Baita Clarea

Dopo l’appello, la difesa esordisce ripetendo il concetto già approfondito nell’udienza del 14 febbraio scorso, che la rottura dei sigilli della baita, perfettamente consona al contesto ambientale come attestato anche dalla Sovrintendenza, va valutato OGGETTIVAMENTE nel CONTESTO non materiale ma altamente simbolico per il movimento notav, essendo accertato che gli obiettivi degli imputati, pur con un comportamento illegittimo per la rottura dei sigilli, non erano di sfruttamento privato economico, ma di liberazione altamente simbolica e di prosecuzione di un’attività legittima quale l’informazione e la pacifica manifestazione popolare contro un’opera ritenuta dannosa al proprio territorio e all’Italia tutta. Vengono citati casi analoghi di legittime protesta della popolazione contro disastri ambientali, quali quello degli abitanti della Val Bormida.
I testi sentiti in precedenza hanno infatti testimoniato di non voler portare a compimento l’opera edilizia, ma di tenere solo ed esclusivamente alla difesa dell’identità del movimento notav, motivo per cui si chiede l’assoluzione.

La Difesa di qualche altro imputato esordisce ringraziando il Movimento, che ha ridato al Paese una dignità battendosi da vent’anni contro il potere mediatico e politico, esempio più alto degli ultimi vent’anni di resistenza e civiltà, e cita Dossetti, democrazia cristiana nel 1946, e la richiesta di inserire nella Costituzione il diritto e il dovere di ogni cittadino di resistenza. Art. 3 – art. 21.
Il più sacro dei diritti, il più imperioso dei doveri. Viene citato Aldo Moro, che a tale proposito disse che non vanno sanzionate le difese di diritti fondamentali,implicito peraltro nella carta costituzionale anche nell’art. 1, art. 9. Tornando al Tav, viene precisato che tutti tutti abbiamo capito ormai che è dannoso e inutile, ma ci viene detto che siamo in democrazia, e che la maggioranza decide. Noi però pensiamo che questo concetto di maggioranza che schiaccia la minoranza è quella sì terroristica..Il movimento notav parte dal basso e si tratta di democrazia partecipata.

Ore 10.17 Stessi concetti ribaditi da altri avvocati per altri imputati. Si insiste sul diritto di informazione delle ragioni del movimento, spesso violato dai media, nonostante l’adesione e gli appelli di intellettuali italiani e non solo. Ogni giorno, è sufficiente leggere i giornali, o almeno la cronaca di questo processo, in particolare cosa hanno scritto giornalisti dei media generalisti, ignorando le complesse oggettivamente discussioni svolte in aula, per rafforzare invece negatività e uno addirittura con squalificanti paragoni tra movimento e nazismo addirittura. Richieste di assoluzione x non aver commesso il fatto o in subordine assoluzioni varie, ed esame caso x caso: Gagliardi, mancanza di prove oggettive e palese inoffensività; Schiari Daniel semplicemente non è lui nelle foto del pm, e l’avv. consegna alla corte ingrandimenti probatori; Giuseppe Grillo evidentemente entrato in baita per sostegno ad un movimento così determinato e non certo per violare la legge di abuso edilizio…il semplice ingresso non è da considerare utilizzo se temporaneo, come si sono espresse in passato sentenze varie. Ammonito dal cap. Mazzanti prima dell’ingresso, Grillo, non destinatario del decreto e non avendo visto alcun sigillo, gli rimane la consapevolezza di  non ottemperare ad un ordine forze ordine, quindi violazione art. 650 comunque contestabile, in subordine a richiesta assoluzione.
Per Tarabini avv.  Melano si associa argomentazioni precedenti e cita Aldo Capitini oltre a sentenze precedenti su diritto manifestazione e funzione sigilli, poi scende nei particolari: il suo assistito oltre che nelle foto ritratto di spalle, giacca marroneverde, fazzoletto notav al collo, riconosciuto solo per la capigliatura e sempre al di fuori baita, nessuna prova di violazione dei sigilli, assoluzione x non aver commesso il fatto o comunque il fatto non sussiste.
L’udienza si conclude ore 11.00, prox udienza il 3 marzo aula 3 ore 9.

(di Maria Eleonora Forno – TGMaddalena)

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