Chivasso
Nella lotta contro il TAV il punto più evidente è stato, sin dall’inizio, il cantiere a Chiomonte, lo scavo per il tunnel geognostico. Tuttavia un progetto così enorme ha una miriade di opere collaterali, che non sempre hanno un’opposizione visibile quanto il movimento Valsusino, tanto più se si collocano altrove. E’ il caso dello smarino e dei comuni di Torrazza e Chivasso.

Come TG Maddalena abbiamo provato a seguire una parte di queste vicende sin dal 2011, ed è solo di recente che alcune anomalie sono balzate all’occhio, al punto di spingerci ad approfondire le vicende anche grazie all’aiuto di attivisti locali bene informati.

La sensazione, parlando con alcuni di loro, è che ci si senta “un po’ abbandonati dagli ambientalisti, forse perché l’aria è diventata improvvisamente più pulita e nessuno se n’è accorto”, come ci racconta un chivassese, forse perché quello che esce dalla centrale elettrica è solo vapore, così come quella della centrale ad olio vegetale, e quella puzza che arriva dalla discarica a Pogliani. Sembra non arrivino le segnalazioni ai giornali, insomma tutto tace. Sarà anche quel silenzio che ai cittadini più attenti fa sorgere dubbi, talvolta seguiti da conferme, per quelle associazioni che si occupano di ambiente e che sembrerebbero quasi essere un’appendice dei partiti politici. Sembrerebbero, appunto. Ma noi non ci crediamo.

Da alcuni scambi di email piuttosto recenti, probabilmente “riservate” ma in qualche modo diffuse da un anonimo, si evincono particolari che effettivamente fanno sorgere qualche punto interrogativo sui protagonisti delle vicende di quest’area.

E’ quindi importante, per comprendere questa storia, partire dai protagonisti, in primis Piero Meaglia, noto per la sua attività di ambientalista, che sembrerebbe scomparso dagli impegni sul territorio da quando il Dott. Ciuffreda è stato eletto sindaco. Potrebbe essere una casualità, ma anche no, se si pensa che certi legami sono noti, come quello con il vicesindaco e assessore all’ambiente Massimo Corcione che proprio Meaglia da giovanissimo aiutò a scrivere la tesi. Un legame profondo tra persone sensibili all’ambiente, come in quella lotta contro le costruzioni delle palazzine adiacenti al Parco del Mauriziano. Proprio questa sembra essere stata la prima fase della lotta di Meaglia, ma un dubbio sorge spontaneo visto che sembrerebbe che in quell’area ci sia una palazzina di sua proprietà che potrebbe essere svalutata rispetto alle nuove costruzioni.

Un piccolo conflitto d’interessi, certo in Italia c’è di peggio, tuttavia certi aspetti restano poco chiari e non vanno sottovalutati, tanto più quando si parla non di un semplice attivista ma del Presidente Pronatura di Chivasso (ed unico tesserato).

A proposito di Pronatura, un piccolo inciso. Durante una recente assemblea NOTAV a Bussoleno M.Cavargna, presidente di ProNatura Piemonte, si complimentò con i Torrazzesi perché, a differenza dei segusini, avevano reagito in molti per fare ricorso contro l’esproprio dei terreni per realizzare una ferrovia per il trasporto dello smarino alla discarica di Cogefa (un’opera ovviamente legata al TAV in Valsusa, uno dei tanti piccoli e a volte invisibili “effetti collaterali”). Nota di colore, probabilmente non ritenuta rilevante da Cavargna, è che la maggior parte dei ricorrenti proprietari dei terreni fa riferimento, oltre alla CoGeFa stessa, ad un’immobiliare del gruppo Cogefa, la Goretta SRL (da un articolo su “La Nuova Periferia del 17 aprile 2013). Dunque l’espropriato e l’espropriante hanno qualche interesse….

Un’altra figura importante di queste vicende, ci raccontano i chivassesi, è Domenico Cena, rappresentante di Legambiente. Quando il centrodestra, con Andrea Fluttero e poi Bruno Matola, era in giunta, c’era sempre una meticolosa e attenta opposizione da parte di Legambiente. Oggi, invece, sembra che tutto taccia e l’unico sussurro, più che voce, “contro” parrebbe essere l’iniziativa “Puliamo il Mondo”, sovvenzionata dal Comune.

Gli attivisti sono quindi disorientati, e anche un po’ sfiduciati. Il silenzio è reso più inquietante da certe contiguità che lasciano intravedere possibili conflitti d’interesse, mentre a Torrazza la lotta che per questi mesi ha impegnato di più gli ambientalisti è stata quella contro la centrale a biomasse: volantinaggi a dismisura, laboratori per la fabbricazione di “lenzuola” di protesta da appendere ai balconi, banchetti anche nel fine settimana per chiedere ai cittadini di investire in ricorsi al TAR (ma quando ci sono le autorizzazione della Provincia quei soldi rischiano di essere sprecati!).

Tutti contro la centrale a biomasse, come se non ci fossero altre questioni importanti. E’ davvero così? “No, al contrario”, ci dice un chivassese, “mentre tutti si agitano contro la centrale a biomasse, a Torrazza Co.Ge.Fa si prepara ad ingrandire ulteriormente le vasche della discarica per accogliere lo smarino che arriverà dai lavori del TAV in Val di Susa”. E quello delle discariche è sempre stato un punto caldo per gli ambientalisti, con un imprecisato numero di denunce che puntualmente vengono archiviate. Come se inquinare non fosse un reato.

Della Cogefa abbiamo sentito parlare di recente, la scorsa settimana è stata al centro di uno scandalo per una possibile maxi-truffa da 10 milioni di euro nell’appalto di un tratto della metropolitana torinese. Da quanto riportato sui giornali apprendiamo che “l’esame dei documenti di trasporto ha consentito di accertare che i prodotti impiegati e fatturati erano inferiori a quelli indicati e liquidati dal direttore dei lavori. Il riscontro presso i fornitori ha dato conferma che non erano mai entrati nel cantiere oltre due chilometri e mezzo di barre metalliche e circa centodieci tonnellate di speciali resine chimiche, per un valore di oltre 1 milione e 200mila euro”. Certo non è rassicurante per i cittadini di Torrazza pensare che il trasporto di un materiale che può contenere amianto e uranio venga affidato ad aziende che sembrerebbero non affrontare con attenzione e affidabilità la particolare delicatezza di certi lavori, considerando che il materiale sopra citato era stato aggiunto al capitolato iniziale proprio in virtù della particolarità di quel tratto di scavo, che richiedeva un accorgimento tecnico presumibilmente poi non applicato (ma pagato, questo si).

E qualche giorno prima della notizia di questa truffa (26 giugno) a Torrazza sono comparse scritte sui muri, sulle quali stanno indagando i Carabinieri: “Cogefa = MAFIA”, “NO TAV”, “NO SMARINO”, “FANTINI-GAVAZZA-ROZZINO = MAFIA”.

Torrazza è un piccolo comune di 2600 abitanti, eppure sembra davvero essere fulcro di grandi interessi. Grandi quanto la nuova piazza, realizzata proprio da TRA.MA S.r.l., società della galassia CoGeFa, un appalto da centinaia di migliaia di euro per qualche posto auto sotto il sole e la definitiva scomparsa di alberi e panchine. Avranno paura che la gente si incontri e condivida certe perplessità?

Per fortuna qualche NO TAV è riuscito ad organizzare di recente una serata di comitati ambientalisti, voluta da Silvano Raise (di Restiamo Sani), durante la quale hanno relazionato i tecnici ed alcuni testimonial della lotta al TAV, come Lele Rizzo, del centro sociale Askatasuna. Ma proprio quella serata sembra che a Meaglia (da email inoltrate da un anonimo) non sia piaciuta, al punto da arrivare a boicottarla, operazione probabilmente facilitata dal suo ruolo di giornalista per “La Voce del Canavese”. “Anche il movimento Cinque Stelle sembra volutamente fuori dalla scena”, ci dicono i chivassesi, eppure “erano ben presenti Stefano Maule e Davide Bono, portavano la bandiera e la fiaccola ogni qual volta si sapeva arrivasse qualche giornalista ad immortalare l’evento. Maule è di Castagneto, non conosce nemmeno i boschi di quella collina, figuratevi quanto gli interessa l’ambiente. Nel periodo torrazzese, quando era tempo di elezioni, si candidò per essere senatore a Roma ed era anche in una posizione favorita”, aggiunge un chivassese informato, “non per merito, solo che molti di quelli avanti a lui abbandonarono, come arrivare ventesimi alla maratona solo perché i trenta davanti sono caduti!”. Insomma, sembra proprio che le battaglie ambientaliste nel chivassese siano ad alto rischio, anche Marocco (consigliere comunale M5S), secondo alcuni locali, sembra un po’ “in una fase in cui si aspetta che siano gli altri ad attivarsi”; la sua collaborazione con Meaglia ha origini nella creazione del MAC, associazione ambientalista della quale ad oggi non si conosce né una linea né una nomina “ufficiale”, e fu comunque dal MAC che partì l’iniziativa “Chivasso No Biomasse”, con l’effetto di disperdere attenzione con altre pagine su Facebook.

“C’è troppo silenzio su Torrazza”, ci dice una chivasese, “e poi il cambio di rotta su Lauriano per contestare il progetto che vedrebbe nascere una ciclabile lungo i binari dismessi della linea Chivasso-Asti”.

Il progetto in realtà è ambientale, ma è incentivato da Giuseppe Bava, presidente del “Parco del Po” e sembrerebbe questo il punto che non va giù agli ambientalisti come Meaglia, “perché il signor Bava è il padre di Emanuel Bava” ci dice la chivassese, “consigliere del PDL e commerciale della Dmedia Group (ovvero il giornale concorrente)”.

Insomma, se nella piazza di Torrazza rimettessero le panchine, e magari un po’ d’ombra, probabilmente i cittadini potrebbero ritrovarsi tutti i giorni per confrontarsi dopo un’attenta lettura degli unici notiziari “dal basso”: i muri. Ma dovrebbero affrettarsi perché, come tutte le “breaking news”, le notizie appaiono e scompaiono velocemente.

Simonetta Zandiri- TG MADDALENA

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