MAFIA E AFFARI IN VALSUSA / CHIUSE LE INDAGINI DELL’INCHIESTA SAN MICHELE. IL RUOLO DELLA CAVA DI SANT’AMBROGIO, IL TENTATO AGGANCIO ALLA TAV E LA GESTIONE ILLECITA DEI RIFIUTI DI LAZZARO | ValsusaOggi.

L’INCHIESTA DI FABIO TANZILLI

Si sono concluse le indagini preliminari della Procura di Torino in merito all’inchiesta San Michele, in una commistione di affari illeciti tra ‘ndrangheta, imprenditori e appalti avviati nel 2011,  tra cui è emerso anche l’interesse verso i lavori per la linea ad alta velocità Torino-Lione, che si sta costruendo in Val Susa.

Tra gli indagati ci sono anche alcuni valsusini, tra cui l’imprenditore di Susa Ferdinando Lazzaro, difeso dall’avvocato Torre, e l’agente immobiliare di Buttigliera Alta Claudio Ravizza, difeso dall’avvocato Strumia. Sono indagati per reati inerenti allo smaltimento illecito di rifiuti, e non per associazione mafiosa.

Altro indagato di spicco è il detenuto Gregorio Sisca, residente a Giaveno e difeso dagli avvocati Pesavento e Gasparini, che invece avrebbe un ruolo di rilievo per le attività della mafia nel torinese.

IL RUOLO DI GIOVANNI TORO IN VALSUSA

Giovanni Toro è uno degli indagati principali, per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Secondo la procura, per mezzo delle sue società (la Toro srl e Cst) attive nel campo edilizio e stradale, e in particolar modo utilizzando la cava di Sant’Ambrogio di Torino, era un punto di riferimento per l’ndrangheta in Val Susa. Avrebbe tratto vantaggio, sia per quanto riguarda le commesse lavorative che per il suo patrimonio, grazie alla sua adesione alla mafia calabrese. Con il ruolo di Toro, secondo le indagini appena concluse, l’ndrangheta avrebbe voluto acquisire in modo diretto o indiretto la gestione, o comunque il controllo, di attività economiche e politiche a Torino e in Val Susa.

Alcuni esempi? Con l’imprenditore Toro, alcune ditte di trasporto indicate espressamente dalla mafia, avrebbero partecipato ad appalti vinti dalla sua sua società (pulizia neve all’aeroporto di Caselle).

Inoltre, secondo la Procura, lo stesso Toro cercava canali preferenziali per l’infiltrazione della mafia nei lavori di realizzazione della Tav alla Maddalena di Chiomonte.

Altro aspetto interessante, consisteva nell’attività di pubbliche relazioni che Toro svolgeva, quasi da intermediario tra esponenti della mafia e personaggi del mondo politico locale. Ad esempio, poco prima delle elezioni amministrative 2012, Giovanni Toro aveva messo in contatto il detenuto giavenese Sisca, appartenente all’ndrangheta, con il consigliere comunale di Bruzolo Antonino Triolo, ex assessore dimessosi dall’incarico dopo lo scandalo degli arresti, che a quel tempo aveva varie deleghe, tra cui quella allo smaltimento urbano dei rifiuti, all’arredo urbano e alla viabilità.

LA QUESTIONE DELLA CAVA DI SANT’AMBROGIO E LA TAV: “CHIUDIAMO IL BUCO E PRENDIAMO 2 MILIONI”

Il giavenese Sisca e Giovanni Toro, sono anche indagati per aver “convinto”, utilizzando metodi violenti e minacce nei confronti di Francesco Butano e del valsusino Claudio Ravizza, a non sfrattare dalla cava di Sant’Ambrogio le società Toro srl e Cst.

Insomma, alla ‘ndrangheta interessava che Toro rimanesse con quella base operativa alla cava di Sant’Ambrogio, perchè l’eventuale sfratto avrebbe intralciato i progetti e gli interessi che l’associazione mafiosa aveva in merito al cantiere della Tav di Chiomonte. “Lo prendiamo noi – dicevano al telefono -…con il coso di chiudere il buco…prendiamo 1.500.000, 2 milioni…questa è la strategia….il treno passa adesso, e se non la sistemi adesso questa cosa, non la sistemerai mai più. attenzione!”

Per convincere Ravizza e Butano a non sfrattare Toro dalla cava di Sant’Ambrogio, la minaccia nell’aria era anche quella di far pervenire in procura delle prove in merito ad una presunta truffa che sarebbe stata fatta da Ravizza e Butano per l’acquisto della stessa cava.

LAZZARO E LA GESTIONE ILLECITA DEI RIFIUTI

Un aspetto dell’inchiesta riguarda anche l’imprenditore di Susa, Ferdinando Lazzaro. Indagato perchè avrebbe concorso, con altre persone (tra cui Toro, Ravizza e Butano) ad ottenere degli ingiusti profitti risparmiando soldi, gestendo in maniera illecita alcuni rifiuti speciali proprio presso la cava di Sant’Ambrogio, e in alcuni casi anche vendendoli dopo il riciclaggio. Si tratterebbe di oltre 50.000 metri cubi di rifiuti speciali, stoccati presso la cava senza autorizzazioni, che sarebbero stati poi sversati in luoghi non autorizzati, oppure riutilizzati come materiali di riempimento in cantiere ferroviari e stradali a Chiusa San Michele e non solo.

DA GIAVENO, IL RUOLO DI GREGORIO SISCA

A differenza di Lazzaro e Ravizza, il giavenese Sisca, è indagato insieme ad altri per aver fatto parte dell’associazione mafiosa ‘ndrangheta, operante da anni sul territorio piemontese, ed avente propri referenti con le strutture organizzative insediate in Calabria. Sul territorio piemontese sono state individuate varie emanazioni locali della mafia, in particolar modo a Volpiano, Moncalieri, Cuorgnè, San Giusto Canavese, Rivoli e ovviamente a Torino.

In particolar modo, alcuni degli indagati e detenuti nell’ambito dell’operazione San Michele, avrebbero fatto parte della ‘ndrina di San Mauro Marchesato, un’ulteriore articolazione della mafia calabrese operante a Torino.

Il giavenese Sisca aveva ricoperto un ruolo di rilievo insieme ad un’altra decina di detenuti, partecipando alle riunioni dell’ndrine e comunicando con i vari associati, con ruoli operativi  e compiendo vari reati: dalle minacce all’intimidazione, dal controllo di appalti e lavori pubblici e privati, alle attività nel settore edilizio, fino alla corruzione e all’ostacolare il libero esercizio del voto durante le elezioni, cercando di convogliare le preferenze sui candidati a loro vicini per ottenere poi vantaggi.

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