Capodanno201124 gennaio, l’atmosfera non è quella dell’aula bunker perché siamo dal Giudice di Pace, ma non facciamoci ingannare, si tratta di un procedimento penale a tutti gli effetti e, leggendo la testimonianza di Massimo Numa nella scorsa udienza, è evidente che si stiano tirando in ballo episodi successivi ai fatti contestati nell’udienza, tanto per aumentare il clima “di tensione” ed incorniciare quelle presunte telefonate minacciose in un contesto fatto di “pacchi bomba” e quant’altro, narrato con enfasi dalla parte offesa.
Raccontarvi queste udienze è un po’ difficile, per me che sono una dei due no tav accusati, ma ci proverò sforzandomi di mantenere un certo distacco. Garantisco che ci proverò, non assicuro di riuscirci, quindi leggete quello che segue considerando un mio possibile filtro.

L’udienza del 24 gennaio è stata tutta dedicata all’ascolto del funzionario della Digos, Dott. Fusco, che spiega come ha effettuato le indagini a seguito della querela di Massimo Numa, giornalista de La Stampa.

Tutta l’udienza ruota sull’acquisizione dei tabulati telefonici e su alcune anomalie, secondo gli avvocati della difesa, nell’identificazione delle chiamate e, quindi, dei chiamanti. Fusco introduce l’argomento spiegando che la sua attività d’indagine si è svolta “prevalentemente sulla richiesta dei tabulati e sull’esame attinente a quelle che erano le telefonate oggetto dei fatti”, chiedendo quindi al PM di poter acquisire i tabulati del traffico telefonico dell’utenza di Numa, parte offesa, nell’arco temporale indicato dallo stesso nella sua querela. Nel febbraio 2012 è stato disposto il decreto per acquisire i tabulati, ed è quindi stata fatta l’analisi del traffico, evidenziando “in particolare tre chiamate che potevano essere riconducibili a quelle di carattere minatorio, come denunciate da Numa”.
Fusco spiega, e ribadisce più volte rispondendo alle domande degli avvocati della difesa, che “si sono resi conto che le telefonate provenivano in particolare da alcuni soggetti, tre noti attivisti del cosiddetto (mi colpisce il cosiddetto) movimento NO TAV, evidenziatosi già per alcuni fatti nel complesso di queste iniziative”.
Aggiunge poi che Numa aveva presentato una denuncia abbastanza generica (non indicava nomi, neanche ipotizzabili), quindi hanno provveduto a sentirlo in relazione alle sue dichiarazioni che portavano ad escludere che altre telefonate, nello stesso arco temporale (peraltro diverso da quello riferito da Numa), potessero essere riconducibili alle minacce e, guarda caso, è emerso che proprio quelle tre prima evidenziate, risultavano essere le uniche.
Fusco evidenzia una certa discordanza tra l’orario che aveva indicato Numa in fase di querela ma, si sa, la memoria con il passare dei giorni può fare brutti scherzi, quindi poco importa che le tre telefonate siano molto vicine, addirittura nell’arco di pochi minuti, e poco importa che fossero in un orario diverso da quello indicato da Numa, e non è neanche rilevante che Numa avesse inizialmente parlato di due telefonate da voce maschile e poi una da voce femminile, mentre dal tabulato quella da voce femminile risulta collocata tra altre due da voce maschile….
Le telefonate, quindi, avvengono tra le 20:00 e le 20:30, il PM chiede al teste a chi fosse intestata la prima utenza alla quale fa riferimento la prima telefonata delle tre e Fusco fa il nome di R.M, attivista NO TAV non inclusa, fortunatamente, nel procedimento. La seconda è invece arrivata dall’utenza intestata alla sotoscritta, mentre la terza è proveniente dall’utenza di G. Carena.
Gli avvocati interrompono e, facendo riferimento alla normativa sulla privacy, pongono una serie di questioni tecniche che generano una lunga discussione sulla richiesta dei tabulati ad uno o più gestori, Fusco spiega e ribadisce più volte che la richiesta dei tabulati è stata fatta a tutti i gestori, non sapendo quale fosse il gestore dell’utenza intestata a LA STAMPA ed in uso al giornalista Massimo Numa. Un dato che, su richiesta dei difensori, viene messo a verbale e che ritorna nella fase finale dell’udienza, quando l’avv.Bongiovanni chiede al teste di verificare  e confermare una sua annotazione datata proprio 23 gennaio 2012, nel cui sottotitolo era indicato, a fianco dell’utenza Numa, il gestore TIM. Fusco non può che rispondere affermativamente (è la sua firma), e sembra non capire il senso di questa domanda.
Chissà che rileggere ora questa sintesi non possa dargli un aiutino. L’avvocato è molto preciso in questo passaggio, e mostra al teste lo specchietto a pag.2 di un’altra annotazione, del 4 maggio 2012, nel quale si fa esplicito riferimento al traffico telefonico TIM in entrata, in riferimento al numero di Massimo Numa.

Ma torniamo all’esame del teste da parte del PM. Nel descrivere i tabulati Fusco precisa che è possibile, solo per le utenze Vodafone, risalire anche alla cella alla quale il cellulare era agganciato in quel momento, nello specifico si riferisce al fatto che le chiamate dal mio numero  sarebbero partite dalla cella di Chiomonte, dunque eravamo in Val Clarea.

L’avv.Bertolino, che segue Numa come parte civile, ne approfitta per porre una domanda sulla manifestazione che si svolgeva quella sera nell’area del cantiere (all’epoca lo chiamavamo ancora il non-cantiere), chiedendo se quella fosse “una manifetazione di gioia e giubilo per il cantiere”, ma viene prontamente interrotto dalla difesa che evidenzia il carattere suggestivo della domanda, quindi viene riformulata chiedendo genericamente che caratteristiche avesse la manifestazione. E il dott. Fusco prende prontamente la palla al balzo per evidenziare che i “no tav si erano riuniti per venire a darci i festeggiamenti che non si limitavano a scene di giubilo, ma ovviamente”… e continua, spiegando che gli attivisti “sono venuti a festeggiare tra virgolette, perché la manifestazione era tutt’altro che  di giubilo”.  Segue poi una sua narrazione di quello che accadde verso la mezzanotte, se non ricordo male lascia capire che i no tav si sarebbero avvicinati alle reti lanciando verso le forze dell’ordine fuochi artificiali. Ora, io non ricordo bene cosa abbia detto Fusco, ma probabilmente lui ha un ricordo diverso dal mio di quel Capodanno.

Evidentemente si, perché, dalle domande che pongono gli avvocati della difesa, emerge, oltre al fatto che l’argomento non è oggetto di questo dibattimento e non è tra i capi d’imputazione, che  il Dott. Fusco non ricorda se quella sera era presente o meno al cantiere. Meno male, almeno non è mio il problema di memoria.
Tocca poi al controesame della difesa, ed iniziano le domande per capire come si sia arrivati ad identificare quelle telefonate con l’oggetto della querela sporta dal giornalista Numa, ovvero come mai proprio quei numeri, e quelle chiamate in un orario diverso (ed in un ordine diverso) da quello riferito dal querelante. L’avvocato della difesa fa notare a Fusco che prima ha detto che Numa ha sempre parlato di 3 telefonate, di cui due voci maschili e una femminile, tuttavia nella querela non è indicato il sesso del chiamante. Fusco conferma, e spiega che anche questo è stato uno dei motivi che hanno spinto la DIGOS a risentire il querelante, cosa che è poi avvenuta il 10 aprile 2012, mentre i tabulati telefonici riportano come data il 20 febbraio 2012 e lo stesso Fusco conferma che li hanno ricevuti in quel periodo, quindi prima di risentire Numa.

Pertanto è solo dal 10 aprile che Numa parla di voce maschile e voce femminile, ma Fusco continua a ribadire che Numa non è a conoscenza dei tabulati. Lo dice con certezza, nonostante abbia riferito che le verifiche sono state fatte dall’ispettore Gandolfi e dal sovrintendente Catalano, e che lui ha seguito in parte, ma non completamente, il querelante nella verbalizzazione del 10 aprile.
Anche l’avvocato Melano chiede al dott. Fusco alcune precisazioni sugli accertamenti, e Fusco spiega che proprio perché c’erano molte telefonate in quell’orario indicato hanno dovuto risentire il querelante,  poi fa notare che quelle persone (riferito alla sottoscritta e a G.Carena) “sono persone che con lui non hanno particolari motivi di simpatia, anzi tutt’altro, non avevano rapporti gioviali, anzi tutt’altro!”.
Fusco, insomma, era convinto che fossero quei due i numeri “colpevoli” dei reati di ingiurie e minacce. Ne è certo, perché erano le uniche chiamate fatte “oscurando il numero”. Ma dai tabulati si vede se una chiamata è fatta oscurando il numero? No, risponde Fusco. Dal tabulato non emerge.

Stiamo parlando di tre telefonate. La prima è di 8 secondi, la seconda (riferibile alla sottoscritta) avrebbe una durata di 36 o 38 secondi e l’ultima, riferibile a G.Carena, 18 secondi.

Incalzano le domande della difesa, ed ecco che Fusco narra la leggenda di una certa Zandiri, “molto nota alla Procura”, che era “esponente di un movimento antagonista, spesso in piazza”.
Le risposte alle domande degli avvocati della difesa sembrano diventare un po’ confuse. Insomma, non capisco se io e Carena siamo stati identificati per quello che siamo o per un preciso esame delle anagrafiche, non capisco se il signor Numa abbia individuato le nostre voci prima di aver visionato i tabulati o successivamente… non capisco.

E’ probabile, è verosimile, perché “questi soggetti spesso hanno minacciato”... Ecco, ricordo anche questa frase. Eppure non ricordo di avere mai minacciato nessuno. Non è solo una mia sensazione, questa difficoltà nel comprendere, ma emerge dalle risposte del teste alle domande della difesa. Ad un certo punto Fusco risponde con una frase netta “A me personalmente è certo che quel numero di telefono intestato a Zandiri fosse in uso a Zandiri, punto, non dico altro, con assoluta certezza. Lo stesso per Carena. Punto.”

Con assoluta certezza. Ma qualcosa non torna, perché pare non ci sia nelle anagrafiche la ricerca dell’intestazione del numero di Carena, allora Fusco spiega che era persona già nota per altr attività di polizia giudiziaria. Eh si. I NO TAV, sempre sotto osservazione.
Siamo quasi alla fine, quando l’avv.Vitale chiede nuovamente al dott.Fusco se la parte offesa, prima di essere nuovamente ascoltata, non è stata messa a conoscenza delle risultanze dei tabulati, e Fusco conferma. Strano, perché (come fa notare l’avvocato) proprio nella scorsa udienza (6 novembre) fu Numa a rispondere ad una domanda spiegando che nella querela e nella SIT (Sommarie informazioni) non ha fatto i nomi (Zandiri e Carena) pur avendo una “ragionevole certezza che si trattasse di queste due persone”, ma “successivamente, coniugando con le risultanze del tabulato” ne ha avuto conferma.
E qui Fusco tenta di spiegare, ma sinceramente non ricordo se ci riesce e neanche come. Ricordo però che ne approfitta di nuovo per ribadire che sia io che Carena saremmo attivisti NO TAV che “spesso e volentieri maleparole, ingiurie e offese le dicono al giornalista Numa“.

Ci risiamo. Ancora valutazioni personali. Gli avvocati interrompono, ma io le sento chiaramente. E no, non mi piacciono. Non mi piacciono queste assolute certezze. Non mi piace si dica con un certo tono che “sono persona nota alla Procura”, tanto più considerando il drammatico contesto dipinto nella precedente udienza.

Però concludo scusandomi con voi lettori per non essere riuscita a mantenere il distacco e vi lascio con un’assoluta certezza: io ero in Val Clarea quel Capodanno. E alla prossima udienza, il 28 marzo alle 9:00 presso il GDP in V.le dei Mughetti 22, insieme ai testimoni della difesa, vi racconteremo perché.

Simonetta Zandiri

 

 

 

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