La vicenda giudiziaria di Lucia Pascalis, giornalista e attiva ambientalista, si è chiusa il 16 febbraio con assoluzione con formula piena perché “il fatto non sussiste”.

LuciaPascalis

Tutto era iniziato all’alba del 21 novembre del 2013, quando a casa di Lucia, a Chivasso, si presentarono quattro Carabinieri con un mandato per effettuare una perquisizione. Lucia aveva collaborato in passato con i settimanali locali La Nuova Periferia e La Voce, dai quali era stata allontanata perché ritenuta un po’ scomoda. Evidentemente stava toccando temi (o persone) pericolosi. La perquisizione, minuziosa, portò al sequestro di personal computer, dei cellulari e di ogni apparecchio in grado di comunicare con l’esterno, incluse le chiavette dei videogiochi dei bambini che furono costretti a vivere quei momenti che non auguriamo a nessuno.

A scatenare la perquisizione era stata una denuncia “verso ignoti” (ma evidentemente con qualche suggerimento) ad opera dell’allora consigliere chivassese del Movimento Cinque Stelle, Marco Marocco (oggi in Città Metropolitana per M5S), dell’ambientalista o giornalista (a seconda dei casi) Piero Meaglia e di Stefano Maule (M5S) per una presunta “violazione della corrispondenza e per il “reato di ricettazione”. Ma, poiché c’è chi lancia il sasso e poi toglie la mano, durante il processo si è costituito parte civile solo Piero Meaglia.

Dopo tre anni vissuti con una comprensibile ansia, data la gravità dei reati dei quali era accusata, si  è finalmente giunti all’assoluzione finale, con formula piena. Ma di certo non si può dire “giustizia è fatta”, perché per Lucia sono stati tre anni difficili, e sembrerebbe che le sia stato fatto pagare il suo tentare di “denunciare, con i mezzi a sua disposizione, le incongruenze all’interno di un Movimento che”, (così scrisse sul suo profilo all’epoca dei fatti, riferendosi all’ambiente di Chivasso) “di cinque stelle non ha proprio niente”. Lucia tentò di chiarire la situazione, andando, poco dopo la perquisizione, ad una riunione del locale gruppo pentastellato, alla quale però Marco Marocco non si presentò. E a nulla servirono le sue segnalazioni di quelle anomalie al consigliere regionale Davide Bono, che le rispose che si trattava di “incomprensioni”, senza mai prendere una posizione.

Marco Marocco (M5S)

Marco Marocco (M5S)

Stefano Maule (M5S)

Stefano Maule (M5S)

Piero Meaglia, ambientalista, giornalista.

Piero Meaglia, ambientalista, giornalista.

La determinazione di Lucia fu chiara sin dall’inizio, quando si dichiarò sicura che sarebbero emerse proprio dall’analisi del suo computer, informazioni e fatti che avrebbero aiutato a far chiarezza sulla situazione ma, nonostante l’assoluzione, l’obiettivo di Lucia non sembra essere stato raggiunto, tanto più che il tecnico che ha effettuato l’analisi dei dati ha confermato che non c’era nulla che potesse dimostrare una responsabilità di Lucia nei fatti a lei addebitati ma ha altresì comunicato, durante il dibattimento, che la copia dei dati era stata eliminata. “La spending review”.

Cala il sipario, ma aspettiamo il deposito delle motivazioni della sentenza per fare in modo che si riapra e per raccontare tutti i dettagli di questa vicenda che, nonostante l’assoluzione, lascia un po’ di amaro in bocca.

Non sarà che a Chivasso c’è qualcosa che non va che, forse, avrebbe dovuto essere risolto politicamente e non attraverso la magistratura?

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it