Sono andata in Palestina quest’estate. Non è stato facile, perché non è mai facile per una donna viaggiare da sola, ancora meno entrare in un paese che sta bombardando Gaza, una parte della Palestina, con il silenzio complice del resto del mondo, compreso la nostra “democratica” Italia. Ho deciso di andare per guardare negli occhi quel mostro che quotidianamente ci racconta Samantha Comizzoli, ho pensato che provare a guardarlo con i suoi occhi sarebbe stato meno difficile e in parte è stato così, in parte no. Perché guardare il mostro significa affrontare una verità che ti svuota, ti penetra nella carne lacerandone ogni fibra fino a portarti a chiederti che sei veramente. Perché quelli che commettono questi crimini non sembrano umani, eppure sono come te, hanno un corpo simile al tuo, parlano una lingua diversa ma emettono gli stessi suoni, indossano la divisa (non tutti), sono per lo più armati ma, cosa più grave, commettono quotidianamente abusi, violenze, rapimenti, omicidi, stragi, pulizia etnica,  tollerati da tutti. Anche da noi. Noi che ci sentiamo tanto “avanti”. E non siamo niente.
Allora arrivi a chiederti chi sei perché non puoi accettare di essere come loro. E’ devastante. Ci dev’essere una spiegazione, la cerchi e non la trovi e di fronte a quell’orrore se non trovi una spiegazione ti svuoti, lentamente… come se qualcosa ti portasse via l’anima. Ascoltando le loro storie trattenere le lacrime era impossibile. E il mio sguardo incrociava quello di Sam, e di G. Tutte e tre lacrimanti, perché il dolore era forse l’unica forma per combattere il mostro.
Quando siamo andate ad Azzoun, un villaggio vicino a Qalquilja, “controllato” da due torrette israeliane e due cancelli custoditi dai soldati, la cosa che più mi ha colpito è stata la quantità di bambini. Uscivano dalle scuole, a quell’ora, e le strade si riempivano di bambini, bellissimo… O quasi. Perché Azzoun ha un triste primato, su 500 bambini detenuti in questo momento nelle carceri israeliane, almeno 70 sono di Azzoun. Intervistammo Waleed,14 anni, è stato detenuto alla prigione di Megiddo per 3 mesi. Aveva 13 quando l’hanno preso. Ma, è importante fare un passo indietro, ad un mese prima dell’arresto. Quando i soldati perpetrano su Waleed una violenza….

Waleed è con alcuni suoi amici sulla collina, stanno raccogliendo delle foglie d’uva , che qui si usano per cucinare. Arrivano i soldati israeliani, prendono Waleed per il bavero della maglietta per spingerlo dentro alla jeep militare; ma devono aspettare che arrivi un’altra jeep. Gli fanno un paio di foto con le mani legate e poi…si mettono a fare questo “gioco” con Waleed.
GLI METTONO UNA SOUND BOMB DIETRO ALLA SCHIENA E LO FANNO CORRERE AVANTI ED INDIETRO DAL CANCELLO DELL’INSEDIAMENTO ILLEGALE DI MA’ALE SHOMRON. I soldati israeliani lo guardano e ridono aspettando che la sound bomb esploda. Qui la vicenda raccontata nel blog di Samantha.

Due settimane fa Waleed è tornato a raccogliere foglie, con altri amici. Erano lì tutti e tre chini a raccogliere le foglie e gli sono saltati sopra da dietro i soldati israeliani. Waleed è riuscito a scappare, i suoi due amici no. Sono stati percossi e rapiti. Solo dopo 3 ore di pressioni, da parte di persone del villaggio per il loro rilascio, sono tornati dalle loro famiglie.
AGGIORNAMENTO 30 DICEMBRE: apprendo ora dal blog di Samantha Comizzoli che WALEED è tra i 17 arrestati due giorni fa, ed è SOTTO INTERROGATORIO.
POTETE IMMAGINARE… QUANTA CRUDELTA’ CI VUOLE per RAPIRE e TORTURARE un bambino al quale hanno GIA’ RUBATO IL SORRISO?
Niente, di tutto questo, sui nostri media. Mai una parola. Ma il 25 dicembre su tutti i nostri media arriva la notizia “Cisgiordania, padre e figlioletta israeliani ustionati da molotov”. Nei giorni successivi  l’esercito Israeliano arresta 12 persone ad Azzoun , alcuni di loro sono bambini, 14, 15, 16 anni.
Dal blog di Samantha Comizzoli leggiamo: “Ora, nessuno di noi era su quella strada per poter dire che la molotov non è stata tirata, ma pur volendo tenere in considerazione che abbiano tirato una molotov, scusate, ma questi palestinesi con tutti questi bambini rapiti, picchiati e torturati e con tutto il quadro che vi ho descritto…scusate, ma questi palestinesi come cazzo si devono difendere?” e ancora “Nel villaggio di Azzoun ho raccolto un’importante testimonianza: un bambino che è stato picchiato e rapito da israele e detenuto per 16 mesi. Aveva 13 anni quando l’hanno rapito, ora ne ha 15. I suoi famigliari mi hanno raccontato che gli hanno anche spento le sigarette sulle labbra, i soldati. Lui a me non l’ha raccontato e non perchè c’era la telecamera, ma perchè davanti ad una donna, bionda ed internazionale questo piccolo palestinese ci teneva alla sua dignità. Mi ha però raccontato tutto il resto, ho mascherato il viso del bambino perchè non voglio che lo rapiscono di nuovo. Guardate come hanno costruito fino all’impensabile la messa in scena per rapirlo. Vomitate pure per quello che hanno fatto a questo bambino, ma poi tornate a ragionare su tutta la vicenda di Azzoun e credo, capirete da voi la verità.”

Guardate questo video…e poi forse capirete anche voi la verità.

 

ImamPurtroppo non è finita. Erode non ha ancora finito il suo lavoro. Il mostro  è sempre affamato di vite, predilige quelle dei bambini, a quanto sembra. Così oggi è stato ucciso un altro bambino, con un fucile automatico, il colpo gli è entrato dalla schiena, perforando il polmone e poi dritto al cuore, trapassandolo. Samantha è corsa all’ospedale, ha visto il bambino ucciso da israele, Imam, e il suo amico ferito alla gamba. Ha raccolto tutto in video anche la testimonianza del dottore. I soldati hanno sparato ai due bambini a sangue freddo. Imam si è beccato un proiettile nella schiena che è uscito dal cuore, il suo migliore amico ha cercato di soccorrerlo e gli hanno sparato alla gamba. La versione dei soldati israeliani è che stavano tirando pietre alle auto….è una grande menzogna perchè dove erano non c’è nessuna strada, nessuna auto: erano sulla cima della collina perchè c’è una piscina e volevano farsi un giro lì perchè avevano finito gli esami a scuola.
E se avete visto il video sopra, capite come COSTRUISCONO le MENZOGNE, una fabbrica sistematica perché agli occhi del mondo questi crimini sembrino giustificabili ma non lo sono, non possono esserlo.

 

 

Ora io sono stanca di accendere le TV e aprire i giornali e trovare sempre e solo MENZOGNE, sono stanca perché ogni volta che un bambino palestinese viene rapito, torturato o ucciso non c’è una sola notizia che possa intaccare l’immagine di “paese democratico” del governo di Israele del quale l’Italia sembra così amico. E sono stanca anche dei finti sostenitori della Palestina che sembrano risvegliarsi solo al suono delle bombe ma tacciono di fronte a questa quotidiana pulizia etcnica o, peggio ancora, parlano di “pace” quasi invitando la popolazione che resiste ad abbandonare anche quella pietra, quell’unica arma a loro disposizione contro un mostro armato fino ai denti e protetto e sorretto da tutto il mondo! La pietra, maledizione, non è altro che la sola possibilità di alzarsi e dire NO e tentare di difendere la terra e la libertà che viene loro sottratta quotidianamente da oltre cent’anni. La pietra è parte di quella terra che i palestinesi amano, la pietra è l’assunzione diretta di una lotta che non possono delegare a nessuno, la pietra nella mia mano è il mio gesto diretto contro il nemico che non ho voluto io, ma che mi ritrovo a fronteggiare nonostante io voglia semplicemente VIVERE IN PACE!

Ricordo le parole del sindaco di Azzoun, durissime. Era stato anche lui per un periodo lunghissimo in quelle carceri, lo sguardo era duro quanto il tono della sua voce quando gli dicemmo che eravamo italiane. “Perché il governo italiano è amico di Israele, sostiene Israele, approva Israele. Come potete permetterlo?”, ci chiese. “Not in my name”, gli risposi. Ma fargli capire che non era il governo che avrei voluto non mi ha sollevato dal sapere di essere parte del problema, di essere complice. E dopo aver visto il mostro negli occhi, dopo aver sentito come se fossero state sul mio corpo le ferite che il mostro causa, il dolore, la paura, la rabbia, non ho potuto fare altro che ascoltare, in silenzio e vergognarmi profondamente. Non soltanto per la complicità del nostro governo ma più di tutto per l’assordante e squallido silenzio di tutti i media.

Non ci sarà speranza per quei bambini se continuerete a tacere, e sarà anche grazie a voi se ruberanno il sorriso ad un altro Waleed, se continueranno a torturare, rapire e uccidere anche i bambini. Se avete ancora un grammo di coscienza divulgate queste notizie. Fate qualcosa di davvero rivoluzionario, cazzo, siate uomini almeno per un giorno e mandate in onda qualcosa di vero. E smettetela di lagnarvi o di giustificarvi dicendo che “non ve lo permettono”, o che “vi censurano”… perché se vuoi qualcosa, puoi farla. C’è sempre un modo per dire di NO. Molti lo fanno a rischio della loro vita. Tu puoi farlo rischiando, alla peggio, un mancato salto di carriera.

Ma fallo, prima che sia troppo tardi, fallo. Perché i peggiori genocidi sono stati possibili NON perché NESSUNO LI VEDEVA ma perché TUTTI QUELLI CHE HANNO VISTO hanno TACIUTO o hanno fatto FINTA DI NON VEDERE. Pensaci. In fondo i nuovi lager, i CIE, sono sotto i nostri occhi. Ci passiamo davanti quotidianamente e non facciamo assolutamente NIENTE. La colpa dei peggiori crimini non è da attribuire solo ai criminali ma a tutto quel tessuto omertoso e vigliacco che permette loro di agire indisturbati.

Questo è il mostro peggiore. E ci piaccia o no, è dentro di noi.

Io lo combatterò fino alla fine. E con me quel mostro perderà sempre.

Simonetta Zandiri

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