INSUSCETTIBILE-DI-RAVVEDIMENTOA presiedere la camera di consiglio che deciderà sulle richieste fatte dalla Questura di Torino per mettere alcuni compagni/e sotto “sorveglianza speciale” c’è il giudice Capello, che lo scorso anno ha assolto in primo grado i quattro compagni dall’accusa di terrorismo, la stessa accusa oggi portata avanti dal procuratore generale Maddalena che arriverà a sentenza il 21 dicembre. A sostenere le richieste di applicazione della misura di sorveglianza speciale ci sono invece tre PM, uno dei quali già noto alle cronache giudiziarie No TAV, Rinaudo, ma fa la sua comparsa per un attimo (con tanto di bodyguard) anche Padalino, sebbene non coinvolto direttamente. All’udienza di maggio le dichiarazioni spontanee di alcuni compagni avevano completato l’assurdo quadro nel quale si muovono le accuse, un comunicato collettivo aveva evidenziato come questa misura fosse usata per tentare “di recuperare il terreno perduto e di forzare l’inefficacia del diritto penale nel contrastare i conflitti sociali e punire chi vi partecipa.” Nelle pagine dell’accusa non c’erano solo le parziali biografie “devianti” di “otto sovversivi”, “ma il ritratto di una città divisa e delle lotte che la attraversano. Da un lato chi ha tutto: il denaro, la forza della legge e pure gli strumenti della conoscenza. Dall’altro chi ha sempre di meno, schiacciato tanto all’angolo da considerare un privilegio avere un lavoro precario e sfruttato e un pericoloso concorrente chi è più precario e sfruttato di lui, chi vive ancora più di espedienti, chi è ancora più privato della cultura e della capacità di immaginare un mondo diverso.

Il 10 dicembre al tribunale di Torino c’è stato il confronto tra accusa e difesa, portata avanti egregiamente dall’avv. Novaro.
Alcuni imputati hanno ritenuto necessario fare ulteriori dichiarazioni spontanee, dopo aver analizzato il materiale che l’accusa aveva fornito nell’udienza di maggio. Tralasciando i dettagli, salta all’occhio una pagina del rapporto dei ROS su Fabio, uno dei proposti, nella quale si afferma che lo stesso avrebbe fatto dichiarazioni minacciose in udienza, il giudice ricorda “che era seccato” ma il compagno precisa che “un conto è essere seccati, un altro è fare minacce”, precisazione necessaria perché su quell’insinuazione la Procura ha fatto ulteriori intercettazioni dalle quali non è risultato alcun “disegno criminale” ai danni del PM Rinaudo. Una barzelletta, ma di quelle che non fanno ridere.
Paolo ha invece dovuto fare precisazioni sulle soglie di povertà, spiegando con chiare e precise argomentazioni come il metodo a lui applicato non sia conforme all’ISTAT. Paradossalmente in un quadro di legalità sembrano non restare neanche nei loro stessi recinti.
Dopo queste brevi precisazioni la parola è passata poi all’accusa, al PM Arnaldi Di Balme che ha spiegato che le proposte di prevenzione presentate a suo tempo erano particolarmente dettagliate “con l’unica finalità di indicare meglio la personalità delle persone proposte, e che tutti i proposti, con le loro condotte” sarebbero “persone dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica”. Si richiama ad una recentissima sentenza di Cassazione dove il giudice di legittimità produce una nozione di sicurezza come “quell’ideale standard che la pubblica amministrazione assicura mediamente ad una comunità” . L’accusa ritiene quindi che quel valore di rango costituzionale (indicato negli articoli 16 e 17) che è la sicurezza pubblica sia stato violato, “non rispettato da quella lunghissima, reiterata e continuativa storia di condotte in danno dei rappresentanti di forze dell’ordine, un atteggiamento che non ha nulla di individuale ma è organizzato e corale, finalizzato a produrre situazioni di tensione e scontro, dove sono stati coinvolti anche cittadini estranei al contendere. Lo stesso vale per la nozione di tranquillità pubblica”, prosegue il PM, “interesse tutelato nel nostro ordinamento, non a caso c’è una parte dedicato a questo nel codice penale. Nel nostro caso anche la tranquillità  è stata turbata dalle condotte dei proposti che con sistematicità hanno impedito che i provvedimenti della pubblica autorità legittimamente adottati…. provvedimenti ostacolati o impediti” , riferendosi presumibilmente agli sfratti,  “non è cosa da poco, determina che si inneschino logiche di reazione anche violenta da parte di cittadini mortificati nei loro diritti. I provvedimenti, una volta adottati dopo una equa procedura, vanno eseguiti. Non è possibile in uno stato di diritto ammettere che questo non avvenga, ammettere un vuoto di effettività perché questo vuoto viene prima o poi riempito con la logica del farsi giustizia da se ed attenta alle basi minime della convivenza tra tutti noi. Il comportamento, le condotte pedissequamente descritte nelle lunghissime proposte sono pianificate, organizzate, realizzate con una partecipazione corale, sono delle mobilitazioni che rispondono evidentemente a una strategia politica che, ancorché minoritaria in questa società, si pone in conflitto con l’autorità costituita. Intervengono purtroppo nelle numerose occasioni di disagio o conflitto sociale, sono quelle aree connesse agli sfratti, all’internamento degli immigrati …”. Ha poi aggiunto che proprio in questa sede si debba “riaffermare che in uno stato di diritto la contestazione anche radicale dell’esistente non è consentita ricorrendo alla sopraffazione, come è stato il caso dei proposti, incappati in numerose denunce, procedimenti. E’ evidente che il giudizio deve essere ancorato ai fatti e l’ideologia e le scelte esistenziali non devono essere in nessun modo valutate in questa sede dove non siamo né i custodi dei costumi né i giudicanti dei valori, certo è che l’ideologia che sottende le mobilitazioni dei proposti ci aiutano a capire come ci sia una fortissima determinazione nell’opporsi alle istituzioni, ci aiutano a capire anche la loro intensa indifferenza a qualsiasi provvedimento già adottato nei loro confronti in questi anni, che dovrebbero già avere un valore dissuasivo. Ovviamente questa pervicacia, questa indifferenza agli interventi della pubblica autorità non può non essere considerata. Nulla ci consente di escludere, anzi tutto ci consente di concludere come ragionevolmente certo che di fronte a nuove occasioni di disagio sociale questi proposti metteranno in campo gli stessi comportamenti, e la storia anche recentissima su questo terreno ce lo conferma. Sappiamo che per due dei proposti nel 2009 la Procura di Torino ritenne che mancasse il presupposto di pericolosità , oggi 6 anni dopo, il carico di condanne è del tutto mutato, il significato ostativo deriva da quella pronuncia della corte d’appello di Torino e oggi la situazione è radicalmente mutata.

Sulla richiesta proposta nel 2009, e poi rifiutata, interviene poi il PM Rinaudo, confermando che ora “la situazione è completamente mutata” ed elencando alcune sentenze che vedono coinvolti alcuni dei proposti per fatti successivi al 2009, per alcuni dei quali sono state fissate udienze tra gennaio e giugno 2016.

E’ poi il turno dell’avvocato Novaro, che propone un percorso argomentativo in tre tappe, “la prima riguarda gli elementi di valutazione giuridica” spiega Novaro, “la tipizzazione prevista dal legislatore e la documentazione utilizzabile per le vostre valutazioni, la seconda riguarda la personalità dei proposti e le vicende che li vede coinvolti , in cui sarò più ideologico e anche più viscerale… infine una terza tappa sulle posizioni specifiche.”
Ripartendo proprio da quella sorveglianza speciale negata dal 2009 e richiamata dal PM Arnaldi Di Balme, Novaro ricorda le parole della sentenza per la quale le condotte risultavano “tutte riconducibili a forme di protesta sociale, la delicatezza del tema rende necessaria una particolare prudenza valutare le manifestazione di dissenso sociale … che attendono a diritti costituzionalmente garantiti, libertà di manifestazione e dissenso”. 
Novaro cita poi un testo, “La prevenzione inutile” nel quale “si evidenzia come nell’Ottocento quelle misure sono state espunte dal codice penale e passate ad applicazione amministrativa, colpendo in particolare gli anarchici.”  Ricorda poi come il fascismo abbia utilizzato questo strumento contro gli antifascisti con misure assolutamente note e incongrue rispetto ai diritti

La difesa prosegue poi sul piano tecnico, Novaro ripercorre l’iter della misura della sorveglianza speciale, art.1 , comma 1 lettera C del DL che nel 2011 ha sostituito la vecchia legge del ’56, e che la riforma del 1988 aveva tentato di bilanciare con la preoccupazione di tipo garantista per ottenere “una maggiore plausibilità empirica di queste misure, una maggiore rispondenza ai canoni di legalità”, cosa che a quanto pare continua a sollevare riserve. Cita poi la cosiddetta “truffa delle etichette” che sta nel fatto che “qui si deve ancorare la valutazione ad elementi di fatto ma qui le misure rimangono su elementi di sospetto”. “Il PM ha parlato di piattaforma fattuale sulla quale costruire gli elementi di pericolosità, ma sono fatti o sospetti? Proprio questo è uno dei lati deboli, cioè che avevamo un’alluvione di comunicazione di notizie di reato ma poi sul piano giudiziario pochissime condanne, ecco perché il rischio è di parlare di truffa delle etichette, facciamo riferimento ai fatti ma poi parliamo di elementi di sospetto. Cominciamo da questa dicotomia, situazione interpretativa in cui dobbiamo riferirci a elementi di fatto ma sostanzialmente carenti, perché la documentazione fa riferimento a comunicazioni di notizie di reato, ovviamente anche a sentenze, carichi pendenti, ma il punto della valutazione va spostato per evitare che la valutazione si trasformi in una scorciatoia per aggirare le lungaggini penali… Se questi signori sono gravati da procedimenti penali aspettiamone l’esito, vediamo se vengono condannati, perché insistere sul piano preventivo? Con una piattaforma d’intervento che è separata e diversa dal procedimento penale e meno garantista perché nel procedimento penale la difesa può argomentare…  “

Le richieste sarebbero principalmente fondate su “notizie di reato” ma a tal proposito l’avv. Novaro ricorda che tali informazioni possono essere utilizzate in procedimenti giudiziari “solo attraverso l’acquisizione delle fonti originali”, quindi “dovremmo trasformare questo processo in un enorme archivio e in quest’ambito dovremmo contraddirci vicendevolmente rispetto alla ricostruzione storica”. L’invito è quindi ad operare una selezione rigorosa degli elementi da valutare, riferendosi a quelli che l’autorità giudiziaria ha tenuto in considerazione, elementi vagliati dall’autorità giudiziaria perché “è estremamente pericoloso giudicare sulla base delle notizie di reato” e per argomentare meglio il pericolo citato, Novaro racconta un episodio significativo che coinvolge due dei proposti. Un episodio di qualche anno fa nel quartiere di San Salvario in cui in una delle tante retate di cittadini stranieri per individuare eventuali clandestini c’è l’intervento di Fabio, si protesta contro la polizia e la comunicazione di reato dice che “gli altri si scagliarono sugli operatori. Fortunatamente era presente un operatore di una TV che aveva filmato la scena e grazie al recupero di quella videocassetta fu possibile assolvere tutti gli imputati, perché nel video i fatti apparivano completamente diversi dalla narrazione nella notizia di reato, “questi signori non si scagliavano contro nessuno ma erano i poliziotti che li prendevano e li gettavano a terra con le solite modalità con cui si blocca la persona a terra… Quindi l’affidabilità di quella notizia di reato è pari a zero”, spiega Novaro. “Il punto è che non sempre abbiamo riscontri e dobbiamo attenerci alla comunicazione di polizia… “ e incalza “è evidente che una mancanza di controlli di legalità su questi processi …. quand’è che verranno fatti dei controlli di legalità?
Cita poi altri episodi che coinvolgono alcuni dei proposti nei quali grazie ai filmati si è potuto dimostrare che le persone accusate di un determinato reato ne fossero estranee e nonostante la Digos abbia ammesso (di fronte alla prova!) l’errore non c’è stata assoluzione, la sua posizione è rimasta quella che Novaro definisce “una sorta di limbo perché la Procura non ha ancora deciso cosa fare”. 
Altri episodi simili in particolare in occasione di interventi a difesa di famiglie sottoposte a sfratto, anche qui accuse di atteggiamenti oltraggiosi poi smentite dai filmati, situazioni che Novaro definisce “falsi ideologici”, parlando di “accanimento straordinario nei confronti delle attività che fanno i proposti inseriti nel contesto sociale”, dunque non ci si può fidare di queste informazioni, è opportuno lasciarle da parte e tenere in considerazione i carichi pendenti.

Passa poi ad analizzare la nozione di sicurezza pubblica, richiamando un passaggio del PM che ha dichiarato che “le iniziative sugli sfratti hanno aperto una sorta di vuoto e che questo rischierebbe di innescare delle reazioni individuali di cittadini che non ne possono più di vedere persone che vanno a bloccare gli sfratti”. A tal proposito Novaro precisa che “Se la rigorosa verifica della pericolosità deve fondarsi da un lato sugli elementi che richiamavo prima ma soprattutto su quei reati che mettono a rischio la sicurezza e l’incolumità pubblica.. confrontiamo i reati realmente commessi con quelli che discernono le interpretazioni …  Anche i reati di resistenza nelle nostre vicende sono del tutto diversi rispetto ad altre vicende, sono al massimo lo strattonamento, l’interposizione mentre la polizia porta via lo straniero, ma non ci sono contestazioni che si vedono in altri processo dove c’è una resistenza collettiva con lancio di sassi, bottiglie e altro, la violenza è quasi sempre assente da questi episodi… deve esserci una proporzione tra il fine perseguito e la gravità .. qui abbiamo richieste di 4 anni, una richiesta sproporzionata”. “Il rischio”, aggiunge Novaro, “è che qui si vadano ad amputare una serie di relazioni sociali, e siccome la vita relazionale di questi signori gravita intorno ad un reticolo di soggetti con i quali condividono una vita politica bisogna tenerne conto”. 
Il tono diventa poi più acceso, “faccio veramente fatica a restituirvi quella che è la mia indignazione quotidiana nei processi che faccio perché credo siano connotati da accanimento forzati non solo contro questi signori, anche altri, tutto quello che ruota intorno al conflitto sociale è esagerato ,io mi confronto spesso con altri colleghi… ho già detto della logica alluvionale, vi hanno riversato negli atti tutte le comunicazioni di polizia giudiziaria, uno schema collaudato che la Procura aveva già messo in campo anche nel 2009 … un grosso processo, quello sugli sfratti, e poi il procedimento preventivo. Qui c’è un processo di natura offensiva, che Beccaria aveva individuato, ci sono processi di lotta contro il conflitto sociale, c’è una torsione complessiva anche del ruolo della Procura, mi trovo continuamente a difendere questi signori in processi in cui non c’è la ricerca anche di prove a favore dell’imputato, sono processi di lotta… e la procura si rifiuta di produrre delle cose se favorevoli alla difesa… Ma avete un obbligo di veicolare anche dei dati a favore di un imputato e non lo fate? Io credo di dover segnalare queste cose, altrimenti non capite… abbiamo processi che marciano speditamente, misure cautelari utilizzate in un modo.. io non so più a che santo votarmi…  quando un secondo giudice ha preso in mano quel processo in due battute ha scarcerato tutti gli imputati, erano stati addirittura stati messi divieti di incontro… ad un imputato sono state negate le autorizzazioni a chiamare i propri figli di cinque e dieci anni”. (…) “E’ evidente che i canali di utilizzo delle loro proposte non sono quelle della partecipazione democratica che in questo paese è straordinariamente avvilente, loro utilizzano strumenti da anarchici, azione diretta, presenza, ma sono militanti politici e non teppisti. (…) Sanno benissimo di commettere dei reati e lo fanno lo stesso per reagire ad un’ingiustizia… il conflitto segnala l’esistenza di problemi, qui non ragioniamo su scelte e strategie politiche ma su persone che fanno queste scelte”.
Cita poi da Calvino, “Le città invisibili”, un passaggio del colloquio con Marco Polo:

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Loro hanno guardato l’inferno” spiega Novaro, “il trattamento dei migranti, il problema degli sfratti e si sono schierati, questo un tempo si chiamava lotta di classe, si sono schierati coerentemente con le loro idee di anarchici, con strumenti spesso di rilevanza penale, sanno di doverne pagare le conseguenze, ma  ragionare con una cascata di provvedimenti giudiziari come se fossero dei teppisti è fuori luogo e rischia di non fare capire cos’è capitato in questi anni. Tre casi sono legati alla vicenda dei CIE, tutti dicono che i CIE sono una vergogna e anni fa erano solo gli anarchici a dirlo, lo dicevano e facevano presidi di solidarietà battendo con sassi sui lampioni e si prendevano procedimenti per associazioni per delinquere, erano gli unici a solidarizzare… Oggi tutti riconosciamo che sono una cosa terribile ma il monitoraggio continuativo l’hanno fatto loro .. tant’è che hanno una serie di materiale e contatti con istituzioni che per trovare il materiale hanno dovuto contattare loro, loro avevano il polso da anarchici, che non tentavano di fomentare ma di fare da sponda, da megafono e amplificazione esterna. Altro esempio …. ad un certo punto in 20 sono entrati all’ENI e hanno distribuito volantini, attaccato uno striscione e se ne sono andati, condannati a 3 e 5 mesi per violenza privata … ma non è successo altro. L’hanno fatto per i misfatti dell’ENI nel delta del Niger, in Libia e ovunque, scelte economiche che fanno grandi potentati… non la scelta di 4 anarchici che vanno a contestare.. vorrei che si ragionasse sul fatto che il rovesciamento dei ruoli è straordinario, pericoloso è quella roba li’.. entrare all’ENI e dare dei volantini non credo costituisca un pericolo per la sicurezza pubblica. La questione degli sfratti è rilevante, Torino è al top per l’emergenza sfratti, gli sfrattati non sono solo poveri ma anche stranieri quindi hanno un doppio stigma, è evidente che hanno commesso molti reati e ha ragione il PM quando dice che hanno tentato di impedire l’esecuzione di provvedimenti già presi, si sono schierati e l’hanno fatto non con modalità violente anche se poi  è stato contestato il sequestro di persona, ma c’era il tentativo di fare pressione sull’ufficiale  giudiziario invocando la proroga dello sfratto.” (…)
Qui si fanno delle scelte perché si ritiene che l’applicazione di certe norme siano in conflitto con quei valori che la coscienza morale giudica superiore”, “sono persone che commettono reati con questa modalità. Ho riletto la difesa che Calamandrei ha fatto a Danilo Dolci anni fa e lì la sequenza argomentativa ragionava sui valori fondanti della coscienza individuale, parlava di Antigone, questi signori che contestano sono dalla parte della Costituzione, gli altri sono dalla parte del testo unico di pubblica sicurezza… C’è una difficoltà culturale nelle prospettazioni che la polizia ha fatto e che la Procura ha veicolato a leggere il conflitto senza riuscire a cogliere le particolarità e le specificità, un dato culturale che anticipa la valutazione giudiziaria. Ultima citazione “ i poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano contro l’ingiustizia, non aspettano a braccia conserte l’aiuto… non aspettano più vogliono essere protagonisti … lottare contro le cause strutturali della povertà della diseguaglianza … una casa per ogni famiglia …. una persona segregata dietro ogni eufemismo c’è un delitto, non è un anarchico ma è il Papa che ha scritto queste cose..  Se voi non ragionate su queste cause non riuscite a cogliere la specificità di questo procedimento e non riuscite a cogliere quell’importante osservazione, cioè che dietro questa roba ci stanno quei diritti che la Costituzione preserva e incentiva, come la carta dell’uomo, i diritti di partecipazione anche conflittuale alla vita democratica del paese che passa attraverso una modalità distonica rispetto alle modalità istituzionali.

Novaro passa poi all’analisi delle singole posizioni, con precisazioni e chiarimenti in linea con quel “mondo al contrario” sopra descritto, chiedendo in conclusione che non vengano applicate le misure di sorveglianza speciale e invitando a ragionare, qualora venissero erogate, sulle ricadute sulla vita dei proposti.

Ora non resta che aspettare, l’esito verrà comunicato presumibilmente nelle prossime settimane.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

 

Vedi anche:

Resoconto udienza per la sorveglianza speciale: rinvio al 15 ottobre. Le dichiarazioni spontanee degli attivisti.

Trento – Dichiarazione di Massimo all’udienza per la sorveglianza speciale | www.informa-azione.info

Sorveglianza speciale anche per Chiara – Macerie

Tempo perso? 21 maggio ore 10, al tribunale di Torino udienza per decidere la “sorveglianza speciale” di 7 compagni

Bologna – Richieste di sorveglianza speciale per due compagni | www.informa-azione.info

Otto compagni “sorvegliati speciali”. Presidio a Torino sabato 28 febbraio.