Proseguono le arringhe difensive al processo di appello per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione NO TAV del 3 luglio 2011 alla Maddalena di Chiomonte, dopo le arringhe del 12 e 13 ottobre.

L’arringa dell’avvocato Fattizzo per imputato Cecur M.

Avv.Fattizzo per Cecur … (…) E’ necessario ricollegarsi e fare rinvio (…) alle posizioni espresse dal collega Novaro,ricorrendo alla ricostruzione che è stata esposta per la posizione di Avossa Gabriella (…) che nella ricostruzione della Procura è stata identificata come Avossa. Questa vicenda condivide quella ricostruzione storica degli occorsi che  è stata operata dalla Procura in primo grado (…). Come già è stato evidenziato nella scorsa udienza il 27 giugno era stato programmato l’inizio delle operazioni di accesso all’area della maddalena e le forze dell’ordine e i tecnici LTF avevano programmato l’avvio dell’operazione dello smantellamento della cosiddetta barricata Stalingrado, attraverso l’utilizzo di una pinza meccanica. Le operazioni poi, fattivamente, hanno inizio intorno alle 7:30. Nei documenti rileviamo la presenza della Cecur alle 8:50, accanto a quel soggetto che era stato individuato come Avossa, sulla volta della galleria Ramat. Due secondi dopo la Cecur pone in essere la condotta che sarà oggetto del presente procedimento penale e cioè effettua in una rapida successione 4 lanci di sassi all’indirizzo della pinza meccanica che sta portando avanti lo smantellamento della barricata stalingrado. Sono lanci in successione e che hanno traiettoria parabolica. Come già rilevato alla scorsa udienza, le forze dell’ordine che si trovano all’interno della galleria Ramat usciranno un quarto d’ora dopo, alle 9:05:10, questo per evidenziare come in questo specifico momento non fossero presenti forze dell’ordine (…), vorrei mostrarvi una piccola clip ma forse ci sono dei problemi…
Presidente: un’immagine bucolica?
Avv: in ogni caso è un’immagine già vista alla scorsa udienza, per evidenziare appunto che su quel tratto dell’autostrada non ci sono presenti forze dell’ordine, questo perché abbiamo delle forze dell’ordine che sono presenti ma all’interno della galleria e usciranno un quarto d’ora dopo, e poi ci sono due automezzi dei Carabinieri ma sono al varco 2, dall’altro lato dell’autostrada e sono posti ad una distanza considerevole dalla galleria. In primo grado avevo fatto le misurazioni successive, avevo visto quanto erano le misure di questo automezzo dei Carabinieri, circa 27 metri. Se si fa una rapida osservazione dell’immagine si può vedere che la distanza tra l’automezzo dei Carabinieri e la galleria Ramat potrebbe essere circa una cinquantina di metri (..). Quindi nei pressi della galleria assolutamente non sono presenti forze dell’ordine . Si vede molto chiaramente che i lanci effettuati dai soggetti al di sopra della galleria Ramat sono fatti nei confronti della pinza, cioè verso la destra dell’imputata, dove si trova la pinza stessa. Chiarita questa ricostruzione  fattuale della condotta messa in atto dalla Cecur ritengo che il nodo centrale sia la qualificazione giuridica,   questa difesa ritiene di aderire a quella che era stata la qualificazione giuridica che era stata originariamente operata dalla Procura, cioè l’art. 336 e non il 337 come hanno ritenuto gli estensori. Posto che i due reati presentano elementi comuni, sia il soggetto passivo, sia le modalità attraverso le quali deve esplicarsi la condotta che consistono per l’appunto nell’uso della violenza e della minaccia, occorre rilevare quali siano le differenze fondamentali tra i due reati, sia in dottrina che in giurisprudenza sono state rilevate due diversi criteri di distinzione, uno è il criterio psicologico e l’altro  è di matrice temporale. Secondo il criterio psicologico la differenza tra queste due fattispecie si giustificherebbe in base allo scopo che è stato perseguito dall’agente e cioè ci si trova di fronte alla fattispecie di cui all’art.336 quando lo scopo dell’agente è quello di incidere sul processo formativo della volontà dei funzionari, infatti l’oggetto del dolo specifico si individua nella coscienza e volontà di determinare uno stato di costrizione del pubblico ufficiale, mentre invece, secondo sempre questo criterio teleologico sussiste questo criterio di resistenza quando la finalità della condotta  è invece quella di impedire ad un pubblico ufficiale il compimento l’atto. Secondo un diverso criterio di matrice temporale la descrizione passa dal momento temporale in cui la condotta violenta o minacciosa viene posta in essere e cioè se viene posta in essere prima del compimento dell’atto del pubblico ufficiale si configura l’art. 336, se invece la condotta violenta o minacciosa viene posta in essere durante la fase esecutiva del pubblico ufficiale allora si può configurare il delitto di cui all’art. 337. Ora gli estensori hanno fatto riferimento a mio avviso proprio al criterio di matrice temporale, tuttavia giungono a delle conclusioni a mio avviso errate, perché fondate su un’interpretazione erronea del dato fattuale. E dato che a mio avviso è errato (…) Cecur effettua i quattro lanci contro la pinza meccanica, quindi non per opporsi all’operato dei pubblici ufficiali, quindi non vi è un’opposizione violenta o minacciosa da parte della Cecur tramite quel tipo di condotta contro le forze di polizia. (…) L’azione dei pubblici ufficiali nel momento in cui si individua la condotta della Cecur era unicamente indirizzata alla rimozione della barricata, quindi non vi era un’attività del pubblico ufficiale contraria ai manifestanti, ma un’attività volta a rimuovere la barricata Stalingrado, il momento di contrasto con i manifestanti è un momento successivo. Quindi volendo seguire un criterio temporale la condotta della Cecur viene posta in essere prima del compimento dell’atto del pubblico ufficiale e quindi la condotta può essere qualificata ai sensi dell’art. 336 e non 337.  In ogni caso non si può qualificare la condotta della CECUR ai sensi dell’art. 337 perché proprio non è sorretta dallo scopo di impedire al pubblico ufficiale di compiere l’atto di servizio, ma solo allo scopo di opporsi all’operato della pinza meccanica in quel momento in funzione. La distinzione tra 336 e 337 evidentemente non comporta alcuna differenza sul piano sanzionatorio ma ha una grande importanza, perché l’art. 336 punisce la condotta violenta e minacciosa rivolta al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio, mentre il 337 punisce anche la condotta violenta e minacciosa esercitata contro quei privati che siano stati richiesti dal pubblico ufficiale e che abbiano prestato assistenza al pubblico ufficiale. Ora ritengo che questa qualificazione giuridica abbia (…) consentito ai giudici di prime cure di superare proprio quella questione, che la difesa aveva proposto in primo grado in ordine alla possibilità o meno di qualificare l’operaio che guida la pinza meccanica come incaricato di pubblico servizio e a mio avviso questo quesito va sicuramente risolto in maniera negativa e sono gli stessi estensori a darne atto nella propria motivazione. Questo perché la giurisprudenza sul punto è costante nella qualificazione di incaricato di pubblico servizio (…)  Sezioni Unite 7958 del 1992 secondo la quale il pubblico servizio è un’attività di carattere intellettivo,la cassazione a sezioni unite ha proprio riferito che un incaricato di publico servizio ai sensi dell’art. 358 sono coloro i quali pur agendo nell’ambito di un’attività disciplinata nelle forme della pubblica funzione mancano dei poteri tipici di questa, purché non svolgano semplici mansioni d’ordine, né prestino meramente opera materiale, quindi lo ripeto il pubblico servizio è un’attività di carattere puramente intellettivo e non meramente materiale come quella posta in essere dall’operaio manovratore della pinza meccanica e di questo si rendono evidentemente conto i giudici di prime cure, riqualificando così la condotta tenuta dalla Cecur (..).
Ritengo che non si possa pervenire ad una sentenza di condanna per la Cecur sulla base del concorso morale di persone nel reato, perché  si può ritenere che la Cecur con la propria condotta abbia in ogni caso istigato i lanci che sono avvenuti successivamente o anche prima, perché prima dei lanci della Cecur sono state registrate altre azioni violente e minacciose, quindi vi sono lanci successivi ,anche distanti temporalmente da quelli posti in esser dalla Cecur, lanci che avvengono in luoghi anche completamente diversi rispetto alla volta della galleria Ramat dove vediamo che ci sono fondamentalmente due soggetti che effettuano quel tipo di condotta e non vi è neanche la prova a mio avviso che chi ha assistito a quei lanci che la Cecur ha posto in essere sulla volta della galleria Ramat , si sia poi effettivamente spostato e, ispirato da quella condotta, abbia a sua volta effettuato comportamenti violenti e minacciosi nei confronti dei pubblici ufficiali. Va indagata anche la motivazione per cui la Cecur abbia posto in atto quella condotta, la Cecur non viene poi vista in altre occasioni il 27 giugno e non viene vista neanche nella giornata del 3 luglio, magari la sua condotta aveva una valenza meramente dimostrativa, e cioè lancio  dei sassi contro la pinza meccanica perché non sono d’accordo con l’operato di operai e forze dell’ordine che stanno portando avanti la distruzione della barricata stalingrado , e non è detto che la volontà della Cecur fosse indirizzata anche poi successivamente o che la Cecur avesse voluto anche solo supportare a livello ideologico la condotta di quanti poi hanno commesso altri tipi di azioni. E’ molto importante l’applicazione corretta dell’istituto del concorso morale del reato, per evitare un superamento del principio fondamentale della personalità della responsabilità penale, è necessario che la condotta di tipo istigatorio rafforzativo venga enucleata in maniera esatta e che venga enucleata in maniera esatta il rapporto di causalità efficiente che lega quella condotta alle attività posta in essere dagli altri concorrenti.  (…) Faccio riferimento in particolare al reato di lesioni contestato al capo due. Pare difficile poter collegare alla condotta di un soggetto che si trovava sopra la volta della galleria e che ha agito ad un orario specifico, alle 8:50 del mattino, poi tutta una serie di lesioni che sono avvenute in un momento sicuramente successivo, temporalmente successivo, in un luogo differente rispetto a quello in cui lei ha operato e, nuovamente, ripeto, non è detto che la condotta della Cecur fosse volta a quel tipo di evento finale. Se la condotta fosse stata solo quella ispirata al solo danneggiamento del mezzo sicuramente non si può imputare alla Cecur una lesione , lesioni, come ad altri soggetti che invece hanno avuto un fronteggiamento diretto con le forze dell’ordine . E quindi anche in questo caso bisogna chiedersi “qual è il contributo causale che è stato fornito dalla Cecur all’esito di lesioni? In che termini la commistione del delitto di lesioni può essere stata influenzata da quella condotta tenuta dalla Cecur?” Infine Cecur è condannata al per il capo 3, reato di danneggiamento di una pala Hitachi, ora già gli stessi estensori nella sentenza avevano fatto riferimento alla testimonianza resa dall’Antonio Lazzaro che era il teste che ha riferito in ordine ai danneggiamenti dei vari mezzi e già gli stessi estensori avevano ritenuto la testimonianza del Lazzaro piuttosto confusa, tant’è che poi sono addivenuti all’assoluzione dell’imputata per parte dei mezzi di cantiere danneggiati, e hanno “salvato”  il solo danneggiamento della pinza Hitachi e credo che lo stesso ragionamento possa essere trasposto anche al danneggiamento di questo mezzo meccanico. Non vi sono elementi probatori certi che conducano a ritenere che proprio quel mezzo fosse presente nei pressi della galleria Ramat. Tra l’altro  si parla di una pala Hitachi, quella che comunque la Cecur tenta di colpire è una pinza meccanica.
Per quanto riguarda infine il trattamento sanzionatorio, forse è stato detto già tutto sul punto, ho chiesto anch’io l’applicazione della circostanza attenuante 62 n.1,2,n.3.  Non voglio essere ripetitiva rispetto a quanto hanno già esposto i colleghi prima di me, (…) l’attenuante può essere concessa quando i motivi che hanno sorretto la condotta dell’autore sono considerati favorevolmente dalla prevalente coscienza collettiva, e non è necessario che questa coscienza sia identificata con l’espressione della maggioranza parlamentare. E’ evidente che dei reati siano stati commessi ma è altrettanto evidente (…) che questo tipo di attenuante può essere concessa, ovviamente in presenza di un reato perché altrimenti non potrebbe essere, ma può essere concessa anche in presenza di reati gravissimi perché quello che deve essere indagato in realtà è il movente che è posto alla base della condotta dell’agente, e il movente evidentemente può essere  di particolare valore morale anche se c’è un reato gravissimo (..). Attenuante di cui all’art. 62 n.2 , cioè l’attenuante della provocazione, anche sul punto molto è già stato detto, e anche sul 62 n.3. Ciò che mi interessa particolarmente è il fatto che alla Cecur non siano state concesse le circostanze attenuanti, il che porta la pena a livelli applicata all’imputata a livelli straordinariamente alti, una delle persone che ha avuto la pena più alta. 4 anni e 4 mesi ed evidentemente per effetto della mancata applicazione delle attenuanti generiche si parte da una pena base già assolutamente elevata. Ecco,  io ritengo che la non partecipazione al processo non sia un elemento che possa essere valutato ai fini della mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, gli estensori rilevano come non vi sia alcun elemento per la concessione, a mio avviso non è vero (…) l’imputata all’epoca dei fatti, al momento dell’applicazione della misura cautelare era incinta, infatti è entrata in carcere, vi è rimasta per pochi giorni poi è uscita in forza di questa gravidanza già inoltrata. Adesso è una persona che ha un lavoro, una vita familiare… una pena di 4 anni e 4 mesi e la conseguente impossibilità  (vista la quantità della pena) di poter accedere a misure alternative alla detenzione avrebbe impatti assolutamente negativi sulla sua vita. Detto questo le circostanze attenuanti generiche possono anche essere concesse nell’ambito della individuazione della dosimetria sanzionatoria per calibrare l’effettiva portata dei fatti, e l’effettiva condotta dell’imputata (…) per una questione di coerenza ed equità a mio avviso devono essere concesse le circostanze attenuanti. Richiamo per il resto quanto detto (…) per le conclusioni….
Presidente: c’è una documentazione sul lavoro… magari poi ce li.. anche il fatto nel frattempo di avere avuto un figlio…
Avv: sono già inserite nel fascicolo ma posso tirarle fuori
Presidente: al massimo ce le segnala… sono nel fascicolo personale dell’interessata?
Avv: per quanto riguarda la sua storia cautelare sicuramente
Presidente: ammessa al gratuito? Si, ok grazie.

L’avvocato GHIA per Guido Fissore, amministratore valsusino e storico militante NO TAV. “Falso!  Nulla di tutto ciò si è verificato!”

IMG_4310fissoreAvv.GHIA per FISSORE: Il nostro assistito è Fissore, ed è una posizione particolare rispetto agli altri 53 imputati perché   Fissore è l’unico presente al cancello il giorno 27. Vi dico questo perché  dovrò necessariamente tediarvi un po’ per farvi vedere e comprendere cos’è avvenuto il 27 giugno del 2011 al cancello, vi dico subito che sono totalmente in disaccordo con quanto detto dal procuratore generale.. (…) che ha commesso un errore, chiedendo 4 anni, salvo poi  correggersi ad un anno e 10 mesi. Ebbene io credo che abbia commesso un ulteriore errore ancor più grave, nell’andare a riconoscere in capo al Fissore una responsabilità . Credo che se avesse analizzato attentamente tutti gli elementi che questa difesa ha già offerto al tribunale in primo grado e se avesse analizzato con attenzione i motivi di appello che ha proposto la difesa e che il Procuratore Generale non ha minimamente preso in considerazione, sarebbe giunto ad una conclusione diametralmente opposta. Non tratterò le questioni generali già trattate dai colleghi che mi hanno preceduto. Nulla vi dirò sul concorso morale, già trattato da altri colleghi, non tratterò dell’entità delle pene assolutamente spropositate in relazione ai fatti che si sono effettivamente verificati in questo procedimento perché l’avvocato Novaro ha detto e ha detto bene e non mi soffermerò sulle attenuanti di cui all’art. 62 numero 1 e 2. Prima di entrare nel merito della mia discussione , signori della corte, vorrei analizzare brevemente, perché per Fissore abbiamo due questioni, abbiamo l’appello proposto dalla difesa e abbiamo, aimé, quello proposto dalla procura per un reato assai più grave di quello ritenuto sussistente dallo stesso tribunale (…).  Il mio compito e quello del collega che mi seguirà sarà dimostrare come effettivamente l’articolo contestato non sussista ma come tantomeno sussista quanto richiesto dal Pubblico Ministero per il signor Fissore. Andiamo ad analizzare l’appello proposto dal pubblico ministero, che è lungo tre pagine e mezza, delle quali in due pagine si riferisce a quanto detto dal tribunale. Pertanto i motivi sono tutti contestati in una pagina. E quali sono i motivi? Li vado a leggere: “Mentre le forze dell’ordine superavano questi ostacoli venivano massicciamente bersagliati dagli aderenti al movimento no tav che dalle alture poste ad ovest lanciavano sugli agenti e sui militari sassi e bottiglie ed altri oggetti”.. falso! Falso!  Nulla di tutto ciò si è verificato! Adesso io ho un handicap perché chiederò a voi un grosso sforzo, di visionare i filmati, purtroppo l’attrezzatura tecnica di questa struttura non è adeguata [ l’immagine sullo scherno è completamente viola, ndr ] pertanto non si vede assolutamente niente,è veramente scandaloso che nel 2016 non si possa utilizzare una strumentazione adeguata e non sia in uso ai difensori una strumentazione adeguata, difensori che svolgono comunque un ruolo assolutamente pubblico. Falso perché quando voi andrete a vedere i filmati di quanto avvenuto il giorno 27 alla centrale, al cancello e alla risalita che hanno effettuato le forze dell’ordine per raggiungere il famoso piazzale della Maddalena, vedrete che nulla di tutto ciò  è stato lanciato da alcun manifestante sugli agenti,è un motivo assolutamente privo di fondamento alcuno. Secondo lamento: “questo era il contesto violento ma soprattutto frutto di un’attenta organizzazione in cui si era venuto a trovare Fissore”, perché formula questa affermazione? Perché poi non viene offerto alcun elemento che possa sostenerne la sussistenza, l’unico elemento organizzativo è la famosa assemblea serale in cui i manifestanti si sono trovati e hanno deciso che qualora, e dico qualora, perché un dato certo è che nessuno dei manifestanti aveva l’assoluta certezza che la mattina dopo sarebbero arrivate le forze dell’ordine . Al famoso tavolo torinese delle forze dell’ordine non è stato invitato anche un rappresentante dei manifestanti no tav, pertanto  i manifestanti ritenevano che in quei giorni probabilmente sarebbero arrivati e quella sera hanno deciso cosa avrebbero fatto, anche perché qualora così non fosse stato, quel giorno al piazzale della Maddalena non ci sarebbero state alcune centinaia di manifestanti, sarebbero stati presenti migliaia di manifestanti. Ma in realtà non si sapeva, si immaginava che in quei giorni qualcuno sarebbe arrivato, per cui l’unico elemento organizzativo è quella famosa assemblea nella quale si decise di porre in essere una resistenza passiva, si decise che l’unico elemento simbolico era di ritardare la presa  di possesso del piazzale, di distendersi tutti sul piazzale e farsi portare via a peso. Il tribunale aggiunge “Fissore evidentemente ha scelto di contribuire materialmente utilizzando contro Benelle lo strumento che aveva a disposizione ovvero la stampella”. Fissore aveva a disposizione la stampella perché aveva subito un infortunio e da qualche mese usava quella stampella per camminare, e questo è stato riferito da tutti i testi, compresi quelli della Procura. Fissore voleva evitare, ed è quello che ha sempre detto e che poi andremo a verificare, il compimento di un’azione pericolosa…. Fisore ciò l’ha già riferito all’interrogatorio di garanzia quando fu comminata la misura cautelare dell’arresto, e Fissore, ve lo dico subito ma non so se riesco a farvelo vedere, non ha mai colpito BENELLE, non ha mai colpito Benelle,  Benelle nella precedente sede ha raccontato delle fandonie e lo dico con assoluta serenità, non lo so se intenzionalmente, forse non si ricordava, forse vista la situazione ha sovrapposto dei fatti, ma non ci ha raccontato delle cose vere. E concludo con ultmo passaggio offerto dai  pubblici ministeri nel proprio appello, e dice, e qui debbo dire che non so quale sia la mia sensazione, il mio sentimento, non so se dirmi esterrefatto, non saprei trovare altro termine, perché il pubblico ministero dice che  “Fissore lo ha fatto a volto scoperto in modo da essere visibile da tutti gli altri partecipanti così da rafforzare il proprio proposito e dimostrare che anche un soggetto in condizione di minorata forza fisica dava il suo contributo nella causa” A parte il fatto che se il pubblico ministero e se le indagini fossero state fatte correttamente a Fissore non sarebbe stato il reato di travisamento perché quello è stato contestato (….) Ma qui dobbiamo capirci, se io sono travisato commetto reato e se non sono travisato commetto reato più grave? Questa è la tesi.. Prima si contesta il travisamento, poi quando si scopre che effettivamente Fissore non era travisato ed era facile scoprirlo…. Bastava guardare le immagini….cosa che forse la pubblica accusa non ha fatto con attenzione in primo grado, e a quel punto diventi capopopolo!  Perché? Perché è un amministratore? Perché è uno che non usa violenza? Perché è uno che dialoga? (…) E vado ad analizzare l’intervento del Procuratore Generale offerto qui in questa sede. Ha suddiviso il suo intervento in 4 fasi, una prima fase che definirei una lettura tecnico-politica dell’opera TAV, una seconda fase nella quale il Procuratore Generale ha offerto una visione del movimento no tav e ha offerto una valutazione a voi proposta dell’attività delle forze dell’ordine , poi le questioni generali comuni a tutti gli imputati e poi si è soffermato sulle singole posizioni. Seguirò anch’io questa traccia (…). Per quanto attiene il primo passaggio si occuperà il collega Bongiovanni, dico solo 3 cose di dominio comune cioè di tutti i soggetti che si interessano di questa vicenda, fuorché di quelli che non le vogliono leggere (.. spiega la questione alta velocità torino- lione, europa, etc. ndr). Passiamo al secondo punto, sul movimento no tav. Il Procuratore Generale ha detto che il movimento no tav è un movimento che vede la presenza di alcuni, numerosi valligiani, più una presenza costante, peraltro capace di condizionare il movimento,  di movimenti antagonisti, questo dice il Procuratore Generale sulla reale dimensione e consistenza del movimento no tav. Non vado a ricostruire la storia del movimento no tav ma ritengo sia assolutamente Revellinecessario dirvi cos’è il movimento no tav e per far ciò vi leggo alcune dichiarazioni offerte da una serie di soggetti e da una serie di testimoni, in particolare uno, nel processo di prime cure. Il prof. Marco Revelli all’udienza del 10 – 6 – 2014 [ qui una videosintesi della testimonianza del Prof. Marco Revelli ndr ]  così si è espresso: “il movimento no tav è oggetto di studio in tutto il mondo perché è un grande fatto che riguarda la democrazia contemporanea, le sue le forme, le forme della rappresentanza, della partecipazione, il grado di ascolto e di non ascolto delle popolazioni.” Tutti gli studi sono unanimi che nel ritenere che non è un fatto da ristrette avanguardie, è n movimento transgenerazionale molto radicato con ampia partecipazione. Angelo Tartaglia , docente di scienze fisiche al Politecnico di Torino, “ in particolare è del tutto priva di fondamento l’affermazione che la linea esistente si saturerà rapidamente, il traffico ferroviario e autostradale nel valico italia francia è in calo o stagnante da una decina d’anni  (cita alcune valutazioni di docenti universitari sull’inutilità dell’opera). Marco Ponti, docente in materia trasportistica, “ la TAV in Valsusa di una stupidità fenomenale!” (…) “Stavolta i manifestanti hanno ragione, fenomeno raro, perché di solito gli ostracismi di piazza fanno solo perdere soldi e tempo,  ma riguardo alla Torino Lione hanno imbroccato una causa giusta per molte ragioni” (…) “Il movimento No Tav difende i valori costituzionali” (…) (l’avvocato Ghia legge poi alcuni nomi di personalità note che hanno offerto la loro adesione al movimento No Tav, Dario Fo, Franca Rame, Marco Travaglio, Giulietto Chiesa, Padre Alex Zanotelli, Don Gallo, Luca Mercalli, Erri De Luca, Wu Ming, Zerocalcare, Sabrina Guzzanti, Elio Giordano etc.).
Presidente: questo fa parte del notorio perché noi viviamo in questo mondo , anche noi sappiamo che ci sono queste…
Avv: però in questa sede mi pare che il Procuratore Generale abbia offerto una visione completamente diversa, ma se questo è il movimento no tav io credo che allora poi quando andremo a discutere e quando dovrete decidere se opinabile o meno il 62 numero 1 dovrete forse pensare un attimo perché questo è il movimento no tav, un movimento radicato in Italia e in continua espansione anche all’estero.
Le attività delle forze dell’ordine , il procuratore generale in questa sede vi ha detto alcune cose che che io credo non corrispondano a realtà, ovvero vi ha detto e ha utilizzato sostanzialmente due termine e  si è anche riferito a quanto successo nel 2005 a Venaus,i termini utilizzati sono sostanzialmente questi, una certa INERZIA  delle forze dell’ordine e un tono (e ha aggiunto non vorrei essere offensivo nei loro confronti), un tono dimesso. Ebbene, io credo che in realtà tutto ciò non si sia verificato. Perché nel 2005 (…) quando ci fu la famosa presa di possesso da parte delle forze dell’ordine del territorio di Venaus, dove si sarebbe dovuto realizzare il primo tunnel, ebbene ci fu un procedimento perché i manifestanti, 18 manifestanti che vennero lesionati gravemente depositarono delle querele e questo tribunale pronunciò decreto di archiviazione in data 16/6/2009 che poi vi offrirò (…) ebbene vedrete come il giudice dirà che tutto quanto è avvenuto, riferito dai manifestanti, è assolutamente vero, dirà che non c’è alcuna giustificazione, non c’è alcun elemento giustificativo in relazione all’attività posta in essere dalle forze dell’ordine , dirà che i dirigenti delle forze dell’ordine hanno certamente mentito, ma lo dice il giudice, quando affermano di non aver visto nulla di quanto si è verificato e poi archivierà perché dice che sostanzialmente non è assolutamente possibile individuare i responsabili e non è possibile in qualche modo attribuire le responsabilità a singoli e dirigenti. E allora….Non mi pare che per il 2005 si possa parlare di “inerzia” ovvero di “tono dimesso”. [ Qui la prima parte della requisitoria del Procuratore Generale, qui la seconda parte, ndr ]

Presidente: Non ha parlato di inerzia nel 2005, ne ha parlato per i fatti del 2011

“Fissore? se è un capopopolo è uno che rifiuta la violenza

Avv: mi permetta, ha accennato più volte al 2005, dicendo che già si era verificata una questione senza approfondire, io invece ritengo necessario approfondirla per dirvi cos’è effettivamente successo e qui c’è scritto, non lo diciamo noi, lo dice il tribunale di Torino. Per quanto invece attiene al 2011, io riferisco solo due questioni che ritengo assolutamente importanti, ovvero.. Prima dei cancelli della famosa centrale, perché io mi interesso dei fatti avvenuti il 27,  vi erano vetture parcheggiate nel tratto di strada che parte dal ponte di Exilles e arriva fino al cancello. Ebbene, la quasi totalità di queste vetture è risultata il giorno dopo danneggiata. E in quel tratto di strada, ben prima che capitasse qualsiasi cosa, gli unici soggetti transitati sono le forze dell’ordine … io non dico che tutte le forze dell’ordine …ci mancherebbe altro, ma forse all’interno delle forze dell’ordine qualcuno c’era… così come ricordo un fatto.. assolutamente importante, ovvero che al  piazzale della Maddalena, il giorno dopo sono state danneggiate delle tende, ma l’accordo, e risulta dalle testimonianze, fu questo, cioè dopo che le forze dell’ordine presero possesso del piazzale ci fu un accordo tra gli amministratori e il dirigente delle forze dell’ordine presenti che prevedeva che le tende sarebbero state lasciate lì quella notte con all’interno il materiale e i manifestanti erano autorizzati ad andarle a prendere il giorno dopo …. Tutte le tende furono poi trovate danneggiate (…). Vi dico subito, e purtroppo non sono in grado di farvi vedere le immagini, come la procura generale credo senza alcun tipo di intenzione, sui filmati del 27 ha interposto i video di quanto verificatosi alla barriera con quanto verificatosi alla centrale….  (…) Altra cosa in relazione all’ordinanza del questore.. lungi dal richiedere l’indicazione dei soggetti presenti in quella data, sono perfettamente d’accordo con quanto detto dal Procuratore Generale sull’individuazione dei soggetti, il punto è che queste difese avrebbero dovuto sapere quali fossero le strategie o le tattiche per prendere possesso del piazzale, il PG dice che sono state omesse perché sono le stesse usate in altre situazioni ma non è vero perché dipendono dal luogo in cui si devono effettuare questi interventi, c’è differenza tra il centro di Torino e l’alta montagna… Anche per verificare se effettivamente quanto prescritto dal Questore ha corrisposto con quanto messo in campo dalle forze dell’ordine, noi non abbiamo avuto questa possiblità ,solo le tre prescrizioni richiamate dal Procuratore Generale: evitare contatto fisico, evitare azioni pericolose, utilizzare lacrimogeni secondo prescrizioni. Entro nel merito della posizione del Fissore. E’ sicuramente un soggetto radicato nel territorio, è consigliere comunale,  presidente dell’amavillar .. associazione di volontariato … già sentito in sede di interrogatorio di garanzia aveva spiegato i motivi della sua presenza in quel piazzale. Non solo, abbiamo testimonianze rilasciate da dirigenti … dott. Petronzi ha detto “è un soggetto con il quale abbiamo interloquito diverse volte positivamente, è presente alle manifestazioni ma non ha atteggiamenti ostili”. Il Dott. Ferrara “è un militante del movimento, è una persona molto disponibile ha un buon rapporto, non ricordo episodi di violenza riferibili a Fissore”…. Capitano Mazzanti “Non ho mai visto Fissore in atteggiamenti violenti”… se è un capopopolo è uno che rifiuta la violenza (…) In sede di spontanee dichirazioni e ha detto: “Quella mattina sapevamo di aver subito un furto di democrazia e poi ha anche detto “Pensavamo di poter star lì perché avevamo ottenuto autorizzazione da parte del comune di Chiomonte”, richiamo documenti 10-11-12 perché la Procura Generale dice che l’autorizzazione era scaduta il 26  ma in realtà così non è perché l’autorizzazione rilasciata dal comune di Chiomonte e per la quale il Fissore aveva pagato gli oneri, i documenti sono allegati, l’autorizzazione valeva fino al 4 luglio. Non vi rileggo le dichiarazioni perché le avete nel vostro fascicolo. Sappiamo sostanzialmente che quella sera c’era stata l’assemblea della quale vi ho parlato.  Cosa capita al mattino ? Io vi invito poi a visionare il filmato 1 che dura 1 minuto e 30 secondi (…) e rappresenta tutto ciò che accade, e voi vedrete chi sono i personaggi presenti al cancello, non vi è un soggetto travisato, sono qua, li vedete…. quello è Fissore, non c’è alcuno travisato. Arrivano non pochi agenti delle forze dell’ordine , Petronzi dice “vi erano 1000 agenti in tenuta antisommossa e 100 mezzi”, tenete presente che i mezzi sono quasi tutti transitati su via dell’Avanà, che è tutta bloccata poi , dopo l’abbattimento del cancello, da questi mezzi. Tutti i manifestanti presenti in quell’area erano assolutamente consapevoli  , perché credo che solo un incapace o un interdetto mentale non avrebbe avuto quella sensazione, di non poter bloccare la presa di possesso da parte delle forze dell’ordine , 1000 agenti in tenuta antisommossa e 100 mezzi! Volevano semplicemente fare quanto deciso all’assemblea precedente, rallentare l’avanzata…. distendendosi e con queste barriere, tutte eliminate in pochi minuti,  volevano rallentare e porre in essere una resistenza passiva, e tutto questo si vede nei filmati (…)  Quanto noi abbiamo offerto in osservazione al tribunale altro non è se non la ricostruzione degli eventi supportati dai video della polizia scientifica (….).  Tre filmati, Cernecca (…) e Galasso. Il Dott. Di Gaetano parla con gli avvocati poi vediamo Fissore al cancello senza fazzoletto. Filmato 3, quello che state vedendo, vedrete che alle 7:48 si avvicina la ruspa al cancello e vediamo Benelle con una catena, alle 7:48 vedrete Fissore al cancello che non muove nessuna stampella, ha solo i piedi… (….) e non viene lanciato nessun oggetto, non c’è alcun oggetto che vola… alle 7:49:00 Fissore inizia a muovere la stampella, perché cercava in qualche modo di contrastare l’aggancio di questo cancello… alle 7:50:20, il cancello viene agganciato nella parte sinistra con un cavo e nella parte destra con un canapone, vedrete un tentativo patetico di tagliare con un taglierino questo canapone, non sarebbe stato possibile. Il cancello viene agganciato, poi si vede Fissore che tenta di contrastare il gancio ormai avvenuto, poi alle 7:50:37 si vede il lancio del lacrimogeno… Per quanto riguarda il tentativo di tagliare quella pianta con la motosega è un tentativo assolutamente inutile, non avrebbero tagliato quella pianta neanche in un anno… e viene sparato un lacrimogeno. L’Avvocatura dice che è stato sparato perché non potevano fare altrimenti, ma è falso, perché nel fascicolo di prime cure avete la documentazione con le prescrizioni di come devono essere lanciati i lacrimogeni ma anche Petronzi ce l’ha detto in modo chiaro: “i lacrimogeni debbono sempre essere lanciati a parabola” e se deve essere lanciato a brevissima distanza lo si fa a mano… bastava tirarlo a mano, sempre a parabola.. (…) Il primo lacrimogeno viene lanciato (…) e l’agente non si è attenuto alle prescrizioni e l’ha lanciato in quel modo. Alle 7:51:18, e non c’è ancora il lancio di nulla verso le forze dell’ordine , lanciano lacrimogeni….. 7:51:24 lancio lacrimogeni, poi viene rilanciato verso le forze dell’ordine un bossolo di lacrimogeno. (…) Alle 7:51:28 Fissore non è più al cancello , perché è rientrato (…) al piazzale. Piazzale intasato da lacrimogeni, tant’è che Fissore ha iniziato la sua risalita lenta verso la Ramat, tant’è che un amministratore lo richiama quando c’è la trattativa su come risolvere la situazione. Alle 7:51:53 viene lanciato un palloncino con la vernice … e abbiamo una testimonianza di Cancelli Valentina che si riferisce a questo manifestante e gli dice “non devi fare questo” e costui risponde “ma la vernice non fa male”…. perché nel momento in cui viene posta in essere un’azione inadeguata c’è subito un soggetto che dice: “Questa cosa non è da fare”, per il lancio della vernice. Alle 7:51:59 viene rilanciato un altro bossolo, alle 7:52:30 viene lanciato un bastone, lo si vede, alle 7:52:51 viene rilanciato un altro bossolo, tutto questo lo vedrete nel filmato 1.

Ma nel filmato 1 vedrete anche una cosa assai interessante, l’operatore Cernecca si sofferma sul fondo, sull’asfalto, nel tratto antecedente al cancello , per far visionare la traccia (…) qui c’è una vernice rossa e questi sono i famosi sassi…Allora, partiamo dal presupposto che questi sono tutti sassi che risultano essere presenti lì, primo dato,  anzitutto siamo in montagna, qualche pietra per terra c’è sempre, poi vedrete che questi sassi sono schiacciati, pertanto erano certamente lì prima che gli agenti abbattessero il cancello, e prima di quando loro dicono esser stati lanciati questi oggetti, perché sono stati schiacciati dal caterpillar, il caterpillar li ha trovati prima e nessuno dice che prima dell’arrivo del caterpillar sono stati lanciati oggetti , gli oggetti sono stati lanciati, secondo le forze dell’ordine nelle loro deposizioni, dopo. Non è vero, perché gli unici oggetti presenti lì sono stati schiacciati…  Altra cosa .. filmato 7 prodotto da questa difesa riporta in visione tutta la risalita effettuata dagli agenti delle forze dell’ordine dopo l’abbattimento del cancello e sino al piazzale. Vedrete le diverse barriere eliminate , ripeto, in pochi minuti ma vedrete una serie di cose assolutamente interessanti e tenete presente che questi sono filmati realizzati dalla polizia scientifica, non c’è una pietra sulla strada, non vedrete in questi 17 minuti alcun lancio di pietre dirette agli agenti delle forze dell’ordine . Non vedrete mai, in alcun momento, perché gli agenti delle forze dell’ordine erano dotati ovviamente di scudi, non vedrete mai in alcun momento e in prime cure avevano riferito quale fosse il loro comportamento nel caso di lancio di pietre, non vedrete mai alcun agente con lo scudo sopra la testa, perché se lanciano le pietre da sopra è evidente, ma ce l’hanno detto anche loro che lo scudo viene posizionato sulla testa, non lo vedrete mai, durante tutta la risalita. Vedrete ad un certo punto la quantità di lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine da lì sul piazzale, che sono quelle che vi hanno offerto in visione nelle udienze precedenti, vedrete poi quando arrivano le balle di fieno..quelle famose balle collocate, vengono spostate, lo rivedrete, poi non è vero quanto ci ha detto il Procuratore Generale, forse non ha letto questo passaggio, ovvero  sulle famose bottiglie, dice, ci dice non abbiamo avuto modo di analizzare contenuto,non è vero, perché  c’è un agente della DIGOS che prende la bottiglia la vuota e dichiara che si sente perfettamente “ma è acqua”.. e anche alle balle di fieno non vedrete , ripeto, mai il lancio di una pietra.
E mi addentro nelle contestazioni formulate al Fissore, il reato di travisamento non c’è più, Fissore non ha mai portato il fazzoletto, l’ha tirato sul volto nel momento in cui sono stati lanciati i lacrimogeni. Reato di violenza aggravata poi qualificato dal tribunale in resistenza. Sappiamo che all’assemblea era stato deciso quello che era stato deciso (..) Fissore dice “io ho posto in essere il comportamento perché ho ritenuto il comportamento delle forze dell’ordine assai pericoloso” (….) Mi richiamo alle famose prescrizioni, le uniche che conosciamo: evitare il contatto fisico, evitare situazioni pericolose per le forze dell’ordine e i manifestanti. Che cosa stava avvenendo? Cancello… Decine di manifestanti aggrappati al cancello e, non so chi l’abbia deciso, ma qualcuno secondo me senza approfondire né le prescrizioni né il senso delle norme,  e ha deciso di agganciare quel cancello per tirarlo. Immaginate solo voi cosa sarebbe successo se quell’azione fosse stata posta … A, evitare il contatto fisico e lì il contatto fisico c’era nonostante il cancello, B evitare situazioni pericolose per i manifestanti e per le forze dell’ordine, e quella non era una situazione pericolosa per i manifestanti? Ma scherziamo?  Pensate alla caduta di quel cancello con tutti i manifestanti dietro, quella è un’azione che non doveva essere posta in essere, ma non lo diciamo solo noi, lo dicono anche le prescrizioni, perché c’è la famosa norma DL 94/2008 n.81, alla sezione VIII si interessa delle demolizioni e all’art.155 prescrive qual è l’attività nel momento in cui si deve porre in essere una demolizione, è la norma sulla tutela e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ebbene se questi non sono atti arbitrari quali sono? Ma è talmente vero che quest’azione era altamente pericolosa e non si doveva porre in essere, che il  Fissore non cercava di far altro che cercare di staccare, e in modo assolutamente ridicolo …. perché tocca con questa stampella gli agenti, lo vedrete, non usa mai come clava la stampella, non c’è intenzione di  procurare lesioni o porre in essere un’azione violenta, no, cerca di non fare agganciare quel cancello… qualcuno capisce che quella non è la procedura corretta, tant’è che poi si rendono conto che l’azione corretta è quella che poi successivamente hanno posto in essere, lanciano lacrimogeni, disperdono manifestanti e poi abbattono il cancello con caterpillar quando non c’era più nessuno, ma perché non hanno capito prima che quello era  il comportamento da porre in essere? Ed è quello che poi è avvenuto. Si contesta in quel capo d’imputazione al Fissore “previo concerto lanciando i secchi di vernice color rosso”; non era un secchio, era un gavettone.. letame… le pietre, non vi sono pietre, petardi, non ve ne sono, bombe carta, estintori e altri oggetti contundenti… stiamo parlando del cancello, non di quanto avvenuto in altri luoghi, non m’interessa…al cancello… dice il Procuratore Generale che comunque c’è un concorso morale del Fissore e sul punto debbo dire che il tribunale è stato assai chiaro quando dice che non reputa sufficientemente dimostrato il contributo causale del Fissore… non dimentichiamo che il Fissore in quel luogo rimane poco e poi se ne va e quando c’è Fissare non capita nulla, ma non capita nulla neanche poi dopo… Sul concorso mi richiamo a quanto detto dai colleghi, e sicuramente trova applicazione l’art. 393 bis del codice penale, è indubbio, lo vedrete analizzando i filmati, le forze dell’ordine in quel preciso momento hanno posto in essere delle azioni arbitrarie, non rispettando le poche prescrizioni delle quali siamo a conoscenza, c’era il contatto fisico e c’era un enorme rischio per i manifestanti, sicuramente era una situazione pericolosa e Fissore altro non faceva se non tentare di evitare che venisse posta in essere quest’azione pericolosa (…).
Passiamo al reato delle lesioni aggravate del quale il pubblico ministero e il Procuratore Generale chiedono venga riconosciuto. Abbiamo, quella mattina, perché la contestazione in capo a Fissore  è relativa a quattro soggetti, ovvero Barbato, Palma, Vitalini. Barbato afferma “dolori al collo e alla spalla destra”. Cosa dice? Ho ricevuto una pietra verso le 9 dopo il cancello. Ora sappiamo che Fissore dopo le 9 non c’è più lì perché Fissore alle 7:50 lascia il cancello e se ne va.. Come gli si può addebitare un’azione che si è verificata più di un’ora dopo la sua presenza, perché non era più in quei luoghi e nessuno l’ha visto neanche sulla strada, non c’è alcun certificato medico, perché non è stato prodotto alcun certificato medico, di conseguenza come possa essere provato il reato di lesioni in assenza di un certificato medico per il giorno 27 non è dato sapere, il Barbato il 3 luglio era in servizio, per cui cosa si è fatto non sappiamo… ma un’eventuale lesione provata, e qui non è provata, non è riferibile a Fissore. Palma, che cos’ha detto? “Quando è stato abbattuto il cancello io ero lontano”, attenzione, ero lontano perché ero ben prima del cancello, “ho subito la lesione allo sbarramento vicino alla centrale alle ore 9 circa”, al di là del fatto che Fissore lì non c’era più da oltre un’ora, sappiamo anche che alle 9 al cancello non c’era più alcun manifestante, perché i manifestanti erano tutti al piazzale, al cancello c’erano solo più le forze dell’ordine (…) Anche per Palma non c’è alcun certificato medico riferibile ad eventuali lesioni patite il 27 pertanto sul punto non c’è prova e anche Palma il 3 luglio era in servizio. Curiosa invece è la dichiarazione di Vitalini, c’è un certificato medico di 7 giorni, ha detto in primo grado “dopo lo sfondamento del cancello c’è stato un lancio di pietre e sono stato colpito all’addome”. Dopo lo sfondamento del cancello non viene lanciata alcuna pietra, lo vedete dai filmati realizzati dalla polizia scientifica.. Dice ancora “sono stato colpito da tante pietre intorno alle 9 e alle 10 e sono stato colpito all’altezza delle balle di fieno”. Al di là, ripeto, tra le 9 e le 10 Fissore non c’era più da più di un’ora e mezza, vedrete come alle balle di fieno non sia stata lanciata alcuna pietra, come intorno alle balle di fieno non ci fosse alcun manifestante, ma lo vedete, ma in nessun tratto della risalita sono state lanciate pietre, questo non è vero, questo non è vero! Benelle.. 11 giorni di prognosi. Benelle sappiamo chi è, è il soggetto collocato sotto il cancello che tiene in mano la catena, perché lui si è riconosciuto, Benelle dice “sono stato attinto da sassi e da bottiglie”. Non è vero, non è stato lanciato nessun sasso ma lo vedrete, e vedrete come Benelle, perché c’è tutto il filmato, non sia stato raggiunto da alcun sasso e da alcuna bottiglia, ripeto, non lanciate. Vedrete anche e, se visionate il filmato al rallentatore perché si vede completamente la presenza del Fissore al cancello, i due minuti e 30, ebbene vedrete che in quei due minuti e 30 mai e, ripeto, mai, Fissore con la sua stampella colpisce in qualche modo il Benelle. Perché il Benelle si abbassa per agganciare la catena e si allontana e gli unici oggetti colpiti dal Fissore sono i due scudi tenuti in orizzontale sopra le teste dai due agenti. Ma la cosa divertente, divertente è un termine non corretto ma aimé, abbastanza curioso, è che il Benelle lo si vede poi correre (filmato 7) dopo l’abbattimento, lo vedete correre saltellare in questa circostanza (…). Quale sarebbe il danno patito dal Benelle? Contusione , ferita lacero-contusa a primo dito, falange distale a sinistra, ferita all’alluce sinistro, due punti di sutura. Allora, questa lesione è assai dolorosa, voi pensate un dito tagliato all’interno di uno scarpone rinforzato, io non corro, dopo, anzi… mi faccio curare. Ma tenete presente un’altra cosa, qui non occorre una perizia perché avremmo solo speso dei soldi,  che la lesione patita dal Benelle non è assolutamente compatibile con la descrizione da lui offerta al tribunale quale motivo della subita lesione! Un piede collocato all’interno di uno scarpone rinforzato non si taglia, non si può tagliare, io posso avere una contusione, uno schiacciamento, una frattura, ma non un taglio, non è possibile, non è compatibile! Il Benelle forse non se lo ricordava più ma questo taglio se l’è fatto quando si è tolto lo scarpone, ma non ci sono dubbi, non è possibile, non ci vuole uno scienziato per narrare una circostanza di questo tipo! Non vi è concorso morale, ve l’ho detto prima, ve l’hanno detto i colleghi….

Vado a concludere, chiedo che venga appello presentato da difesa e rigettato appello del Pubblico Ministero. Nell’ipotesi in cui voi doveste, cosa che non ritengo affatto (…),qualora vi fossero dei dubbi e si ritenesse di accogliere appello dei PM si debba necessariamente provvedere ad una rinnovazione del dibattimento (…) , risentire i testi. in via subordinata chiedo comunque che i reati vengano posti in continuazione, le generiche sono già state concesse e sul punto non ha proposto appello il pubblico ministero, pertanto non ritengo possano da voi essere eliminante, attenuante 62.1,2, attenuante di cui all’art. 114 e 116 e benefici di legge. Sulle parti civili, in particolare SIULP, SAP, Vitalini, Benelle e Ministeri. Il SIULP indica Fissore nell’elenco ma chiede confermarsi sentenza tribunale nelle proprie conclusioni, pertanto in relazione ad una domanda di risarcimento nei confronti del Fissore, che non è stato coinvolto nella sentenza di primo grado non può che essere rigettata.Il SAP non ritengo che la domanda di risarcimento danni effettuata in questa sede possa essere accolta perché l’art.9 dello statuto del SAP, allegato alla costituzione di parte civile delle prime cure, tratta delle finalità del sindacato, che può chiedere anche risarcimento per soggetti non iscritti al sindacato ma, attenzione, non in questi ipotesi perché art. 9 dice espressamente che SAP si interessa solo alle questione “inerenti i propri iscritti” (…) . Vitalini osservo come la procura speciale della SIAP in sede di costituzione parte civile faccia riferimento a fatti del 3 luglio 2011, ebbene Fissore non era in né i fatti riferiti a costui sono del 3 /11 bensì del 27/6 pertanto ritengo che anche questa domanda debba essere rigettata. Benelle, mi pare veramente al di là del bene e del male… anzitutto credo sia stato provato come alcuna lesione di Benelle sia stata patita ad opera di Fissore, e come  è abbastanza dubbia la ricostruzione offerta da costui ma come la richiesta per 11 giorni di 15mila euro mi pare al di là di ogni ragionevole considerazione, 15.000 euro, sarà anche un soggetto importante ma lo ritengo.. attenzione, senza la presenza di danni permanenti… Il Ministero dice “estendersi nei loro confronti “ (ovvero nei confronti dei soggetti assolti in primo grado) “le statuizioni civili concernenti le amministrazioni in epigrafe pronunciate dal tribunale a carico degli imputati condannati in solido… con riferimento alle rispettive posizioni” ebbene, Fissore è l’unico imputato, per cui non si possono estendere a Fissore le statuizioni relative agli altri imputati, non può intervenire sul punto alcuna estensione, pertanto anche questa richiesta deve essere escussa. Grazie.

 

Nell’arringa dell’avv. Bongiovanni per Fissore una ricostruzione dell’iter legislativo del TAV Torino Lione, tra miti e realtà! “l’illegittimità GENETICA della delibera del CIPE per violazione di legge e per eccesso di potere, comporta necessariamente il vizio derivato dell’ordinanza prefettizia del 22 giugno del 2011, e ciò in punto necessità di apertura cantiere, questo cantiere   non poteva essere aperto perché la delibera del CIPE era illegittima.”

BongiovanniAvv. BONGIOVANNI per FISSORE: Concludo in maniera molto breve la difesa Fissore, la mia discussione nel merito è per consentirvi l’applicazione delle attenuanti del 62 n.1 e n.2. Mi limiterò a fare alcune osservazioni sulla parte iniziale della motivazione dei giudici di primo grado, nonché risponderò ad alcune considerazioni svolte dal Procuratore Generale nella sua requisitoria. Inizialmente vi parlerò di questa serie di dati notori inseriti in sentenza a pag. 46, richiamo il motivo d’impugnazione della sentenza avuto a riguardo all’acquisizione autonoma di questi dati notori che andrò ad analizzare. (…) Nella sentenza i giudici indicano, come ho detto, alcuni dati notori, che non sono presenti nel fascicolo dibattimentale. Il primo dato notorio che sono riuscito faticosamente a trovare e che poi vi darò è la rappresentazione del tribunale che l’opera ad alta velocità della Torino Lione iniziò attraverso una convenzione pubblica del 1991. Non è assolutamente vero, in questa convenzione, che è intervenuta con sottoscrizione tra le ferrovie dello Stato e la società TAV SPA era limitata al sistema alta velocità dell’epoca, era presente e lo vediamo nella convenzione pubblica, a pag. 9 ls definizione dell’alta velocità in Italia era presente esclusivamente la Milano- Napoli e la Torino- Venezia con esclusione della Torino -Lione. Importante notare che questa convenzione che poi vi darò venne sottoscritta per le ferrovie dello Stato da Lorenzo Necci e per conto della società TAV SPA da un certo ETTORE INCALZA. Il secondo dato notorio esposto sempre a pag. 46 della sentenza di primo grado, è la legge 23 dicembre del 96 la numero 662, con questa legge, citando l’art.2 comma 15 , il tribunale va ad indicarci che il progetto della Torino- Lione è stato condiviso dal Parlamento delegando al governo la verifica degli aspetti tecnici ed economici del TAV Torino-Lione. Questa affermazione è paradossale, ma arrestoneccicompletamente paradossale, perché questa legge e le date sono fondamentali, è stata promulgata il 23 dicembre del 1996 e ciò a seguito di un serratissimo dibattito parlamentare, in quanto il 15 settembre di quell’anno venne arrestato Lorenzo Necci. Venne arrestato Lorenzo Necci che era a capo delle Ferrovie dello Stato ed evidenzio che i giudici di Perugia in riferimento a questo gigantesco sistema, chiamato “ Sistema Tav” dicono “ l’affare TAV è la madre di tutte le tangenti, con a capo Lorenzo Necci ed Ercole Incalza”. Ricordo che sono i soggetti che hanno sottoscritto la convenzione di cui ho parlato. Pertanto indicare che questa legge che è successiva all’arresto di Lorenzo Necci sia l’espressione primaria della volontà popolare di costruire la Torino Lione è completamente paradossale! Il ministro dei trasporti dell’epoca (Claudio Burlando, ndr) nell’immediatezza, subito dopo l’arresto di Lorenzo Necci venne audito da una commissione parlamentare della IX commissione della Camera Deputati e a seguito dell’audizione di Burlando si decise di inserire in questo comma la delega al governo di procedere ad una indagine a tappeto dei rapporti tra le Ferrovie dello Stato e la società TAV SPA. Non dirò altro su questo punto, consegnerò alla Corte i lavori parlamentari che sono indicati dal Tribunale.  Passo immediatamente alle questioni normative riferite alla torino lione. Non parlerò dell’accordo tra Italia – Francia del 2001, perché ne hanno già parlato i colleghi, è già inserito nel nostro atto d’appello, mi limiterò a svolgere osservazioni su quanto indicato dal Procuratore Generale in ordine all’afffermazione che il TAV Torino Lione era un’opera condivisa, è un’opera condivisa dall’Europa. In pratica il Procuratore Generale riprende una frase che abbiamo letto su tutti i giornali:“E’ l’Europa che ci chiede il TAV”, ma questa frase non solo è un luogo comune, è un luogo  comune erroneo, abbiamo prodotto pochissimi documenti, ma due documenti sul tema. Il primo è il 24, un documento a firma del responsabile dell’asse 6 Brinkhost , nell’asse 6 è compresa la Torino – Lione, se scorrete l’indicazione dei vari assi e vi fermate all’asse 6, vedrete che l’asse 6 non è prevista ad alta velocità mentre ve ne sono altre indicate come High Speed, Alta Velocità . Altro documento , n.23 difesa Fissore, è la richiesta di finanziamento all’unione europea da parte di Francia e Italia. Francia e Italia nel 2007 richiedono alla Commissione Europea il finanziamento per il TAV Torino Lione, per la galleria geognostica di cui stiamo parlando e la indicano nel frontespizio, guardatevi il documento, “tipologia linea: linea convenzionale”, per cui questo mantra che il tav lo richiede l’Europa è completamente falso. Importante questo documento del 2007 di richiesta di finanziamento da parte dell’Italia e della Francia , in questo documento viene indicato che verrà svolta una gara d’appalto entro il 2008 per i lavori del tunnel geognostico della Maddalena. Ebbene ad oggi stiamo ancora aspettando che venga disposta una gara europea secondo le direttive europea per i lavori del tunnel geognostico che stanno andando avanti. Non vi è stata alcuna gara d’appalto a far data dalla richiesta di finanziamento.
Altro argomento. Sia in sentenza, ma in particolar modo il Procuratore Generale , richiama la riduzione del finanziamento da parte dell’UE per quanto riguarda i lavori del tunnel geognostico, viene indicato dal Procuratore Generale che il ritardo è dovuto alle proteste che avrebbero paralizzato o gravemente ritardato l’opera. Anche questo non corrisponde assolutamente alla realtà. Andiamo a prendere la decisione della commissione UE del 2013 che riduce il finanziamento di quello già concesso nel 2008, leggiamo al punto 3 quali sono i ritardi e a chi sono imputabili: la commissione europea scrive che il progetto registra un notevole ritardo dovuto a difficoltà amministrative e tecniche: e poi elenca quali sono queste difficoltà amministrative e tecniche, il primo la necessità dei negoziati tra Italia e Francia, che verranno poi successivamente svolti,  per quanto riguarda la nomina del nuovo promotore pubblico, ossia TELT; la scelta della procedura di aggiudicazione degli appalti per lavori pubblici, infine terzo elemento di ritardo indicato come mutamento del calendario che però comporta la riduzione del finanziamento è la distribuzione tra Italia  – Francia, ossia beneficiari, dei contributi finanziari erogati da UE.
Ebbene, l’inciso che il TAV lo vuole l’Europa è un luogo comune ed è un’indicazione falsa, ne abbiamo la prova con la decisione della Commissione Europea.
Altro argomento, quello della partecipazione degli enti territoriali della popolazione, il Procuratore Generale ha indicato che si sono fatti dei tavoli di discussione, degli incontri, ha citato l’osservatorio sulla Torino Lione, ha indicato che l’idea di necessità della TAV è stata presa con il concerto della popolazione, ha indicato anche il coinvolgimento responsabile. Signori giudici io credo che questo sia un dato notorio, nel gennaio del 2010 e avete il comunicato stampa della presidenza del consiglio dei ministri, doc. 33 Fissore, viene preannunciata, gennaio 2010,  l’esclusione della Comunità Montana e dei sindaci che si opponevano alla realizzazione della nuova linea ad alta velocità dall’osservatorio della torino lione, con un atto imperativo vengono esclusi amministratori pubblici da questo tavolo che era nato anche per discutere l’opzione zero, ossia non fare questa linea. Per cui… voglio dire.. l’osservazione del Procuratore Generale è contraddetta da questo documento. Fissore era un amministratore pubblico e non aveva più alcun tavolo a cui sedersi e discutere con altri amministratori sulla necessità di realizzazione della Torino Lione. Vado a parlare dei vizi della procedura amministrativa che costituiscono il presupposto dello sgombero da parte delle forze dell’ordine il 27 giugno. Ricordo che gli atti amministrativi possono essere sottoposti al nostro giudizio, non in maniera così pregnante però sulla questione della violazione di legge e sull’eccesso di potere che si trasforma in violazione di legge la vostra competenza è piena, richiamo l’allegato E del regio decreto 1865, art. 5 , il 101 e il 113 della Costituzione, l’art.2 del Codice di Procedura Penale.
Mi occupo ora della questione dell’illegittimità genetica della delibera del CIPE la n.86 del 18 novembre del 2010 che ha approvato il progetto del tunnel geognostico della Maddalena utilizzando la legge obiettivo. Piccola premessa, normativa, per le opere pubbliche di interesse nazionale,  possono essere disciplinate o attraverso il meccanismo della procedura ordinaria , la 383 del 1994 che prevede un’ampia partecipazione anche vincolata degli enti territoriali espressione delle popolazioni che verranno interessate dall’opera. C’è un’altra disciplina, che è la disciplina speciale, rappresentata dalla legge obiettivo, che ha maggior speditezza con sacrificio dell’espressione della partecipazione popolare, è la legge obiettivo che non è solo la 443 del 2001, che è anche una legge delega,  ma poi successivi decreti legislativi.

La scelta di una delle due leggi, in particolare la scelta della legge obiettivo, è condizionata dalla circostanza che l’opera venga inserita nel piano delle infrastrutture strategiche. Il piano delle infrastrutture strategiche è redatto dal Ministero delle infrastrutture viene inserito all’interno del documento di programmazione economica finanziaria e viene approvato poi dal CIPE. Se un’opera è inserita nel piano delle infrastrutture strategiche verrà utilizzata la procedura della legge obiettivo sia in fase pre-istruttoria, sia in fase istruttoria e sia in fase decisoria. Bene, fino al 18 novembre del 2010 la Torino-Lione era pacificamente esclusa dal programma delle infrastrutture strategiche, ossia doveva essere normata attraverso la normativa ordinaria e non attraverso la legge obiettivo. Di questo abbiamo dato amplissima prova documentale, cito una sentenza del Consiglio di Stato del 2007, il   Documento 29 e via, il documento 30 che è una delibera del CIPE del 6 marzo del 2009, il documento 31 che rappresenta esattamente l’esclusione della Torino-Lione dal novero del programma delle infrastrutture strategiche. Ed è il documento di programmazione economica, che contiene proprio il programma, le tabelle, è espresso che alla voce VALICHI  è esclusa la TORINO LIONE. Abbiamo depositato anche la delibera 32 del CIPE che approva quel programma di infrastrutture strategiche dove la Torino- Lione non è presente. Fosse dimostrato l’applicabilità esclusiva al tunnel geognostico della normativa ordinaria, andiamo a vedere come ha fatto il CIPE ad approvare la Torino-Lione, ossia il tunnel geognostico attraverso la legge obiettivo, lo dovete fare per una ragione, come dire, squisitamente sostanziale, squisitamente non rispondente agli interessi collettivi, anche per salvare quella gara d’appalto svolta nel 2004, per la quale mi spiace non ci sia il Procuratore Generale, per il quale  anche il Procuratore Generale quando era alla procura indagò e ci fu una sentenza del 2011 con la quale vengono condannati alcuni soggetti di LTF per turbativa d’asta, ebbene dopo quella gara  non fu svolta assolutamente altra gara! Doveva essere applicata la normativa ordinaria, ma non solo nel momento della approvazione del tunnel geognostico, ma in tutta la fase istruttoria e preistruttoria, non è che il CIPE ad un certo punto vede un fascicoletto, si mette, facciamo la seduta, 18 novembre, approvato il progetto, no, deve svolgere una precedente istruttoria. Ebbene, questa precedente istruttoria è stata svolta non seguendo la legge obiettivo. Ma la domanda che ci si pone:” Come ha fatto ad approvare il CIPE il 18 novembre del 2010 il progetto del tunnel geognostico dopo tutta l’istruttoria, attraverso la legge obiettivo?” Semplicemente come le cose che succedono in Italia,  lo stesso giorno con una delibera precedente reinserisce  la line Torino-Lione ad Alta Velocità nelle opere strategiche, che è la condizione per l’applicazione della legge obiettivo. Sì, ma tutta l’istruttoria e tutta la preistruttoria con cui il CIPE ha svolto le verifiche, attentissime verifiche, si tratta di milioni e milioni di euro, l’ha svolto sempre con la  legge obiettivo che pacificamente non era assolutamente applicabile. Anche qui vi rimando all’atto d’appello, possiamo indicare, l’abbiamo già indicato, che l’illegittimità GENETICA della delibera del CIPE per violazione di legge e per eccesso di potere, comporta necessariamente il vizio derivato dell’ordinanza prefettizia del 22 giugno del 2011, e ciò in punto necessità di apertura cantiere, questo cantiere   non poteva essere aperto perché la delibera del CIPE era illegittima.
Penultimo argomento: l’inefficacia della delibera del CIPE. Su questo punto vi  rimando a quanto indicato nell’atto d’appello, mi limito solamente a precisare che al di là dell’illegittimità genetica era sottoposta ad una ben precisa condizione sospensiva, non aveva efficacia questa delibera se non dopo che il Ministero alle Infrastrutture o LTF avesse inserito e recepito le centinaia di prescrizioni indicate dal CIPE nel progetto esecutivo. Ed è veramente straordinario ritenere l’irrilevanza, come fa la sentenza di primo grado, irrilevante la mancanza del progetto esecutivo che rendeva sospesa l’efficacia della  delibera del CIPE, la delibera del CIPE non era inefficace e pertanto conseguentemente anche l’ordinanza prefettizia era illegittima in quanto mancava uno dei due presupposti riferiti all’urgenza, ossia l’urgenza di aprire un cantiere che non poteva essere aperto, ma non poteva essere aperto proprio giuridicamente! Ultimo argomento, l’illegittimità genetica dell’ordinanza del Prefetto, anche qui rimando a quanto indicato nell’atto d’appello, mi limito solamente a rispondere al Procuratore Generale. Il Procuratore Generale ci ha indicato che il Prefetto ha preso ordini dall’alto, l’ha indicato due o tre volte. Ebbene nel fascicolo del dibattimento non vi è alcuna traccia di questi ordini dall’alto, anzi io  vi chiederei veramente di andarvi a rileggere l’escussione testimoniale del Prefetto Di Pace, vi renderete conto, oltre all’assenza di ordini, ma la  totale assenza di conoscenza istituzionale e non dell’opera in sé e della necessità di aprire il cantiere, è l’udienza 8 aprile 2014, a pag.7
Ultimo elemento sul quale vorrei rispondere al Procuratore Generale sulle motivazioni dei provvedimenti amministrativi il Procuratore Generale ha citato la giurisprudenza del consiglio di Stato permette l’emissione di un provvedimento amministrativo anche motivato sinteticamente, probabilmente fa riferimento ai procedimenti amministrativi di elevazione di sanzioni per violazione del codice della strada, non certo per le motivazioni di provvedimenti extra ordinem come sono quelli di cui all’art.2 del testo unico sulla pubblica sicurezza, non lo dico io, lo dicono alcune sentenze della Corte Costituzionale, questi provvedimenti  là dove vanno ad incidere su diritti costituzionalmente garantiti, e in questo caso il diritto alla circolazione sul territorio dello Stato garantito dall’art. 16 della Costituzione, che contiene persino una riserva di legge rinforzata, è solo il Parlamento che può individuare e restringere la libertà di circolazione. Ecco, in questi casi la corte costituzionale ha più volte osservato che questi provvedimenti devono essere particolarmente motivati. Io vi richiamo esclusivamente alla sentenza della Corte Costituzionale, la 26 del 1961, che dovremmo conoscere tutti quanti, perché è la prima sentenza interpretativa di accoglimento, che si studia in tutti i corsi di diritto costituzionale , e pertanto, e in questa sentenza come nella sentenza precedente si chiama sentenza monito della corte costituzionale, che però aveva rigettato la questione di legittimità costituzionale, va ad indicare che devono essere particolarmente motivate le ordinanze di cui all’art. 2 del TULPS. Ho finito.

Pausa 15 minuti, quando rientro è terminata arringa difensiva imputato Pia Valerio, chiede conferma sentenza primo grado.
Difesa Ferrari Paolo Maurizio: Ferrari Paolo Maurizio  ha detto che non vuole essere difeso, mi limito a richiamare i motivi di appello depositati dal collega che mi ha preceduto e quello che posso solo aggiungere è un discorso chiaro e lineare… nel momento in cui si parla del concorso di persone di quella che è la causalità agevolatrice, come poter ritenere e aderire alla linea della sentenza di primo grado cioè al concorso di persone nel reato nel momento in cui bisogna passare attraverso il concorso delle persone al momento del reato … come si può arrivare a condannare Ferrari Maurizio per tutta una serie di reati a lui contestati e di lesioni conseguenti nel momento in cui si dà atto alla sua presenza ad una data ora e un dato giorno senza avere certezza che due ore dopo, quando si sono verificate le lesioni ad agenti, come si può ritenere …..
Presidente: ma lei è apellante sul capo 13?
Avv: no, però è vero che la corte d’ufficio ….
Presidente: si però qui non c’è (….) poi ce lo vediamo… Per Ferrari si richiamano i motivi (..)

GrenciAvvocato GRENCI per ELENA RIVA e GIACOMO PAOLUCCI. “E’ assurdo, a mio modo di vedere, paradossale pensare che davvero il gesto di un lancio di un sasso  , o di un piccolo oggetto, possa giustificare un giudizio di responsabilità morale per tutti gli eventi lesivi accaduti nelle ore successive, è assurdo.

 

avv.: due posizioni differenti, per Elena Riva sono io l’appellante, per Paolucci resisto all’impugnazione del pubblico ministero. E’ stato chiesto di parlare forte al microfono e cercherò di farlo, non ho clip video da mostrare, per rassicurare tutti quanti c’è chi sta peggio di altri, noi in corte d’appello abbiamo ancora il tubo catodico
Presidente: non c’è limite al peggio
Avv: anche le aule fanno parte forse di epoca anteriore al tubo catodico… Come avrete certamente avuto modo di vedere, perché io l’ho riscontrato anche nella relazione che ho letto in qualche modo grazie a strumenti, trascrizione diciamo nostrani ma che sono molto utili [ suppongo si riferisca al lavoro che facciamo come TGMaddalena.it , ndr ] , è stato il mio primo motivo d’appello si è concentrato su una questione preliminare, processuale, cioè legata ad un’impugnazione di un’ordinanza del gup di Torino successivamente da me in qualche modo per così dire impugnata, comunque eccepita la nullità anche in primo grado dal tribunale che la conferma, rispetto al rigetto di un’istanza di legittimo impedimento per Elena Riva che il giorno dell’udienza preliminare era assolutamente impossibilitata a comparirre in quanto pochi giorni prima aveva subito un delicato intervento chirurgico a un piede che le impediva sostanzialmente di muoversi, a sostegno di quest’istanza avevo allegato, ed è agli atti,  un certificato medico in cui si dava atto della necessità di riposo assoluto della signora Elena Riva. Il GUP prima e il tribunale sucdessivamente ha respinto quest’istanza ritenendo che il prescritto riposo non implicherebbe necessariamente l’impossibilità di spostarsi perché ci potrebbe essere la possibilità di opportuni presidi sanitari che tale trasporto consentono, però il giudice non indica quali sarebbero questi opportuni presidi sanitari, certo non posso prenotare un’ambulanza in ospedale per portare il mio assistito in tribunale, poi aggiunge anche che non sarebbe stata dimostrata indifferibilità dell’intervento chirurgico, ma dico anche….sappiamo tutti la difficoltà di prenotare intervento chirurgico nei nostri ospedali, quindi quando arriva, quando un medico dispone che ci sia un intervento chirurgico vuol dire che quello è il momento esatto per fare l’intervento chirurgico, non c’è nessuna prova contraria del fatto che Elena Riva si sia pre-costruita questa causa d’impedimento per evitare di comparire davanti al GUP, tant’è vero che sarà poi presente nel corso del primo grado. Questi sono i motivi per cui viene rigettata l’istanza.Io credo che la motivazione sia del tutto Io mi sono dilungato, forse eccessivamente perché ho colto anche nella relazione del giudice consigliere un riferimento al fatto che mi sono dilungato sulla tipologia di patologia, non perché io volessi mettere in mostra mie particolari competenze mediche che non ho e che non avevo, ma perché ho avuto la curiosità, comunque, dopo questi rigetti e dovendo impugnare quest’ordinanza di informarmi attraverso fonti mediche anche reperibili su internet ma di sicura attendibilità (…) , curiosità che evidentemente non è venuta né al giudice per le indagini preliminari né al tribunale perché altrimenti   avrebbero visto che si tratta di patologia particolarmente grave e, soprattutto, nei casi più gravi come quello di Elena Riva, necessita di intervento chirurgico (..) Lo dice anche la dottoressa Pizzi che ha visitato Elena Riva prescrivendole ASSOLUTO riposo (…) Qui c’è la locuzione anche del “più assoluto”, a voler rafforzare il concetto. E guardate, una volta tanto che ci troviamo ad avere certificati medici che parlano di assoluto riposo e non in termini generici, questa volta pretenderei un’attenzione maggiore (…). Avrebbe potuto il GUP disporre un accertamento medico legale per valutare se la signora Elena Riva fosse stata effettivamente sottoposta a intervento chirurgico e se vi fosse questa necessità di riposo, è una possibilità a cui il giudice deve ricorrere quando ha un dubbio,  non si può sostituire il giudice ad un accertamento medico come quello inserito in quel certificato per dire “ah, va beh, non si capisce perché tu non puoi venire con altri mezzi oppure perché era assolutamente indifferibile l’intervento chirurgico”. Avrebbe potuto disporre questo tipo di accertamento, perdere anche un rinvio, mandare un medico dell’ASL di Bologna a casa della signora Riva e fare questa valutaizone. C’è stata una violazione palese 420 ter del codice di procedura penale, chiedo che la corte ne prenda atto, riportandomi alle richieste indicate nell’atto di appello.
Andiamo ora a quelle che sono questioni più di merito e dico subito, cercherò di essere assolutamente sintetico sui temi che riguardano comunemente le difese, principalmente concorso di persona nel reato. Sul punto sarò brevissimo, però (…) la questione che invece io pongo nei motivi di appello come questione principale è la problematicità della sentenza di primo grado, dell’accusa e della sentenza di primo grado in punto di identificazione di Elena Riva come partecipante agli scontri del 3 luglio presso il museo archeologico.
Premesse: Elena Riva non è stata mai identificata il 3 luglio con il suo volto. La persona che è stata ritenuta essere Elena Riva è un soggetto che si presenta con maschera antigas abbastanza integrale, occhialini tipo nuoto, casco. Si vede un accenno di capigliatura, su cui poi tornerò. Non si vede nulla del viso a parte questo accenno di capigliatura sulla fronte. Nessun elemento caratterizzante il vestiario, o qualche segno caratterizzante del corpo. Perché si è ritenuto quel soggetto riconducibile alla Riva? Sul punto la sentenza è secondo me molto superficiale e generica, pagg. 161 e 162 che non leggerò integralmente ma sintetizzo: “di grande rilevanza secondo il Tribunale è la parte posteriore di questo casco indossato da quel soggetto il 3 luglio” perché vi sarebbe un graffio con una V rovesciata, inoltre è stata ritenuta utile per il riconoscimento questo paio di occhialini da nuoto, in particolare sono questi gli elementi, perché sono questi gli elementi? Perché Elena Riva è stata controllata in valle due mesi dopo il 3 luglio, non aveva gli occhialini ma aveva con sé un casco dello stesso colore ma che non aveva, nelle foto che potrete vedere, quel graffio. Il 27 agosto 2011, foto Digos 1  di cui a pag. 162 della sentenza. Succede che circa 8 mesi dopo il 3 luglio, febbraio 2012, Elena Riva viene sottoposta a perquisizione domiciliare, vive con un’altra persona,  lì vengono trovati .. un casco assolutamente simle a quello del 3 lglio e un paio d’occhialini dello stesso colore di quello calzato il 3 luglio da quel soggetto. Sulla base di quegli elementi si dice bene, abbiamo trovato il soggett. Un rinvenimento avvenuto mesi dopo i fatti, se quelli sono indumenti del 3 luglio può aver comportato un passsaggio di mano (…) quindi assolutamente impossibile sulla base di questi due soli oggetti attribuire con certezza l’identificazione di Elena Riva. Si sarebbe potuto accompagnare da parte dell’accusa un minimo di accertamento antropometrico sul soggetto (altezza, etc.), altri accertamenti che vediamo in tribunale quando è dubbio l’accertamento sull’identificazione della persona. Non è avvenuto, tanto che si arriva in sentenza all’assoluta analogia della pettinatura, per quella frangetta che si vede.. Mettiamoci nell’idea di chi indossa un casco e la capigliatura viene modificata… la Riva viene fotografata due mesi dopo e ha la frangetta ma l’aver indossato il casco ha certamente modificato la capigliatura del soggetto che lo indossava. Non è possibile sulla base di questi elementi ritenere al di là di ogni ragionevole dubbio che il soggetto ripreso il 3 luglio fosse Elena Riva. Poi il tribunale conclude con “nessun elemento può ricavarsi dall’interrogatorio dell’imputato che si è avvalsa della facoltà di non rispondere”.. questo è un elemento neutro, fa parte del diritto al silenzio (…) . Ciò detto, e questa era la questione che io ho posto nei motivi di appello come questione prinicipale, la successiva questione che sottopongo alla votra attenzione è l’insussistenza degli elementi art. 336 cp nella condotta di Elena Riva. Ammettiamo che quel soggetto mascherato il 3 luglio fosse lei, cos’avete rispetto alla condotta di quel soggetto per quel giorno? Dei fotogrammi, pochi, scattati intorno alle 13:44, in cui questo soggetto si prepara a lanciare qualcosa che ha in mano, sembrerebbe una pietra ma comunque un oggetto di dimensioni relativamente ridotte se sta all’interno di una mano. Facciamo il caso che sia un sasso delle dimensioni che possa stare in una mano, questo è l’unico gesto obiettivamente rilevante sotto il profilo della condotta materiale ai fini della integrazione dell’elemento costitutivo oggettivo dell’art. 336 codice penale. Questo gesto, io chiedo,  è idoneo ad integrare il reato per il quale Elena Riva è stata condannata? E’ idoneo a determinare una coartazione della volontà del pubblico ufficiale a omettere un atto dell’ufficio, a compiere un atto contrario ai doveri dell’ufficio? Ha un effetto obiettivamente, concretamente costrittivo della volontà dei pubblici ufficiali che in quel momento stavano presidiando l’area del cantiere? Vedete, la questione (…) della condotta che a mio modo di vedere non c’è, ha implicazioni concrete anche per illuminare la nostra visuale  sull’elemento soggettivo, di questo reato, cioè coscienza e volontà di coartare la volontà del pubblico ufficiale. Io non credo che un gesto di questo tipo possa consentire un inquadramento anche e un riconoscimento di questo elemento soggettivo, perché è un gesto tendenzialmente quasi innocuo ,per le dimensioni di questo oggetto, perché non era una bomba a mano ma un sasso di piccole dimensioni. La difficoltà nell’individuare questo elemento (…) è evidente tanto che si ricorre e più, a dire la verità, nella requisitoria del Procuratore Generale di quanto fosse stato nel teorema d’accusa di primo grado, al cosiddetto “documento Paolucci”. Magari su questo.. non ci sono molti che hanno parlato di questo cosiddetto documento Paolucci. Dico cosiddetto perché si tratta di uno scritto anonimo, rinvenuto sì nell’abitazione di Paolucci, dove lo stesso viveva con altre persone. Rinvenuto in una stanza che non era quella del Paolucci, ma è l’interpretazione di questo documento di cui ci dobbiamo occupare.. quella del  Tribunale e del Procuratore Generale è fallace e compendiante una forzatura, perché si dice quello è il documento che rappresenta la chiamata alle armi! Non è così. E’ un documento totalmente anonimo, non si sa neanche chi l’abbia mai visto quel documento, possiamo ipotizzare che quel documento lo possa aver visto al limite Paolucci che in quella casa ci viveva e forse i suoi compagni di casa ma è un documento postumo, è evidente, anche se il Procuratore Generale sul punto correttamente ha ritenuto di essere in dubbio ma è sicuramente postumo, perché la lettura e l’interpretazione testuale, la prima che abbiamo imparato ad adottare, è chiarissima: “il movimento no tav ha rilanciato una chiamata internazionale per riprendersi il cantiere nella giornata del 3 luglio. Abbiamo visto, abbiamo già visto, come migliaia di persone abbiano già risposto a questa chiamata salendo in valle sin dai giorni precedenti a domenica..”. Domenica era il 3 luglio 2011. Allora questo documento ha una sua rilevanza perché poi verrà comunque citato e richiamato in causa anche per il concorso di persone nel reato, gli si è attribuita un’importanza che va oltre la reale, ovviamente, importanza del testo, proprio sulla base di una difficoltà che comprendo , nell’individuare innanzitutto l’elemento soggettivo dell’art. 336 cp, cioè la coscienza e volontà precedenti ai fatti o comunque di quel giorno, di coartare la volontà dei publici ufficiali, nel senso di liberare, di farli indietreggiare, in tal modo liberando quell’area. Su questo si ipotizza vi sia stato un previo concerto, non può essere così per quell’interpretazione testuale che mi sono permesso di rappresentare. Mi riporto ai motivi di appello per insussistenza degli elementi costitutivi art. 336 profilo materiale e soggettivo, è corretto quanto dice il Procuratore Generale quando richiama tutti ad un’attenta valutazione della differenza tra 336 e 337 e le lesioni, a mio modo di vedere quel gesto che voi avete immortalato in quei fotogrammi al limite può integrare l’elemento costitutivo quantomeno  soggettivo, perché poi non abbiamo il riscontro di dove sia andato a parare quell’oggetto, però al limite potremmo ragionare sull’elemento soggettivo delle lesioni personali. Ci può essere una resistenza senza lesioni, o viceversa, mi pare quasi ovvio.
Sul concorso: l’ho detto, mi sembrerebbe francamente di abusare della vostra pazienza, del vostro tempo, tutti quelli che sono qui oggi ad assistere (…..) Mi permetto due brevissime…. che riguardano sempre la sentenza. Pag. 177 quando si affronta il problema del concorso e soprattutto del concorso morale, tema dei temi. Il tribunale dice in un primo inciso “Per quanto concerne le restanti contestazioni, ritiene questo Collegio che l’impostazione accusatoria, secondo cui gli imputati debbono rispondere delle lesioni subite da tutti gli operanti che avevano prestato servizio all’area archeologica il 3 luglio 2011, non possa essere seguita”. Meno male perché questo sarebbe un clamoroso caso di responsabilità oggettiva.  Questo è un inciso fin troppo ovvio. “Che la presenza di manifestanti violenti che lanciavano oggetti contundenti o esplosivi verso le forze dell’ordine avesse – in concreto e nello specifico – funto da sprone e incitamento per gli altri manifestanti, è dimostrato dalle stesse parole di un imputato, all’epoca indagato, che rispose all’interrogatorio del Pubblico Ministero il 4 febbraio 2012, Calabrò Damiano, riprende la sentenza un inciso, ritenuto più importante, di questo interrogatorio “ lasciandomi trasportare dalla massa e dal resto dei manifestanti ho lanciato pietre contro le forze dell’ordine e le ho ingiuriate… sono stato trasportato dalla violenza in atto” . Mi pare di non aver  sentito molte voci su questo specifico punto…. Questa frase secondo il tribunale , e leggo, “costituisce la migliore dimostrazione pratica dei principi teorici in materia di concorso morale”. E’ evidentemente l’indicazione che il tribunale dà a noi e dà a voi sul fatto che ritiene     questa frase dimostrativa del concorso morale, di Elena Riva e di tutti gli altri… ma, Calabrò Damiano, poveretto, non dice nulla sul suo concorso morale, a mio modo di vedere cerca in qualche modo di introdurre il tema del 62 numero 3 codice penale, fa proprio riferimento al termine “ massa”, che nella norma è folla, ma quello è, che lo trasporta in uno stato di disinibizione, un trasporto emotivo determinato da questa massa che agisce. Lui si trova sopraffatto da questo trasporto emotivo e ci  dice “ e lì ho tirato pietre anch’io”, è l’esatto opposto di quanto ritenuto dal tribunale, perché l’agire delittuoso individuale di Calabrò non trova ragione nella consapevole…volontà di apportare un contributo eziologico di un qualche tipo all’azione delittuosa collettiva, assolutamente no. Trova ragione la sua azione delittuosa nella pura e semplice suggestione determinata da questa massa di persone (…). Potremmo anche quindi definire queste parole come l’indicazione di una situazione di quasi inconsapevolezza, cioè  l’ho fatto quasi perché ero obnubilato, e proprio la classica situazione prevista dall’articolo 62 numero 3 del Codice Penale.
Seconda annotazione, pag. 178 della sentenza il criterio seguito dal tribunale per determinare imputabilità di Elena Riva e altri imputati rispetto alle lesioni commesse il 3 luglio, subite il 3 luglio dalle persone offese: “ritiene questo collegio che l’affermazione di responsabilità di ciascun imputato deve essere limitata alle lesioni cagionate in orario coincidente” , tutti d’accordo, lo dico subito, “o  successivo”, l’accordo viene meno, “al momento della prima comparsa di ogni imputato, in atteggiamento violento, sul luogo dei fatti”… Ora evidentemente questo “o successivo” integra a mio modo di vedere, cioè tradisce una tendenza, o una tentazione d’imputazione oggettiva dell’evento dei singoli, perché prescinde dalla prova della partecipazione della Riva sotto il profilo materiale ma anche morale. Perché ? Materiale, noi abbiamo solo quel gesto, diciamo sarà arrivata quella pietra dall’altra parte avrà colpito quei poliziotti a quell’orario, 12:44 – 12:45, poi il prospetto utilizzato in sentenza è assolutamente utile per tutti perché effettivamente fotografa quella situazione, quando è stata effettivamente fotografato il gesto di quel soggetto mascherato che si vuole essere Elena Riva. Ma per quello che riguarda il concorso morale ? Non abbiamo neanche la presenza di Elena Riva successiamente… (…) La presenza, lo sappiamo che può costituire da rafforzamento del proposito criminoso, ma quando questa presenza non è dimostrata, perché è dimostrata la presenza a una data ora, non è che poi abbiamo visto l’accusa dilungarsi sulla presenza costante di Elena Riva come altri imputati in tutte le addirittura cinque ore, non è stata un’azione rapida. Allora se quella benedetta o maledetta, che dir si voglia, sentenza sezioni unite 2003 , dobbiamo necessariamente applicarla anche a questo caso, magari Andreotti non avrebbe mai pensato di essere citato in processo per contestazione NO TAV, ma quei principi valgono anche qui, allora è evidente che bisogna che il tribunale dimostri, che sia dimostrato quale sia stata la condotta psicologica di supporto dell’azione delittuosa altrui e quale, e non basta, quale il rapporto di causalità efficiente con le azioni poste in essere dagli altri. E’ assurdo, a mio modo di vedere, paradossale pensare che davvero il gesto di un lancio di un sasso  , o di un piccolo oggetto, possa giustificare un giudizio di responsabilità morale per tutti gli eventi lesivi accaduti nelle ore successive, è assurdo. Noi dobbiamo assolutamente, noi come difesa e mi auguro anche voi, censurare questo principio,  perché se passa questo principio noi facciamo entrare nell’accertamento di responsabilità per concorso una forma mascherata di responsabilità oggettiva per fatti altrui. Dico questo ben consapevole del contesto in cui i fatti sono accaduti, un contesto certamente difficile, che mette in difficoltà prima di tutto noi nello spiegare le cose, ma un contesto difficile, anche di grave allarme, e quant’altro, non può supplire a quella mancanza di prova circa la dimostrazione della condotta anche sotto il profilo morale tenuta da quella persone e di nesso eziologico con l’evento delittuoso, quindi rigoroso onere probatorio che dovrete ristabilire rispetto alla sentenza di primo grado. Anche perché le conseguenze poi in termini sanzionatori sono particolarmente gravi e serie, come si è visto.
Attenuanti generiche: Riva Elena non merita attenuanti generiche. Perché ? Perché ha riportato, pag. 187, “una condanna per deturpamento e imbrattamento cose altrui, ha agito a volto travisato e per le sue intemperanze a dibattimento è stata ripresa ed allontanata dall’aula d’udienza” (…)  imbrattamento è un decreto penale di condanna 80 ero, potrete  vederlo anche nel certificato penale, fa capire anche l’entità della vicenda, non ha subito altre condanne dopo questa di primo grado, è una persona che ha subito un periodo di arresti domiciliari revocati d’ufficio dal GIP che, sulla base di una mia istanza in cui chiedevo trasferimento di luogo degli arresti domiciliari per esigenze di lavoro, ha ritenuto necessario sostituire  quella misura con pari, obbligo di firma, ho allegato all’atto di appello quella ordinanza anche perché si dà atto , ricordo a memoria, dello scrupoloso rispetto della misura, segno di resipiscenza, questo a distanza di pochissimo tempo dall’applicazione della misura e io direi che questa indicazione è particolarmente premiante, rilevante ai fini del riconoscimento delle attenuanti generiche, non ho chiesto altre attenuanti, perché io sono convinto che le attenuanti generiche, per questi motivi che vi ho detto e per altri che adesso velocemente vi dirò, debbano e possano essere riconosciute senza alcun problema e senza forzature. Intemperanze al dibattimento, si è letto un comunicato collettivamente e sono stati allontanati dall’aula, non è stato offeso nessuno (…) riguardava la legittima rivendicazione di lotte sociali. Ha agito a volto travisato.. ma, perdonatemi, le è stato contestato anche l’art.5, quindi credo che la soluzione sarà quella forse (…) termini di prescrizione caso precedente. Ciò detto .. sarebbe oltremodo un accanimento applicare due volte, sia come reato da cui segue sanzione penale e sia per escludere le generiche. Conclusioni. Dico questo: mi riporto in qualche modo alle considerazioni già svolte dal collega Novaro sul tema del trattamento sanzionatorio particolarmente rigoroso, eccessivo, sproporzionato, non più adeguato alla storia del nostro paese, e dei movimenti politici e sociali di adesso, del 339. Per cui è un motivo in più effettivamente per valutare un riequilibrio di questa forbice edittale attraverso un’applicazione di attenuanti generiche, sussistendo anche i presupposti oggettivi e soggettivi di cui ho già detto. Altra cosa è la parte preliminare della relazione del Procuratore Generale sull’opera, utilità o inutilità espresse in maniera egregia da altri colleghi e oggi addirittura con veramente un completo esame normativo che mi ha letteralmente impressionato, e faccio veramente i complimenti per questa ricerca quasi maniacale…relazione delle commissioni e quant’altro, questo si è già detto, però viviamo in questo mondo e sappiamo che il movimento no tav non è nato ieri ma da vent’anni, investe un movimento molto più vasto nazionale e transnzionale. Il fatto che, come dice il Procuratore Generale, “non si è fatto niente per quello che riguardava l’autostrada torino bardonecchia, per il raddoppio del Frejus nessuno ha mai detto niente”, mi verrebbe da dire proprio per questo forse quelle stesse montagne sempre sventrate hanno portato i popoli che le vivono a dire basta, avete fatto abastana danni … a livello ambientale, almeno come impatto, perché chi passa da lì si rende conto.. forse proprio per questo!
ABPertiniE mi sia consentito un ultimo punto sulla legittimità o meno di azioni che contestino anche in maniera vibrante le leggi, cioè, visto che esistono normative del Parlamento o governo noi dobbiamo volenti o nolenti adeguarci. Sì, in linea di principio va bene, l’avv. Novaro diceva “ricordiamoci anche delle leggi approvate dal Parlamento che non erano esattamente rispettose dei diritti umani, le leggi razziali e quant’altro”.  Però è anche vero che qualsiasi cittadino è libero di esprimere le proprie opinioni, non è che ci siano stato plebisciti popolari che abbiano detto va bene facciamo la tav e sul punto ..permettetemi di dire, rispetto a un concetto che anche il diritto ha in dottrina ed è stato più volte ripreso, quello della cosiddetta  disobbedienza civile, certamente non giustifica nessun tipo di azione violenta ma è un principio che viene richiamato più volte anche dall’avv. Novaro nella sua relazione. Un personaggio, poi concludo, ormai dimenticato perché scomodo, Don Lorenzo Milani, in una lettera ai giudici in un processo a suo carico per apologia di reato perché aveva scritto ai cappellani  del carcere, o cappellani militari, sulla difesa di un cittadino che aveva rifiutato la leva militare, legge all’epoca legittima, poi forse anche grazie a quel processo contro Don Milani, rivalutato e abrogato, bene,  in quella lettera che si inserisce in un saggio “l’obbedienza non è più una virtù” , e credo che qui quest’espressione sia particolarmente rilevante, e dico questo perché … legge va bene, norme va bene, il rispetto va bene, ma non dev’essere la legge una schiavitù, per nessuno, e l’obbedienza non è richiesta necessariamente, tant’è vero che voi ogni giorno la legge l’applicate ma la interpretate, Don Milani in quel suo scritto diceva: “In quanto alla loro vita di giovani di domani, rivolgendosi ai giovani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo di amare la legge è di obbedirla”, l’unico modo di amare la legge non è quella di obbedirla, “posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste, cioè quando sono la forza del debole, quando invece vedranno che non sono giuste, cioè quando non sanzionano i soprusi del forte, essi dovranno battersi perché siano cambiate”. Su questo punto o concludo la mia discussione su Riva Elena, riportandomi integralmente per quanto riguarda tutto il resto ai motivi di appello.
Per quanto riguarda Paolucci due sole considerazioni… mi pare che l’appello del Pubblico Ministero, poi ripreso dal Procuratore Generale si attesti sul riconoscimento del naso del Paolucci e si dice guardate il fotogramma del 3 luglio “è la stessa persona”… credo che siamo più simili io e l’avv. Panini, non lo so, è immediata la visione di persone totalmente diverse anche sulla base di quel “naso all’insù”… Paolucci non ha quel naso a gobba, ma sulla base di un naso a gobba o meno io credo che bene abbia fatto il tribunale ad assolvere Paolucci (…) Chiedo conferma sentenza, rigetto appello del Pubblico Ministero, accoglimento dei miei motivi d’appello.

Avv. PANINI per FRANCESCO BERNARDI –  3 luglio. “Bernardi racconta perché è salito in Val di Susa,non è d’accordo con l’opera Alta Velocità, i colleghi hanno parlato benissimo dell’opera e delle sue criticità, cosa fa? si ritova in mezzo a lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, pietre lanciate da poliziotti, lacrimogeni che cadono dagli elicotteri, una zona di guerra, donne e bambini feriti, e lui dice ad un certo punto reagisco… cosa dovrebbe provare che invece Bernardi questo non ha fatto, assolutamente e senza ombra di dubbio?”

Parto dall’impressione che io ho sempre avuto in questo processo, che è quella che si sia processata una massa informe di persone piuttosto che singole persone, questo nasce da una suggestione che sostanzialmente ha credo inquinato anche applicazione delle regole sul concorso morale  e la suggestione  è questa: “è stato un atto premeditato condiviso da tutti”, “tutti hanno aderito” , uso proprio la parola tutti per sottolineare che non si è cercato di entrare nel merito di questi tutti ma indistintamente gli imputati hanno tutti aderito a “questa chiamata alle armi”. Il Procuratore Generale sostanzialmente l’ammette, ho letto anch’io grazie all’operato dei colleghi di Torino che non finirò mai di ringraziare [ credo si riferisca al lavoro fatto da questo TgMaddalena.it che, per quanto utile ai legali, ha ben altre finalità che sono quelle di diffondere le modalità repressive in tutte le sue fasi, e consentire ai legali degli imputati più distanti da Torino di essere aggiornati in real time sugli sviluppi ndr] per averci aiutato, anche a distanza, a partecipare al processo, il Procuratore Generale dice, quando parla delle generiche “qui  e solo qui, usciamo dal novero della collettivizzazione” cioè da questo momento riusciamo a capire di chi si parla, della situazione personale. Questa suggestione che è fortissima perché quando parleremo del concorso morale è quella che va a chiudere dei buchi, perché dei buchi ci sono nell’applicazione di questo principio,  io ho cercato di capire su cosa poggia, quali sarebbero le prove , di prove non se ne parla perché neanche il tribunale riesce ad ammettere che questa suggestione trova una prova, al più parliamo di indizi, mi pare di aver capito che c’è un razzo sparato a mezzogiorno, ci sono alcuni che sono a volto coperto, c’è uno slogan “riprendiamoci la nostra terra” e c’è il documento Paolucci su cui non mi dilungo.
Prendiamo questi tre indizi e parametriamoli con F. Bernardi che agisce alle 16:40, alla centrale idroelettrica, a volto scoperto… Il tribunale di prime cure quando deve parlare della sua posizione assolve Bernardi per alcuni reati sconfessando la suggestione, per un dato molto semplice capo 47 Bernardi era accusato di diverse lesioni.. dice che per quanto accaduto prima lo assolviamo, perché non c’era e nel non detto dice una cosa molto importante, perché non c’era e non possiamo dire che lui fosse d’accordo dall’inizio con questa velata associazione a delinquere, passatemi il termine, perché se fosse così, se fosse stato d’accordo fin dall’inizio , forse avrebbe potuto rispondere anche di quello che era accaduto prima di lui, perché era d’accordo su tutto, andiamo in un’azione militare feroce ,andiamo a riprenderci il cantiere e quindi io sono tecnicamente un istigatore anche di quello che accade prima… Questo è un punto fermo che credo possa essere la chiave di lettura di quello che è lo sconfessare un concetto che si è sempre cercato di far palesare ma c’è sempre stato all’interno di questo processo:“Eravate tutti d’accordo”. Quindi per fortuna, per quello che accade prima, no, perché materialmente non c’era, moralmente non riusciamo a dire che tu eri d’accordo e quindi non riusciamo a dire secondo le regole del concorso di persone nel reato che tu eri un associato quindi sapevi quello che sarebbe accaduto quel giorno. Condanna però per quello che accade  dopo, condanna e dice, cito testualmente la sentenza, “per aversi responsabilità non è affatto necessaria la prova della diretta derivazione causale della lesione da una specifica azione violenta di un imputato individualmente determinato”, se fossero tutti presenti sono d’accordo anch’io, “in quanto è sufficiente che l’imputato con la sua condotta abbia fornito un concreto apporto all’azione aggressiva collettiva e/o abbia rafforzato l’atto ed il proposito criminoso”. Allora, interviene la sentenza per le lesioni subite da questo carabiniere scelto Ginepra, accadono alle 17 e accadono da un sasso che viene lanciato dalla collina adiacente alla centrale idroelettrica e queste sono le coordinate spazio-temporali  del delitto che lì si è consumato. Allora, Francesco Bernardi è uscito di scena alle 16:42, materialmente non possiamo dire che abbia concorso a perpetrare il delitto perché non c’era e quindi non può essere di certo un coautore. Allora moralmente dobbiamo, dovremmo provare che quello che lui fa alle 16:42 sotto, nella centrale, quindi neanche sulla collina, abbia rafforzato il proposito di chi è arrivato venti minuti dopo sulla collina, lanciando una pietra, insomma un sasso. Allora io ho cercato tanto di cercare una sentenza che per me dice una cosa molto ovvia, che però ho riportato nelle mie.. nei motivi d’appello, parlando del concorso morale. Questa sentenza dice: “il concorso morale nel reato presuppone un’effettiva influenza sull’autore materiale del fatto, sicché perché sussista è necessario che l’adesione o la giustificazione del fatto criminoso sia manifestata in presenza dell’autore materiale” (…). Perché c’è un’altra sentenza che ha citato la pubblica accusa e sulla quale vorrei far rilevare esattamente cosa dice perché sulla tipicità concorsuale s’è detto tutto e il contrario di tutto (…) l’adesione significa che uno sta lanciando, io vado di fianco a lui, non faccio niente.. comunque rientra nelle regole del concorso morale, potete dire che comunque io c’ero e quindi quello che fa la persona che sta lanciando avviene alla mia presenza, quindi potete interpretare quello che sto facendo io.  Non mi muovo, mi muovo, è un’adesione, va bene, è presente, è atipica come concorso ma dal punto di vista giuridico lo ammetto.

Però cosa dice la cassazione, nella stessa sentenza citata dalla pubblica accusa: “non si può confondere la tipicità della condotta criminosa concorsuale, pure prevista dal 110, con l’indifferenza probatoria circa le forme concrete del suo manifestarsi nella realtà”, la parolina “ concreta” mi piace molto, cioè in concreto mi dovete dire come io ho fatto a influenzare quello che è avvenuto dopo la mia partecipazione a quei fatti. Si arriverebbe a pronunciare un principio, ad una nuova forma di concorso ex art. 110, che è il concorso perpetuo,  cioè se gli scontri si fossero durati fino a mezzanotte di quel giorno Bernardi avrebbe risposto, in forza di questo principio, per quanto accaduto fino a quell’ora (…) introdurremmo all’interno dell’ordinamento un concorso che si fonda sulla mia non volontà, perché se io sono andato via è perché ho dato un segno chiaro, non voglio più partecipare a quei fatti, ma la facciamo diventare una volontà perpetua, a prescindere da qualsiasi cosa accada. Sulla volontà l’elemento soggettivo  è fondamentale, spesso nelle aule di giustizia ce ne dimentichiamo, ma dev’essere … dobbiamo provare che quella persona avesse coscienza e volontà di ferire il carabiniere alle 17, cosa che non è accaduta, anche perché può darsi che all’interno di quella massa informe di persone qualcuno abbia effettivamente reagito, con le dovute conseguenze, a quanto successo quel giorno, o sono tutte indistintamente persone che hanno risposto alla chiamata alle armi (…) … può essere che qualcuno ha reagito, allora Bernardi ha lasciato un memoriale dove racconta perché è salito in Val di Susa,non è d’accordo con l’opera Alta Velocità, i colleghi hanno parlato benissimo dell’opera e delle sue criticità, cosa fa? si ritova in mezzo a lacrimogeni lanciati ad altezza uomo, pietre lanciate da poliziotti, lacrimogeni che cadono dagli elicotteri, una zona di guerra, donne e bambini feriti, e lui dice ad un certo punto reagisco… cosa dovrebbe provare che invece Bernardi questo non ha fatto, assolutamente e senza ombra di dubbio? Il Procuratore Generale dice: “C’è un imputato che lo contraddice perché non parla di pietre, nei video non si vedono donne e bambini” (…) io ho portato in questo procedimento 13 o 14 testimoni, persone che mi hanno indicato colleghi di Torino e hanno detto, sul lancio dei lacrimogeni: Doriana Tassotti:” la traiettoria era dritta mi sono spaventata tantissimo soprattutto per i bambini…” (…) “Questo lacrimogeno ha colpito un manifestante verso le 12:30, aveva la maglietta bianca zuppa di sangue, perché sollevata la maglietta aveva il torace abraso”… (…) Altra persona dice “li lanciavano dove c’era tutta gente a volto scoperto, c’erano tantissimi bambini”… io credo che processualmente siamo riusciti a dimostrare che quel giorno non è andato tutto liscio per quanto riguarda il comportamento delle forze dell’ordine , allora questo mi serve per dire che cosa, perché inequivocabilmente invece Bernardi fa quello perché vuole resistere, colpire, etc … il giudice di prime cure cerca di argomentare e dice “io ritengo che quello che mi hai detto sia una bugia perché ti sei inserito nel programma comune ai tanti che, travisati per non venire riconosciuti, scagliavano pietre per allontanare le forze dell’ordine”. Travisati, usa questa parola, è una condizione, cioè tu ti sei inserito all’interno di un gruppo di persone che erano travisate quindi per forza quello che tu hai fatto da non travisato ha un significato univoco, non ci sono interpretazioni alternative. Qua cadiamo sempre in un principio fondamentale, che per trovare l’elemento soggettivo di un reato siccome non riusciamo ad entrare nella testa delle persone dobbiamo avere qualcosa di concreto a cui appigliarsi all’interno dei processi, ci vogliono degli elementi concreti, ci vuole qualcosa che possa dare la chiave di lettura per dire quali sono le mie intenzioni perché è una cosa fondamentale da un punto di vista giuridico andare a sondare queste intenzioni.
Ha fatto una consulenza tecnica precisa dottor Dalife sul 3 luglio, con particolare riguardo a quanto accaduto nella zona dove compare Francesco Bernardi e parla di atti di un certo tipo commessi da forze dell’ordine come le pietre, ci sono foto sulle pietre, è un dato acquisito al processo (…) e ci sono diverse immagini che fanno vedere questi lacrimogeni lanciati ad altezza uomo. Su questo punto e mi riferisco ad una scriminante che io ho invocato in questo procedimento, che può essere però letta, visto che stiamo parlando sempre di intenzioni, oggettivamente Bernardi ha lanciato dei sassi e lo ammette candidamente, a volto scoperto, è lui, non ci sono dubbi. Questa ricostruzione che io ho fatto fare al CT di quello che accadde prima che Bernardi intervenga (…) dà dei dati orari, partiamo dal primo lancio di lacrimogeno fatto dalle forze dell’ordine quando cercano di agganciare un betafence, lanciano il primo lacrimogeno, poi dalle 15:44 in poi, Bernardi arriva alle 16:42, ci sono 1,2,3,4.. vi rimando ai motivi di appello, 6 lanci di lacrimogeni ad altezza d’uomo e tra le 16:34 e le 16:40 c’è un lacrimogeno sparato ad altezza uomo che colpisce un manifestante, si vede chiaramente. Cosa fa? Dopo pochi minuti c’è l’azione di Francesco Bernardi.
Capisco che non è facile conrfrontarsi con situazione di questo tipo ma noi dobbiamo rispondere a delle regole processuali ben precise, degli elementi oggettivi che ci sono forniti, e soprattutto a quanto dicono dottrina e giurisprudenza, spesso bypassato dall’accusa, poco percepito, che è un principio per il quale se io allego degli elementi certi , e sono questi, sono video, sui quali dò una spiegazione soggettiva, su questi elementi certi, e non principi di prova, come dice il prof. Tranchina e questo l’ho indicato nel mio atto, “la presenza di un principio di prova o di una prova incompleta porterà all’assoluzione anche se riferimento a una scriminante”. Questa è l’applicazione del principio di “ al di là di ogni ragionevole dubbio”, un principio che importiamo dall’ordinamento anglosassone che sostanzialmente dice,  se la difesa dà un’ipotesi alternativa plausibile e documentata entrate nella categoria del dubbio, non state dicendo che ha ragione l’accusa o ha ragione la difesa, siamo nel dubbio e credo che il dubbio ci sia (…) . Abbiamo utilizzato i filmati per incriminarlo, utilizziamo i filmati per dire però quando ha fatto qualcosa e perché l’ha fatto. Conclusione, parlando delle attenuanti che non sono state riconosciute a Bernardi, non ho trovato la motivazione, non gliel’hanno riconosciute e basta. Ho cercato di sforzarmi per capire perché non gli siano state date le attenuanti (…) E mi pare di aver capito quali siano stati i criteri per concedere le attenuanti, allora… punto numero 1, Francesco Bernardi è incensurato, è venuto alle udienze in cui si è parlato della sua posizione, non è mai stato richiamato all’ordine, passatemi questa affermazione e sul perché del diniego, ripeto, non ho capito. Il collegio dice “le concediamo a chi ha agito a volto scoperto”, Bernardi ha agito a volto scoperto, “sono sempre concesse le attenuanti a chi era incensurato, il sig. Vitali per esempio”, il Bernardi è incensurato, altri “le concediamo perché  hanno ammesso gli addebiti, cioè hanno confessato”, Bernardi se volete ha confessato, non è stato lì a far finta di dire che non era lui, ma ha spiegato anche perché ha lanciato quindi dal punto di vista processuale ha parlato di cos’è accaduto, però a lui non sono state concesse. [ mentre spiega perché gli vanno concesse attenuanti la Presidente: annuisce, ndr]. Chiedo quindi che gli vengano concesse, mi riporto ai motivi di appello,  mi riservo, se riterrete opportuno, di produrre documentazione sull’attività lavorativa di Francesco tramite i miei colleghi alle prossime udienze.

L’arringa dell’avvocato Marco Lucentini, di Roma, per Massatani D.

Avv.:La condanna emessa nei confronti del mio assistito ruota in modo pressoché esclusivo sul problema dell’individuazione fotografica, il nocciolo quindi della questione sollevata anche nei motivi di appello riguarda la legittimità dell’operazione ricostruttiva proposta dai giudici di primo grado, osservo che il tribunale si lancia in un’attività ricostruttiva francamente non condivisibile operando una comparazione tra immagini fotografiche e deducendo da questa comparazione, diciamo,  l’esistenza di un tratto somatico che in qualche misura potrebbe essere riconducibile al mio assistito e riferendola a due circostanze indicate come elementi di riscontro: identificazione da parte di Digos di Roma e esito perquisizione domicliare, capo abbigliametno che dovrebbe collegare immagine alla persona dell’imputato. Dico subito che il capo di abbigliamento utilizzato in sentenza per ritenere provata la partecipazione di Massatani all’attività illecita indicata nei capi d’imputazione non è la felpa in questione ma un giubbetto con logo particolarmente identificativo. Tuttavia ad avviso della difesa l’operazione logico ricostruttiva che viene proposta dai giudici di primo grado è incompleta, anzi, è un artificio argomentativo attraverso il quale i giudici tentano di superare una questione fondamentale, relativa al soggetto che procede alla identificazione del Massatani, che avviene per tappe successive giacché, come vedremo poi facendo riferimento all’esame di Mariani, non è personale della Digos di Roma , che per ragioni d’ufficio conoscerebbe Massatani, a procedere alla esatta individuaizone dell’imputato, ma il commissario Sorrentino della Digos di Torino, il quale ricevute le annotazioni da parte del personale di Roma propone questa chiave ricostruttiva, leggo testualmente trascrizione esame teste Sorrentino all’udienza del 19 novembre 2013, “ all’identificazione di Massatani arriviamo grazie alla collaborazione dei colleghi di Roma, Mariani e (…) che visionano le immagini soprattutto di colui che a volto scoperto, chiaramente, perché Massatani viene identificato in base a delle foto che lo ritrarrebbero prima dell’inizio diciamo della fase più concitata della manifestazione del 3 luglio, “vedono anche le altre ma noi lo riconosciamo prima e dopo perché il soggetto è ampiamente conosciuto per innumerevoli segnalazioni alla Procura di Roma per reati legati eccetera.. Quindi lo riconosco e ce lo individuano come Massatani Davide, cosa che ha trovato conferma nel fatto che poi nella successiva  perqisizione abbiamo trovato i jeans che sono esattamente gli stessi nonché la maglia Umbro (…) lo stesso per foggia, colore, dimensione, altezza.” (…) Chiede il Pubblico Ministero: £avete visto il cartellino fotosegnaletico?”,  “No, non l’abbiamo fatto perché c’era annotazione della DIGOS”. In realtà la DIGOS di Roma procede all’identificazione ma senza che questa riguardi il soggetto impegnato nel presunto lancio di pietre che viene addebitato al Massatani nello spazio temporale intorno alle 15 del 3 luglio 2011, perché dice il sovrintendente Mariani nell’udienza del 23 dicembre 2013 di aver proceduto all’identificazione ma visionando esclusivamente le immagini che ritraggono Massatani nel momento in cui giunge per partecipare alla manifestazione il 3 luglio.. Su domanda sia del pubblico ministero che della difesa, giacché in quella sede con un gesto teatrale,possiamo dire, il pubblico ministero propone a Mariani l’esame delle immagini che ritrarrebbero Massatani durante l’incidente in questione, dice Mariani “il ragazzo a fianco PRESUMO sia lui, l’abbigliamento MI SEMBRA, MI SEMBRA” perché il riconoscimento avviene sulla scorta di questo giubbotto riportante logo caratteristico, (..) “PENSO SIA LUI. IO LO CONOSOCO MOLTO BENE. E visivamente..secondo me dagli occhi”… poi in controesame Mariani specifica la circostanza cui facevo riferimento prima, cioè il fatto che il riconoscimento sarebbe avvenuto esclusivamente in base alle immagini che ritrarrebbero Massatani in situazioni assolutamente irrilevanti dal punto di vista penale… (…) “mi sono state presentate immagini presumo prima della manifestazione in cui ho individuato Massatani non travisato” … (…) “Lei ricorda”, chiedo io, “di aver riconosciuto Massatani mentre compiva atti di natura illecita?” (…)”Questo non me lo ricordo”, dice. Quindi la conclusione a cui giunge il tribunale di primo grado in ordine alle modalità con le quali si sarebbe proceduto all’identificazione dell’imputato non corrisponde all’esito dell’istruttoria dibattimentale. E il problema riguarda appunto l’individuazione fotografica, trattasi di mezzo di prova atipico il cui esito è affidato in base al principio di non tassatività e libero convincimento al prudente apprezzamento del giudice quando questo apprezzamento ha ad oggetto non il riconoscimento in sé ma l’attendibilità del soggetto che procede al riconoscimento. Se viene messo in dubbio il dato di partenza, cioè il fatto che al riconoscimento non ha proceduto  chi aveva avuto a che fare in passato con il Massatani per ragioni d’ufficio, ma personale della Polizia di Stato che questa conoscenza con Massatani non ce l’aveva, è evidente che qui c’è una lacuna, che il tribunale di primo grado non è stato assolutamente in grado di colmare, perché  la questione che ci occupa in questa sede è stata già affrontata sia dai giudici di legittimità che dai giudici di merito, sul problema della affidabilità dell’individuazione fotografica, un mezzo di ricerca della prova che travasa dal materiale dibattimentale senza che siano state osservate le garanzie difensive nel momento in cui si procede proprio materialmente a quest’attività investigativa, è come se la deposizione di un teste venisse immediatamente trasportata nel fascicolo del dibattimento senza che l’imputato possa in qualche modo interloquire in ordine proprio alla veridicità della rappresentazione dei fatti che viene proposta dal teste.
Ora è chiaro che nel caso che ci occupa la chiave interpretativa  che viene proposta dai giudici di primo grado in qualche modo è rappresentata in violazione dei criteri di valutazione della prova previsti dall’art. 192, comma secondo, del codice di procedura penale, perché solo il dato dell’identificazione non può costituire un supporto valido per ritenere superata quella soglia del ragionevole dubbio a cui hanno fatto riferimento anche i colleghi che mi hanno preceduto, in mancanza di riscontri. Il riscontro certo non può essere quanto sostenuto dal Mariani che non ha mai visionato il materiale fotografico che riguarderebbe Massatani nel pieno dell’attività che gli viene contestata e che in aula, messo di fronte a quelle immagini, esprime una valutazione caratterizzata da un dubbio: presumo, penso, sembrerebbe. E soprattutto, in base ad una giurisprudenza di legittimità assolutamente condivisibile, l’individuazione fotografica di un soggetto effettuata dalla polizia giudiziaria costituisce una prova tipica la cui affidabilità, come dicevo, non deriva dal riconoscimento ma dalla credibilità di chi avendo esaminato la sua fotografia si dice CERTO della sua identificazione, sezione VI, 27 novembre 2012 n.49758 e dev’essere ancorata, secondo la II Sezione Penale, al fatto contestato solo quando presenti caratteri di certezza assoluta, e risulti collegata non soltanto a mere rappresentazioni o sensazioni del dichiarante, ma ad elementi oggettivi, sezione II, 16 ottobre 2012, n.45787. Questa chiave interpretativa è stata condivisa dai giudici di merito, anche dai giudici di questa corte d’Appello, anche dalla signoria vostra come presidente, nella sentenza emessa dalla III Sezione della Corte d’Appello di Torino il 3 maggio 2010 (…), giudice relatore Caprioglio…
Presidente: nel lontano passato
Avv: Sì (…) ma secondo me questo è un elemento assolutamente determinante, che fa riferimento all’esatta applicazione dei principi fissati dalla giurisprudenza di legittimità in  materia di utilizzazione dell’individuazione fotografica ai fini della pronuncia di colpevolezza, là dove il giudice di merito, la Corte d’Appello di Torino, dice che è sicuramente vero che il riconoscimento fotografico è una prova atipica, che può concorrere a formare i libero convincimento del giudice ma è altrettanto vero che porta con sé una notevole insidiosità, ragione per cui può essere posta alla base di una sentenza di condanna solo, solo quando non abbia margine di incertezza. Il problema nel caso di specie è che l’individuazione fotografica del Massatani presenta viceversa dei margini d’incertezza incolmabili, perché … ? Perché l’operazione logico-interpretativa che viene proposta dai giudici di primo grado, si fonda su un dato, è evidente che si tratta dell’imputato,  pag. 156 sentenza primo grado … si dice “è vero che non è stato trovato questo famoso giubbotto (…)  ma comparando le foto si può giungere a giudizio di assoluta  certezza in ordine all’identità dell’imputato, come se, cioè, l’estensore della sentenza di primo grado alludesse ad una conoscenza diretta dello stesso giudice del Massatani, ora quelle pronunce di legittimità cui ho fatto riferimento (…) riprese da questo giudice e da altri giudici di merito, ci dicono che il problema in questi casi non può essere affidato alla mera rappresentazione soggettiva del convincimento, ma dev’essere ancorato ad un quid pluris ulteriore, cioè alla individuazione di dati oggettivi , obbiettivi, in grado cioè di formulare quel giudizio, quel ragionamento probatorio, secondo le indicazioni dell’art.192 comma 2 del codice di rito. Per dati oggettivi si intende (…) ad esempio dei rilievi antropometrici, in grado cioè di collegare alcune caratteristiche fisiche particolari dell’imputato con le immagini che ritrarrebbero lo stesso mentre sta compiendo un’attività illecita.  Una di queste sentenze parla di una forma particolare di calvizia, un’altra parla di una cicatrice, un’altra parla di un capo particolare di abbigliamento, ora è evidente la forzatura in cui incorrono i giudici di primo grado, la faccio breve, ma che un capo di abbigliamento particolare possa essere costituito da una felpa marca “Umbro”, assolutamente diffusa non fosse altro che per i costi modesti, una marca notissima e che vende decine di migliaia di  capi di quel genere, dicendo che questo non può essere interpretato come dato obiettivo di riscontro. Si sarebbe dovuto eventualmente verificare il possesso o la disponibilità da parte dell’imputato di questo giubbino particolare, questo giubbino non è stato rinvenuto nel corso della perquisizione domiciliare, né penso possa essere ragionevolmente considerata la rappresentazione dell’elemento di discolpa fatta dal dott. Sorrentino nel corso del suo esame per cui un capo jeans scolorito potrebbe essere quell’elemento specifico individualizzante idoneo a collegare l’imputato, appunto, ai fatti che gli vengono addebitati.
Qual è il problema (…) vado verso la conclusione.
Ho letto anch’io,  grazie alla assoluta solerzia degli avvocati di Torino [ leggasi report TgMaddalena ndr ]  la requisitoria del Procuratore Generale, la pubblica accusa parla di una cartina di Tornasole rappresentata dal contesto negativo in ordine sia alla connotazione personale degli  imputati e alla situazione particolare in cui si sono svolti i fatti che ci stanno occupando, io credo che questa cartina di Tornasole  a cui ha fatto riferimento la pubblica accusa alluda viceversa ad una rappresentazione del regime della prova e del concorso di persone per quello che hanno detto i colleghi che mi hano preceduto che allude ad un doppio binario proposto per superare un problema. Non voglio parlare delle ragioni storiche e sociali del movimento che si oppone al TAV (…) perché l’hanno fatto in modo estremamente puntuale colleghi ed altri, in questa sede e non solo,  ma la questione è questa: se si procede ad una individuazione fotografica con queste modalità che lasciano aperto tutto il terreno in ordine alla precisazione dei criteri di collegamento  e alla individuazione di quegli elementi oggettivi di riscontro, a cui ho fatto prima riferimento, si allude non solo al doppio binario in ordine al regime probatorio ma anche un altro problema…. una sorta di attribuzione di una colpa d’autore, ora…se si fosse applicato il criterio normale di valutazione della prova, secondo il combinato disposto degli art 187,189 e 192 del codice di procedura penale, si sarebbe dovuto affermare in sentenza che l’individuazione fotografica non è di per sé sufficente a giungere ad una pronuncia di condanna, si sarebbe dovuto procedere alla verifica di altri elementi indiziari, secondo quel collegamento che ha necessariamente carattere plurale, “GRAVI PRECISI e CONCORDANTI”. Si sarebbe dovuto evitare di procedere d’ufficio ad una comparazione d’immagini che è priva di qualsiasi elemento individualizzante nei confronti degli imputati, per esempio, di che colore sono gli occhi di Davide Massatani? E’ possibile individuare tra una e l’altra il colore degli occhi? A che distanza sono gli occhi, le orbite, che distanza c’è tra sopracciglio e orecchio? Tutti quegli elementi, dati di comune esperienza che tutti noi abbiamo vissuto, metabolizzato, nel corso della nostra attività, che possano evidentemente funzionare da non solo criterio di collegamento con l’immagine ma come elemento di superamento della soglia del ragionevole dubbio che è una soglia inderogabile, che non può essere elusa o evitata in nome di una emergenza, perché il criterio che emerge dalla requisitoria del Procuratore Generale è un criterio di lettura di questi dati emergenziale, questo criterio, e mi collego all’avvocato che mi ha appena preceduto, è stato utilizzato per fondare un giudizio di colpevolezza in ordine a lesioni che sarebbero state provocate successivamente alla sua entrata in scena intorno alle 15 del 3 luglio 2011, in ordine al danneggiamento mezzi per diversi corpi di polizia avvenuti successivamente alle 15 del 3 luglio 2011 è un criterio  di attribuzione della responsabilità penale esclusivamente sulla scorta di una valutazione circa la responsabilità oggettiva, a   prescindere da quei criteri irrinunciabili del nostro ordinamento che prevedono l’elemento soggettivo e soprattutto la sua estrinsecazione sotto il profilo materiale  come dati irrinunciabili per giungere ad una pronuncia di colpevolezza, ed è vero che come veniva ricordato la tipicità del conocrso non può tradursi in una indifferenza probatoria in ordine al suo concreto atteggiarsi. Non voglio scomodare Manzoni e i Promessi Sposi. Io ricordo che da ragazzo mentre l’intero paese era attraversato da movimenti che in qualche modo alludevano ad una trasformazione radicale, Umberto Eco su L’Espresso, nella sua rubrica settimanali, parlando di questi giovani fece riferimento a Renzo e all’assalto ai forni,  sostenendo in buona sostanza che in momenti particolari anche le persone dabbene, come Manzoni considerava Renzo,  possono essere coinvolte loro malgrado in fatti più grandi, fatti che evidentemente in condizioni diverse forse nemmeno avrebbero attraversato,  bene io credo che questa chiave di lettura sia valida anche con riferimento a quello che ci sta occupando in questa sede, nel senso che se la responsabilità penale deve essere affermata questo va fatto nel pieno rispetto delle regole di valutazione probatoria che ci sono imposte dalla legge e laddove esista un margine di affermazione della responsabilità penale, questa non può considerare, sotto il profilo sanzionatorio, il dato della colpa d’autore,  il fatto che siccome ci sei, sei colpevole e siccome sei colpevole ti condanno a 3 anni e mezzo di reclusione…. Evidentemente c’è un problema che viene posto nei motivi di appello a cui faccio riferimento in conclusione del mio intervento, sebbene in via subordinata, c’è un problema di dosimetria della pena, che rimanda a quanto già sollevato in ordine alle attenuanti generiche… (…) Considerato che, per quello che attiene alla posizione del mio assistito parliamo di un soggetto interamente incensurato che avrebbe ben potuto ottenere, superati quei margini di incertezza  del riconoscimento, anche l’applicazione della sospensione condizionale della pena. Mi riporto per il resto ai miei motivi di appello.

Avv. Maria Teresa RASULO per CUSTURERI e MARTOIA (prescritto)

Rasulo5Custureri è una posizione peculiare ed  unica nel suo genere, inizio da lontano, memoria 121 che la Procura della Repubblica ha inserito agli atti processo primo grado, compendiata discussione finale in questa memoria. Questa memoria, trattando la posizione di Custureri, comincia con “dalla visione dei filmati”.. e lo dico perché è l’unica posizione che viene trattata partendo dai filmati, “dalla visione dei filmati si vede un soggetto mentre lancia” e il paragrafo successivo è “Custureri mentre lancia”. Ho cercato di capire come si è arrivati da un soggetto a Custureri e non l’ho capito, elementi che propendono per l’identificazione di quel soggetto nell’odierno imputato io non li ho trovati perché non ci sono. Mi spiego, all’udienza del 19 novembre 2013 viene sentito il teste Sorrentino,  teste chiave per l’accusa, coordinava gruppo di lavoro messo in piedi dalla Questura per identificare il maggior numero di manifestanti,  pag. 181 di quella trascrizione leggerete di un battibecco tra accusa e difesa, uno dei tanti. Il battibecco nasceva da questo: Custureri è imputato nella seconda tranche del processone (sono tre), il mio è 8636 del 2013, quando viene depositata la lista testi in relazione a questa seconda tranche, viene indicato Sorrentino “in ordine al riconoscimento di Radwa, Paolucci, Riva e Pia Valerio” (..), Custureri non è indicato. All’udienza del 15 luglio 2014, siamo alla fine del processo, udienza dedicata interamente alle richieste 507, la Procura lancia la richiesta di risentire Sorrentino e Stella proprio su identificazione Custureri…e il  tribunale respinge la richiesta perché ritiene che la prova non fosse necessaria. Quindi nessun teste in aula ha parlato di Custureri…(…) sappiamo che il dibattimento è il centro del processo, (…)  i colleghi che mi hanno preceduto hanno correttamente sollevato questioni in ordine al perimetro e allo spazio lasciato alle difese nel controesame, la mia posizione è diversa, non ho avuto un teste, non c’è stato né un esame né un controesame, perché non c’era il teste.
Non sto ad elencarvi la giurisprudenza sul punto (…) Abbiamo un riconoscimento fotografico effettuato in realtà dalla polizia giudiziaria che passa informazioni alla procura (….) anche qui giurisprudenza copiosa (…) in merito al valore da dare all’identificazione… all’individuazione svolta dalla polizia giudiziaria, riassumo per non leggere le massime, sostanzialmente quell’identificazione è legittima e ammissibile non in quanto tale ma perché si giudica attendibile la testimonianza di coui che svolge materialmente quel  riconoscimento (…), ecco perché gli si fanno delle domande ed ecco perché sarebbe piaciuto a chi vi parla farle in controesame, anche perché  l’immagine statica di un fotogramma dipende dalla volontà di chi la sceglie, non è rappresentativa effettivamente della realtà, (…)  c’è tutto un contesto che nel caso che mi riguarda non è stato minimamente toccato. Il Procuratore Generale conosce meglio di me la giurisprudenza su identificazione e dice “l’annotazione serve per regolare i rapporti tra Polizia Giudiziaria e Pubblico Ministero”, me l’ero appuntato spero sia corretto, “ l’assunzione della testimonianza in forma libera è liberamente apprezzabile dal giudice che valuta l’attendibilità del teste ed il riconoscimento dallo stesso effettuato”, ripeto per l’ennesima volta, questo principio generale non può trovare spazio per la posizione che mi riguarda, non c’è stato un teste, non si è potuta saggiare attendibilità di nessuno. Sempre il Procuratore Generale aveva affermato nel corso della lunghissima requisitoria: “mi interessano i reati, come sono stati realizzati , la personalità degli imputati e le prove su questi elementi sono inconfutabili”. Sui reati eventualmente ne parlerò, ma sulla personalità dll’imputato di cui nessuno ha mai parlato, il Pubblico Ministero quali elementi ritiene sussistano  soprattutto siano inconfutabili? Quel ragionamento generale determina il Procuratore Generale a negare le circostanze attenuanti generiche, quel discorso generale doveva essere calato nella realtà di questo processo. il PG parla ancora di azioni che nascono in maniera preordinata, studiate a tavolino, parla di aree di contestazione di antagonismo,  io parlo di una posizione specifica, di un imputato di cui in aula non si è mai, mai, parlato, mi devo limitare ai dati processuali, quelli che risultano dall’istruttoria dibattimentale, che sono due: è un soggetto incensurato, non esistono procedimenti pendenti a suo carico, quindi , come correttamente il Pubblico Ministero ha detto,”a me non interessa la militanza, il pensiero” (…), però i dati reali che emergono su Custureri sono che è incensurato, quindi a che area appartiene? Magari sì, ma non lo sappiamo, non lo so io, non lo sapevano i giudici di primo grado e non lo sapete neanche voi. A Custureri viene contestato violazione art. 336 aggravato, ne hanno parlato benissimo i miei colleghi, mi interessava sottoporre alla vostra attenzione un piccolo dato,  se sulla posizione specifica di Custureri non ci sono elementi, qualcosa emerge a proposito di quanto accaduto nella zona delle vasche il 3 luglio 2011 dalla testimonianza del teste  Martina che guidava idrante, sentito 6 dicembre 2013 e dice “sì, siamo rimasti li anche perché era l’unico posto dove praticamente potevamo arrivare con il mezzo, negli altri posti non c’era possibilità con il mezzo di arrivare” quindi le forze dell’ordine non potevano andare da nessun’altra parte.. erano a presidio di una zona di cantiere, non potevano muoversi da lì, né tantomeno potevano muoversi in direzione dei manifestanti per due motivi, il primo… era in salita, due, soprattutto, tra loro e i manifestanti c’era una rete quindi o ammettiamo che volevano tagliare la rete e oltrepassarla o da li non si potevano muovere. Sul punto richiamo l’atto d’appello… sostanzialmente io non capisco… oggi e durante il dibattimento, in cosa sia consistita violazione contestata al mio assistito, le forze dell’ordine non si potevano e né si dovevano muovere. Il PG parlando della zona vasche ha speso molte parole sulla consulenza effettuata dal geometra Abbà e ho trovato molto suggestiva la considerazione sul fatto che misurare la distanza tra due punti in un contesto come questo sia irrilevante perché misuriamo due punti statici ma quei punti erano dinamici, le persone si muovono. Secondo il PG questa consulenza … sarebbe sostanzialmente inutile. Ora prendo in prestito l’espressione del collega Pelazza quando parlava dello psedudo Latino e anch’io parlo dello PSEUDO CUSTURERI, la responsabilità del mio assistito emerge da qualche fotogramma… si vede questa persona che nei diversi fotogrammi è su un sentiero lontano e si muove (…) sparisce dentro il bosco e fuoriesce, fa dei passi in avanti, non fa sortite verso la rete, soprattutto perché non risulta che lui alla rete si sia mai avvicinato …  Parlavo della consulenza, il consulente è stato sentito all’udienza del 1° luglio 2014, riporto quanto da lui dichiarato: “La distanza planimetrica è sui  70 metri, dislivello 20-25 metri, manifestanti erano a monte rispetto a forze dell’ordine di almeno 20 metri. Il Procuratore Generale spiega che il viadotto dell’autostrada è dritto, mentre il sentiero sotto è scosceso, e la rete segue la strada, in alcuni punti c’è spazio vuoto tra rete e viadotto, il consulente dice “altezza rete su parte superiore sui 3 metri, quindi spazio utile vuoto era al massimo 2,5 – 3 mt. nella parte a sinistra, per andare a zero nella parte a monte (..). L’angolo calcolato della traiettoria dalla posizione in pianta è 27-30 gradi, l’ho fatto per dimostrare che dove c’è la rete, se io sono davanti, posso anche pensare di attraversare quella rete, con quell’inclinazione nessun lanci potrebbe attraversare, solo questo”. (…) “Qualunque protezione ha dei buchi, se io li passo perpendicolarmente il buco è tutto utile, se vado in diagonale si restringe il campo di superficie del buco” e rende un’immagine che mi ha consentito di capire, è come “se diventasse una parete metallica”, dalla posizione in cui erano i manifestanti lanciare una pietra e consentirle di passare oltre è sostanzialmente impossibile. Produciamo in atti questa consulenza, viene sentito il consulente che risponde anche alle domande della pubblica accusa e il tribunale liquida la questione distanze con sostanzialmente massime (…) non ci sono sostegni tecnici, non vi è alcun elemento tecnico con cui il tribunale dice “no, è sbagliato”, tanto più.. mi richiamo ai motivi di appello sulla nullità di ordinanze, però un richiamo al fatto che questa come altre richieste aveva chiesto di potersi recare con i propri consulenti sui luoghi, la richiesta è stata respinta. A dire oggi “la consulenza è inutile” quando la difesa ha più volte reiteratamente chiesto di potersi recare sui luoghi proprio per descriverli in maniera reale, concreta e affermare poi che la consulenza è inutile perché  le persone si muovono e perché il tribunale dice, senza nessun sostegno scientifico, che è inutile… mi sembra davvero una violazione ampia del diritto di difesa.
Chiedo assoluzione ex art. 530 c.p.p., richiesta concessione attenuante ex art 62 n.1 e generiche in misura di prevalenza sulle aggravanti contestate (…). Pochi minuti, a proposito del 393 bis non ve ne parlo, è stato fatto abbondantemente con considerazioni validissime però vorrei solo portare vs attenzione quanto riferito da uno dei tsti, Antonino Cristiano, fotografo sentito all’udienza del 3 giugno 2014, non “smaccatamente militante” che viene e racconta una versione dei fatti che non  è stata ritenuta credibile, è un fotografo, si trovava nella zona delle vasche, che dice che era li’ con altri giornalisti e vede un appartenente delle forze dell’ordine sul viadotto che punta verso il basso e spara… questa corte potrebbe dirmi “è una storia”, ma questa storia è ripresa in video perché chi riceve il colpo era un cameraman che riprende la scena. Quel video “poliziotto spara su cameraman youreporter”, prodotto da queste difese, DVD1, lettera O, e quella del teste che vi ho raccontato non è l’unica testimonianza in tal senso, (…) allora mi chiedo…il Procuratore Generale ha parlato di lanci magari fatti in modo sbagliato dalla concitazione del momento, magari era inciampato, l’avvocatura dello stato parlò durante la discussione finale di primo grado di “lanci perfidi”… un comportamento come quello che vi abbiamo raccontato non so se possa essere definito perfido, lo chiedo a voi, e mi è dispiaciuto molto non trovare neanche una riga nella sentenza a proposito di questo e non sentire il PG parlare di quello che è successo perché sul 3 luglio abbiamo ore di girato, (…) video studiati dalle difese, consulenze e nemmeno una parola. Per questo a voi chiedo di applicare l’art. 393 al caso di specie perché ritengo possa e debba essere applicato.
Avv.Milano: dovrei essere l’ultimo, credo
Presidente: non c’è anche l’avvocato Pellegrin?
Avv.Milano: no, no…
Presidente: Siete un po’ pochi però
Avv: eravamo una decina
Presidente: io avevo dato delle indicazioni diverse, noi avevamo tutto il pomeriggio oggi.. quindi la prossima volta voglio almeno 15 posizioni ,lo dico subito, perché noi abbiamo il nostro orario che è contingentato perché abbiamo anche altri processo… io avevo detto che oggi si poteva andare fino alle quattro o le cinque..  non è che non ci siamo messi d’accordo è che quello che diciamo noi cade sempre nel vuoto
Avv: no, credo che..
Presidente: allora, per carità, per la prossima volta dirò io chi deve venire, non c’è problema
Avv: credo che tra noi colleghi pensassimo di occupare forse.. ma al limite rimedio io vado avanti fino alla…(risata generale)
Presidente: no è che fino adesso hanno parlato per 8 assistiti… ne avevamo fatti 12, oggi dovevano essere 12 per arrivare a 24, metà, e quindi avere altri due giorni… io oltre due giorni non prevedo, le prossime udienze sono il 3 ed il 7 novembre e in queste due date si conclude, perché poi rinvieremo per repliche, per prenderci anche quel po’ di tempo per valutare quello che voi ci avete sottoposto all’attenzione quindi il 3 e il 7 saranno utlime date per avvocati
Avv.Pellegrini: io sono segnato il 3, signor giudice, non vorrei essere confuso
Avv: Patrito: io ho il calendario (..)  il 3 e il 7 sono segnati 6 avvocati per ciascuna data, massimo 7 avvocati … manca solo Bertone, è l’unico che è saltato oggi (…)

L’arringa dell’avvocato Milano per Rivetti.

AvvMilanoAvv. MILANO per RIVETTI: non posso che richiamare sin d’ora i motivi d’appello che ho depositato, cercherò di illustrarli con qualche contributo in più (…) La prima questione che attiene in realtà anche poi alle successive parti del gravame che sono quelle relative alle eccezioni non può che partire dall’art. 187 del c.p. , dove si dice che oggetto della prova è tutto quello che riguarda l’imputabilità, punibilità e trattamento sanzionatorio. Perché ho sollevato la questione sulla nullità art. 178 cp … per quanto riguarda il diritto di difesa, perché a me pare che allorquando si deve discutere come in questo processo di un’imputazione ben precisa che era art. 336, poi riconfigurato all’esito del primo grado come 337 c.p., quindi è diventato resistenza a pubblico ufficiale, prima era violenza a pubblico ufficiale, ma comunque due tipologie di reato che prevedono addirittura all’interno del codice stesso una causa esimente della pena art 393 bis, io credo che se oggetto della prova debba essere quello che riguarda la punibilità, del trattamento sanzionatioro si debba consentire alle difese di portare tutti quegli elementi, purché non siano irrilevanti o superflui, in prima battuta con la richiesta delle prove, tutti quegli elementi che servono alla difesa per portare avanti la propria strategia difensiva. Nel corso del primo grado non è stato consentito, e secondo me illegittimamente, sono  tre i punti fondamentalmente su cui si eccepiscono delle situazioni di irregolarità che ritengo definire illegittimità sanzionabili con la nullità ….. l’assenza, o meglio, più che l’assenza, la decisione del tribunale di non dar corso alle richieste probatorie delle parti difensive, mie in particolare, in ordine ad una serie di documenti che erano stati richiesti, documenti che queste difese non conoscevano, intendiamoci, ma non era un tentativo di esplorare… per vedere se c’era qualcosa di interessante, no,  la mia difesa in particolare voleva portare avanti la qustione relativa al 393bis… cioè portare all’attenzione del tribunale che c’era stata una situazione di illegittimità e arbitrarietà dell’azione del pubblico ufficiale dal quale discerne la mancata punibilità. Per far questo avevamo bisogno di una certa documentazione, perché sicuramente abbiamo le prove, abbiamo le prove dei testimoni a carico che sono i testimoni del pubblico ministero, sicuramente abbiamo i testimoni della difesa ma avevamo necessità anche di altra documentazione che era tutta quella documentazione che stava alla base dell’attività materialmente esecutiva , operativa, che il 27 giugno ha portato all’operazione di polizia. Noi questi documenti non li abbiamo mai avuti… ma non sapevamo cosa fossero, quindi è chiaro che si andava a tentoni, si era chiesto sin dalla fase delle indagini preliminari di avere documenti in relazione agli atti che conferivano gli incarichi, quelli che poi sono  le ordinanze del questore, ci interessava sapere quanti appartenenti alle forze dell’ordine avessero partecipato alle operazioni, quanti lacrimogeni avessero usato (documenti carico-scarico artifizi).. tutto questo è stato negato nella fase di indagini preliminari, è stato negato in prima battuta come reiterazione di questa richiesta, negato anche successivamente come richiesta prove. Tra l’altro il 31 maggio lo stesso tribunale rigetta la prima richiesta, interpretandola come richiesta di sequestro, perché dice che le acquisizioni documentali potranno trovare la loro corretta sede con la richiesta di ammissione dei mezzi di prova ai sensi dell’articolo 493 del codice di procedura penale, era stata reiterata quella che era stata l’istanza relativa alle indagini difensive, va bene. Nella stessa giornata viene fatta la medesima richiesta e viene rigettata, io mi permetto di dire, con una formula un po’ stucchevole, un discorso in cui si motivava dicendo “ma questa sarebbe una sorta di esibizione art. 256 ccp che fa riferimento al 201 perché è il segreto d’ufficio, non so bene cosa c’entrasse col 256, poi una richiesta di sequestro quindi è un mezzo di ricerca della prova, non compete al tribunale. Fatto sta che alla terza domanda, terza domanda del primo testimone d’accusa, il Dott. Petronzi, in allora capo della DIGOS di Torino quindi il testimone più importante perché era colui che aveva veramente la massima conoscenza di quello che era successo e accaduto e anche sull’operatività della Questura e di tutto l’apparato del servizio di ordine pubblico che dipende dalla Polizia. Alla terza domanda del pubblico ministero “ qual era il provvedimento esecutivo in base al quale eravate lì?” il dott. Petronzi risponde “ a titolarità era data dalle ordinanze del Questore”. A quel punto, sulla base di questa risposta, riproponiamo la stessa istanza e viene tranquillamente accolta, tra l’altro non con un’ordinanza particolarmente complessa, con una decisione di due righe, il 5 luglio, il tribunale si limita a dire “ si acquisisce l’ordinanza del Questore relativa alle operazioni del 27 giugno  e 3 luglio”. Tra l’altro, generica eh… . l’ordinanza del Questore, poi scopriremo che sono sei o sette queste ordinanze…Quindi anche questo atteggiamento, prima non si poteva e di colpo si acquisisce, che è quello che chiedeva la difesa (…) Il problema qual è però poi? Che le ordinanze vengono acquisite ma sono pesantemente omissate. Mi si permetta di dire due cose in più rispetto a quello che è contenuto nei motivi di appello. Le ordinanze vengono depositate dalla Procura il 19 luglio 2013, vi dico subito che il 25 luglio 2013 le difese producono un paio di memorie sull’omissaggio di questa ordinanza, sono memorie prodotte il 25-10-2013. Già è strano che il tribunale acquisisca delle ordinanze e la questura le ordinanze le faccia avere alla procura….. tant’è che è la Procura che formalmente fa entrare a dibattimento le ordinanze, questa è una stranezza e andiamo avanti, allora queste ordinanze come avrete letto nei motivi di appello sono pesantemente omissate, il perché lo dice questa lettera di accompagnamento della questura di Torino del 18 luglio che accompagna le ordinanze prodotte nel quale si dice: trattano argomenti coperti dal segreto d’ufficio come disposto da art. 256 comma 1 cpp (…) e poi dice il relativo segreto d’ufficio richiama la legge 12 novembre 2011 n.183 che è quella che istituisce l’area di cantiere come area interesse strategico nazionale (…). Poi dice posto che le ordinanze riportano la dicitura informazioni non classificate e controllate, dette informazioni… ne è consentito l’accesso alle sole persone che hanno necessità di trattarle per motivi attinenti al loro impiego, incarico o professione.  Poi si dà atto che le parti omissate in realtà indicherebbero dati identificativi di maestranze, mezzi, percorsi, diciamo dati “sensibili”. Va bene. Io ho sentito anche quello che ha detto il procuratore generale, a questa difesa non interessa assolutamente conoscere i numeri di targa dei mezzi usati, non interessa assolutamente conoscere il nominativo di chi ha partecipato alle operazioni e capisco anche la riservatezza di rendere pubblici nominativi di ditte e maestranze che magari all’interno di un contratto di subapalto con LTF abbiano continuato a lavorare in periodi successivi, il problema è che l’omissaggio di queste ordinanze va ben oltre quelli che sono i  dati sensibili, soprattutto va a omissare tutta quella parte che in realtà interessava questa difesa, cioè tutto ciò che riguarda le modalità esecutive con la quale si disponevano i servizi finalizzati all’occupazione della libera repubblica della maddalena, quell’area che in realtà che non era ancora area di cantiere, in realtà poi sappiamo che non è neanche adesso tecnicamente area di cantiere. L’ordinanza 26 giugno 9411/4 è totalmente omissata. C’è la prima pagina poi è totalmente omissata, mi chiedo questo documento che utilità possa avere. L’ordinanza del 25 giugno 9311/4 a pag. 15 sono omissate le parti relative a come si sarebbero dovuto superare le supposte resistenze passive.. lo stesso questore nel redigere le ordinanze sulla base delle informazioni che aveva ottenuto quelle che si presumeva ci sarebbero state, le resistenze passive. Idem pag. 19, qui stiamo parlando 27 giugno per galleria Ramat che per via dell’Avanà dove ce’era il check point all’altezza della centrale elettrica. (…)
Sono andato su Google per cercare di capire qualcosa di più sulle informazioni non classificate e controllate e non ho scoperto nulla di più ma troverete una marea di documenti che riportano informazioni non classificate e controllate… cioè questi documenti che dovrebbero essere sottoposti a segreto d’ufficio secondo la questura di Torino, non questi in particolare , ma se voi digitate questa dicitura ne vengono a milioni, andiamo a vedere la normativa cosa dice di queste informazioni, allora valeva il Decreto Presidente del Consiglio 22 luglio 2011, adesso direi che  vale decreto 6 novembre 2015, ma non è modificata, sono le informazioni  non classificate che richiedono misure di protezione minime, l‘unica cosa certa è che sono informazioni non coperte da segreto (…) Quelle operazioni avevano una duplice funzione: quella indiretta era prendere possesso dell’area, quella diretta era di iniziare, con quell’operazione, il cantiere. Nei fatti si è trattata di un’opera di sgombero, dirmi che l’attività propedeutica allo sgombero è segreta o come dice il Procuratore Generale attiene alle tattiche e strategie delle forze dell’ordine non è credibile, non è accettabile, si trattava semplicemente di sapere, posto che nelle ordinanze nelle parti non omissate si dice cosa succedeva in quell’area, da chi era presidiata, quali attività si svolgessero, bisognava capire come si intendeva prendere possesso di quell’area di fronte ad un eventuale resistenza passiva che era ipotizzata nelle ordinanze? Questo non ce l’hanno detto e non abbiamo più potuto saperlo, perché a questo si aggiunge un’altra cosa…
Il 25 ottobre noi esaminiamo il dott. Petronzi, un esame molto lungo, dura due o tre udienze, viene rinviato all’udienza successiva il controesame per le difese, in quell’occasione vengono prodotte le ordinanze, quindi il tribunale consente alle difese di porre le domande sulle ordinanze all’udienza successiva ancora, quella del 25 ottobre 2013. Qui però succede una cosa,  che noi praticamente siamo costretti a controesaminare Petronzi senza aver letto ordinanze, una volta che abbiamo letto le ordinanze in realtà…poi ci viene consentito di fare domande solo sull’ordinanza fine a sé stessa, che peraltro è inutile perché allora a quel punto dovrei chiederlo al redattore dell’ordinanza, non al dottor Petronzi. A pagg. 70 dell’udienza del 25 ottobre 2013 io più volte cerco di confrontare l’attività in concreto posta in essere da parte delle forze dell’ordine con l’ordinanza ma il tribunale mi dice no, si può solo fare domande sull’ordinanza e non in merito all’interpretazione o a come è stata eseguita l’ordinanza il 27 giugno. Io non ho in realtà in questo processo, con le forze dell’ordine , almeno per i dispositivi esecutivi che erano stati predisposti dalla questura, come dovevano essere attuati e come sono stati attuati da parte delle forze dell’ordine che noi abbiamo controesaminato questa risposta non l’abbiamo mai avuta. Abbiamo avuto le immagini, i filmati, che in grande parte derivano dalla polizia scientifica, fonte ufficiale e quindi affidabile, ma noi queste risposte non le abbiamo potute avere. A questo poi si aggiunge l’ultima questione, quella dei famosi controesami. Anche qui vi dico subito che… sapete benissimo che sull’esame il giudice decide senza dover motivare, in realtà ci sono state delle motivazioni, io  le ho indicate anche nei motivi di appello, vi dico subito che in data 24 febbraio 2014 la prima ordinanza credo sia del 2 novembre 2013, stavamo ancora cercando di controesaminare personale di polizia appartenente anche alla DIGOS e il 24 febbraio 2014 io produco una memoria, mi richiamo a quella memoria, dico solo una cosa, che non soltanto con quest’ordinanza , ve la vado a leggere, “dispone che l’esame e il controesame abbiano luogo secondo le indicazioni sopraesposte, cioè il controesame deve vertere non già sulle circostanze capitolate in lista, bensì sugli specifici argomenti oggetto di domande da parte di colui che ha chiesto l’esame” (…) viene introdotto per quello che riguarda la prova il principio dispositivo quando il nostro processo, benché accusatorio, abbia come funzione quella di ricercare la verità e all’interno della verità processuale ricercata, valutare se il soggetto chiamato a giudizio sia responsabile oltre ogni ragionevole dubbio, della serie… la prova non è di chi l’ha citata, la prova diventa del processo una volta che arriva a dibattimento, con l’assurdità che se fosse valida quest’ordinanza qua noi arriveremmo a privare di significato l’articolo 595 del codice di procedura laddove ci insegna che la parte che ha inserito un testimone (…) può rinunciarvi con l’accordo dell’altra parte. Può rinunciarvi con l’accordo dell’altra parte. Rimane sempre il potere del giudice nel corso del dibattimento di revocare la propria ordinanza ammissiva delle prove allorché ritenga meramente superflua… però la norma dice che la parte intanto può rinunciarvi se è d’accordo l’altra parte, è chiaro che nel momento in cui mi si dice che io in controesame posso solo fare le domande nell’angusto recinto nel quale colui che svolge l’esame ha posto il testimone, a maggior ragione se non pone nessuna domanda io mai potrò esaminare una persona la cui parte che ne ha chiesto l’esame vi ha rinunciato perché non ha fatto nessuna domanda, quindi mi sembra assolutamente fuori dal nostro ordinamento. Piccolo aneddoto, io per curiosità ho provato a utilizzare quest’ordinanza recentemente, non ero neanche particolarmente interessato a che non fosse posta una domanda del pubblico ministero in controesame però ho posto la domanda, devo dire che il presidente del collegio non ha neanche risposto, si è limitato a guardare il pubblico ministero ha detto “vada avanti”. (…) Ne consegue che a parere di questa difesa vi è stata una lesione del diritto di difesa (cita alcune sentenze, viene poi interrotto dalla Presidente ndr).

Presidente: questo non c’entra niente avvocato, non ci faccia lezione di procedura penale… procediamo su questa strada
Avv: Ho introdotto modalità operative sgombero 27 giugno, ho anche provato a sviluppare altra tematiche sulla discussione difensiva che ho riproposto sui motivi di appello che attiene al vizio di merito dell’attività amministrativa (…)

Prossima udienza 3 novembre 2016 ore 9:00 aula 6

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

 

Vedi anche:

“Il 3 luglio una massa di persone condivideva l’abbattimento di quelle reti”- La parola alle difese all’appello del maxi processo no tav per 27 giugno e 3 luglio 2011

No Tav: “Fu una vera azione di guerra e militare”, la requisitoria del Procuratore Generale sul 3 luglio 2011 – udienza 12 ottobre 2016

No Tav:”La sproporzione c’è ma a svantaggio delle forze dell’ordine”, la requisitoria del Procuratore Generale al maxi processo – appello (udienza 11 ottobre 2016)

“Fu reazione legittima ad atto arbitrario” – Seconda udienza appello maxi processo No Tav – 6 ottobre 2016

Divide et impera. Prima udienza appello maxi processo no tav, procedimento separato per cinque imputati

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