Commissione in Regione sulle opere compensative: i grillini litigano con tutti e se ne vanno. Domani al Cipe approvazione della delibera con gli interventi per la Valsusa. Sul piatto ci sono 100 milioni – DOCUMENTO

In due ore di commissione sulla Tav il ritratto fedele di un’opposizione caciarona quanto inconsistente. L’occasione era ghiotta: un’audizione dei sindaci di Susa e Chiomonte sull’annosa questione delle opere compensative in Valsusa, la relazione del Commissario di Governo Paolo Foietta e le conclusioni dell’assessore ai Trasporti Francesco Balocco. Un’opportunità per il Movimento 5 stelle di rimarcare la propria contrarietà all’opera e offrirsi come sponda politica a chi sul territorio ormai con i cantieri ci convive, ma allo stesso tempo tratta con il governo l’utilizzo di risorse per lo sviluppo della Valle. E invece i consiglieri grillini sono stati smentiti dal primo cittadino di Susa Sandro Plano su un presunto “ricatto politico” evocato da Francesca Frediani riguardo alle compensazioni, hanno ingaggiato un duello con il collega di Chiomonte Silvano Ollivier, reo di aver negato “disagi visibili per via del cantiere”; strepitato contro la presidente della commissione Nadia Conticelli – “Questo non è un Consiglio di quartiere” ha sentenziato Davide Bono prima che il capogruppo del Pd Elvio Rostagno chiedesse la sospensione della seduta – e infine hanno abbandonato l’aula senza ascoltare la relazione conclusiva di Balocco.

A far scoppiare la polemica tra il gruppo grillino e la maggioranza la cosiddetta “militarizzazione di Chiomonte” che secondo il consigliere democratico Antonio Ferrentino “è dovuta unicamente ai tentativi di danneggiare il cantiere da parte dei contestatori, poiché nell’omologo cantiere francese di questa militarizzazione non vi è traccia; da tempo ripeto che la presenza dei militari è l’effetto, non la causa”. Ci va giù ancora più duro il sindaco Ollivier “Siete contenti che ci siano le Forze dell’Ordine a Chiomonte, così potete andare a fare casino e tirare le pietre” ha accusato il primo cittadino, provocando la reazione della Frediani: “Come si permette di parlare così a dei consiglieri regionali” e le intemperanze di Bono contro la presidenza.

I fatti sono che domani il Cipe approverà la nuova delibera sulle opere compensative con un’anticipazione di 10 milioni di euro. Il commissario Foietta ha ricordato che “le prime delibere del Cipe per le opere compensative della Torino-Lione risalgono al 2012-2013” e che il ministro Graziano Delrio “ha proposto un aumento dagli iniziali 42,5 milioni a 102-112,5 milioni”. Risorse che sempre su indicazione del ministro, “non dovranno essere rotonde o arredo urbano, ma opere durevoli nell’ambito di un piano strategico più complesso”. Dai primi cittadini di Chiomonte e Susa, che sono i primi due comuni interessati dalle opere, una richiesta di velocizzare le procedure burocratiche per l’erogazione dei fondi.

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“Sono contrario all’opera, ma costretto ad accettare le compensazioni – ha affermato Plano -. Non le ritengo compensazioni, ma opere dovute alla collettività”, ma poi lo stesso Plano ringrazia Foietta e Balocco per il lavoro di cerniera istituzionale svolto con le amministrazioni valsusine, testimoniato anche dalla disponibilità a modificare il piano delle opere presentato dal Comune di Susa, che ha ottenuto di deviare buona parte delle sue risorse sul rifacimento del Teatro Civico. A Chiomonte, invece, si procede con il finanziamento della metanizzazione. “Ha ragione il ministro Delrio – afferma Conticelli – quando sostiene la necessità di dotarsi di un piano generale dei lavori, perché così si offre un insieme di opere durevoli con un’idea forte della Valle. Dopo questa prima parte di finanziamenti – continua la presidente della Commissione – è già pronto il secondo elenco per altri 32 milioni di opere e c’è l’impegno del governo di aumentare le risorse fino a circa 100 milioni di finanziamenti”.

Sorgente: Caciara a 5 stelle sulla Tav – LOSPIFFERO.COM

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  1. #NoTAV “Giù le bandiere, non servono più” disse Beppe Grillo ad un comizio a Susa, 3 anni fa in una tappa del tour per le politiche.Poi nel 2014 a sindaco di Susa fu eletto Sandro Plano, PD, per una sorta di patto di “non concorrenza” tra No Tav / M5S. Ed oggi sul piatto ci sono le compensazioni…. per il TAV. E allora giù le bandiere, non servono più, suona come profetico, non vi pare? “Sono contrario all’opera, ma costretto ad accettare le compensazioni – ha affermato Plano -. Non le ritengo compensazioni, ma opere dovute alla collettività”, ma poi lo stesso Plano ringrazia Foietta e Balocco per il lavoro di cerniera istituzionale svolto con le amministrazioni valsusine, testimoniato anche dalla disponibilità a modificare il piano delle opere presentato dal Comune di Susa, che ha ottenuto di deviare buona parte delle sue risorse sul rifacimento del Teatro Civico.
    Giù le bandiere, non servono più.
    Già. Bravi , bravissimi, eccellentissimi!

  2. E la farsa continua…. dopo alcune dichiarazioni di solidarietà ai compagni condannati in appello, nel maxiprocesso, retromarcia della Appendino e rapida risposta del procuratore Saluzzo:
    Al Signor Sindaco della Città di Torino Dr.ssa Chiara Appendino

    Al Signor Presidente del Consiglio Comunale di Torino Dr. Fabio Versaci

    Ho riflettuto alcuni giorni sulla opportunità e necessità di una presa di posizione, mia e del mio ufficio, su alcune affermazioni che, stando a quanto pubblicato dai quotidiani “La Stampa” del 6 e 7 dicembre 2016 e “La Repubblica” del 6 dicembre 2016, sarebbero state pronunciate, nell’aula del Consiglio Comunale di Torino, dalla Consigliera Carlotta Tevere, Presidente della Commissione Legalità.

    Ho deciso che un chiarimento si impone.

    Ovviamente, nutro e riservo il massimo rispetto alla espressione di valutazioni politiche, alla libertà d’opinione e alle persone che rivestono ruoli politici, ancor più se elettive.

    Qui, tuttavia, non si tratta affatto di dolersi di opinioni politiche ma di esprimere sconcerto e totale dissenso rispetto a valutazioni pronunciate in una sede istituzionale, nel corso di una seduta ufficiale e nell’ambito di un dibattito pubblico. Occasioni e sedi nelle quali si sono prese “le difese”, da parte della Consigliera Tevere, delle persone condannate, con la sentenza della Corte d’appello di Torino, in data 17.11.2016, per i gravi fatti di violenza, lesioni e altro, commessi dagli imputati nei confronti degli appartenenti alle Forze dell’Ordine ed anche di privati cittadini, che si trovavano sui luoghi degli scontri, il solo motivo di prestare la loro attività lavorativa.

    Il conteso era quello della contrapposizione della parte non pacifica (e non pacifista) del Movimento NO TAV nei confronti di coloro che erano chiamati a garantire l’ordine pubblico e l’esecuzione di provvedimenti legittimi dell’Autorità dello Stato, azioni sviluppatesi nei giorni del 27 giugno e del 3 luglio 2011.

    L’espressione di solidarietà non può essere ridotta ad una presa di “simpatia” per i manifestanti violenti, le cui singole responsabilità sono state oggetto del giudizio di un Tribunale di primo grado e, poi, della Corte di appello; essa facilmente si traduce in solidarietà per i reati commessi e questo, francamente, mi sembra assai grave.

    Ero già intervenuto, unitamente al Procuratore della Repubblica di Torino, Armando Spataro, con una missiva (per la cui pubblicazione integrale ringrazio, ancora una volta, il direttore del “La Stampa”), per rispondere alle ricostruzioni e valutazioni assolutamente errate e “fuorvianti” di un noto intellettuale che aveva tentato di fornire giustificazioni e ragioni alle azioni violente di soggetti che hanno calcato la scena della vicenda TAV e NO TAV per anni.

    E torno sull’argomento per ribadire – anche a tutela della funzione giudiziaria, sia requirente che giudicante – che i magistrati non esercitano opzioni che non siano quelle dell’applicazione della legge penale, sempre e in ogni caso, in presenza di fatti di reato. Senza aree di esenzione possibili, immaginabili, e, forse, da qualcuno auspicate; ed assolutamente senza opzioni di natura politica.

    I reati sono reati. Chi commette reati deve essere assoggettato a sanzione. Chi viola il codice penale subisce, come qualunque cittadino (nessuno escluso, neppure i magistrati), le conseguenze per la condotta che ha volontariamente tenuto e per le conseguenze che ne derivano.

    La manifestazione di solidarietà per i condannati per sì reati gravi, che mettono in pericolo il bene e i valori della convivenza pacifica, il rispetto delle leggi, l’incolumità delle persone (anche se quelle persone sono poliziotti, carabinieri o finanzieri: che anch’essi hanno diritto alla stessa tutela che deve essere assicurata agli altri cittadini), l’esecuzione di provvedimenti legittimi, non può non essere letta che come “giustificazione” dei comportamenti tenuti e del reato stesso. Ancor più grave se si considera che la maggior parte di quegli individui aveva “travisato”, avendo precostituito una dotazione di mezzi (artifici, esplosivi, mazze, pietre e altro) di offesa, avendo agito con tecnica e tattica “militare”.

    Sembra dimenticarsi che i fatti oggetto del processo non erano affatto consistiti in resistenza passiva, in “disobbedienza civile”, in manifestazioni pacifiche (infatti, fin dalla impostazione iniziale della Procura della Repubblica di Torino, non un solo reato è stato contestato ai manifestanti “pacifici”) ma avevano rappresentato uno dei “culmini” della lotta violenta non tanto contro l’opera quanto contro chi aveva il dovere (sottolineo, il dovere) e l’obbligo di impedire azioni di contrasto, se portate con la violenza fisica, con le minacce ed i danneggiamenti.

    Lo Stato di diritto si fonda sulla certezza della previsione punitiva e sulla correlativa certezza che gli organi inquirenti interverranno – sempre e nei confronti di chiunque – per l’accertamento dei reati e delle singole responsabilità, per poi sottoporre al vaglio del Giudice le ipotesi di accusa e ottenerne o meno una verifica.

    Qui la verifica si è ottenuta in due successivi gradi di giudizio e appare, perciò, estremamente “destabilizzante” la condotta di chi, investito di funzioni pubbliche, rappresentante dei cittadini ed in una sede istituzionale si spinga alla solidarietà e alla giustificazione dei reati accertati.

    Certo, si potrà dire che la sentenza non è ancora definitiva e che, molto probabilmente, vi sarà un ulteriore giudizio dalla Corte suprema di cassazione.

    Ma non è questo il punto. Per troppo tempo, nel nostro Paese, ci siamo abituati (forse, addirittura, assuefatti) al “linciaggio” delle sentenze appena pronunciate, senza conoscerne motivazioni, dati di fatto, norme applicate. Molti hanno cercato di “tirare” la giustizia al verso opportuno per il proprio tornaconto.

    E’ su questa strada che dobbiamo proseguire, delegittimando sia gli organi inquirenti sia, soprattutto, quelli giudicanti? Facendo intendere che le decisioni dei giudici siano orientate ora da uno scopo ora dall’altro?

    Non mi pare la strada “illuminata” per convincere i cittadini (già poco inclini) che il servizio giustizia si muove secondo canoni e norme generali e che non asseconda le pulsioni, i desideri, le preferenze di alcuno.

    Ho notato che Ella, Sig. Sindaco, ha deplorato l’accaduto, sottolineando anche come la sede non fosse propria per quelle esternazioni. Gliene sono davvero grato, a nome della magistratura inquirente – e non solo – torinese.

    Chiedo però, a Lei ed al Sig. Presidente del Consiglio comunale, di farsi interprete, nel Consiglio, di queste mie impressioni e valutazioni. Perché i cittadini (/ed anche i cittadini consiglieri) sappiano che i magistrati non si piegano ad alcuna logica ed emettono le sentenze proprio nel nome del popolo, popolo che a loro chiede imparzialità assoluta e rispetto del principio di eguaglianza e di legalità che si traduce nella eguale soggezione di tutti alla legge.

    Invio queste mie riflessioni ai Direttori dei quotidiani che hanno dato spazio alle affermazioni della Consigliera Tevere, con la richiesta di volerne dare conto ai lettori delle testate da Loro dirette.

    Mi è gradita l’occasione per i miei migliori saluti, con il mio grazie per l’attenzione.

    Francesco Enrico Saluzzo, procuratore generale
    Fonte: http://www.nuovasocieta.it/metropoli/ecco-la-lettera-del-procuratore-saluzzo-ad-appendino-e-al-consiglio-comunale/