IMG-20180506-WA0000La Sesta sezione penale della Cassazione annulla 38 condanne ed accoglie il ricorso per 26 imputati. Per sette dispone il riinvio a nuovo giudizio d’appello in quanto sono stati eliminati alcuni capi d’imputazione per rideterminare la pena, necessariamente al ribasso.

http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/27/news/no_tav_la_cassazione_annulla_la_sentenza_per_38_imputati_negli_scontri_dell_estate_2011_processo_da_rifare-194920014/

 

Il resoconto dell’udienza di Cassazione di uno degli imputati:

La giornata  del dispositivo di sentenza.

Data la sola lettura del dispositivo, ci ritroviamo in tre per sentire direttamente cosa dicono in questo “iter finale”. Il dispositivo (l’immagine contenuta in questo articolo ndr), seppur in poche righe, è ancor più confuso di tutto l’iter processuale. Il Giudice ha letto queste poche righe facendo in parte un “pastrocchio” che persino gli avvocati di difesa, agenzie di stampa abituate ai tecnicismi della Cassazione, le varie parti ecc hanno fatto fatica a comprendere nell’immediato e poco dopo.

Assoluzione totale per un imputato.

Per i primi tre, fra gli accusati con le condanne più alte, l’imputata e i due imputati di Torino, annulla la condanna senza possibilità di rinvio su un capo d’accusa importante.

Altra grande vittoria è l’accoglimento di parecchie tesi difensive e considera illegittimo e da annullare la sentenza di accusa del Tribunale della corte appello di Torino. Per la stragrande maggiornaza degli imputati/e ci sarà il rifacimento del processo di secondo grado a Torino c/o altra sezione, con necessariamente pene al ribasso anche qui, perchè la bocciatura anche su questioni tecniche e minime di diritto è stata totale.

Per altri/e, compresi i tre di prima , verrà rideterminata la pena (anch’essa al ribasso).

Un ultimo dato importante: il gruppo di 5/6 che (nel secondo grado erano stati vergognosamente separato da tutti/e pur di condannare in fretta) quasi certamente avranno anche loro, sulla “scia” di questa decisione della Cassazione, il rifacimento del processo a Torino.

Per due imputati, rigetto della richiesta dei risarcimenti delle parti civili (uno parziali e uno totali).

L’avvocato in rappresentanza delle parti civili (che dopo due gradi di giudizio positivi per l’accusa si pregustava la gioia tanto attesa dei risarcimenti ai suoi “assistiti”) è andato via veloce veloce, con la testa bassa e l’amaro in bocca.

Il dispositivo, non ha accolto la richiesta di parte civile dei sindacati delle forze dell’ordine. Quello dei carabinieri (essendo in forza al ministero e come militari non hanno sindacato), non esiste neppure ma si era “infilato” con una improbabile associazione neppure riconosciuta formalmente, pare.

Il dispositivo, che generalmente viene rilasciato in qualche copia nell’immediato alle parti tutte, non è stato fornito all’usciere, con stizzimento della Presidente (che non era contenta proprio di questa “assoluzione parziale obbligata”) e ha argomentato che non ”può pubblicamente fornire gli atti”. Tra lo sbigottimento generale (è un atto pubblico), l’usciere fornisce le indicazioni tecniche per riceverlo dopo poco nelle aule della Cassazione e alla fine, anche nella neutralità del suo ruolo, gli esce una frase rivolto a noi imputati “comunque è andata bene”!

Alcuni cavilli e tecnicismi, saranno importanti da vedere nelle motivazioni che ci diranno molto di più, ma la grande vittoria rimane tale!

Sui “cavilli e alcune questioni”… anche per una questione ambigua del dispositivo, ovvero l’annullamento dei sindacati di polizia (sembra formalmente solo per alcuni imputati/e, circa una decina); comunque il rigetto della formulazione dell’accusa sul concorso morale (annullerebbe dunque i risarcimenti nella parte essenziale, ovvero quella  collettiva in blocco e in solido ma non totali).

In definitiva , la teoria della Procura-accusa riceve una battuta  di arresto che dovrà incassare e si ripercuoterà positivamente per tutti/e intesi non solo come imputati/e.

RESOCONTO UDIENZA CASSAZIONE E PRESIDIO 11 APRILE:

Qui le immediate considerazioni della giornata precedente da parte di un imputato.

…“mercoledì l’udienza in Cassazione del processone no tav è iniziata attorno alle 11 e si è conclusa, con mezz’ora di pausa, attorno alle 17: con la decisione di emettere la sentenza il 27 aprile alle 9 mattutine. Questo perché ad un compagno non era giunta la notifica del processo in Cassazione, quindi per inserirlo con gli/le altr* si son presi 15 giorni. Fuori e dentro lo schieramento di sbirr* vestit* in ogni maniera, superava le centinaia….

Imputate/i, eravamo una decina, chi ha voluto entrare in aula glielo hanno permesso, ma a condizione che si togliesse ogni maglia, maglietta, con scritte no tav o comunque politiche. Dalla valle sono arrivat* un gruppo di sei-sette. In tarda mattinata è stato anche impiantato un presidio sul lato del palazzo (“Palazzaccio”) della Cassazione, con impianto per fare interventi … dove si sono incontrat* diverse decine di compas.

Insomma, una giornata mite dal punto di vista climatico e politico”.

Tra gli interventi ,un importante collegamento con impianto in Puglia dove, anche in solidarietà con il movimento NoTav e i processati/e, un corteo NoTap è stato caricato nella giornata dell’ 11 aprile e hanno fermato e arrestato un compagno (Saverio) da sempre in prima fila nelle lotte. Arrestato, ma pochi giorni dopo, neppure il G.I.P. ha potuto per fortuna convalidare la misura in carcere, anche se si trova tutt’ora agli arresti domiciliari e l’ 8 maggio ci sarà il processo a Lecce.

L’UDIENZA

L’11 aprile si comincia con resoconto del relatore (giudice) sul fatto storico che ha portato a processo, sul primo e secondo grado e i ricorsi. Poi il procuratore generale (accusa) e l’avvocato parte civile e infine la valutazione atti di ricorso della difesa e discussioni, ristrette dati i tecnicismi e i tempi dettati dal terzo grado di giudizio.

Il “dibattito” del relatore (giudice) dura quasi un ora e mezza: si rivela molto puntuale e svolge la sintesi in 27 macro-questioni e partendo da basi di verità e approfondimenti puntuali argomenterà con uno studio approfondito molte questioni dei ricorsi di difesa citando e sottolineando quelle di portata principale e la valenza delle ragioni portate avanti dalle difese e le numerosissime anomalie e contraddizioni ancora in ballo nonostante i due gradi di giudizio passati.

Il Procuratore generale in un’oretta circa fa un’apologia di provocazioni, tesi accusatorie liquidatorie e general generiche, argomenta sostenendo a casaccio le accuse e dando prova-provata di non aver nemmeno letto i ricorsi e le motivazioni… Fa un (suo) quadro su alcune questioni specifiche e qualche questione generale. Eccone alcune.

Sul concorso morale avalla la legittimità dicendo che “la posta in essere degli imputati “o “frasi minacciose ai pubblici ufficiali” o” la presenza dato il contesto” rafforza la legittimità della pena” facendo un rapido parallelismo con citazione sentenza passata in giudicato del 2016 a degli “ultras” dove “pur non avendo imputazioni specifiche” per lui (e quella sentenza) hanno fatto bene a condannare tutti.

Si sofferma un pò su una posizione di un imputato (che poi è quello che è stato assolto totalmente ieri) che a detta sua va condannato perchè seppur non ci sia condotta penale comunque aveva indosso una “Kefia” (per proteggersi dai gas) ma era poco visibile e quindi da condannare.

Poi ricalca e si accanisce più volte su un imputato valligiano, “il barbiere” continuando a dire che la sua presenza rafforza gli altri (i ricorsi hanno dimostrato la sua presenza prima delle imputazioni per cui è stato portato a processo).

Ribalta totalmente il concetto sulla resistenza del 3 luglio, dicendo che i sassi dei manifestanti NON sono stati lanciati per rispondere ai gas e lacrimogeni delle polizie ma sono stati lanciati a priori… e dunque “non c’è atteggiamento di abuso da parte della polizia”.

Circa le attenuanti per gli imputati/e rigetta, sostenendo che “non è stata un’azione istintiva…”; “…nessun manifestante era per caso li” (dal pubblico qualcuno dice “neanche i poliziotti erano per caso”).

Circa le attenuanti del (valore etico e di difesa di una comunità territoriale) dice che pur essendo un‘attenuante formale (fa un lapsus e dice “aggravante” e si corregge subito) bisogna dire che anche se si condividono i MOTIVI non è sufficiente perchè qui si parla di condotte e ci vorrebbe un’oggettiva sussistenza… alla base delle “azioni illegali” bisogna vedere se è il motivo fondante o se c’è dell’astio pregiudiziale contro gli agenti perchè non c’è collegamento con lancio di sassi e valori e diritti eventuali da difendere… come diceva il procuratore generale del 2° grado: seppur la comunità pare essere contraria la maggioranza parlamentare ha deciso e dice che la maggioranza parlamentare rappresenta comunque la cittadinanza… insomma la fa un pò più facile del reale.

Argomenta alcune questioni per le aggravanti di condanna.

Infine che circa gli abusi di polizia, se ci sono stati, gli avvocati avrebbero dovuto argomentarne prima e non in Cassazione (ci si chiede di che inchiesta parli – Denunce informali e formali – conferenze stampa – comunicati – dossier hunter… tutto per altro ARCHIVIATO).

L’avvocato delle parti civili si prende qualche minuto per confermare tutte le richieste de i risarcimenti

Avvocati difesa: le argomentazioni principali.

–  Riguardo la grossolaneità dell’accusa di concorso morale… circa i grossolani ricorsi dell’accusa su almeno 10 questioni. Una è quella dei sindacati delle forze di polizia che raramente  si costituisce parte civile nemmeno quando un suo graduato “abusò sessualmente” di una poliziotta.

– Circa l’inattendibilità dei riconoscimenti fotografici in relazione ai fatti specifici dei suoi due assistiti e di altri. Sgombera subito un equivoco dell’accusa, che un imputato si sarebbe riconosciuto nelle immagini ma si è riconosciuto nelle immagini precedenti ai fatti per cui è imputato. Inoltre l’agente Digos in primo grado ha avuto più di un dubbio (per usare un eufemismo) sul riconoscimento rispetto alle imputazioni.

– Su mancanza prove ma si vuole soffermare subito sul pregiudizio del Procuratore generale (PG). E se si tenga ancora conto delle regole minime di diritto.

Aggiunge che, essendo stato nominato a metà del primo grado, credeva che per la fine del primo grado stesso potesse avere delle risposte ma ancora oggi, dopo più di 4 anni non le ha ricevute. Sulle immagini per il suo assistito, non ci sono atti di violenza e neanche genericamente ascrivibili a imputazioni (in primo grado la condanna era di 6 anni). Circa le due TESTIMONIANZE degli ispettori di polizia, come ha rilevato l’attento relatore, l’imputato non c’è… 1° teste d’accusa, l’ispettore non dice nulla su condotte penalmente rilevanti. Il 2° teste d’accusa vede l’imputato da un ‘altra parte rispetto al 1°. Il 2° teste di polizia dunque smentisce il 1°. La corte di appello di secondo grado fa finta di nulla, ha evitato di rispondere.

Due gradi di giudizio che non hanno risposto, sebbene siano questioni dibattimentali di primo e secondo grado, chiede alla Cassazione di esprimersi su questa importante mancanza e vuoto giuridico. Finisce dicendo che chiede alla Corte circa la formazione della prova se, almeno, una Corte di Cassazione possa dire qualcosa su questi importanti e fondamentali regole di diritto.

– Altra argomentazione riguarda l’insussistenza prove e sul fatto che il PG dice che le acquisizioni prove per atti di abuso delle forze dell’ordine andavano date preliminarmente e ora è tardi. Smonta punto per punto argomentando articoli di codice, date e denunce e conferenze pubbliche cui ha partecipato lei stessa anche prima del dibattimento di primo grado.

– Altri avv.ti si rifanno alla completa relazione del relatore, aggiungendo gli atti di ricorso e argomentando alcune “sviste” del PG. Precisano inoltre alcuni importanti aspetti specifici e generali circa le attenuanti e spiegano l’inamissibilità giuridica del concorso morale.

Infine, l’ultimo avvocato a parlare si rifà pienamente alle considerazioni precedenti in particolare ai riconoscimenti dubbi in relazione alle condotte dei suoi imputati e di altri come precedentemente detto dagli avvocati.

Ribadendo la richiesta se è stata legittima l’azione delle forze dell’ordine, e fornisce gli atti… pone l’accento sulla REVISIONE TOTALE DEL PROCEDIMENTO. Anche inteso sui fatti di clamore e interesse particolare quali il 3 Luglio alla centrale idroelettrica e dove avvennero i più imponenti scontri, a maggior ragione per il resto.

Pone l’accento su alcune ”macro questioni” fondamentali che argomenta chiedendo alla Corte di Cassazione che se verranno valutate anche solo in parte, SI RISCHIA DI AZZERARE TUTTO ( intendendo il primo e secondo grado) e per come è andata, ci aveva visto lungo ancora una volta!

 

Qui l’articolo di TG Maddalena sull’appello

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