NOCMCSamantha è venuta spesso in valle, per sostenere la lotta al TAV. E’ con il suo aiuto che il 13 ottobre 2012 Ravenna è diventata NOCMC (con grande partecipazione dei NO TAV), in quella manifestazione che ha portato migliaia di persone da tutta Italia a mettere in discussione il modello delle Cooperative con quel NO alla CMC, un evento ignorato dalle testate, non una parola neanche su Il Manifesto.

Il suo percorso in difesa dei diritti umani l’ha portata dal 2013 in Palestina, come attivista dell’ISM. Al ritorno da questa esperienza ha realizzato un documentario, “Shoot” che ha presentato in un tour italiano a gennaio di quest’anno, suscitando consensi e diffondendo la sua testimonianza con grande onestà sin dalle prime scene iniziali: “In questo film vedrete quello che ho deciso di farvi vedere come in qualsiasi libro o film. Non credetemi. Contattate l’ISM, andate in Palestina e credete ai vostri occhi.”. Un po’ come ho sempre sostenuto io quando, nel raccontare la mia visione della lotta in Val Susa, ho sempre invitato le persone a non credere ai media, e a non credere a me: meglio venire a vedere con i propri occhi e scoprire la verità.

E se Samantha cerca la sua strada per la verità c’è chi invece, sistematicamente, costruisce menzogne e falsità in un momento in cui la tensione in Palestina è nuovamente alta, dopo il rapimento ed il recente ritrovamento, purtroppo morti, dei tre ragazzi israeliani. Una serie di menzogne diramate prima sui social network, poi diffuse su alcuni blog, per approdare su noti quotidiani italiani.
Una foto che la ritrae, dopo una dura notte di attacchi, mentre compie semplicemente il gesto di preparare il pane e mostra il segno di appoggio alla resistenza palestinese, scatena un inferno e trasforma Samantha, che da sempre vive e pratica la frase che recita ogni qual volta compaiono sul suo profilo facebook antisemiti “Non siete i benvenuti, perché la pietà non è selettiva“, definendo così il suo antisionismo e distinguendolo nettamente dall’anti-semitismo.

Conosco bene Samantha, da quando abbiamo organizzato insieme la manifestazione a Ravenna, ed è stata un’esperienza importante per me lavorare con lei al montaggio di Shoot, mi ha permesso di rivivere le storie che stavamo raccontando e di sentire quello che lei aveva provato vivendole. Una condivisione nella quale ho potuto apprezzare la sua forza e quel grande amore che la spinge a restare in Palestina, ancora oggi.

Proprio perché la conosco non posso che trovare aberranti e assurde le accuse lanciate da questi media, una veloce carrellata ai titoli:

Ragazzi israeliani uccisi: la Comizzoli sapeva. Il cordone ombelicale tra ONG e terrorismo (RightsReporter.org)

Ragazzi israeliani rapiti e uccisi, la foto-sfottò dell’attivista filopalestinese davanti a un forno (Il Messaggero)

Il dolore degli ebrei italiani e la volgarità di alcuni attivisti filopalestinesi (BlogTaormina)

L’avv. Luca Bauccio ha pubblicato due giorni fa sul sul blog Dirito Zero un primo video che inquadra la vicenda sin dal titolo: “Il mostro mediatico” :

“Samantha Comizzoli fa un segno, il segno dell’intifada che tutti fanno in Palestina e indipendentemente dal numero 3 dei giovani israeliani trovati, purtroppo, morti e questa foto, di ordinaria vita quotidiana è diventata l’istigazione, la giustificazione, quasi la contemplazione dei forni crematori nazisti. Samantha per questo articolo del Messaggero sarebbe una persona che, ponendosi davanti ad un forno, avrebbe evocato la memoria dei forni crematori nazisti e che, indicando il numero 3, avrebbe indicato il numero delle tre persone sequestrate verso le quali auspicava la fine drammatica degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di un’autentica follia, che ha trasformato un’attivista per i diritti umani, che sostiene idee che noi possiamo considerare giuste o sbagliate, possiamo anche criticare il modo che ha di sostenerle, ma è diventata di colpo non più un’anti-sionista, quale lei rivendica di essere, ma un’anti-semita, una persona che propugna, giustifica lo sterminio, il genocidio degli ebrei in quanto popolo. Un’aberrazione mostruosa per quelli che conoscono il pensiero di Samantha, che ha sempre condannato ogni forma di antisemitismo, ha sempre respinto ogni modalità antisemita di discutere della questione palestinese e ha fatto anche di più… Ha recuperato il paradigma negativo, mostruoso, tragico del nazismo e dell’antisemitismo per dire attenzione, siamo contro l’antisemitismo cosi’ come oggi siamo contro quest’aggressione e questo razzismo diffuso verso il popolo palestinese” (…) “Riflettete su quanto sia DIABOLICO MANIPOLARE la realtà”…

Ma il mostro mediatico continua:
“Quell’italiana già sapeva della morte dei ragazzi rapiti” (Il Giornale)

E l’avvocato Luca Bauccio pubblica un secondo intervento:

LA FANDONIA E LO SCANDALO.


“Il caso di Samantha Comizzoli è un emblema. Sembra quasi (e lo dico per metafora) che il dramma della Palestina, di Israele, questi morti, questa tragedia, questo dolore, sembrano quasi una colonna sonora, un motivo succedaneo, un’appendice di una storia ancora più drammatica e grottesca che è la nostra storia, la storia di persone, di cittadini, di uomini e donne prigionieri di un regime: il regime della falsificazione, della menzogna a mezzo stampa. E’ così che due giorni fa abbiamo scoperto che posare davanti ad un forno in Palestina è un gesto molto pericoloso, perché è un gesto che rappresentava giubilo, felicità, per i forni crematori. Impugnare la pala del panettiere o contemplare la fiamma del forno di un panificio (e non il forno di Auschwitz) è un gesto che se viene fatta in Palestina, a favore dei diritti umani dei palestinesi, è sicuramente un atto di anti-semitismo. Se poi a questo aggiungiamo l’esibizione del numero tre, beh, questo numero tre non è né un segno di vittoria, né un segno usato ad indicare l’intifada ma è il numero dei tre sequestrati che da li’ a poche ore sarebbero diventati ( purtroppo ) i tre assassinati, quindi privati della loro vita. Quindi Samantha Comizzoli era colei che inneggiava a tutto questo, si faceva beffa di tutto questo, così hanno scritto! Un’assurdità che si smonta da sola… ovviamente, ma non si sono fermati qui. Perché il tam tam della menzogna, della mistificazione, dello scandalo artefatto ha prodotto i suoi meritati figli, che troviamo sul sito RightReporter. Non bastava che Samantha fosse un’apologeta del nazismo, rea confessa essendosi fatta fotografare davanti ad un forno, che delitto, che provocazione, che insulto, ma addirittura questa menzogna ne ha partorita un’altra che solo apparentemente è consequenziale, ma che in realtà è antitetica: cioé la seconda menzogna nega la prima menzogna anche se dice di essere figlia di quella.
Cosi’ Samantha Comizzoli non è più quella che inneggia al sequestro, e che festeggia, lei è l’autrice del sequestro, è quella che era a conoscenza del sequestro, è collusa con i terroristi che hanno operato il sequestro e quindi c’è un cordone ombelicale. Vi faccio leggere il titolo di questo assurdo articolo che si fa portatore di una verità nascosta, scoperta deducendo, interpretando. si, perché ai taroccatori, ai falsari, agli avvelenatori del pozzo del sapere non serve la verità, non serve ricostruire i fatti, non serve la storia. A costoro serve soltanto un pretesto per interpretare i fatti, le fotografie, le espressione, le frasi.
Quindi dire, per esempio, “domani mi farò tagliare le dita” significa “domani saranno uccisi”. Quindi non solo è l’autrice di un sequestro ma anche la svitata, pazza, delirante rea confessa, comunicando in anticipo che quei giovani sarebbero stati uccisi e sarebbero stati ritrovati morti.
Quindi questo giornalista-investigatore, al computer, evidentemente pieno di un’intenzione dolosa di interpretare i comportamenti degli altri per criminalizzarli, per renderli dei mostri, impresentabili, incurante dell’idiozia, dell’assurdità, del grottesco, della paranoia e dell’iperbole, perché poi in fondo se si dà una falsità poi se ne possono costruire altre con una consequenzialità che sembra indistruttibile. Quindi secondo questo articolo “Ragazzi israeliani uccisi: la Comizzoli (che ormai è una star del web) sapeva”. Lei sapeva. “il cordone ombelicale tra ONG e terrorismo”. Quindi il teorema è che appunto Samantha fosse colpevole di tutto questo, fosse responsabile e che fosse anche, caso assolutamente unico ed esorbitante per i manuali di criminologia, addirittura confessasse la sua responsabilità con questo messaggio in codice che non è neanche troppo in codice, tant’è che tutti l’hanno capito, anche costoro, che sono rimasti fermi al loro computer, hanno letto un po’ su Facebook, un po’ di maldicenze su web e poi hanno costruito la loro verità.
Ma la cosa che più lascia interdetti non è tanto questo articolo, per il quale Samantha ha già mandato una diffida, e ai cui autori farà causa, ma potrebbe rimanere un esempio confinato nel mare magnum del web, una delle tante maldicenze fatte in libertà. La cosa che più colpisce invece è l’articolo pubblicato oggi su IL GIORNALE. Il titolo dell’articolo è già tutto l’articolo: “Quell’italiana già sapeva della morte dei ragazzi rapiti”. L’articolo costruito in maniera molto sapiente, come direbbe la Cassazione, molto astuto, non si fa carico di sostenere in prima persona questa fandonia, ma non gli serve nemmeno. Basta prenderla, basta darle la ribalta, basta intitolare proprio con l’accusa e poi salvarsi o credere di salvarsi con un virgolettato e già è servita la fandonia, ma sotto forma di scandalo, di fatto inquietante, che probabilmente è vero, al quale bisogna dare retta, bisogna dare ascolto, e poi? E poi alla fine dell’articolo, quando già il danno è fatto, il convincimento è radicato, l’impostura, la calunnia è fuoriuscita, ha raggiunto il lettore, l’ha conquistato, sedotto, lo domina, beh poi alla fine leggiamo la giustificazione di Samantha Comizzoli: “Ribadisce di non aver voluto rivendicare il rapimento dei tre ragazzi”… stiamo parlando di un nulla assoluto, di una calunnia, eppure bisognava leggere tutto l’articolo per arrivare poi alla fine e sentirsi dire che lei ribadisce la sua estraneità. Ma poi c’è l’ultima perla dell’articolo, che dà la misura delle intenzioni dell’articolo medesimo: “e annuncia querele”, si legge nell’articolo, ” attraverso lo stesso avvocato della famiglia Abu Omar, il terrorista egiziano rapito dalla CIA a Milano nel 2003”. Non si cita questo avvocato perché in realtà non si vuole legare questa difesa ad una persona in modo particolare, ciò che interessa all’articolo è collegare Samantha Comizzoli all’area del terrorismo. Abbiamo iniziato l’articolo apprendendo che, appunto, lei è coinvolta, e abbiamo finito l’articolo sapendo che lei si fa difendere dallo stesso avvocato che ha difeso il terrorista ABU OMAR. Una persona che è stata sequestrata dalla CIA, i sequestratori sono stati condannati con sentenza definitiva e che ancora non è terrorista per il nostro ordinamento, perché non c’è una sentenza definitiva che lo condanni e che accerti questa sua responsabilità. Eppure per questo giornale, che ci insegna cos’è il garantismo e cos’è il rispetto per i diritti delll’imputato, se si è condannati in primo grado per un reato di terrorismo si diventa teroristi. E se questo serve per connotare e per chiudere il cerchio delle illazioni, delle allusioni, degli accostamenti malevoli, si recupera anche quest’altra mezza verità e la si incolla alla storia di Samantha Comizzoli. Se si è fatta difendere dall’avvocato del terrorista Abu Omar, se viene accusata di essere coinvolta nel sequestro dei tre, se in fondo appare e fa mostra di una fotografia davanti ad un forno, beh, insomma, non siamo di fronte a un indizio ma di fronte a tre indizi. Ecco, è cosi’ che si costruisce lo scandalo, sono queste le tecniche narrative dello scandalo e sono queste le trappole di una menzogna che appare talvolta come una verità e che invece si rivela la trappola del nostro sapere, dentro la quale la nostra coscienza e anche la nostra lucidità viene imprigionata.
Un esempio di quanto vi sto dicendo è nei commenti che trovate in calce a questo articolo: ci hanno creduto tutti. Sono tutti quanti ad insultare Samantha Comizzoli, a darle della terrorista, omicida, della criminale. Come mai se l’articolo è equilibrato, se dà contezza delle varie opinioni, se è anche un articolo critico, nel senso che ha uno sguardo critico sulle cose, quindi anche intelligente, se distingue una pecora da una mucca, una mela da una pera, come mai quest’articolo che avrebbe fatto cronaca ha ingenerato nella quasi totalità dei lettori il convincimento che Samantha è una sequestratrice, una criminale? Questo è il segreto delle fandonie e dello scandalo.

A Samantha tutta la nostra solidarietà e stima.

Da parte mia, aggiungo un grande affetto.

Simonetta Zandiri, a titolo personale.

 

 

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