“Il punto”, “il fiore”, “una vuccunata”. Al processo San Michele prima parte della requisitoria, udienza 17 novembre 2016

C’è la ‘ndrangheta in Piemonte? Dopo la sentenza Minotauro, divenuta definitiva, il processo San Michele, assente dai quotidiani nazionali e locali, è alle sue battute finali. Qui la prima parte della requisitoria all’udienza del 17 novembre 2016.

 

17 novembre, nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino il Procuratore Generale è impegnato nelle ultime repliche al maxi processo a decine di No Tav per lo sgombero del 27 giugno e la manifestazione del 3 luglio 2011 alla zona oggi occupata dal cantiere del TAV Torino-Lione mentre nella piccola aula 47 è in corso la requisitoria del processo “San Michele” alla ‘ndrangheta in Valsusa e nella città metropolitana di Torino. Un processo difficile, segnato dopo pochi mesi dalla morte improvvisa della giudice Tiziana Proietti, solo 41 enne, a pochi giorni dalla diagnosi di una non meglio specificata malattia. Ed è alla collega Tiziana Proietti che Sparagna dedica l’apertura della requisitoria che vi riportiamo invitandovi alla lettura, per quanto a tratti difficile, per comprendere il quadro, la cornice dentro la quale si sviluppano le vicende oggetto del processo San Michele, con al centro la cava valsusina gestita da TORO SRL tra i comuni di Sant’Ambrogio e Chiusa San Michele, parte civile in questo procedimento. [ Qui un nostro post, con intervista a Radio Blackout, sul processo San Michele: mafie ambientali e omertà politica ]

<<da Sibari a Botricello non c’è nessuno che può prendere conto di me.>>

La mappa dei crotonesi realizzata da La Casa della Legalità

La mappa dei crotonesi realizzata da La Casa della Legalità

Pubblico Ministero SPARAGNA: Prima di iniziare la presente discussione (…) anche a nome degli avvocati vorremmo rivolgere un pensiero affettuoso e di stima alla collega Tiziana Proietti che ha condiviso con noi parte di questo percorso processuale. Signor presidente e signori giudici <<da Sibari a Botricello non c’è nessuno che può prendere conto di me.>>  Questa espressione è stata riportata da Sisca Gregorio a Greco Domenico nella conversazione 7393 del 3 giugno 2011, utenza di Sisca Gregorio. Sisca Gregorio dice: << Compare Micu, compare Micu, adesso noi qua  dobbiamo usare una bella, come si dice, una bella diplomazia, però non parlate con nessuno perché qua la cosa, compa, è delicata, è veramente delicata, che quello là  è venuto a dire a me “da Botricello a Sibari non c’è nessuno che può prendere conto di me”>>.

Allora, signor Presidente, io ho portato giù con me una cartina che è un po’ il vademecum degli anni… dell’attività professionale della Procura. Sibari si trova nella provincia di Cosenza, Botricello si trova al termine della provincia di Catanzaro. Quando Crea Adolfo dice a Sisca “da Botricello a Sibari non c’è nessuno che possa prendere conto di me” sta dicendo una questione all’interlocutore che rappresenta l’essenza del procedimento San Michele, perché ci sono due nozioni importantissime dietro queste poche parole: la prima nozione, l’operazione San Michele si inserisce in un contesto più ampio che è il contesto Minotauro, ovvero un processo che è stato accertato con sentenza passata in giudicato, che costituiscono la base, il fondamento dell’esistenza della ndrangheta in Piemonte e faccio riferimento alla sentenza “Agresta più altri” 15412 del 2015 e alla sentenza Camarda più altri, della VI Sezione della Corte, numero 44667 del 2016, entrambe le sentenze sono state versate in atti.

“Mi dispiace perché si è scoperto quello che ero, che era e quello che è” [ Catalano Giuseppe ]

Perché diciamo che è l’essenza del procedimento San Michele? Perché la frase pronunciata da Crea trova una compiuta comprensione solo in un contesto unitario che comprende, da un lato il gruppo delinquenziale facente capo a Crea, dall’altro il gruppo delinquenziale cui partecipano anzitutto gli interlocutori, Sisca Gregorio e Greco Domenico, ma anche Greco Angelo, Audia Mario e i loro  accoliti. Ecco a questa frase fa eco l’altra frase che pronunciò Catalano Giuseppe, dopo 6 mesi di carcerazione, quando vide Tamburi Francesco in carcere, nella detenzione che conseguì all’esecuzione del procedimento cosiddetto Crimine, la sentenza anche qui è versata in atti, disse Catalano Giuseppe “Mi dispiace perché si è scoperto quello che ero, che era e quello che è”. Questa frase è riportata anche a pag.99 della sentenza della Corte di Cassazione Camarda più altri del 2016. Ecco, queste due frasi rappresentano plasticamente il contesto unitario della ‘ndrangheta piemontese. Cosa vuol dire Crea? Guarda che questa estorsione, l’estorsione di cui sta parlando con Sisca, quella verso Garbelli,  la sto facendo io, dietro quest’estorsione ci sono io e nessuno può chiedermi conto, cioè nessuno può obbligarmi a desistere dalla condotta delittuosa posta in essere, perché non c’è nessuna persona sul luogo, in Piemonte, da Botricello a Sibari, che abbia più autorità di lui! E l’autorità di Crea Adolfo è una autorità mafiosa! Perché il riferimento a Sibari e Botricello che sono due località calabresi fa riferimento ad un potere che viene espletato in Piemonte, non in Calabria, quindi Crea con il suo parlare ha inteso dire alla compagine rappresentata da Sisca che nessuno delle sue componenti soggettive poteva imporgli una condotta recessiva, perché nessuno in quell’ambito, cioè da Sibari a Botricello, in Piemonte, aveva il suo potere delinquenziale.

Quindi questa frase dà l’idea della comune dimensione che amalgama la condotta estorsiva e il tentativo d’interferenza a favore di Garbelli, suscitato da Greco Luigino tramite Sisca Gregorio. E infatti se si va a vedere la conversazione… Sisca non è che si lamenti tanto del fatto che Crea ha questo tipo di esternazione, che Sisca ritiene legittima nel sistema ordinamentale di comune appartenenza la pretesa di Crea, si lamenta il Sisca del fatto che  Donato Antonello e Audia Mario che appartenevano alla sua stessa consorteria non avevano preso le sue difese e così facendo avevano permesso l’offesa alla famiglia Greco. Sono altrettanto interessanti  i passaggi di questa conversazione dove si fa riferimento al fatto che sarà necessario parlarne con Greco Angelo detto Lino perché lui dovrà essere messo a conoscenza dell’evento affinché possa prendere provvedimenti nei confronti di Crea e del duo Donato-Audia, Donato Antonello. E’ evidente che il riferimento a Greco Angelo non può interpretarsi che come appello a un superiore gerarchico nel contesto criminale unitario che è la ndrangheta. Greco Angelo detto “ninuzzo” o “tempesta” può intervenire soltanto.. ha lo stesso potere di Crea, può competere con lui, ha un pari grado, ha una pari “dote”di ‘ndrangheta. Che dote ha Crea Adolfo? Lo leggiamo nella sentenza Agresta, a pag. 58, si legge nella sentenza che Crea Adolfo ha la dote di padrino, e si legge: “tale dote è assai elevata nell’organigramma ‘ndranghetista, si ottiene dopo una lunga e proficua militanza, è una dote che – per quanto risulta nell’operazione Minotauro – era detenuta da poche persone e tra queste D’Onofrio Francesco, Demasi Salvatore, Iaria Bruno, quindi questa è la prima considerazione, il contesto è unitario.

Seconda considerazione: la frase pronunciata da Crea, <<Da Botricello a Sibari nessuno mi può chiedere conto>> è rilevante perché fornisce la chiave di lettura rispetto a quasi tutte, tutte le altre vicende menzionate nel processo San Michele e ricostruibili principalmente attraverso le intercettazioni delle conversazioni. Tutte le situazioni in San Michele trovano spiegazione logica e razionale esclusivamente nelle dinamiche di ‘ndrangheta, così la vicenda Setup [ si veda resoconto udienza 13 aprile ] , così la vicenda Esposito [ si veda udienza 4 maggio 2016 ] , la vicenda Toma, la vicenda Vesentini [ udienza 31 marzo e udienza 3 maggio 2016], trovano logica e unica comprensione nel contesto criminale di cui stiamo parlando.
Ho detto poco fa che San Michele ha come proprio fondamento Minotauro, ma non è soltanto una questione terminologica o un qualcosa di formale, fondamento è da intendersi nel senso che San Michele, questo processo, costituisce una costola di MInotauro, va ad integrarsi in Minotauro e quindi dal punto di vista degli elementi di prova, delle prove, dovranno a nostro giudizio richiamarsi e ritenersi pienamente utilizzabili tutte le vicende emerse in Minotauro e quindi si pensi al metodo intimidatorio che emerge in Minotauro, si pensi all’essere l’associazione armata, si pensi al controllo del territorio, alle ingerenze nella vita politica amministrativa, si pensi a Coral, a Trunfio Bruno e le elezioni del Comune di Chivasso del 2011, cioè sono tutte questioni che debbono essere tenute presenti anche per la vicenda San Michele perché la ‘ndrina di San Mauro Marchesato a Torino va ad inserirsi nelle attività della ‘ndrangheta piemontese, ne costituisce una costola, come stiamo dicendo. Ecco, diciamo anche che San Michele è sì una costola ma ha anche delle sue peculiarità che rappresentano una sorta di evoluzione della elaborazione, della conoscenza dei fatti di ‘ndrangheta in Piemonte.

Sono due le peculiarità, innanzitutto nel processo San Michele noi non abbiamo più a che fare con un “locale” di ‘ndrangheta, cioè con una struttura formata da un territorio e da un numero preciso di affiliati, da 49 in su, come si legge nel procedimento Minotauro. Qui in San Michele abbiamo a che fare con una struttura più fluida chiamata ‘ndrina”, è un concetto diverso dal tema del “locale”. In secondo luogo la peculiarità di San Michele è che mentre nel procedimento Minotauro avevamo prevalentemente una ‘ndrangheta che aveva la sua origine dalla provincia di Reggio Calabria, nel processo San Michele abbiamo una ‘ndrangheta che trova la propria sorgente nella provincia di ‘ndrangheta di Crotone, provincia di Crotone. Quindi sono due acquisizioni importanti perché costituiscono un salto di qualità nell’analisi del fenomeno ‘ndrangheta in Piemonte, ma è un salto di qualità che va ad essere inserito sempre nella prospettiva unitaria di comprensione della ‘ndrangheta perché questa associazione trova origine nelle cinque province di cui andremo a parlare, cioè Reggio Calabria, Vibo Valentia, Crotone, Cosenza e Catanzaro. Per questo è importante la frase <<Da Sibari a Botricello nessuno può chiedermi conto>>.

“Il punto”, “il fiore”, una vuccunata

Ecco, analizziamo il concetto di ‘ndrina come evidenziato dal collaboratore di giustizia Oliverio Francesco  ( qui una vicenda su Oliverio e sulla sua detenzione esposta a rischio  ) in quest’aula in data 17/11/2015, pag. 82. Egli dice che la ‘ndrina, ci sono due concetti di ‘ndrina, una tradizionale e una più moderna. Dice l’Oliverio: “Diciamo che quello di vecchio stampo come ‘ndrina praticamente è uno stretto nucleo famigliare, in un paese più ‘ndrine comandano i locali, più ‘ndrine. Come posso spiegarlo adesso.. “ Quindi una interpretazione tradizionale, ‘ndrina uguale cosca famigliare. “Evoluzione”, riportata sempre da Oliverio “sì, poiché praticamente con gli anni i locali si sono anche attivati in varie regioni del nord o addirittura all’estero, quindi come ‘ndrina era definita anche persone che non erano proprio dello stesso sangue, ma persone che venivano dalla stessa area geografica, nella provincia di Crotone anche se non eravamo parenti ma di un paese vicino potevamo far parte della stessa ‘ndrina, è questo”. Quindi l’Oliverio fornisce una nozione di ‘ndrina tradizionale e una più moderna. Poi continua nel dire, i  pubblici ministeri gli chiedono come si atteggia la ‘ndrina rispetto ai locali e al territorio dei locali di ‘ndrangheta nei quali si trova a convivere, e lui dice “E’ un accomodamento tra di noi, che si trova, se il capo locale dice << Per me non ci sono problemi, tanto sappiamo chi siete, l’importante è che noi siamo a conoscenza delle attività che fate e, giustamente, dobbiamo mangiare anche noi, ci riconoscete un punto o un fiore>> in gergo, il punto sarebbe sulla droga, il fiore sarebbe sull’appalto, una percentuale sull’appalto e via dicendo, l’estorsione sul traffico di armi, che ne so, questo è il discorso, in più regioni del nord si sono trovati questi accomodamenti qua. E poi definisce il punto, il fiore come una “vuccunata”, cioè come un morso, il segno di riconoscimento, un intervento di riconoscere qualcosa al locale esistente in quella zona dove c’era l’affare. Parla poi di cosa gli dice Mario, “Mario mi disse che a Volpiano come capo locale era un certo Ciccio Perre,però come persona che poteva prendere decisioni, la persona più carismatica era lo stesso Agresta Antonio ma bene o male si sapeva poiché aveva il San Giovanni con Trimmoli”. Ecco, Ciccio Perre è persona che trova menzione nella sentenza Agresta 2015 della Cassazione a pag. 112, è indicato come capo del locale di Volpiano, quindi trova conferma il narrato di Oliverio e l’Agresta Antonio anche lui è menzionato nel processo Minotauro, egli ha patteggiato la propria posizione processuale in continuazione con una sentenza che lo vedeva ritenuto responsabile di un traffico di droga, art. 73-74 leggi stupefacenti, e aveva trascorso quasi vent’anni in carcere per narcotraffico. Esce, torna a Volpiano, riprende le redini del locale e dopo qualche mese viene  arrestato per il processo Minotauro.
Ora, signor Presidente e signori Giudici, nelle dichiarazioni di  Oliverio può evincersi ciò che si intende per ‘ndrina. Cioè, per ‘ndrina .. non è un locale, perché non è stata riconosciuta come tale dalle strutture centralizzate della ‘ndrangheta o dai locali originari, ma è una struttura della ‘ndrangheta composta da persone originarie dello stesso paese o appartenenti al medesimo gruppo famigliare e che ha una peculiare e duplice autonomia organizzativa. Si noti che la nozione di ‘ndrangheta, come tradizionale, cioè viene, come componente del locale, viene ad essere riportata nella sentenza della Corte di Appello di Torino, quella che poi verrà definita con la Cassazione Agresta del 2015, a pag. 118 della sentenza relatore Barbieri, viene riportata la conversazione 354, dove Iaria dice: “Noi abbiamo la ‘ndrina distaccata che rispondiamo a Grotteria a Mammole e a Condufuri, quindi il nostro locale risponde alla fonte”. Quindi in questa conversazione si dà atto della ‘ndrina che compone il locale di Cuorgné. Nella seconda accezione, cioè ‘ndrina che non compone il locale ma si appoggia, il locale è quello di cui parla Oliverio. In questa prospettiva il suo narrato è particolarmente interessante, perché le due nozioni, i due concetti di ‘ndrina, ci permettono di comprendere quali sono le ulteriori strutture di ‘ndrangheta presenti sul territorio nazionale.
L’Oliverio , oltre a parlare e darci la nozione di ‘ndrina, ci parla anche della ‘ndrina di San mauro Marchesato, ma non è solo lui a parlarne. In queste aule ce ne ha parlato Cortese Salvatore, udienza del 26/11/2015. Cortese Salvatore ci racconta che era stato a Torino, dice “sono stato in due occasioni a Torino da persone che erano vicine ad Angelo Greco per delle macchine, delle autovetture, vivevano in Piemonte perché ci sono anche dei cugini di Angelo Greco che sono da tanti anni in Piemonte, come anche dei parenti suoi stretti, anche suoi compaesani che sul Piemonte abitano ed operano, sul Piemonte.” Di dove sono originari, chiede il Pubblico Ministero? “Loro? Di San Mauro Marchesato”, parla poi inizialmente di un Mauro Audia, poi si corregge e dirà che si tratta “lui si chiama Mario, Mario Audia, adesso mi viene… diminutivo Mauruzzo” e dice Cortese “Audia è un personaggio di San Mauro Marchesato, affiliato al clan di Angelo Greco e sarebbe un elemento di spicco della cosca, è un elemento d’importanza,”infatti lui ci diede quest’appoggio per conto di Angelo Greco nella sua abitazione, dentro San mauro” cioè dovevano fare un omicidio, questo Audia viene chiamato U’nivuru, U nero, Maruzzo. Il pubblico ministero gli chiede “ma ci sono dei rapporti , delle relazioni tra Audia Mario e Greco Angelo?” e Cortese risponde “è il suo braccio destro, come ero io per Grande Aracri Nicolino, il suo braccio destro”. Mario, il suo braccio destro è una persona d’importanza. Audia Mario appartiene alla ‘ndrangheta? “Sì, appartiene alla ‘ndrangheta ed è affiliato al clan di Greco Angelo”. “Cosa fanno Audia Mario e gli altri affiliati a Torino?”, chiede il Pubblico Ministero, “l’attività prevalentemente sottolineo”, dice Cortese, “sul Piemonte era il traffico di droga, sono specialisti, tranne San mauro marchesato di Greco Angelo, in più le armi, hanno sempre trafficato con le armi e anche sull’edilizia, loro puntavano molto sull’edilizia, sia per riciclare denaro sia per investire”. Poi ci racconta che hanno anche appoggiato la latitanza di Salvatore Giglio che è capo società di Strongoli. Dice Cortese che quella su a Torino “è una ‘ndrina distaccata, nel senso che è un locale che fa capo al locale di San Mauro ma opera su Torino, perché questa prassi è una prassi che tutte le coste di ‘ndrangheta dalla Calabria fanno, perché la cosca madre rimane sempre in Calabria, però vengono spostate sul posto dove c’è da guadagnare, dove ci sono i soldi, dove si può investire tutto, è una ‘ndrina distaccata, sarebbe il locale che si è trasferito su a Torino”.

Queste sono le dichiarazioni di Cortese qui davanti a noi, cioè vengono spostate sul posto dove c’è da guadagnare, dove ci sono i soldi, dove si può investire tutto. Prosegue, “la ‘ndrina era sempre su Torino, forse all’epoca.. la ‘ndrina distaccata è sempre su Torino, come la nostra di Cutro era sull’Emilia Romagna, su Reggio Emilia, su Parma, su Modena, si chiama ‘ndrina  distaccata, è sempre stata quella su Torino di San Mauro”. “Quando nel nord Italia c’è una ‘ndrina  le altre ‘ndrine lo sanno che c’è questa ‘ndrina  di San Mauro, di Cutro, (…) e si possono avere degli scambi con delle altre consorterie mafiose”.
Oliverio Francesco, sul concetto di ‘ndrina , udienza del 17 novembre 2015, pagina 49 e seguenti.
Dice Oliverio: “In Piemonte so che della zona del crotonese c’era attiva la ‘ndrina  di San Mauro, dei Greco, che a capo c’era Nino Greco, che è un esponente apicale del locale di Cutro”, pag. 50. “Greco Angelo è un appartenente apicale del locale di Cutro, di cui è a capo, della ‘ndrina  distaccata di San Mauro Marchesato in Piemonte nel torinese, però in Piemonte ha prestato il consenso ad un delegato, una persona di fiducia poi responsabile della ‘ndrina  di San Mauro Marchesato a Torino, Audia Mauro…” “Come si chiama?” “ Mario, sì lui è originario di..” non si comprende ma in realtà è Cerenzia, ma è cresciuto a San Mauro, “Mariuzzo”, e poi ci parla delle relazioni di collegamento tra la ‘ndrina  piemontese e il locale di provenienza, cioè San Mauro, CUTRO. E dice, Oliverio, che “hanno una sorta di autonomia, nel senso che possono svolgere attività illecite, come trafficare, per ogni cosa però devono passare per novità in quanto , giustamente, essendo che c’è una cassa comune mettono una percentuale nella cassa comune delle attività illecite, per la gestione dei carcerati, dei famigliari, devono passare sempre per novità , quindi il collegamento con le strutture di ’’ndrangheta  presenti nella provincia di Crotone. Se la ‘ndrina  di San mauro deve affiliare uno dei suoi, lo deve dire a Greco Lino, Lino Greco passa la novità al capo locale di Cutro , Nicola Grande Aracri, e loro lo possono affiliare, aspettano il parere”. Ecco, quindi il locale di Cutro, come in Minotauro, ha una autorità di carattere amministrativo, di collegamento organizzativo, decide se portare la ‘ndrina  al nord, decide chi la deve comandare, nel caso di specie Audia Mario, decide , dà un parere, lo stesso Oliverio utilizza questo termine, dà un “parere” sulle doti che la ‘ndrina  di San Mauro Marchesato dovrà conferire, dà un parere.. non “decide”, “dà un parere”.
Poi Oliverio, a pag. 49 e seguenti, dirà di essere stato  favorito a Torino durante il periodo che lui chiama di latitanza, siamo intorno al 2010, lui pensa di essere attinto da misure cautelari provenienti dalla Lombardia, aveva ricevuto questa voce, dirà in udienza, queste informazioni – informalmente – e quindi si dà alla macchia e dove si dà alla macchia in questo periodo di latitanza? Qui a Torino, chiede appoggio alla ‘ndrina  di San Mauro Torinese a Torino e lui dice “Sì, mi hanno appoggiato sia la ‘ndrina  di Lino Greco, che poi mi aiutò un certo Mario, un rumeno che avevamo conosciuto in carcere, appartenente alla ‘ndrina  di San Mauro Marchesato.” “Ha dormito a Torino?” chiede il PM, “Sì, sono stato un paio di giorni a Torino, dormivo a casa di Mario Lubine, Lubine è rumeno, Mario, il rumeno”. “Ma come sei entrato in contatto con Lubine”, “L’ho conosciuto in carcere e inoltre  mi hanno messo in contatto con lui Greco Roberto e uno di Platì che si chiama Agresta”, questo Agresta poi sarebbe Antonio. L’abitazione  dove è stato ospitato  è vicino allo stadio di Torino, inoltre Oliverio ha dichiarato di aver posto in essere nello stesso periodo delle attività illecite con esponenti della ’ndrina , nello stesso periodo, ha trattato la partita di droga di cui poi tornerà come a nostro giudizio elemento di riscontro individualizzante, importantissimo, il tema dell’escavatore. La vendita dell’escavatore a pagamento di quella dazione di droga, che era avvenuta tra esponenti del locale di Volpiano, Agresta Antonio classe ’60 e gli esponenti della ‘ndrina  di San Mauro Marchesato a Torino. E in effetti vi è ampia documentazione da cui risulta che l’escavatore … e ampie dichiarazioni da cui risulta che l’escavatore passa dalla disponibilità  di Oliverio a quella di Donato Vincenzo.
Ci parla inoltre, di quest’incontro che è avvenuto a Rho e dice di Pietro Toscano, che avevano avuto problemi con la famiglia Bellocco, della zona di Pesce, in quanto erano intestatari fittizi delle società che a capo erano i Bellocco, dice che con Franco Gatto “e quei ragazzi là, Toscano, parecchie volte lavoravamo con la cocaina”. E dice anche che su questa fornitura di droga che poi avrà esito nello scavatore, Mario Audia e Agresta Antonio pretendevano la loro “vucconata”, il loro “fiore”. E ci spiega l’entità del “fiore”.
Sempre sulla ‘ndrina  di San Mauro Marchesato operativa in Torino ha riferito anche il collaboratore di giustizia Bumbaca e a domanda dei PM dice che Audia e Greco facevano parte della ’ndrangeta ed erano vicini alla cosca di Nicolino Grande Aracri, detto “mani di gomma”, anche se vicinissimo alla famiglia di Leo Russelli. Dice queste cose al PM, ma le dichiarazioni più incisive e più chiare di Bumbaca Domenico, pagg. 65 e 66 dell’udienza del 16/12/2015, il Bumbaca le rilascia all’avv. Rotundo che lo incalza nelle domande e, leggo perché è esemplificativo… L’avv. Rotundo gli dice “Mario Audia” – questo poi per entrare nello specifico nella terminologia di ’ndrangeta – apparteneva a qualche locale?”  e Bumbaca: “Loro erano la ‘ndrina  di San Mauro , facevano parte del locale di Cutro”. “Com’era strutturato Torino da un punto di vista ‘ndranghetistico?” , Bumbaca: “era una ‘ndrina  del locale di Cutro appoggiata a Torino”.
Rotundo: “Quindi era sempre una ‘ndrina  del locale di Cutro appoggiata su Torino?” , “Sì”. “Questa ‘ndrina  appoggiata su Torino era collegata al locale di Cutro o faceva parte dell’altra ‘ndrina  di San Mauro Marchesato ?”, “Avvocato, qualsiasi cosa che facevano a Torino, a Milano, a Genova, a Bologna, veniva sempre riconosciuto, si doveva fare, spendere il nome di Nicolino Grande Aracri”. “Quindi anche su Torino?”..”Sì”. “Quindi anche la posizione di Greco Angelo automaticamente era collegata alla posizione di Audia Mario?”, “Sì”. Quindi anche Bumbaca, come Cortese e come Oliverio, ci indica concretamente l’esistenza di una ‘ndrina  appoggiata a Torino, la ‘ndrina  di San Mauro Marchesato . Poi ci sono le altre dichiarazioni dei collaboratori che hanno una loro rilevanza meno incisiva sull’esistenza della ‘ndrina , però comunque forniscono degli argomenti per dire che essa sia esistente.
Forastefano, un collaboratore, ha riferito della presenza a Torino della famiglia Greco, originaria della zona di Crotone. Forastefano era stato chiamato perché avrebbe dovuto fare da guardiano, avrebbe dovuto esperire le attività di guardiania nei confronti di alcune cliniche che dovevano essere aperte nella zona del canavese, e quindi chiede informazioni, “a chi mi posso appoggiare per avere protezione?” e, lo dirà poi all’udienza del 24 febbraio 2016, dirà che Oliverio Francesco gli ha detto “se hai bisogno ci sono i Greco, se ti vuoi appoggiare, le cosche distaccate” e quindi Oliverio Francesco è il collaboratore di cui abbiamo parlato, evidentemente c’è conferma del parlato di Oliverio Francesco ma c’è obiettivamente un problema di circolarità, però di conferma del narrato di Oliverio. E sue… riporta le dichiarazioni di altre persone che gli parlano dei Greco in Piemonte, gliene parla tale “Cenzo” Vincenzo Perillo che è il responsabile del cirotano, della cosca Farao-Marincola, dice che… Forastefano lo considera uno ‘ndranghetista di spessore, morto, e gliene parla anche un certo Antonio Bruno, che era un gregario della cosca Carelli di Corigliano.
Ecco, ovviamente le dichiarazioni di Forastefano provengono da terze persone, Oliverio e due persone mancate, anche Antonio Bruno è stato ucciso. Ecco, però non vuol dire che non siano utilizzabili, perché come insegna la corte di cassazione le dichiarazioni che provengono da persone che non possono essere ascoltate non perdono la loro valenza probatoria, a condizione che si provi il rapporto di conoscenza tra l’Oliverio e la persona mancata. E nel caso di specie ve n’è ben donde per ritenere questa conoscenza perché tutti e tre appartengono alla ’ndrangeta e appartengono alla ’ndrangeta con un grado di elevato spessore.
Da ultimo anche Bonaventura all’udienza del 24 febbraio 2016, l’altro collaboratore di giustizia, ha parlato di Mario Audia come rappresentante dell’area di San Mauro Marchesato e ha parlato dei suoi interessi economici in Piemonte . Il Bonaventura chiama questi interessi economici “orientamenti”, dice Bonaventura: “Aveva orientamenti in Piemonte”, “orientamenti?” gli chiede il PM e lui dice “Sì, degli interessi in Piemonte.” . Ecco, i collaboratori poi ci danno anche delle indicazioni sulla ’ndrangeta di Crotone, sulla sorgente della ‘ndrina  di San Mauro Marchesato . Ce ne parla il Cortese, dove ci dice che a San Mauro c’è un locale di ’ndrangeta con a capo Angelo Greco, abbiamo già detto Audia Mario era il braccio destro di Greco Lino e aveva la responsabilità del Piemonte”. Dice il Cortese Salvatore che c’era anche Antonio Rocca, che poi come vedremo nel prosieguo della requisitoria, ne parlerà in particolare il dott. Smeriglio, anche,  con riferimento ai rituali, e lo indica Cortese come affiliato al locale di San Mauro Marchesato in Calabria. Anche Cortese ha parlato delle sue conoscenze in ordine al locale di San Mauro, giù, ha parlato dei rapporti strettissimi che vi sono tra Grande Aracri Nicolino, Grande Aracri Nicolino, una persona importantissima nell’ambito della ‘ndrangheta, si richiama il processo Aemilia in questa sede, che aveva stretto un’alleanza con Angelo Greco e si facevano favori, e quali erano i favori secondo il narrato di Cortese? “Omicidi , si facevano omicidi, per lo scambio di omicidi, di tentati omicidi,  per qualsiasi lavoro, attività illecita, estorsione, ditte che andavano a fare lavori a San Mauro Marchesato oppure che da San mauro venivano a Cutro, era un rapporto continuo di attività illecite. Angelo Greco ha cominciato a fare i primi omicidi con il nostro clan, con il clan di Grande Aracri Nicolino ha iniziato la sua escalation. [ abbiamo parlato del ruolo di Grande Aracri Nicolino nel resoconto dell’udienza del 22 marzo 2016 ]

Quindi ci danno contezza, i collaboratori di cui abbiamo fatto menzione, dell’esistenza delle strutture di ’’ndrangheta al sud, a San Mauro e a Cutro e dei loro responsabili. Oliverio ci parla anche dei rapporti strutturali esistenti tra la ‘ndrina  di San Mauro Marchesato e il locale di Cutro  quello di Volpiano e ci parla del “passare per novità” e del “fiore” e delle “vucconate”. Ci parlano di ‘ndrine distaccate esistenti al di fuori della Calabria e collegate con il locale di Cutro e San Mauro Marchesato. Cortese Salvatore all’udienza del 26 novembre indica l’esistenza di una ’ndrina distaccata in Emilia Romagna , in particolare Reggio Emilia. La struttura rimane sempre a Cutro però viene fatta una ’ndrina distaccata che opera in un altro territorio. E la ‘ndrina  distaccata a Reggio Emilia fa capo a Grande Aracri Nicolino “a cui appartenevo io”, dice Cortese, c’era la ‘ndrina  distaccata nell’Emilia Romagna, in particolare Reggio Emilia, dove ci sono nostri affiliati che operavano per conto di Grande Aracri Nicolino”.
Il tema dell’esistenza di ‘ndrine  provenienti da Cutro in Emilia è anche menzionato da Oliverio Francesco, 17 novembre 2015, e dice “hanno attiva questa ‘ndrina  in Piemonte, di cui lo stesso locale di Cutro in questo caso, ha delle ’’ndrine quasi in tutta Italia, in particolare anche nell’Emilia, e danno poi indicazione dell’altro aspetto importante che dicevamo in premessa, dice che le strutture di Cutro e San Mauro appartengono ad una provincia di ’’ndrangheta diversa da quella reggina, e parlano di diverse province di ’’ndrangheta ….la prima provincia è quella di San Luca quindi diciamo di Reggio Calabria e poi dice l’Oliverio “in quel periodo stavano deliberando anche un crimine, una provincia, anche nella zona di Vibo, a Vibo pure stavano deliberando” e dice poi “a livello di questi di Vibo ho avuto tanti, non è stata una novità fissa, diciamo ma passavano informazioni informali, come lo stesso discorso del Piemonte, cioè dice che stavano per aprire all’epoca una provincia di ’’ndrangheta anche in Piemonte e a Vibo e dice ci sono i presupposti per poter formare un crimine ,ci sono gli uomini in Piemonte e a Vibo, con determinate cariche ndranghetistiche di un certo spessore ma non era federalizzato, dice non era riconosciuto. Ecco…e parla poi delle camere di controllo, del Crimine esistente in Lombardia che era stato federalizzato, riconosciuto. Ecco vogliamo evidenziare che il narrato di Oliverio è particolarmente interessante, perché sull’esistenza della camera di controllo del “Crimine” piemontese, perché effettivamente in Minotauro si ha cristallizzata questa evenienza. Nella sentenza Camarda 2016 della Cassazione, di cui ho parlato, si legge che la camera di controllo in Piemonte, il “Crimine”, la Provincia, stava per essere formata, pag. 102 di questa sentenza, stava per essere formata, e la stessa informazione ci proviene dall’Oliverio, come abbiamo detto. Le stesse informazioni sull’esistenza di più Crimini o più camere di controllo o più Province ci vengono dal collaboratore Bonaventura.
E Bonaventura ci parla del Crimine di Polsi, del Crimine di Cutro, che fa capo a Nicolino Grande Aracri, ma ci parla anche delle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Cosenza, sto parlando in riferimento all’udienza del 24 febbraio del 2016. Ecco quindi dal narrato dei collaboratori che abbiamo sentito le province di ”ndrangheta sono diverse, non c’è solo quella di Reggio, ma sono cinque province di ”ndrangheta che fanno riferimento alla Provincia più autorevole che è quella di Reggio Calabria. Lo dice Bonaventura che parla “da quello che è a mia conoscenza esistono altri Crimini, che sono dei crimini tipo più o meno locali, cioè capo-crimine di una provincia, questi  capo Crimini dovrebbero comunque sempre fare riferimento al Crimine Assoluto” che dovrebbe all’epoca doveva risiedere a Polsi, quindi in provincia di Reggio Calabria. Ecco, signori giudici, i collaboratori di giustizia fanno menzione anche, oltre che delle province, della  ‘ndrina  fanno menzione anche della faida che è intercorsa tra le famiglie Nicoscia e Arena. In questa faida prende posizione e partecipa alla faida anche Grande Aracri Nicolino e, alleato di Grande Aracri Nicolino vi è Greco Angelo, detto “Tempesta”, cioè il capo del locale di Cutro che ha delegato Audia Mario a rappresentare la ‘ndrina  qui su a Torino. Di questa faida abbiamo più volte parlato quindi non mi soffermo più di tanto, però vorrei far presente che Oliverio ha riferito di essere andato a colloquio con Greco Angelo detto Tempesta, perché voleva chiedere protezione per un suo affiliato, Spadafora Giovanni, perché chiedeva protezione? Perché Spadafora Giovanni era l’autista di Dragone Antonio, classe 1943, che morì a seguito di un attentato commesso con il bazooka. E perché morì? Questo Dragone Antonio, nella faida di cui stiamo parlando, aveva una macchina blindata, quando Spadafora si accorse dell’agguato aprì la porta della macchina e scappò e quindi il bazooka ebbe effetti devastanti e morì Dragone Antonio. Cosa succede , quindi, che Oliverio va a chiedere protezione per il suo affiliato, Spadafora Giovanni, e lo racconta apertamente e dice di essere andato da lui, gli abbiamo chiesto “ma non avevi paura di andare a parlare con Greco Angelo visto che vi era un…era la cosca opposta nella faida, la parte opposta?” e lui dice “no, non avevo paura perché innanzitutto dopo l’omicidio di Pasquale Trivaldi dovevamo essere tutti fratelli,  e poi mi mandarono a chiamare.. insomma c’era stata una sorta di tranquilla quiete tra le famiglie per cui lui a garanzia della incolumità di Spadafora si reca a parlare con Greco. Dice Oliverio che la faida Nicoscia-Arena termina sul finire degli anni 2004-2005 e anche questa informazione trova riscontro. Dice Oliverio che le famiglie addivenirono ad una pax mafiosa perché c’era da spartire gli affari relativi all’energia eolica e quindi sul territorio di Crotone e quindi necessariamente hanno dovuto far pace. E che la pace sia intervenuta è attestato anche da quanto riferito dal maresciallo Graziano davanti a voi che ci ha parlato di una conversazione del 12 ottobre 2009 captata nel procedimento “Infinito” di Milano, nella quale si dà atto che adesso queste due famiglie si vogliono bene più di prima, quindi nel 2009, ma il riferimento come a voi ha spiegato brillantemente Graziano è riferito al 2005. Quindi che ci sia stata una pace tra Arena e Nicoscia risulta anche dalle conversazioni captate da Infinito.
I collaboratori, oltre a parlare della ‘ndrina  di San Mauro Marchesato a Torino , dei suoi rapporti con le strutture del sud e con le strutture del nord, hanno anche indicato la composizione di questa ‘ndrina , la composizione soggettiva. Oliverio, nell’udienza in cui è stato sentito il 17 di novembre 2015, ha parlato di Mario Audia, Domenico Greco, Pasquale Greco, due fratelli che si occupano di vendere le macchine, i Donato, Vincenzo Donato, i nipoti di Lino, più Gatto, e, nell’udienza, indica tutto ciò che sa in relazione a questi soggetti. Greco Angelo abbiamo già detto, Audia Mario abbiamo già detto, li indica… “hanno la carica più alta, sono le persone più carismatiche, più posate… insomma”. Parla dei due fratelli che si occupano di auto, “un certo Tonino, l’altro nome non mi ricordo… Donato, erano i parenti di Vincenzo che si occupava di lavori di costruzione”, parla di Pino Arcuri, Donato Vincenzo l’abbiamo detto, dice “è un affiliato alla ‘ndrina  di San Mauro, ma cercavano di tenerlo più fuori possibile perché era ancora valido come imprenditore… anche Lino, lui a livello imprenditoriale lo tiene bene in considerazione, anche lui diceva che era affiliato, Mario Audia mi disse così” e poi parla della sua esperienza di latitante presso Mario Lubine e… su mandato degli Agresta Audia e Donato Vincenzo. Parla poi di Greco Roberto, dei figli di Greco, entrambi, i figli di Greco Domenico e anche i figli di Greco Pasquale, “si sono messi a disposizione”. Parla di Greco Roberto, che abbiamo giudicato in abbreviato, “Greco Roberto è affiliato perché lui parlava da malandrino, da affiliato parlava” e Greco Roberto l’abbiamo visto anche in quest’aula che tipo di atteggiamento ha, che veemenza ha nel suo parlare. Ha parlato di Franco Gatto, Donato….. Oliverio parla di Franco Gatto e dice “l’ho affiliato proprio io, è affiliato al locale di Belvedere, però lui gli ultimi periodi attivava con Mario Audia, con quelli di Torino” e guarda caso c’è il riscontro, come dicevo prima, dell’escavatore. Il collaboratore Bumbaca all’udienza del 16 dicembre 2015 ha parlato di Greco Angelo e di Audia Mario come componenti della ‘ndrina , un passaggio in particolare mi interessava di Bumbaca: “Mario Audia che aveva questa concessionaria… insieme a Mario Audia facevano delle truffe alla finanziaria, in poche parole Beppe u banditu è andato là con il nominativo e così hanno fatto tutto Mario e quest’altro ragazzo, hanno fatto un finanziamento fasullo”, tutte queste cose qua.
Da ultimo ci sono le dichiarazioni di Talluto Christian e di Schettini. Dunque, Talluto ha parlato di Mirante Nicola e brevissimamente l’abbiamo sentito in quest’aula, Talluto riferisce di avere incontrato Nicola Mirante insieme a Totò Magnis, che  è stato giudicato e condannato per appartenere al locale di Giaveno, locale di ‘ndrangheta di Giaveno, abbiamo acquisito agli atti la sentenza di patteggiamento di Talluto Christian da cui risultano le circostanze che sto indicando. E riferisce, Talluto, che dopo il colloquio intercorso tra Mirante Nicola e Magnis Salvatore detto “Totò”, quest’ultimo disse a Talluto che Mirante stava messo bene, perché aveva i Greco dietro di lui. Ecco, come può interpretarsi diversamente il riferimento ai Greco operato da Talluto se non come (..inc…) del Mirante alla compagine di cui stiamo parlando.
Sempre poi quanto alla composizione soggettiva e alla loro qualità di ‘ndranghetisti ha riferito il collaboratore Schettini, ecco, io sono ancora terrorizzato dal ricordo di quell’udienza [ qui il resoconto dell’udienza ] perché era evidente la volontà di Schettini che ha a suo carico cinquanta omicidi, lo ha detto lui,  che risponde alla sua coscienza e alla provvidenza, ha detto qui in aula, era arrabbiato perché si trova ancora in detenzione domiciliare, ancora, dico io, una persona con cinquanta omicidi sulle spalle viene qui e si permette di non rispondere per bene alle domande che gli fanno le parti perché si lamenta dello Stato che lo tiene ancora in detenzione domiciliare per cinquanta omicidi. Ciò nonostante e premesso quello che ho detto, Schettini riferisce di Greco Pasquale e di Greco Domenico e dice che si trattava di fratelli che vivevano a Torino, e a domanda del Presidente proprio li chiama “i Greco di cui  stavamo parlando prima, Domenico e Pasquale” e a domanda dell’avvocato Romeo li chiama “i Greco di Torino” e durante poi il contrastato esame del PM ha indicato la vicinanza di Greco Pasquale con Nicoscia Pasquale, quello coinvolto con lui nell’operazione Wall Street e quindi quella Nicoscia Pasquale del ’47, abbiamo acquisito le sentenze.
Dice Schettini che Pasquale Greco e Nicoscia Pasquale erano compari in senso criminale e conclude il suo argomentare con il dire “all’epoca eravamo tutti ‘ndranghetisti, anche Pasquale Nicoscia era il boss di due mondi, alla fine è stato un poveretto”. Quindi che cosa si salva della deposizione di Schettini? E’ evidente la reticenza, però si attesta la lunga militanza di Greco Pasquale e di Greco Domenico nella ”ndrangheta e la vicinanza di Pasquale a Nicoscia (…) e parla anche dei favori tra le famiglie piemontesi e milanesi. Ora, signor Presidente e signori giudici, abbiamo visto che tutte le dichiarazioni dei collaboratori sono convergenti, nell’indicare l’esistenza di una ‘ndrina  di San Mauro Marchesato operativa a Torino, sono convergenti nell’indicare la sua composizione e nell’indicare il suo inserimento in una struttura di ”ndrangheta che fa capo alla ‘ndrina  di San Mauro Marchesato e al locale di Cutro. Quindi dobbiamo occuparci di verificare se le dichiarazioni dei pentiti che abbiamo sentito siano attendibili intrinsecamente ed estrinsecamente. Qui sarò veramente veloce e breve perché quanto a Oliverio Francesco si evidenzia che è nato nel 1970 e nel 2012 inizia a collaborare con la giustizia, viene battezzato ed entra nella ‘ndrangheta  all’età di 16 anni, nel 1986 con il grado di picciotto. Poi commette omicidi, ha riportato condanne per reati concernenti sostanze stupefacenti, armi, ha trascorso periodi di detenzione in vari carceri italiani, nel 2000-2001 a Torino dove conosce Lubine Marian e ciò è attestato dai certificati penitenziari che abbiamo prodotto che documentano la comune permanenza.
Dice di essersi determinato a collaborare con la giustizia per i rimorsi di coscienza e dice che “ questi rimorsi derivano da sofferenze inferte a persone estranee alla ’’ndrangheta , in particolare la morte della madre di Silletta Antonio a causa di malore, Silletta estraneo alla ’’ndrangheta era stato proprio ucciso da Oliverio. Parla dei rapporti con i chiamati in correità e ne parla in più momenti come conoscenze di ’’ndrangheta . Egli ha conseguito la dote ultima di trequartino nel 2008, ha parlato della sua appartenenza alla ’’ndrangheta e tale appartenenza risulta documentata dalla sentenza di Corte di Cassazione 17251 del 2015 che attesta il passato in giudicato dell’imputazione nei suoi confronti in relazione al 416 bis. Però ricorrono anche altre sentenze che confermano il narrato di Oliverio, in particolare  le sentenze della Corte di Cassazione che attestano l’esistenza del locale di ’’ndrangheta di Belvedere Spinello, da ultimo la sentenza 274 del 2009, ma anche l’esistenza del locale di Cutro è confermata in numerosissime sentenze, le ultime del 2016, 19235 del 2016. Quanto a Cortese Salvatore, al suo vissuto, è nato nel 1965, ha subito anche lui tantissime condanne, riferisce di aver fatto parte della ’’ndrangheta dal 1985 al 2008, 23 anni di ’’ndrangheta. Motivazioni che lo hanno indotto a collaborare, dice “volevo uscire da questo fango della ’’ndrangheta che è un cancro, una metastasi, quando sono cresciuto ho visto cose sporche e viscide quindi mi sono voluto portare fuori”. Egli ha partecipato alla vita associativa delinquenziale in Calabria, Piemonte e Lombardia, ci sono moltissime sentenze che attestano la credibilità di Cortese. Cortese porta stampato su di sé la sua appartenenza alla ‘ndrangheta, perché ricordo le domande che gli vennero fatte in udienza sul tatuaggio che aveva nella schiena, un tatuaggio grande che copriva gran parte della

San Michele Arcangelo

San Michele Arcangelo

schiena e dice di questo tatuaggio, “con il castello di Favignana con due leoni incatenati con una catena di ventiquattro maglie, una staccata, che è il simbolo dello sgarro, ho anche San Michele arcangelo tatuato sulla spalla, ho anche tatuato il simbolo dell’affiliazione con il calice consacrato, il ferro di cavallo, la stella, le tre spade, il libro sacro dove vengono custoditi i segreti della ’ndrangheta. La stella e la morte con il pugnale”. Ecco è interessante anche quello che risponde il Cortese alla domanda del PM “ma senta ma lei non aveva paura ad andare in giro al mare, in costume con questo tatuaggio?” e il Cortese quasi meravigliato della domanda del PM dice “dottore, io volevo ostentare la mia partecipazione alla ’’ndrangheta, volevo che gli altri la vedessero”. E’ una prospettiva sconvolgente, però è così, si è tatuato sulle spalle un tatuaggio di ‘ndrangheta, io ricordo la prima volta che ebbi a vederlo rimasi veramente basito perché era evidente per me che sono profano di ’’ndrangheta, figuriamoci per chi appartiene.
Parla di.. dei suoi motivi di conoscenza con gli altri affiliati, viene confermata la sua attendibilità in tantissime sentenze della Corte di Cassazione (..).
Vrenna Giuseppe, classe 1951, collaboratore, viene battezzato alla fine degli anni Sessanta all’età di 18 anni con il grado di picciotto, è del ’51 questo signore. Vi sono quasi quarant’anni di ‘ndrangheta, e anche la sua partecipazione alla ’ndrangheta appare documentata da tantissime sentenze, tra queste Cassazione del 2012 300069, egli è stato condannato per avere fatto parte di un sodalizio di stampo mafioso denominato “Cosca Bonaventuro Corigliano” (..) quanto alle motivazioni che lo hanno spinto a collaborare dice “non volevo che i miei figli vivessero la mia stessa vita e mi avvicinai alla Chiesa”.
Ecco, Forastefano, detto “Il Diavolo” perché , come ha detto qui davanti a voi, quando usciva lui di solito faceva quello che doveva fare, cioè ammazzava, portava a termine la sua commissione, ha riferito di aver fatto parte della ’ndrangheta entrando con il grado di picciotto nel 1999-2000, in carcere ,ma diventa operativo quando esce dal carcere, dal 2001. Dice Forastefano che è uscito dalla ’ndrangheta e ha collaborato con la giustizia.. “necessità di una vita migliore, per far luce su tante cose che erano state riferite e che non erano vere”. Rapporti con i chiamati in correità (…) Oliverio, li conosce in quanto appartenenti alla ’ndrangheta. Bumbaca è entrato a far parte della ’’ndrangheta negli anni Novanta, lui è del 1972, dal Novanta fino al 2007, 27 anni di ‘ndrangheta (sono 17, ndr) , egli fa parte della ’ndrina Vrenna – Bonaventura di Corigliano di Crotone.
Quanto alle motivazioni che lo hanno indotto a collaborare “mi sono determinato a collaborare “perché ero esausto e le cose non erano più come prima”. Bonaventura Luigi , abbiamo indicato, che nel 1993 incontra Mario Audia in carcere , ha diversi precedenti e anche la sua posizione trova conferma in tantissime sentenze della Corte di Cassazione che abbiamo depositato.
Quindi signori giudici possiamo dire che è provata anche l’attendibilità intrinseca dei collaboratori di cui abbiamo parlato, ma anche quella estrinseca che, come abbiamo visto, a parte la deposizione di Schettini, che presenta indubbi problemi in quanto alla costanza, ma sul nucleo centrale poi le cose le dice, quindi sulla partecipazione di Greco Pasquale e Greco Domenico in seno alla ’ndrangheta abbiamo che tutte le altre dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono costanti, sono genuine, sono spontanee, sincere e non emergono elementi di, come dire, volti a calunniare persone innocenti.

E quindi si può fare affidamento sul loro narrato per ritenere esistente la ’ndrina di San Mauro Marchesato in Piemonte. Dobbiamo però valutare se le dichiarazioni dei pentiti, dei collaboratori, siano anche riscontrate e trovino dei riscontri esterni individualizzanti. Ebbene, sicuramente sì, trovano moltissimi riscontri le dichiarazioni, alcuni di questi riscontri si rinvengono addirittura nel processo Minotauro.

Nella conversazione intercorsa tra Gioffré Giuseppe e Audia Mario , il 25 maggio 2008, si parla di Pancari Marcello e Pancari Marcello, come dirà il maggiore Fanelli, che abbiamo sentito in quest’aula a settembre del 2015, Pancari Marcello è una persona che viene arrestata in Minotauro, è originaria di San Mauro Marchesato , quindi lo stesso paese di Audia. Ecco, cosa dice Audia a Gioffrè in questa conversazione? Si tratta della numero 4595, dice Audia:<< Marcello non fa parte di noi, è un amico che si mette a disposizione… è un paesano che noi lo rispettiamo e tutto, però nelle nostre situazioni, compa, non è..>> quindi Audia dice di Pancari che “non è nelle nostre situazioni”, e ne parla con Gioffré Giuseppe. Chi è Gioffré Giuseppe? Come risulta dal processo Minotauro, ad esempio a pag.615 della sentenza della Corte d’Appello, relatore Barbieri,  si dice che Gioffré Giuseppe era ndranghetista, affiliato al locale di Nadile di Careri, aveva la carica di capo società di quel locale, e si dice anche che viene a morte in un attentato dove era presente anche suo figlio Arcangelo, il 28 di dicembre del 2008, viene ucciso a Bovalino. Ora, quando Audia dice a Gioffré – quindi ad uno ‘ndranghetista patentato – che Pancari Marcello non ha la stessa situazione come la loro, è un’informazione importantissima, perché come si può vedere nel processo Minotauro, quando si parla di “situazione” si parla di dote di ’ndrangheta e vi è una caterva di conversazioni in cui ricorre questo termine e io mi limito a indicare le pagine della sentenza della Corte d’Appello, relatore Barbieri, dove si parla del concetto di dote di ’’ndrangheta = situazione, pag.558, Iaria parlando con Lombardo Cosimo gli riferiva di “voler dare la dote maggiore, la situazione”, al genero dello stesso Lombardo. Pagina 636, “il 30 gli diamo la situazione ad Urbano”, pag. 729 e 743 “se gli abbiamo dato la situazione una volta a lui (…) gli ha detto quella sera che gli hanno dato là sotto il quartino a Pino Fazari, gli hanno dato il bastone”, quindi la situazione che hanno dato a Pino Fazari è il quartino. Pag. 719 Peppe Gioffrè ha detto a Pasqualino <<Se tu porti prima lo Zucco, prima che io abbia la situazione, me la prendo con te e faccio casino>>, pag. 805 << Se gli diamo la situazione al più presto possibile>> (…).
<<La situazione come la nostra>> gli chiede chi ha la stessa dote di Padrino (…) 995, <<Il 30 gli diamo la situazione ad Urbano>>.
Nella pronuncia, inoltre, pag. 527, è proprio Gioffré Giuseppe, cioè lo stesso che parla con Audia Mario ad utilizzare il termine situazione nei termini di cui stiamo parlando, cioè come equipollenza della dote, si fa riferimento alla conversazione 3514 <<Si deve sbloccare quella situazione di Peppe là sopra, con urgenza>> e qui sta parlando con Barbaro Pasquale, Gioffré Giuseppe, fa riferimento alla sua posizione.
Quindi un primo riscontro individualizzante all’esistenza della ’ndrangheta, all’appartenenza della ’ndrangheta di Mario Audia si rinviene in questa conversazione captata in Minotauro.
Sempre in Minotauro vi è un’altra situazione interessante, il messaggio telefonico che il Donato Antonello invia di nuovo a Gioffré Giuseppe, buonanima, questo messaggio dagli atti risulta inviato il 25 dicembre 2008 cioè tre giorni prima della morte, alle ore 14:05 da Donato Antonello e il testo del messaggio è il seguente: <<Tanti auguri a tutti i miei amici, a tutti i parenti dei miei amici, ai fratelli dei miei amici, agli amici dei miei amici. Saluti a tutti gli amici, Antonello>>. Ora, Gioffré Giuseppe, buonanima, che si vede arrivare questo messaggio , commenta, commenta il messaggio con una persona che si trovava a bordo della sua auto e dice:<<Ho detto a mio figlio “prendi e scrivici: tanti auguri da Beppe Gioffré e da tutta la ’ndrangheta”>> perché gli scrive così? Perché era talmente evidente e talmente, come dire, diciamo anche compromettente il messaggio che aveva inviato Donato Antonello che Gioffré Giuseppe dice “a stò punto digli amici di tutta la ’ndrangheta e chiudiamo la questione”. Proprio il commento delle espressioni scritte da Donato Antonio depone in un senso univoco per l’appartenenza di entrambi alla ’ndrangheta, sennò non avrebbe senso l’interpretazione che fa il Gioffré Giuseppe, non vi è un’interpretazione alternativa  a questo messaggio telefonico e alla reazione di Gioffré Giuseppe. E questo è un altro elemento che si rinviene in Minotauro.
Nella stessa prospettiva si pone una intercettazione , diciamo che nella stessa prospettiva si pone tutta la vicenda Riva. Riva si riteneva truffato (…) dalla società Castelet perché aveva acquistato fittiziamente i suoi beni, la sua villa, e poi la Castelet aveva venduto questi beni a Vigna e Vigna poi li aveva ceduti a Donato Vincenzo, quindi Riva si sente truffato da questa evenienza e quindi si rivolge a Iaria Bruno, che pone in essere una serie di attività indicate a pag. 545 della sentenza Barbieri, 546, dove si dà atto che Riva Sergio si rivolge a Iaria per cercare di convincere Vigna Donato a restituirgli i 750 mila euro di questa villa. Ecco, Iaria Bruno non gli pare vero, insieme ad Argirò e Caglioti organizzano una sorta di pressione nei confronti di Vigna, tuttavia  vi erano i telefoni sotto controllo e le ambientali quindi Caglioti Salvatore viene arrestato per questa vicenda e all’interno del portafoglio viene trovato il numero di Vigna con il nome di Vigna.
La stessa vicenda trova contezza a pag.18 della sentenza che definisce il processo Minotauro in sede di abbreviato, quindi Cassazione Agresta più altri 2015. Ecco, perché facciamo riferimento a questa vicenda?  Perché faccio mie le osservazioni del maggiore Fanelli che abbiamo sentito in udienza, e dice “Si era venuta a creare una controversia della quale parlerà in maniera dettagliata la collega Del Gaudio, da cui emergevano di fatto gli stessi soggetti che erano emersi nella vicenda per cui Bruno Iaria aveva chiesto l’intervento e avrebbe dovuto recuperare il credito”, pag. 59. Cioè questa vicenda costituisce un altro elemento di collegamento tra Minotauro e San Michele, Donato Vincenzo, Minotauro Iaria Bruno, Argirò Vincenzo, Caglioti.

Nel processo San Michele si rinvengono invece altri contatti che costituiscono riscontri individualizzanti all’esistenza della compagine criminale; vi è la conversazione 8554 del 5 dicembre 2011, Donato Antonello parla con tale Raso Luigi di Gioffré Giuseppe, è importante questa conversazione perché il Donato Antonello aveva ricevuto non si sa da chi l’informativa di Minotauro, la richiesta di misura cautelare o la misura cautelare di Minotauro e quindi  la legge e dice a questo Raso Luigi, gli parla del contenuto della annotazione o della misura. Raso Luigi gli chiede “ma questi sono tutti gli arresti che hanno già fatto, eh…?” E lui dice “no, qui ci sono indagini ancora”, siamo nel 2011. Dice Donato Antonio “vogliono a Mario”. Raso Luigi “Che c’entra lui? Che c’entra?”…”C’è nelle intercettazioni”, dice Donato Antonio, “Con chi?” e Donato Antonio “Con la buonanima di Gioffré che prima faceva parte di noi”. “Ma chi è questo Gioffré?” dice Raso Luigi, “Quello che è morto, la buonanima, Peppe Gioffré”. “Ah, sì sì sì sì e il figlio si salvò”, dice Raso Luigi. In effetti il figlio viene colpito nell’attentato, dopo una settimana di coma fortunatamente è sopravvissuto.

E poi chiede Raso Luigi, riferendosi a Mario Audia “E’ tuo socio questo?E’ socio con te lui qua?” e Antonio dice “Sì” e Raso Luigi “E come cazzo fai a mantenerti in questa maniera? (…)” Qua Antonello Donato dice di Audia Mario come suo socio attuale nella concessionaria. Ora, signori giudici, come può interpretarsi il narrato di Donato Antonello riferito a Giuseppe Gioffré “Prima faceva parte di noi”? Ci sono interessenze economiche, patrimoniali, hanno vinto al lotto, hanno avuto delle proprietà tra Gioffré Giuseppe e Donato Antonello? Ci sono legami parentali (..)? Ecco, del perché torno all’incipit della requisitoria, questa conversazione si comprende esclusivamente in termini di ’ndrangheta, “prima di morire faceva parte di noi”, del “noi” ’ndrangheta. Ed è un’ulteriore dimostrazione questa affermazione dell’unitarietà della ’’ndrangheta, perché Donato Antonello fa parte della ’’ndrina di San Mauro Marchesato a Torino , sta parlando di Gioffré Giuseppe del locale di Nadile di Careri a Torino. E quindi si pone nello stesso contesto, evidenziato dal “noi”.
Ecco, ci sono poi altri elementi di conferma , riscontri individualizzanti al narrato dei collaboratori che emergono in San Michele. Emblematica è la conversazione 15139 del 22 giugno 2011, siamo a poco più di 10 giorni dall’esecuzione di Minotauro. La conversazione ambientale si svolge nei locali della società “Spazio” e Donato Antonello compulsa gli atti di questa annotazione con Audia Mario e Sisca Gregorio. Che stiano compulsando gli atti ce lo dice proprio Donato Gianluca, “abbiamo acquisito l’interrogatorio”, pag.2 di Donato Gianluca, che riferisce alle SV “Mio fratello ha avuto un’informativa dai CC ma non so come, io me la sono trovata in ufficio, l’ho scaricata io quella dalla chiavetta, era un’informativa di 2500 pagine che si trovava su un PC all’interno dell’ufficio, era una chiavetta che mi ha dato mio fratello e io l’ho copiata sul pc dell’ufficio. A volte, nelle pause, leggevo l’informativa, per me era come leggere un libro, con espressioni investigative che mi incuriosivano, tipo alcune cose scritte su Audia. Guardavo le foto che erano presenti per ogni personaggio arrestato, solo per curiosità”. Quindi dell’informativa ce ne parla Donato Gianluca. Ora è una conversazione che meriterebbe di essere letta tutta, però non si può. In questa conversazione che cosa fanno le tre persone presenti? Procedono a vedere se in questa informativa ci sono anche loro. Questo è l’interesse delle persone presenti che, ripeto, sono Audia Mario, Donato Antonello e Sisca Gregorio, e quindi vanno a vedere se le loro utenze ci siano. E non solo che ci siano, ma anche gli incroci tra le varie fattispecie, lo dice proprio Sisca durante il colloquio “lo sapete, quello che è importante per noi sono gli incroci.. avete capito agosto 2008 quando sono andato là avevo il 530 xb quello nero..” e vanno a verificare se ci siano i loro numeri, “il vostro non c’è, il mio mai no perché secondo voi?” quindi il numero di Mario Audia non lo trovano nell’informativa e Sisca conclude dicendo che se fossero vere le affermazioni riportate in quell’annotazione il compare Mario, cioè Audia, non sarebbe stato presente lì con loro, ma sarebbe già finito in carcere. Dice “se queste cose erano attendibili il compare Mario non era qua con noi” ed è da evidenziare che il Mario, sentita questa battuta, ride. Sono consapevoli di appartenere allo stesso contesto mafioso, ‘ndranghetista. Ma c’è un passaggio particolare che preme ricordare, perché in questo dialogo, quindi 15139, si parla di Zanchetta Giorgio, consigliere Iannibelli lo ricorderà perché è emerso nel processo di qualche anno fa, Crimine, quello su Cataldo Carmelo, Cataldo Giovanni, Zanchetta Giorgio è la persona dove si era tenuto il pranzo per il festeggiamento della dote conferita a Lentile Nicodemo. Cosa dicono di Zanchetta Giorgio in questa conversazione? Sisca Gregorio dice che non ricorda “se Zanchetta Giorgio ha il grado di trequartino o quartino” e lo dice ad Audia e Donato Antonello. Ora, che la ’’ndrangheta sia un’organizzazione segreta è stranoto, ma è anche importante evidenziare che la delicatezza dell’informazione riferita da Sisca alle altre persone ha un’indubbia rilevanza auto ed etero accusatoria. Perché non si può non considerare come una constatazione effettuata da un intraneo ad altri affiliati.
E quindi ha una rilevanza importantissima, si torna a parlare in questa conversazione, inoltre… ah, aggiungo che la sentenza nei confronti di Cataldo Carmelo più altri è stata prodotta in atti, 10 settembre 2015 ed è nel DVD sentenza n.19. Nella stessa conversazione, 15139, gli interlocutori tornano a parlare di Pancari Marcello e dicono che è stato messo agli arresti domiciliari il giorno prima! Ora, di questa situazione (…) ne parla il maggiore Fanelli e dice proprio, dà contezza del fatto che sia stato messo agli arresti domiciliari il 21/6/2011 il Pancari, lo dice a pag.51 e poi abbiamo prodotto la documentazione attestante la sottoposizione agli arresti domiciliari. Ora, nella conversazione i dialoganti si rallegrano del fatto che Pancari Marcello sia stato messo agli arresti domiciliari, cioè Audia dice che “è  buono”, questa cosa che è capitata, ed è talmente buono che sperano che venga meno l’intero impianto accusatorio.
Antonello dice “a Marcello l’hanno liberato ieri sera (…) ai domiciliari”, Mario “E’ buono, meno male”, Gregorio “ora più di uno esce” e Mario dice “Sì” e Gregorio dice “E’ una bella cosa, eh… “. Quindi si rallegrano del fatto che Pancari sia stato messo fuori, che senso ha se non nella prospettiva di una comune appartenenza? Inoltre voglio far presente che il nome di Zanchetta oltre ad essere presente nel processo Minotauro, Crimine, perché Nicodemo come dicevo ha ricevuto una dote, il festeggiamento  è stato fatto presso il suo capannone di Sant’Antonino, questi fatti risultano acclarati nella sentenza della corte d’appello a pag. 538, Corte d’Appello che ha definito il processo in sede di giudizio ordinario, di dibattimento, presidente Perrone. Ecco, Zanchetta però non solo ricorre in Minotauro, non solo ricorre in San Michele, ma ricorre in San Michele anche per un altro motivo, perché a casa di Greco Luigino in sede di perquisizione effettuata il 1° luglio 2014, vengono reperiti gli assegni riferibili al suo nucleo famigliare, al nucleo famigliare di Zanchetta Giorgio, il problema è che Greco Luigino non sa come mai si trovino quegli assegni presso casa sua. E questo indubbiamente rappresenta un’ulteriore connessione tra le vicende di Minotauro e San Michele.

“Quando ci sono queste grigliate bisogna andare un po’ da tutte le macellerie”

 

DONATO Antonio alla destra dell'AUDIA Mario con maglia nera

DONATO Antonio alla destra dell’AUDIA Mario con maglia nera

Sempre sullo stesso argomento, dei riscontri individualizzanti emergenti in San Michele riferibili a Minotauro vi è il tema delle grigliate, perché vi è un’altra importantissima conversazione, 28180, tra Greco Domenico e Donato Antonello nella quale i due si domandano e pongono in discussione l’operato di Audia Mario, Audia Mario che voleva beneficiare una sola famiglia dei detenuti di Minotauro, quella di Agresta Antonio, e dicono i due interlocutori che “non è giusto, non  è corretto, non risponde alle regole”, alle regole, la volontà e l’intenzione di Mario Audia, perché quando ci sono “queste grigliate bisogna andare un po’ da tutte le macellerie”…. da tutte le macellerie. Ecco, dice Greco Domenico “siamo tutti figli della Madonna”, “ci vanno un po’ di regole per tutti, siamo tutti figli della madonna”. E Donato Antonello condivide questa impostazione, “eh… sennò poi vi rimane tutta la carne da comprare, almeno all’altra macelleria..ce ne vuole di carne per queste grigliate, zì!”. Donato dice, riferendosi a Mario Audia: “Lui tiene una sola religione” e Greco, riferendosi ad Audia e alla sua volontà, intenzione di favorire una sola famiglia: “non è che puoi fare a uno lo riempi che lo ammazzo e all’altro lo appendi a un palo  a digiuno, non va bene, ci va una regola a tutte le cose, dai”.
Ecco, da notare che l’incipit di questa conversazione 28180 del 13 marzo 2012 , captata sull’utenza in uso a Donato Antonello, si parla di bonifico, di denaro, si parla dei soldi che devono dare, per poi passare, il discorso, ma l’oggetto è lo stesso, alle macellerie, alle grigliate, alla carne, il tema è come dobbiamo assistere le persone che vengono arrestate in queste grigliate, quali macellerie dobbiamo favorire. Ora noi abbiamo sentito il maresciallo Graziano in quest’aula, l’udienza del 25 maggio 2016,  e lui ci ha riferito che questa conversazione, la 28180, deve essere posta in stretta relazione con quella avvenuta circa un’ora dopo, la 1646, che sono conversazioni che preludono alla consegna di denaro avvenuta presso il carcere di padova, di 500 euro al detenuto Agresta Antonio classe ’60, che era stato colpito da misura cautelare nel procedimento Minotauro. Non mi dilungo più di tanto ma come si può evincere dalla deposizione del maresciallo Graziano, Sisca Gregorio viene contattato da Iannone perché deve passare presso il benzinaio a portare i soldi per quello che sta “agli alloggi”, cioè per quello che è detenuto, perché l’indomani devono andare a colloquio e in effetti il giorno 16 ci sarà il colloquio con i familiari di Agresta Antonio. Ebbene, la data di scadenza per il conferimento di denaro da parte di Sisca Gregorio è il 15 sera, quindi le due conversazioni che sono una di seguito all’altra, preludono alla consegna di denaro che avverrà il 15 sera e il 16 ci sarà la dazione di denaro, come risulta dalla documentazione acquisita, a favore del detenuto Agresta Domenico, classe 1960. Ora però mi siano consentite due brevissime riflessioni: il destinatario di questa raccolta di denaro sicuramente è ‘ndranghetista, Antonio Agresta è stato giudicato e la sua condotta è stata acclarata, accertata. il riferimento alle grigliate, fatto proprio da Donato Antonello e da Greco Domenico, lascia intendere che ci sia un obbligo elastico, nel senso che può riguardare un numero indeterminato di soggetti che mal si concilia con la sola vicinanza degli interlocutori con la famiglia di Agresta Antonio classe ’60 e quindi una sola “macelleria”, quella che voleva fare Audia Mario. Quindi, essendo le grigliate e le macellerie molteplici, vuol dire che nella loro riflessione si faceva riferimento alla necessità di beneficiare, di assistere altre famiglie di ‘’’ndrangheta. Evidenzio un altro particolare: la segretezza del dialogo, nel dialogo vengono utilizzati termini criptici e convenzionali che non avrebbero assolutamente senso in relazione a una vicenda di cortesia, di amicizia familiare, perché se hai un problema di questo tipo e devi decidere a chi dare dei soldi e sono persone “amiche”, amiche, punto, non hai bisogno di utilizzare tutti quei termini criptici e convenzionali, grigliate, macellerie, “siamo tutti figli della madonna” e quant’altro. E quindi la stessa terminologia è indicativa della consapevolezza che hanno gli interlocutori della pericolosità della loro condotta perché è indice di appartenenza mafiosa, questa condotta.  E poi , signori giudici, vi è anche il riferimento alle “regole”, più volte menzionate, che è un termine che non può essere considerato come equivoco, perché la regola è l’espressione di un ordinamento, un ordinamento che impone una condotta attiva o passiva, in questo caso attiva. E’ un comportamento da osservare, la domanda è: qual è questo ordinamento nel caso di specie, perché dovevano provvedere a mandare dei soldi ai detenuti? Certo, se fosse la pietas, se fosse un atto di assistenza ai detenuti spontaneo, genuino e non riconducibile ad un ordinamento particolare non avrebbero utilizzato quei termini, quindi dev’essere un ordinamento che impone questa regola illecito.
E quindi sembra consequenziale che l’ordinamento di cui stiamo parlando, perché i soldi vanno a finire a “quello degli alloggi” sia la ’’ndrangheta e in questo senso assume un particolare di rilievo quello che dice Greco Domenico, “siamo tutti figli della madonna”, cioè siamo tutti ndranghetisti, e anche qui questa vicenda non avrebbe senso se non interpretata alla luce della comune appartenenza alla ’’ndrangheta .

Abbiamo poi un’altra vicenda che riguarda Pasqua 2012, dove qui Greco Domenico invia per la consegna di buste di genere alimentari, il suo amico Mascolo Vincenzo. E qui l’abbiamo sentito Mascolo Vincenzo [ è l’ultimo teste dell’udienza del 13 aprile, trovate il resoconto qui ] , cercava di dire il meno possibile, il meno possibile… e abbiamo anche acquisito il suo verbale di sommarie informazioni che è ancora più illuminante, del 12 luglio 2014. Mascolo Vincenzo risponde così in quel verbale: “All’ufficio che mi chiede se Greco Domenico abbia mai chiesto il mio aiuto o la mia collaborazione per raccogliere denaro o altri beni anche di natura alimentare rispondo che ciò non è mai capitato”, lo esclude proprio all’inizio, fino a che non gli fanno sentire la conversazione, allora dice “si, in effetti qualche cosa.. mi ha dato qualche provola che io avrei dovuto consegnare ad un amico comune che abita a Volpiano”, ma non lo dice subito, chi è questo amico di Volpiano? E poi ammette: “E’ Agresta Antonio” e dice “un’altra ai miei nipoti”. Agresta Antonio era detenuto all’epoca e lo era anche il figlio Domenico. Dice in questo verbale di S.I.T. (Sommarie Informazioni) : “l’iniziativa di acquistare i generi alimentari per Agresta Antonio è stata di Domenico Greco, io mi sono  limitato nella consegna. Preciso che Greco Domenico è un buono e aiuta le persone senza secondi fini”. E poi ci racconta del perché chiama Greco Domenico e dice di non aver potuto consegnare, e dice che “il citofono non funzionava” e quindi perché non si reca a portare… su all’appartamento? Perché dice “non mi è sembrato corretto presentarmi all’uscio visto che Antonio era detenuto e a casa ci sarebbe potuta essere solo la moglie. Ho quindi preferito chiamare Greco Domenico e informarlo della circostanza”. Il problema però è che quando lui chiama Greco Domenico per informarlo della circostanza gli dice queste parole: “a uno solo, e poi gli altri due domani, no perché  sono andato e non era… il campanello non funzionava.. non sono voluto andare sopra, hai capito?”, quindi lo stesso Vincenzo Mascolo dice che doveva consegnare a più persone delle buste, su incarico di Greco Domenico, dice proprio “a uno solo ho già consegnato e poi gli altri due domani”. Ma il problema è che se andiamo a chiedere in udienza, lo abbiamo fatto più volte, a Mascolo Domenico “ma chi erano le altre persone che dovevi omaggiare delle buste inviate da Greco Domenico?” non abbiamo ottenuto nessuna risposta, non sapeva dirci a chi erano destinate queste buste. Gli abbiamo addirittura fatto presente , in udienza, che Donato Antonello diceva che le altre buste erano destinate non solo ad Agresta Antonio ma anche a Perre Francesco e Agresta Antonio classe ’73 e lui dice “non mi ricordo, io dovevo portare solo le buste ad Antonio Agresta, quello del citofono rotto”.
Ecco, la deposizione di Mascolo Vincenzo è particolarmente indicativa, anche perché ci sono dei passaggi in cui lui parla e risponde al telefono con un’espressione tipica, “la bellezza di compare Domenico”.. un’espressione tipica calabrese della ’ndrangheta calabrese, quando gli chiediamo conto – al sig. Mascolo Vincenzo – di questa espressione, lui ha il coraggio di dire che sia un’espressione partenopea napoletana, che si usa dire così a Napoli, abbiamo sentito il maresciallo Graziano riferire che ciò non è  assolutamente vero, è un modo …. un saluto particolare che viene utilizzato non solo dagli ndranghetisti però è tipico di questa associazione criminale e lo utilizza Mascolo Vincenzo. Ecco, quindi perché Greco Domenico deve utilizzare Mascolo Vincenzo per portare le buste ai detenuti di Minotauro? Perché ? E perché tutta questa segretezza, questa attenzione a non farsi scoprire, questa reticenza da parte di Mascolo Vincenzo, perché ? Si può spiegare anche questa conversazione soltanto nella prospettiva di un unico contesto associativo, San michele, quindi questo costituisce un altro riscontro esterno individualizzante alle dichiarazioni dei collaboratori.

In San Michele c’è un altro punto di contatto importantissimo con Minotauro, la vicenda SETUP [ resoconto completo udienza 13 aprile 2016 ] , che concerne Greco Luigino ma concerne anche Crea Adolfo e Losurdo Giacomo (…) perché il ricavato di questi biglietti, che La Rosa come esponente della Setup si è impegnato e ha dato ai CREA tramite Greco Luigino, vengono destinati alle spese dei carcerati, e questa cosa la dice Crea a Losurdo, “Questi biglietti servono per i carcerati” e sulla questione, e anche questo  è importante rilevarlo, sulla questione della destinazione del ricavato dei biglietti ai carcerati, sono stati sentiti in quest’aula Greco Luigino, Castronuovo Rosario e anche La Rosa. E mentre Castronuovo Rosario e Greco Luigino hanno ricordato questa particolare destinazione dei soldi ricavati, cioè i carcerati, La Rosa non se l’è ricordata, non ha ricordato alle signorie vostre questo dato. E’ da tener presente che a domanda specifica Greco Luigino ha detto di averlo riferito a La Rosa Lorenzo, che questi soldi erano destinati ai carcerati.  La vicenda dell’estorsione alla SETUP quindi con la destinazione ai carcerati che facevano capo a CREA e a LOSURDO è importante anche per un altro motivo, perché in Minotauro emergono altre vicende in cui l’associazione criminale di cui stiamo parlando compie delle estorsioni e si avvale , con la scusa di dover recuperare il denaro, per pagare le spese dei carcerati e questo risulta da sentenze passate in giudicato.
La sentenza della corte d’appello, relatore Barbieri, quella che definisce il processo in sede di abbreviato, fa riferimento alle condotte poste in essere da Ciccia Nicodemo verso Albanese Domenico, siamo a pag.136 di questa sentenza, fa riferimento e dice che Ciccia si recò presso Albanese Domenico chiedendogli del denaro e asseriva di agire su richiesta di altre persone al fine di aiutare i carcerati e che tali persone preliminarmente avevano incontrato anche Iaria Bruno. Nella stessa pagina, 136, si parla del tentativo di estorsione, posto in essere da Argirò Vincenzo e da Agostino Francesco, classe ’60, esponenti del Crimine di Torino, ai danni dell’imprenditore Sinisgalli Antonio, effettuato mostrando alla vittima gli atti del procedimento penale ai quali erano all’epoca sottoposti, affermando di far parte di un’organizzazione di trenta persone e sostenendo di dover aiutare i colleghi in carcere e le loro famiglie. La vicenda Sinisgalli signor giudice, per farvi capire con chi aveva a che fare Argirò gli fa vedere l’ordinanza del processo che aveva riguardato Crea nel 2008, “Gioco Duro”, per fargli capire con chi aveva a che fare dice “guarda che siamo questi, noi”, noi siamo questi… per terrorizzarlo. E poi capita ciò che ho detto.
Orbene, nella situazione della Setup Greco Luigino si attiva per agevolare le richieste dei Crea. Ricordo, poi ne parlerà più ampiamente e brillantemente il collega Smeriglio, però Castronuovo Rosario a Greco Luigino glielo dice, “non lo mettere in mezzo a La Rosa”, glielo dice, glielo chiede. Ma Greco Luigino non lo sente e viene commessa l’estorsione dei biglietti. Sempre nel processo San Michele ci sono altri contatti riferiti alla vicenda Minotauro, in particolare ci sono i rapporti tra Mirante Nicola, imputato, e Agresta Antonio classe ’60, la storia del pesce, che laggiù… Peppe u banditu, ne parleremo poi successivamente, e poi ci sono le dazioni di denaro che Mirante fa verso Talluto a pochi giorni dall’inizio della collaborazione con la giustizia da parte del Talluto. Sono momenti di contatto molto importanti, com’è noto e lo ha riferito anche il maresciallo Graziano nell’udienza in cui è stato sentito, quando viene pagato viene offerto del denaro a un collaboratore di giustizia, a una persona che si sa aveva intrapreso una collaborazione con la giustizia, lo si fa con un motivo solo, ritratta o, se non deve ritrattare, non parlare di me. E qui abbiamo una serie di dazioni di denaro che si ripetono per lunga.. alcuni mesi e i pubblici ministeri chiedono a Graziano “ma senta nel processo Minotauro è capitato che a qualcuno fosse stato offerto del denaro per ritrattare?” e lui ricorda la vicenda di Marando Rocco, quando cominciò a collaborare con la giustizia e vennero i parenti a sapere di questa vicenda gli fu offerto del denaro affinché ritrattasse. Ecco, questi elementi ci paiono importanti anche per determinare le connessioni tra San michele e Minotauro. Ma non abbiamo finito qui, perché la vicenda Esposito con Mirante è indicativa della stessa appartenenza dei soggetti coinvolti, vado brevissimamente perché su questo tema torneremo però nella conversazione 6541 è evidente il riferimento al “noi” da parte di Donato, Audia e mirante. “Noi” è diverso da “loro”, rappresentato da Zucco e Crea, condannati per 416 bis in Minotauro. E Mirante riferisce a Donato che loro sono diversi dai Crea perché il loro modo di operare era diverso e meno improntato al guadagno, Donato Antonello definisce Crea e Zucco Urbano degli affaristi, avvezzi a chiedere prebende in cambio del loro interessamento, cioè le affermazioni di Mirante sono chiare, quando dice “per il fatto che noi siamo proprio diversi, Antonello, siamo diversi, non è che sono come noi”… “la provvigione”, Donato parla di provvigione, si interessano di una vertenza nel caso di specie e chiedono la provvigione, dice Donato “io sono piccolo però sono bastardo, perché io lo so perché ieri si sono visti”. Qui Mirante cercava “quello che ha la febbre”, lo vuole andare a trovare a casa, cioè Mario Audia, però nell’interrogatorio dell’11 luglio 2014 MIrante non è assolutamente in grado di riferire il perché  coinvolge in questa vicenda Donato Antonello e Audia, ma perché non è in grado di dirlo? Perché la vicenda si spiega in termini di ’ndrangheta . Non ci sono alternative all’interpretazione, Donato Antonello e Audia intervengono perché devono far valere le ragioni di Mirante contro Esposito che si era rivolto a Zucco e Crea. Questa è la realtà, ecco perché il “noi” si differenzia dal “loro”, perché noi siamo meno affaristi.

<<Noi siamo diversi da loro>>

Ecco, signori giudici, io poi sempre nel processo San Michele vi sono due dati che si desumono dall’interrogatorio di Mirante e servono per avvalorare la ricorrenza di un’associazione criminale chiamata ’ndrina di San Mauro Marchesato a Torino. Siamo a pagina 3 dell’interrogatorio del 12 settembre 2014, interrogatorio versato in atti. Dice Mirante Nicola, <<alla domanda se per quanto a mia conoscenza Audia e gli altri suoi amici tra i quali il citato Donato Antonello da un lato, Crea e Zucco dall’altro, facciano parte dello stesso contesto criminogeno, come da me definito nello scritto con riferimento al solo Audia, rispondo che ho molta difficoltà a rispondere a questa domanda ma non posso negare che effettivamente avevo consapevolezza della loro appartenenza ad un contesto o ambiente di natura crimonoso. Grazie a questa loro qualità riescono a intromettersi in realtà economiche e imprenditoriali e a ottenere vantaggi economici e utilità>>. Ecco, questa è una dimostrazione plastica del contesto comune di appartenenza delle due bande ad un unico amalgama, lo dice Mirante, nello stesso interrogatorio dice anche un’altra cosa, << chiesto di dire a cosa mi riferisca con l’espressione riferita a Audia, “persona appartenente a contesti che non mi vennero esplicitati ma di chiara natura criminosa” rispondo ribadendo quello che ho detto, cioè la pericolosità di Audia, non so cosa altro posso dire, io ero attanagliato da queste persone, intendo Audia ed altre, non sapevo come uscirne, per questo ero presente agli incontri, tutti mi cercavano e non potevo sottrarmi, altro non posso dire. Alla domanda circa le mie difficoltà di approfondire tali tematiche dico che effettivamente ho paura>>.
Ora, è un interrogatorio di un imputato e ha una valenza, dobbiamo trattarlo con le pinze, però è indubbio che si riferisca ad un contesto criminale associativo ben determinato a cui partecipano sia Crea e Zucco sia Audia e Donato Antonello, è indubbio ma è indubbio che partecipi anche lui al contesto criminale perché altrimenti non avrebbero senso le conversazioni di cui abbiamo parlato in precedenza dove lui con Donato Antonello dice <<Noi siamo diversi da loro>>. Il contesto è unitario ma ci sono  alcune diversità come vedremo anche nel prosieguo. Ecco, questi sono i riscontri esterni alle dichiarazioni dei collaboratori, che si evincono dalle vicende Minotauro , San michele e San Michele – Minotauro. Poi ci sono una serie di altri riscontri, che vado ad indicare, e che non hanno connessioni con Minotauro, quindi ecco alle 12:03 siamo usciti da Minotauro, quali sono questi elementi che attestano l’esistenza della ’’ndrina e costituiscono riscontri individualizzanti ancora alle dichiarazioni dei collaboratori?
(…) C’è una conversazione in cui Donato Antonello parla con Carvelli Simone, che abita in Liguria, e parlano dell’articolo del giornale “Il Crotonese”, che abbiamo prodotto. L’articolo, il titolo è “storia dello scontro tra i clan di Isola”, ebbene nella conversazione 3700 del 14 gennaio del 2011 i due interlocutori parlano di questo articolo, ma come parlano di questo articolo? Il Carvelli dice “c’è un pentito che  ha detto certe cose sul clan Arena-Nicoscia di Isola, ci ha messo nel mezzo pure a noi di San Mauro” ..”E non gliel’hanno spaccato per niente il muso ancora?”. Donato Antonello, che di ’ndrangheta se ne intende, chiede chi fosse il collaboratore e quando comprende che si tratta di Salvatore Cortese, cioè la persona che abbiamo sentito qua, quello dei tatuaggi , dice che sono quattro anni che stava accusando tutti… “sono quattro anni questo qua che accusa tutti”. Ecco, ora … l’espressione “ha messo in mezzo anche a noi”, se andiamo a vedere l’articolo si ricordava il processo in corso all’ora presso il tribunale di Crotone nei confronti delle cosche Arena-Nicoscia, a seguito dell’operazione “Ghibli” coordinata dalla DDA di Catanzaro, se andiamo a vedere quell’articolo come si può interpretare “ha messo in mezzo anche noi?”..”sono quattro anni che questo collaboratore accusa a tutti”?  Come si può interpretare se non come una comune appartenenza dei dialoganti allo stesso contesto criminale di cui parla il collaboratore di giustizia e di cui ha parlato qui davanti a noi, e di una ’ndrangheta che opera al sud come al nord, e in piemonte? Perché la conversazione avviene tra Donato Antonello che sta in Piemonte e Carvelli Simone che sta in Liguria e quindi questa conversazione poi è un momento importante del processo, perché segna l’inizio dell’operazione San Michele, abbiamo sentito il maggiore Fanelli raccontare che dapprima l’indagine era sull’attualità del locale di Volpiano e quindi della ’’ndrangheta di Volpiano, poi però emergono elementi che portano a occuparsi anche del gruppo dei crotonesi, e l’elemento fondamentale che consente di fare la svolta e di partire con un procedimento che poi sarà il nostro, quello portato alla vostra attenzione, è proprio questa conversazione, la 3700, “ha messo in mezzo anche noi”, lì abbiamo avuto contezza di avere un gruppo che, come dice Oliverio, si appoggia al locale di Volpiano ma si appoggia anche ai Crea. Abbiamo poi, sempre sullo stesso tema, sull’esistenza della ’ndrina, le dichiarazioni di Cuteri, l’abbiamo sentito qui in udienza, e parla di Mario Audia, parla di mario Audia e ci racconta di essere andato a chiedere informazioni su chi era questo Mario Audia, ne parla con Mungo e Mungo dice a Cuteri << Mi disse che era uno abbastanza importante in questa famiglia e che non c’era da scherzare tanto con lui>>. PM: “In questa famiglia cosa intende?” …”In questa famiglia di personaggi qui”…”Sia più chiaro”…”Io sono più chiaro, mi disse che lui era un pezzo da novanta, questo mi ha detto, mi ha detto guarda che Mario è un pezzo da novanta, conta!”. Non vuole dire di più però il cuteri, il PM Dott. Smeriglio lo incalza e gli dice: “Quando è stato sentito dai carabinieri del ROS disse <<ho sempre sospettato che Mario fosse un delinquente inizialmente solo d’atteggiamento, poi dopo le minacce ricevute ho saputo da Mungo Antonio che Mario era un pezzo da novanta nella ’ndrangheta>>, nella ’ndrangheta (…) così dice ai Carabinieri, e Cuteri dice “così mi ha detto”. Il presidente fa presente a Cuteri: “Sì ma la contestazione che le fa il pubblico ministero è che quando è stato sentito dal ROS ha proprio detto << mi disse che era un pezzo da novanta della ‘ndrangheta >> questo lo conferma o no? E Cuteri dice “Sì, sì, glielo confermo perché è questo che mi ha detto”.
Ora che cosa si evince dalle dichiarazioni di Cuteri? Sicuramente che Mario Audia è un pezzo da novanta della ’ndrangheta , ma anche un’altra cosa, in questa famiglia Mario Audia, Cuteri parla della famiglia, di una famiglia di cui Mario Audia è un pezzo da novanta, quindi di un insieme di persone che è intorno a Audia Mario, pezzo da novanta della ’ndrangheta.
Altro personaggio, Pasqua Giuseppe. Anche lui è uno che di fatti criminali se ne intende, è una persona, il dott. Smeriglio l’ha sentito approfonditamente, che è molto molto vicina agli ambienti della ’ndrangheta calabrese, ebbene a domanda del pm circa il gruppo di riferimento dei Greco egli a pag.  38 dice, utilizza questa espressione, parlando di Greco Domenico, Greco Roberto, Audia, udienza 20 settembre 2016, dice:”sempre tra di loro, sono tutti tra di loro, io mi sono rivolto, me l’ha detto lo zio,  è venuto a trovami, mi ha detto ti pago io, basta, io ho assegni di questo Mario ancora a casa che non è che mi ha pagato uno” sono tutti tra di loro, è un gruppo. Quando poi viene esaminato dall’avvocato Romeo, l’avv. Romeo ha premura di chiedergli “poi si è espresso così, ha detto <<là sono tutti loro>>, ci può spiegare cosa intende?” e Pasqua dice: “Sono tutti parenti, tutti parenti suoi e io non lo sapevo, sono tutti parenti di sto Greco Roberto, io non lo sapevo neanche, quando io parlavo con Roberto arrivava tutta questa gente, questo Mario, suo zio, Domenico”. Ecco, le domande dell’avvocato Romeo sono molto perspicaci, molto attinenti, perché  il dato che portava Pasqua Giuseppe era molto importante e quindi Pasqua Giuseppe cosa dice, “sono tutti parenti” come giustificazione delle gravi dichiarazioni che aveva reso prima al dott. Smeriglio. Il problema però, mi permetto di osservare, è che non sono tutti parenti, perché Audia Mario e Sisca Gregorio che intervengono nella vicenda di Greco Roberto, “uomo fatto a forza”, dice così Pasqua Giuseppe, non sono parenti dei Greco ,non hanno nessuna parentela, e allora perché costituiscono un gruppo se non hanno nessuna parentela?

“meno male che questi sono così, meno male che sono preistorici, meno male che sono stati congelati fino ad ora, perché altrimenti sarebbero al posto nostro!”

Altri elementi che attestano l’esistenza della ’ndrina …torno alla vicenda della Setup , ci sono dei passaggi su cui siamo più volte tornati nel corso dell’istruttoria in cui Greco Luigino parlando con La Rosa Lorenzo fanno capire la loro consapevolezza di appartenere a un noi criminale distinto da un’altra entità pur sempre criminale. Se andiamo ad ascoltare, l’abbiamo sentita più volte, la conversazione 3162, tra Greco Luigino e il suo compare La Rosa Lorenzo, dico compare perché è proprio compare nel senso di battesimo religioso, i due interlocutori commentano nel dialogo l’incontro avvenuto il 31 di marzo del 2011,con Crea Aldo e Losurdo Giacomo, e descrivono l’evento come una scena di altri tempi, la richiesta dei biglietti secondo loro era avvenuta secondo dinamiche delinquenziali non più attuali, parlano di scene da “padrino”… Tale consapevolezza delle dinamiche delinquenziali antiquate porta La Rosa a dire “meno male che questi sono così, meno male che sono preistorici, meno male che sono stati congelati fino ad ora, perché altrimenti sarebbero al posto nostro!”. E la considerazione di La Rosa trova Greco Luigino consenziente. Ora questo dialogo a giudizio dei pubblici ministeri attesta che gli interlocutori si ritengono esponenti di un modo di essere delinquenti più moderno, più evoluto, meno datato e preistorico di quello proprio dei Crea. Il senso della frase non può essere quello riferito da Greco Luigino durante l’esame, Luigino ha detto “noi intendevamo dire meno male che sono  così preistorici perché sennò sarebbero al posto nostro come persone che vivono onestamente”, è illogica questa conseguenza, la frase non ha senso logico se intesa come riferito qui da Greco Luigino perché i due in quella conversazione stanno parlando di malandrini, stanno parlando di delinquenti, che vivevano all’antica, con metodi tradizionali. Quindi il discorso ha un senso unitario che non può cambiare oggetto nel giro di pochissime battute, da affari illeciti diventare affari leciti, condotte di vita regolare. Mi si dirà “ma La Rosa non è partecipe al gruppo, è estraneo, lavora ad una società di eventi, rinomata”, abbiamo prodotto la documentazione (…) La Rosa ha ricevuto una misura interdittiva da parte della Prefettura di Milano, per questi fatti. Però a mio giudizio, a nostro giudizio, non rileva il fatto che La Rosa non si possa considerare intraneo all’associazione ’ndrangheta, perché lui dal tenore delle conversazioni risulta pienamente consapevole delle dinamiche criminali che legano il gruppo Crea-Losurdo a quello Greco (..). E poi ricordo che su alcuni punti è reticente, non dice che i soldi erano destinati ai carcerati e questa è una cosa assolutamente importante, quindi il significato delle frasi pronunciate, “erano all’antica, congelati”… significa soltanto che Crea e Losurdo appartengono, visto l’esito dell’operazione Big Bang ultime, appartengono a un gruppo delinquenziale diverso da quello dei Crea e che applica metodi illeciti più sofisticati e più moderni, quindi Greco Luigino insieme con Losurdo fanno comunella insieme per distinguersi da Losurdo-Crea.  In questa prospettiva bisogna pure ricordare che in altra conversazione, la 4000, La Rosa e Greco Luigino fanno riferimento al fatto che dovranno parlare di questo comportamento dei Crea verso La Rosa a “quello che mo arriva” e quello che “mo arriva”, ci hanno riferito entrambi qui davanti a voi, si trattava di Masotino, Masotina Tonino, Antonio, detto “formaggino”, un soggetto che ha molti precedenti, è claudicante, quindi ci hanno voluto dire che loro avrebbero voluto riferire questa situazione a Masotina una volta che  costui sarebbe uscito dal carcere, il problema è che Masotina Antonio non è uscito assolutamente nell’immediatezza di questa conversazione, è uscito circa un anno e quattro mesi successivamente, ma è ancora più importante quello che segue della conversazione, perché nella prospettiva di Greco Luigino e La Rosa Lorenzo, questo “mo che arriva” oltre a parlare con i Crea, deve parlare anche con quello “lungo, della Spazio, l’anima lunga della Spazio” gli deve “preparare il tè”, cioè a Donato Antonello.
Ora, come fa a essere Masotina Antonio che può avere dei poteri su Donato Antonello? E’ illogico, inverosimile che in quel passaggio della conversazione i due facciano riferimento ad Antonio Masotina detto “formaggino”, lì stanno parlando di Greco Angelo e La Rosa lo sa, perché lo dice anche qui davanti a voi lo dice, che è stato contattato perché Greco Luigino gliel’ha detto, che veniva Greco Angelo a cui avrebbero dovuto dire questa cosa, del comportamento dei Crea.
Quindi perché non dire chiaramente che “questo che arriva mo”, come risulta in quel periodo da diverse conversazioni, è Greco Angelo? perché avrebbe dovuto dire di essere a conoscenza il La Rosa della situazione della consorteria, dell’associazione.
Ecco, due parole brevissime sempre su Greco Luigino e sull’esistenza dell’associazione, la Procura ha prodotto la sua dissociazione… (…) cosa vuol dire? Vuole dire far parte di un’entità da cui ci si dissocia… E’ vero che Greco Luigino dice “se quello che ho commesso costituisce in diritto associazione a delinquere di stampo mafioso io mi dissocio”, d’accordo, ma ti stai comunque dissociando da un qualcosa a cui tu stesso hai detto di partecipare.
Altri elementi attestanti l’esistenza della ’’ndrina, in particolare le dichiarazioni di Lubine Marian, forse pensando che fosse finita l’audizione di Oliverio, lo avevamo sentito il 17 novembre 2015, all’inizio dell’udienza del 18 ha ritenuto di fare delle dichiarazioni spontanee di cui ha detto il collega Smeriglio quale utilità abbiano erga omnes, e ci dice di aver conosciuto Oliverio in carcere, quindi dà un riscontro alle dichiarazioni di Oliverio sulla conoscenza, ci dice di averlo ospitato a Torino ma non si ricorda su incarico di chi, il problema è che lo dice Oliverio chi è che gli ha dato incarico, e cioè Audia Mario, Greco Roberto e Donato Vincenzo, però Lubine dice “sì, sì, l’ho tenuto io a Torino, vicino allo stadio”. Ma la parte inquietante e anche interessante della dichiarazione di Lubine è quando riferisce che Oliverio lo porta “a una riunione di ’ndrangheta”. E garantisce per lui, ricorda alcune espressioni.. “Lui sta con me, garantisco io per lui” e Lubine dirà che in questa riunione che si è tenuta in un capannone, oltre a mangiare il capretto, si è visto di tutto, kalasnikov, pistole, ogni bendidio di armi. Ora, dice queste cose Lubine a pag.9-11 delle sue spontanee dichiarazioni, e indica queste persone come pericolose. Ora, le dichiarazioni di Lubine assumono una valenza estremamente  significativa in termini di partecipazione associativa, non solo per l’Oliverio ma per tutto il gruppo di persone che si avvale di Lubine, tutte le persone che hanno a che fare con Lubine, chi lo porta a casa del Serioli, chi lo usa per avere la latitanza, favorire latitanza a Oliverio, tutte queste persone che si avvalgono di Lubine fanno parte della medesima consorteria perché altrimenti lui non sarebbe mai stato portato a una riunione di ’’ndrangheta come lui dice.
La ’ndrangheta non cammina con persone estranee, non cammina con contrasti (ndr, soggetto del quale ci si può fidare e che potrebbe entrare a far parte della ‘ndrangheta), non si porta a una riunione  di ’ndrangheta una persona estranea o quantomeno contigua sulla quale qualcuno eh… garantisca. La ’ndrangheta è un’associazione estremamente segreta e qui c’è un summit di ’ndrangheta e  quindi questa contiguità di Lubine alla consorteria colora tutte le sue condotte. Colora tutte le condotte che lui ha avuto con Donato Vincenzo, Greco Roberto e Audia Mario. E questa dichiarazione di Lubine costituisce un elemento importantissimo di valutazione,  perché attesta non solo l’attendibilità di Olverio che poi il 18 verrà richiesto “ma tu hai partecipato a una riunione in un capannone con Mario…?” ..”Sì, ho partecipato”, quindi… Lubine era motivato, perché ha ritenuto di fare quelle dichiarazioni? Perché lui vuole venire a dire al tribunale e a tutti noi che Oliverio Francesco nel periodo in cui si trovava a Torino continuamente gli chiedeva informazioni sui Greco di Torino, informazioni che Oliverio non aveva e voleva acquisire da Lubine. Spiegazione assolutamente inverosimile alla luce di tutto quello che abbiamo visto, però viene qui davanti a voi a raccontare questa storiella, quindi vuol dire che lui dei Greco sapeva tutto, come lo sapeva Oliverio.
Le dichiarazioni di Oliverio trovano riscontro nelle sentenze che abbiamo depositato , Corte di Cassazione 4386 del 2015 e Corte d’Appello di Milano 3560 2014, la vicenda è la stessa, è la “Blue Call”. Di questa vicenda milanese, si tratta dell’intestazione fittizia di alcune ditte riconducibili a Bellocco Umberto. Nella sentenza della Cassazione si parla di Greco Roberto, pag. 23, che partecipa a una riunione importantissima dove vengono decise le sorti di queste ditte intestate alla Blue Call e si legge “Con riferimento alla posizione di Belcastro Michelangelo la corte d’appello ha rilevato che egli aveva partecipato insieme ai soli Bellocco, Longo, Manetta e Fratto, alla riunione del 22/12/2010 con Greco Roberto, indicato come la persona che aveva consentito di stabilire il contatto con gli uomini di Isola di Capo Rizzuto , operazione del 2015. La Cassazione non specifica chi sia Greco Roberto e quindi è stato necessario acquisire anche la sentenza della corte d’appello di Milano e sul conto di Greco Roberto si dice “nativo di Crotone, anche se residente a Rivalta (TO) era Greco Roberto, presente ad Agrate nella descritta riunione del 22 dicembre su invito di Panetta, la squadra mobile della questura di Crotone riferiva che Greco Roberto era nipote del capo di San Mauro Marchesato , Greco Angelo, classe ’65, legato al sodalizio Grande Aracri di Isola di Capo Rizzuto”.
Che Greco avesse mediato con gli uomini di Bellocco  lo confermava il 27 novembre 2012 Mussaid (…), in pratica questo Mussaid pag. 142 dice: “loro si erano fatti anche coprire da persone di Torino, non mi ricordo perché una volta sono venute anche persone di Torino, comunque “.  Ecco, perché facciamo riferimento a questa vicenda? Perché ne parla Oliverio Francesco,  a pag. 57 dell’udienza del 17 novembre, come già avevo anticipato, dirà “in questo bar ci siamo appartati, è arrivato Mario Audia, Agresta Antonio di Platì, residente a Volpiano, lo stesso Gatto Remo, Roberto Greco e Franco Gatto, c’era pure Pietro Toscano, però il ragazzo se ne rimaneva con un altro paio di ragazzi fuori, non era partecipe in quel momento”, perché dice questa cosa? Poi si comprenderà bene dopo, perché dice che Pietro Toscano, quel signore che abbiamo sentito qui come teste a difesa, è un “contrasto onorato”, cioè una persona che merita, sta per entrare nella ’’ndrangheta ma ancora non è partecipe, quindi cosa succede (…)? “Praticamente mi dissero che i due, io ero già a conoscenza tra l’altro di questo discorso qua, mi dissero che PIetro Toscano ed un altro ragazzo di Rocca di neto, avevano avuto problemi con esponenti della famiglia Bellocco della zona di Brescia o Bergamo, in quanto loro erano come intestatari fittizi delle società che a capo erano i Bellocco” e questa vicenda trova conferma nelle sentenza di cui abbiamo parlato. Quindi anche questa vicenda conferma pienamente e come riscontro individualizzante esterno il narrato di Oliverio Francesco ma testimonia anche la presenza della compagine criminale, perché Greco va a parlare con i Bellocco, e guardate che Bellocco non è una cosa da poco, sono i Bellocco di Rosarno, va Greco a parlare con i Bellocco, un esponente della ’ndrina di San Mauro Marchesato giudicato in primo grado e condannata, e ci va perché  rappresenta le famiglie, dice la Cassazione, dell’Isola di Capo Rizzuto, cioè la zona ampia che comprende Cutro, San Mauro Marchesato . Ecco.

Le bonifiche.

Abbiamo poi altri elementi che attestano l’esistenza dell’associazione ma sui quali sarò brevissimo.
Uno, le bonifiche. Quando si ha il sospetto che ci siano degli accertamenti della polizia, dei carabinieri e delle forze dell’ordine partono le bonifiche, Greco Roberto procura un apparecchio che serve a smascherare la presenza delle bonifiche, prima e dopo MInotauro, il periodo in cui giravano voci che sarebbe intervenuta una ordinanza, e si bonificano tutti , Mirante, Mario Audia, che le toglie e ciò costituisce un elemento di critica di Donato Antonello perché non le doveva togliere.
Anche questo è sintomo di partecipazione, di comune appartenenza ad un gruppo, perché guarda caso si controllano… un po’ quello che era capitato con la lettura delle ordinanze, vedono chi c’è e chi non c’è. Inoltre, altro momento  da rilevare a nostro giudizio è costituito  dai rituali, dai battesimi, in particolare sulla conversazione dei “gennaricchi” di cui parlerà il dott. Smeriglio. Anche qui cercherò di essere brevissimo, ci sono anche le frequentazioni che attestano l’unitarietà e l’esistenza dell’associazione e sulle frequentazioni abbiamo sentito a lungo il maresciallo Fiore che ci ha raccontato dei vari momenti in cui la compagine di San Mauro Marchesato si riunisce. La Cassazione, come noto, ormai uniformemente, menziono Cassazione 2012, 9185 dà un taglio particolare alle frequentazioni, specie quelle per motivi conviviali, dice la Cassazione, “hanno un valore neutro ma se preso di per sé, da solo”, è ovvio che non si può mandare a giudizio e condannare una persona soltanto perché si frequenta con Iaria Bruno e vanno insieme al compleanno della figlia di Iaria Bruno, è ovvio ciò, ma in presenza di un compendio probatorio più ampio, presenza di altri elementi, anche le frequentazioni hanno la loro importanza perché  costituiscono, dice la cassazione, riscontri individualizzanti.
E questo è un dato assodato.
E quindi, come dicevo,di momenti di riunione ve ne sono stati moltissimi. Sono particolari in questi momenti di riunione, quelli in cui a nostro giudizio la ’ndrina di San Mauro si incontra con altri esponenti delle altre compagini delinquenziali ndranghetiste presenti a Torino e, saremo brevissimi,  il primo incontro.. l’organizzazione del compleanno di Greco Domenico, 15 gennaio 2011, perché ci sono dei contatti, ne ha parlato il maresciallo Fiori, tra il figlio di Domenico, Luigi e Donato Antonello per organizzare la festa. Vengono quindi invitati i Nicoscia di Milano, Nicoscia Pasquale classe ’47 e il figlio Domenico, quello di cui parla Schettini, quello della ’ndrangheta mite, ma pur sempre ’ndrangheta [ si veda deposizione teste Schettini ] , poi ha una serie di precedenti che insomma non è proprio uno stinco di santo e non è proprio mite. Vengono invitati e partecipano, vengono viste le auto fuori dal piazzale di Agresta Antonio classe ’60, Perre Francesco, Agresta Antonio classe ’73, Donato Vincenzo, Donato Gianluca, Audia Mario, Sisca Gregorio e Greco Roberto. Trattasi di una riunione certamente conviviale che attesta però le frequentazioni tra quelli di Minotauro e quelli di San michele e quelli milanesi del gruppo Nicoscia. E’ una vicenda in cui poi verrà ad essere impiegato un cantore che avrà poi dei problemi perché molesterà una ragazza e in quella sera verrà (…) picchiato eh…. ecco però ci sono tante persone che vengono viste partecipare (…).
Ecco, è importante un passo di una conversazione in cui si organizza questo convivio a casa di Greco Domenico, perché Antonello parlando con Luigi Greco di Domenico, Antonello dice “a chi glielo dici ancora, a compare Antonio?” (da intendersi Agresta Antonio), “vuoi che glielo diciamo?” e Gino dice “diglielo, diglielo”..”OK”. Antonello: “E a compare Franco della benzina?” e Gino fa: “Eh… a compare Franco della benzina..” e Antonello dice “e per forza dobbiamo invitarlo, ti spiego…compare Franco della benzina poi domani ti spiego, quello cicciotto, bravo, quello della benzina a Leinì”…”Sì, chiamalo” gli dice Gino. Ecco, perché si fa questo ragionamento? perché Donato Antonello gli dice “deve venire pure lui”?  Perché lui formalmente ha la carica di capo locale, trova conferma in questa dichiarazione quello che dice Oliverio nell’interrogatorio quando parla di Agresta Antonio, la persona carismatica è Agresta Antonio , classe ’60. Perre Franco, quello della benzina sta lì ma ha dovuto rappresentare il locale nel momento in cui l’esponente massimo era detenuto, perché  s’è fatto quasi vent’anni di carcere per narcotraffico Agresta Antonio classe ’60, per quello Donato dice “lo dobbiamo far venire anche lui (…)”.

“c’erano 13-14 pezzi che erano tutti Daytona d’acciaio, Daytona oro e acciaio, quadrante bianco, con brillanti”

Altra riunione interessante è quella di cui parla Donato Antonello , quella degli orologi… vi è una conversazione, la 5178 delle 16:20, dove Donato Antonello parlando con un’altra persona e utilizzando una metafora dice che la mattina presso la concessionaria Spazio  “c’è stato il top del top”, dice Donato “guarda, oggi, forse oggi abbiamo toccato il top del top”… “No ma è stata una combinazione”, dice Donato, “è stato un venti minuti che abbiamo toccato quota 13-14, c’erano 13-14 pezzi che erano tutti Daytona d’acciaio, Daytona oro e acciaio, quadrante bianco, con brillanti”. Ovviamente questa cosa che dice Donato Antonello e poi dice “Se qualcuno controllava i documenti alla gente che c’era qua chiudevano la SPA, oggi chiudevano la SPA”, chiudevano la Spazio intende dire.
Questa conversazione viene captata nei tempi di attesa della conversazione, perché è talmente compromettente che non l’avrebbe mai esternata il Donato Antonello, perché il problema è…  è stato andare a vedere chi ci fosse stato presso Spazio quel giorno, e lo dice il maresciallo Fiore e lo riporta anche nell’annotazione riepilogativa di tutte le riunioni. C’era Argirò, Gatto Francesco, Greco Roberto, Crea Adolfo, Lino Farace, Mirante Nicola, Audia Mario, Toscano Pietro, Pancari Marcello, Antonello, poi partono per andare al ristorante “La Medina” di Chivasso, i Carabinieri cercano tramite i telefoni chi organizza il pranzo, al pranzo partecipano Mirante Nicola, Audia Mario, Donato Antonello,  Agresta Antonio ’60 e il figlio Agresta Domenico. Ecco, 13-14.. pezzi “che erano tutti Daytona d’acciaio, Daytona oro e acciaio, che se facevano i controlli chiudevano la SPA”.
Terzo incontro, quindi anche qui da evidenziare la commistione tra Minotauro e San Michele in queste presentazioni e la consapevolezza di Donato Antonello di avere a che fare con un contesto criminale particolarmente qualificato, contesto criminale cui partecipa anche Gatto Franco e Mirante Nicola.
Terzo incontro, 9 dicembre 2010 presso il ristorante “Il Parco” ubicato a Buttigliera Alta, frazione Ferriere.
Ecco, è importante questo incontro perché viene ad essere organizzato da tale Mittica e Mittica poi commenta quello che è capitato il giorno prima in una conversazione del 10 dicembre 2010 e Mittica dice a questo Condito Tonino che avrebbe dovuto partecipare “ieri mattina  ti ho telefonato perché tu ieri sera doveva essere con noi, con tutti voi paesani, eravamo una settantina di persone, persone giuste e tutto”.
Ecco, chi era presente in quell’occasione? Agresta Antonio classe ’60, Audia Mario, Perre Francesco, Sisca Gregorio, Greco Domenico, Mittica Vincenzo e in questa conversazione prendono accordi per partecipare al funerale di Zucco Giuseppe, arrestato nel processo Minotauro e poi deceduto.
Ecco, perché qui si parla di questo funerale e Gregorio nella conversazione 307 dirà a Donato Antonello che  domani dovevano andare al funerale di Zucco Giuseppe perché la ’’ndrina doveva parteciparvi. Ecco, anche quest’incontro è molto importante perché vi partecipano soggetti che appartengono alla comunità alla consorteria Minotauro – San Michele. Da precisare che Mirante Nicolo a quest’incontro non va, perché sebbene invitato è costretto a declinare perché è aggravato da altri impegni, quindi era stato invitato anche lui a questo incontro dove c’erano tutte persone “giuste e tutto” secondo il narrato di Mittica.
Ecco, poi abbiamo anche altri elementi che confermano l’esistenza della ’ndrina e sono le vicende nelle quali la ’ndrina risulta aver aiutato dei detenuti, dato loro ospitalità, diverse da quelli di cui ho parlato in precedenza. E Oliverio parla di due vicende di assistenza, parla di quella ai latitanti Farao e Marincola del locale di Cirò ad opera di Mario Audia e di “quelli di San Mauro”, quelli di San Mauro “hanno aiutato due esponenti delle cosche Farao-Marincola di Cirò”, cioè Antonio Parisi e Rosario Parisi. Ne parlano, dice che si sono incontrati giù in un albergo, “li avevano accompagnati loro, i sanmauresi” dice Oliverio.
Audia Mario accompagnato da Torino a Cerenzia i due latitanti di cui abbiamo detto. Venivano dal nord? “Sì, da Torino”. Cortese Angelo riferisce dell’assistenza… qui l’assistenza ai latitanti avviene giù in calabria però i due latitanti partono da Torino, li accompagna Mario Audia, i “sanmauresi” di Torino. Cortese Angelo invece ci riferisce che la ’’ndrangheta torinese, il gruppo di Greco Angelo,  “ha dato assistenza al capo locale di Stromboli”, tale Egidio Salvatore. Questo Egidio Salvatore è stato ospitato qui in Piemonte, dice Cortese, per far capire l’importanza del clan Greco, perché il clan di Angelo Greco nella ndrangheta riveste un ruolo di importanza, è riconosciuto a livello di tutta la Calabria (…) “hanno appoggiato Salvatore Egidio” che è capo società di Stromboli che è un elemento di spicco della ‘ndrangheta . “Lo appoggiarono su Torino e lo tennero, poi successe che lo arrestarono e ci incontrammo nel carcere di Catanzaro con Salvatore Egidio”. “Lo appoggiarono i cugini di Angelo Greco e persone di San Mauro Marchesato su ordine di Angelo Greco. lo tennero in casa loro, gli diedero appoggio logistico per tenerlo latitante perché era inseguito da ordine di custodia cautelare”. “Lo appoggiarono qui a Torino?” chiede il PM, “Sì, a Torino, su a Torino lo arrestarono Salvatore, lo conosco bene Salvatore Egidio”.
Ora, questo fatto di cui ci parla Cortese assume una rilevanza estremamente importante perché come più volte verificatosi nel processo MInotauro, esponenti di spicco della ’ndrangheta calabrese sottoposti a mandato di cattura, a misura cautelare o ordine di esecuzione pena,  vengono ospitati qui in Piemonte a trascorrere la loro latitanza e questo dato risulta in particolare, anche deducibile dai nostri atti perché abbiamo acquisito la sentenza Minotauro patteggiamento, 23 maggio 2012, dove si parla di Schirripa Rocco, Schirripa patteggia anche la condotta di aver ospitato a Torino Demasi Giorgio, capo società del locale di Gioiosa Ionica, che era sottoposto a misura cautelare “Crimine” di Reggio Calabria e stava passando la latitanza qui a Torino e lo ospitava Schirripa Rocco.
Ecco, insomma, Schirripa Rocco ultimamente è stato anche sottoposto a misura cautelare, procede l’autorità di Milano, in quanto ritenuto esecutore materiale dell’omicidio del procuratore Bruno Caccia (ndr  notizia di pochi giorni fa, “affetto da irreparabile vizio procedurale” i processo in corso in Corte d’Assise a Milano contro Rocco Schirripa, il PM ha chiesto la revoca della misura di custodia cautelare in carcere per Schirripa che così potrà tornare in libertà). Si sta svolgendo attualmente il processo, si tratta dello stesso Schirripa Rocco.
Cosa dice in generale Cortese in relazione all’aiuto al capo cosca? Dice che “i loro cugini l’hanno sempre sostenuto Angelo Greco, anche quando si trovava detenuto in carcere a Catanzaro con me, i suoi cugini gli mandavano continuamente soldi, la famiglia, lo sostenevano quando era in carcere perché quando un capo società va in carcere viene sostenuto da tutta la cosca, tutto il locale, mi diceva sempre che lui i suoi cugini lo stanno aiutando molto a livello di pagare l’avvocato, di mantenere la famiglia, i figli e mantenere lui in carcere, l’hanno sempre aiutato”. “Seppi che venne assunto da una ditta ma non so dirvi come si chiama, sempre nell’ambito dei suoi cugini e parenti perché da tanti anni erano su a Torino”.

Ecco, ricorre poi la condotta di Greco Luigino e l’assistenza verso i detenuti della cosca Arena. Perché ? Perché ricordo che vi è quella conversazione 7935 in cui Sisca Gregorio dice a Greco Luigino di aver incontrato la moglie “di quello lì che si trova a Cuneo” e Greco Luigino dice “Ah a Cuneo c’è il 41bis, digli che sono a sua completa disposizione, per qualsiasi cosa sono a sua completa disposizione, se ha bisogno della macchina e quant’altro”. La polizia giudiziaria va a verificare chi si trovi a Cuneo al 41bis e vedrà che lì è detenuto Arena Fabrizio della cosca Arena. Abbiamo chiesto queste circostanze a Greco Luigino nella udienza in cui si è sottoposto ad esame e lui ci ha raccontato che l’aiuto che voleva dare in quell’occasione di cui parla nella conversazione con Sisca Gregorio non era diretto ad Arena Fabrizio ma ad un Nicoscia Antonio che era detenuto a Cuneo. Per carità, Nicoscia Antonio appartiene sempre alla stessa combricola, ma il problema qual è , che siamo andati a controllare se presso la Casa Circondariale di Cuneo fosse detenuto un  Nicoscia Antonio nel maggio del 2011 , ci hanno risposto “assolutamente no”. (…)  Mentre era presente Arena Fabrizio, al 41 bis.
E quindi questo è un altro elemento che attesta la vicinanza di Greco Luigino e Sisca Gregorio a questo mondo di ’ndrangheta , tanto che si dichiarano disponibili a fare assistenza.
E poi abbiamo le estorsioni poste in essere da Maida e Calamita in danno di Demarchi. Ricordo a tutti l’escussione dei Demarchi, ha proceduto il Dott. Smeriglio, Demarchi Ettore sentito all’udienza del 30 marzo 2016 [ qui resoconto udienze 30 e 31 marzo 2016 ]  gli vengono richiesti 100.000 – 200.000 euro per le persone che sono in carcere ,la richiesta avviene nel periodo di Natale, “persone che sono in carcere”. Ma quali erano queste persone in carcere, chiediamo a Demarchi Ettore? E Demarchi Ettore dice: “Se non erro mi ha detto dei parenti, ai parenti, si era riferito comunque ai Greco”; “Fece un riferimento  temporale ai carcerati di luglio?”  chiede il PM, e Demarchi dice “bravissimo, sì, sì”. E quindi i soldi per i carcerati Greco richiesti da Maida e Calamita ai signori Demarchi. La stessa cosa riferisce Demarchi Umberto nella stessa udienza ,30 marzo 2016, anche qui viene fatto il riferimento “agli arresti di luglio 2014”, pubblico ministero chiede a Umberto Demarchi “lei all’epoca aveva saputo dell’arresto? Greco Pasquale lo conosce?”, “Sì”. “Aveva saputo dai giornali che era stato arrestato Greco Pasquale?”, “Sì”. “Quando Maida ad ottobre poi a dicembre parla di famiglie, parla di detenuti da mandargli il panettone, era a questi arresti che lei aveva pensato?”, risposta “Sì”.
E quindi questo è un ulteriore episodio che attesta l’esistenza di un comune sentire di una consorteria in cui addirittura le persone raccolgono i soldi, per loro, persone, evidenzio… sono vicini ai nuclei familiari perché come vedremo poi Maida è una persona (…) a questo ambiente.
Da ultimo possiamo tralasciare le lettere di Liberti Rosario, soggetto tratto a giudizio nell’operazione San Michele, in sede di giudizio abbreviato è stato assolto dalla contestazione relativa al capo 1, cioè 416 bis, pende nei suoi confronti il procedimento in appello, pende l’impugnazione. Cosa succede, che Liberti quando finisce in carcere scrive delle lettere, e le abbiamo prodotte e portate alla vostra attenzione: la prima lettera ha come destinatario Donato Antonello  e parte dal carcere di Rossano, quindi un mittente è DOnato Antonello, però all’interno si comprende che la lettera non è destinata a Donato Antonello ma a Mario che lui chiama “padrino”, spero che stai bene, eccetera, “io sto bene, sono con amici che ti mandano tanti saluti, puoi fare avere qualche cosa di soldi? Solo a te mi posso rivolgere.. (…) Ora vi abbraccio forte a te e a tutti gli amici vicino a te, salutami la tua famiglia e Gianluca e tutte le loro famiglie, con tantissima stima, Salino, a presto”. Quindi Liberti chiede del denaro a chi? A Mario, a Micu (Greco Domenico) ed a Antonello, perché chiedere soldi con questa modalità, la richiesta è diretta a Mario ma il destinatario è Donato Antonello, se non c’è una unione sottostante tra i soggetti interessati?
Quando è stata effettuata la perquisizione ai danni di Maida Domenico, cioè quello dell’estorsione ai Demarchi, è stata trovata una lettera in possesso del Maida, datata 24 febbraio 2010, inviata da Liberti Rosario e questa lettera è altrettanto significativa, perché viene inviata a Maida Domenico e gli vengono richieste alcune cose, “carissimo amico mio, spero tu stai bene, mi sono accollato tutto io, ho fatto dichiarazioni che tu non c’entri nulla, spero che il 25 marzo vieni a processo e c’è anche il proprietario del terreno. Ti chiedo solo l’ultimo piacere, sono messo in croce come Gesù Cristo, non ho neanche i soldi per le sigarette, spero che mi fai un piccolo fiore.” (…) “Ti lascio con la penna ma mai col mio cuore”. Liberti chiede i soldi a Maida e parla esplicitamente di fiori e parla esplicitamente “salutami tutti i buoni amici”. E a nostro giudizio queste emergenze dimostrano ancora una volta l’esistenza di una compagine, di una consorteria delinquenziale. Ecco, il compendio che finora abbiamo illustrato dimostra che vi è un sodalizio che si chiama ’’ndrina di San Mauro Marchesato a Torino e quindi risultano a nostro giudizio dimostrati gli estremi oggettivi e anche soggettivi (..).

Termina qui la prima parte della requisitoria del PM Sparagna al processo San Michele, udienza del 17 novembre.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le parti successive con le richieste di pena che vanno dai 7 agli undici anni.

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