Un libro, con prefazione di Luca Abbà, che spiega ed argomenta con chiarezza e profondità la radicalità della lotta all’alta velocità.

Pubblicato nel 2012, di Miguel Amoròs, edizioni Nautilus
AltaVelocitaMarcia

L’alta velocità marcia
di Miguel Amoròs – Edizini Nautilus (Torino, 2012)
L’alta velocità è uno strumento del potere. Per questo la lotta contro il TAV è qualcosa di più della lotta per un altro tipo di infrastruttura che non deve rivendicare soltanto un altro modello di trasporto ma un’altra società. E’ una lotta contro tutte le infrastrutture di un’economia fuori controllo ed è anche una lotta contro l’automobile, la proliferazione urbana, l’alimentazione industriale, la vita artificializzata, la distruzione del territorio, lo sfruttamento del lavoro. E’ una lotta contro lo sviluppo e il consumismo. Deve mettere in moto meccanismi organizzativi autonomi capaci di elaborare punti di vista critici in modo collettivo, assieme a forme di lotta distinte dalla politica e dal sindacalismo, dalle quali deve nascere un soggetto storico, una comunità di oppressi capaci di affrontare le forze del dominio e cambiare il mondo secondo i propri desideri.

Presentazione di Luca Abbà, dal CTO di Torino, maggio 2012

Parlando di Alta Velocità non si può fare a meno di trattare la vicenda ormai ventennale dell’opposizione della val di Susa al progetto di distruzione del proprio territorio.
Da qualche tempo ormai la lotta NO TAV dei valligiani ha raggiunto il palcoscenico, non solo mediatico, a livello italiano riuscendo talvolta a farsi notare fuori dai confini nazionali. Sinonimo di resistenza, ha conquistato i cuori di coloro che hanno avuto modo di partecipare direttamente giungendo da ogni dove, alle giornate di mobilitazione. Oltre ad aver rallentato nel corso degli anni l’iter progettuale di questa nuova linea ferroviaria, nel 2005 il movimento popolare è riuscito a bloccare materialmente l’inizio dei lavori di scavo preliminari. Ora, a più di sei anni di distanza, il tentativo di far ripartire i lavori con il tunnel geognostico di Chiomonte è stato ostacolato da una tenace presenza degli attivisti sul luogo di cantiere e tuttora la partita risulta ancora aperta. Provando ad indagare sulle cause che hanno reso efficace questa lotta, riesce difficile trovare la ricetta precisa di questo successo, anche se alcuni elementi si possono facilmente evidenziare ripercorrendo i passaggi che ci hanno portato fin qui.

La radicalità dei contenuti espressi finora è racchiusa semplicemente in quel “NO” (al TAV) irremovibile che dice molto di più di quel che sembra e che ha messo a riparo il movimento da possibili compromessi o progetti alternativi. La produzione di critica teorica al TAV è stata relativamente scarsa in ambito valsusino, ma è nella pratica della lotta che si sono espresse le cose più interessanti e che stanno facendo dormire sonni poco tranquilli a quelli che pensavano di risolvere facilmente la “questione valsusa”. Barricate, blocchi e contrapposizione fisica con le forze dell’ordine fanno parte ormai della vita di migliaia di valsusini che, in modo sempre più consapevole, stanno dando un grosso contributo alla messa in discussione del modello di società vigente ben rappresentato dal TAV e dal corollario di opere e tecnologie nefaste e distruttrici.
Nata inizialmente dall’esigenza di difendere le proprie case e il proprio territorio dai cantieri e dagli effetti negativi della linea ferroviaria veloce, la battaglia della val di Susa ha acquistato argomenti e motivazioni fino a diventare un riferimento per tutti quelli che sognano un mondo diverso dal modello opprimente dei nostri giorni.

La consapevolezza della popolazione valsusina si è costruita grazie a una costante e meticolosa opera di informazione realizzata negli anni da attivisti determinati che con volantini, serate informative e passaparola, hanno creato le basi di legittimità dell’agire NO TAV. Ciò che ha permesso e reso efficace questo lavoro di sensibilizzazione è stato sicuramente la conformazione geografica, sociale e culturale del territorio valsusino. Nei paesi, quasi tutti sotto i 5.000 abitanti, i rapporti tra le persone conservano tracce di quel tessuto comunitario che stava alla base della società rurale e montana vigente fino ad alcuni decenni fa. Man mano che ci si avvicina alle zone pesantemente urbanizzate della periferia torinese si avverte l’effetto perverso che l’industrializzazione ha causato nell’organizzazione della società e che ben descrive Amoròs nei suoi scritti. Qui la diffusione dell’idea NO TAV è più difficile e la partecipazione alle iniziative è per lo più riservata ai cosiddetti militanti politici oppure ai cittadini attivi, anche se la recente mediatizzazione delle istanze del movimento di lotta ha favorito la diffusione della simpatia per i valsusini anche in molte città. Questa solidarietà si sta diffondendo anche a causa della situazione sociale che vede alcuni elementi cardine del sistema capital-consumista occidentale cominciare a scricchiolare con ripercussioni economiche negative sulle classi sociali medio-basse, scenario che stride con i preventivi di spesa faraonici ipotizzati per le linee TAV. Inoltre le numerose vessazioni subite dal popolo valsusino in termini di militarizzazione, violenza subita e criminalizzazione mediatico-giudiziaria hanno sempre provocato la risposta fiera e determinata dei valligiani, facendo della lotta NO TAV un avamposto di resistenza sociale in Italia a cui in molti guardano come esempio e speranza di modalità diverse per un mondo nuovo. Esperimenti di ciò si stanno facendo in val di Susa ai margini della lotta e nel modo stesso di condurre le mobilitazioni. Da valorizzare in tal senso le esperienze dei presidi permanenti sul territorio dei previsti cantieri, luoghi dove le pratiche di resistenza si intrecciano con episodi di vita quotidiana vissuti in armonia da persone di estrazioni sociali e culturali molto diverse tra loro. Rimarrà nella storia valsusina la Libera Repubblica della Maddalena di Chiomonte (…), centinaia di attivisti hanno condiviso pasti, discussioni, speranze e abilità. Solo un dispiegamento senza precedenti di forze di polizia riuscì ad espugnare il territorio occupato tramite l’uso di ruspe e gas lacrimogeni in dosi criminali.
Questo e molti altri episodi hanno contribuito a rendere “epica” la vicenda della Val di Susa che si oppone al treno veloce: una storia che prosegue e il cui finale è ancora da scrivere, le sorprese di certo non mancheranno così come le grandi possibilità di cambiamento sociale e culturale insite nello svilupparsi di questa lotta. Potenzialità non prive di limiti e contraddizioni, ma proprio per questo meritevoli di un contributo che possa rafforzare e radicalizzare la già preziosa azione dei valsusini.
Potenzialità che per esplodere hanno bisogno di essere esportate nelle città e nei territori già sensibili alle criticità ambientali; la creazione di molte “val di Suas” non deve quindi essere uno slogan o un sogno, ma bensì una condizione da praticare al più presto. ovunque.
Luca Abbà, dal CTO di Torino, Maggio 2012.

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TGMaddalena.it

This article has 1 comment

  1. In nome della pacificazione e nella criminalizzazione dei Notav BRUTTI SPORCHI e CATTIVI ovvero quelli che non piacciono al Pd…ecco che la repressione si scatena e con loro l’opera dei PENNIVENDOLI di stato….

    TORINO

    “Una serie di perquisizioni sono state effettuate dai carabinieri del Ros in Piemonte nel quadro di un’indagine, coordinata dalla procura di Torino, che riguarda attivisti anarchici. Il procedimento è aperto per il reato di associazione terroristica.
    Le perquisizioni sono state eseguite a Cuneo e in un’altra località piemontese a carico di tre persone. Il gruppo, secondo quanto si apprende, edita una pubblicazione chiamata Nunatak e si occupa di un fondo chiamato Cassa antirepressione delle Alpi Occidentali. Le indagini puntano anche ad accertare eventuali collegamenti con gli elementi più radicali della galassia No Tav.”