sua identificazione. (ex multis, Cass. Pen., sez. III n. 3382 del 28/2/1997, ma anche  Sez. IV n. 16902 del 4/2/2004, Cass. Sez. II, n. 17336 del 5-5-2011)
Si sovrappongono, così, due istituti diversi: la ricognizione di persone, che ha lo scopo di pervenire all’individuazione dell’autore del reato, e la testimonianza, che ha la funzione di dedurre nel processo un fatto come storicamente avvenuto.
La Cassazione a SS.UU. ha affermato che “non può legittimarsi, sulla scia di una cultura inquisitoria che, in quanto estranea al vigente codice deve essere definitivamente abbandonata, l’apertura di varchi preoccupanti nella tassatività e nella legalità del sistema probatorio, proponendosi “veicoli di convincimento … affidati interamente alle scelte dell’investigatore”. Va superata ogni forma di distonia tra prassi delle indagini, condizionata ancora da attegiamenti inquisitori, e concezione codificata della prova, quale è  strutturata nel sistema accusatorio. Va vinta qualunque tentazione di forzare le regole processuali in nome di astratte esigenze di ricerca della verità reale, considerato che le dette regole non incorporano soltanto una neutra disciplina della sequenza procedimentale, ma costituiscono una garanzia” (Sent. SS. UU. 36747  del 28/5/2003).
Nello stesso senso deve leggersi la sentenza della Corte costituzionale, con la quale si afferma che “in un sistema nel quale la prova si forma in dibattimento, o comunque davanti al giudice in sede di incidente probatorio, quale anticipazione del dibattimento, gli atti compiuti dal pubblico ministero hanno una funzione esclusivamente endoprocessuale; vale a dire che la destinazione naturale di tutto il materiale frutto delle indagini preliminari è nella finalizzazione delle indagini stesse. […] Se, quindi, l’individuazione è in sostanza un puro atto di indagine finalizzato ad orientare l’investigazione, ma non ad ottenere la “prova”, non può dirsi violato né il diritto di difesa dell’indagato, né il principio di parità delle parti, ben potendo il legislatore graduare l’assistenza difensiva in funzione del rilievo conferito all’atto che, si ripete, esaurisce i suoi effetti all’interno della fase in cui viene compiuto” (C. Cost. Sent. 265/1991).
Riassumendo, dunque, il riconoscimento informale va benissimo, a patto che la testimonianza resa di chi ha effettuato il riconocimento abbia superato il vaglio processuale dell’attendibilità.
A quanto detto ai aggiunga poi un dato, e l’hanno spiegato i colleghi che mi hanno preceduto: la scelta di cosa riprendere dipende dalla volontà esclusiva dell’operatore e sarebbe stato utile, in ogni caso, capire quello che succedeva anche attorno all’obbiettivo della macchina da presa.
Non mi pare si possano, dunque, sostenersi come legittime alcune scorciatoie, quali, ad esempio, quella adottata dalla Procura per quel che mi interessa e riguarda: l’unica verità accertabile nel processo è quella che consiste nel prudente apprezzamento delle risultanze processuali, con attenta valutazione della fondatezza delle accuse e delle difese, ed in particolare, con la ragionevole considerazione della “qualità” di ogni fonte probatoria e della sua credibilità, pena sconfinamento nell’arbitrio; il convincimento del giudice ma deve sempre scaturire dalla regolata raccolta dei mezzi di prova, secondo regole codificate e nel rispetto dei principi fondamentali.
Tornando a questo processo, ricordo che durante l’udienza del 21/11/2013, esame del teste Isp. Raimondi, la difesa di uno degli imputati (Novaro per Imperato), sollevò una questione in merito alla qualificazione dei testimoni, se gli stessi fossero diretti oppure se riferissero solo per aver esaminato i filmati. Ebbene, il Collegio risolse la questione ammettendo la testimonianza anche su fatti rappresentati dai video, con indicazione degli elementi per individuare gli imputati (pag. 25 trascrizioni).
Ebbene, per la posizione del mio assistito l’indicazione degli elementi idonei partono dalle segrete stanze della Digos e finiscono in quest’aula solo ed esclusivamente per bocca della Procura. Anche a me sarebbe piaciuto analizzare le testimonianze rese dai testi dell’accusa, ma non posso farlo perchè i testi non ci sono!

ricapitolando, dunque:
dal capo di imputazione apprendo che il mio assitito si trovava alla zona delle vasche , cioè a circa 70 metri dalle reti che delimitavano il varco 4, con le condizioni di luogo di cui ho già detto;
le FF.OO. non potevano andare in nessun altro posto, quindi nessuna violenza o minaccia è stata posta in essere;
nessun teste riferisce sulla condotta ascritta a Custureri;

Concedetemi ancora pochi minuti, mentre mi avvio alle conclusioni, al fine di motivare la richiesta della subordinata.
Abbiamo cercato di portare in quest’aula uno spaccato del cosiddetto Movimento No Tav. Un movimento che da oltre 20 anni si batte contro la costruzione di una linea ferroviaria, ma non solo: si batte contro la devastazione di un territorio, contro lo spreco di denaro pubblico, mostrando la parte più vera della logica della democrazia: la partecipazione.
Eppure, gli sforzi per mettere all’angolo quelle che erano, e sono, le ragioni di una protesta, sono stati notevoli, primo fra tutti il tentativo di ridurre la protesta a semplice questione di ordine pubblico, i già citati “professionisti della violenza” e le “azioni paramilitari”. Eppure, la partecipazione alle manifestazioni che da anni attraversano la Val Susa e non solo, dimostrano il contrario. Dimostrano la volontà di migliaia di persone di esprimere il loro dissenso, il loro NO e, a volte, anche la loro rabbia per quella che sentono come un’ingiustizia.
Avete avuto modo di vedere con i vostri occhi tutto, ma proprio tutto, quello che è successo il 3 luglio. Il comportamento dei manifestanti e quello delle Forze dell’ordine. Qui non si tratta, e uso le parole della Procura, di “infangare l’operato delle forze di polizia”, qui vi si chiede di guardare, da terzi ed imparziali, l’intero svolgersi degli eventi. Vi si chiede di valutare attentamente le testimonianze a tratti imbarazzanti rese, ad esempio, da moltissime persone offese, o, altro esempio, del teste Lazzaro, socio e responsabile dei cantieri della Itlacoge s.p.a., chiamato qui a raccontare i danni subiti, quando è notizia di pochi giorni fa, come l’amministratore di fatto della predetta Italcoge sia attualmente indagato per turbativa d’asta, insieme al curatore fallimentare del fallimento sempre della Italcoge. Certo, i testi della difesa sono irrilevanti e inattendibili, io, invece, preferisco astenermi dal commentare quelli della Procura.
Ci siamo ormai abituati, dopo diverse istanze, a fare udienza in quest’aula, con funzionari di polizia seduti tra i banchi, un numero consistente di agenti nel cortile, l’identificazione del pubblico. Abbiamo tristemente preso atto di come un convegno tra giuristi che aveva il movimento no tav come argomento non si sia tenuto all’interno del Tribunale, per motivi che non è mia intenzione spiegare in questa sede.
Quello che vi si chiede, dunque, è giudicare, con accertamento terzo ed imparziale, la responsabilità dei singoli soggetti, graditi o sgraditi che siano, per singoli fatti specifici, e non perchè appartenenti ad un movimento di opposizione e resistenza.
Mi adeguo al trend dei miei colleghi che hanno fatto citazioni, e chiudo anch’io con una citazione, tratta dai discorsi di Malcom Little, meglio conosciuto come Malcom X
“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”
Detto per il verbale: Conclusioni:
assoluzione ex art. 530, I co
in subordine, assoluzione, 530 II co.
In ulteriore subordine: previa concessione delle circostanze attenuanti di cui agli artt. 62 n. 1, 2 e 3, minimo della pena, e doppo benefici.

Avv. Tiziano Panini, difensore Francesco Bernardi

TizianoPanini

(testo completo memoria scritta)

La suggestiva ricostruzione offerta dalla Pubblica Accusa per i fatti imputati a Francesco Bernardi incontra una resistenza invalicabile nelle risultanze processuali e nei principi  di diritto che fondano l’ essenza di ogni democrazia.
Tra questi v’ è certamente la presunzione di innocenza nella sua duplice valenza di regola probatoria e di regola di giudizio comporta che “…per giungere alla condanna occorre provare , al di là di ogni ragionevole dubbio, il contrario di quanto è garantito dalla presunzione costituzionale la quale pertanto, impone un bisogno di certezza..” ( così la dottrina, M Pisani, Sulla Presunzione).
Non si può certo giungere ad una condanna sulla base di  supposizioni, di teoremi.
Ed ancora, si invoca già da ora il  principio di personalità della responsabilità penale, con il quale i padri costituenti  “vietavano”  la responsabilità per fatto altrui ed imponevano la responsabilità penale esclusivamente   per fatto proprio colpevole.
Principio che a sommesso ma fermo avviso di chi scrive, è stato violato dalla Pubblica Accusa, laddove pretende di imputare, per esempio, fatti ( le lesioni) occorsi pacificamente in assenza dell’ imputato, cercando di dimostrare  il reato concorsuale sulla base di un  “accordo collettivo” indimostrato ed a cui Francesco Bernardi non aderiva.
Si è detto che questo  processo è  fondato soprattutto sulle “ricostruzioni video”, e saranno proprio tali ricostruzioni ad invertire il significato che il Pubblico Ministero pretende di dare alle condotte tenute dall’ imputato.
Nella trattazione giuridica che si andrà a svolgere, preme ricordare che  per giungere ad una sentenza di condanna “…..la ricostruzione operata dall’ accusa deve essere l’ unica plausibile : laddove, a seguito della piena valutazione di tutto il complesso probatorio, si profilino due soluzioni alternative, due plausibili ricostruzioni del fatto, l’imputato deve essere assolto….” ( così Giovanni Tranchin in commento al codice di procedura penale giuffrè editore edizione 2008 aff. N. 4014).
E la soluzione che sto per darvi non è  solo plausibile, ma è l’ unica probabile, perché sorretta dagli elementi probatori che si indicheranno.

CAPO 46 :
IL DELITTO DI RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE E La esimente PREVISTA EX ART 393 BIS C.P..
La circostanza della reazione legittima ad atti arbitrari del pubblico ufficiale, già presente nel codice Zanardelli del 1889, fu abolita dal codice Rocco del 1930, ma fu ripristinata con l’art. 4 del d.lgs.lgt. del 14.9.1944 ed oggi è confluita nell’art. 393 bis del codice penale.
La lettura politica delle vicende storiche della reazione legittima agli atti arbitrari del pubblico ufficiale ha ricevuto l’autorevole avallo della Corte Costituzionale, in occasione di  sentenza interpretativa di rigetto della causa di non punibilità in esame.
Infatti, con la sentenza n. 140 del  23.4.1998 ( all.1) il Giudice delle Leggi riteneva  : “….Presente nel codice penale Zanardelli del 1889,  la causa di giustificazione venne abolita dal codice penale del 1930, in nome  di  una m tutela del prestigio e della “infallibilita’” degli agenti della pubblica autorita’, per essere  poi  reintrodotta, ancor  prima  della  fine  della  guerra  di Liberazione, dal decreto legislativo luogotenenziale 14 settembre 1944, n. 288, unitamente  ad altre   significative  modifiche  dell’ordinamento  penale,  ritenute coessenziali al passaggio dal regime autoritario al nuovo ordinamento democratico e alla nuova impostazione dei rapporti  tra  autorita’  e cittadino….” . Affermazione con la quale la Consulta sottolineava come un ordinamento democratico non possa fondarsi su principi, su dogmi come quello dell’ infallibilità delle Forze dell’ Ordine.
Dogma che pare essere stato assunto invece nel presente procedimento dalla Pubblica Accusa, che, nonostante l’ evidenza dell’ arbitrarietà di alcuni atti posti essere, con particolare riguardo, per esempio, al lancio di lacrimogeni ad altezza uomo avverso pacifici manifestanti,  continua a difendere l’ operato delle Forze dell’ ordine (aff. n.163 e segg. memoria ex art 121 PM).
Nel dettaglio, si pongono all ‘attenzione della S.V. quegli atti,  in relazione ai presupposti della esimente in esame.

Presupposto indefettibile della causa di giustificazione sono i concetti di arbitrarietà dell’ atto ed eccesso delle attribuzioni.
Sul punto, a parere del Giudice delle Leggi nella citata sentenza  “…Può ragionevolmente sostenersi che arbitrarietà ed eccesso dalle attribuzioni esprimono il medesimo fenomeno, sotto il profilo, rispettivamente, delle modalità con cui il pubblico ufficiale ha dato esecuzione all’atto illegittimo e della illegittimità dell’atto in sé considerato….”
Arbitrarietà ed eccesso quindi esprimono il medesimo concetto.
Viene così  definitivamente ripudiata dal Giudice delle Leggi l’ opinione che accanto all’ illegittimità dell’ atto dovesse accompagnarsi un quid pluris,  come per esempio, nella visione soggettiva della scriminate in esame, la  malafede del pubblico ufficiale nell’ esercitare l’ atto illegittimo.
Per la Consulta l’ atto è illegittimo se di per sé è da considerarsi tale oppure se le modalità con cui viene attuato sono illegittime.
Infatti, a parere della Corte Costituzionale, non solo  e’ arbitrario l’atto  del  pubblico  ufficiale che di per sé è illegittimo, contra ius, ma anche  l’ atto che  “…..  pur  essendo  sostanzialmente legittimo,  venga  compiuto  con  modalita’  scorrette,  offensive  e comunque sconvenienti, in quanto la  convenienza  e  l’urbanita’  dei modi,  esplicitamente  imposte  a  determinate  categorie di pubblici ufficiali, debbono ritenersi doverose anche in difetto  di  esplicita disposizione   legislativa…” .
La Giurisprudenza di Legittimità ha riconosciuto la sussistenza della scriminate in esame per “illegittimità sostanziale dell’ atto” nel caso, per esempio,  di una perquisizione domiciliare ed anche personale eseguita in assenza di indizi della presenza rispettivamente di armi o di stupefacenti, “scriminando le ipotesi delittuose ex art. 336 e 337 c.p. ( Cass. Pen sez. VI n. 48552/2009 ; Cass. Pen. Sez. VI N. 18841/2001).
Si è ritenuta scriminata la violenza di chi si era opposto all’  esecuzione di un accompagnamento coattivo di cui all’ art 349 c.p.p in difetto dei presupposti previsti dal quarto comma di detto articolo ( Cass. Pen.sez Vi n. 36162/2008 in www.dejure.giuffrè.it).
Quanto all’ illegittimità dell’ atto sotto il profilo delle modalità di esecuzione dello stesso anche in presenza di un atto di per sé legittimo, la Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi, tra le altre, con la presente massima : “..In tema di resistenza a pubblico ufficiale, è applicabile la scriminante di cui all’art. 4 del d.lg.lt. 14 settembre 1944, n. 288 anche in presenza di un comportamento sconveniente e prepotente del pubblico ufficiale, dovendosi qualificare come “atto arbitrario” il consapevole travalicamento da parte del pubblico ufficiale dei limiti e delle modalità entro cui le pubbliche funzioni devono essere esercitate…”  (Cass. Pen. Sez.VI,sentenza n. 14567 del 21 giugno 2006 in Cass. Pen. 2007,9,3324)
Calando il concetto di arbitrarietà ed eccesso delle attribuzioni  che , come già illustrato, a parere della consulta costituiscono un’ endiadi, ai fatti per cui è processo, l ’ istruttoria dibattimentale ha evidenziato come quel giorno, in tutto il cantiere, ma soprattutto alla centrale idroelettrica, alcuni appartenenti alle forze dell’ ordine si siano resi responsabili di veri e propri atti violenti, di per sé illegittimi perché palesemente in contrasto con le regole d’ ingaggio e con la normativa di settore.
Sono stati atti formalmente e sostanzialmente arbitrari ed esercitati al  fuori dai limiti delle attribuzioni del pubblico ufficiale.
Nel video prodotto da Consulente tecnico della difesa, Dott. Luigi D’ Alife, la S.V. potrà notare come prima del lancio di sassi del Signor Bernardi, alcuni appartenenti alle forze dell’ ordine hanno :
1)
Lanciato pietre nei confronti dei manifestanti, come si vede chiaramente dalla immagini video e fotografiche prodotte dal CT D’ Alife ( foto ansa n. 130,132 e 137).
Anche il Teste Viano riferiva di pietre lanciate dalle Forze dell’ Ordine della zona della centrale ( c.f.r. aff. n. 40 verbale stenotipico del 3 giugno 2014).
E’ di tutta evidenza che l’ atto indicato sia del tutto illegittimo.

2)

Lanciato lacrimogeni ad altezza uomo colpendo alcuni manifestanti, come si vede dalle diverse immagini montate dal CT Sig. D’ Alife prodotte all’ attenzione della S.V. con dvd.
Peraltro, di quei lanci ne parlano tutti i diversi testimoni  presenti  alla centrale idroelettrica :
Doriana Tassotti riferiva  “….la traiettoria era dritta, arrivavano diritti mi sono spaventata moltissimo, soprattutto per i bambini…” e ricordava inoltre che  un lacrimogeno colpì un manifestante verso le ore 14,30 “…aveva la maglietta bianca zuppa di sangue, perché sollevata la maglietta bianca aveva il torace abraso..” ( aff. n. 6 verbale stenotipico del 3 giugno 2014 ;
Simone Naretto riferiva : “….c’ erano lacrimogeni sparati in tutti i modi, con i lanciagranate, a mano, molti sono stati sparati ad altezza uomo…a me personalmente ne è passato uno vicino, l’ ho sentito fischiare…”Ho visto vari lacrimogeni sparati proprio verso il basso, verso i manifestanti..” ( aff. n. 9 del citato verbale stenotipico del 3 giugno 2014)
Luca Malmusi dichiarava : “…alla centrale ho visto lanciare i lacrimogeni ad altezza uomo, ho visto anche le forze dell’ ordine uscire andare sulla collinetta adiacente e sparare anche da lì…lacrimogeni dall’ alto verso il basso…” ;  ricordava altresì il lancio di lacrimogeni dagli elicotteri ed il lancio di lacrimogeni a grappolo ( aff. n. 33 stenotipia del 3 giugno 2014) ;
Edoardo Zaffora riferiva: “…la traiettoria del lancio di lacrimogeno era circa 60 cm quindi quasi radente al suolo..” ( aff. n. 36 verbale stenpotipico 3.6.14).
Rosanno Viano vedeva lacrimogeni tirati dall’ alto verso il basso ed anche verso manifestanti inermi : “….all ‘inizio era tutto concentrato su chi stava facendo pressioni al di là della recinzione, poi ad un certo punto hanno allargato il tiro anche lateralmente, verso il greto della Dora, dove c’ era tutta gente a volto scoperto ve c’ erano molti bambini…” ( aff .n. 40 stenotipia del 3 giugno 2014)
Davide Molinari riferiva di lacrimogeni ad altezza uomo e diverse persone colpite con il capo sanguinante e che vomitavano ( aff. n. 88 medesimo verbale già citato);
Enrico Semprini riferiva di lacrimogeni “….sparati contro le persone anche dagli elicotteri…” ed aggiungeva “…ho visto due o tre gruppi di forze dell’ ordine con manganelli che cercava di colpire tutto ciò che si muoveva…” ( aff. n. 95 della stenotipia del 3 giungo 2014)
Giacometti parlava di lacrimogeni il linea retta e non a parabola lanciati dalle forze dell’ ordine senza motivo : “….di colpo abbiamo visto che cominciavano a lanciare lacrimogeni senza motivo..” ( aff. n. 103 stenotipia del 3 giugno 2014)
La Signora Vighetto sveniva a causa di un lacrimogeno ed aggiungeva “…vicino a me c’ erano pure dei bambini, quindi questa era una cosa grave…” ( aff. n. 106 stenotipia del 3 giugno 2014).

Se quindi è un dato certo che quel giorno i lacrimogeni veniva lanciati ad altezza uomo ( ed in più casi hanno infatti ferito i manifestanti) è da valutare se quei lacrimogeni potessero essere lanciati in quel modo.
Sul punto,  il dibattimento ha chiarito come quello fosse un modo illegittimo ed estremamente pericoloso “ di lancio”.
Lo stesso dirigente Digos Dott. Petronzi riferiva che i lacrimogeni non devono mai essere lanciati “orizzontamente” ma a 45 ° e non devono colpire le persone “….perchè è uno strumento di carattere dissuasivo, quindi l’ obiettivo non è colpire il manifestante..” ( aff. n. 139 verbale stenotipico udienza del 19 luglio 2013.).
Lo stesso Pubblico Ministero si preoccupava di evitare che il teste Petronzi riferisse su alcuni lacrimogeni lanciati ad altezza uomo che gli venivano mostrati dalla difese nelle riprese video. Come risulta infatti dal verbale stentipico :
Pubblico Ministero : Si pretende dal teste che venga ad ammettere che è a conoscenza che ci sono stati lanci non ortodossi e l’ avvocato ha detto : tesi a colpire i manifestanti…” ( aff. n. 141 del verbale stenotipico del 5 luglio 2013).
Pertanto, è documentato come quei singoli lanci “ non ortodossi”, per utilizzare le stesse parole della pubblica accusa, siano stati effettuati contra ius.
Se è vero che che i c.d. artifici sfollagente sono in dotazione al personale di pubblica sicurezza così come disposto dal DPR n. 359/91, come riferito dal 
Pubblico Ministero, è altrettanto vero che il singolo pubblico ufficiale deve utilizzarlo secondo le disposizioni ricevuto in sede di addestramento ( art. 6 del medesimo DPR n. 359/91) ; e l’ istruttoria ha accertato che :
Non devono essere  sparati ad altezza uomo, come già sopra riferito.
Devono essere utilizzati per disperdere le persone intente a commettere una fattispecie
Sul primo punto, la Pubblica Accusa non commenta, si limita a difendere l’ operato di chi lanciava i lacrimogeni  perché “.. era necessario disperdere i manifestanti violenti che costituivano un pericolo per l ‘incolumità..” ( aff. n. 163 della requisitoria ex art 121 c.p.p.).
Affermazione che consente a chi scrive di affrontare il secondo requisito per la legittimità dell’ utilizzo del lacrimogeno, anche se non sparato ad altezza uomo.
Le immagini del DVD prodotto dal CT D’ Alife ed il suo elaborato indicano  inequivocabilmente come alla centrale
“…. Intorno alle 14:56 e senza aver documentato qualsivoglia lancio di pietre e/o altri oggetti contundenti verso le FFOO, viene lanciato il primo lacrimogeno (Torti 2 parte)…; la S.V. potrà verificare come in quel momento non ci fosse alcuna condotta violenta in essere, al più vi erano poche persone intente a legare una corda ai betafence.
Poi alle “….15.44.50 LACRIMOGENO AD ALTEZZA UOMO SU COLLINA…” : la S.V. vedrà come le persone sulla collina fossero assolutamente in atteggiamento pacifico ed inerme.
Ed ancora : “….15.45.43 LACRIMOGENO COLPISCE ESTERNO DEL PONTE. Anche qui non vi era alcuna forma di violenza.
E’ documentato come già dall’ inizio, alla centrale idroelettrica i lacrimogeni venivano lanciati immotivatamente, come peraltro riportano diversi testi i quali rimaneva sbalorditi nel vedere un tale uso di lacrimogeni senza motivo.
Nei video in atti è palese come almeno in quei contesti  i lacrimogeni non venissero sparati per disperdere la folla “intenta a delinquere”, ma per colpire i manifestanti inermi.
Peraltro, si ricorda al Lettore che i “….candelotti lacrimogeni sono armi da guerra, poiché sono compresi tra gli “aggressivi chimici”….” ( così Cass. Pen. Sez. sentenza del  9 luglio 1981).
Soprattutto quelli contenenti il CS, come quelli usati quel giorno, devono essere utilizzati con cautela, perché posso provocare problemi di respirazione e causare svenimento ( infatti la Signora Vighetto svenì).
Quel giorno, è agli atti del processo che ne sono stati utilizzati 2.400 lacrimogeni contenti peraltro il famigerato Gas CS, sostanza nociva per la salute che può provocare – ed in effetti quel giorno provocò in tantissime persone- nausea, vomito, giramenti di testa e perdita di equilibrio.
Se il singolo lacrimogeno poteva essere utilizzato dal singolo operatore, ovviamente secondo quanto sopra riferito – cioè mai ad altezza uomo- l’ abuso che se ne è fatto quel giorno non trova alcuna giustificazione, a fermo avviso di chi scrive.
E quindi quell’ uso massiccio, pur in presenza del singolo uso legittimo, deve essere considerato sproporzionato, valutazione che indica la sussistenza anche in questo caso di un atto di arbitrarietà, nella forma della ingiustificata sproporzione e nella forma del pericolo – anzi del danno – che quei gas hanno provocato nei manifestanti.

Chi scrive quindi ritiene che sia dimostrato :
Che il lancio di pietre costituisce atto arbitrario di per sé.
Che il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo e dagli elicotteri sia atto arbitrario perché quelle modalità non erano consentite dalla normativa di settore in quanto potenzialmente molto pericolose.
Che un numero così elevato di lacrimogeni contenenti gas cs utilizzato non per disperdere la folla e quindi per finalità assolutamente non consentite sia atto arbitrario nella forma delle modalità esecutive poste in essere al di là dei limiti prescritti dall’ ordinamento.

Il Secondo requisito dell’ esimente in esame è il nesso eziologico tra l’ atto arbitrario e la sua reazione.
Che nel caso di Francesco Bernardi, sussiste.
Infatti.
Francesco Bernardi lanciava 5 sassi tra le 1640 e le 1642 del 3 luglio.
E’ di questo che oggi è accusato.
Prima di quei lanci, l’ istruttoria ha palesato come nel luogo in cui interveniva l’ imputato, vi furono diversi lanci ad altezza uomo, uno dei qualì colpì Francesco come lo stesso imputato dichiarava nella dichiarazione a sua firma.
Si riporta ancora una volta un estratto dall’ elaborato del Signor D’ Alife :
“…15.44.50 LACRIMOGENO AD ALTEZZA UOMO SU COLLINA
– 15.45.43 LACRIMOGENO COLPISCE ESTERNO DEL PONTE.
– 15.54.18 GROSSO LANCIO DI LACRIMOGENI
– 16.31.47 LACRIMOGENI AD ALTEZZA UOMO VERSO IL PONE
– 16.34.40 LACRIMOGENI AD ALTEZZA UOMO VERSO MANIFESTANTE LATO FIUME
– 16.34.48 LACRIMOGENI ALTEZZA UOMO LATO FIUME
In relazione alla posizione dell’imputato BERNARDI FRANCESCO si sottolinea come il video prodotto dall’ Accusa CINETTO II presenta tagli o mancate riprese ai minuti 16.38 – 16.38.20 ( stacco di 20 secondi) ; 16.41.18 16.41.52. Quindi, immediatamente prima della ripresa dell’ azione di Francesco Bernardi vi sia un salto di alcune decine di secondi riferito alla ripresa video del luogo…..”.
V’ è prova che pochi minuti prima dell’ azione intrapresa da Francesco Bernardi il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo si intensificò.
V’ è prova che prima dell ‘azione dell’ imputato le forze dell’ ordine lanciavano  pietre verso i manifestanti ( c.f.r. fotografie ansa n. 130,132 e 137 prodotte dal consulente tecnico della difesa nonché le dichiarazioni dell’ imputato).
Peraltro, Bernardi viene ripreso tra le 16,40,39 e le 16,42,14 quindi gli stacchi sono immediatamente prima ( stacco 1638 – 1638 e 20)  dell’ inizio dei lanci contestati ( 16,40,39)  nonché prima ( 16,41,18 e 16,41,52 )  dell’ ultimo lancio contestato ( 16,42,14).
Quegli “stacchi”  non consentono di capire cosa accadde in quei  momenti.
Cosa accade lo  spiegava l’imputato, nella dichiarazione a sua firma prodotta agli atti: “Io personalmente sono stato colpito dai lacrimogeni, la traiettoria era assolutamente tesa, cioè erano stati lanciati per colpire la singola persona. Dopo esser stato colpito dai lacrimogeni ho reagito con il lancio di sassi…”
Gli elementi a disposizione della S.V. indicano come in  quei momenti accadeva quello che era accaduto per tutto quel pomeriggio.
Le Forze dell’ Ordine prendevano la mira e sparavano i lacrimogeni ad altezza uomo.
V’ è quindi prova della attualità della reazione di Francesco Bernardi.
Quanto alla proporzionalità tra la condotta del pubblico ufficiale e la reazione di Bernardi, si consideri che i mezzi utilizzati  sono pressochè identitici : da una parte venivano utilizzati sassi e candelotti “sparati per ferire”, dall’ altra sassi per reagire.
3)

Ultimo elemento richiesto per la sussistenza dell’ invocata esimente, è l’ elemento psicologico.

Presente nelle parole dell’ imputato.
”….Io ero salito per manifestare pacificamente ma mi sono trovato attaccato e colpito dalle Forze dell’ Ordine. Ero terrorizzato da quella situazione. Infatti, quel giorno più volte ho visto appartenenti alle forze dell’ ordine sparare lacrimogeni da posizione ravvicinata ed ad altezza uomo, nonché lanciare contro di noi manifestanti pietre per colpirci. Ho visto anche lacrimogeni lanciati dagli elicotteri, quasi fosse una zona di guerra.  Ho visto tante persone ferite perché anche loro colpiti dai lacrimogeni e dalle pietre. Ho visto donne e bambini in lacrime per la paura e per il massiccio uso di gas che inibiva loro il respiro. Ho vomitato a causa della nube di gas prodotta dai lacrimogeni.
Ricordo che in alcuni momenti non riuscivo a respirare e mi bruciavano gli occhi.
Io personalmente sono stato colpito dai lacrimogeni, la traiettoria era assolutamente tesa, cioè erano stati lanciati per colpire la singola persona non per disperdere la folla.
Dopo esser stato colpito dai lacrimogeni ho  reagito con il lancio di sassi, così come si vede nel video prodotto dall’ Accusa.
La mia è stata un’ azione difensiva e dimostrativa, volevo rilanciare quei sassi che  ci erano stati lanciati dagli agenti e non volevo certo colpire gli agenti, né potevo colpirli.
Infatti gli agenti si trovavano dietro ai betafence a decine e decine di metri di distanza da me,  protetti da una ruspa, cioè erano dietro di essa.
Non sarei mai riuscito a colpirli.
In tutto ho lanciato esclusivamente quei 3,4 sassi che si vedono nel video tra le 16,40 e 1642, preso dalla paura, dalla rabbia e dalla frustrazione di esser stato colpito da un appartenente alle forze dell’ ordine senza alcun motivo nonché per difendermi.
Ho agito in completa autonomia, di mia esclusiva iniziativa, a volto scoperto e  senza premeditazione e  lo ribadisco ho agito solo per difendere soprattutto me stesso ma anche  tutte le persone lì presenti, tra cui vi erano donne,  bambini ed anziani  da quell’ assurdo e violento attacco condotto da chi dovrebbe proteggere i cittadini e non colpirli.
Non sono un violento e non sono un terrorista ma un comune cittadino che ha ideali per i quali ritiene giusto e doveroso manifestare e ritiene assolutamente ingiusto che le Forze di Pubblica sicurezza sparino lacrimogeni ad altezza uomo e lancino pietre contro dei manifestanti, tra cui vi erano donne, anziani e bambini.
Sono salito in Val di Susa per manifestare il mio dissenso ad un opera simbolo dello spreco di denaro pubblico e della distruzione immotivata della nostra terra.
Io ero lì per dire no a quest’ opera, avevo già manifestato contro la TAV, e sempre pacificamente.
Non mi sarebbe mai venuto in mente di lanciare sassi perché sono partito da Modena per manifestare pacificamente ma credetemi sono stati momenti in cui ho temuto per la mia vita, considerato che ero attaccato  immotivatamente dalle Forze dell’ Ordine.
Il lancio di sassi fu una reazione ad un atto di sopruso e  di violenza  condotto da alcuni appartenenti alle forze dell’ ordine.
Peraltro, nelle parole dell’ imputato, chi scrive ritiene che vi sia la dimostrazione anche dell’ assenza del dolo specifico, elemento soggettivo richiesto per la imputazione del delitto di cui all’ art 336 c.p.,  considerato che la violenza o la minaccia richieste dalla norma incriminatrice  devono essere condotte “..per constringere…” il pubblico ufficiale  fare od omettere qualcosa.
La dottrina sul punto di esprime nel seguente modo :  “….alla coscienza e volontà di usare violenza al pubblico ufficiale deve accompagnarsi la finalità  di costringere tale soggetto a compiere un atto contrario ai propri doveri ovvero omettere un atto dell’ ufficio o servizio…” ( Così Tullio Padovani in Codice Penale commentato edizioni Giuffrè Editore 2012).
Sul punto, ci si permette anche di citare una sentenza di merito, per la quale :  “……Nel delitto di resistenza a pubblico ufficiale il dolo specifico si concreta nel fine di ostacolare l’attività pertinente al pubblico ufficio o servizio in atto, cosicché il comportamento che non risulti tenuto a tale scopo, per quanto eventualmente illecito ad altro titolo, non integra il delitto in questione….” ( Trib. Di Bari, 22 maggi 2008 in Giur. Di merito, 2007, 11, 2991).
Tale massima viene citata per  dire che anche laddove si volesse intravvedere nella condotta del lancio di sassi un reato diverso ( le lesioni), per ritenere sussistete anche il delitto di cui all’ art. 336 è necessario accertare  se effettivamente quel reato veniva commesso al fine di costringere il pubblico ufficiale ad omettere un atto del proprio ufficio.
Nel caso che ci occupa, si è dimostrato che non si voleva “resistere” ma reagire.
Anzi lo si faceva a scopo dimostrativo.
Per suffragare la richiesta di assoluzione ex art 393 bis c.p. nonché per suffragare l’ argomentazione in punto di insussistenza di dolo specifico, si riporta la seguente massima della Cassazione penale che si allega sub 2 :
“….L’aggravante del nesso teleologico (art. 61 n. 2, c.p.) costituisce un’aggravante di natura soggettiva, che si fonda sulla maggiore pericolosità di chi, pur di attuare il suo intento criminoso, non esita a compiere un reato-mezzo per eseguirne un altro. Per la sua sussistenza occorre quindi dimostrare che l’aggravante era conosciuta dall’agente e rientrava nella rappresentazione dell’evento, e occorre, altresì, la prova che la volontà dell’agente, al momento della commissione del reato-mezzo, era diretta proprio al fine di commettere il reato-scopo (nella specie, vi era stata condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e per quello di lesioni personali, aggravato dal nesso teleologico per essere stato commesso al fine di commettere la resistenza; la Corte, dopo avere annullata la condanna per la resistenza, in ragione della ritenuta applicabilità della causa di non punibilità degli atti arbitrari ex art. 393 bis c.p., ha annullato anche la condanna per il reato di lesioni, siccome improcedibile per difetto di querela proprio in ragione dell’esclusione della contestata aggravante del nesso teleologico ex art. 585, comma 1, c.p., in relazione all’art. 576, comma 1 n. 1, c.p.: ciò sul rilievo che nella condotta dell’imputato mancava sia la volontà sia la rappresentazione dell’aggravante, mirando il suo intento unicamente a reagire a quello che, soggettivamente, considerava un sopruso e, oggettivamente, costituiva un atto arbitrario, sostanziatosi nell’esecuzione di una perquisizione domiciliare in palese carenza dei presupposti di legge indicati dall’art. 41 t.u.l.p.s.).
Ed è questo il caso.

****************
Chi scrive, in relazione all’ invocata causa di non punibilità ex art 393 bis c.p. ha  sempre parlato volutamente di scriminante, anche se è consapevole che parte della giurisprudenza la considera una causa di non punibilità in senso stretto.
Infatti, chi scrive concorda con la Dottrina pressochè unanima nonché con parte della giurisprudenza  che considera la causa di non punibilità una vera e propria causa di giustificazione.
“….La legittima reazione ad atti arbitrari ha natura di causa di giustificazione che esclude il carattere antigiuridicità della condotta…” ( Cass. Pen. Sez V sentenza n. 38952/2006 in Codice Penale commentato, giuffrè editorie, 2013)
Ed allora chiede che la S.V. voglia mandare assolto l’ imputato perché il fatto non costituisce reato o perché il fatto non sussiste ex art 530 comma 1 c.p.p. essendo operante la scriminante in esame oppure perché l’ imputato non è punibile se si considera l ‘esimente in esame una causa di non punibilità in senso stretto.
In subordine, quantomeno si chiede che la S.V. voglia pronunciare sentenza assolutoria perché v’è dubbio sull’ esistenza dell’ esimente invocata, ex artt 530 comma 3 c.p.p..
Sul punto la Giurisprudenza e la Dottrina ritengono  che il concetto di dubbio circa l ‘esistenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità debba essere ricondotto a quello di insufficienza e di contraddittorietà della prova( così Tranchina in codice di procedura penale commentato edizioni giuffrè 2008).
Laddove l’ esistenza di una causa di giustificazione sia stata allegata dall’ imputato, è necessario procedere ad un’ indagine sulla probabilità della sua sussistenza alla luce di tutti gli elementi probatori raccolti : “…la presenza di un principio di prova o di una prova incompleta porterà all’ assoluzione…” ( ancora Trnachina nell’ indicato manuale aff n. 4012)
In ulteriore subordine chiede che voglia mandare assolto l’ imputato riconoscendo  l’ operatività dell ‘art. 59 comma 4, e quindi la sussistenza della scriminate putativa.
Sul punto, oggettivamente, quel giorno accadde qualcosa di spaventosamente grave soprattutto per il comportamento tenuto da alcuni appartenenti alle forze dell’ ordine, come sopra descritto.
Ragionevolmente e comprensibilmente il Signor Bernardi come tanti altri agiva perché ferito e perché si sentiva colpito immotivatamente e in modo arrogante dalle istituzioni dello stato.
La Consulta riportava nella già citata sentenza :  “….. il rapporto tra amministrazione e societa’ non e’ un rapporto di imperio, ma un rapporto strumentale  alla  cura degli interessi di quest’ultima”.
Quel giorno quel rapporto si palesò in atto di sopruso volto non a curare gli interessi della collettività , ma offenderli.

CAPO 47 –
I delitti di lesione E LA LOCALIZZAZIONE “SPAZIO TEMPO” DELLA CONDOTTA TENUTA DAL SIGNOR FRANCESCO BERNARDI

Al capo 47 dell’ imputazione vengono contestati al Signor Bernardi, in concorso con altri,  17 differenti reati di lesione commessi – in ipotesi di accusa – presso la centrale idroelettrica il 3 luglio 2011.
Com’ è noto, il delitto di cui all’ art. 582 c.p. è reato istantaneo di evento naturalistico, che si consuma non appena la malattia “compare”.
La condotta è a forma libera, purchè eziologicamente orientata al cagionare la lesione.
Com’ è altrettanto noto, requisito fondamentale dell’ imputazione del reato monosoggettivo a titolo di concorso di persone è la sussistenza del contributo causale, sia esso morale o materiale, che il concorrente pone in essere per la realizzazione di quell’ evento.
In altri termini, per imputare a titolo di concorso un reato di lesione, come un qualsiasi reato monosogettivo ( escluse le ipotesi di concorso necessario),  occorre che la condotta del correo sia antecedente o concomitante l’ evento.
Non è configurabile giuridicamnete, e si è costretti a dire l’ ovvio, un concorso di persone per fatto antecedente altrui.
Infatti,  la sentenza n. 25894/2009, citata dalla Pubblica Accusa nella memoria ex art 121 c.p.p. al paragrafo concorso di persone, nella parte motiva ( all.3),  riporta inequivocabilmente come “ ….Quanto fin qui osservato, comporta anche che non può costituire concorso, salvo che l’ attività addebitata all’ imputato non si ricolleghi ad un proposito manifestato in precedenza, quella realizzata successivamente alla commissione del reato e cioè dopo che questo sia stato consumato o tentato…”
Quindi, se il comportamento dell’ agente è occorso in epoca successiva alla consumazione del reato, o si dimostra che quel comportamento era stato già previsto e premeditato con l’ autore materiale del delitto, oppure non può esservi alcun concorso nel reato.
Il dato temporale lo esclude, per definizione.
Anche la Pubblica Accusa, almeno implicitamente, lo ammette.
Infatti, nella già citata memoria,   circoscrive la responsabilità a titolo di concorso nel reato di  lesioni  di “…tutti gli imputati che hanno agito nel contesto spazio temporale dove si sono feritigli appartenenti alle FF.OO..” ( aff. n. 162 della requisitoria scritta ).
Quindi già nelle parole della Pubblica Accusa si individua la necessità di accertare dove e quando i singoli imputati abbiano  agito.
E sorprende rilevare come  il Pubblico Ministero all’ esito del dibattimento si sia accorto di come quasi tutte le lesioni si siano verificate prima dell’ intervento della condotta di Bernardi – ore 1640 – ( delle rimanti si dirà approfonditamente) ma ciò nonostante ritenga Bernardi responsabile a titolo di concorso.
Se infatti si osserva la ricostruzione cronologica di quelle lesioni operata dalla Pubblica Accusa ad aff.ni n. 133 e segg. c.p.p., V.S.III.ma potrà verificare che anche il Pubblico Ministero ha riscontrato che quasi tutte le lesioni si verificavano  alle  le 15.30, alle  16, alle 16,30.
In un caso le lesioni si verificare addirittura in altra parte del cantiere, come rilevato dalla Pubblica Accusa ad aff. n. 133 della requisitoria scritta  . “….Agente la Martina : “…..ero nell’ area museale…”
Il Pubblico Ministero allora entra in contraddizione.
Dapprima  ritiene che gli imputati debbano rispondere dei delitti occorsi nel contesto spazio-tempo ove gli stessi avevano operato.
Poi invece nelle conclusione ne chiede la condanna a prescidere dall’ effettivo contesto spazio temporale, in nome di una presunta premeditazione, di un  previo accordo.
Infatti, si legge nella memoria “requisitoria” prodotta  dall’ Accusa, ad aff. n. 162, che il previo accordo troverebbe conferma  nell’ organizzazione militare di chi ha partecipato agli scontri per i fatti del 27 giugno e del 3 luglio nella zona museo archeologico, mentre nei rimanenti frangenti,  tra i quali i fatti occorsi il 3 luglio alla centrale idroelettrica, in merito ai quali la stessa Pubblica Accusa ammette che una simile organizzazione militare non è stata accertata ( come non lo è nemmeno per gli altri contesti a parere dello scrivente), la connivenza punibile sarebbe provata dall’  “…unica strategia..” ,che, nel caso dei fatti occorsi il 3 luglio, è da individuare  “..nel forzare la protezione del cantiere…”( aff. n. 162 memoria in atti ).
Sul punto, argomenta la Pubblica Accusa : “ che i violenti scontri con le forze dell’ ordine non siano stati estemporanei lo evidenzia oltre all’ organizzazione in loco, anche l’ equipaggiamento ( abbigliamento , oggetti atti al travisamento ed a protezione dei fumogeni) che non è certamente frutto di improvvisazione ma al contrario è elemento fortemente indiziante la preordinazione ed il perseguimento di un unico obiettivo comune….” ( aff. n- 162)
Francesco Bernardi non rientra certo in detta descrizione.
Infatti, Francesco Bernardi lanciava alcuni sassi (cinque) nei pressi della centrale idroelettrica, nello specifico in via dell’ Avana, innanzi agli ormai noti betafence, tra le 16.40.39 e le 16.42.14, come risulta dal video “ 748 11 GIPS TO GAI CINETTO II PARTE”.
Dalle immagini appare che l ‘imputato agiva a volto scoperto senza utilizzare maschere antigas né altri oggetti “…atti al travisamento…”
Né prima le 1640  né dopo le 1642 vi sono in atti altre riprese video riferite a Francesco Bernardi e nessun altro elemento probatorio acquisito durante il dibattimento ( testimonianze, documenti, etc.)  ha acclarato a carico dell’ imputato altre e diverse condotte che possono essere lette quale partecipazione strategica.
Sul punto, non corrisponde al vero quanto riportato dalla Pubblica Accusa nella requisitoria scritta,  ad aff. n. 138, IV ° capoverso,  ove si legge : “….un aiuto al comportamento di Bernardi ce lo fornisce Viano, che ammette di aver visto Bernardi tirare la famosa fune…” , circostanza che se fosse vera potrebbe – ma solo teoricamente –  indurre la S.V.III.ma a credere che Bernardi avesse aderito al “ previo accordo” finalizzato quantomeno  al forzare le protezioni del cantiere.
Ma quella circostanza vera non è.
Infatti, la Signora Rosanna Viano, sentita all’ udienza del 27 maggio 2014, mai ebbe a riferire di un tale comportamento tenuto dall’ imputato.
Mai la Signora Viano ebbe a riconoscere Francesco Bernardi nel gesto di “…tirare la famosa fune….”.
Anche e soprattutto perché la stessa riferiva di non conoscere personalmente Francesco Bernardi.
Si riportano sul punto le inequivocabili risposte che la testimone Viano replicava alle domande del  Pubblico Ministero:
Pubblico Ministero, Padalino : Il nome Bernardi non le dice nulla quindi ?
Testimone, Viano R. – Sì, ma non quello di Modena, nel senso che conosco altri Bernardi, ma non…..
Pubblico Ministero, Padalino : Non ho capito
Testimone, Viano R. – Non credo sia lui, perché mi sembra di aver capito che è di Modena questo Signor Bernardi. Magari di vista lo riconosco.
Pubblico Ministero, Padalino : Allora le faccio vedere una foto del Signor Bernardi “ di Modena”, così se lo riconosce…16,41, 3 luglio, sempre Cinetto seconda parte. Riconosce tra queste persone qualcuno che lei conosce come Bernardi “di Modena” ? .
Testimone, Viano R. No.
( c.f.r aff. n. 42 del  verbale stenotipico dell’ udienza del 27 maggio 2014).
Forse, “l’ equivoco” in cui cade la Pubblica Accusa trova ragione nel fatto che la Signora aveva in effetti riferito di “…pressioni esercitate sulle reti della porta…” ad opera di alcune persone, pressioni contestualizzate dal Pubblico Ministero nel momento in cui le mostrava il filmato Gai Cinetto II parte al minuto 16,17 ( aff. n. 41, VI capoverso) : mai la Signora Viano ebbe a riconoscere in quelle persone il Signor Bernardi.
Peraltro, oggettivamente, come già sopra riferito, il video Gai Cinetto II parte riprende Bernardi esclusivamente tra le ore 16,40 e le ore 1642 : in nessuna altro momento l’ imputato è stato ripreso, coma la S.V.III.ma portà verificare confrontando quelle immagini.
A suffragio del previo accordo il Pubblico Minsitero utilizza anche altre – sia permesso di chiamarle – suggestioni.
Quanto al segnale “ convenzionale” che avrebbe dato il “via” alle condotte violente , l’ accensione dell’ artificio pirotecnico(  aff. n. 135 della memoria del PM), si osserva come, a prescindere dall’ interpretazione forzata che se ne vuole dare, è evento occorso alle 11,30, cinque ore prima dell’ azione intrapresa da Francesco Bernardi ( 16.40).
Quanto all’ utilizzo della tecnostruttura bianca “..per proteggersi e nascondere i facinorosi…” ( così la pubblica accusa aff. n. 137 ) , nel caso di Francesco Bernardi, si osserva come le immagini riprendono l’ imputato lanciare i sassi nei pressi dei tale tecnostruttura : quelle immagini dunque non offrono alcun elemento per dimostrare come l’ imputato abbia posizionato preventivamente quella struttura o comunque l’ abbia utilizzata nell’ accezione supposta dalla Pubblica Accusa, cioè quale “ trincea”. .
Ed allora la tesi della Pubblica Accusa del preventivo accordo, nella forma della ritenuta preordinazione o della strategia comune  è smentita.
Sul punto,   argomenta ulteriormente il Pubblico Ministero :“….Tutti  gli imputati che hanno agito nel contesto spazio temporale dove si sono feriti gli appartenenti alle FF.OO. devono rispondere delle lesioni riportate, come già osservato dal GIP nel citato provvedimento cautelare…la partecipazione a simili , imponenti e violenti scontri implica necessariamente e dimostra l’ esistenza, a monte, di una preventiva accettazione di sviluppi ed esiti lesivi dell’ altrui integrità quale conseguenza altamente probabile ma addirittura pressochè inevitabile” ( aff. n. 162 5  °capoverso).
Mentre il dato dell’ abbigliamento poteva assomigliare quanto meno ad un indizio, la presente affermazione è evidentemente del tutto apodittica e soprattutto processualmente infondata : si pretende di provare un preventivo accordo – e quindi di suffragare il teorema del concorso –  sulla base della semplice partecipazione a fatti che per Francesco Bernardi avevano un significato diverso da quello offerto dalla Pubblica Accusa, reagire ad una molteplicità di atti arbitrari.
E comunque il dolo di partecipazione, il “dolo” di manifestazione, supposto dal Pubblio Ministero, presuppone comunque la partecipazione a quei  fatti.
E’ noto che l ‘imputazione concorsuale richiede oggettivamente un nesso causale tra la singola condotta e l ‘evento, richiede quindi almeno la partecipazione, la simultaneità della condotta dell ‘agente ai fatti contestati.
Se quindi non può dirsi provato il concorso per previo consenso, unico modo per – almeno teoricamente – imputare un evento occorso in epoca precedente l’ azione condotta dall’ agente,  non rimane che verificare quando si sono verificate le condotte tenute dall’ imputato e quando si sono consumati i delitti di lesione imputati al capo 47.
E sul punto, si osserva :

14 persone offese riferivano di essersi ferite prima delle 16,40
Nello specifico
il sostituto commissario Pietro Angeletti, riferiva, a domanda diretta dell’ Avv. Vitale di non ricordarsi esattamente quando veniva colpito dai sassi, ma che poteva essere il primo pomeriggio ( aff. n. 10 del verbale stenotipico  udienza del 10  febbraio 2014); a fermo avviso dello scrivente per primo pomeriggio di certo non possono intendersi le 1642. Tuttavia, insegna la giurisprudenza che in caso di  “… incertezza assoluta circa il “tempus commissi delicti”, il termine va computato secondo il maggior favore per l’imputato, ritenendosi il reato consumato, fra più date compatibili con il periodo indicato nel capo di imputazione, alla data più risalente….” ( ex pluribus, Cass. Pen., Sez. III, sentenza n.26431/2011 in Riv. Pen. 2003, 139) ; ed ancora “….In tema di prescrizione, quando vi sia incertezza circa il “tempus commissi delicti”, il termine di decorrenza va computato secondo il maggior vantaggio per l’imputato, atteso che il principio “in dubio pro reo” trova applicazione anche con riferimento alle cause estintive del reato ( Cass. Pen. Sez II sentenza n. 3292/05 in Cass. Pen. 2006, 7-8, 2490). Pronunce riferite al computo della prescrizione ma, com’ è noto, il principio del favor rei è di portata generale.
L’ Agente Barcaro, riferiva di esser stato colpito da una pietra alle ore 16:00 – 16:30 ( aff. n. 15 verbale stenotipico 10.02.14); come riportato anche dalla Pubblica Accusa.
L’ agente Paoletti, riferiva di essersi ferito alle ore 16 ( aff. n. 27 verbale stenotipico del 10 febbraio 2014), precisando di essersi ferito  “verso” le ore 16,00 ( aff. n. 29); come riportato anche dalla pubblica accusa.
L’ Agente Possemato, si feriva  tre le ore 15,30 e le ore  16,00 ( aff. n. 152 verbale stenotipico udienza del 24 febbraio 2014);
L’ Agente Congiu,  era preciso nel riferire di essersi ferito “…alle ore 16,30..” (   aff. n. 161 verbale stenotipico del 24 febbraio 2014) ; come riportato anche dalla Pubblica Accusa.
L’ Agente Aiello, riferiva di essersi ferito “…alle ore 16,30 circa, più o meno…” ( aff. n. 163 e segg. verbale stenotipico del 24 febbraio 2014).
L’ Agente Gulleri, veniva  colpito da un grosso masso alle ore 16,00 circa lanciato dalla collina adiacente la centrale ( c.f.r.  aff. n. 168 verbale stenotipico del 24 febbraio 2014).  Si ricorda al lettore che comunque il Signor Bernardi “lanciava” frontalmente alla centrale, non dalla suddetta collina;
L’ Agente Pinto, riportava un trauma toracico verso le ore  ore 16:00 – 1630 ( aff. n. 174 verbale udienza del 24 febbraio 2014); come riportato anche dalla pubblica accusa.
L’ Agente La Notte Vincenzo , non ricordava con precisione l’orario;  dapprima riferiva alle 15,30 poi alle 16,00 ( c.f.r. verbale stenotipico udienza del 24 febbraio 2014 ad aff. n.188); comeriportato ance dalla pubblica accusa.
L’ Agente Cilio,  veniva colpito da un masso proveniente dalla collina a latere della centrale alle ore 16,00 ( c.f.r. aff. n. 71 del verbale stenotipico del 24 febbraio 2014) ; come riporta anche il pubblico ministero.
Il carabinieri scelto Cesaro Luigi,  veniva colpito nel  primo pomeriggio, in prossimità delle ore 1545. Infatti, durante il suo esame occorso all’ udienza del 24 febbraio 2014 il  Pubblico Ministero gli mostrava un  immagine presa  dal DVD n. 17, cinetto prima parte, e gli  chiedeva se il lancio che lo colpì fosse occorso in quel frangente. Il teste replicava :  “….sì il luogo è quello..sicuramente sarò stato colpito da uno di quei lancui lì…” A quel punto il sottoscritto difensore si preoccupava di specificare l’ orario della fotografia mostrata ritraente il lancio di sassi da cui veniva colpito l’agente ; si riporta l ‘estratto del verbale stenotipico che qui interessa   :  Avv. Panini “ per il verbale, signor presidente, l’ orario, le 15.45? Pubblico Ministero : Sì, di questa immagine. ( aff. n. 195)
Il Brigadiere scelto Sorrentino Salvatore, riferiva di esser stato colpito da un grosso masso  “….verso le quattro, quattro e qualcosa..” Il Pubblico Ministro procedeva ad una contestazione : “…Sentito a sit il 10 gennaio 2012 disse tra le sedici e le diciasette…”. Il Brigadiere replicava :  “….Esatto, verso le quattro mi ricordo…”  ( aff. n. 211) . Indicando con precisione l ‘orario. Ed anche l’ accusa concorda.
L’ agente Maurizio De Fazio, riferiva di essersi ferito nella zona archeologica al braccio sinistro ed al piede sinistro in centrale idroelettrica alle 16,30( c.f.r. aff .n. 147 del verbale stenotipico del 24 febbraio 2014). Peraltro, si osserva, che nell’ imputazione veniva contestata la seguente lesione “…dolore rachide cervicale spalla e avambraccio sinistro…” e non la lesione al piede sinistro, lesione che evidentemente costituisce un fatto nuovo o quantomeno diverso ex artt.516 e segg. c.p.p.. Pertanto, a prescindere dall’ orario, comunque antecendente l’ arrivo di Francesco Bernardi ( ore 1642), quest’ ultimo non deve rispondere della lesione al piede sinistro, non essendo stata oggetto d’ imputazione o di modifica della stessa.
Il Carabiniere scelto Parisi Antonio, riferiva di essersi ferito  verso le ore 17,00 poi su contestazione della difesa riferiva di essersi ferito alle 1630 circa. Infatti il difensore gli  contestava come in sede di sit avesse riferito : “…intorno alle 1530 1630 terminavano i lacrimogeni da poter lanciare con l apposito fucile, pertanto continuavamo il lancio dei lacrimogeni a mano. Per effettuare tale operazione dovevamo avvicinarci ed in quel frangentevenivo colpito. Quindi l’ orario è più vicino alle 1530 – 16-30 rispetto alle 17:00 ?; la persona offesa riferiva : “..No, è più vicino alle 1630…” ( aff. n. 202 verbale stenotipico dell’ udienza del 24 febbraio 2014 ). Pertanto non è escluso che il carabiniere si fosse ferito prima della condotta tenuta dal Signor Bernardi, e sul punto, vale quanto detto sopra, ovverosia deve applicarsi il noto principio del favor rei.

Ed allora è un dato di fatto che per  questi quattorici delitti di  lesioni  l’imputato non ha commesso il fatto.

Una persona riferiva di essersi ferita in altra zona del cantiere e non nella centrale idroelettrica
Infatti, l’ Agente La Martina, riferiva di aver riportato le lesioni oggetto d’imputazione  alle ore 14,00  nell’ area archeologica ed in un boschetto limitrofo ( aff. n. 178 alle 14.00 aff. n. 178). A precisa domanda della S.V., riferiva che non si ferì alla centrale , circostanza che induceva V.S.III.ma a commentare come “il capo d’ imputazione si  riferisse una cosa diversa”  ( Aff. n.  181verbale stenotipico del 24 febbraio 2014) .

Testimonianza che rende non imputabile a priori quella lesione, essendo avvenuta altrova.
E l’ imputato va assolto.

UNA PERSONA RIFERIVA DI ESSERSI FERITA IN ESPOCA SUCCESSIVA AL LANCIO DI FRANCESCO BERNARDI

E’ Il Carabiniere scelto Ginefra, che riferiva di esser stato colpito da un sasso proveniente dalla collina adiacente la centrale idroelettrica  circa alle ore 17,00 ( c.f.r. aff.ni n. 197 e 198 del verbale stenotipico relativo all’ udienza del 24 febbraio 2014),  quando il Signor Bernardi aveva terminato da almeno 18 minuti  la condotta oggetto di contestazione. Peraltro, il lancio del sasso proveniva da zona differente ( la collina)  rispetto a quella in cui il Signor Bernardi veniva visto lanciare gli ormai noti sassi ( strada dell’ Avanà).
Quindi è un dato di fatto che l’ evento lesivo si verificava quando l’ imputato non era più presente nella zona della centrale idroelettrica.
E v’ è di più.
Se la S.V. analizza cosa accade sulla collina adiacente la centrale idroelettrica, esaminando il Video Gai Cinetto II parte, alle ore 16.46.35, potrà verificare come subito dopo l’ azione dell’ imputato, i manifestanti presenti in quella zona non procedettero al lancio di alcun oggetto, rimanendo del tutto tranquilli ; per dimostrare come oggettivamente non possa individuarsi alcun contributo casuale tra la lesione occorsa al carabiniere scelto Ginefra e la condotta tenuta da Francesco Bernardi.
Non si po’ quindi ragionevolmente sostenere che Francesco Bernardi abbia contributo materialmente al verificarsi di quella lesione.
Nonostante l’ evidenza della estraneità dell’ imputato a quel fatto, La Pubblica Accusa pretende di imputare quei fatti a titolo di concorso morale, almeno così pare dalle sentenze citate nella sua memoria ex art.121.
Sentenze che trattano dell’ agevolazione e  dell’ istigazione ( la n. 15023/2006) e di tutti i casi in  cui l’attività dell ‘agente ponga in essere un “…apprezzabile contributo in tutte o alcune fasi di ideazione, organizzazione, esecuzione….”, anche in assenza di previo accordo ( la n.25894/09).
Detto per inciso, le massime citate facevano riferimento a situazioni di fatto ben lontane da quelle per cui è processo, ma comunque ciò che appare evidente è che requisito indefettibile del concorso di persone  sia l’ “..apprezzabile contributo..” che il presunto correo imprime all’ azione ed all’ evento del reato, come indicato dalla Suprema Corte di Legittimità.
Deve essere quindi rilevato un chiaro nesso eziologico tra l’ azione di Francesco Bernardi (  il lancio di sassi alle 1640 – 1642) e quell’ evento ( la lesione occorsa alle 17,00).
Allora, quale apprezzabile contributo avrebbe fornito Francesco Bernardi relativamente a quella lesione ?
Nessuno :
in quel momento era altrove e la sua condotta asseritamente illecita era cessata da almeno 18 minuti ;
chi è venuto dopo di lui, peraltro, in una zona differente, la collina, pare non esser stato istigato da quanto occorso prima alla centrale perché non procedeva al lancio di sassi, questo almeno è quanto si vede nelle immagini.
Peraltro, in via assolutamente teorica, l ‘agevolazione o l’ istigazione potrebbero al più configurarsi se vi fosse prova che Berardi fosse stato presente durante il lancio della pietra che colpiva il carabiniere scelto.
Lo dice la Suprema Corte di Legittimità : “:..il concorso morale nel reato presuppone un’effettiva influenza sull’autore materiale del fatto, sì che, perché sussista, è necessario che l’adesione o la giustificazione del fatto criminoso sia manifestata in presenza dell’autore materiale del reato, prima che questi lo commetta, rafforzandone il proposito criminoso….” ( Cass. Pen. Sez. III sentenza n. 23916 del 26 marzo 2003 che per comodità del Lettore si allega sub 4 ).
Inoltre, la sentenza  n. 15023/2006 citata  nella requisitoria scritta dalla Pubblica Accusa si riferiva pur sempre al caso della presenza del correo sul luogo del delitto : “…Questa Corte ha costantemente affermato che la sola presenza fisica di un soggetto allo svolgimento dei fatti non assume univoca rilevanza, allorquando si mantenga in termini di mera passività o connivenza, risolvendosi,invece, in forma di cooperazione delittuosa, allorquando la medesima ( cioè la presenza n.d.a. ) si attui in modo da realizzare un rafforzamento del proposito dell’autore…” ( c.f.r. Cass. Pen. Sentenza n.15023/2006 parte motiva, all. sub 5)
Questo è l’ incipit con la quale la Suprema Corte introduce la massima utilizzata dall’ Accusa.
Quindi sé è pur vero che in  tema di concorso, ormai, la giurisprudenza pare indicare una atipicità della condotta concorsuale, tale “atipicità” deve pur sempre essere collegata eziologicamente all’ evento del reato.
E’ è ancora una volta la stessa sentenza citata dalla Pubblica Accusa, la  n. 25894/09 ( già allegata)  , che, nella parte motiva,  sul punto avverte : : “….La circostanza che il contributo causale del concorrente morale possa manifestarsi attraverso forme differenziate e atipiche della condotta criminosa…non esime il giudice di merito dall’obbligo di motivare sulla prova dell’esistenza di una reale partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato e di precisare sotto quale forma essa si sia manifestata, in rapporto di causalità efficiente con le attività poste in essere dagli altri concorrenti, non potendosi confondere l’atipicità della condotta criminosa concorsuale, pure prevista dall’art. 110 c.p., con l’indifferenza probatoria circa le forme concrete del suo manifestarsi nella realtà ( già allegata sub 5).
Nel caso che ci occupa, concretamente, la condotta di Bernardi Francesco non ha in alcun modo cagionato o concorso a  cagionare quella lesione.
Le risultanze probatorio indicano che non vi fù alcun contributo oggettivo, e quindi l’ imputato va mandato assolto.

Infine, l’ Agente Barbato riferiva di essersi sia il 27 che il 3 luglio, sia nella zona archeologica che in quella della centrale, senza indicare un orario o un particolare momento.
E sul punto vige il principio già richiamato, cioè in dubio pro reo.

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In conclusione, quanto alle imputazioni di cui al capo 47,
in via principale, si chiede che la S.V. voglia mandare assolto l’ imputato perché non ha commesso il fatto o  perché il fatto non costituisce reato ex art 530 comma 1, essendo presente la prova che la sua condotta non abbia mai contribuito a cagionare le lesioni.
Quanto all’ ipotizzato concorso, non si è dimostrato il previo accordo, anzi si è dimostrato che l’ imputato agiva spontaneamente per reagire all’ atto arbitrario.
Inoltre, le lesioni sono quasi tutte precedenti l’ azione dell’ imputato e nel caso dell’ unica lesione successiva si è dimostrato che non avveniva alla presenza dell’ imputato.
E per quanto detto in tali casi il concorso di persone non può sussistere.
In subordine, si chiede pronunciarsi sentenza assolutoria ex art. 530 capoverso, non essendosi raggiunta la prova sulla sussistenza del contributo causale ovvero sul tempus commissi delicti, in applicazione del principio in dubio pro re.
Come premesso, in presenza di un dubbio ragionevole sulla ricostruzione accusatoria ed a fronte di una plausibile ricostruzione di segno negativo, l’ imputato va mandato assolto.
“…Nel processo penale, tra le due possibilità di errore giudiziario,costituite dall’ assoluzione del reo e dalla condanna di un innocente, lo stato democratico preferisce la prima…” ( così Giovanni Tranchina in codice di procedura penale commentato edizioni 2008 giuffrè).
“….O il delitto è certo, o incerto ; se incerto , non si deve tormentare un innocente, perché tale secondo le leggi è un uomo i cui delitti non sono provati…” ( Cesare Beccaria).

ECCESSIVITA’ DELLA PENA RICHIESTA.
In estremo subordine,  si chiede che laddove la S.V.III.ma volesse condannare l’ imputato, voglia riconoscere le attenuanti generiche essendo Francesco Bernardi incensurato ed avendo tenuto una condotta processuale ineccepibile.
Ha partecipato alle udienze ove si trattava più nello specifico della sua posizione mantenendo un comportamento corretto ed educato.
Non fu infatti “mai richiamato al’ ordine”.
Voglia altresì riconoscere l’ attenuante della provocazione, ex art. 62 n. 2.
Per Giurisprudenza consolidata “…non sussiste contraddizione tra la concessione dell’ attentuante della provocazione e l’ esclusione dell’ esimente speciale prevista ex art. 4 Dlvo  14.09.1944 n. 288…” ( Cass. Pen. Sez VI sentenza n. 8463/1997).
La reazione di Bernardi trovava causa primaria in evidenti fatti ingiusti altrui, che si concretizzavano negli atti arbitrari sopra indicati.
Sul punto, tutti i testi della difesa parlavano di fatti gravi occorsi quel giorno, tutti ne rimanevano turbati.
Nonché voglia concedere l’ attenuante dell’ aver agito per motivi di valore sociale.
Bernardi riferiva di aver agito per difendere se stesso nonché tutti gli altri manifestanti colpiti dagli atti arbitrari, tra cui donne e bambini.
La prevalente coscienza collettiva citata dalla Pubblica Accusa – anche se con segno opposto rispetto alla realtà –  ha inteso quei fatti per quello che furono ; un atto di sopruso contro la volontà di manifestare, contro quindi un diritto costituzionalmente garantito.
Infine voglia riconoscere la sussistenza dell’ aver agito per la suggestione di una folla in tumulto.
E’ noto che, per Giurisprudenza consolidata,  con riferimento all’attenuante di cui all’art. 62, n. 3, c.p., occorre tenere presente che per folla in tumulto si deve intendere una riunione imponente e disordinata di individui che, per un concorso di emozioni, reagiscano in modo violento.
Come nel caso che ci occupa.
La Pubblica Accusa ritiene che non si applicabile perché quanto  i disordini l’ imputato si sarebbe  “..predisposto per determinarli…” e così facendo  avrebbe “….programmato la sua partecipazione alla manifestazione di protesta in funzione di commissione di atti di violenza…”  ( aff. n. 165 della requisitoria scritta.
Si è già detto che Bernard non programmava nulla ma si limitava a reagire.

Per l ‘effetto, voglia applicare il minimo della pena e concedere anche i benefici di Legge laddove applicabili, come la sospensione condizionale della pena e la non menzione.

 

Avv. Stefano Bertone difensore Hasanai

Bertone

Legge il capo d’imputazione: lancio oggetti contundenti in una quarantina di persone che si alternavano per indurre agenti a fare atto contrario loro ufficio…
“Il capo d’imputazione non è affatto inclusivo condotte mio assistito, poiché esse si trovavano da tutt’altra parte” mostra fotogramma dimostrativo che il luogo per ipotesi dove sarebbero avvenuti i fatti imputati il 3 luglio, non era zona di cantiere.
“Non c’era previo concerto, e non c’erano né razzi di segnalazione né bombe carta né gruppi di quarantina di persone, non si capisce da dove esce questo numero, non ci sono neanche 10 persone che commettono illecito. Si tratta di capo d’imputazione gonfiato, come per tutto quel che riguarda notav, che miracolosamente ha passato esame Gip. Contestualizziamo: l’ha già detto avv. Custureri, chiedo scusa, avv. Rasulo per difesa Custureri, chiederei d’ingrandire fotografia, le reti si trovano dove c’è cartello d’indicazione autostradale, poi ci sono pilastrini, il mio assistito si trova in alto a destra,  guardate, più a destra in alto. In immagine 9732 da altra angolazione, presa dall’elicottero, le vasche sono in centro, la zona delle reti in ombra sotto ponte stradale, il mio assistito si trova su da quella stradina che sale in diagonale in mezzo alla vegetazione, non avrebbe potuto commettere atti attributi. La rete è impenetrabile, le pietre non  vi si possono conficcare. Guardate dalla zona delle vasche l’ubicazione del camio idrante che sarebbe stato danneggiato dal mio assistito, che si trova decine di metri fuori dall’area. Si vede bene le fdo e la gente lontana: in quel momento le fdo non vedono Hasanai e lui non vede loro e le 10 pietre che lui ha ammesso di aver tirato non hanno colpito nessuno: non c’era nessuno sotto il viadotto.”
L’avv. mostra altre immagini e estratto video Hasanai: “Se torniamo un attimo qui, vedete che la scena è deserta, ad eccezione di un agente sopra viadotto che probabilmente filma. L’accusa è di violenze contro agenti, ma loro non erano sotto il viadotto”.
Descrive quanto sostenuto avvicinandosi al monitor e spostandolo in modo che la corte possa vederlo, poiché prima era assolutamente fuori dalla loro visione, addirittura girato verso il pubblico. Mostra un pezzo di plastica nero messo per impedire circolazione veicoli: il pezzo di plastica è importante perché dà la misura della distanza da altri video fuorviata tra fdo e notav: la distanza in realtà è ben maggiore, quindi agenti impossibili da essere raggiunti da pietre.
Avv. mostra anche pilastrini tra 2 viadotti, e ricorda udienza dove se ne è parlato, ed è emerso che l’idrante era sotto il viadotto. Quindi l’avv. dimostra grazie a pilastrini che la foto dove manifestanti sembrano vicini a fdo è stata scattata in altro luogo.
Mostra un’immagine schiacciatissima dove sembra che Hasanai sia vicinissimo a fdo, mentre distanze sono così elevata, così come non c’è nessuno Ha sicuramente commesso il fatto, ma il fatto non costituisce reato perché fatto dopo uso indiscriminato lacrimogeni.. Se Corte decidesse che il fatto costituisce reato, reato non è per uso indiscriminato e cita sentenze dopo fatti Genova 1° e 2° grado su lancio lacrimogeni arbitrario e illegale ad altezza d’uomo. Corte d’appello Genova parla di “panico” per lacrimogeni e anche loro potenzialità di offesa.
Avv. Conclude chiedendo valutare attenuanti compresa attenuante mafia, essendo un dovere del cittadino contrastarla. Non vorrei fosse detto che mancano prove, perché dal punto di vista formale l’imputato Fissore nell’ultima dichiarazione ha allegato documenti operazione Minotauro e ditte discusse e altro, quindi se non ci sono prove è perché non la corte non le ha ammesse.
Cita tecnico Abbà su distanza imputato e fdo che rende impossibile violenza.
Su aggravante numero persone in concorso, torna a video e invita corte a trovare più di 10 persone che commettono illecito: ce ne sono 3 o 4 attive, altre sempre passive.
In conclusione, chiede l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ion subordine attenuanti e scriminanti concesse.
C’è scritto nel codice non trova spazio nelle aule. Ho trovato rigidità in questo collegio io spero vada il meglio possibile per il mio possibile, ma c’è stata chiusura nei confronti istanza difese.

 

Avv. La Matina per Gullino e Vitali

LaMatina

“nelle scorse settimane mi sono chiesto come impostare la discussione, dato che molti colleghi hanno già ben svolto…Ho scelto di raccontarvi una storia, lontana nel tempo e nello spazio, ma emblematica: nella mia terra, provincia di Palermo, anni Settanta, si discuteva di costruire terza pista aeroporto Punta Raisi…come spesso capita un gruppo di uomini donne che gestivano aree agricole, allevamento, si sono opposti ritenendo l’opera dannosa, contro i loro diritti… erano estremamente coriacei…avevano posto presidi, sentinelle… e una mattina infatti arrivarono carabinieri, elicotteri, cani poliziotti e ruspe…Quella pista era perfettamente inutile…”
Serviva alle organizzazioni mafiose e uno di coloro che vi si opponeva era Peppino Impastato che decise di entrare nelle istituzioni e poi fu calunniato, considerato un terrorista che voleva far saltare in aria la linea ferroviaria sulla quale fu ucciso.
Nella storia italiana tante sono le storie simili, opere che dovrebbero avere la funzione di migliorare la vita dei cittadini e invece nascondono storie di speculazione. E ci sono state forme pesanti di repressione contro gente che aveva il solo torto di avere ragione.
Aveva ragione Impastato, dietro quell’opera c’era la mafia.
“Il Tav è un’opera inutile e serve ad una grande speculazione. Vi chiedo di non lasciare fuori questo sfondo, questo contesto, anche solo per dare dignità a quelle persone che nei mesi e negli anni hanno manifestato contro…non si può astrarre dal contesto.
La più volte citata Libera repubblica della Maddalena è stata citata con toni forti, quale sovversiva quindi da smobilitare. Io sono nato e cresciuto in terre dove DAVVERO il territorio è sottratto allo Stato: è ingiusto e paradossale di fronte ai veri territori, da Scampìa e gli altri, il cui controllo è davvero sottratto…Perchè enfatizzare per niente ? Credo di poter dire che c’è stato un tentativo di piegare il processo per una ragione molto banale: per cercare di nascondere ENORMI EVIDENTI CARENZE DELL’ORDINE PUBBLICO in quelle giornate.
Nel processo gli imputati sono stati presenti, abbiamo avuto molti problemi ma da parte delle difese non c’è mai stata volontà di sottrarsi ad accertamento verità, e questo è importante, credo sarebbe stato e sarebbe sufficiente la visione integrale, la cronologia la sequenza dei filmati che da sola smonterebbe parole PM e anche dei testi Procura, però voglio provare a dare qualche indicazione che credo importante: stiamo parlando della manifestazione cosiddetta istituzionale del 3 luglio da Exilles a Chiomonte, manifestazione nazionale come ha detto dott. Petronzi in sua deposizione, manifestazione diffusa dai media nazionali, televisioni… per massiccia presenza popolo. Non c’era previsione cronologica di conclusione, ma il dott. Petronzi a mia domanda dice che non c’è scadenza oraria. Il messaggio chiaro manifestazione è assediare l’area dove non erano ancora in corso attività cantieristiche, ma che ci sarebbero state. La manifestazione era stata autorizzata anche in zone in deroga ad ordinanza prefettizia. Per l’orario, il rappresentante Plano avrebbe detto a un certo punto che la manifestazione era finita, ma non è dirimente poiché per esempio il comizio di Grillo sarebbe fuori orario. In maniera chiara voglio far passare che i manifestanti alla Centrale ERANO AUTORIZZATI e STAVANO SVOLGENDO MANIFESTAZIONE AUTORIZZATA. Il dott. Petronzi sui dispositivi di sicurezza ci parla di passivi betafence e attivi idranti e lacrimogeni. Inoltre erano state date disposizioni a FDO.
Il dott. Di Gaetano sui lacrimogeni, e con lui circolari ministero Interni, es. quella 6/02/2001 che parla di rimedio estremo in situazioni altrimenti non gestibili, ci fa sapere che uso lacrimogeni era stato previsto solo in relazione attacco diretto manifestanti, altrimenti non ce n’era necessità. Sugli altri strumenti, è prevista autorizzazione questore: dovremo parlare quindi di un’attività a Centrale intorno alle 17 del 3 luglio.
Sono prima stati tirati i sassi o prima i lacrimogeni? Il dott. Petronzi dice, anche se non  era sul posto, che alle 14 c’è stato attacco massiccio continuato delle fdo contro i manifestanti. I video che rappresentano situazione davanti a betafence e centrale, che io ho osservato con attenzione, non mostrano lanci di oggetti né di sassi né di altro nei momenti precedenti il lancio dei lacrimogeni. Alle 14.51 c’è foto di 2 manifestanti vicini a seconda fila di betafence: uno è l’imputato Vitali che sta legando qualcosa a rete. Alle 14.17 ci sono manifestanti che attaccano bandiere a reti. Alle 14.22 inizia il tiro alla fune, che si spezza e viene riannodata. Alle 14.40 vengono divelte e questo innesca reazione successiva. A distanza, circa sessantina metri, fdo. Fino a questo momento non c’è alcuna violenza, e c’è un lasso di tempo in cui questa attività detta simbolica per quaranta minuti è come tollerata da fdo e poi IMPROVVISAMENTE a 14.51 senza alcun preavviso parte lancio lacrimogeni, sul ponte Dora, su terrapieno e oltre sbarramento betafence. Nelle immagini ci sono dei buchi, l’operatore non rileva quello che accade, poi la zona è completamente bianca e invasa dai fumi lacrimogeni.
Quindi, dobbiamo ritenere che ci fosse per agenti le condizioni di pericolo fissate in circolari che ho citato prima? E quali contro manifestanti, quelli che armeggiavano su betafence o anche contro i pacifici che erano stati autorizzati a manifestare liberamente il loro pensiero?
Perchè tirare lacrimogeni? Evidente la volontà di far sgomberare la gente, autorizzata a manifestare, senza commissione in atto di delitti e pericolosità nell’assembramento, e dovevano essere applicate le regole per non essere arbitrari e illegittimi delle forze di polizia, perché contrastano con regole ingaggio questura e circolari ministeriali di cui sopra, lancio indiscriminato pesante e massiccio per stessa ammissione stessa polizia, contro T.U. Legge Pubblica Sicurezza che impone di AVVISARE i manifestanti e poi procedere. Le immagini sono estremamente chiare, nulla è stato fatto, FALSO che ci fosse gente sul terrapieno che lanciava qualcosa, come dimostrano immagini e testimoni. A questo punto avviene la reazione di alcuni manifestanti CHE RIPETO Legittimamente erano lì e che secondo scansione cronologica tentano di rimandare indietro lacrimogeni inviati contro di loro. Molti colleghi hanno fatto riferimento ai fatti di Genova: i manifestanti vogliono riappropriarsi del loro diritto di manifestare. Pessimo esempio di gestione dell’ordine pubblico: causa di azioni successive che hanno esulato dallo scopo proprio simbolico della manifestazione e che altrimenti non ci sarebbero state. Come ha detto Ferrara, in quel contesto c’erano persone di varia estrazione, età, non c’era nessun’azione reale concreta contro incolumità di nessuno.
La proporzionalità è evidente per ragione molto semplice e banale: a parte l’impossibilità di equiparare un lacrimogeno con un sasso, consideriamo, come da operatore Bachschmidt, il posizionamento delle fdo a 60 metri distanza da manifestanti, esse non corrono alcun rischio, proporzionale al LORO comportamento Vedi consulenza D’Alife, si vede Vitali mentre si abbassa perché gli vengono lanciati proprio all’indirizzo suo, e reagisce in termini di proporzionalità e volontà del suo diritto di manifestare, come ha detto nella dichiarazione spontanea, non voleva certo invadere spazio cantiere, un varco era già stato creato ma c’era il terrapieno che era libero, ma questo non era lo scopo l’invasione, ma il gesto solo DIMOSTRATIVO di abbattimento betafence, quello che è stato consentito di tirare giù senza alcuna intervento alcuno fdo, e si sente in sottofondo dire ‘SOLO A CHI SCAVALCA’. Invece i gas sono arrivati ovunque, non solo contro chi scavalca, lancio ad altezza d’uomo, pericolo per cittadini che erano lì legittimamente, con conseguenze descritte da molti testimoni.
Ma ci sono altri atti arbitrari, in spregio regole ma anche di utilizzazione strumenti: non ho capito perché intorno alle 17 il dott. Di Gaetano dà ordine di muoversi dalla Centrale, a fare qualcosa che non andava fatto. C’è il fiume Dora, zona di vegetazione, 3 file di betafence e cancello robusto: che ragione c’è di uscire da centrale?

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Non solo, ma le manovre che sono state realizzate per determinare quest’uscita sono dimostrative dell’impossibilità di penetrare in quella zona come intenzione dei manifestanti, perché hanno dovuto usare una ruspa e nonostante la ruspa non sono riusciti a farsi spazio, ma hanno creato uno spazietto attraverso il quale le ffoo sono uscite.. Ma era previsto dalle regole d’ingaggio? Nell’ordinanza si diceva che non doveva esserci nessun contatto con i manifestanti, si era imposta questa regola per evitare una degenerazione possibile della serie di eventi che si potevano realizzare in quel contesto. Eppure escono, sparano i lacrimogeni ed escono dalla zona della centrale dove sono al sicuro, dove nessuno può determinare il benché minimo danno, la minima lesione ai soggetti che si trovano a quella distanza. Il dott. Di Gaetano ci dice che ha chiesto l’autorizzazione al questore per effettuare l’uscita dal cantiere, e che il questore gli ha dato l’autorizzazione. Ci posso anche credere, ma da u punto di vista probatorio mi tengo un interrogativo, da dove risulta processualmente che ci sia stato quest’ordine del questore? Possiamo considerare il contenuto della conversazione intervenuta dal dott. Di Gaetano e il Questore …. posto che per iscritto non c’è nulla, posto che il questore che non era sul posto era costantemente informato via radio, di fronte alla mia domanda sul perché le ffoo decidono di uscire dalla centrale lui risponde la cosa più banale e più ovvia, “perché non c’erano più disordini”, attribuendo una valenza ben diversa da quella che attribuisce il dott. Di Gaetano a quest’ordine, la cui intenzione di uscire era per disperdere i manifestanti e non perché era tutto finito. Ma possiamo dare per scontato che ci sia stato quest’ordine questurile? Dal punto di vista processuale c’è la prova provata? Nessun altro teste è in grado di dirci che quest’ordine legittimamente è stato dato, ce lo dice il Dott. Di Gaetano ma senza elementi di conferma.
Una delle cose che mi pare aleggi nell’ambito di questo processo è che tutto quello che proviene dalla parte pubblica è giusto e corretto mentre dall’altra parte tutto debba essere faticosamente provato. Avere fissato una norma come il 393 bis significa mettere in discussione questo assioma, non necessariamente le azioni compiute da un pubblico ufficiale sono di per se giuste.. . Io non ho prova dell’ordine dato dal questore di uscire dalla centrale e di sparare, continuare a sparare dei lacrimogeni.
E quindi l’atto illegittimo è la mancanza di prova dell’autorizzazione del questore, è la violazione delle regole d’ingaggio fissato dallo stesso questore, e l’atto è anche arbitrario per le modalità con le quali si verifica il lancio dei lacrimogeni. E non finisce qui, perché io trovo che vi sia una terza fascia di comportamento illegittimo ed arbitrario tenuto dalle ffoo immediatamente dopo essersi attestati all’inizio del ponte sulla Dora, nei confronti dei manifestanti che ovviamente sono arretrati e che si ritrovano alcuni oltre il ponte sulla dora altri in cima alla via dell’Avanà. Perché, che cosa succede ?Succede una circostanza, e questo lo dico… non mi piace nell’ambito del processo far polemica, però mi sarei aspettato un minimo di rispetto nei confronti della norma ritenuta di grande civiltà giuridica del nostro codice di procedura penale che stabilisce un obbligo nei confronti del PM di valutare anche gli elementi favorevoli agli imputati, no? E’ un principio di assoluta civiltà giuridica e ne sono assolutamente convinto, ma nonostante il fatto che l’imputato Gullino nell’interrogatorio di garanzia abbia riferito la circostanza di avere assistito personalmente al lancio di lacrimogeni ad un’ambulanza che cercava di prestare soccorso a qualcuno che stava male, voi nella memoria della Procura della Repubblica non troverete una parola su questa circostanza… Sarà una dimenticanza, e sarà un caso che a distanza temporale, quando questa difesa cita due testi, il dott. Persichilli Ciriaco e l’infermiere Lancellotti Francesco, noi scopriamo che quella circostanza che viene  raccontata da un imputato davanti al GIP due anni prima è una circostanza reale, che viene descritta esattamente nello stesso identico modo in cui l’imputato la descrive nel corso dell’interrogatorio. E questo che cos’è , giudice? Noi abbiamo una situazione nell’ambito della quale i manifestanti si sono allontanati,si sono attestati ad una distanza stimata dal consulente in almeno 50 metri, che vedono un sanitario e un infermiere che arrivano con l’ambulanza, i lampeggianti accesi, scendono dall’ambulanza, si avvicinano alle ffoo e dicono di essere stati chiamati per un problema respiratorio di un manifestante che si trovava oltre lo sbarramento chiedono di poter passare anche a piedi e come risposta ricevono NO, da qui non passa nessuno, prima risposta. La seconda, descritta dal teste Lancellotti in maniera chiara: è in atto un tentativo di caricare i manifestanti. Il teste ci dice di avere interloquito con una funzionaria di polizia che si trovava sul ponte, e che di fronte alla carica che stava per partire ha dovuto urlare “fermi! fermi!” per impedire il compimento di una carica che non era minimamente nelle regole d’ingaggio, e minimamente necessaria per la situazione, a maggior ragione con dei sanitari che chiedono di passare per andare a curare persone che non stanno bene. Ma c’è un obbligo giuridico in questo? Quale dovrebbe essere il comportamento di un pubblico ufficiale? Era un pericoloso manifestante? Era travisato? Era armato? Stava compiendo illeciti? Ce lo descrivono in maniera chiara…  ci sono le immagini che confermano la trattativa, l’avvicinamento e l’allontanamento dei medici, le immagini che descrivono il lancio indiscriminato dei lacrimogeni nella zona dove c’è l’ambulanza con lampeggianti attivati e c’è un presidio medico con tanto di croce… tant’è che il medico ci dice che ha avvisato la centrale operativa e ha curato chi aveva bisogno, cita il corrispondente di Al Jazeera… e non è un atto arbitrario? Contrasta anche con i basilari principi!
Ed è il terzo atto arbitrario che ho riscontrato nell’ambito di questa scansione… altro che uso del trattorino, giudici… il teste Di Gaetano parla di un trattorino che aveva il compito di eliminare le protezioni costituite dai betafence bisognerebbe indagare di più sull’effetto del gas CS, perché a volte determina anche l’effetto della visione di cose che NON ESISTONO!
Come si fa a sostenere che alle 14 c’è in corso un attacco quando l’attacco non c’è? Come si fa a parlare di lancio continuativo di oggetti che dura per 3 ore quando quest’attacco non c’è?
Si fa, mistificando la realtà, sostenendo che da una parte c’è stata la violenza e dall’altra c’è stata la reazione… se avessero dovuto rispondere realmente sulle circostanze che si vedono sui video avrebbero fatto molta fatica a trovarsi in una situazione di rispetto delle regole, regole che valgono anche all’interno di una manifestazione..  Viviamo in uno stato democratico dove i principi dovrebbero essere uguali per tutti, così come la legge… la nostra fiducia viene messa a dura prova da certe sentenze, ma ci sono dei principi che devono essere affermati.

(…)
Non potrete ricostruire questa vicenda con caratterizzazioni di tipo diverso, è falso quando si parla di organizzazione paramilitare, voi vedrete nella perizia video la situazione dalla centrale e le riprese dall’elicottero e vi renderete conto che dove fuma la montagna alla centrale è tutto tranquillo, c’è Beppe Grillo che parla, e vi renderete conto attraverso la visione di queste immagini che la realtà che hanno tentato di descrivere in quest’aula di giustizia è diversa da quella che si è verificata e che la cronologia dei fatti è questa che vi ho appena raccontato.  E alle 17:12, dopo quello che vi ho descritto, tentativo di carica, medico che va a parlamentare, l’imputato Gullino, come lui stesso dice nel suo interrogatorio, come gesto di rabbia, come risposta ad un comportamento che chiunque avrebbe definito legittimo ed arbitrario, lancia qualcosa… e la contestualità è evidente dalle immagini. E, un dettaglio non secondario, c’è un’inquadratura dei manifestanti oltre quel bagno chimico che viene messo da ostacolo sulla strada, voi vi accorgerete che in un momento di assoluta tranquillità ad un certo punto si girano quasi tutti verso le ffoo e c’è qualcuno che comincia ad allontanarsi, segno evidente che il tentativo di carica si sta realizzando in quel momento, i manifestanti arretrano. I filmati descrivono qual era la situazione dei gas in quella zona, in quel momento, i medici dicono che anche l’ambulanza non era esente dal lancio dei gas. Siamo in presenza o no di un atto arbitrario? Siamo in presenza o no di una reazione istintiva, di rabbia, di protesta nei confronti di quello che si stava verificando sotto i suoi occhi? E quindi come dobbiamo interpretare questo comportamento che è l’unico apprezzabile da parte dell’imputato Gullino? A cui viene anche contestata la realizzaione in concorso delle lesioni ai 17 soggetti appartenenti alle ffoo nel capo d’imputazione. E qui davvero non riesco a comprendere il senso di questa imputazione… sono certo che leggerete le dichiarazioni di tutti i soggetti che si sono fatti male. Soffermatevi sull’orario: sono tutti precedenti al momento fissato dall’orologio della telecamera in cui Gullino lancia. Tutti. Descrivono l’origine del corpo contundente che li ha colpiti da tutt’altra parte ,dal terrapieno che  stava sopra e non dalla zona situata oltre il ponte sulla Dora. Come abbia fatto a ledere qualcuno lanciando alle 17:12 e ferendo soggetti che dichiarano tutti di essersi fatti male chi alle 16, chi alle 15:30, è davvero una situazione che credo solo attraverso un atto di fede si può accettare.
Tutto questo determina anche una significativa richiesta di risarcimenti, ma c’è ancora una cosa che vorrei dire: sia l’imputato Vitali che l’imputato Gullino sono accusati di danneggiamento, per quell’azione relativa all’abbattimento delle recinzioni sui beta-fence. Intanto per quanto riguarda Gullino il teste Raimondi, che è quello che poi lo riconosce sui filmati e che ha visto quindi l’integralità dei filmati per consentire la collocazione di Gullino nell’ambito della manifestazione, fa riferimento alla sua presenza nei pressi dei betafence dopo che questi sono stati danneggiati, non attribuendogli alcun comportamento né attivo, né passivo, nell’attività di danneggiamento dei betafence. Per Vitali il discorso è diverso , è visibile nelle immagini, di avere contribuito al tiro della fune, lo dice indicando in questo gesto un gesto dimostrativo ma comunque lo dice. Credo sia contestata un’aggravante in relazione a questa ipotesi di danneggiamento che è quella dell’esposizione alla pubblica fede. Vorrei fare una considerazione sulla giurisprudenza su questo aggravante, nel momento in cui sul luogo dove si realizza il danneggiamento è presente il titolare di quello che è il bene… soggetti che hanno in maniera mirabile determinato la difesa dell’oggetto danneggiato ce n’erano forse troppi, quindi non so quanto l’aggravante sia contestabile nel caso di specie o quanto non debba essere escluso… con tutte le conseguenze.  Dicevo che da tutta questa serie di imputazioni e di comportamenti che vengono attribuiti agli imputati ne derivano numerose e copiose richieste risarcitorie da parte delle parti civili costituite. E consentitemi di ringraziare per il contributo determinante che hanno dato alla realizzazione di questo processo, abbiamo apprezzato il loro contributo… attraverso domande, etc… attività che l’accusa svolge normalmente nei processi. Vado alle conclusioni, che separo, dei due imputati. In ogni caso associandomi a quanto già detto dai colleghi D’Amico, Rasulo, Bertone, su richieste di provvisionali e delle parti civili, per Gullino in principalità x il capo 46 deve essere assolto perchè il fatto non costituisce reato avendo agito in reazione ad atti arbitrari, ci potrebbe anche stare in forma putativa (393 bis). Per il capo 47, per non aver commesso il fatto, posto che l’orario del lancio è assolutamente successivo rispetto al verificarsi delle lesioni. Per il danneggiamento il fatto non sussiste, non viene mai visto tirare la fune o agire effettuando il danneggiamento. Viene contestata ipotesi di travisamento ma francamente nella sua testimonianza Raimondi lo descrive minuziosamente anche per caratteristiche somatiche di tutta evidenza…. quindi depongono per il non travisamento. Sempre per Gullino ritenere assorbito il reato di cui al 59, al capo 46…. Concedere le attenuanti generiche: vi ho citato prima il contenuto delle sue dichiarazioni, rese davanti al GIP subito dopo l’arresto e credo gli vada riconosciuto non soltanto di avere affermato la sua presenza e confermato il suo gesto, ma di avere dato una collocazione rispetto ad una serie di eventi che sono stati puntualmente riscontrati nell’ambito di questo processo. (…)

Per onestà e correttezza nell’aver descritto le circostanze Gullino può meritare le attenuanti generiche (….) e con concessione dei benefici di legge. Per l’imputato Vitali, ovviamente assoluzione perché il fatto non costituisce reato avendo agito in reazione ad atti arbitrari, quanto meno nella forma putativa. Per quanto riguarda le lesioni va detto che questo lancio in quel contesto spazio-temporale, e anche per le dichiarazioni rese dalle persone offese, non era idoneo a determinare le lesioni patite dalle ffoo, ma anche da un punto di vista volitivo, ricordatevi nell’affrontare la questione Vitali che lui è quello che riceve il primo lacrimogeno lanciato nel momento in cui armeggia con la griglia dei beta fence e risponde successivamente, quindi la sua intenzione volitiva non è nulla di diverso se non la manifestazione della sua rabbia per essere stato oggetto DIRETTO di un atto arbitrario. Per il danneggiamento escludere l’aggravante e qualora non procedibile dichiarare il non doversi procedere. Travisamento: Vitali è a volto scoperto, tranne la protezione da numerose nubi di gas che avvolgevano la zona in cui si trovava…. che venga assolto per non aver commesso il fatto. Assorbire il comma 61 in quello di cui al capo 46, concedere le attenuanti generiche, ha reso spontanee dichiarazioni che hanno irritato la procura, è un esponente di Rifondazione Comunista, era presente con altri suoi compagni in un’occasione in cui c’era davvero tantissima gente, attirato dalle ragioni della protesta NO TAV ma al di là di quello non ha mai voluto dare delle connotazioni di  tipo diverse, è un soggetto totalmente incensurato e ci ha tenuto a precisarlo nelle sue dichiarazioni spontanee, “non sono un professionista della violenza” quindi vale la concessione delle attenuanti  generiche e di cui all’art. 62 num.1 e 2. Per le richieste di provvisionali e risarcimento delle parti civili mi associo all’avv. D’Amico, Rasulo, Bertone.

 

Avv. Pezzucchi difesa Zilioli Davide

Pezzucchi

Concdetemi 10 minuti per il processo in generale, questo processo va interpretato, come tutti i processi di questo genere, merita una riflessione e un’interpretazione, che la procura ha cercato di espellere, con le motivazioni che ha portato gli imputati ad essere presenti, con la motivazione di non discutere né validità TAV né diritto a manifestare, ma solo condotte e reati, e di qui la descrizione degli imputati come soggetti quasi antropologicamente violenti, mossi da istinti primordiali, che da una parte fanno sorridere. Il mio assistito non ha alcuna condanna né denuncia né multa in tanti anni di militanza. Dall’altra parte mi preoccupo perché l’insofferenza verso i testimoni della procura che dichiara che le ragioni della protesta non hanno rilevanza quando si passa all’azione violenta, porta il discorso dal campo giuridico a quello politico, chiave di lettura peraltro del processo tutto. Infatti la procura ha piena consapevolezza di questo, e lo dimostra con l’atto principe, le richieste di pena, che hanno poco a che vedere, perlomeno non giustificate solamente da reati, ma da volontà di criminalizzare un essere parte di una realtà antagonista al sistema come nel caso dell’opposizione al Tav. Un unico imputato ha patteggiato, Garufi, ed aveva la stessa e maggiore imputazione di Zilioli, e ha patteggiato un anno di reclusione, quindi devo concludere che il Gip ha ridimensionato, anche considerando il terzo di pena, ma per i fatti imputati a Zilioli la pena congrua avrebbe allora dovuta essere un anno e mezzo, non mi rassicurano affermazioni procura, imputati spesso pensano a far valere loro ragioni che a difendersi spesso, mentre difensori devono fare difesa tecnica, e procura tende invece ad assumere ruolo che non è solo tecnico, ma spesso si fa anche in qualche misura difensore ordine pubblico, dei poteri costituiti, andando secondo me oltre le attribuzioni della magistratura sia pure inquirente. Il compito di chi giudica è particolarmente delicato e difficile, non deve subire condizionamenti di questo tipo di processi, ambientali, mediatici, e anche diretti e specifici e allora si arrocca sui fatti. Deve giudicare in base al principio di legalità di responsabilità personale, di proporzionalità tra fatti ed accuse. Vi racconto un fatto avvenuto sui fatti di Brescia di scarsa rilevanza tra studenti e fdo per trentesimo anniversario piazza della Loggia il pm per giustificare una condanna di 5 anni per uno studente che aveva lanciato un lacrimogeno e 1 anno ad altro studente disse…”E’ venuto il tempo che la magistratura si ponga seriamente a difesa forze dell’Ordine…ogni parola che sarà pronunciata in quest’aula non potrà infangare forze di polizia…”. No, non sono d’accordo, il ruolo magistratura non è questo, quelle parole potrebbero essere pronunciate in processo con imputati agenti di polizia, qui invece mi sembrano deviazione rispetto al ruolo magistratura, il cui compito non è quello di sedare i conflitti sociali, non vorrei procura Torino facesse lo stesso. Il mio assistito è accusato di travisamento e violenza per un unico video in cui si vede per frazioni di secondo comparire e lanciare qualcosa contro agenti. Lui non nega di essere lui e di avere fatto quel gesto. Però ho l’obbligo di correggere un errore del Pm, che su Zilioli ha detto di avere tirato la famosa corda sui betafence, cosa non vera, anzi, nel suo interrogatorio lui dice il contrario, di non avere tirato la corda, come da immagini, assiste solamente. Invece ha ammesso in video apparentemente chiaro, ma il video non ci dice cosa perché la sua situazione psicologica. Allora ci vuole una risposta a queste domande, partendo da parole Zilioli che non possono essere liquidate con battute sarcastiche perché è parere imputato: ci spiega in modo dettagliato che giunto sul luogo dal corteo istituzionale, con un pulman da solo e con la sua sola bandiera, assiste intorno alle 14 al tentativo di divellere piegare le reti sopra i betafence alla Centrale. Gli sembrava del tutto velleitario, ed è così, un gesto simbolico dimostrativo, che non sono come ha detto Procura, ho pensato a base Nato vicino a città di Brescia da cui partivano i Tornado e naturalmente i movimenti pacifisti manifestavano e tagliavano reti intorno a base, mettevano striscione ed uscivano, così è avvenuto in Valdisusa senza volontà ad arrivare a scontro con fdo, semplice protesta contro atto illegittimo e ingiustificato…
Tornando a Zilioli, si trova in quel contesto spaziotemporale ed osserva chi tira la corda, dopodiche ci dice del lancio di lacrimogeni massiccio e indiscriminato, con modalità che ritiene discutibili e che bisogna anche tenere conto della direzione del vento, quindi se si voleva interrompere azione su betafence, bisognava tirarli in maniera esattamente contraria a quanto avvenuto, poiché il vento arrivando dalla centrale e paradossalmente se eri indietro eri colpito maggiormente, 5 volte fu colpito, in particolare da lacrimogeno che si divideva in brandelli (vedi frammento video che dimostra ciò). Quindi Zilioli ne raccoglie un anello di alluminio del peso di 20 30 grammi e colpito l’ennesima volta lo rilancia contro la polizia, probabilmente gesto nemmeno percepito dagli agenti. Non abbiamo nessun elemento che possa smentire tale testimonianza, la procura non ha affrontato la questione sul fatto del lancio, i video non ci fanno vedere oggetto che viene lanciato, significativo perché altre volte si vede e si vede bene, dopodiche ho prodotto altri 2 elementi: la maglietta dove sono evidenti bruciature e ingrandimento da immagine video cernetti parte 2, qualità pessima ma che permette di vedere che Zilioli non lancia a mano piena.
Da questi dati di fatto vediamo la responsabilità penale di Zilioli:
Minaccia e violenza a pubblico ufficiale per il lancio di oggetto certo non idoneo a provocare danni contestati no, perché c’è condizione di rispondere ad atto illegittimo. Sentenza cassazione è contro mia difesa, nel 2007 ha confermato una condanna per lancio lattina contro polizia durante scontri partite di calcio, ma si diceva che gli agenti non potevano percepire se il lancio fosse pericoloso no, lattina piena o no, quindi la minaccia seria comunque. Invece un anello di alluminio non può parere una minaccia a nessuno, chiara agli agenti la non pericolosità.
Inoltre si può ritenere che come in casi simili, sia solo una reazione stizzita rabbiosa di fronte a danno direttamente o indirettamente subito e atto vissuto come illegittimo, i lacrimogeni.
Il concorso: la responsabilità deve essere accertata da nesso concreto e da condotta aggressiva sicura, come hanno già detto i colleghi, e non vi è un solo elemento che Zilioli Davide abbia commesso quella condotta in concorso con altri soggetti, che si sia stata organizzazione, l’azione è stata estemporanea e individuale non certo concertata.
Per quanto riguarda invece il capo 47 l’imputato è accusato di avere provocato lesioni ad un gruppo di Carabinieri e agenti del secondo battaglione mobile di Padova: dalle testimonianze Procura emerge il diverso dislocamento nella giornata 3 luglio, p.168 24 febbraio 2014, “siamo stati chiamati a spostarci Centrale elettrica…”. Infatti gli agenti alla Centrale sono stati feriti solo tra le ore 16 e le 17, tranne l’agente Martina che infatti alle 14 non si trovava in zona Centrale, ma in area archeologica come testimonia. Quindi se Zilioli lancia alle 14,56, non c’era il battaglione Padova alla Centrale. Alle 16 probabilmente ma anche prima, non lo vedete più in nessun posto, è visibile con la sua maglietta verde smeraldo, e difatti ci spiega che dopo il lancio di anello è rimasto poco tempo sul posto, per andarsene perché situazione ormai insostenibile, lui non aveva alcuna protezione…

Nei lanci di lacrimogeni a mano abbiamo traccia nelle immagini video ma anche nelle SIT rilasciate da carabiniere (inc) che riferisce che i lanci a mano iniziano tra le 15 e le 16, in realtà dai video si vede che iniziano prima, op. Torbi parte 2 alle 15:28 si vedono lanci di lacrimogeni da parte di agenti che si avvicinano alle recinzioni protetti da scudi, e le lesioni saranno poi riportate nelle ore successive anche da agenti che continueranno ad avvicinarsi a queste reti, posizione non raggiungibile dai lanci di pietre fatti dai manifestanti. In base alle testimonianze, in base ai video noi possiamo con tranquillità affermare che Ziglioli si sia allontanato dall’area della centrale intorno alle 15:30 quindi non vedo come possa essere chiamato a rispondere delle lesioni ai 17 esponenti delle ffoo indicate nel capo d’imputazione, visto che a quell’ora non si trovava in quel posto e che quando Ziglioli lancia il suo tondino di lacrimogeno la maggior parte degli agenti non si trovava in quel luogo.
Per il capo 46 chiedo l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, insussistenza dell’elemento oggettivo e soggettivo. Per il capo 47 assoluzione per non aver commesso il fatto, residua il capo 62, travisamento, Ziglioli si presenta per l’arco di quasi tutta la manifestazione a viso scoperto, ha un foulard rosso e nero che più che avere una funzione di mascheramento ha una funzione d’identità visto che fa parte dei comunisti anarchici e quelli sono i colori di quella formazione, che si tira sul viso solo nel momento in cui vengono lanciati i lacrimogeni, senza alcun collegamento con la volontà di travisamento.
In un contesto di quel tipo può configurarsi lo stato di necessità, in quel contesto di invasione di fumi irritanti mettersi un fazzoletto sul viso è una condotta comprensibile e umana, quindi assoluzione perché il fatto non costituisce reato x stato di necessità. Respingersi richieste parti civili, riconoscere tutte le attenuanti.

L’udienza termina alle 13:26, prossima udienza 2 dicembre.

 

Simonetta Zandiri ,  Maria Eleonora Forno, Vanessa Ferrara

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