MassimoNumaRiceviamo e diffondiamo l’ennesimo caso emblematico , un post su Facebook in un profilo personale si trasforma in un’accusa di diffamazione verso l’autore, Simone Capula.

<<Che dire? Se un “giornalista” si offende per un post su FB? Il problema non è mio, decideranno avvocati e giudici che fare, e lo faranno il giorno 2/7/2015 alle ore 9,45 in Torino, Palazzo di Giustizia, C.so Vittorio Emanuele II n. 130, piano terra, ingresso 13, aula 39, dove deliberanno in camera di consiglio.Io sarò presente, se ci saranno degli amici ne sarò felice e riconoscente: sarà una occasione per vedere e incontrare persone che non sento e vedo da molto.
Spero a presto,
SIMONE

Alla richiesta del gratuito patrocinio mi è stato richiesto di dimostrare come facessi a campare e a far campare mia figlia, io ho risposto così :

Alcune brevi riflessioni e dichiarazioni a proposto di come il sottoscritto “provveda al soddisfacimento delle ordinarie esigenze di vitto e alloggio”

“Quando l’accumulazione di ricchezza non rivestirà più un significato sociale importante, interverranno profondi mutamenti nel codice morale.
Dovremo saperci liberare di molti principi pseudomorali che ci hanno superstiziosamente angosciati per due secoli, e per i quali abbiamo esaltato come massime virtù le qualità umane più spiacevoli.Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione “denaro” il suo vero valore”.

John Maynard KEYNES

In quanto cittadino onesto, che ha mai avuto problemi con la legge, ho accolto la richiesta del giudice Potito con amarezza. Probabilmente è una prassi, è la burocrazia, ma certamente a chi ha fatto dell’onesta e della rettitudine etica un modello di vita per sé e per sua figlia non fa piacere.
Ruberò un po’ di tempo, molto poco, per spiegare come ho vissuto io e sta vivendo mia figlia, Giulia.
Sono nato e cresciuto in una famiglia di artigiani e operai, che a costo di grandi sacrifici ha fatto studiare me, mia sorella e mio fratello. La mia famiglia ci ha cresciuti, e di questo non finirò mai di ringraziarli, inculcandoci i valori dell’onestà e della libertà, insomma l’etica come valore assoluto.
Dopo gli studi musicali e la maturità magistrale, ho incontrato sulla mia strada un grande maestro della regia teatrale e grazie a lui ho intrapreso un periodo di apprendistato da regista. Nell’arco di un po’ di anni sono diventato un regista teatrale e un pedagogo apprezzato a livello nazionale, per anni ho diretto spettacoli e fatto formazione per giovani attori. Il mio lavoro è stato apprezzato da diversi docenti universitari tanto che la pratica del mio lavoro è stata tema di alcune lauree in storia del teatro.
Dopo un primo matrimonio purtroppo terminato con un divorzio, ho incontrato una persona con cui nel 1998 ho messo al mondo mia figlia Giulia e sono convolato a nozze. La mamma di mia figlia e mia moglie, per una malattia improvvisa, ci ha lasciati, quindi io mi sono trovato a dover far fronte a mille difficoltà innanzitutto umane ma chiaramente anche economiche: malgrado tutto questo, ho cercato di portare avanti nel miglior modo quello che io e mia moglie ci eravamo prefissati, ovvero una educazione per nostra figlia basata sui principi etici e morali che ci parevano più giusti e che per me continuano ad essere gli unici per dare una educazione “sana” a una figlia adolescente.
Fortunatamente abbiamo avuto, ed abbiamo tuttora attorno a noi, parenti e amici che credono profondamente in questa visione del mondo e che quindi ci aiutano sotto tutti i punti di vista.
Dopo la morte di mia moglie ho continuato a fare il mio lavoro di regista e pedagogo, tra mille difficoltà innanzitutto di gestione del tempo, e mi sono trovato a fare da papà e mamma a Giulia, che richiedeva sempre più attenzioni ed impegno, come ogni figlio che sta crescendo. Il mio lavoro oltretutto era ormai arrivato a un punto dove o abbandonava quelle regole etiche di indipendenza o scendeva a compromessi che non potrò mai reputare accettabili da parte di chi lavora nell’arte e nella cultura, e ancor di più da parte di chi deve essere da esempio prima di tutto a sua figlia e poi ai vari allievi che sta formando.
Nel 2011 con una “Lettera aperta e presuntuosa sulla chiusura del nostro teatro” ho dato l’addio al teatro e a tutte le meschinità che reputo non tollerabili. Chiaramente da questo momento sono nati grandi problemi, tutti fortunatamente superati, per soddisfare le esigenze primarie della vita. Ho così iniziato a fare l’aiuto cucina in un ristorante e con l’aiuto della mia famiglia e dei molti amici io e Giulia viviamo serenamente e in modo molto più che dignitoso.
Il destino mi ha anche offerto un’altra bella prova, due anni fa ho subito un delicato intervento seguito da una convalescenza dura e lunga, a causa di un blocco intestinale, fortunatamente superato seppur con grandi sforzi, ma in modo perfetto, ed ora sto bene. Questa ennesima avversità mi ha fatto capire molte cose, soprattutto come il contesto in cui viviamo io e Giulia sia pronto a venirci in aiuto in caso di bisogno, tanto da farmi riprendere fiducia e riprendere alcune situazioni di lavoro nel campo della cultura (il fisico dopo l’intervento non poterebbe reggere gli sforzi continui del lavoro al ristorante).
Scusi sig. Potito se mi sono dilungato così tanto, ma a volte i numeri non sono sufficienti a far capire come facciano le persone a vivere, sopravvivere, nel modo che reputano più dignitoso e giusto, chiaramente sempre nel rispetto degli altri e delle regole del vivere civile.
Per rispondere direttamente alla sua domanda , io avevo qualche risparmio, faccio alcuni lavoretti e a volte faccio consulenze nel campo teatrale, non in cambio di un compenso economico ma in cambio di cose di cui abbiamo bisogno io e mia figlia. Questa società sembra cinica e impazzita, ma in realtà non lo è, o almeno non lo sono molte delle persone che vivono la quotidianità senza la smania di strafare, ma solo con lo scopo di vivere in modo semplice ed onesto.
Non ho mai chiesto aiuto alle istituzioni perchè penso che sia sufficiente ciò che riesco ad avere con le mie forze e le mie capacità, ho chiesto il gratuito patrocinio per la causa che mi vede protagonista perché non riesco a capirne il senso e perchè reputo la cosa veramente esagerata, ma non sta a me tirare le fila di quello che è successo, io so che non ho fatto nulla di dannoso ad altri, se qualcuno si è sentito offeso, come mi pare di aver capito, mi spiace. Ho semplicemente elaborato un ragionamento e esternato il frutto di questo ragionamento, niente di più. Lascio a chi di competenza, giudici ed avvocati, una sentenza, precisando che io rispondo alla mia coscienza e posso dire che al massimo ho fatto una leggerezza, ma lungi da me aver cercato di danneggiare qualcuno.
Mi permetto di chiudere queste brevi, e mi rendo conto confuse, righe (chiedo scusa), con una citazione dell’Abbè Pierre, un maestro di fede, umiltà e altruismo:

“Occorre far si che i più poveri siano in grado di dare – questa è la filosofia alla base di Emmaus. Infatti gli esclusi non sono “proiettati” da soli nel dono: bisogna che nasca un’amicizia. Se avessi ordinato a Georges, colui che sarebbe divenuto il primo comunitario : “Fai questo o quello”, si sarebbe suicidato, come aveva intenzione di fare… Ma gli ho detto : “Aiutami a fare, non ho abbastanza forza, non ce la farò da solo”. Allora la situazione è cambiata per lui: gli ho permesso di divenire a sua volta donatore.
Per cavare dagli impicci pienamente una persona uscita dall’indigenza, occorre ridarle l’impazienza di occuparsi degli altri. Se il tipo liberato dalle difficoltà si imborghesisce, è un fallimento… Un borghese è assolutamente rispettabile. E’ qualcuno che ha lavorato molto, risparmiato molto per sé e per i suoi congiunti. Ma la fatica gli è costata talmente che gli resta una sola preoccupazione: proteggerne il frutto. Se non abbiamo trasmesso alla persona tirata fuori dalla miseria l’assillo di essere vigile per chi è ancora povero, abbiamo perso
Abbè Pierre

A disposizione per altri chiarimenti, con l’occasione porgo cordiali saluti

In fede
Simone Capula>>

This article has 5 comments

  1. Numa e il suo avvocato si oppongono all’archiviazione. Il giudice si riserva… aspettiamo per vedere se decideranno di buttRe va soldi pubblici per le manie del “giornalista”…povera italia…poveri italiani

  2. Ancora nulla…si staranno consultando con Numa

  3. La magistratura prosegue le indagini ha accettato le volontà del presunto giornalista tal Massimo NUMA e dell’avvicato del sindacato di polizia tal Bertolino. Io non so che dire…forse quando si parla di ceri individui la legge italiana reputa REATO la maleducazione…non si possono dire parolacce altrimenti qualcuno può sentirsi offeso…NUMA si é sentito offeso dalla parola merda…e la nagistratura perde tempo ad indagare…su cosa? É chiaro che chi ha scritto il post “offensivo”non é stato particolarmente educato. Avete mai letto i presunti articoli del presunto giornalista? Mi pare sia di dominio pubblico che si tratta SEMPRE di articoli nella migliore delle ipotesi completamente inuitilu e spesso delatori ma pare bon si.pisda dire il PRESUNTO si offende e denuncia. ..la magistratura accetta le lamebtele del presunto…BUONE INDAGINI A TUTTI…un libero pensatore a volte maleducato per NECESSITÀ. ..

  4. Scusate i refusi ma scrivere al telefonino non é facile…spero che qualcuno non si se ta offeso dai refusi e presenti denuncia…SCUSATEMI!