“La mafia silente”, seconda parte requisitoria processo alla ‘ndrangheta “San Michele”

Seconda parte della requisitoria nel processo San Michele, udienza 17 novembre 2016, qui la prima parte, con al centro la ‘ndrina di San Mauro Marchesato.

Il metodo intimidatorio. “ci sono le tre categorie di estrinsecazione del metodo intimidatorio, la violenza diretta, il messaggio esplicito, il messaggio indiretto, e poi la cosiddetta mafia silente”

Il metodo intimidatorio, cioè l’elemento caratterizzante dell’associazione  di cui all’art.416 bis. Quanto alla natura del metodo intimidatorio, come noto in giurisprudenza si parla di metodo intimidatorio esterno, cioè quello che incute terrore, incute l’associazione criminale di cui stiamo parlando verso l’esterno dei suoi affiliati, ma anche interno e cioè all’interno degli stessi affiliati. E dico ciò perché a nostro giudizio il metodo intimidatorio si evince chiaramente da ciò che abbiamo detto stamattina quanto alle dichiarazioni rese da Mirante Nicola con riferimento a Audia Mario, ha paura, ma non è una paura all’esterno dell’associazione ma una paura dell’interno,  dell’affiliato, ma anche da quanto dice Greco Luigino quando riferisce alle SV della sua paura che ha verso Crea per le affermazioni che ha riferito a Castronuovo Rosario cioè “i congelati”, “i preistorici”; è una paura che ha ma da affiliato, è terrorizzato dall’aver offeso Crea e la sua banda, banda cui appartiene anche lui in un’altra compagine.
Per quanto riguarda il metodo intimidatorio ricorre, secondo gli orientamenti più recenti della giurisprudenza di legittimità, è necessaria la sua estrinsecazione, anche quando si ha riferimento a mafie storiche, come la ”ndrangheta.  E’ vero che abbiamo avuto anche qui in Piemonte delle esperienze di locali provati dal punto di vista della struttura, dell’organizzazione, penso al processo “Albachiara”, però la giurisprudenza ultimamente dice che è necessario che comunque il metodo intimidatorio si estrinsechi , abbia una sua rilevanza. E quindi ci sono le tre categorie di estrinsecazione del metodo intimidatorio, la violenza diretta, il messaggio esplicita, il messaggio indiretto, e poi la cosiddetta mafia silente cioè è il grado più delicato e più grave di penetrazione della ‘ndrangheta, cioè i consociati, non facenti parte della ‘ndrangheta, per l’idea stessa di avere a che fare con soggetti ‘ndranghetisti si fanno da parte, pongono in essere delle scelte irrazionali che non avrebbero mai fatto in situazioni di mercato normale.
Nel caso del processo San Michele noi abbiamo un metodo intimidatorio che si estrinseca, che si estrinseca con le tre modalità che sono arrivato a dire. Dobbiamo inoltre ricordare il discorso che facevamo all’inizio, cioè che San Michele si innesta su Minotauro e quindi richiamiamo in questa sede tutti gli episodi di metodo intimidatorio che sono stati accertati in Minotauro. Ricordo tra tutti il caso di B.C. Roberto che addirittura in Minotauro era tanta e tale la paura di dover venire a parlare di iaria Bruno che in un’udienza ha fatto finta di non essere lui la persona che gestiva il Kiss One, l’abbiamo dovuto citare in una ulteriore udienza per avere contezza che era lui la vittima dell’estorsione commessa da Iaria Bruno. Dirà, piangendo, che era terrorizzato dal dover venire in aula.

 

<< Tu lascia perdere, noi conosciamo tutti, lascia stare, tu non sai chi c’è dietro di me, tu non sai chi c’è dietro di noi>>

Nel processo San Michele il metodo intimidatorio si estrinseca. E’ un mero richiamo, un rinvio alle vicende Esposito e Impellizzeri, abbiamo sentito Esposito Mauro parlare di minacce esplicite proferite da Mirante Nicola, le vado a indicare brevemente:
<< Tu lascia perdere, noi conosciamo tutti, lascia stare, tu non sai chi c’è dietro di me, tu non sai chi c’è dietro di noi>> perché utilizzava spesso il plurale, <<tu non sai chi c’è dietro di noi>>. Dice, riferisce Esposito che Mirante va dalla sua segretaria e gli dice << Lei stia zitta>> perché anche Laura è intervenuta, <<Tu fai molta attenzione, io ti avevo avvertito, conosciamo tua moglie e sappiamo che è una miliardaria quindi fate tutti molta attenzione, avrai dei problemi, cerca di andartene>>. Poi riferisce molto genuinamente di ciò che lui all’epoca intendeva per mafiosi, dà del mafioso al Mirante e genuinamente all’epoca lui utilizza il termine mafioso per dire “uno che ti fa fare quello che vuole, che ti obbliga a fare quello che vuole lui”, nel caso di specie le dimissioni da direttore del cantiere.

<<Un rapporto di dominanza assoluta>>

Vediamo le dichiarazioni di Impellizzeri che parla del rapporto con Mirante Nicola, che parla di “dominanza assoluta”, riferisce dell’angoscia che provava, aveva angoscia dentro, paura, dice che era terrorizzato anche la mattina che è venuto qui in udienza. Dice “le minacce venivano fatte per avere le nostre quote, venivano fatte a mia sorella che aveva la sclerosi multipla,  nel senso << te la faccio finire io prima sulla sedia a rotelle>>” e anche <<ti sparo un colpo in fronte, vedi come finisce>>. Mirante, dice Impellizzeri, diceva di avere la famiglia calabrese, poteva fare quello che voleva. Dice Impellizzeri “Non so di che famiglia calabrese si trattasse, non sono dell’ambiente”. Gli chiediamo cosa intende per famiglia e lui dice “Qui quando parliamo di famiglia non parliamo di famiglia (…) ma in senso mafioso”. Dice che non ce la faceva più a vivere in questa situazione, poi casualmente viene contattato da Esposito e poi parla del suo terrore, dice “se mi vogliono ammazzare mi ammazzano appena esco da qui e lo sapete benissimo, quindi non ho nessuna protezione, non ho niente” (…) “Mia sorella era terrorizzata, anche per oggi, non voleva che io venissi neanche oggi per paura che succedesse qualcosa a me e alla mia famiglia”. Insomma stiamo parlando di imprenditori che hanno un’esperienza alle loro spalle e che vanno a lavorare in Tunisia, ecco, non è un… giovinetto Impellizzeri. Dice di essere terrorizzato per quello che gli è capitato.

<<Ti taglio la faccia>>

Vicenda Vesentini, anche lui è intimorito da Greco Pasquale e Greco Luigino. In primo luogo non sporge denuncia, perché vittima chiaramente di usura. All’udienza del 31 marzo 2016 riferisce del “timore che qualcuno possa andare a trovarlo a casa“, riferisce di avere avvisato la cognata di stare attenta all’auto che era di Greco Pasquale. Dice che la madre e la moglie erano spaventatissime per la visita di Pasquale e anche i dipendente Mosa era spaventatissimo, dice che la frase <<Ti taglio la faccia>> pronunciata da Pasquale era volta a far sì che egli non denunciasse il figlio, cioè Luigino, tuttavia se si va a leggere la conversazione in cui viene menzionato il taglio della faccia, cioè la conversazione 57214, si vede chiaramente che le due cose sono connesse, Pasquale gli avrebbe detto, questo Vesentini lo riferisce a Donato Vincenzo, “<<Tu hai nominato un nome di Carabiniere, se tu mi tocchi la mia famiglia io ti taglio la faccia qua!>>, gli ho detto tagliamela, ma tagliamela subito! devi tagliarmela adesso, in questo momento, in questo momento tagliamela!” cioè prenditela con me, non te la prendere con altre persone. “Mi hai dato 15.000 te ne ho dati 30.000..<<Io non ti ho dato un cazzo, tu devi finire di dire che ti ho dato i soldi, io non ti ho dato un cazzo!>>. Ecco, la vicenda del taglio della faccia è strettamente connessa ai carabinieri ma anche ai soldi, e Vesentini questo non lo ricorda ma nella conversazione con Donato Vincenzo è chiara questa ricostruzione. La madre e la moglie di Vesentini confermano il terrore nell’aver ricevuto la visita di Greco Pasquale e Palmieri Giuseppe. Nella vicenda interviene anche Donato Vincenzo e non è un intervento casuale e privo di conseguenze, perché Donato Vincenzo si presta alla richiesta di Vesentini, vuol far dire alla signora Grillo che tra le persone che erano venute a casa sua, cioè Greco Pasquale e Palmieri, e Vesentini, vi era un rapporto di lavoro, perché Donato Vincenzo deve coprire la realtà? Perché deve dire una bugia alla mamma, la sig.ra Grillo e alla moglie del Vesentini? Nella conversazione, la 57223, il perché è ovvio, non voleva che le due signore venissero a sapere qual era la ragione vera della visita di Greco Pasquale e di Palmieri perché altrimenti le due donne avrebbero denunciato quello che era capitato. Vesentini , nel corso della sua deposizione, cerca ancora di non accusare espressamente i Greco, egli ha ancora paura di quello che è capitato e di quello che gli può capitare e solo in questa ottica si comprendono tanti suoi tentativi di minimalizzare in qualche caso la vicenda (…).

La vicenda SETUP Live: “Tutto per il quieto vivere”

[ ndr E’ Lorenzo La Rosa è stato tra i testimoni in questo processo, per la vicenda Set Up Live che, proprio per il coinvolgimento in questa inchiesta, nonostante il 25 giugno del 2014 avessero ottenuto il “rating di legalità” inventato dal fu governo Monti come una sorta di bollino antimafia, nell’agosto 2015 ha ricevuto un’interdittiva antimafia per l’appalto a EXPO del “Padiglione Zero”. Set Up Live è una delle aziende italiane leader nel settore dell’intrattenimento, i suoi clienti spaziano dal Comune di Torino alla Regione, passando per la Juventus e il Comitato Italia 150. Organizzano eventi e concerti per artisti come Subsonica, Jovanotti, Ligabue, U2. Il patron, Giulio Muttoni, sembra essere bene inserito: ex dirigente dell’ARCI, in buoni rapporti con il noto senatore Stefano Esposito e con l’ex assessore comunale allo Sport Elda Tessore. “Tessore che ha fatto parte della Fondazione XX marzo 2006, fondazione di Regione, Provincia e Coni che insieme a Get Live (società composta dalla Set Up Live di Muttoni con il colosso dei concerti live Live Nation) gestisce le aree post Olimpiadi con la società Parcolimpico. Parcolimpico che a sua volta ha sede nello stesso palazzo degli uffici della CrewE20, società di La Rosa che si occupa a sua volta di organizzazione di eventi e manifestazioni.” [ Fonte Linkiesta]  Dalla testimonianza di La Rosa emergono aspetti quantomeno inquietanti, sia della gestione della fantomatica porta con la quale “si apre un mondo” che per alcuni passaggi su certe forze dell’ordine definite “brutti, ma brutti brutti”.. e “rustici”, clicca qui per leggere il resoconto della deposizione di La Rosa  ndr]
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PM: Vicenda SETUP, il La Rosa perché si vede obbligato, costretto a dare i biglietti su richiesta di Greco – Losurdo e tramite l’intervento di Greco Luigino? Perché c’è il riferimento ai fatti del 2007, cioè allo sfondamento dei cancelli, riconducibile a Losurdo-Crea. E sul punto la conversazione 1880 del 16/3/2011 è illuminante, è chiara, e si comprende che lo sfondamento dei cancelli sia stato utilizzato come uno strumento di pressione su La Rosa per ottenere la consegna di ulteriori biglietti. Il La Rosa qui davanti a voi in udienza cerca di glissare sull’argomento e cerca di dire che non sono stati operati dei riferimenti a quella violenza compiuta nel 2007, ma il tenore della conversazione, la 1880,  è anche qui inequivoco, perché Luigino Greco parlando con Castronuovo riferisce a Castronuovo l’oggetto del colloquio avvenuto tra i Crea e La Rosa e cosa dice? Dice Luigino a Castronuovo :
Gino: No… poi sai cosa gli ha detto… sai cosa gli ha detto…gli ha detto < perchè sei andato da Gino (inteso GRECO Luigino), mi vedi sempre davanti alle porte quando vieni…cos’è mi temi > gli ha detto…gli ha detto Lorenzo a Giacomo < …no per carità ..l’altra volta ..inc.. > gli ha detto < … con te io ce l’ho… > gli ha detto < …perché l’altra volta mi avevi detto che, se non ti davo i biglietti sfondavi la porta … io cosa ti ho detto… sfonda la porta se sei capace … però queste parole qua non si dicono agli amici…> gli ha detto… < …ma no io ti chiedo scusa se l’ha presa…ma…>…no…ma…poi… gli ha  detto.. gli ha detto < …non c’è bisogno che mi chiedi scusa, perchè porte sfondate non ne ho viste > gli ha detto davanti a Crea … davanti a Crea …”
Questo narrare di Greco Luigino come riferito a La Rosa è estremamente indicativo perché riferisce il contenuto del dialogo intercorso con Crea e con Losurdo, e dice “guarda che tu l’altra volta mi hai sfondato i cancelli, l’altra volta.. stai facendo riferimento in questo momento, 16 marzo 2011, a un’altra volta , a un qualcosa che vede coinvolto Losurdo e Crea, al 2007. Quindi lui sa chi sono gli autori della violenza, dello sfondamento del cancello nell’altro evento inerente alla gestione  della Setup, lo sa perché dice “l’altra volta”. E poi cosa dice? “Queste cose non si dicono agli amici“, torna il tema degli amici, chi sono i presenti? Crea, Losurdo Giacomo, La Rosa e Greco, “queste cose non si dicono agli amici”.
E poi dice:  “<ma io ti chiedo scusa>  gli ha detto…<…ma non c’è bisogno che mi chiedi scusa perché tanto poi…porte sfondate io non ne ho visto…> gli ha detto…” davanti a Crea, cioè lui in quel momento dice a Crea e Losurdo “guardate io comunque a voi non vi denuncio, non vi ho denunciato, non faccio il vostro nome in relazione a questa vicenda, io porte sfondate non ne ho viste”. Anche in quella sede, anche in quell’incontro La Rosa mantiene una sua dignità nei confronti di questi signori ma poi i biglietti glieli dà perché non può farne a meno.
E poi le questioni  che abbiamo riferito stamattina, il La Rosa che omette di riferire che questi biglietti servivano per i carcerati, riferisce che la persona che “mo’ arriva è Masotina”, e in realtà è Greco Angelo, ecco, però il metodo intimidatorio dalla lettura della conversazione 1880 emerge con evidenza, il riferimento ai cancelli sfondati l’altra volta è quello che ha determinato il Vesentini (credo si riferisca a La Rosa, ndr) a dare i biglietti e qui in udienza cerca di minimalizzare la sua condotta.

<<A marzo questa casa potrebbe prendere fuoco>>

Vicenda di LUBINE. Lubine, inviato da Donato Vincenzo, scardina la porta basculante e per telefono dice al sig. Serioli che “a marzo questa casa potrebbe prendere fuoco“, “ci sono delle erbacce”, queste sono le minacce che il signor Serioli è venuto a raccontare qui davanti a voi e evidenzio, come già anticipato stamattina, che il Lubine in quell’occasione è uno strumento, la casa potrebbe prendere fuoco, è uno strumento nelle mani di Donato Vincenzo, si fa portatore delle istanze di Donato Vincenzo e sulla vicenda riferirà il dott. Riccabona, ma in questo momento ci sembra doveroso evidenziare la carica intimidatoria delle espressioni pronunciate e lo stesso coinvolgimento tra Lubine e Donato Vincenzo.

Decreto ingiuntivo di Carvelli Eduardo ai danni di Anselmetto.

Qui Carvelli ha un credito di circa 70.000 euro nei confronti di Anselmetto Duilio e Anselmetto Duilio per ottenere che Carvelli Eduardo ritiri, revochi la procedura esecutiva si rivolge a Toro. Anselmetto,  ci sono le conversazioni, la 200037 e chiede a Toro se conosca un certo Carvelli e a domanda del pubblico ministero riferisce che questo contatto con Toro lo ha cercato, risponde così, “perché devo assolutamente far scendere dal piedistallo il sig. Carvelli e potere fare un piano di rientro sennò questo signore mi fa fallire” e dice ancora al Pubblico Ministero dott. Smeriglio “avevo bisogno di trovare una persona da farlo ragionare quest’uomo qua”.
PM: ma lei in quel momento ha pensato, ha capito che si era rasentato nella sua testa come Toro potesse bloccare tutto con quali modalità?
teste: no, nella mia testa speravo avesse avuto qualche amicizia in comune, che gli facesse arrivare qualche messaggio, di fargli capire che io ero in buona fede.
E il pubblico ministero gli chiede…”ma come mai l’8 giugno 2014 a questa domanda lei ha risposto di non voler fare dichiarazioni che un domani mi portino ad avere grane con queste persone?” Con queste persone, non con Toro, con queste persone. Il Pubblico Ministero gli legge di nuovo tutto e gli chiede “ma che grane pensava potessero derivare dal dire quello che stava dicendo con queste persone?” e lui dice “in generale… anche perché continuavano a dire che questo signore era aggressivo…con altre…”. Gli chiede il PM “ma come faceva Toro a intervenire sul Carvelli?” e lui dice “ero determinato a percorrere qualsiasi strada” e poi il PM gli contesta quanto aveva detto in sede di S.I.T. (Sommarie Informazioni) “per scongiurare tale grave conseguenza ero determinato a percorrere qualsiasi strada possibile” e il testimone Anselmetto dice qui davanti a noi “Sì ma non quella illegale”… però si rivolge a uno come Toro il quale, a sua volta per convincere Carvelli si rivolge a uno come Pasqua Giuseppe, di cui abbiamo parlato stamattina, quello che dice a Greco Roberto “uomo fatto a forza”. E che cosa succede poi? Vado veloce… ci sono delle conversazioni dove Pasqua Giuseppe dice di Toro Giovanni che lui, Giovanni, è il punto di riferimento e che gli deve dire a Carvelli di lasciar stare di far così perché se continua a far così lui non lavorerà mai più, conv. 20130. Della vicenda del decreto ingiuntivo Carvelli poi se ne occupa anche Audia Mario e Greco Roberto e il Carvelli Eduardo in aula cerca di dire il meno possibile, l’abbiamo sentito all’udienza del 30 marzo 2016, quando parla di Greco Roberto il Carvelli dice: “avevo fatto una deposizione in caserma, mi attengo a quella lì e di altro non voglio sapere niente, basta!”.
Greco Roberto provoca questa reazione in Carvelli Eduardo, non vuole parlare questo signore. Quando interviene Greco Roberto si instaura un altro tipo di relazione perché Greco Roberto aveva a sua volta un credito nei confronti di Anselmetto Duilio e quindi la soluzione che viene data ai rapporti qual è? Anselmetto Duilio deve soddisfare le pretese di Greco Roberto e Greco Roberto farà in modo che Carvelli rinunci alla procedura esecutiva, detto e fatto. Carvelli che, fino a quel momento, non aveva  voluto assolutamente addivenire a un piano di rientro con Anselmetto, si parla di pugni battuti sui tavoli eccetera eccetera, dal momento in cui interviene Greco Roberto e Toro che dà consigli ad Anselmetto di pagare Greco Roberto così gli verrà tolta la procedura esecutiva di Carvelli,  da quel momento la questione si risolve, Carvelli accetta il piano di rientro proposto da Anselmetto Guido perché ? Perché succede questo? Perché è intervenuto Greco Roberto. Guardate che senza l’intervento di Greco Roberto Carvelli non avrebbe mai accettato un piano di rientro da parte di Anselmetto. E lo convince per i suoi metodi aggressivi. “Greco si scaldava”, dice Anselmetto, “mi aggrediva verbalmente, sollecitava il pagamento dei suoi crediti, non mi ha mai minacciato ma risultava molto deciso nelle richieste”.
Ecco, l’avvocato Capellupo chiede, nell’interesse di Toro, chi avesse indicato a Carvelli l’avvocato Giacchetti di Cirié, quindi lo stesso avvocato che poi sosterrà le tesi del Carvelli nella procedura esecutiva e Carvelli dice: “Me l’ha presentato Greco Roberto”. “Si ricorda il nome dell’avvocato?”…”Giacchetti di Cirié”. Quindi Capellupo dice “ma quindi è Roberto Greco che gli presenta l’avvocato?”, “Sì”, “Per questa vicenda” chiede l’avvocato Capellupo, “Sì, per questa vicenda, sì”. Ora, se andiamo a vedere le dichiarazioni che abbiamo acquisito di Carvelli Giuseppe, le S.I.T. (Sommarie Informazioni) dell’8 luglio 2014, lui dice “indetta una riunione a Cirié nell’ufficio dell’avvocato Giacchetti che segue la Carvelli autotrasporti”, cioè l’avvocato Giachetti viene indicato come colui che segue la Carvelli autotrasporti, non dice che è stato nominato per quella vicenda ma dice che è l’avvocato di riferimento della sua azienda.
Poi ci sono dei riferimenti di Sisca Gregorio, che quando parla di Carvelli con Toro… e Toro riferisce quello che è capitato e dice a Sisca Gregorio “con questa vicenda gli ho detto ascolta, blocchiamo Carvelli, che ci abbiamo da guadagnare tutti quanti” , perché ci abbiamo da guadagnare tutti quanti se si blocca Carvelli che ha un decreto ingiuntivo nei confronti di Anselmetto? Perché ci si guadagna tutti quanti? E quindi, ecco, l’intervento di Greco Roberto, e il richiesto intervento di Pasqua Giuseppe, è sicuramente incisivo, sicuramente ha avuto una causa nelle decisioni di Carvelli Eduardo perché non è altrimenti spiegabile la ragione per la quale Audia Mario, Sisca Gregorio, Greco Roberto, Toro Giovanni siano intervenuti in questa vicenda e subito dopo Carvelli abbia inteso addivenire alle istanze dilatorie di Anselmetto Duilio. E si tratta di un tipico esempio del metodo intimidatorio che si estrinseca con la mafia silente. Cioè è talmente consapevole dell’interesse della ‘ndrina di cui ci stiamo occupando nella vicenda che prende delle determinazioni che prima non avrebbe mai voluto intraprendere.

La vicenda GISABELLA. <<ti mando tuo figlio palestrato a pezzi in un sacchetto>>

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Gregorio Sisca

Gisabella Giuseppe subisce una estorsione, lo abbiamo sentito in udienza, abbiamo ascoltato Santoni Donatella, la moglie di Gisabella, che racconta dell’estorsione che aveva ricevuto, la minaccia nel caso di specie era “ti mando tuo figlio palestrato a pezzi in un sacchetto” e dovevano dare dei soldi. Perché la vicenda è importante lo rivela quanto a estrinsecazione del metodo intimidatorio. Non sappiamo chi è che fa la minaccia, chi si fa portatore di questa minaccia al nucleo Santoni-Gisabella, però sappiamo chi interviene per far sì che questa minaccia non venga portata a ulteriori conseguenze, e chi è? Sisca Gregorio [ in abbreviato condannato a 5 anni per 416 BIS ed estorsione, ndr ]  e Audia Mario [ condannato in abbreviato a 6 anni e 4 mesi per 416 BIS, ndr ] . Perché Gisabella Giuseppe contatta Sisca e l’intervento di quest’ultimo, come emerge dalle conversazioni intercettate, è sufficiente dal far desistere gli autori del tentativo di estorsione dal proseguire l’azione delittuosa. Sentito all’udienza del 30 marzo 2016  Gisabella minimizza il motivo della telefonata a Sisca e afferma che per lui la vicenda era una questione irrilevante, e dice a voi giudici e a noi: “Non mi sono rivolto direttamente a Sisca, ci eravamo sentiti per lavoro e gli accennai di questa faccenda, che per me era abbastanza irrilevante”. Gli si fa sentire la conversazione 13117, i rapporti con Sisca attengono soprattutto per motivi di lavoro, in occasione di un colloquio di lavoro parlai di questa richiesta estorsiva che io associavo ad un dispetto per invidia del mio successo nel lavoro”. E il problema è che nelle dichiarazioni che abbiamo acquisito, nelle S.I.T. (Sommarie Informazioni) del 15 settembre 2014 la realtà è del tutto diversa e dice di aver contattato Sisca, che conosce molte persone, “e tra queste ho creduto potesse conoscere anche qualche malavitoso che avrebbe potuto intercedere nei confronti degli autori dell’estorsione che stavo subendo”. E quindi contatta Sisca per farlo venire e dice ai Carabinieri che lo sentono: “All’incontro io, che , ripeto, ero molo spaventato da quanto stava accadendo, raccontai a Sisca Gregorio l’accaduto e gli chiesi se avesse potuto informarsi nell’ambiente dei calabresi per sapere da dove provenisse l’azione estorsiva”. “Sisca minimizzò l’accaduto dicendo che dalla dinamica dei fatti da me narrati a lui sembrava l’azione di un buffone, le parole di Sisca non mi tranquillizzarono, io continuai ad essere molto preoccupato”, però  qui davanti a voi dice tutt’altro, “era una questione abbastanza irrilevante”. Quando il PM gli dice “ma perché ha coinvolto Sisca?” Gisabella risponde “Sisca conosce un po’ tutti nell’ambiente di lavoro, non credo nella malavita, lo ripeto che non conosco Sisca come persona malavitosa”,

Audia Mario

Audia Mario

già detto prima (…). Sisca per la vicenda contatta Audia Mario e ci sono poi dei contatti di nuovo con Gisabella e Gisabella nel chiamare Sisca utilizza il telefono della cognata, Santoni Rosanna, la conversazione 13248, e dice, sentito dal PM che gli chiede “ma perché avete utilizzato il telefono di un’altra persona?” e risponde “non saprei dire perché chiamammo Sisca da un numero di telefono intestato alla fidanzata di mio figlio”, questo dice in udienza.  In realtà in sede di S.I.T. (Sommarie Informazioni) dice “temendo di essere intercettato dai Carabinieri a seguito della denuncia sporta da mia moglie, chiesi a mia cognata S.R. di contattare Sisca Gregorio alla mia presenza e quindi mi feci passare la comunicazione” ora, se non è reticenza questa, se non è omertà quella del Gisabella che davanti a voi riferisce delle cose che ha detto e spiegato in tutt’altro modo logico in sede di S.I.T. (Sommarie Informazioni) mi domando quale possa essere, ecco la reticenza e l’omertà.
Cosa succede? Succede che Sisca e Audia si interessano della vicenda di Gisabella e poi lo tranquillizzano e poi dirà Gisabella che per questo interessamento poi, ha consentito a Sisca e alle ditte a lui vicine di lavorare presso il cantiere di Rosta. Quindi a seguito di questa minaccia e all’intervento di Sisca, Gisabella lo ringrazia facendolo venire a lavorare nei suoi cantieri.

La vicenda BUTANO-RAVIZZA <<vedi che io  lì sopra ho messo dei soldi, io e chi per me ha messo dei soldi lì sopra e dobbiamo lavorare>>

Anche questa è esemplificativa del metodo intimidatorio, un solo richiamo anche qui… le minacce proferite da Sisca e condivise e richieste da Toro. E che cosa dice Sisca a Butano e Ravizza per convincerli a non recedere dal contratto e non stipulare un contratto di sfruttamento della cava con altri fornitori? Il problema qual è? Che Toro non aveva pagato le rate d’affitto, circa 70.000 euro, e quindi Butano e Ravizza lo vogliono mandar via e giustamente, e avevano già un’ordinanza di sfratto nei confronti della TORO SRL gestita di fatto da Toro Giovanni. Interviene Sisca e gli fa un bel discorsetto a Butano e Ravizza, discorsetto.. dice “guarda che qui noi abbiamo investito dei soldi”..”vedi che”..dice segnatamente, poi Sisca lo racconta a Toro e Toro condivide entusiasta di quello che sta riferendo Sisca, dice Sisca “vedi che io  lì sopra ho messo dei soldi, io e chi per me ha messo dei soldi lì sopra e dobbiamo lavorare, vedi che i signori che compreranno o che sono interessati a comprare devono fare i conti prima con noi, gli ho detto, prima con noi, digli che vengano e trattano se vogliono comprare e vediamo chi sono”…’Ascolta, Ravizza, penso che a buon intenditore bastano poche parole’, gli ho detto, poi un po’ si è calmato”…vorrei vedere, dico io, che s’è calmato. A queste riflessioni di Sisca che continua nel dire “stai sereno, Butano”, Toro dice che Butano lo ha chiamato a Sisca “perché non è riuscito a digerire, bravo, bravo, teniamoli in sospeso fino a domani, và, che la notte gli porta consiglio”. I due si dicono compiaciuti dello stato di agitazione di Butano e Ravizza. E la condotta di Sisca e di Toro ha un’incidenza sulle decisioni di Butano e Ravizza, che pur avendo un credito, erano creditori dei soldi che gli doveva Toro, non cercano più un altro acquirente, un’altra persona disponibile allo sfruttamento della cava, desistono dall’intenzione di trovare un nuovo contraente e addirittura ritirano l’ingiunzione di sfratto contro la Toro.

Vicenda GIANFALA.

Qui è una vicenda veramente corale in cui entrano moltissimi esponenti della ‘ndrina di San Mauro Marchesato. Anche qui c’è di mezzo un decreto ingiuntivo, Gianfala, anzi, M. Desiré ottiene un decreto ingiuntivo contro Toroddo Gabriella, che aveva truffato moltissime persone alcune delle quali sono comparse anche di fronte alla SV, penso a Tosatto. Toroddo, per evitare la procedura esecutiva, chiede a Mirante e Mirante si rivolge ad Audia e Audia si rivolge a Sisca e Sisca contatta i fratelli Lia, in particolare Lia Andrea, che non sono persone, diciamo, fanno i carrozzieri, ma nel loro passato c’è la condanna nel processo Cartagine, perché erano loro che avevano un ingente quantitativo di eroina, 5 tonnellate, sul camion a loro in uso. Quindi, dicevo, Sisca contatta i Lia affinché costoro fissino un appuntamento con Gianfala. Perché inizialmente Audia e Sisca vogliono che sia Lia a combinare un incontro in cui loro potevano parlare con Gianfala poi però Audia e Mirante incaricano Lia Andrea di parlare direttamente lui con Gianfala della questione Toroddo. E quindi abbiamo che in questo colloquio di cui ha riferito anche Gianfala, Lia dice a Gianfala di ritirare il decreto ingiuntivo, facendosi portatore delle istanze della Toroddo e di tutte le persone che abbiamo finora nominato. Ricordo che Gianfala è un commercialista, è un commercialista, tanto di laureato che va da un carrozziere, con tutto il rispetto per i carrozzieri, non voglio dire nulla, ma viene convinto dal carrozziere a rilevare un decreto ingiuntivo, perché gliel’ha chiesto Audia, gliel’ha chiesto Mirante, gliel’ha chiesto Sisca. E cos’avviene? Dopo il contatto con Lia, che gli fa capire che è meglio che ritiri il decreto ingiuntivo, Gianfala si attiva e M.Desiré, che era poi la persona che vantava il credito e aveva ottenuto il decreto ingiuntivo verso Toroddo, rinuncia alla procedura esecutiva. Bene, Gianfala è reticente su tutta la linea, gli vengono più volte contestate dal PM le dichiarazioni rese ai Carabinieri in relazione alle ragioni di conoscenza con Toroddo Gabriella. Riferisce di una denuncia fatta nei confronti della Toroddo di cui non c’è traccia e di cui non è in grado di riferire nulla, non esiste. Ammette la conoscenza con Lia Andrea e in seguito con Sisca Gregorio, ammette che gli ha parlato della procedura avviata nei confronti della Toroddo chiedendogli di prendere un po’ di tempo. Gianfala viene più volte ammonito dal Presidente a dire la verità perché nega i pregiudizi penali dei fratelli LIA nonostante che nelle S.I.T. (Sommarie Informazioni) avesse detto di conoscerli.  Non è in grado di riferire le ragioni per le quali la procedura avviata da M. Desiré risulta estinta. Esclude che Sisca gli abbia parlato della procedura Toroddo, anzi, esclude proprio che fosse Sisca la persona che Lia voleva fargli incontrare per discutere della cosa e ricorda che fu solo Lia a parlargliene, in realtà le conversazioni sono chiarissime e attestano tutto il contrario. Gianfala riferiva di non essersi posto domande sulle ragioni per le quali Lia si era interessato alle procedure avviate nei confronti della Toroddo. Il pubblico ministero gli chiede “scusa ma questo carrozziere si era interessato di altre questioni relative alla tua posizione economica patrimoniale?” “ No, è l’unica questione di cui si è interessato il carrozziere Lia”, quindi non aveva neanche un pregresso (…).

 

<<Ancora oggi sono terrorizzato, temo per l’incolumità mia e dei miei figli>>

Metodo intimidatorio: Sisca, la vicenda di Pinton e Tasca. Le S.I.T. (Sommarie Informazioni) di Pinton sono state acquisite all’udienza del 26/1/2015. Pinton è l’amministratore di Gruppo Edilia prima di Pittoni, quindi abbiamo Pinton e Pittoni. Pinton in udienza ricorda le pressioni e le tensioni create da Sisca affinché venissero pagati i fornitori da lui presentati, tra questi fornitori abbiamo Sisca Giuseppe e Mascolo Vincenzo, Mascolo Vincenzo, quello delle buste consegnate alla famiglia Agresta, quello “compare la bellezza vostra”. Pinton ricorda della minaccia ricevuta dal fratello di Sisca Gregorio per lo stesso motivo, cioè perché avrebbe dovuto pagare i fornitori da lui presentati e Sisca Gregorio, il fratello di Sisca Gregorio gli avrebbe detto: “Ti butto dalla finestra!”, Pinton poi ricorda l’aggressione di Sisca Giuseppe e dei fratelli Gallo che al di fuori del cantiere gli fermano la macchina, la aprono e cercano di estrarlo dall’abitacolo. Di nuovo parla della lettera estorsiva ricevuta dal padre, ed è quella che lo terrorizza e dice “ancora oggi sono terrorizzato, temo per l’incolumità mia e dei miei figli”. L’episodio è accaduto nei primi mesi del 2011, poteva essere marzo o aprile, mio padre Augusto mi telefonò, era molto agitato e balbettava e mi disse che un ragazzo con il volto parzialmente celato dal cappello gli aveva suonato una volta e si era presentato come persona inviata dall’amministratore. “Questa persona, dopo che mio padre gli aprì la porta, consegnò una busta contenente due o tre proiettili e un biglietto manoscritto nel quale si diceva che io entro tal giorno avrei dovuto pagare 80.000 euro altrimenti mi avrebbero ammazzato. Questa persona disse a mio padre che io ero un uomo morto e mostrò anche una pistola”. Le richieste che avanzava quest’uomo era un asserito credito vantato da Passafiume e da (inc), dice il Pinton “in realtà questi due non avevano pretese però  è evidente che il tipo di minaccia portata a Pinton muove dall’interno del gruppo Edilia, nel senso che si tratta di autori che conoscono le dinamiche interne al gruppo, si tratta delle stesse dinamiche di cui si è fatto portatore innanzitutto Sisca Gregorio e i suoi più stretti familiari, Sisca Giuseppe, e quindi noi abbiamo queste deposizioni di Pinton che ci riferiscono delle minacce gravi, gravissime, portate al suo indirizzo nell’ambito della gestione gruppo Edilia e all’attività di Sisca Gregorio. La stessa cosa capita con Pittoni, Decaria e Pittoni. Abbiamo detto che Pinton è l’amministratore del gruppo Edilia prima di Pittoni. Ecco, devo dire che il Pinton dice nelle S.I.T. (Sommarie Informazioni) di cui vi sto parlando “spesso giungevano all’amministrazione dei consuntivi di cantiere a volte discutibili, la società di Sisca Giuseppe infatti presentava conteggi di ore incongruenti, io li contestavo ma poi Sisca Giuseppe dava delle giustificazioni, posso anche aggiungere che io mettendo sul piano costi-benefici avevo trovato questa collaborazione lasciavo correre”. Il problema è che poi Altovalore subentra nell’azienda Edilia e quindi arriva Pittoni e Pittoni non consente a Sisca e compagnia di fare i loro comodi e quindi aumenta i controlli.  E quindi, dice lo stesso Pinton in queste sommarie informazioni “che iniziarono i problemi quando Pittoni chiese spiegazioni a Sisca mutò di colpo l’atteggiamento di Sisca Gregorio e di suo fratello Giuseppe nei miei confronti e di qui capitano tutte le vicende di cui prima ho parlato”.

 

<<io sono calabrese ma di quei calabresi DOC, ma lo sa quante conoscenze c’ho io , signora? Che metto delle persone, non investigatori, metto delle persone che lo seguono dalla mattina alla sera, so dove abita, anche di lei so tutto quanto, signora, dove lavorano, dove abitano tutti quanti>>

 

Le minacce di Sisca si esercitano, si manifestano anche di Pittoni e della sua segretaria (…) e abbiamo qui una conversazione, la 1385, dove Sisca parlando con questa signora, abbiamo acquisito le sommarie informazioni, dice “guarda mi devi pagare i soldi  che mi devi, 1800 euro, gli dica che gli faccio male al dott. Pinton, risparmio a lei perché è calabrese e ci tengo ancora però Pinton il 2011 non se lo fa tranquillo!”.. “Rompo, scusi la frase.. io sono calabrese ma di quei calabresi DOC, ma lo sa quante conoscenze c’ho io , signora? Che metto delle persone, non investigatori, metto delle persone che lo seguono dalla mattina alla sera, so dove abita, anche di lei so tutto quanto, signora, dove lavorano, dove abitano tutti quanti”. Ecco, evidenzio la premura di Sisca che dice “guarda io c’ho delle persone che ti seguono, ma non investigatori… “ E Sisca, quindi, minaccia per avere questi soldi dal gruppo Edilia di cui Pittone era divenuto amministratore subentrando a Pinton.
Abbiamo poi la vicenda del Chiapparino che è un altro fornitore che Sisca introduce nel Gruppo Edilia, ce lo riferisce Graziano, e Chiapparino è debitore di Sisca Gregorio, Greco Pasquale, Greco Luigino, Audia Mario e Mirante Nicola e ciò risulta in modo cristallizzato dalle documentazioni sequestrate. Chiapparino riceve minacce il 6/12/2010 da Greco Pasquale, Greco Pasquale ha detto che aspetta fino a marzo, poi se non è pagata la cambiale, scusate il termine “sono cazzi miei”. Riceve minacce l’11/12/2010 da Sisca Gregorio. Sisca Gregorio gli dice “….con questa parola non c’è problema, Roberto, vedi cosa devi fare Roberto, stai attento che mi sa che tu te la passi proprio brutta, Roberto, vieni da solo, non c’è problema, vieni con chi ti pare, non farti vedere davanti gli occhi di quello perché ti fa male, male, te lo dico già adesso, te lo dico come un fratello, non ti fare vedere, dimmi dov’è questo Pippo che vado io a trovarlo, a quale bar è vado io da solo, vedi cosa devi combinare entro questa sera sennò quello ti viene a prendere a casa, te lo sto dicendo come un coso.. chiama anche tuo padre, la cosa è seria Roberto, l’hai peggiorata di brutto, te lo dice Gregorio, poi fai come vuoi”.
Sisca Gregorio, ancora, 11 febbraio 2011, conv. 4670 “ti faccio sfracellare le corna.. stai tranquillo Roberto…che adesso mi sta facendo girare i….è da stamattina che ti chiamo…perché c’ho i problemi a Volpiano io, hai capito o no Roberto? C’ho problemi a Volpiano Roberto, hai capito o no?” Ecco, torna il riferimento a Volpiano.
Che cosa era successo? Che Chiapparino per far fronte alle esigenze del gruppo e dei suoi creditori, che ripeto sono Greco Pasquale, Sisca Gregorio, Greco Luigino, Audia Mario e Mirante Nicola, si rivolge a Persiano Giuseppe, che ha un bel pedigree di precedenti, abbiamo prodotto il certificato penale. Ma di questa cosa, del fatto che interviene Persiano Giuseppe come intermediario che può tutelare, in quanto esperto di cose criminali, non ottiene risultato perché Sisca gli dice “portamelo, portamelo che ci penso io a Persiano Giuseppe” , la circostanza non intimorisce assolutamente Sisca, anzi, il contrario, l’abbiamo letta la frase dove dice “hai peggiorato la situazione”.
Chiapparino ha paura delle intenzioni di Sisca, perché quando ne parla nella conversazione 1871 chiede “ma tu dici che adesso che ci vediamo hanno brutte intenzioni?”, lo chiede a Persiano Giuseppe, lo domanda a Persiano perché devono incontrarsi. Ecco,nonostante queste minacce di cui ho dato conto (…) Chiapparino Roberto nel corso del dibattimento, udienza del 12/4/2016, non riporta nulla delle minacce subite, afferma più volte di non ricordare le vicende che lo legavano a Greco Pasquale, i “non ricordo” sono una trentina… “non mi ricordo l’ammontare complessivo delle cambiali che consegnai a Greco”, “non mi ricordo l’importo”, “non so se sono queste le cambiali che diedi al Petrocca”, “non mi ricordo l’importo che dovevo restituire a Greco Pasquale” e il Presidente dovrà intervenire più volte a richiamarlo a dover rispondere secondo verità. Addirittura dice, a proposito di Sisca, dice che lui non ha mai ricevuto minacce da Sisca e dice “Sisca aveva questi modi di fare, queste telefonate, in realtà almeno con me è sempre stato una bravissima persona, non aveva dei modi di fare del mafioso, ripeto che quando deposi davanti ai Carabinieri ero sotto pressione ma con me Sisca era un bonaccione”. Cioè ha un atteggiamento completamente omertoso e reticente davanti a voi, le telefonate sono inquietanti ma sono anche evidenti.
E poi da ultimo dice, nega decisamente di avere dei debiti con Mirante Nicola: “Io non dovevo dei soldi a Nicola Mirante, Nicola Mirante non mi fece nessun favore”, in realtà le conversazioni dimostrano tutt’altro. E quindi ho indicato quali sono gli aspetti di metodo intimidatorio che ricorrono nel processo San Michele.

Il controllo del territorio. Le ramificazioni della compagine criminale all’interno del Palagiustizia, la vicenda Ardis Giovanni e i suoi rapporti con i Carabinieri della stazione di Beinasco.

Il controllo del territorio è un mero rinvio alla vicenda Tiengo e Ardis. Questa associazione criminale che ci occupa è talmente potente che aveva le sue ramificazioni anche all’interno del Palagiustizia, faceva fare i controlli ai nostri sistemi da Tiengo, un Vigile Urbano che lavorava presso l’ufficio GIP era in coda alla sezione Polizia Municipale del nostro ufficio, della Procura. E Ardis che ha i suoi rapporti con i Carabinieri della Stazione di Beinasco e si fa fare i controlli che gli richiede la compagine, il Maresciallo.
La vicenda del BEFed, Toma e Papini, Greco Luigino e Sisca. 
Qui la vicenda è esplicativa del controllo del territorio perché ci sono dei sinti molesti, sono degli avventori molesti che vanno nel ristorante pizzeria BEFed e si comportano come dei clienti diciamo … fanno confusione, non vogliono pagare, uno dei soci del locale invece di rivolgersi alle forze dell’ordine con le quali è in buonissimi rapporti, essendo forze dell’ordine presenti sul territorio avrebbero potuto affrontare certamente la questione, ecco uno dei soci, cioè Toma Giorgio, invece di rivolgersi alle forze dell’ordine si rivolge a Greco Luigino che per la soluzione del caso si rivolge a Sisca Gregorio e la vicenda poi avrà un esito perché Sisca Gregorio parla con i sinti. Ecco, la vicenda ricorda molto altra vicenda che è capitata proprio nel processo Minotauro. Se andiamo a vedere a pag. 62 della sentenza Agresta più altri della Corte di Cassazione 2015, anche lì vi era un avventore molesto, si chiamava Colangelo, che dava fastidio ai titolari di un esercizio commerciale in corso Lione e questi signori, titolari della pizzeria, anzichè rivolgersi alle forze dell’ordine chiamano Losurdo Giacomo, chiamano Currà Fortunato detto Roberto, i quali vengono, si prendono l’avventore molesto, gli danno un bel po’ di botte e risolvono la pratica. La stessa cosa, si chiama la compagine criminale attraverso Greco Luigino e Sisca per risolvere il tema degli avventori molesti per quanto riguarda il BEFed questa volta . Ecco, si noti, noi abbiamo ascoltato il teste Toma Giorgio, ma abbiamo sentito anche il suo altro socio il teste Papini, che prende completamente le distanze dalla decisione di Toma di rivolgersi a Greco Luigino per trattare con i sinti e dice che lui non l’avrebbe mai fatto, che la questione gli ha creato dei problemi perché lui , il Papini, è presidente della Confesercenti e questa vicenda è finita sui giornali e gli ha creato dei problemi perché lui dice “abbiamo sempre cercato di mantenere una posizione assolutamente cristallina”, “avevo anche un ruolo tale per cui qualsiasi ingenuità…” e quindi critica anche aspramente la condotta di Toma Giorgio perché si era rivolto a Greco Luigino e non ai carabinieri con i quali erano in ottimi rapporti. Dice Papini: “avevate delle amicizie nelle forze dell’ordine ?” e Papini dice “Sì sì…anzi c’è una collaborazione sia con la tenenza di Moncalieri che con quella di Settimo ottima, che va avanti da anni”… “Quindi proprio quella del posto dove c’erano i sinti?” “Sì, esatto”, “quindi avreste avuto la possibilità di chiedere ai Carabinieri del posto?” “Sì”. E invece si rivolge a Greco Luigino, Ginetto.
Controllo del territorio, anche per risolvere problemi con i sinti, che non sono persone che si prestano molto ad essere convinte ad avere atteggiamenti a volte urbani, nel caso di specie eran avventori molesti.

La vicenda Colella-Purpura.

Questa vicenda a nostro giudizio è esemplificativa del controllo del territorio.Colella e Purpura hanno un problema di donne e litigano per donne. Colella dapprima cerca di contattarei Audia per risolvere il problema con Purpura ma Audia non risponde e chiama Donato Antonio al quale riferisce dei problemi insorti con Purpura e gli chiede di intervenire. Il tentativo di contatto con Audia e le sue motivazioni sono particolarmente indicative della consapevolezza del Colella e ella caratura criminale dell’Audia e dei soggetti che questi avrebbe impiegato per la soluzione del litigio. Diciamo innanzitutto che anche Donato Antonello non interviene (…) e incarica suo fratello Donato Gianluca, il quale si reca a parlare con i due esponenti Colella e Purpura insieme a Greco Roberto e a Spadafora, quella che viene chiamata da Antonello Donato “L’anonima sequestri” (…). però a noi qui in questo momento interessa trattare il tema del perché Colella chiama prima Audia, perché dice Audia è una persona colta, in grado di mediare. ora, in tutto il processo San Michele e anche in Minotauro in tutte le migliaia di intercettazioni  è la prima volta che si ricorrere a personaggi di ndrangheta per ragioni di cultura, non l’avevamo mai sentita questa cosa e che Audia sia colto non vogliamo neanche metterlo in dubbio, però il problema è un altro, è che Audia ci viene descritto (…) come “ndranghetista da novanta”. E anche un altro aspetto bisogna segnalare, perché Purpura, che abbiamo sentito, ha dichiarato di non conoscere Audia, non lo conosce Purpura Audia, quindi come fa Colella a dire di voler investire Audia persona colta perché persona in grado di mediare, come fa a mediare se Purpura non lo conosce?  Come fa? Evidente quindi che Colella si sia rivolto a Audia, a quella che Donato Antonello chiama “anonima sequestri” perché è consapevole dello spessore criminale dell’Audia e non per la sua cultura. E alla luce di queste risultanze il narrato del Colella appare, siamo benevoli, volto a minimizzare l’intervento di Audia e degli altri. Le dichiarazioni di Colella sono stupefacenti perché dice di Audia che è “un conoscente occasione”, e tuttavia Audia e Donato vengono chiamati “perché ritenute persone che potevano contenere l’aggressività di Purpura”. Colella prima dice di non ricordare chi è

Donato Gianluca

Donato Gianluca

intervenuto a intermediare e poi dice “Donato Gianluca” e dice soprattutto che dopo l’intervento di Gianluca e degli altri la situazione era di fatto rimasta immutata. Gli facciamo presente che nelle conversazioni Donato Antonello parla della pericolosità di Purpura, parla del fatto che aveva delle armi e poteva far danno, parlano dell’aspetto degli stupefacenti e quindi poteva essere ancora più pericoloso, e lui dice che non sapeva assolutamente nulla di tutte queste cose e che i commenti tra Donato Antonello e Mascolo in relazione al possesso di armi di Purpura fossero tutte supposizioni. Solo su sollecitazione Colella ricorda l’intervento di Greco Roberto, non sa spiegare perché Greco Roberto interviene. Non lo sa spiegare.  Gli chiediamo perché non si è rivolto alle forze dell’ordine per risolvere questo problema visto che Purpura aveva armi, si diceva avesse il vizio di fare uso di sostanze stupefacenti e lui dice “non mi sono rivolto ai carabinieri perché pensavo di risolverla così, perché consideravo Purpura un mio fratello e quindi mi rivolgo a Audia uomo di cultura”. Il problema è che Purpura quando viene sentito non ricorda anche lui la presenza di Greco Roberto e Spadafora, però riferisce che tutta la vicenda dopo l’intervento di Donato Gianluca, Greco Roberto e dell’altra persona di cui non ricordavo il nome, si era concluso con una stretta di mano e che a seguito di ciò i prevenuti avevano messo fine alle liti, quindi conclude in senso diverso da Colella e, devo dire ci pare più credibile la versione di Purpura perché  l’intervento di Greco Roberto e Gianluca Donato sicuramente è stato risolutivo della lite.

Vicenda di Cuteri. E’ la persona che parla di Audia come ‘ndranghetista, aveva un credito nei confronti di un carrozziere che si paga Tito, Tito non paga, Cuteri viene picchiato da Audia che si trova presente nel momento in cui Cuteri chiede a Tito di pagare e poiché insisteva in questa richiesta Audia gli dà uno schiaffo, lo picchia, e quindi Cuteri si informa sull’entità di Audia. Ne parla con Mungo e apprende che è “un pezzo da novanta” della ‘ndrangheta, e ne parla anche con Greco Domenico e dice al PM in aula “ne parlai con Greco Domenico e disse che era una brava persona.” dice Cuteri “(…) parlando parlando gli chiesi informazioni, su Mario, io così a titolo di curiosità gli ho detto ‘ma perché ha degli atteggiamenti strani?’ perché lui mi ha chiesto il perché , Greco Domenico lo conosco come Mimmo, e lui ha detto ‘no è uno che parla parla..si atteggia ma stai tranquillo che è un bravo ragazzo’ perché io gli ho detto che ha degli strani atteggiamenti, come se fosse il padrino, qualcosa del genere, e lui mi fa ‘ma no, si atteggia, è un bravo ragazzo’,  mi pare che mi avesse detto che era uno di cuore, che si faceva in quattro per gli amici, qualcosa del genere”.  Quindi il PM dice “Quindi si atteggiava a padrino e a mafioso?” e lui dice “Sì”.
Conclusione: Cuteri non ottiene il pagamento del credito che il carrozziere Tito gli doveva.
Ma c’è anche un’ulteriore vicenda che riguarda Donato Vincenzo sempre in relazione con Cuteri, perché Cuteri ne parla con Donato Vincenzo e si propone di far da paciere e di farglielo incontrare in un bar a Volpiano. Quando Cuteri sente che doveva andare a Volpiano con Donato Vincenzo non ci pensa due volte, lui sa chi abita a Volpiano, abita Audia e quindi non ci vuole andare a Volpiano, dice “in un altro bar ci sarei andato ma a Volpiano no”. E quindi anche questa vicenda è indicativa del controllo del territorio perché Audia anche in questo caso interviene a tutela della carrozzeria di Tito e Donato si propone di intermediare, anche lui, e anche lui si fa portatore del controllo del territorio della combriccola e la vicenda è anche indicativa del metodo intimidatorio perché c’è lo schiaffo dato da Audia a Cuteri per convincerlo a non pagare.
Controllo del territorio, abbiamo parlato prima di Pinton… Pinton nella parte finale delle sue S.I.T. (Sommarie Informazioni) dice che aveva un credito di circa 250.000 Euro con una società che si chiamava “Consorzio Alveare”, nella persona dell’architetto Paccarano. Decide di andare a chiedere questi soldi a Paccarano e con chi ci va insieme? Ci va insieme con Sisca Gregorio, dice “chiesi a Sisca Gregorio di accompagnarmi, anzi, lui sentendomi parlare di questo problema si offrì di accompagnarmi,” e il giorno in cui vanno dall’architetto Paccarano (…) venne con loro anche Mascolo Antonio, il fratello di Mascolo Vincenzo, quello che abbiamo sentito nell’udienza. Quindi i due si danno da fare per ottenere il pagamento di questo credito.
Ecco, c’è tutto l’aspetto della politica e anche della politica e amministrazioni pubbliche … Minotauro… in questa sede brevemente facciamo riferimento a Triolo e Verduci che vengono avvicinati da Toro e da Sisca perché stanno partecipando alle elezioni amministrative e possono diventare assessori, consiglieri comunali, e così possono procurare appalti a Toro e alla compagine rappresentata dai due, lo dicono in udienza.

La vicenda Goffi Alberto, esponente UDC

Goffi Alberto

Goffi Alberto, esponente della politica regionale dell’UDC, era segretario regionale UDC, è coinvolto nella vicenda Edilrivoli come soggetto che vuole evitare che Esposito sporga denuncia in sede penale per la vicenda perché non vuole che vengano fuori aspetti relativi alla gestione del cantiere di Rivoli, non si ha motivo che il Goffi non voglia che sia denunciata la vicenda che ha riguardato Esposito.
Goffi è indicato come persona che secondo Mirante e Toroddo avrebbe potuto procurare lavori grazie al suo ruolo politico, ed è da sottolineare che la relazione intercorsa tra Toroddo e Goffi circa le truffe commesse dalla Toroddo è stata produttiva di guadagni anche per Goffi, abbiamo sentito in quest’aula Tosatto dire che ha dovuto pagare del denaro a Goffi come intermediazione, come provvigione  per i soldi dati per acquistare quel presunto bene all’asta, il primo bene che gli consente di guadagnare lautamente, poi i successivi investimenti con Toroddo procurarono a Tosatto un danno di un milione di euro. Bene, è indubbio che in questa vicenda vi sia la relazione tra Toroddo e Goffi, che lascia prefigurare il buon esito della progettualità circa i lavori da esperire da parte del Mirante che cerca di fare di tutto per entrare nelle grazie di Goffi, acquista 200 copie del libro “E’ qui l’Italia”, che era stato scritto da Goffi. Interessa dire delle vicende politico amministrative che riguardano Triolo e Verduci ma anche Goffi proprio perché sono esemplificative di questo interesse della compagine per coloro che potevano procurare alla stessa degli appalti. [ sulla vicenda si veda anche resoconto udienza 12 aprile ndr ]

Vincolo gerarchico

Dall’istruttoria espletata risulta chiara anche la relazione strettamente gerarchica tra gli esponenti della ‘ndrina. Sul tema abbiamo sentito in particolare il maresciallo Cardu e il maresciallo Graziano, alle cui deposizioni operiamo l’integrale riferimento. Le vicende sono molteplici, quelle indicative del vincolo gerarchico, partiamo dalla Setup, il tema torna direttamente a Greco Angelo “quello che arriva mo’, che deve risolvere i problemi con i Crea e deve risolvere i problemi anche con Donato Antonello” e il brano è strettamente legato, glielo chiediamo…”Ma quando lei dice a La Rosa ‘me ne sono pensata una ma te lo devo dire che veramente prendiamo quattro piccioni con mezza fava’ a chi si riferisce?” e lui dice “a nessuno”. “Non lo so, cos’aveva pensato?”…”Non me lo ricordo, era una soluzione, nel modo più assoluto”. Cioè non dice perché la persona che “arriva mo” deve risolvere anche il problema con Donato, “portare un tè caldo a quello di Spazio”. E poi gli chiediamo “ma Greco Lugino le ha mai parlato di un suo parente che si chiama Greco Angelo detto Lino?”…”Greco Angelo so che è un suo cugino, un cugino di suo papà, adesso non so bene la cosa, probabilmente ne abbiamo parlato”. “Gli ha detto che nel caso  in cui voi aveste avuto problemi con Crea e Losurdo  avreste potuto chiedere a suo cugino, a suo zio Lino un aiuto?” e dice “Mah, probabilmente sì…probabilmente sì” e il PM “Non probabilmente, sì o no?”…”Mi sembra di sì, mi sembra di ricordarmi di sì ma io quella cosa là non l’avevo neanche presa in considerazione,  gli ho detto ‘no, lascia stare, a me va bene così’.” Quindi è chiaro che ci sia un riferimento a Greco Angelo come unica persona che può mettere a tacere le pretese dei Crea e quindi Greco Angelo come superiore gerarchico rispetto a Greco Luigino, forse pari merito con Crea, dire.

I contrasti tra Sisca Gregorio e Greco Pasquale, Greco Luigino e l’intermediazione di Greco Domenico.

Qui abbiamo sentito il maresciallo Cardu riferire di queste vicende, in sostanza l’SMS di Greco Luigino del 29 luglio 2011, dove Greco Pasquale telefonava al fratello Domenico evidenziando il comportamento scorretto tenuto da Sisca Gregorio, conversazione 4383, e gli dice , usa toni pesanti esortandolo ad andare a percuoterlo: “Ascolta cos’è che ti volevo dire ma quello cardareddu di merda di compare…no…la testa la devo tagliare di netto, di netto, non l’ho chiamato io adesso…mi ha chiamato Gino (…) Quella cosa sporca si è andata a prendere le cose di là, non gli ha dato niente”. Ecco il periodo è 29 luglio del 2011, in questo periodo si verificano gli attriti tra Sisca e Greco Pasquale relativi alla spartizione dei profitti della vicenda Gruppo Edilia. Ecco perché Greco Pasquale dice di questo comportamento di Sisca Gregorio, lo riferisce a Greco Domenico?
Peraltro non risultano neanche dei lavori ufficiali svolti da Sisca Gregorio per conto di Greco Pasquale e Greco Luigino. A risolvere l’alterco è Greco Domenico che si propone addirittura di pagare lui i 5000 Euro che Sisca Gregorio doveva al duo Greco Pasquale e Greco Luigino, quindi da questi elementi si evince che Greco Domenico ha un ruolo di superiorità ha un potere anche di composizione di questa controversia esistente tra i due Greco e Sisca Gregorio. Emerge poi in modo chiaro la leadership di Audia, la leadership di Audia e in particolare la leadership di Audia emerge quando vi è il tema della venuta a Torino di Greco Angelo, perché obiettivamente Audia Mario si preoccupa, (…) ma perché si preoccupa? Perché ha paura di perdere autonomia, era lui il responsabile della ‘ndrina, venendo Greco Angelo a Torino, anzi a Venaria, teme di perdere la sua situazione di leadership e ciò risulta chiaramente dalla conv. 343. Audia viene menzionato anche con riferimento alla vicenda di Liberti Rosario. Quando Liberti deve cambiare lavoro e vuole andare a lavorare in Germania da Aracri Francesco, altro imputato in questo procedimento, assolto in primo grado, Donato Antonello gli dice “guarda però che della vicenda ne devi parlare con il tuo padrino, ne devi parlare con Audia Mario”, cioè questo affiliato, secondo la procura affiliato, pende impugnazione, per cambiare lavoro deve parlarne con Audia Mario, per andare in Germania, perché ? Perché Audia Mario ha un potere, ha un’autorità su questo signore, il “padrino” Audia Mario. E poi c’è il ruolo di Audia nell’estorsione Carvelli, quella di cui abbiamo parlato, che abbiamo menzionato all’inizio della requisitoria. Perché Audia era presente a quel colloquio nel quale Crea dice a Sisca <<Da Botricello a Sibari non c’è nessuno  che qui a Torino può chiedermi conto>> e perché Sisca Gregorio si lamenta? Perché il responsabile torinese della ‘ndrina di San Mauro non ha preso le sue difese, così offendendo la famiglia Greco, e di questo Sisca si lamenta con Greco Domenico. Si lamenta del fatto che era lì presente Audia Greco, ciò nonostante non prende le sue difese e perché non prende le sue difese? Perché non poteva, perché, facendo un ragionamento della serva e mi scuso con voi, con tutti, abbiamo detto che Gioffré Giuseppe quando parla con Audia con riferimento a Pancari Marcello dice “lui non ha la situazione come la nostra”. Ora, la “situazione” come la nostra che Gioffrè aveva nel corso delle indagini Minotauro era trequartino e poi quartino, nell’ultima fase della sua vita era diventato quartino, quindi se ha una situazione come quella di Audia vuol dire che Audia è tre o quartino o trequartino o quartino, ebbene Crea ha “il padrino”, un’autorità mafiosa superiore a quella di Audia Mario e per quello Audia Mario non poteva mettere becco sulla estorsione che stava ponendo in essere Crea. Poi c’è un’altra vicenda esemplificativa del rapporto gerarchico, quella che vede coinvolti Donato Gianluca e Donato Vincenzo, la vicenda del condominio e della denuncia.
Se ne interessano Donato Antonio, che è il fratello di Gianluca e che critica il comportamento di Gianluca, gli dà del “carabiniere a cavallo” e gli dice “ se adesso ti incendiano la macchina, se ti incendiano la macchina in piazza non hai di che lamentarti, hai denunciato, hai fatto il Carabiniere!”. “Se ti bruciano la macchina stanotte in piazza c’ha ragione, senza che poi ti lamenti…” dice. Ma soprattutto, se ne interessa anche di questa vicenda Audia Mario e lo dice lo stesso Donato Gianluca, perché Gianluca Donato nella conversazione 45527 del 28 agosto 2011 dice: “Fai quello che vuoi, io ti sto venendo solo a dire perché mi ha fermato Mario, mi ha fermato Mario e mi ha detto che ti devo venire a parlare”, quindi Mario Audia dice a Donato Gianluca che deve andare a parlare con Donato Vincenzo di quella cosa, perché Audia Mario si intromette? Perché Mario vuole che Gianluca vada a parlare con Donato Vincenzo?
E poi della questione se ne occupa anche Greco Angelo, perché Antonio, Donato Antonello, gli dice a Gianluca  nella conv. 45528:

ANTONIO: .. che poi gli dice a Lino che sei un Carabiniere che gli hai mandato i fogli, te lo dico già da adesso che gliel’ha già detto eh… hai capito?
GIANLUCA: vedi che il primo sbirro è lui non io

Sta dicendo, se gliel’ha già detto Donato Vincenzo a Lino lo sbirro è lui, non sono io.

ANTONIO: ecco vaglielo a dire.. allora vaglielo a dire .. allora quando vedi a Lino … vai e glielo dici
GIANLUCA:.. gliel’ho già detto ieri sera (…) gliel’ho già detto pure a Mario

Ecco, perché questa vicenda? Di questa vicenda se ne devono interessare tutti, in particolare Donato Antonio, Audia Mario ma soprattutto Greco Angelo, perché c’è bisogno di andare a riferire a Greco Angelo detto Lino questa vicenda? perché è il capo della cosca. E glielo deve andare a dire a Lino, perché in sostanza Donato Gianluca si era limitato a mettere una firma sotto una delibera condominiale, che era volta a ottenere da Donato Vincenzo il pagamento di denaro.

Ecco, rapporto gerarchico che si evince anche dal matrimonio di Spadafora Luigi e Carvelli Monica.Durante questo matrimonio vi è la composizione di alcune questioni pendenti. Partecipa tutta la ‘ndrina Greco di San Mauro Marchesato a Torino, Greco Domenico e i suoi figli Luigi e Fabio, Greco Pasquale, Greco Luigino, Donato Antonello, Greco Roberto, Audia Mario, Sisca Gregorio, Donato Gianluca, Stillitano Giovanni, Nicoscia Pasquale e Domenico , i milanesi, i veronesi Giardino Antonio e Giardino Domenico e numerosi altri soggetti. Mirante Nicola e Donato Vincenzo erano stati invitati ma non partecipano a questo matrimonio. Ora, il rito coniugale è occasione per sistemare alcune vicende che creavano tensione nella ‘ndrina. La prima vicenda riguarda Donato Antonello e Greco Luigi di Domenico. La vicenda è di per sé banale,  risale al compleanno di Domenico, al 15 gennaio del 2011. Perché per l’occasione , del compleanno, Donato Antonello regala a Luigi lo stesso profumo utilizzato da Greco Pasquale e questa cosa fa arrabbiare Greco Luigi, era uno scherzo da parte di Domenico che non viene condiviso da Greco Luigi, il quale si sente in quel modo paragonato allo zio Greco Pasquale e seguono degli SMS tra Donato Antonello e Greco Luigi (di Domenico). Ora, l’SMS che invia Luigi dopo il regalo del profumo è indicativo, ne leggo uno “Sciacquaminchia lo sai perché non ti rispondo? Perché degli infami bastardi di merda…. tu non fai parte né degli sbirri né dei Greco e neanche dei Donato…probabilmente sei stato scambiato all’ospedale, tu sei il figlio di satana brutto bastardo e farai la stessa fine sua, inforcato come un porco che sei, comunque ora che sei cresciuto di un anno sei diventato un grande sbirro, tanti auguri ancora, De Curtis”. A questo messaggio Donato Antonello risponde a Greco: “Comunque un giorno quando avrai tempo di spiegarmi dove trovi tutto questo odio per me.. dove trovi tutto questo rancore” eccetera eccetera.
La vicenda composta nel corso di questo matrimonio e dopo il matrimonio tutti questi contrasti risultano scomparsi e la situazione è idilliaca , lo dice Donato Antonello il 21 giugno 2011, quindi dopo il matrimonio, il giorno dopo, manda un SMS allo stesso Greco Luigino e gli dice “sperando di recuperare un po’ del tempo perduto ti auguro buon San Luigi, Antonello”, Antonello è chi firma. E Greco Luigino dal canto suo “penso che non c’è niente di perso nella vita se si vuol recuperare, grazie del pensiero, anche perché  negli ultimi anni il tuo augurio per me sempre unico mi mancava, a presto, il tuo padrino”.
Ecco, si noti che si era cercato di trovare una soluzione a questa controversia ma non si era potuto trovare una soluzione perché Mario Audia in quel periodo e Donato Antonello in quel periodo si trovavano in Germania e quindi non hanno potuto contattare Greco Luigino (di Domenico), questa composizione avviene nel momento in cui si incontrano davanti durante il matrimonio per risolvere le controversie. Quindi che cosa voglio dire? Che Audia Mario, lo dice nelle conversazioni intercettate e trascritte, si era proposto per risolvere questa questione e la risolve nel corso del matrimonio. Si noti inoltre che è Audia a dire a Greco Domenico di convocare i due e di fare la pace, questo risulta dalla conversazione (…) Quindi vi è questa necessità di risoluzione del contrasto che dev’essere esperita attraverso la convocazione dei due davanti a Greco Domenico su incarico di Audia Mario. Nello stesso matrimonio viene risolto il contrasto, almeno momentaneamente, tra Greco Pasquale e Greco Luigino e il duo Donato Antonello – Audia Mario e a confermarlo ricorre la conversazione 14958 intercorso tra Donato Antonello e suo padre Carmine, Antonello dice al papà “E’ andato tutto benissimo, non ci sono stati problemi, i figli di Gino hanno mangiato con noi… come sono bravi Pasqualuzzo e Loris… me ne hanno dati  di bacioni… no, sono bravi bravi, pure Gino era bravo…. Gino di zio Pasquale era bravo, era mansueto, se lo vedevi era proprio tranquillo” e Donato Carmine fa: “E che poteva fare? Deve stare tranquillo per forza, per forza deve stare bravo, era tutto a suo favore se faceva il bravo”. E anche Greco Angelo chiama Greco Roberto dopo il matrimonio per sapere se tutto è andato bene, perché Greco Angelo non  ha potuto partecipare, ha dovuto restare giù perché sottoposto alla sorveglianza speciale, però era stato il motore di questo incontro, di questa riappacificazione, quindi quella sera alle 20:33 chiama Greco Roberto “tutto a posto, allora? Del resto tutto bene?” E Greco Roberto dice “Sì, tutto a posto, sta piovendo spesso qua, ma tutto a posto…” La conversazione di cui vi ho dato lettura è del 19/6/2011, è particolarmente interessante il riferimento a “sta piovendo spesso”, di Greco Roberto, perché neanche 10 giorni prima c’era stata l’esecuzione della misura Minotauro.

 

<<Se Audia grattasse l’orecchio di Pasquale questi diventerebbe una pecora>>

Arriviamo a Natale 2011, Greco Angelo viene nuovamente informato sui problemi esistenti tra Audia Mario e Greco Pasquale, Greco Domenico dice ad Angelo che Greco Pasquale ritiene che Audia gli metta contro i nipoti, Greco Domenico dirà tuttavia che Audia parli con rispetto di Greco Pasquale, Greco Domenico rileva che “Se Audia grattasse l’orecchio di Pasquale questi diventerebbe una pecora”. Questi riferimenti vengono portati all’attenzione di Greco Lino, perché ? Perché lui ha un ruolo di vertice della società e quindi dev’essere portato a conoscenza delle controversie esistenti all’interno del gruppo e dei problemi intercorsi tra Audia e Greco Pasquale. E quali sono i problemi che pone Greco Pasquale, come risulta da queste conversazioni?
Dice Greco Domenico: “Il problema è Pasquale che sta troppo bene”, Greco Angelo ribadisce che Greco Pasquale sta troppo bene, per questo tratta male le persone con cui ha a che fare. Le dinamiche sono prettamente mafiose, dicono che Greco Pasquale è troppo attaccato ai soldi e per questo delle volte si trova in competizione, in contrasto con gli altri della ‘ndrina, con Sisca Gregorio, con Audia Mario, e Greco Angelo deve porre rimedio, lo stesso Greco Angelo che quando viene a Torino passa in Via Chiesa della Salute a battere cassa, lo dicono loro stessi nelle conversazioni, in Via Chiesa della Salute c’è il mercato dove i Greco hanno la loro macelleria, Greco Pasquale e Greco Luigino.

 

<<Era un mio uomo, e tu gli vai a fare l’usuraio?>>

L’ultimo tema del rapporto gerarchico è la vicenda che riguarda Donato Vincenzo e Vesentini, cioè l’usura. Se andiamo a vedere di che cosa è preoccupato di Donato Vincenzo, è preoccupato del fatto che la notizia del suo intervento in questa vicenda venga a conoscenza di Greco Angelo, Lino, “Tempesta” e questo risulta chiaramente dalla conversazione 57214, perché Donato Vincenzo parlando con Vesentini gli dice “E questo qua” (riferimento a Greco Pasquale) “ti farò vedere che adesso va giù in Calabria con amici suoi, parenti suoi” e gli dice “gli parlerà male di me ma qua gli amici che ha lui, gli amici di qua, gli amici di là… io sai cosa gli dico? Io non so assolutamente nulla, e poi gli amici  miei, no, visto e a maggior ragione che sono amici miei, perché gli vai a fare l’usuraio? A quello gliel’ho fatto conoscere io e tu gli vai a fare l’usuraio?” Ecco, non spendo parole sull’esame di Donato Vincenzo perché ci tornerà il dott. Riccabona però questa conversazione è chiarissima, non è come dice Donato Vincenzo che lui in sede di esame … non è che “aveva paura che … mio fratello, mia moglie e via dicendo, certo che non mi devo preoccupare però non è che ci ho  fatto una bella figura, no? Io queste cose preferivo che non venissero fuori.. “ Cioè lui dice in sede di udienza del 3/11/2016, quindi qualche giorno fa, che lui era preoccupato perché il fatto che aveva invitato Vesentini a denunciare venisse a conoscenza del fratello, della moglie e via dicendo! In realtà la conversazione parla degli amici suoi, dei parenti suoi, gli parlerà male di lui.. gli amici che ha lui, di qua e di là. E poi c’è il tema dell’usuraio, è un tema inquietante perché critica la gestione di Pasquale Greco. Perché ? Perché dice “gliel’ho fatto conoscere io il Vesentini”, era un mio uomo, una mia persona protetta, “e tu gli vai a fare l’usuraio?”… Ecco il motivo di contrasto e ecco perché aveva paura Donato che venisse a conoscenza di Greco Lino, ecco perché ! Avrebbe sicuramente creato dei momenti di tensione che sono spiegabili soltanto all’interno di un’unica compagine. E che dice che va a fare l’usuraio non lo dice al PM ma lo dice al suo amico Vesentini .

Carattere armato.

E poi ho finito, non devo dire più niente, per sempre, per lo meno di ‘ndrangheta.
Dunque il carattere armato emerge da quanto abbiamo detto in più momenti, abbiamo detto in più momenti che è una costola di Minotauro, San Michele, e quindi dobbiamo richiamare tutte le risultanze dei processi di Minotauro, sia la vicenda giudicata in abbreviato che quella giudicata in dibattimento. Sul carattere armato della ‘ndrina di San Mauro Marchesato ricorrono alcune divergenze nel processo San Michele. La vicenda Pasqua, Greco Roberto che a fronte delle considerazioni non proprio piacevoli che fa Pasqua Giuseppe su di lui dice che “a Pasqua gli si deve… tutti i caricatori bisogna scaricargli e bisogna tagliargli le dita della mano”, questo lo dice nella conversazione 11178 e 11179. Ricorre poi la vicenda di Capellupo, non l’avvocato ma un altro Capellupo Antonio, che propone armi a Sisca, e gliele propone con una terminologia che è chiaramente allusiva a beni illeciti, ciò che all’inizio della frase è un motorino cambia di genere, diventa “la devi prendere”, poi diventa “le biciclette”, poi diventa “le macchine”, insomma alla fine i Carabinieri seguono le persone che avevano a che fare con Capellupo Antonio, cioè con il sig. Mario e il sig. Mancuso, con i quali Capellupo aveva … utilizzava lo stesso linguaggio convenzionale e li trovano in possesso di pistole, quindi si desume che anche Sisca utilizzando la stessa terminologia con Capellupo facesse riferimento analogamente a armi. 
Poi ricorrono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che parlano della disponibilità di armi da parte della cosca. Abbiamo sentito Cortese, abbiamo sentito Oliverio, e parlano delle armi come un requisito costituzionale dell’associazione. Abbiamo poi ricordato anche stamattina le dichiarazioni di Pinton, che parla delle minacce portate al padre Augusto da parte di un soggetto che gli dà una busta con due proiettili dentro, soggetto che mostra la pistola, e abbiamo detto e abbiamo indicato come questa vicenda si riconduca alla gestione del gruppo Edilia e ai fornitori che dovevano essere pagati secondo le pretese di Sisca Gregorio.

 

“pensare a una ‘ndrangheta che non disponga di armi, dice la Cassazione, “è un ossimoro”

Richiamiamo, senza soffermarci ovviamente, ciò che le sentenze della corte di Cassazione Minotauro (abbreviato e dibattimento) scrivono sul carattere armato dell’associazione e fanno riferimento anche al notorio, è noto che la ‘ndrangheta ha proprio come elemento fondante della sua essenza il poter utilizzare e disporre di armi e ciò rileva anche dal punto di vista soggettivo, perché ritiene la Corte di Cassazione che se non altro per “colpa” una persona che aderisce alla ‘ndrangheta si pone nella situazione di accettare il rischio che la “società” sia armata e disponga di armi e “pensare a una ‘ndrangheta che non disponga di armi, dice la Cassazione, “è un ossimoro”. 
E quindi alla luce delle argomentazioni che da stamattina abbiamo sviluppato riteniamo che sia dimostrata l’esistenza di una ‘ndrina di San Mauro Marchesato a Torino, che sia completamente dimostrata l’esistenza dal punto di vista oggettivo e soggettivo della composizione, ricorra anche l’aspetto soggettivo dell’affectio societatis [ volontà di essere soci, ndr ], ci sono un numero corposo di argomenti per dire che siano tutti consapevoli di appartenervi e siano ben contenti di appartenervi, nonostante qualche controversia, che sia un’associazione armata, che sia regolata da rapporti gerarchici, che estrinsechi il metodo intimidatorio e controlli il territorio con modalità, come diceva stamattina il collega Smeriglio, profondamente pervasive.

 

Redazione – TGMaddalena.it

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