Il documentario di Samantha Comizzoli doveva essere proiettato all’istituto di istruzione superiore “Quintino Sella” di Biella, il 10 marzo.  Ma l’aula è stata revocata a seguito di pressioni da parte dell’Unione delle Associazioni pro Israele.

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Premessa: Samantha Comizzoli è per me un’amica, e compagna. Con lei ho condiviso la realizzazione del suo primo documentario sulla Palestina, Shoot, ed alcune delle riprese inserite in “israele, il cancro”. La strumentalizzazione in chiave “antisemita” è del tutto inaccettabile e palesemente finalizzata a creare un clima intimidatorio per impedire la diffusione di un documentario che io stessa ho presentato a Torino senza che nessuno, all’epoca, lo definisse “antisemita”! Ogni accusa fatta a Samantha, è fatta a chiunque abbia a cuore la libertà, a chiunque sappia stare sempre dalla parte degli oppressi. Come sempre le voci fuori dal coro subiscono un trattamento speciale, ci auguriamo che alla determinazione degli organizzatori, che hanno trovato rapidamente un’altra sede, segua quella di chi ha a cuore giustizia e libertà.
Qui trovate una recensione del docufilm “israele, il cancro”.

 

Di seguito il comunicato dell’ANPI Valle Elvo e Serra con l’associazione “Biellesi per la Palestina libera”.

 

L’ANPI Valle Elvo e Serra in collaborazione con l’associazione “Biellesi per la Palestina libera” sono stati informati che il Presidente della Provincia di Biella, Emanuele Ramella Pralungo, esponente del P.D., ha revocato la concessione di un’aula dell’Istituto Istruzione Superiore “Quintino Sella” , anteriormente concessa, per la proiezione del documentario di Samantha Comizzoli “ISRAELE IL CANCRO!
La lettera di revoca è la probabile conseguenza  della pressione intimidatoria di un’organizzazione sionista denominata “Unione delle associazioni pro Israele”, come risulta da un articolo apparso su “Biella Cronaca“. [ si veda articolo su Corriere.it , quello su Repubblica.it e altro articolo a firma Ugo Volli ]
La lettera del presidente Ramella tenta di giustificare l’atto di revoca adducendo pretestuosamente che si “presume” una rappresentazione “dei fatti assolutamente di parte e non oggettiva”. Il presidente usa il verbo “presumere” dimostrando di non conoscere l’argomento del documentario e di non averlo neanche visto. Egli aggiunge una affermazione che si commenta da sola: “Rilevato che gli Istituti Scolastici non sono il luogo deputato ad ospitare eventi che possono rappresentare un pensiero di parte su argomento di rilievo politico internazionale, si suggerisce l’utilizzo di altre sedi…” Il presidente Ramella finge di non sapere che l’evento è previsto per il giorno 10 marzo alle ore 21, è indirizzato alla cittadinanza in un orario in cui non vi è alcuna attività didattica. Egli dimentica, altresì, che due anni fa l’Istituto ha ospitato un incontro tra gli studenti e l’ambasciatrice palestinese Mai Al Kaila, accolta in Aula Magna. Nella stessa sede sono stati presentati i libri sul sionismo di Diego Siragusa, il libro “La maledizione dell’Achille Lauro” di Rim Al Nimer e il libro “Gaza, l’industria israeliana della violenza” scritto da vari autori tra i quali i docenti universitari Alfredo Tradardi e Diana Carminati. Come si può vedere l’argomento che si vuole censurare è stato trattato in questo Istituto in più occasioni.
Appare, dunque, evidente che il presidente Ramella, come altri esponenti politici in varie parti d’Italia, si è adeguato ai voleri censorii delle varie comunità sioniste che agiscono come sedi estere dell’estrema destra israeliana.
Rammentiamo che, recentemente, Papa Francesco ha riconosciuto lo stato di Palestina e ne ha inaugurato la sede diplomatica in Vaticano.
Ciò premesso, osserviamo che non si può continuare a confondere ad arte l’antisionismo con l’antisemitismo. Molti ebrei, e tra essi molti rabbini, sono antisionisti, condannano le politiche repressive israeliane e combattono per il riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Il documentario che abbiamo deciso di proiettare mostra episodi di violenza inaudita contro i palestinesi come in tanti altri cortometraggi.
L’evento è l’occasione per un dibattito aperto a cui chiunque può partecipare ed, eventualmente, dissentire. Sorprende questo provvedimento dopo che due anni fa, presso il Museo del Territorio Biellese, sono stati proiettati alcuni documentari sulle politiche repressive di Israele contro i palestinesi.
L’ANPI Valle Elvo e Serra ritiene che documentare l’oppressione del popolo palestinese, e ricordare il suo diritto all’autodeterminazione, non sia “un pensiero di parte” o antisemitismo, ma doverosa necessità che risponde alle 79 Risoluzioni dell’ONU che condannano la condotta dello stato di Israele e che tuttora risultano inapplicate.

Con questa lettera di revoca il presidente Ramella tradisce il principio di imparzialità della Pubblica Amministrazione che deve solo disciplinare le condizioni di accesso alle proprie strutture senza sindacare sui contenuti degli eventi che devono esprimersi all’interno del dettato costituzionale.

IL DOCUMENTARIO SARA’ PROIETTATO IL GIORNO 10 MARZO 2017, ALLE ORE 21,  PRESSO LA SEDE DELL’ARCI – STRADA ALLA FORNACE, 8 – BIELLA

La sezione dell’ANPI Valle Elvo e Serra
L’associazione BIELLESI PER LAPALESTINA LIBERA

Di seguito il commento dell’autrice, Samantha Comizzoli, postato su Facebook qualche giorno fa:

PERCHE’ BLOCCANO LE PROIEZIONI DI “israele, IL CANCRO”

A due giorni dalla proiezione di Biella, ci risiamo… con la solita macchina sionista che calunnia e blocca la proiezione.
Vorrei, con questo scritto, fare un po’ il punto della situazione, ma soprattutto scrivere il “perchè” questo accade. Fermo restando che nessuno di coloro che attacca questo film l’ha mai visto, e che nemmeno leggono ciò che scrivo. Quindi, quanto scriverò qui, non sposterà una virgola.
Iniziamo con l’iter che ha avuto il film (solo alcune citazioni):
è arrivato in Italia ad aprile 2015 e la prima proiezione è stata a Napoli, organizzata da Fiore e con nessun supporto di De Magistris.
Sono seguite molte altre proiezioni alle quali io partecipavo collegandomi via skype dalla Palestina assieme ai due shebab che dovevano essere in Italia per il tour del film, Ahmed e Sari. Il diniego del loro visto è stato l’inizio del boicottaggio verso questo film.
È arrivato il mio rapimento e deportazione dalla Palestina, giugno 2015; e quando sono stata in Italia tutti coloro che organizzavano le proiezioni volevano anche la mia presenza, ma soprattutto la mia testimonianza dell’epilogo. E qui, il livello di censura si è alzato.
Recanati… il film è stato proiettato, ma con “scuse” del Sindaco per il quale il PD aveva chiesto le dimissioni.
Genova, sala tolta due giorni prima. Film proiettato comunque.
Firenze (alla seconda proiezione), Università di scienze politiche, aula autogestita. Diffida del Rettore, irruzione dello stesso poco prima della proiezione. Proiezione avvenuta ugualmente, aula autogestita sgomberata qualche giorno dopo.
Parma, location tolta due giorni prima, proiettarono il film in altra sede, ma quella sera ci siamo trovati un dispiegamento di forze dell’ordine mai visto prima.
Ravenna (alla seconda proiezione), le forze dell’ordine chiusero le strade d’accesso alla sala…
Martano (Lecce), l’Anpi nazionale diffidò l’Anpi locale su invito di Fiano. La proiezione ci fu ugualmente con altro nome organizzativo.

Perchè sta accadendo tutto questo? Non è per il titolo del film, che avrei potuto studiare meglio perchè suona banale, scontato e vecchio. Israele è stato definito così molti anni fa e da fonti più autorevoli della sottoscritta.
Il problema è il contenuto del film, che non è propaganda pro-Palestina. Il film è crudamente oggettivo. Tanto che mostro anche cosa fa l’Autorità Nazionale Palestinese.. Proprio perchè la sottoscritta non fa distinzioni fra vittime né mostri. E’ questo il problema. E’ così inattaccabile che viene fermato prima. Per me la pietà non è selettiva, non porto bandiere, non ho alcun interesse di parte; e questo è un problema per molti.
Non credo di avere grandi meriti per questo film, in fondo..non ho fatto molto: ho solo acceso la telecamera, il resto l’hanno fatto loro (mostri e vittime).
Un’altra inesattezza di chi attacca il film… (tanto va a dimostrare che non parlano del contenuto) “il film è girato a Gaza…”. Il film è girato a Nablus, Qalquilja, Ramallah. Io a Gaza non ci sono mai stata, non potevo andare aldilà del muro come la maggior parte dei palestinesi.
Ma, arriviamo al “contorno”: la mia presenza o meglio..la mia testimonianza di ciò che mi hanno fatto…non è gradita. E qui uno potrebbe dire “ma, se ti hanno lasciata in vita significa che possono permettersela”. Eh, lo so, tante volte qualcuno mi ha chiesto perchè sia andata così… L’unico pensiero che mi è venuto è che si aspettavano che io tornassi in Italia talmente “finita” che non avrei più fatto un cazzo… Immaginate..: torno in Italia con un trauma non da poco, non ho più un cazzo, né casa, né lavoro e per di più con il mio nome..con tutta una macchina del fango costruita ad arte contro di me, per distruggermi (come la foto fake che tirano sempre fuori). Eh. La mia vita è infatti durissima, davvero.
Ma è niente, davvero niente, a confronto della vita dei Palestinesi.
E ho uno strano carattere… ogni volta che israele mi attacca, divento più forte. Quindi, la mia reazione è stata l’opposto di ciò che si aspettavano. I palestinesi continuano a scrivermi di far girare il film il più possibile.
Continuerò a farlo, ovviamente e ringrazio sempre tutti coloro che organizzano le proiezioni, ma soprattutto coloro che continuano ad attaccarlo facendo così pubblicità gratuita e rendendomi sempre più forte.
A Biella la proiezione ci sarà, presso la sede dell’Arci in strada alla Fornace, 8.

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