ladri_di_fiumiCade la prima testa per la vicenda del viadotto crollato, che vede CMC tra i costruttori, nei prmi giorni di gennaio.”Chi ha sbagliato pagherà”, tuonavano i politici nei giorni dello scandalo, e a quanto pare non si sono presi la briga di leggere tutto l’iter di questo appalto  , né hanno prestato particolare attenzione a quella perizia che già nel 2008 evidenziava i rischi di crollo per quel tipo di costruzione su quel terreno, l’Anas infatti ha deciso di trasferire, per il crollo del viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, l’ing. Claudio Bucci, arrivato in Sicilia pochi mesi fa e di sostituirlo con Sergio Serafino Lagrottiera, dirigente ANAS con una storia quanto meno imbarazzante.

Era il 31 marzo 2003 quano una ventina di persone finirono in carcere e 4 ai domiciliari, in una complessa indagine denominata “Operazione Acheronte”, condotta dal Corpo Forestale dello Stato di Padova con qualche difficoltà, ci fu infatti qualche ufficiale di polizia giudiziaria addirittura indagato per intercettazioni ambientali abusive e soltanto anni dopo fu riconosciuto che operava in pieno accordo con la procura. Intercettazioni a quanto pare fondamentali in questa inchiesta che arriva a processo con calma, molto molto lentamente, così lentamente che si arriva in aula per il primo grado, nel 2010, molto vicini alla prescrizione. Il processo, meglio noto come “ai sabbionanti”, ha portato a galla una certa “escavazione selvaggia” nei fiumi Po, Adige e Brenta, crimini ambientali che hanno devastato l’ambiente fluviale, piegando l’interesse pubblico al profitto dei privati, con una sentenza per un totale di 48 anni e 9 mesi per 11 imputati accusati di aver guadagnato dalla commercializzazione delle sabbie scavate in quei corsi d’acqua, superando di ben 13 anni le richieste del PM. Stando alle accuse tra i funzionari corrotti Sergio Lagrottiera sarebbe stato il più caro, la mazzetta che avrebbe intascato, di 3.500 euro al mese, superava infatti quella degli altri funzionari coinvolti. Nel frattempo Lagrottiera era stato rimosso dalla sua funzione nel Magistrato per il PO e trasferito in Calabria, ai vertici dell’ANAS, dove ha continuato ad avere ruoli di Responsabile in uffici di Alta Sorveglianza, negli appalti pubblici come quelli della Salerno-Reggio Calabria.   Quella del 2010 fu una sentenza che arrivà dopo tre giorni in camera di consiglio in un blindatissimo hotel di Montegrotto. Sul banco degli imputati c’erano i colletti bianchi, qualche manovale, controllori per la legge corrotti (uffici Genio Civile e Magistrato per il Po, nel quale proprio l’ing. Sergio Lagrotteria era responsabile del nucleo di Rovigo), un agente di Polizia, ed il vertice della Squadriglia navale di Porto Levante, un maresciallo che avrebbe avuto il compito di garantire l’attività di vigilanza e ispettiva. Insomma, controllori e controllati, un’allegra compagnia.

Il processo, sempre molto lentamente, con calma, non c’è fretta, arriva poi in appello a fine 2011 ed è a dicembre che le pesanti condanne vengono quasi tutte trasformate in una valanga di assoluzioni, per lo più per prescrizione, perché è trascorso troppo tempo perché l’azione penale possa essere esercitata. Prescrizione non è assoluzione, moralmente, ma a quanto pare lo è giuridicamente. Ed ecco che dopo i festeggiamenti tutti tornano ai loro incarichi, compreso l’ing. Lagrottiera che oggi ha certamente le carte in regola per rassicurare i cittadini che percorreranno quel tratto di strada crollato pochi giorni dopo la sua inaugurazione, o almeno questo si aspetta chi ha deciso di far cadere la testa per metterne un’altra… rassicurante.

LADRI DI FIUMI
Il valore della sabbia dei fiumi, molto richiesta per autostrade, viadotti, massicciate ferroviarie.

Da un dossier sul sito della forestale scopriamo i dettagli di questa vicenda, furto di una sabbia con valore anche più alto del petrolio grazie a norme severe di tutela ambientale e regole di escavazione molto rigide, ecco perché si scavava “in nero”. Una draga può caricare fino a 600 metri cubi di sabbia e con quattro o cinque viaggi al giorno la cubatura giornaliera di materiale scavato arrivava fino a 2.000-3.000. La sabbia costa tra i 20 e 25 euro a metro cubo, ed ecco che il guadagno di una giornata di lavoro poteva oscillare tra 25 e 75 mila euro. Con 150 giorni/anno, dunque, il guadagno poteva superare gli 8 milioni di euro ma stiamo parlando di una sola draga, mentre quelle sequestrate nell’operazione Acheronte erano cinque. Il fatto poi che l’attività fosse svolta in nero aumenta ancora di più il guadagno, considerando l’evasione fiscale e contributiva. La sabbia dei fiumi è molto richiesta, un chilometro di autostrada, ad esempio, richiede 62mila metri cubi di sabbia e pietrisco, un chilometro di viadotto 30 mila, uno di massicciata ferroviaria circa 3 mila.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

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  1. Interessante… il sen. Esposito, grande ultras del TAV, pubblica sul sul blog questo documento che dimostrerebbe le responsabilità del general contractor e dell’ANAS in questa vicenda: http://www.stefanoesposito.net/wp-content/Commento-e-foto-ANAS-Viadotto-Scorciavacche.pdf … e lo presenta come “commento del Gruppo del Partito Democratico nella commissione competente”. Naturalmente non c’è alcun riferimento alla relazione del 2008 e nessua valutazione sul cambio di teste oggetto di questo articolo. Tra l’altro un documento senza un’intestazione, una firma, niente, insomma potrebbe essere stato fatto da chiunque, ma è questo il modo in cui lavorano i parlamentari del PD? E poi, non sono gli stessi che hanno sempre “lodato” la CMC?

  2. Pare sia caduta anche un’altra testa… “Di chi è stata la colpa? Chi doveva controllare e non ha controllato? All’indomani del crollo/smottamento del viadotto siciliano di Scorciavacche Pietro Ciucci si era affrettato a dire che la colpa non era di Anas, ma della ditta.

    Adesso si scopre che chi aveva il compito di controllare che tutto venisse svolto a dovere era l’ingegnere Maria Coppola, la funzionaria responsabile dell’alta sorveglianza per conto di Anas.

    L’ingegnere Maria Coppola non è la prima volta che balza agli “onori” della cronaca. Basta fare una banale ricerca su Google per scoprire che la donna si è resa protagonista già di un altro scandalo: la costruzione della variante di Caltagirone (un appalto da 112 milioni di euro) per il quale furono incarcerati due manager veneti, coinvolgendo aziende legate a Cosa Nostra.

    Il Corriere Veneto del 10 ottobre 2013 parla di indagini per “abuso d’ufficio” nei confronti della Coppola. «Il trucco era estremamente intuitivo. Come si fa a impedire i controlli antimafia su un maxi-appalto da 112 milioni di euro? Semplice, frazionandolo in mini subappalti che non superino la soglia di legge, fissata a 154mila euro».

    Secondo le intercettazioni telefoniche di allora, la signora Coppola avrebbe suggerito ai dirigenti della ditta veneta come aggirare le norme contro le infiltrazioni mafiose negli appalti. «Mandiamo un contratto fino al raggiungimento dei 150mila – dice in una telefonata intercettata – tre giorni dopo facciamo un contratto invece più grosso che va direttamente in prefettura».

    Come riporta il Corriere Veneto la signora Coppola, in cambio di questi “favori”, aveva ricevuto dei regali, tra cui un’automobile. Possibile che l’Anas non abbia ritenuto necessario intraprendere una qualsivoglia azione nei confronti della signora? Pare di no. Lei disse di «non aver ricevuto alcuna comunicazione dall’autorità giudiziaria» e Anas accantonò la faccenda con nonchalance. ”
    http://www.lultimaribattuta.it/18358_anas-dopo-il-viadotto-adesso-crolla-anche-il-cda