E’ con vero piacere che raccolgo gli interrogativi posti nel pezzo pubblicato dal signor La Spina sul numero de La Stampa di venerdì 22 giugno. Nel suo articolo solleva la necessità di approfittare dei fondi comunitari per rilanciare lo “sviluppo” della città di Torino attraverso ”l’unico investimento pubblico importante previsto per il decennio 2013-2023, la Tav”.

 

Intanto è un’analisi parziale e di parte dire che “lo sviluppo” di Torino nell’ultimo decennio è stato possibile grazie a 5 miliardi di euro di soldi pubblici, perché bisogna dire che grazie all’ultimo decennio sfrenato e irresponsabile, targato Chiamparino, i torinesi sono oggi gravati dal primato nazionale di città più indebitata d’Italia, con più di 5 miliardi di euro di passivo, non a caso Fassino sta svendendo tutto il possibile per limitare l’enorme buco dello “sviluppo” procurato da colui che ora guida uno dei più importanti enti finanziari d’europa, forse proprio in virtù delle sue credenziali di sindaco “indebitatore” (sic!).

 

E’ bene che vengano chiariti alcuni punti al signor La Spina, che evidentemente non conosce molto bene, e di questo prova ne sia per cominciare la definizione la Tav. L’acronimo tav, significa Treno Alta Velocità, ne consegue quindi che si debba chiamare, secondo la corretta sintassi della lingua italiana, il Tav. Poi lo stesso pezzo è intitolato “Tav, l’ultima risorsa per il futuro”, e in questo concordo, perché se mai venisse realizzato questo abominio del “progresso” soprattutto i cittadini torinesi si accorgerebbero che sarebbe veramente l’ultima aggressione al loro futuro, poi, il nulla. A partire dall’acqua che i torinesi bevono. Perché se il signor La Spina si fosse informato adeguatamente avrebbe scoperto che se mai le cosche politiche e mafiose riuscissero mai a realizzare questa emerita “porcata” di progetto resterebbe senz’acqua potabile l’equivalente di circa un milione di persone, visto che verrebbero irrimediabilmente compromesse e danneggiate le falde della collina morenica che servono gli acquedotti di Torino, dove i geni progettisti vorrebbero far passare l’iperbolica linea. D’altra parte non possiamo stupirci di cotanta colpevole incompetenza, visto che tra i progettisti c’è anche lo stesso “promotore” del cancrovalorizzatore del Gerbido.

 

Parlare poi della “sezione internazionale della Torino-Lione” è anche questo indice di scarsa informazione, perché per un’elementare questione fisica non ha nessuna utilità e ancor meno senso, fare un tunnel capace di contenere 300 passaggi di treni al giorno se il resto della linea ne può supportare solo (per fare un esempio) 50. Anche un bambino e nemmeno troppo intelligente capisce che su quella linea passeranno sempre solo 50 treni. L’unico senso che avrebbe fare una devastazione del genere sarebbe per spartirsi gli eventuali soldi.

 

Infatti per raccogliere l’invito di La Spina  a “una riflessione serena” è bene approfondire la bufala degli eventuali miliardi di euro in arrivo: i “meno di tre” provenienti dalle casse dello stato non sono menzionati in nessun documento ufficiale governativo (soprattutto perché non ci sono!), e “un po’ più di uno” da Bruxelles è pura fantasia “suggestionata” dal Barovirano, perché tale cifra si basa sull’illusione che la Comunità Europea finanzi tutto il 40% possibile dell’abominio ferroviario, mentre nella realtà dell’oggi ( e tra qualche settimana forse gli scenari saranno ancora peggiori), l’Europa è impegnata a sopravvivere alla BCE, e le linee ferroviarie sognate stanno sfumando in tutta Europa come neve al sole, e a questo proposito il signor La Spina vada a leggersi l’onesto reportage apparso su Repubblica di qualche settimana fa sulla fantomatica linea T.A.V. Lisbona-Kiev, in cui in buona parte delle nazioni teoricamente coinvolte, gli esperti trasportistici locali a sentir parlare di T.A.V. si mettono giusto a ridere.

 

Ora, per parlare di cose serie, se davvero si volesse promuovere uno sviluppo sostenibile e accettabile ambientalmente e socialmente ciò che sarebbe imprescindibile è una gestione dei rifiuti come risorsa che produrrebbe  posti di lavoro vero in numero di molto superiore alle porcate stile T.A.V.  e innescherebbe una filiera del recupero, del riutilizzo e della produzione di prodotti realizzati dalle cosidette “materie prime seconde”  facilmente realizzabile proprio in una città dal passato manifatturiero come Torino. Promuovendo centri di ricerca sulle sostenibilità ambientali, sulle energie alternative e sul risparmio energetico, e sulle nuove forme di mobilità urbana, perché questi sono i veri filoni delle tecnologie del futuro seguiti in tutto il mondo civile e che noi continuiamo a snobbare, e che essendo di alto profilo professionale non sarebbero infiltrabili dalle cosche, a differenza di quanto successo in tutti gli appalti del T.A.V. in giro per l’Italia.

 

Ultima considerazione: sempre il buon La Spina lamenta il fatto che “all’orizzonte non si vedono altri importanti investimenti pubblici per i prossimi anni” e per fortuna!! Perché uno dei motivi dell’enorme indebitamento del governo italiano (e non dei cittadini!) è stato proprio legato ai complessi da mini dotati affetti da gigantismo, allora si cominci a investire il necessario nelle tecnologie verdi (consolidamento, tutela dei territori, dei corsi d’acqua), nell’istruzione, nella sanità, e nelle manutenzioni degli edifici pubblici. Ci sarà lavoro vero, continuo, socialmente utile, di alta professionalità ma di piccola entità e quindi non appetibile alle cosche mafiose e politiche (che sono la stessa cosa).. sennò l’alternativa per i torinesi visti i dieci anni precedenti di “sviluppo” sarà quella di trovarsi strozzati da altri cinque miliardi di euro di debito, e l’unico vero “progresso e sviluppo” sarà quello delle banche creditrici e delle cosche mafiose.

 

Signor La Spina, cominci a documentarsi seriamente in modo da scrivere in modo un po’ più presente alla realtà delle cose, sennò tra qualche anno, se qualcuno riuscirà a rovinare definitivamente la vita dei torinesi tra devastazioni e debiti, lei avrà il coraggio di assumersene la responsabilità?

Luigi Robaldo, Movimento No Tav, 25 giugno

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