manifesto

CAMPEGGIA FEMMINISTA CONTRO LA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE E IL SISTEMA CHE LA RENDE NECESSARIA
Cecciola di Ramiseto (RE) – 22-23-24 giugno 2018

“Quando una cultura sviluppa la sua tecnologia, quella tecnologia agisce a sua volta per rafforzare la cultura che l’ha generata”
Barbara Katz Rothman
“Non intendiamo attingere alla argomentazione della discriminazione eteronormata nei confronti delle lesbiche per rivendicare l’accesso a queste tecnologie.Non esiste alcuna nicchia che consenta un utilizzo lesbico e femminista delle tecnologie riproduttive e dell’ingegneria genetica; ogni utilizzo infatti legittima il disprezzo nei confronti delle donne e il razzismo e rinforza la dipendenza dagli uomini e dalle istituzioni maschili-patriarcali”
Ulrike Janz/ Rita Krcnauer
“Nel tentativo di porre fine alla propria alienazione, gli uomini hanno reso l’alienazione procreativa una realtà per le donne, separando le donne dal loro utero, dagli ovuli e dagli embrioni – dal loro stesso corpo fisico e dal loro senso di continuità procreativa. Hanno trasformato i bambini in prodotti tramite il nesso tra commercio, scienza e medicina, hanno definito “terapia” la sperimentazione sulle donne e sulla società umana mimetizzando l’intenzione di mappare e controllare la genetica umana con la retorica di “aiutare gli infertili”. In questo processo le donne sono diventate la materia prima sperimentale del desiderio maschile di controllo della creazione della vita; i laboratori viventi del patriarcato.”
Robyn Rowland
“La tecnologia riproduttiva e l’ingegneria genetica del ventesimo secolo hanno iniziato a frammentare la vita in modi nuovi e senza precedenti. Tutte le forme di vita sono percepite come macchine che possono essere spogliate dei loro elementi costitutivi e ricomposte a piacimento – un’ideologia perfettamente illustrata dalla decifrazione del genoma umano. La combinazione di parti di corpi femminili diversi per creare la speranza di un bambino in provetta – “da una gli ovociti dall’altra l’utero” – esemplifica la visione strumentale della vita che è l’esatto opposto della potente richiesta del Movimento di liberazione delle donne negli anni ’70 nei confronti delle donne a essere intere, “I nostri corpi, noi stesse”
Renate Klein
“L’ingegneria genetica e riproduttiva sono un prodotto dello sviluppo della scienza che è iniziato guardando il mondo intero come una macchina. Proprio come una macchina può essere scomposta nei suoi componenti, analizzata e rimessa a posto, gli esseri viventi sono visti come costituiti da componenti che possono essere percepiti isolatamente anziché nel loro insieme. Aspetti della natura che non possono essere misurati o quantificati sono considerati privi di valore e quindi trascurati. Nella loro ignoranza o disprezzo delle complesse interrelazioni nella vita, gli scienziati collaborano con l’industria e il grande capitale credendo di aver finalmente acquisito il potere di creare e ricostruire piante, animali, altre forme di vita e, forse presto, anche esseri umani.”
Dichiarazione di Comilla, Bangladesh
Citazioni di femministe che all’esordio delle tecnologie riproduttive e dell’ingegneria genetica hanno elaborato un pensiero di opposizione (anni 80)


Un campeggio di sole donne in cui sviluppare analisi, condividere riflessioni e mettere in campo azioni sul tema della riproduzione artificiale e dell’ingegneria genetica ripercorrendo le analisi e le esperienze sviluppate in ambito femminista e privilegiando un approccio di tipo intersezionale.
La riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica presuppongono il coinvolgimento primario dei corpi femminili: in quanto donne e lesbiche vogliamo riflettere e prendere parola su queste pratiche che ci trasformano e che contengono la potenzialità di trasformare tutto il vivente attorno a noi. Inquadreremo la riproduzione artificiale degli esseri umani all’interno del processo più ampio di assoggettamento, reificazione, mercificazione, manipolazione, ingegnerizzazione del vivente da parte del sistema tecno-scientifico.

I contenuti dei dibattiti spazieranno dall’analisi critica al confronto sulle riflessioni/azioni intraprese dal femminismo a livello internazionale e ci interrogheremo sui possibili percorsi di lotta.
Chi siamo
Siamo un gruppo di donne con alle spalle percorsi politici diversi: tra noi ci sono lesbiche, femministe, anarchiche, ecologiste, antispeciste. Ci accomuna la volontà di andare alla radice dei meccanismi di sfruttamento e oppressione e di usare gli strumenti dell’analisi e della pratica femminista per interpretare temi quali la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica e il sistema che le rende necessarie.


PROGRAMMA:

VENERDI’ 22 GIUGNO

Mattina: arrivo e sistemazione 13.00 Pranzo
15.00 Presentazione delle giornate 15.30 Giovanna Camertoni

La CRITICA FEMMINISTA ALLE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE E ALL’INGEGNERIA GENETICA: un inquadramento storico delle esperienze a livello internazionale
Credo che il sessismo sia l’oppressione di fondo, quella che – fino a quando non la sradicheremo – continuerà a creare i rami del razzismo, dell’odio di classe, dell’età, della competizione, del disastro ecologico e dello sfruttamento economico. Con queste parole Robin Morgan, femminista, descriveva il significato da lei attribuito al femminismo radicale. Useremo queste parole come guida per ripercorrere il senso e l’esperienza della rete femminista internazionale radicale FINNRAGE contro la riproduzione artificiale e l’ingegneria genetica (Feminist International Network of Resistance to Reproductive and Genetic Engineering). Un salto nel passato per conoscere il prezioso contributo di conoscenza e resistenza sviluppato dal femminismo “che va alle radici”all’esordio di queste tecnologie.

17.30 IL CONTRIBUTO DELLE “LE ROTE ZORA” CONTRO L’INGEGNERIA GENETICA E LE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE: rete di gruppi di femministe e lesbiche attiva dagli anni ’70 agli anni ’90 in Germania.
19.00 Cena
21.00 Video e dibattito:“Eggsploitation”, realizzato dal “Center for Bioethics and Culture network”:da una parte un’industria che fattura, solo negli Stati Uniti, oltre sei miliardi di dollari annui, dall’altra lo sfruttamento di donne trasformate in fabbriche di ovuli, ragazze che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze devastanti della stimolazione ovarica: infertilità, cancro alle ovaie e all’endometrio, ictus, paralisi, danni al cervello fino addirittura alla morte.

SABATO 23 GIUGNO

8.00 colazione

9.00 Marie Jo Bonnet
LE ALTERNATIVE FEMMINISTE DI FRONTE ALLE TECNOLOGIE DELLA PROCREAZIONE.
QUALI ALTERNATIVE ETICHE ALLA RIPRODUZIONE ARTIFICIALE?
Presentate come un progresso inevitabile, le nuove tecniche di procreazione aprono la porta ad un enorme potere delle tecnologie sulla maternità.
Siamo obbligate, in quanto donne, a fare figli per esistere?
Cosa significa, dopo le conquiste del femminismo, questo ritorno in forza dell’ideologia della maternità, più particolarmente presso le lesbiche?
Un’ideologia che promuove la PMA e la GPA e con esse un mercato della procreazione che si scontra con i fondamenti antropologici della filiazione.
Ai nostri giorni Siamo confrontate ad un’irruzione tecnologica che si dispiega come una macchina infernale, sempre meno controllabile e controllata.
Che scelte abbiamo per resistere?
La dimensione emancipatrice del femminismo non rischia di sparire dietro queste tecnologie che sembrano uccidere la dimensione simbolica della Vita?
Vedremo come la maternità simbolica possa costituire un’alternativa per ripensare il nostro rapporto alla vita.
11.00 Silvia Guerini
LE TECNOLOGIE DI RIPRODUZIONE ALL’INTERNO DEL PARADIGMA DEL SISTEMA TECNOSCIENTIFICO
Le tecnologie di riproduzione scindono il processo del concepimento e della gravidanza, isolano le funzioni rendendole separabili. La fecondazione in vitro permette fuori dal corpo la realizzazione di una parte di quel processo continuo che è stato frammentato. La dimensione della procreazione raggiunge così il massimo grado di assoggettamento, espropriazione e risignificazione.
Nella progettazione della “bambina su misura” con forza emerge l’eugenetica e la selezione dell’umano verso l’uomo potenziato del transumanesimo. La posta in gioco non è solo il significato stesso di essere umano e dell’intero vivente, ma il suo totale controllo.
13.00 Pranzo
15.00 Cristiana Pivetti
DALL’ADDOMESTICAMENTO ALLA MANIPOLAZIONE E RIPRODUZIONE DEI CORPI ANIMALI
Zootecnia, la scienza volta a perfezionare le caratteristiche animali per adeguarli sempre di più alle esigenze dell’attuale sistema di produzione di massa, e che ora presta le sue tecnologie alla riproduzione umana, facendo di entrambe un unico sfruttamento.
17.00 LA MATERIA DONNA: PARADIGMI DI PENSIERO FEMMINILE DIVERSO MA NON PERVERSO
Daniela Pellegrini – La saggezza della materia frattale.
Critica del processo tecnologico partendo dalla teoria del “relativo plurale”: una nuova metodologia di indagine scientifica, quella del rispetto verso la materia vivente ed esistente e le sue sperimentazioni e dei suoi risultati, in grado di sostituire la manipolazione con l’osservazione, la presa di contatto, l’ascolto e l’apprendimento delle sue messe in atto. Per uscire dal paradigma maschio-centrico dell’attuale contesto predatorio che non ha limite al possesso e allo sfruttamento. Tracce di “ cosmofemminismo”.
Luisa Vicinelli – L’ “ecofemminismo” matriarcale.
Due parole per aggiornare sugli Studi Matriarcali moderni e la loro definizione del matriarcato. La sacralità della natura e la simbiosi con il territorio nelle società matriarcali, i riti di purificazione per la caccia, la concezione della medicina e in senso lato della scienza nella figura della sciamana e del trickster. Collegamento-presentazione del pensiero di Pellegrini e Giuffrida.
Angela Giuffrida – Le donne e la metafora del corpo come cosa.
Reificazione del corpo nel sistema di pensiero dominante, sua assimilazione alla macchina e inevitabile sbocco nella tecnocrazia. Interiorizzazione forzosa di tale sistema da parte delle donne

che si traduce talora in aperto sostegno alla propria oppressione. Il corpo pensante femminile e le concrete possibilità di uscire dal mortifero disegno esistenziale maschile.
20.00 cena
21.30 Documentario e dibattito: “Un mondo senza umani?” di Philippe Borrel

Produzione francese del 2012, tradotto in italiano.
Un ampio spaccato su dove sta portando la convergenza delle scienze in una società dalle macchine onnipresenti: interviste a filosofi, a critici e soprattutto ai maggiori fautori e sostenitori di queste tecno scienze. Non si parla di un ipotetico futuro da “migliorare” e manipolare ma di un presente dove questo è già una realtà.
Let’s dance!

DOMENICA 24 GIUGNO

8.00 colazione

9.00 ANALISI CHE DIVENTANO PRATICHE E PERCORSI: assemblea finale

13.00 Pranzo


L’iniziativa è totalmente autofinanziata.
Il costo per la partecipazione all’intero campeggio per chi intende dormire nella struttura con letti a castello e tutti i pasti inclusi(colazione, pranzo e cena) dal venerdì alla domenica prevede il versamento di un contributo minimo di 100 euro a persona che va versato entro il 1 giugno
le coordinate su cui versare il contributo per il campeggio verranno fornite al momento della iscrizione.
Per chi non dorme nella struttura, il contributo minimo per ciascun pasto è di 10 euro a persona, colazione ad offerta. Tutti i pasti sono pensati senza sfruttamento animale e senza veleni.
Termine per iscrizione e versamento quota: 1 giugno 2018
La struttura offre camerate con letti a castello (portare lenzuola proprie o sacco a pelo). Per ogni letto c’è una trapunta e un cuscino messi a disposizione della struttura. Le tende possono essere messe nei pressi della struttura.
I dibattiti si terranno in una sala a pochi passi dalla struttura in cui si dorme, in caso di bel tempo all’aperto.
I pasti si terranno all’aperto in caso di bel tempo, in sala limitrofa in caso di mal tempo
Per questioni organizzative relative al rifornimento delle materie prime per i pasti e per garantire sufficienti posti letto in struttura chiediamo di dare conferma della propria partecipazione entro il 1 giugno 2018 scrivendo una mail a questo indirizzocampeggiafemminista2018@gmail.com e versando – sempre entro il 1 giugno – la quota minima di 100 euro a persona su conto corrente. Cecciola di Ramiseto è un borgo dell’Appennino Tosco Emiliano a781 m. di altitudine. Si raccomanda abbigliamento adatto per il clima di montagna. Cecciola si raggiunge da Modena e Reggio Emilia in circa 1 ora, 1h e mezzo di auto. Un’ora e mezza di auto da Parma e La Spezia.
I mezzi pubblici che servono la località di Cecciola sono poco frequenti soprattutto dopo il 7 giugno a conclusione della scuola.
Considerata la scarsità della copertura da parte dei servizi pubblici, se c’è bisogno di un passaggio sia per l’andata che per il ritorno da Reggio Emilia o da altre città italiane – così come se vi è la disponibilità a dare dei passaggi

in auto da qualsiasi città – comunicatelo via mail che incrociamo le diverse disponibilità/necessità affinché tutte le interessate possano partecipare
Informiamo chi avesse dei cani che nel borgo di cecciola i cani del paese girano liberamente
Per confermare la propria presenza, ricevere informazioni scrivere a: campeggiafemminista2018@gmail.com

nella mail indicare anche eventuali necessità alimentari (allergie) https://www.facebook.com/Campeggia-femminista-contro-la-riproduzione-artificiale-210314686441616/

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