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La notizia risale a una decina di giorni fa, ma è giusto porla in evidenza, soprattutto perché passata in sordina (come spesso capita alle notizie davvero importanti).

E’ arrivato da Roma un provvedimento importante per i lavori della seconda canna del Frejus. Il ministero dell’ Ambiente ha imposto alla Sitaf la Valutazione d’ Impatto Ambientale per il progetto di trasformazione della galleria di sicurezza in tunnel di transito. Potrebbero così essere attuate alcune prescrizioni per tutelare l’ ambiente e la qualità dell’ aria, ad esempio introducendo il contingentamento dei Tir che vorranno passare dal doppio Frejus, per scongiurare eventuali “invasioni” dei mezzi pesanti in Val Susa. Con l’ introduzione della Via, però, si allungano i tempi per approvare le due opere di compensazione che erano destinate a Bardonecchia per lo smarino. Ad oggi, infatti, tutti i materiali di scavo finiscono in Francia, con la talpa che ha già oltrepassato il confine italiano.

E’ DUNQUE IL MOMENTO PER CHIEDERE ANCORA PIU’ A GRAN VOCE ALLA SITAF DI GARANTIRE AI CITTADINI DI BARDONECCHIA E DELLA VAL DI SUSA CHE IL SECONDO TUNNEL NON COMPORTI IN NESSUN CASO UN FUTURO AUMENTO DI TIR E DI TRAFFICO IN GENERALE

La manifestazione di sabato non è che l’inizio di un’attività di richiesta in tal senso.

Non è ammissibile che la Sitaf continui a trovare da anni terreno facile su tutti i fronti per tutte le sue esigenze, quando queste cozzano contro l’interesse generale di chi vive e lavora in valle (ma anche dei turisti stessi, che certo non gioiscono all’idea di vedere trasformate le loro seconde case di montagna in case da periferia cittadina affacciata ad una tangenziale). E’ giusto che la società autostradale si ponga con serietà e sincerità questo problema. Che  a breve prometta e s’impegni formalmente perché la trasformazione in transito di quella che doveva essere una semplice galleria di sicurezza larga pochi metri, preveda un contingentamento del traffico in particolare quello pesante. E che questo contingentamento abbia un ordine quantitativo serio, senza ambiguità e trucchi di sorta. 

La miglior sicurezza resta sempre la limitazione delle attività pericolose e dannose. Semplice prevenzione eliminando i sovraccarichi. Nel momento stesso in cui, per la SICUREZZA, è stato richiesto un secondo tunnel, si dava per implicito che collegamenti tramite tunnel di tale lunghezza non offrano, in assoluto, sufficienti garanzie proprio sulla SICUREZZA. E’ un problema per tutte queste opere. Può cambiare leggermente in meglio con un tunnel parallelo di servizio. Ma certamente il deficit di sicurezza aumenta di nuovo nel momento in cui quella seconda galleria diventa di transito. I tecnici Sitaf argomentano, già lo sappiamo, che un secondo scorrimento migliorando la viabilità determina una riduzione dei rischi. Vorremo vedere uno studio tecnico super partes in merito. Secondo il buon senso continua a sembrarci davvero difficile questa versione. E soprattutto ci pare che come al solito il rapporto costi-benefici (dove per costi s’intende in gran parte denaro pubblico), sia davvero sbilanciato a discapito dei benefici. Ripetiamo, sarebbe il caso di far fare uno studio su sicurezza e impatti ambientali, da parte di un soggetto terzo e indipendente. Più che mai ora che lo Stato impone a Sitaf la Valutazione di Impatto Ambientale.

Ci teniamo a ricordare che questi ragionamenti sono assolutamente coerenti alla politica sul territorio portata avanti dal movimento NO TAV da oltre vent’anni: nessuna concessione a opere che determinino una pressione, un impatto ambientale e sociale sul territorio incompatibili con la qualità della vita, la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente montano. Ancor meno quando siano troppo costose oltre che imposte o fatte passare con stratagemmi o “bypass” di vario genere.

Dimostriamo che la SICUREZZA E’ UNA COSA SERIA

 

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