FabianoContinua la processione dei testi della Procura, alcuni presenti ai fatti altri no ma comunque certissimi nei riconoscimenti che hanno seguito il ben collaudato iter foto, invio a questure mezza Italia, riconoscimenti, confronto con fotogrammi – una enormita’, il teste riferisce di 17 operatori il 3 luglio, 15 a giugno, 600 foto il 3 luglio, 30 ore di filmati tra cassette e harddisk – perquisizione, arresto, rinvio a giudizio.
In alcuni casi la fortuna assiste i digos, che riconoscono qualcuno davanti ad un bar di Bussoleno…”aveva una faccia molto particolare…”, – n.d.r. vassapere, a me sembrava solo la faccia di un bambino – e chiedono alla gente del posto : “c’è anche gente che parla con la polizia e che conosce le persone, adesso non ricordo, abbiamo adottato l’escamotage di chiedere a un passante…”
oppure il riconoscimento e’ possibile “perche’ gli cade foulard da viso“ “o dalle cuciture dei guanti, ma si vedono solo da ingrandimenti foto“, in altri casi:
ho la sensazione che si tratta proprio di lui “ oppure lancia contro agenti perche’ “si vede chiaramente direzione mano”.
Un altro metodo fu quello di scrutare i giorni dopo i quotidiani, in particolare fu utile La Stampa con 2 belle fotografie, “erano nitide, 20x 15 circa”, poi fatta opposizione dalla difesa accolta, perche’ presentate dalla Procura gia’ con un cerchio rosso sul presunto indagato, nonche’ qualche sito che permise di identificare un ragazzo di Biella, perlomeno il teste dichiara “andai su Internet e trovai altre foto, poi su sito Gossip Italiano e poi il video Youtube generico su scontri Chiomonte. Poi le ho trasmesse con il quotidiano originale a digos torino”

Continua il martellamento dei PM, stamattina in forma era il PM Quaglino, ad interrompere ed opporsi alle domande degli avvocati. Che protestano per i diritti lesi alla difesa, che deve limitarsi in maniera secondo loro assurda nelle domande dei controinterrogatori ai capitolati previsti, molto restrittivi, senza mai spaziare nel contesto, andazzo questo, ricordo, inaugurato dal giudice del processo di Nina e Marianna che comincio’ ad ammonire gli avvocati che il contesto della grande opera contrastata non interessava . Vengono presentate perciò; opposizioni formali, anche se, dice l’avv. Novaro, so gia’ che le respingerete, cosi’ come avete respinto la formale richiesta ai sensi di qualche art. di qualche legge. Si associano altri avvocati difesa, Pellegrin ricorda che le prove ammesse sono patrimonio di tutti, e quando il PM esprime volonta’ di rinunciare ad un teste, ricorda che ci vuole il consenso anche della difesa, secondo la legge.
Novaro interviene e cita sentenze passate in cui in materia testimoniale sono state accolte domande anche fuori capitolato e che favoriscono maggiormente il controesame, possibile allargare la materia della discussione, in nome del diritto della difesa. Chiede percio’ formalmente che cambi l’atteggiamento della corte.
La corte si ritira per decidere e quando rientra ha deciso di ricusare la richiesta. Il PM dice che si va fuori dal seminato, e molto si discute di questo seminato, ma la difesa continuera’ ad eccepire eccezioni di nullita’ per tutta l’udienza, una volta, quando viene fatto rientrare il teste Sperati, con qualche risultato.

Interessante la testimonianza del fotoperatore, che fece tutte le fotografie il pomeriggio del 27 giugno e tutto il 3 luglio, rintanato all’interno edificio Centrale Elettrica da prima mattina alla sera, dal sottotetto, secondo piano spostandosi di finestra, centrale e laterale, e anche da terra, riprendendo sulla collinetta dall’alto verso il ponte, a circa 30 metri dai manifestanti ma con lo zoom, per poi occuparsi della trasmissione video e foto. Ma e’ molto meno preciso sui motivi delle interruzioni, lui dice per riposare un attimo, o perche’ in pericolo, ma non sa spiegare l’interruzione di addirittura un’ora, ed e’ un po’ imbarazzato ad ammettere che gli orari non erano stati sincronizzati ed adeguati all’ora legale, quindi 14.27 per esempio va sempre letta 15.27.
E la difesa ironizza sull’operatore che al momento di scontri cruenti si gira e si mette a fare immagini naturalistiche.
O quando si chiede di preciso dov’era l’operatore, apprezzabile l’intervento del PM:
“Era dietro la telecamera”…
Interessanti molte foto, comprese quelle dei 2 poveri idranti alquanto malconci malgrado le blindature, che richiesero cure particolari e, sottolinea il PM, fermi e costi alti per essere rimessi in grado di bagnare di nuovo. Mentre i manifestanti invece, usarono la tensiostruttura bianca per tirare sassi senza essere visti e per difendersi dai lacrimogeni, lanciati in grandissima quantita’, secondo l‘agente Favero, che ovviamente non vide mai nessun agente lanciare sassi, anche se “manganellare era difficile”.
Malconci, anche se a volte, causa adrenalina, se ne accorsero solo dopo alcuni giorni, anche alcuni agenti, come Sulcis reparto mobile di Torino “Tempo 20 minuti il mio scudo distrutto, coscia sinistra ferita, piede e sassi su casco…solo in un secondo momento ho sentito dolore, finito effetto adrenalina”,
Nonostante scheletrature anche sotto abiti borghesi, e “come tutto il personale anche dei reparti che utilizzava sistemi di protezione personale che erano sia esterni che interni, oltre a questo avevamo tutti quanti sfollagente e casco di protezione, nonché in dotazione una maschera antigas” di fronte a questi “che cantavano piuttosto che urlavano “giù le mani dalla valsusa” …
Avevano caldo, temevano di svenire, oppressi nella respirazione, e a volte colpivano
“… le dico la verità ho colpito con tutta la forza che avevo in colpo per tentare di far capire “tu devi restare qua, non te ne devi andare” e per vincere la resistenza in quel contesto, assolutamente”.
Ma qui compaiono le immagini del video shock e shockkanti sono le testimonianze forse + che le immagini, il trascinamento di Soru definito legittimo, i calci negati, la sequenza del carabiniere che interviene a difendere il ragazzo, gli attrezzi-bastoni decisamente non di ordinanza, 2 per tutte, del teste Colajanni,
“lamentava un dolore, diceva che si era fatto male ad un braccio e io per farlo desistere, avendo un bastone, lo colpivo sul braccio… lui diceva “mi sono fatto male a un braccio” non mi diceva se era il braccio che avevo colpito io o meno, non mi ha detto “mi hai fatto male”, poi durante l’arresto lui è caduto anche a terra, e in quella zona era pieno di pietre…” E “il manganello lei sa che è fatto di gommatura non so quanto effetto possa ottenere”
I momenti in cui venne materialmente sequestrato un Carabiniere, fasi drammatiche di cui non posso e non voglio fare alcuna sintesi, OCCORRE LEGGERE TUTTO IL VERBALE, anche perche’ nessuno, come il teste Sperati a domande precise possa rispondere: “Ero girato dall’altra parte.”
Prossima udienza, 23 dicembre ore 9:00 aula bunker.

Eleonora Forno TG MADDALENA

Qui il resoconto completo dell’udienza

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