NoCMC13o2013A quasi un anno dalla manifestazione a Ravenna #NOCMC (13 ottobre 2012), un paio di giorni fa la notizia è comparsa su alcuni quotidiani locali e nazionali: un’inchiesta della Procura di Trani sul porto di Molfetta, maxi truffa da 150 miloni di euro con 60 persone indagate, incluso il procuratore speciale della CMC, l’azienda che si è aggiudicata i lavori del porto, ed il direttore del cantiere. Le accuse sono gravi, associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.

Le indagini hanno evidenziato che i materiali di risulta del dragaggio (compresi numerosi ordigni bellici e fusti contenenti cianuro, iprite, cloro solfonico, fosforo e disfogene) non sono mai stati smaltiti in maniera regolare, ma riversati in una colmata con conseguente pericolo per la salute umana e per la sicurezza di quanti hanno lavorato nel cantiere”.

Sembrerebbe, quindi, che quello slogan che aveva portato 80 tra collettivi, movimenti e associazioni, a manifestare a Ravenna contro “CMC – DEVASTATORI DELLA TERRA” trovi una certa attinenza con queste recenti vicende giudiziarie, ed è di oggi la notizia che sarebbero a rischio anche i cantieri del TAV a Chiomonte.

Il giorno del giudizio sarebbe atteso il 24 ottobre, in quella data davanti al giudice delle indagini preliminari di Trani verrà discussa la richiesta dell’interdizione della coop dall’esercizio delle attività imprenditoriali in Italia ed all’estero. Il PM applicherà la legge 231 del 2011 (in materia di reati ambientali), contestando alla CMC la responsabilità amministrativa collegata all’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato.

Pronti i difensori della CMC, la linea è chiara: si concentreranno sulla necessità di tutelare il futuro dell’azienda e i suoi lavoratori”, trovando sponda sulle pagine del blog del Senatore PD Stefano Esposito, pronto a difendere il cantiere di Chiomonte ed i “31 lavoratori che oggi si trovano ad operare con contratti a tempo determinato” e che, secondo il senatore, “andrebbero immediatamente assunti a tempo indeterminato”. Cosa non si fa per difendere il “lavoro”!

E mentre il senatore Esposito sostiene i 31 lavoratori chiomontini altri senatori, questa volta PDL, fanno approvare un emendamento che, casualmente, modifica proprio quell’art.231 al quale si sarebbe appellato il PM per interdire l’esercizio delle attività imprenditoriali della CMC (e non solo, consideriamo anche il caso ILVA)!

Leggendo con attenzione il resoconto stenografico della seduta n.123 del 10 ottobre 2013 , durante la quale  è stato approvato il DL n.101 recante “disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”, troviamo alcuni emendamenti (approvati) che vanno proprio a modificare la legge 231!  Bisinella, nel presentare l’emendamento 12.15 ( a prima firma Calderoli) ci tiene anche a sottolineare che  si tratta di “una norma importantissima che in caso di sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie di società controllate, collegate ad un’impresa di interesse strategico nazionale poste sotto sequestro o confisca, permette l’utilizzo di questi stessi beni da parte degli organi societari in modo da garantire la continuità della produzione e delle attività di impresa, e quindi” (e qui si collega al senatore Esposito) “di salvaguardare e tutelare i livelli occupazionali e i lavoratori”. Cita poi, a titolo esemplificativo, il caso Gruppo Riva Acciaio, con “ben 1400 lavoratori che si sono trovati impossibilitati a proseguire la loro attività”.

Di seguito i testi degli emendamenti approvati:

12.15 (testo 3 corretto)La Commissione ApprovatoDopo il comma 5 inserire il seguente:«5-bis. All’articolo 53 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è aggiunto il seguente  comma: “1-bis. Ove il sequestro, eseguito ai fini della confisca per equivalente prevista dal comma 2 dell’articolo 19 abbia ad oggetto società, aziende ovvero beni, ivi compresi i titoli, nonché quote azionarie o liquidità anche se in deposito, il custode amministratore giudiziario ne consente l’utilizzo e la gestione agli organi societari esclusivamente al fine di garantire la continuità e lo sviluppo aziendali, esercitando i poteri di vigilanza e riferendone all’autorità giudiziaria. In caso di violazione della predetta finalità l’autorità giudiziaria adotta i provvedimenti conseguenti e può nominare un amministratore nell’esercizio dei poteri di azionista. Con la nomina si intendono eseguiti gli adempimenti di cui all’articolo 104 delle norme d’attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. In caso di sequestro in danno di società che gestiscono stabilimenti di interesse strategico nazionale e di loro controllate, si applicano le disposizioni di cui al decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.».

12.16La Commissione ApprovatoDopo il comma 5, inserire il seguente: «5-bis. All’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: “Al commissario è attribuito il potere di redigere e approvare il bilancio di esercizio e, laddove applicabile, il bilancio consolidato dell’impresa soggetta a commissariamento”».

12.17La Commissione ApprovatoDopo il comma 5, inserire il seguente:«5-bis. l’articolo 3, comma 3, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231, si interpreta nel senso che per beni dell’impresa si devono intendere anche le partecipazioni dirette e indirette in altre imprese, nonché i cespiti aziendali alle stesse facenti capo».

«5-ter. l’articolo 1, comma 3 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89, si interpreta nel senso che, ferma restando la legittimazione del Commissario Straordinario a gestire e disporre delle linee di credito e dei finanziamenti ivi richiamati, la titolarità dei medesimi resta in capo all’impresa commissariata».

Verrebbe da pensare che l’attesa di una soluzione “legalitaria” sia sempre vana.

Magari è giunto il momento di tornare a Ravenna, considerando che forse oggi il terreno sul quale seminare è più fertile, magari non riuscirebbero più a strappare quelle piante e quei semi, con la rapidità con cui lo fecero, il 13 ottobre 2012, al termine della manifestazione.

NOCMC Ravenna 13 ottobre 2012

Simonetta Zandiri  – TG Maddalena

 

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This article has 1 comment

  1. Il cantiere di Chiomonte da tutti i fautori del tav descritto come la meraviglia delle meraviglie , in realtà tratta i lavoratori con la classica arroganza e ricatto, al punto che lo stesso Esposito oggi è obbligato a chiedere le assunzioni a tempo indeterminato dei lavoratori Valsusini che vi lavorano e la fine dei licenziamenti a scadenza dei contratti.

    La Venaus Scarl , ad oggi ha solo 6 lavoratori a tempo indeterminato, 16 lavoratori a distacco e 31 a tempo determinato, inoltre diversi contratti a termine scaduti in questi mesi hanno visto il licenziamento dei lavoratori.
    Il clima che si respira in cantiere è quello del peggior ricatto padronale .
    Sempre in questi primi mesi diverse sono già state le vertenze da parte dei lavoratori per non essere stati pagati regolarmente, per non avere visto pagata le spese di trasferta, come nel caso di un gruppo di lavoratori che dopo un mese , forse più che erano in un Hotel a Susa , scoprono che vitto e alloggio erano a loro spese, identica situazione per le spese di autostrada o di gasolio per entrare a lavorare.
    Quello che Esposito non capisce è che un opera che distruggel’ambiente, che risponde agli interessi della speculazione e non dell’interesse sociale, che si realizza con la occupazione militare del territorio e su un cantiere fortino, non può che produrre “cattivo lavoro” con pessime condizioni per chi lo attua .
    Lo invitiamo a vistare le aziende No Tav della Valle , i soci di Etinomia , troverà un clima diverso.
    Le grandi opere sono un danno per le polazioni che le subiscono e l’avanguardia dello sfruttamento e della precarietà per chi ci lavora , anche per questo , noi diciamo No Tav.
    Jacob .