Accordo TAV Art.1Con 173 sì, 50 no e quattro astenuti, passa definitivamente la ratifica dell’ accordo tra l’Italia e la Francia per la realizzazione della linea ferroviaria Torino – Lione, firmato a Roma nel gennaio 2012 (qui il dettaglio di chi ha votato cosa). Del documento disponibile sul sito del Senato , DDL 1164, si è discusso nella giornata di ieri in Senato, dopo l’introduzione da parte del relatore Cociancich, del PD, che definisce il TAV Torino Lione come “un collegamento indispensabile per la creazione di un asse efficiente di trasporti lungo la direttrice Est-Ovest del Continente europeo, nonché per rilanciare il trasporto ferroviario rispetto a quello stradale, soprattutto per le merci. Essa risulta poi di innegabile utilità per un Paese come l’Italia, che soffre di vistosi squilibri intermodali.”

Il relatore poi prosegue: “La linea Alta velocità Torino-Lione si inserisce nel Corridoio 5 Lisbona-Kiev della Rete transeuropea dei trasporti (TEN-T), inserito tra dieci corridoi prioritari dell’Unione europea. Questi assi sono stati scelti per il valore aggiunto che possono portare all’Europa e per la possibilità di essere realizzati entro il 2030, e sono stati inseriti nel Piano di investimenti europeo «Connecting Europe Facility (CEF) 2014-2020», attualmente in via di approvazione da parte del Parlamento europeo.” Da notare…. “in via di approvazione”, suona un po’ diverso da “approvato”.

Il testo si compone di 28 articoli, e già dal primo sorgerebbe qualche dubbio, in particolare al comma 3: “Il presente Accordo non costituisce uno dei protocolli addizionali previsti dall’articolo 4 dell’Accordo firmato a Torino tra i Governi italiano e francese il 29 gennaio 2001. In particolare, NON HA come oggetto di permettere l’avvio dei lavori definitivi della parte comune italo-francese, che richiederà l‘approvazione di un protocollo addizionale separato, tenendo conto in particolare della partecipazione definitivia dell’UE al progetto”. Chiarissimo, no?

Per rispondere poi ai tanti dubbi che spesso nascono (malpensanti) quando si muovono appalti miliardari con grandi opere e piccole opere correlate, ecco la trovata geniale, nel titolo II: la governance del progetto viene affidata ad un soggetto bilaterale denominato «promotore pubblico», che ha sede legale in Francia e che, in qualità di ente aggiudicatore, è l’unico responsabile della conclusione e del monitoraggio dell’esecuzione dei contratti richiesti per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio della sezione transfrontaliera.
Il relatore rassicura il Senato, ricordando che ” l’Autorità per la vigilanza sui contratti ha approvato le linee guida emesse con la determinazione n. 4 del 7 luglio 2011, la quale ha ribadito la natura imperativa delle norme della legge n. 136 del 2010 recante il piano straordinario contro le mafie.

Queste disposizioni antimafia rimarranno applicabili anche agli appalti relativi all’opera. Inoltre, vi è un monitoraggio da parte del gruppo investigativo interforze TAV, costituito dalla DIA e dalle strutture dello Stato, preposto al contrasto della criminalità organizzata.”.

Accordo ASATStiamo sereni, dunque. E’ tutto sotto controllo. Ma proprio tutto! Infatti l’accordo prevede anche un comitato di sicurezza antisabotaggio/antiterrorismo, ASAT, ben descritto nel punto 9.3.

Andiamo poi al punto 10, qui bisogna davvero fare una standing ovation all’autore perché a confronto persino il leggendario Azzeccagarbugli diventa un dilettante. Per le questioni in tema di lavoro/occupazione del personale sulla sezione transfrontaliera il diritto applicabile è quello “territoriale”, fatta eccezione per “i lavori di opere civili realizzati nel corso dello scavo del tunnel a partire dai punti di attacco situati su ambo i lati della frontiera, che sono ritenuti eseguiti interamente sul territorio dello Stato a partire dal quale sono stati avviati fino al punto di giunzione con i lavori realizzati a partire dall’altro Stato (?) e l’esecuzione degli appalti aventi per oggetto l’installazione delle attrezature dell’opera prima della sua messa in servizio, disciplinata dal diritto francese.

Accordo Art.10
Anche qui direi che non fa una piega. Insomma, probabilmente per il 99% si applicherà la normativa francese, mentre per un 1% quella italiana. Con quello che ne consegue, ovvero immaginate le conseguenze in termini di tutela, controlli, etc. State già immaginando?

Allons enfants… e stiamo sereni, c’è una buona notizia e una cattiva: la buona è che a vigilare su questo nuovo soggetto nel Consiglio di Amministrazione ci sarà un rappresentante della Commissione europea, la cattiva è che partecipa alle riunioni senza diritto di voto.  Va bene, direte voi, tanto chissà come sarebbe stato scelto/nominato. E poi noi gradiremmo magari che fosse in qualche modo presente il territorio, giusto? Eccovi accontentati, anche qui una buona notizia e una cattiva, la buona è che potrà assistere alle riunioni del Promotore Pubblico un rappresentante della Regione Piemonte, la cattiva è che oltre a non avere diritto di voto probabilmente non potrà neanche comunicare, visto che al punto 6.4 lo si definisce chiaramente “osservatore”.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena

 

 

 

 

 

 

 

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