..da adginforma.it (agenda del giornalista)

“Le frange più oltranziste del movimento “No Tav” contro i giornalisti piemontesi”

Gravi tentativi di intimidazione sono stati denunciati dai cronisti di varie testate. L’altra sera, per la seconda volta nel giro di una settimana, un gruppo di militanti si è presentato sotto la sede Rai di Torino “per protestare – si legge in un comunicato congiunto del Cdr della Rai e dell’Associazione stampa subalpina – contro quella che sarebbe un’informazione parziale”. “Una protesta – aggiunge la nota – che, anche per evitare irruzioni all’interno del palazzo, ha costretto le forze dell’ordine a bloccare gli accessi impedendo ai giornalisti e al personale in servizio alla Rai di entrare o di abbandonare la sede di lavoro per oltre due ore”. Il comunicato fa presente che in precedenza c’erano già state “minacce talvolta piuttosto esplicite” subite da giornalisti di altre testate. Sulla vicenda è intervenuto anche l’Ordine dei giornalisti del Piemonte che ha rivolto un appello alle autorità chiedendo loro “di garantire la libertà d’informazione”.

Avevamo detto che saremo tornati sulla questione. Lo facciamo ora, ma vi saranno altre puntate… e speriamo un dibattito serio e costruttivo a seguire.

Di fronte ad una linea unidirezionale della RAI regionale piemontese sulla questione TAV in Val Susa, è necessario un confronto generale che sollevi una questione che riguarda tutti. Non solo in Piemonte, ma nel paese intero. E se non basta, si può pensare di portare questo problema nelle sedi europee.

La RAI è un servizio pubblico, non siamo in presenza di una testata privata o un organo di partito. In quanto servizio pubblico è superfluo ricordare che è finanziato coi soldi dei cittadini.

Dobbiamo tutti porci non tanto il solito problema manicheo dell’imparzialità del giornalismo di cui tanto ci si riempie la bocca. Quanto la tendenziosità strumentale, il travisamento, la slealtà.

I servizi mandati in onda dal TGR Piemonte non sono solo di parte. Se si limitassero a questo sarebbe in qualche modo (anche se a denti stretti) ancora ammissibile: è la linea che una redazione autonomamente sceglie. Quel che non va è il fatto di usare qualsiasi mezzo per dimostrare tesi precostituite senza nessun riguardo a possibili smentite o all’instaurarsi di una dialettica di confronto. Il che è inaccettabile per un servizio pubblico, ovviamente ancor più che per uno privato. Altrimenti diamo ragione, in pieno, alle tesi dell’attuale governo secondo le quali alcuni canali RAI sono occupati da giornalisti faziosi e intolleranti…! In questo caso è ancora più grave perchè è una parte dell’informazione di Stato, organizzata e ben finanziata, che da’ addosso ai cittadini…

Quanto sosteniamo è dimostrato da miriadi di video e testimonianze fotografiche non montate pubblicate su Internet e riportate in gran parte da numerose altre testate giornalistiche nazionali (se le riportano vuol dire che ne avranno pur verificato l’attendibilità…).

Se al TG3 Piemonte vien fatto vedere un “montaggio” dei fatti e sui video “non montati” figura l’esatto opposto in modo reiterato e immutabile ormai da anni, che cosa si deve fare? Che cosa è lecito pensare?

Saranno falsi i video degli amatori o quelli dei professionisti dell’informazione?

Alla domanda posta in questi termini vien facile rispondere: sono i professionisti ad essere maggiormente credibili. Ma va logicamente aggiunto: solo quando questi accettano e pubblicano le smentite, anche se arrivano “dal basso”. Altrimenti che razza di giornalismo professionale è?

Ripetiamo. Non è tanto una questione di imparzialità. Si chiede una normale dialettica giornalistica per un giornalismo professionale e serio.

Questa è la lezione numero uno. Si può anche parteggiare, l’importante è far capire che si sta parteggiando. E lo si fa semplicemente ammettendo il confronto, visibile e pubblico, con l’interlocutore. Specialmente quando è quest’ultimo che bussa alla porta e lo richiede.

 

L’informazione che persegue la RAI regionale, in questo senso divide e sollecita fortemente le coscienze. Proprio perché pur parteggiando, tratta le versioni antitetiche come fossero irreali, anzi non le vede neppure (fa finta di non sentire che stanno bussando alla porta). Il che incrementa, volontariamente o involontariamente, lo scontro sociale. E’ pur vero che l’informazione non ha il compito morale di pacificare, ma certamente ha un orizzonte etico al quale fare riferimento. Deve in qualche modo, specie se è un servizio pubblico, favorire forme democratiche di partecipazione e confronto. Non alimentare un clima di “violenza”, oltretutto nel momento stesso in cui ci si sta scandalizzando di fronte alla supposta violenza degli altri.

DOMANDA FINALE (per oggi…)

Il problema della presunta solidarietà dell’Ordine dei giornalisti alla RAI piemontese, non va per caso invertito?

Non sarebbe logico, a questo punto, che un gruppo di giornalisti indipendenti e di liberi cittadini, presenti una richiesta alla commissione dell’Ordine per valutare se sussistano gli elementi per un richiamo ufficiale alla redazione RAI in questione?

Un richiamo alla serietà del giornalismo, ovviamente…. Perché un buon giornalismo è sempre possibile.

Tags:

Comments are closed.