Corteo 23 aprile , prima udienzaCaduta a loro carico l’accusa di terrorismo, adesso Francesco Sala Lucio Alberti e Francesco Mazzarelli, militanti NoTav, devono fronteggiare la scabbia che avrebbero contratto nel carcere di Torino dove sono stati trasferiti in attesa dell’udienza del processo con rito abbreviato in cui rispondono di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e porto d’armi da guerra (molotov) in relazione alla manifestazione al cantiere di Chiomonte del 14 maggio 2013.

A denunciarlo è l’avvocato Eugenio Losco precisando che nonostante non siano più accusati di terrorismo i tre militanti NoTav sono tuttora detenuti in regime di alta sorveglianza e almeno fino a pochi giorni fa dormivano su brande senza materasso. Il legale non ha potuto vederli proprio perché la direzione del carcere ha fatto presente la malattia contagiosa che i tre avrebbero contratto.

Insomma lo Stato non solo ha fatto di tutto per portarli “in vinculi” al processo ma si rivela del tutto incapace di tutelare la loro salute. Il giudice del processo con rito abbreviato aveva respinto l’istanza di scarcerazione motivandola con il fatto che gli imputati non avevano dato segni di “resipiscenza” e che la loro vicenda non era “sovrapponibile” con quella di altri 4 militanti assolti pure loro dall’accusa di terrorismo, condannati a 3 anni e 6 mesi per gli altri reati e mesis agli arresti domiciliari. Il fatto è lo stesso, l’azione di Chiomonte 14 maggio 2013, e uguali sono le imputazioni. Il giudice ha fatto da gip dicendo no agli arresti domiciliari e farà da gup per il rito abbreviato. Cioè recita due parti nella stessa commedia. E adesso s’è aggiunta la scabbia che impedisce agli imputati di parlare con i legali della linea di difesa. Ben difficilmente poteva andare peggio. Nella giustizia dell’emergenza infinita. (frank cimini)

 

Di seguito pubblichiamo la lettera di Lucio, dalle Vallette

UNA LETTERA DI LUCIO DALLE VALLETTE

To Vallette 29-4-15

Lunedì 20.4 ci hanno trasferiti alle Vallette. Siamo partiti da Ferrara alle 9.00, tutti e tre ingabbiati nello stesso blindato e con la consueta scorta. Non è mancato il teatrino della pisciata in autogrill con i mitra spianati, giusto nel caso il compagno Camogli tentasse un colpo di mano. Siamo arrivati a Torino dopo 5 ore e ce ne abbiamo impiegate 4 a esaurire la trafila dei nuovi giunti: perquise varie, moduli, foto, visita medica e un sacco di attesa.
Dall’atteggiamento delle guardie è apparso subito chiaro che la nostra presenza fosse un fastidioso incomodo non solo logisticamente e l’”antipatia” verso di noi era palpabile.
Saliti in sezione ormai verso le 19.00 abbiamo trovato un nutrito comitato di accoglienza che, senza rispondere ad alcuna delle nostre domande sulle visibili stranezze del reparto, ci ha chiusi in tre celle attigue, due affiancate e una di fronte. In pochi minuti ci siamo accorti dell’inghippo: ci troviamo in una sezione di protetti dai quali siamo stati separati spostandoli tutti nelle celle in fondo al corridoio ammassati come sardine. Tra noi e loro una decina di celle vuote come “cuscinetto”. Lo stato stesso delle nostre celle appariva inaccettabile: infiltrazioni d’acqua, vetri rotti, cavi penzolanti e soprattutto mancanza di cuscini e di un materasso!
Dopo un rapido consulto abbiamo deciso di mettere da subito in chiaro come siamo pronti a farci ascoltare. Dopo aver gridato di chiamare subito un ufficiale, abbiamo iniziato una sonora battitura con calci ai pensili e pentole sbattute. Dopo parecchio tempo si è presentato l’ispettore con alcune guardie dicendo che, trattandosi di trasferimento temporaneo per il processo, non ci sarebbero stati miglioramenti. Sentirci poi dire che anche senza materasso stavamo fin troppo bene ha richiesto un altro rapido consulto, appena lasciati soli: increduli della faccia di merda spudorata dei portachiavi, abbiamo deciso di rilanciare. Letteralmente.
Abbiamo tirato in corridoio bombolette del gas usate, frutta marcia e pattume vario verso il cancello di sicurezza, con le guardie che cercavano di rispedirle a calci. Sempre con sottofondo di battitura. Essendo ormai evidente che non avremmo mollato a costo di svegliare tutto il carcere, alla fine è arrivato il materasso mancante. Il mattino dopo anche i cuscini e una TV nella cella che ne era priva han fatto la loro magica comparsa.
Giorno dopo giorno ci siamo conquistati sempre più spazi: abbiamo ottenuto due ore al giorno di socialità, la possibilità di andare insieme alla docce e altre piccole cose come la fornitura per la pulizia della cella…che inizialmente ci era stata negata! L’aria l’abbiamo sempre fatta insieme ma stiamo cercando di ottenere più ore. A quanto pare resteremo qui fino a sentenza. Nel frattempo i saluti qua sotto ci hanno dato una grossa mano a tenere alta la testa così come sentire la voce dei compas a radio Blackout ci tiene compagnia tutti i giorni.

Le provocazioni degli omini blu non mancheranno mai, ma state be sicuri che siamo abbastanza forti da non farci intimidire e abbastanza matti da restituire ogni colpo!

Alla prossima,
Lucio

 

Simonetta – TGMaddalena.it

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