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Leggere rende liberi solo se si è tutti liberi di leggere.

 

Inaugurando a Torino il Salone del Libro il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito l’importanza e “la ricchezza dei testi e della lettura: leggere non è solo una ricchezza privata, ma un bene comune, ossigeno per le coscienze. La lettura è una porta sul mondo, leggere ha a che fare con la libertà e con la speranza».

Una porta aperta per molti che non la oltrepassano, ma chiusa, insieme alla speranza, a chi è sottoposto al regime carcerario 41bis. Ad oggi si contano circa 700 persone chiuse in sezioni speciali e da alcuni mesi in maniera definitiva non possono più ricevere libri, qualsiasi forma di stampa, attraverso la corrispondenza e neanche attraverso i colloqui, che siano con parenti o con avvocati. Questo a seguito di una circolare del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) inviata nel novembre 2011.  Le persone sottoposte al 41bis possono acquistare libri solo per il tramite dei carcerieri che difficilmente si metteranno alla ricerca di libri specifici, un altro duro colpo alla libertà che già si aggiunge all’assurdo limite imposto alla quantità di libri che è consentito tenere in cella: soltanto tre.

Se, quindi, leggere ha a che fare con la speranza, limitare la lettura o vincolarla al “consenso” del carceriere equivale a togliere, oltre alla libertà, anche la speranza, è degrandante quanto inaccettabile, al pari dell’impiego della videoconferenza nei processi.
In un crescente manettarismo questo paese sta perdendo completamente il senso di umanità, spinto da flussi deformati di pseudo-informazioni che alimentano e fomentano odio contro inesistenti nemici, riservando invece cordiali rimproveri a quella classe che detiene il potere e quotidianamente ne abusa. Accettare che venga consentita una carcerazione in queste condizioni è facile perché rimbalzando da una delega all’altra ci si può autoassolvere, la tortura delegata al sistema, “la giusta punizione”, ci hanno convinto di questo, e quando un disperato arriva al suicidio ecco il popolo pronto a gridare in coro “uno di meno”. Come ci abbiano portato fino a questo punto non mi è chiaro ma so per certo che restare ancora indifferenti non farà che aumentare il livello di tortura perpetrato nelle carceri, ben lontano dalla nostra vista, e da quel che resta della nostra coscienza.

Nel leggere alcune delle impugnazioni dei giudici di sorveglianza ecco una motivazione che denota straordinaria creatività: “sia vietato l’accumulo di un numero eccessivo di testi, anche al fine di agevolare le operazioni di perquisizione ordinaria”. Certo, non hanno tempo da perdere a sfogliare libri, loro, hanno già in mano il manganello, che pretese. Non manca la generosità, lo Stato comprende le esigenze dei detenuti ed ecco che consente la detenzione, nella propria cella, di “un codice penale, un testo religioso ed un dizionario”. Si può volere qualcosa di più?

Aggiungo un testo di Giulio Petrilli,  sulla sezione femminile del carcere de L’Aquila, che rende bene l’idea:

“Nella sezione speciale femminile del carcere Le Costarelle de L’Aquila, le condizioni di vita delle detenute sono simili se non peggiori del famigerato carcere americano e peggiore anche di Alcatraz.
Isolamento totale, perquisizioni corporali quando si esce dalla cella nell’unica ora quotidiana.
Totale divieto di comunicare tra detenute.
Un bunker nemmeno paragonabile a Guantanamo come spazi, con celle due metri per due.
Spazio per l’aria, tre metri per tre senza mai sole.
Il sole non esiste piu’.
Due libri al mese, due soli quaderni per poter scrivere.
Corrispondenza con l’esterno praticamente inesistente, visto la forte censura.
Condizioni che ledono completamente i diritti umani.
Ma le donne democratiche della mia citta’ dove sono?
Ma non solo loro, anche gli uomini e non solo nella mia citta’ perche’ e’ un problema nazionale.
Tutto tace, tutti girano la testa dall’altra parte.
La sezione femminile del carcere speciale de L’Aquila, ha condizioni di gran lunga peggiori delle sezioni a 41bis e credo che questo dimostri che e’ l’unico carcere femminile al mondo cosi’ duro.
Non e’ una esagerazione, purtroppo e’ la realta’.
La tortura di per sé è un fenomeno incredibile, ma applicato nella detenzione delle donne, nel silenzio quasi totale, ha dell’incredibile.
Io racconto queste cose a ragion veduta, perché ho visitato diverse volte questa sezione speciale e leggo di denunce sulla situazione descritta, che non hanno visibilità.

Torno a riaffrontare questo tema dopo otto anni, quando dopo per aver partecipato a una manifestazione proprio a L’Aquila contro il 41 bis ho avuto conseguenze dure e difficili.

18.03.15 Giulio Petrilli”

 

Perché questo angosciante silenzio su evidenti violazioni dei diritti umani?

 

Simonetta Zandiri

 

This article has 4 comments

  1. Giovanna Maggiani

    Non è una questione di regime di 41 bis , qui è una questione di ediificio carcerario che andrebbe ricostruito in modo da fare fronte alle esigenze di uomini e donne.
    Il régime di 41 bis prevede l’isolamento per evitare contatti con l’esterno del carcere, e può darsi che il reo lo intenda come tortura, e non gli piaccia, ma le sue vittime hanno pagato con la vita quando il reo era libero di muoversi come voleva.
    I condannati al 41 bis spesso danno ordini di morte dal carcere , come mai possono farlo ?

    • Non è una questione di edificio, è un problema di ben altra natura, vale la pena ricordare che, almeno sulla carta, il sistema carcerario è considerato “correttivo”, ma qui si va ben oltre, e parliamo di 700 persone attualmente sottoposte al 41bis , Giovanna… lo giustifichi ipotizzando che ci siano 700 persone che potenzialmente mandano all’esterno ordini di morte? Ma sul serio? Il 41bis è, di fatto, una tortura. Il più delle volte una vendetta. La giustizia è tutta un’altra storia.

  2. Non so come fare per far udire a tutti e ai nostri politici la crudeltà e il dolore di questo 41bis. É una tortura vera e propria ci hanno rinchiuso mio padre e io non vivo più. Vive isolato tutto il giorno in una piccola e squallida celletta col water lavandino letto e i suoi vestiti il tutto in 2 metri per tre.non si può cucinare ne comprare cibo.deve soppravvivere con lo schifo che gli passano.e ammalato ma non viene curato come avrebbe bisogno.vive quasi al buio perché nella celletta c è solo una piccola finestra alta sbarrata da 3 diverse tipo di sbarre e tre diversi tipi di rete.1 ora d aria in un altra cella senza tetto….é sepolto vivo! Posso vederlo solo un ora al mese dietro un vetro alto e parlargli tramite un citofono.anni senza poter stringere la sua mano. É. Una tortura, una pena di morte celata che uccide pure noi familiari.. Aiutatemi! In tutto questo mio padre é un uomo buono accussato da un pentito di essere un capo ma sono solo bugie.il processo éin corso.ma intanto stiamo muorendo vi prego aiutatemi!!! Se non trovate giusto che l italia già condannata per il 41bis dalla corte europea dei diritti umani continui a torturare , scrivetelo in tutti i social, un piccolo gesto che può aiutare chi è in questo inferno, il silenzio non ci aiuta molti ignorano ciò che l Italia. Permette nel sistema carcerario

    • Si, è una tortura… purtroppo però al momento sembra che l’Italia, nonostante la condanna della Corte Europea, stia per produrre una legge pacco! Non mancheranno mobilitazioni ma è evidente che siano riusciti a creare un clima manettaro e giustizialista che ha spinto tutti a sacrificare la libertà in nome di un’improbabile sicurezza, quindi c’è molto da fare per abbattere questo sistema che annienta le persone lentamente e inesorabilmente! Forza Giorgina!
      La legge sulla ‪#‎tortura‬ sarà emendata e tornerà alla Camera. I limiti del provvedimento in ‪#‎sTortura‬, di Lorenzo Guadagnuzzi, un opuscolo da scaricare, leggere, diffondere! Qui il link per scaricare il pdf: http://www.altreconomia.it/stortura/sTortura-1.pdf