TrivelleSusa

«L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare» avrebbe detto questa mattina Gino Bartali se avesse partecipato all’udienza di oggi, per il processo NO TAV relativo alla manifestazione che si svolse nei pressi della trivella a Susa  il 9 febbraio 2010.

Sin dall’inizio della requisitoria finale del PM Ferrando si ha l’impressione che la tesi dell’accusa non abbia elementi sufficienti per avvallare i reati contestati, al punto che pare che tutto il discorso sia incentrato nella giustificazione (sino quasi alla difesa) del comportamento delle forze dell’ordine che la difesa sostiene essere stato “spropositato” rispetto alle dinamiche della manifestazione NO TAV oggetto del dibattimento.

 

PREMESSA: le udienze precedenti

Facciamo un passo indietro, per chi non sapesse di cosa stiamo parlando. Quel giorno circa 300 attivisti NOTAV,a seguito di un’assemblea molto partecipata, decisero di improvvisare uncorteo rumoroso dal presidio permanente di Susa in direzione della frazione San Giuliano per informare gli abitanti del sondaggio in corso, aggirando simbolicamente la trivella (sondaggio S66) per manifestare la loro contrarietà.

 

Le condanne richieste dall’accusa, che lo stesso PM ha definito nelle precedenti udienze per “fatti poco gravi”, variano da dieci mesi ad un anno e tre mesi, e si basano su un filmato della scientifica in cui nessuno degli imputati si vede commettere il reato del quale è accusato, video che, al contrario, mostra la carica effettuata dalla polizia contro i manifestanti (nella quale furono feriti 3 manifestanti, oggi tra gli imputati)  e due poliziotti colpiti alla spalla, con 7 giorni di prognosi.

Nota di colore è che nelle udienze precedenti è emerso il fatto che gli agenti colpiti non ricordano nulla ed uno dei due, oltre ad aver ammesso di non avere visto nulla perché aveva la visiera del casco appannato, ha affermato con sicurezza di essere stato ferito alla spalla destramentre sul certificato medico era indicata la spalla sinistra. Piccole imprecisioni, dettagli. In fondo, si sa, destra e sinistra ormai “non esistono più”. Anche loro sono “oltre”!

Un’altra particolarità della fragilità delle accuse emerge dalle precedenti conclusioni del PM Ferrando, che aveva ammesso che i “fatti di violenza fossero poco gravi ma avvenuti nel contesto di una manifestazione non autorizzata”, che pare quindi essere il reato più grave, e potrebbe esserlo, se non fosse che non è tra i capi d’accusa oggetto di questo processo! 

Tuttavia quella manifestazione contestata, secondo il PM, aveva “frontalmente sfidato l’autorità in modo programmato”, cosa sufficiente a legittimare l’uso delle “armi” da parte delle forze dell’ordine, perché “chi partecipa ad una manifestazione non autorizzata deve mettere in conto che può prendersi delle manganellate”.

Prendiamo atto anche di questo, e mi tornano in mente le parole del PM Quaglino durante il processo per Nina e Marianna, quando alla spiegazione da parte della difesa per l’uso delle maschere anti-gas e la presenza di persone con bende e ghiaccio per curare le ferite da lacrimogeno spesso sparato ad altezza uomo, ricordò che, in fondo, per non essere COLPITI “bastava spostarsi”!

L’udienza del 3 maggio 2013

Sin dall’inizio il discorso di Ferrando  sembra un disperato tentativo di arrampicarsi sugli specchi, per giustificare i blocchi delle forze dell’ordine nella serata oggetto del dibattimento introduce persino lo strumento Google Maps / Street view mai citato nel corso del dibattimento, dunque improponibile (come osserva successivamente l’avvocato Novaro, che contesta le osservazioni del PM sia sotto il profilo del metodo che del contenuto) .

Il servizio di sbarramento, secondo il PM Ferrando, prevedeva due punti che il questore aveva  indicato nell’ordinanza, ma gli sbarramenti previsti inizialmente furono poi spostati, perché nel corso dell’assemblea fu ventilato il discorso di andare a disturbare la trivella. Poiché la difesa in precedenza ha evidenziato come lo spostamento dei blocchi possa avere inciso sull’accentuare le tensioni, Ferrando si è sentito in dovere di spiegare che tali precauzioni furono prese in virtù dei precedenti, come “la sospensione dei lavori nel 2005 avvenuta proprio per questo tipo di manifestazioni”, e cita anche l’episodio di Coldimosso (17 febbraio 2010) quando i manifestanti si distribuirono nell’area boschiva accanto al punto dove c’era la trivella e fu impossibile identificarli (ma omette che non fu impossibile ferirne gravemente due, Simone e Marinella).

La regia, quindi, dovette cambiare la strategia dei blocchi per “comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica” e poiché la difesa aveva citato l’art.17 della Costituzione, il PM specifica, con un certo sarcasmo, che la stessa non tutela “il diritto di riunirsi in un’autostrada”.

Prosegue poi in quella che sembra davvero essere una difesa dell’operato delle forze dell’ordine più che la definizione degli elementi d’accusa, e si passa alla spiegazione della criticata “carica di alleggerimento durata non più di 20 secondi”. Spiega quindi le procedure del TULPS sulle formalità previste per lo scioglimento di riunioni per cui non è stato dato preavviso, nel caso in cui vi siano pericoli per l’ordine pubblico la procedura richiedere che sia l’ufficiale (in divisa o con la fascia tricolore per essere riconoscibile) a dare l’ordine all’assemblea di sciogliersi, poi 3 squilli di tromba o la ripetizione per 3 volte dell’ordine di disperdersi e successivamente si possa ordinare la carica. Ma questa procedura non ebbe luogo quella sera perché, secondo il PM, si trattava non di un’assemblea in luogo pubblico ma di un “corteo in movimento, una situazione di illegalità che marciava in direzione dello schieramento della forza pubblica, una situazione di minaccia per l’ordine pubblico”. Ed aggiunge, a sostegno della situazione tesa, il comportamento di uno degli imputati accusato di “brandire minacciosamente un bastone verso le forze dell’ordine, mentre pronunciava nei loro confronti tutta una serie di insulti”.

L’avvocato della difesa avrà occasione di spiegare, successivamente, che quel bastone non era usato contro le forze dell’ordine, ma per effettuare la battitura lungo il guard rail, battitura che da tempo è usata dal movimento come forma di manifestazione del pensiero, e che l’imputato abbia contenuto la sua azione in un ambito non violento, quanto basta come prova d’innocenza.

Si passa poi al reato di travisamento, mostrando il fotogramma 15 (estratto dal video), dove si individuano 3 manifestanti travisati, in particolare uno indossa un passamontagna, ha una sciarpa e tiene il capo chino “proprio come fanno vicino alle telecamere delle banche le persone che non vogliono essere identificate”,un particolare significativo, per il PM, a riprova del fatto che il travisamento non fosse tanto una protezione dal freddo quanto la necessità di non essere individuati dalle forze dell’ordine. Su questo punto nella sua replica l’avvocato Vitale smonta il paragone con chi si nasconde dalle telecamere della banca, e mette in evidenza che si sta parlando solo di tre soggetti su centinaia di persone a volto scoperto, un numero poco significativo.

 

L’avvocato Novaro sostiene che il problema di questo processo sia un altro, che non si tratti di ragionare sulla legittimità astratta del comportamento della polizia, ma su quello che è stato:“c’è stata una carica, ci sono stati dei feriti, tutto perché è stato attaccato un adesivo su un mezzo delle forze dell’ordine e non perché qualcuno volesse andare in autostrada come sostenuto dallo scenario ipotetico del PM! “

Qui ci sono degli agenti che riportano delle lesioni, tuttavia manca il nesso causale tra le azioni degli imputati e queste lesioni, poiché ci troviamo di fronte a manifestanti e imputati che non hanno oggetti violenti, e non fanno azioni violente, perché l’atto a cui si risponde è il tentativo di uno degli imputati di attaccare un adesivo sul cofano del mezzo della polizia, e la polizia carica….  Come capita spesso da piccoli episodi si creano tensioni che aumentano e terminano in una carica. Ma questo non è un processo alla polizia, al contrario, qui stiamo processando i manifestanti … “ e, aggiunge Novaro “Possiamo condannare degli imputati che hanno soltanto preso delle botte in testa o si sono limitati a battere contro un guard rail? Voinon avete una condotta materiale violenta, ma avete certamente una condotta dubbia della polizia…  con modalità NON CONGRUE e non per la mancanza degli squilli di trombe..

Simili a quelle dell’Avv.Novaro anche le osservazioni dell’Avv.Carena che con grande eloquenza si chiede “perché una persona in gamba come il PM continua a fare una difesa della polizia!”. E prosegue: “Ritengo che la pubblica accusa nel corso del dibattimento si sia resa conto che dai filmati non ci sono né atti di violenza né di resistenza che impedissero alle fdo di fare il loro dovere. Visto questo e visti i testimoni indicati dalle difese che hanno dato una versione piuttosto univoca, che c’era la volontà di informare gli abitanti di San Giuliano, allora perché il PM continua a parlare del legittimo spostamento delle forze dell’ordine?  Il problema è che io non sto qui a discutere se è legittima o no la reazione delle fdo, io qui ho dei ragazzi che rischiano di andare in galera se si dimostra che hanno tentato con VIOLENZA di andare a danneggiare la trivella….   Ma se  vogliamo seguire il discorso del PM  allora parliamo di altro, parliamo di occupazione dell’autostrada? di interruzione di servizio? di manifestazione non autorizzata? Ma qui i capi d’imputazione sono diversi, e non c’è nessuno neanche tra questori e personale DIGOS che abbia affermato che l’intenzione era di arrivare alla trivella!”

L’Avvocato fa poi notare che il suo assistito era a volto scoperto, nonostante il freddo non aveva né cappello, né sciarpa, era a mani nude e non ha compiuto alcun atto violento, se si applicasse a lui il “concorso” allora dovrebbe essere applicato a tutti i presenti. Ritiene, inoltre, che se non c’è stata la capacità investigativa per individuare i responsabili di alcune azioni non per questo si deve ritenere che vi sia il 336 c.p. (Violazione o minaccia a un pubblico ufficiale), essendo dimostrato che non è avvenuta alcuna violazione o minaccia.

Conclusioni

Sembrerebbe dunque che tutto l’impianto accusatorio che ha portato a processo 8 NO TAV si sia sgretolato con la semplice analisi delle stesse prove portate dall’accusa e, come fa notare l’Avvocato Ghia,  si ha l’impressione “che la la procura abbia commesso sostanzialmente un errore facendo proprie le indagini condotte dalle forze dell’ordine senza andare ad analizzarle in modo approfondito.”

Come dire che se sei NO TAV si presume la tua colpevolezza a prescindere da ogni ragionevole dubbio e fino a prova (e riprova) contraria.

La sentenza è attesa il 4 giugno, appuntamento in Aula 5, corridoio 15, alle 9.

Scarica il PDF con il resoconto completo del processo, a cura di Cristina Abba.

Simonetta Zandiri – TG Maddalena

(un ringraziamento a Cristina A. per i report sulle udienze precedenti)
AGGIORNAMENTO SENTENZA 4 GIUGNO 2013

Le condanne richieste dall’accusa, che lo stesso PM ha definito nelle precedenti udienze per “fatti poco gravi”, erano da dieci mesi ad un anno e tre mesi, e si basavano su un filmato della scientifica in cui NESSUNO degli imputati si vede COMMETTERE IL REATO del quale è accusato, video che, al contrario, mostra la carica effettuata dalla polizia contro i manifestanti (nella quale furono feriti 3 manifestanti, oggi tra gli imputati) e due poliziotti colpiti alla spalla, con 7 giorni di prognosi. Risultato? Condanne a 5 mesi (una ad un mese) con le attenuanti superiori alle aggravanti e 2 assolti perché il fatto non sussiste (Stefano Milanesi e Andrea Bonadonna) . E lo Stato assolve, ancora una volta, sé stesso.

Qui la descrizione completa delle sentenze (PDF) a cura di Cristina Abba.

Comments are closed.