“La riproduzione artificiale dell’umano  – la procreazione medicalmente assistita – è un’ulteriore conquista del capitalismo verso uno sfruttamento sempre più opprimente del vivente che, estendendo i suoi tentacoli fino all’origine della vita, tramuta in merce anche i semi umani.
La riproduzione artificiale dell’umano, che il capitalismo sta imponendo ai nostri corpi, permetterà il controllo, la selezione, la modificazione genetica e l’omologazione fino a raggiungere un completo addomesticamento dell’umano

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Qualche settimana fa abbiamo pubblicato un contributo sul tema realizzato da Silvia Guerini (del collettivo Resistenze al nanomondo ) che ha curato la prefazione del libro di Alexis  Escudero “La riproduzione artificiale dell’umano” che nei prossimi giorni verrà presentato in tutta Italia, anche a Torino il 12 gennaio, nei locali di Radio Blackout in Via Cecchi 21, con l’obiettivo di aprire un dibattito tanto importante quanto evidentemente “scomodo” in certi ambienti.

“La civiltà è sterilizzazione” – A.Huxley “Il mondo nuovo”

Per arrivare all’incubo attuale e futuro dobbiamo però fare un salto indietro del tempo, alle origini dell’eugenetica (dal greco “buona nascita”) che nasce nell’ambiente accademico scientifico nella seconda metà del XIX secolo. Considerato il padre fondatore di questa disciplina, l’inglese Francis Galton nel 1883 la definisce come “lo studio dei fattori sotto controllo sociale che possono migliorarecopertina o peggiorare la qualità razziale delle generazioni future“. Ben presto da nuova scienza l’eugenetica si trasforma in nuova “fede”, fornendo una risposta efficace alla diffusa paura della degenerazione biologica, con una evidente tendenza alla “biologizzazione del sociale” e la sua vocazione tecnocratica ad una gestione manageriale della popolazione. “Fu in Germania, negli anni Trenta, che l’ideologia eugenista si attuò nel modo più terribile” scrive Alexis Escudero [ p.127] “Il Terzo Reich impose la sterilizzazione o lo sterminio degli handicappati, degli alcolisti, degli omosessuali, delle persone affette da alcune malattie, degli ebrei e degli zingari. Questo eugenismo negativo che procedeva con l’eliminazione degli indesiderabili si accompagnava ad un eugenismo positivo che mirava alla creazione di una razza superiore all’interno delle genealogie umane” ( progetto Lebensborn ).

Oggi l’eugenetica non sembra più riconducibile alla sua matrice originaria anglosassone, accanto ad essa ha fatto la sua comparsa un’eugenetica “latina”, diffusa in paesi cattolici come l’Italia, la Francia, il Belgio e diversi stati dell’America centro-meridionale. In un saggio sull’eugenica in Italia scrive Francesco Cassata:  “infine, il mito dell’eugenica come “scienza” essenzialmente reazionaria, per lo più legata ad ambienti di destra razzisti, antisemiti, sessisti, ecc., ha lasciato il campo ad una valutazione storicamente più matura e più consapevole del fascino esercitato dal discorso eugenetico anche negli ambienti di sinistra: dalle prime femministe ai socialdemocratici tedeschi e svedesi, dai riformisti britannici ai comunisti francesi”. Ed è su questa ambiguità negli ambienti di sinistra francesi che si concentra maggiormente la critica dell’autore, Alexis Escudero: “E’ l’attitudine che ha predonimato “a sinistra della sinistra”, quella che si rivendica “anti-liberale”, storicamente influenzata dal marxismo e meno portata alle questioni sociali.(…) La politica, come la natura, ha terrore del vuoto. La destra cattolica ormai ha il campo libero per invadere questi territori abbandonati dalla critica. (…) Siccome la sinistra l’ha abbandonata, è ormai facile affermare che ogni critica della mercificazione è necessariamente di destra e reazionaria.” [ pp 88-89]

Fine dicembre 2016, la rivista FOCUS EXTRA  (numero 73) dedica un intero numero a quelle che definisce le “nuove frontiere della medicina“, così l’innovazione genetica è presentata spiegando “chi sono e cosa fanno i maghi del DNA”, con l’immancabile spot alla longevità promessa dalle tante innovazioni ed alla risoluzione, sempre tramite manipolazione genetica, di malattie come l’Alzheimer o il più temuto di tutti: il cancro. “Bebè su misura“, questo è il titolo dell’articolo che annuncia che il “sesso non servirà più a fare figli” e che i bambini “concepiti in provetta saranno selezionati per essere perfetti“.

Selezione per la perfezione. I progressi della fecondazione “in vitro e della genetica permetteranno di avere un gran numero di embrioni e di analizzarli. Per scegliere “il migliore”.  E gli scarti? Un problemino da risolvere, per l’autrice dell’articolo, Margherita Fronte. Niente di più.
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Tecnicamente siamo ormai al “tutto è possibile”, mentre sul piano etico oltre ad un inquietante silenzio assistiamo ad un crescendo di una certa propaganda che, utilizza quasi come “cavallo di troia” la questione LGBT per “l’estensione generalizzata della PMA a tutte le coppie anche eterosessuali senza problemi di fertilità e senza presunte, o tali, malattie genetiche”, una pressante campagna informativa sui benefici “medici” delle biotecnologie e della genetica applicata alla creazione di “bebé su misura”.

Ma da oltre 150 anni l’eugenetica è alla radice di indimenticabili genocidi, di un nazismo “in camice bianco” che conta milioni di vittime di piani di sterilizzazione , fino all’eliminazione sistematica delle vite considerate “indegne di essere vissute” (Aktion T4).

“Oggi assistiamo a donne sottomesse volontariamente ad una tecnocrazia in camice bianco: medici, ginecologi, genetisti, esperti vari, sottomesse a un intero apparato tecnico-scientifico. Un catalogo di vendita di ovuli da donatrici selezionate per le loro caratteristiche così da avere una materia prima di qualità per fabbricare un bambino. Un processo industriale vero e proprio: selezione ed estrazione della materia prima, analisi nelle prime fasi di produzione, scarto della merce non idonea, controlli su tutto il processo.” spiega Silvia Guerini, e ancora:

“Il capitalismo ha mercificato gli stessi elementi vitali, che acquisiscono un valore economico per ciò che producono di sfruttabile. Il valore in sè è distrutto. Così un fiume non ha valore perchè parte integrante di un ecosistema e una foresta non è percepita come una fitta rete di interrelazioni vitali, ma fiume e foresta sono considerati e resi risorse da depredare. Così i semi terminator della Monsanto sono modificati geneticamente per essere resi sterili. Così ci facciamo inseminare e produciamo un figlio. Così ci facciamo bombardare da ormoni per produrre un sovrannumero di ovuli al fine di venderli. Così facendo stiamo aprendo ancora di più i nostri corpi.”

Un aspetto delicato ed affrontato con profondità ed ampiezza dal testo di Escudero è quello della “biologizzazione del sociale“,  che definisce il “pessimismo liberale” che “cede alla tecnologia la lotta per l’uguaglianza e rinuncia in realtà ad ogni vita politica poiché l’uguaglianza, come ogni valore democratico, non è mai data per scontata. E’ una lotta permanente che si gioca nell’educazione, nel dibattito di idee, nel confronto perpetuo degli individui e dei gruppi che costituiscono la società, nell’organizzazione, nell’istituzione di regole di vita e nei processi decisionali condivisi… Affidarsi alla tecnologia, credere di poterci risparmiare questo sforzo necessario alla vita in società equivale a rinunciare alla nostra natura di animale politico. E’ accettare di lasciare che le forze impersonali della Tecnologia (e quindi dello Stato e del Mercato) gesticano e governino le nostre vite”. [ p.181]

E ancora: “Nell’era del capitalismo tecnologico, la lotta per il dominio sulla natura, che fu fattore di emancipazione, diventa fattore di asservimento. E’ la distinzione stabilita da Ivan Illich tra la tecnica autonoma e la tecnologia eteronoma che si ritorce contro l’emancipazione politica. La distruzione dei nostri fondamenti  biologici si paga cento volte tanto con la sottomissione al capitalismo, alla tecnologia, allo Stato ed alla perizia medica. Sostituiamo il nostro assoggettamento ad una natura incosciente, impersonale ed indifferente con una sottomissione entusiasta agli interessi dei tecnocrati e dei gestori del bestiame umano: industriali, medici e biologi, dirigenti di start-up, genetisti e dirigenti statali. (…) perdiamo ogni dignità sottomettendoci agli interessi e alle tirannie della parte peggiore dell’umanità, la classe predatrice al vertice della catena economica. La distruzione della natura e la sua ri-creazione sotto forma di surrogato tecnologico, di natura artificiale, seguendo l’ossimoro già in vigore, significa semplicemente e stricto sensu, la fine della vita e dell’umanità, l’instaurazione trionfale e senza riserve dell’automatizzazione meccanica: del morto vivente.
L’emancipazione sarà politica o non sarà.” [ pp 204-205]

E’ questo il dibattito che auspichiamo possa iniziare anche grazie al contributo dell’autore e del collettivo resistenze al nanomondo che ne porta avanti gli spunti critici.

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Simonetta Zandiri – TGmaddalena.it

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