Giugno_panorama serale dal Vernets

Quello che c’è sopra il tunnel del Frejus,                sotto che ci sarà?

 

Val di Susa. Valle della Dora. La valle degli antichi Escartons, della condivisione e della ripartizione degli oneri pubblici, delle fatiche, delle difese. La valle che a lungo in passato fu autonoma al punto da volersi né italiana né francese.
Una valle che ha sempre fatto gola per quel corridoio che i falchi intravvedono. Una valle che ha sempre irritato, perché ostile e ribelle verso qualunque tentativo di tenerla in scacco. Anarchica, dove l’anarchia è pratica dello spirito e della vita quotidiana, non parola vuota da ciance di giornali, strumenti di una dialettica di guerra in cerca di rissa, provocazioni, eresia, repressione.
Non si sono mai fatte distinzioni. Ogni male richiedeva lotte comuni. Ogni intrusione chiamava in causa le identità locali riunite e solidali. Vita montanara dura che richiede forza comune.
Che succede oggi? Signori vestiti di seta, incravattati come damerini di scena vengono a spiegarci (ed imporci) cosa ai montanari conviene. Ci insegnano (e ci impongono) astratte verità, poggiate su fumose cifre, idilliache ed impensabili prospettive. Peccato che per persuaderci debbano usare gli eserciti.
Signori giornalisti (non tutti, ma troppi) che pigliano nel mazzo, dove capita capita. Mescolano il mazzo di carte alla rinfusa. Alla ricerca di cosa? Sensazionalismo, gloria personale, logiche di testata, difesa di qualche lobby politica, leccata di culo al padrone, speranza di scatto e carriera. Magari riesco a comprarmi la Porsche come il mio caporedattore. Restano convinti di tutto il bene che fanno, dell’eccellenza della loro professionalità, perché il quadro di sistema li contiene a perfezione. Qualcuno si salva. Ma per poco, ci pensano presto a rimuoverlo dall’incarico, a fargli seguire strade più consone a chi non si sa fare gli affari propri.
E così salta fuori che i “dissidenti” NO TAV condannano l’indifferenza del movimento sul raddoppio del Frejus. Nella stessa valle, la valle della condivisione, della rete storica della solidarietà. Ora non più: quei fanatici NO TAV, pensano solo al TAV. Di Sitaf, Frejus e tir, non paiono accorgersene. Qualcuno (anonimo) avrebbe addirittura dichiarato che esistono contrordini: bisogna lasciar stare Frejus e CMC.
Che mondo da schifo. O da tragicommedia. Fanno di tutto, ma proprio di tutto, per non farti capire niente e farti arrendere alla demenza. Troppe logiche, nessuna logica. Nessuna logica, campo libero a prepotenza e razzia. L’anarchia delle mafie, non ha nulla a che fare con l’anarchia dello spirito, con la storia di un popolo di montagna che si è per secoli autodeterminato. Armonia. Ci fanno sberleffo se parliamo di anarchia? Ci segnalano subito in Questura come pericolosi terroristi? Che facciano, che dicano, loro che sanno senza sapere un bel niente.
A Bardonecchia ci vivo. Ci lavoro. Da sempre, fra le mille malefatte di questa alta e bassa valle, mi tocca occuparmi anche dello sforacchiamento del Frejus. Già perché abbiamo tre fori, non uno. Quello ferroviario, glorioso (per alcuni, non per tutti), dell’ottocento. Quello del primo tunnel autostradale degli anni 80 (gli anni rifluenti). Quello del raddoppio autostradale (prima comprato come sola sicurezza ora venduto come transito). Che ne sia in arrivo un quarto?!
Ce da dannarsi qui, fra cortigiane e baroncini di turno. E’ un duro lavoro il tenerli a bada. Viaggiano sereni, indisturbati, nessun occhio indiscreto pare osservarli. Nessun controllo. Deliberano quanto vogliono e quel che vogliono. Votano se stessi e si fanno plauso l’un con l’altro. Ed hanno deciso che il tunnel del Frejus, non è solo sicurezza, è anche transito, perché un transito doppio è ben più sicurezza di un transito singolo. Compensazioni imboscate. Milioni di euro spariti nel nulla, nell’oblio di memorie lente, ma guarda caso sempre attente a eliminare dai ricordi i soldi (ed anche i beni) da restituire al popolo. Opere di compensazione faraoniche sulla carta, sempre irrisorie in conclusione, sempre gestite in casa dai soliti noti. Il turismo che dovrebbe poggiare su un ambiente di montagna integro e pulito? Noi abbiamo l’autostrada ecologica, i tir emettono essenze di genziana alpina, i viadotti sono la cornice ideale per un bel paesaggio di montagna, il fragore dei grandi bisonti sull’asfalto accompagna quello del rumore soave dei torrenti limpidi allo scioglimento delle nevi. I nostri bambini a scuola chiedono alle maestre di tener aperte porte e finestre per potersi godere al meglio lo spettacolo che i bravi genitori preparano giorno per giorno.
Un’autostrada così se la può sognare chiunque! Tre fori così, chi ne può vantare tanti in un piccolo fazzoletto di terre di montagna? Quella montagna è solo una. Si chiama Frejus, sorella dell’Ambin, con la quale si concatena qualche chilometro più ad est. La stessa montagna insomma dove si tenta il TAV.
I casi della vita. Le coincidenze. Ma i soldi dove si trovano, tutto il fiume di denaro necessario dove sorge? Non è per caso un’illusione?
Sono NO TAV, da sempre. Da quando era il primo momento per esserlo. Non mi interessa tanto un treno ad alta velocità. Mi interessa la sua rappresentazione. E’ un caso da manuale, racchiude tante verità. Scomode, pesanti, intrise di marciumi e ipocrisie sviluppiste. Sono e sarò NO TAV, senza indugio. Ma proprio per questo non posso che frenare, come faccio da tempo ormai, altre aggressioni in questa mia povera martoriata valle. Il Frejus, primo buco e secondo buco, l’autostrada e i suoi splendidi viadotti, il mega elettrodotto, l’acquedotto di valle, le opere olimpiche e il loro miserrimo post inutilizzo, gli impianti di innevamento a spron battuto, le piste da sci dragando montagne, la speculazione edilizia selvaggia o perbenista che sia, le acciaierie avvelenanti, le strade d’alta quota aperte ad ogni mezzo, la disgregazione sociale portata dai falsi miti del progresso, la cancellazione di servizi e libertà. E via discorrendo. In una parola ogni rapina sul territorio, ogni violenza, ogni abuso, ogni porcata.
Dunque sono NO TAV ma anche NO TIR, profondamente entrambe, insieme a tutto il resto. Signori giornalisti vi piace così? I vostri direttori che dicono?
Qualcuno, so già, penserà io sia un incontentabile totale, un povero retrogrado, contro qualsiasi opera, dunque costituisca esempio poco attendibile di quel che in Val di Susa si trova.
Spero e penso che tanti NO TAV si attiveranno per dimostrare che non sono il solo. Anche sul Frejus. Faranno capire a questa miserrima classe di scansafatiche che a lottare contro tutte le loro malefatte ci si schianta la schiena. Che non è facile per noi, essere su tutti i fronti delle schifezze che commettono. Anziché metterci sempre la lente di ingrandimento addosso per scoprire la nostra pagliuzza, si occupino delle travi che lasciano da per tutto.
Quella del Frejus dovrebbe essere una battaglia per primi dei signori SI TAV. Dove sono invece? A scrivere articoli ambigui, a gonfiare la propaganda, a dirigere il traffico non avendone né capacità né investitura se non quella autoproclamata.
Una cosa è certa. Il Frejus è sempre stato e sarà la nuova frontiera. Le battaglie più importanti al tempo degli Escartons (e prima) si sono fatte nella Valle della Dora (Alta Valle) non in Val di Susa (Bassa Valle). Chissà perché.

 

f.a.

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