Sugli arresti del 3 luglio: quelle strane archiviazioni, una vicenda circondata da una rete di RETICENZE e di OMERTA’ da una serie di soggetti sentiti a dibattimento…

Terza parte dell’arringa dell’avv. Novaro sul 3 luglio, aula bunker, 20 gennaio 2015.


Un video anonimo, le fotografie di un reporter che lavorava per LA STAMPA, e una querela contro ignori per le lesioni subite nel corso dell’arresto da due imputati, Soru e Nadalini, picchiati, presi a calci e poi trascinati per decine di metri. Testi che non vedono, girati dall’altra parte, dirigenti che non ricordano.  L’avv. Novaro prosegue le investigazioni, si vede nell’immagine un operatore della RAI che sta filmando ma a precisa domanda la RAI risponde che “è vero, c’erano state delle riprese, ma le abbiamo perse”. Dunque manca il filmato autentico, strano. Strano quanto il fatto che quel fascicolo, archiviato, non possa essere più visto dall’avvocato.

Una vicenda vergognosa, come la definisce lo stesso Novaro, che aggiunge “perché tutti i soggetti interpellati hanno consapevolezza o credono di aver fatto correttamente il proprio lavoro, interpretando il proprio lavoro come contenimento, lotta e contrasto non con chi ha commesso dei reati ma contro il movimento no tav, individuati come “persone  particolarmente pericolose”. Mi sembra che questo sia un contrasto formidabile con lo statuto del diritto penale… quello che conta non è più quello che si è fatto ma quello che si è, sei un anarchico? Allora ti prendi 6 anni, al di là delle recidive, quello che conta è questo dato di appartenenza, del tutto incongruo rispetto alla prassi dell’attività giudiziaria. Io credo che i giudici e i PM non debbano lottare neanche contro la mafia, i giudici fanno il loro lavoro, sono i poliziotti che lottano contro la mafia….”

Ma in questa vicenda c’è molto di più, ed è l’aspetto che, pur non entrando nelle vicende giudiziarie del 3 luglio, meriterebbe una riflessione importante sul ruolo dei media, perché se, come provato, un fotografo de LA STAMPA ed un operatore della RAI hanno assistito a tali ABUSI, al di là dell’aspetto giudiziario che questo comporta in termini di responsabilità penali, c’è una domanda che non possiamo non porre ai QUOTIDIANI ed alla stessa RAI che, oltre ad aver continuato nei giorni precedenti ad aumentare la tensione rispetto a quelle giornate, se ne sono ben guardati, nei giorni successivi, dal correggere il tiro ed ammettere che in quelle giornate centinaia, migliaia di persone sono state duramente attaccate dal “braccio armato” dello Stato.

Come potranno sostenere che NON SAPEVANO la verità?

E, se non potranno sostenerlo, come potranno giustificarsi?

Qui potete trovare tutto il resoconto dell’udienza del 20 gennaio, l’ultima parola alla difesa in attesa della sentenza prevista per martedì 27 gennaio, l’udienza avrà inizio alle 9:00, poi la corte si ritirerà per rientrare per la lettura della sentenza dalle 14:30. Presidio dentro e fuori l’aula bunker a partire dalle 9:00.

 

AGGIORNAMENTO 26 febbraio 2015 (ANSA)

TORINO
(ANSA) – TORINO, 26 FEB – Archiviazione per un poliziotto che, nel luglio 2011, era stato ripreso da un video mentre prendeva a calci un manifestante No Tav durante i disordini al cantiere di Chiomonte. A disporla, su richiesta del pm Andrea Padalino, è stato il gip Eleonora Pappalettere. Il gesto, secondo quanto emerso nel corso dell’indagine preliminare, era avvenuto nella concitazione dei disordini e non aveva ferito il manifestante, finito in ospedale con una costola rotta, ma per altre ragioni.

Simonetta Zandiri  – TGMaddalena.it

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