Correva l’anno 1993, su La STAMPA si parlava di Italcoge (oggi Lazzaro occupa trasmissioni televisive da Virus a TG nazionali come “vittima” di attentati incendiari).

LaStampaItalcoge1993

“Nel mirino costruttore della Val Susa”
“Perquisita la ditta, ha lavorato per la SITAF”
Nel mirino della Guardia di Finanza è tornato un imprenditore di Susa, Benedetto Lazzaro, che ha avuto in appalto dalla Sitaf lavori per 12-13 miliardi. I finanzieri, ieri, hanno perquisito le sedi delle tre società che fanno capo a lui: la «Lazzaro Sas», in via Rocchetta 1 a Susa, la «Gillio Sas» a Chiusa San Michele, e la «Ital.Co.Ge» di via Sant’Anselmo 29, a Torino. La Guardia di Finanza avrebbe cercato le tracce di fatture false: una pista per risalire eventualmente a pagamenti «in nero». Sull’esito dell’operazione nulla è trapelato. Le imprese di Lazzaro e dei fratelli minori Salvatore, Giuseppe e Gaetano erano già state «visitate» dai finanzieri nel 1988 e nel gennaio dell’anno scorso. Allora era in attività anche la «Icet Snc», liquidata nei mesi scorsi. Nella contabilità di quella società e della «Lazzaro» FURONO SCOPERTE FALSE FATTURAZIONI. La prima volta per centinaia di milioni, la SECONDA PER TRE MILIARDI. Il costruttore è ricorso AL CONDONO per sanare la propria posizione giudiziaria: deve versare un miliardo nelle casse dello Stato. La strada che porta alla cava Cantalupo di Meana costruita dall’impresa Lazzaro La famiglia Lazzaro è originaria di Bronte, in Sicilia, e arriva in Piemonte negli Anni Settanta in coincidenza con il boom edilizio dell’Alta Valsusa. Si inserisce nei cantieri edili di Cesana. Benedetto è il più intraprendente: si butta in politica e si fa eleggere CONSIGLIERE COMUNALE a Susa nella Lista DC contando su un pacchetto di 400 voti raccolti fra i siciliani residenti in zona. Tira la volata ai fratelli nei rapporti sociali ed economici. Contemporaneamente cresce il suo peso imprenditoriale nel campo degli appalti pubblici. Ottiene dall’Anas più incarichi per lo sgombero della neve sulle statali dell’Alta Valsusa. E nel 1989 comincia a lavorare per la Sitaf. Nel 1990 tenta di lanciare il nipote Ferdinando chiedendo un posto per lui nella lista per le ultime elezioni comunali di Susa, ma trova opposizione negli amministratori locali del partito. In altre occasioni appoggia candidati democristiani. Con gli appalti Sitaf arrivano per Lazzaro commesse per miliardi. A Meana, in località Cantalupo, Lazzaro ha rilevato un’ ex discarica delle Ferrovie per rifornire di materiali inerti l’autostrada del Frejus: il contratto è di 2 miliardi. Non basta: per raggiungere il posto allarga una strada sterrata e la asfalta con un finanziamento Sitaf di 589 milioni. Lavori eseguiti in pochissimi giorni su un tratto di trecento metri. Per l’ampliamento della strada provinciale Exilles-Cels, Lazzaro ottiene lavori per un miliardo e mezzo. Solo per l’allargamento dell’imbocco della stessa strada il finanziamento è di 500 milioni. Altri 2 miliardi corrono per il ripristino dell’acquedotto di Cels, demolito durante i lavori. Ancora una cava, fra Meana e Mattie, in località «Le Combe»: solo per costruire la strada d’accesso la Sitaf gli concede 748 milioni. E ad Avigliana, per la centrale idroelettrica «Villa Quagliotti», Lazzaro ha un appalto di oltre 2 miliardi. Anche questo, come tutti gli altri, gli viene affidato a trattativa privata.

LA STAMPA – 10 MARZO 1993

E’ la stessa ITALCOGE fallita nell’agosto 2011? NON TROVATE STRANO che NESSUN GIORNALISTA abbia MEMORIA o sappia almeno cercare nei propri ARCHIVI?

In questo articolo una cronologia importante sulle anomalie negli affidamenti dei lavori del TAV Torino-Lione.

Dunque a rileggere nel passato di Italcoge questi eroi dell’italica economia comincerebbero a scricchiolare un po’, come evidenziato anche dal Comunicato Stampa del Movimento 5 Stelle che ricorda come nella storia di Italcoge oltre a false fatturazioni, turbativa d’asta, corruzione ci sia anche la recente inchiesta Minotauro (sulla ‘ndrangheta in Piemonte), che rivela come il capo della “locale” di Cuorgné, tal Bruno Iaria, si fosse fatto assumere, fresco fresco di detenzione carceraria, proprio nell’azienda di Lazzaro. Si tratta del nipote di Giovanni Iaria, che divide con Nevio Coral il ruolo di protagonista del rapporto dei carabinieri.

415 militari a sorvegliare un cantiere. Ce ne sarà almeno uno in grado di riconoscere quello strano “odor di mafia”?
Decine di giornalisti dediti esclusivamente a demonizzare i NO TAV. Ce ne sarà almeno uno in grado di cercare nei propri archivi?

 

Simonetta Zandiri – TGMaddalena

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