sam 12Samantha Comizzoli si trova in isolamento. Luca Bauccio: ‘Ma vuole che si parli dei 300 piccoli palestinesi’

Sorgente: La blogger arrestata in Israele “a casa entro poche ore”. L’avvocato: da lei importanti denunce sui bambini prigionieri | tiscali.notizie

Samantha si trova detenuta da alcuni giorni nel carcere israeliano di Givon. Ancora poche ore e verrà espulsa con la forza, accompagnata all’aeroporto e costretta a lasciare i Territori palestinesi, nei quali, ormai da anni, vive da operatrice di una Ong e attivista dei diritti umani. Dalla Palestina, Samantha Comizzoli, attraverso i social network, un blog e alcuni docu-film, manda in Italia il reportage quotidiano del dramma palestinese. “E’ importante che tutti sappiano cosa succede qui”, ama ripetere. Persino subito dopo il suo arresto, avvenuto a Nablus nel corso di una manifestazione pro-Palestina, perché sprovvista del visto, la 45enne novarese ha scelto di non accettare l’espulsione e cominciare lo sciopero della fame per attirare l’attenzione sui 300 bambini palestinesi attualmente detenuti nelle carceri israeliane. “Piccoli trattati alla stregua di criminali di guerra – spiega Luca Bauccio, avvocato milanese che dall’Italia assiste Samantha – una situazione inaccettabile per qualunque Stato civile”. Ma lo sciopero della fame è durato solo poche ore perché la donna, messa sotto pressione e in isolamento, ha interrotto la protesta. Bauccio parla per lei: “I bambini palestinesi vengono arrestati e sottratti alle famiglie, anche per anni, nell’età della crescita e con conseguenti traumi terribili”, dice. “Se non ci fossero persone come Samantha noi sapremmo poco di queste situazioni scandalose”. Eppure, puntuale anche in questo caso, sui social è partita la “tradizionale” campagna di “denigrazione” contro gli attivisti che, in zone di crisi, si spendono pe rchi soffre.

Lei assiste Samantha dall’Italia, come sta?
“Sta bene, ho parlato con lei in questi giorni e mi ha raccontato di una situazione dura ma compatibile con lo stato detentivo. Niente drammi. La seguo da qui per quello che si può, attraverso l’attività consolare o l’ambasciata. E siamo anche impegnati a evitare che si inscenino campagne mediatiche diffamatorie contro Samantha”.

Sui social – ma anche su qualche giornale – si è vista un po’ della solita retorica contro i cooperanti rapiti o in difficoltà nei paesi dove vanno ad operare.
“C’è sempre qualcuno che deve lucrare, montando scandali. Per esempio hanno fatto circolare una fotografia di Samantha davanti a un forno di un panettiere, dove sorridente indicava il numero 3, riferendosi evidentemente alla 3^ intifada. Ma siccome coincideva con il periodo in cui erano stati rapiti tre giovani israeliani, si è cercato di dire che lei stesse esultando per il sequestro dei tre giovani. Chiara la volontà di insultare e diffamare: Samantha è tutto tranne un’antisemita”.
Ci spieghi chi è Samantha.
“E’ un’attivista, è una persona generosa, sognatrice che ha a cuore la questione dei palestinesi. Lei ha deciso di battersi per loro dalle pagine di Facebook, come tutti noi, ma ha deciso di farlo proprio da lì, personalmente, rischiando la pelle, vivendo tra i palestinesi, capendo fino in fondo il loro dramma e quindi facendosi anche testimone oculare di cio che accade. Poi ognuno ha le sue opinioni, il proprio credo, le proprie passioni e ideali, ma quello che ha fatto Samantha è prezioso per la causa palestinese e la libertà e l’indipendenza della Palestina”.
La novarese non è l’unica attivista in Palestina. Come sono visti dagli israeliani?
“Vengono visti come dei testimoni di una situazione umanamente insostenibile e storicamente delittuosa. Gli insediamenti illegali avanzano, la gente viene cacciata dalle terre e le risoluzioni Onu continuamente violate. Ho visto le immagini che questa settimana Samantha ha caricato. Samantha è sempre lì pronta a documentare, protestare aiutare.
Testimoni scomodi.
“Stiamo parlando di un luogo dove i bambini che tirano le pietre vengono arrestati. Samantha ha raccontato tutto questo. Ma non sono i soliti antisemiti a denunciare questo, c’è anche dall’opposizione israeliana che viene tacitata e tenuta sotto pressione, umiliata. Ci sono anche tanti ebrei nel mondo che non condividono questa situazione di apartheid. Samantha non ha raccontato niente di nuovo, ma è necessario perché la moltitudine è distratta da altro”.
Samantha era sprovvista del visto.
“Senza vittimizzarsi, lei ha commesso la violazione.  E’ chiaro che per Samantha la violazione più grande l’ha commessa Israele che occupa la Palestina senza visti e senza autorizzazioni. Cioè in violazione delle risoluzioni Onu: il primo da espellere sarebbe Israele. Per questo ha rifiutato l’avvocato d’ufficio: non riconosce la giurisdizione di Israele. La sua posizione è coerente, ostinata, cocciuta. Samantha verrà espulsa, ma ha una sua forza morale e politica netta”.
Israele va alla guerra contro lo sciopero della fame, unica arma degli oppositori incarcerati, con un disegno di legge nato per contrastare quella che viene definita una “minaccia per il Paese”. Che significa?
“Abbiamo l’ennesima conferma che le armi gandhiane della non violenza sono poi quelle più forti perché tolgono l’alibi della legittima difesa e della reazione violenta. Non ci si può difendere da uno che fa lo sciopero della fame ammazzandolo. Quell’uomo nel mettere in discussione la propria vita la eleva al bene più prezioso che ci sia. Il metodo non violento è quello capace di mettere in ginocchio anche le più feroci dittature o, nel caso di Israele, quei sistemi che compiono degli abusi, che violano le risoluzioni Onu, che costringono un popolo a vivere senza uno Stato, senza un territorio, senza libertà di movimento, di commercio, di decidere del proprio destino. Quindi questa decisione non mi stupisce. La minaccia più grave non sono di certo i missili di Hamas, ma un milione di persone che decidono di non mangiare per far conoscere al mondo il proprio dramma”.
Riferimenti
Samantha on Facebook, Twitter, Website

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