Abbiamo già parlato di recente dell’AMBIENTHESIS SPA, ex SADI SERVIZI INDUSTRIALI, seguendo da vicino le vicende dell’inceneritore di Torino (zona Gerbido), per il quale proprio l’Ambienthesis si è aggiudicata due lotti per lo smaltimento delle ceneri, nonostante gli accordi prevedessero una riallocazione della stessa e la bonifica dell’area come condizione di base per la scelta del Gerbido per l’impianto di “termovalorizzazione” dei rifiuti.

TRM, società che ha in gestione l’inceneritore, risponde alle tante domande dei cittadini su Quotidiano Piemontese,  non lasciando dubbi sul fatto che non ci sono collegamenti tra i guasti all’impianto e le molestie olfattive (dicasi puzze) ed i problemi di salute denunciati da tempo dai residenti nelle zone più vicine. Tuttavia gli stessi cittadini hanno più volte sollecitato gli enti preposti al controllo ambientale per ottenere risposte, chiedendo più chiarezza sui motivi che hanno portato la ex SADI, oggi Ambienthesis, a restare nello stesso sito (già compromesso e per il quale era prevista una bonifica), domande che anche nell’ultima riunione del Comitato Locale di Controllo non hanno trovato risposte.

La notizia di oggi, riportata da molti quotidiani, è di sei arresti per la bonifica dell’ex area Sisas di Pioltello, per corruzione e traffico illecito di rifiuti. Riporta il Corriere: “L’indagine durata oltre due anni – si legge in una nota del carabinieri del comando proviciale di Milano – ha evidenziato varie condotte illecite che vanno dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, alla corruzione, alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, in ordine alla aggiudicazione dell’appalto per l’esecuzione dei lavori di bonifica del sito ed allo smaltimento dei rifiuti in siti di proprietà, previa fraudolenta declassificazione degli stessi da pericolosi a non pericolosi, con l’ottenimento di ingiusti profitti.

Tanto per inquadrare la vicenda dal punto di vista ambientale, è utile ricordare che il polo chimico Pioltello-Rodano, nella periferia est di Milano, occupava una superficie di 330 mila metri quadrati, con tre discariche che contenevano circa 280.000 tonnellate di rifiuti industriali (veleno, per noi, ma ORO per le aziende che si occupano di bonifiche, attività prevalente della AMBIENTHESIS SPA), compresi idrocarburi policiclici aromatici, residuo della produzione di colle e solventi contaminati con mercurio, di cui 50.000 tonnellate di nerofumo, generati dai processi produttivi.

Abbiamo preparato un breve opuscolo distribuito ai cittadini che hanno partecipato al comitato locale di controllo la scorsa settimana, a Grugliasco (TO) evidenziando alcuni dubbi sull’Ambienthesis, dubbi che non fanno che estendersi dopo la notizia degli arresti di oggi. Già, perché proprio questo appalto è stato al centro di un ricorso al TAR, ben spiegato da una relazione trimestrale della stessa azienda, quotata in borsa, a settembre 2013.

Estratto da relazione finanziaria Ambienthesis SPA . Gruppo Green Holding

Estratto da relazione finanziaria Ambienthesis SPA . Gruppo Green Holding

La vicenda arriva ad una soluzione quando il TAR della Lombardia si pronuncia,il 31 ottobre 2013, condannando la Regione Lombardia a risarcire T.R. Estate Due SRL per le vicende legate alla bonifica ell’area ex Sisas, a Pioltello (TR Estate Due SRL è parte correlata di Ambienthesis).

Dopo la sentenza del TAR Lombardia su area ex Sisas

Dopo la sentenza del TAR Lombardia su area ex Sisas

 

La società, quotata in borsa, mette così a segno un netto rialzo in pochi giorni. Come riportato da questo articolo di BorsaItaliana il 5 novembre il titolo ha guadagnato alle 16:40 il 9,01% con scambi straordinari: sono passati di mano circa 600.000 pezzi, contro una media dell’intera seduta di 83.000 negli ultimi trenta giorni. Dall’inizio dell’anno, quindi, Ambienthesis ha messo a segno un balzo del 100% e da ottobre scorso il titolo ha guadagnato circa il 34%. Con la sentenza del TAR Lombardia l’azienda vanta ora un credito di 20,435 milioni nei confronti di TR Estate e, potendo contare (in seguito alla sentenza) sul rimborso della Regione, si supone che TR Estate potrà soddisfarlo.

 

Della ex SADI Servizi Indusriali, oggi Ambienthesis, si è parlato anche nella Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività illecite conness al ciclo dei rifiuti, nella seduta del 12 dicembre 2012. A pagina 127 del resoconto si legge: “In ordine allo specifico settore del traffico di rifiuti, la
dottoressa Laura Pedio, sostituto procuratore della Repubblica in
Milano, ha individuato il radicamento mafioso nel territorio
lombardo, dove “gira molto denaro” non nelll’intimidazione, bensì nella capacità della ‘ndrangheta di offrire un servizio a costi inferiori rispetto a quelli di mercato” (,..) “La criminalità offre questo servizio e, naturalmente, lo può fare con imprenditori che vogliono guadagnare moltissimo dalle loro attività, correndo il rischio di essere scoperti e di finire in carcere. In tale contesto dalle indagini condotte dal suo ufficio sono emerse due vicende inquietanti: la prima concerne il fatto che Giuseppe Grossi, nella qualità di bonificatore, attraverso la controllata Sadi Servizi Industriali SpA, società quotata in borsa che fa capo alla Green Holding dello stesso Grossi, senza lo svolgimento di gara alcuna, aveva ottenuto appalti per la bonifica delle più importanti aree della Lombardia e di Milano, come l’area Ex Falck e la Santa Giulia e la ex Sisas; la seconda vicenda concerne il fatto che le società Lucchini Artoni ed Edil Bianchi, in qualità di subappalattori di Giuseppe Grossi, deputati al movimento terra ed al trasporto dei rifiuti da bonificare, erano presenti in tutti i cantieri del Grossi (…) con l’ulteriore anomalia che affidavano il trasporto dei rifiuti da scavo a padroncini di origini calabresi con gravi precedenti penali, quali l’omicidio e l’associazione per delinquere di stampo mafioso. A loro volta costoro, allo scopo di mimetizzarsi, utilizzavano automezzi spesso con targhe false, e quindi di difficile identificazione.” A pag. 128:
“Nell’ambito dell’inchiesta sulla bonifica ambientale dell’ex area industriale Montecity-Rogoredo, rintrante nel progetto urbanistico Santa Giulia dell’immobiliarista Luigi Zunino, dalle indagini svolte dall’autorità giudiziaria tedesca era emerso che la Sadi Servizi Industriali del Grossi aveva pagato corrispettivi esagerati alle società interessate allo smaltimento ed al trasporto dei rifiuti, con un
ritorno del sovrapprezzo allo stesso Grossi, dietro l’interposizione di diverse società e conti esteri gestiti da fiduciari, con un percorso compiuto dal denaro delle sovrafatturazioni che aveva origine in Italia per poi proseguire in Germania, Gran Bretagna, Hong Kong, fino al Principato di Monaco.”
Sempre nella relazione si evidenzia che si tratta di una prassi diffusa tra gli operatori del settore che, emettendo o creando false
fatture all’estero, costituiscono fondi neri. Non esiste un registro del NOE che, pur essendo presente al controllo, non effettua alcuna certificazione, un registro vi è solo presso la Regione.
Ma Giuseppe Grossi, ex ragioniere dell’ILVA di Taranto e re delle bonifiche, porterà con sé nella tomba i segreti legate alle sue tante attività nel trasformare quelli che noi consideraimo rifiuti in “valore” (sarà questo che intendono per termovalorizzazione?), muore infatti nel 2011, per le complicazioni subentrate a un trapianto di cuore a cui si era sottoposto ad agosto. Nulla si saprà di più neanche sui suoi rapporti con i politici, tranne il fatto che durante il periodo della sua detenzione ricevette le visite di Maurizio Lupi e dell’ex sindaco di Milano, Albertini (come riportato in questo articolo sul Corriere).
Grossi era stato travolto dall’inchiesta sull’area di Santa Giulia a Milano e proprio in quell’occasione dichiarò, a proposito della SADI Servizi Industriali, che una delle intermediarie al centro dell’inchiesta, Ma.Te.Co srl, sarebbe stata fatta aprire a due ex militari della Guardia di Finanza (entrambi arrestati nel 2009, Paolo Pasqualetti e Giuseppe Anastasi), “per un’esigenza di controllo interno della società, perché mi ero reso conto che la SADI di TORINO era in mano al clan malavitoso calabrese dei Mazzaferro: licenziai gli appartenenti alla famiglia ‘ndranghetista – affermò Grossi – poi ebbi vertenze lavoristiche con loro”. Aggiunse che c’erano intercettazioni dalle quali emergeva l’intenzione di gambizzarlo.
Su questa infiltrazione del clan Mazzaferro probabilmente ci sono state (o sono ancora in corso) indagini, certo è che i quotidiani locali non hanno evidenziato la notizia, mentre ad occuparsi del caso c’è il sito DAGOSPIA che, sulla vicenda titola ironicamente “Grossi inciuci”: “Dentro i confini Grossi preferisce godere di forti agganci con il mondo di Comunione e liberazione, che sostiene. Al suo compleanno ha invitato il presidente della Regione Roberto Formigoni, organizza partite di caccia con l´ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, è in stretta relazione con l´immobiliarista Zunino: per essere uno che ha cominciato a lavorare all´Ilva di Taranto, ne ha fatta di strada. Capire se l´abbia fatta tutta sulle sue gambe non è facile.”
Non è un caso, quindi, che sia stato proprio ANDREA MONORCHIO il successore di Grossi, alla presidenza dell’AMBIENTHESIS SPA. Ma è sempre DAGOSPIA a porsi la domanda più inquietante, ovvero… se dalla GERMANIA è partita l’inchiesta della locale guardia di finanza per le false fatture, ovvero fatture cartacee di spostamenti di rifiuti mai effettuati (o non in quella entità), dove sono finiti i rifiuti?

“Non a caso, proprio nel trasporto della terra nel parco di Roasio, risulta che tra i camion usati tra Milano e la provincia di Vercelli, curiosamente quasi sempre con viaggi notturni, siano state utilizzate società pesantemente legate alla malavita calabrese, in particolare una che, per vincoli di parentela, porta al clan dei Di Giovanni, titolari di diversi ergastoli per vicende legate ad omicidi e traffico di droga tra la Sicilia e la Val di Sesia.
Anche noi, come Dagospia, ci chiediamo se davvero Grossi sia riuscito a sbarazzarsi di queste infiltrazioni della ‘ndrangheta. O se qualcosa di illecito sia ancora in corso, proprio nelle discariche di proprietà della AMBIENTHESIS SPA, come quelle della TORRAZZA SRL, vicino a Chivasso (Minotauro vi dice niente?), per la quale nel giugno 2013 la Provincia di Torino ha  pubblicato un nuovo aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che consente alla società LA TORRAZZA SRL di smaltire alcuni rifiuti contrassegnati come pericolosi, ampliando così la tipologia di rifiuti trattabili.
Per tutti glio anni ’80 e ’90 la discarica di Torrazza ha continuato ad essere ampliata a colpi di modifiche al piano regolatore, arrivando a 8 vasche. Le prime due vasche non sono isolate, sono cave d’argilla, quindi con un “isolamento naturale”, ma ci vuole, per legge, un isolamento a norma per depositare rifiuti tossico-nocivi per i quali è destinata la discarica.
Modifiche all’autorizzazione integrata ambientale, per Torrazza, e accordi non rispettati per la rilocazione dell’Ambienthesis come pre-requisito per la scelta del Gerbido per l’inceneritore, non sono certo modalità che possono tranquillizzare la cittadinanza, infatti anche dai comuni di Chivasso e Torrazza sono molte le proteste dei cittadini, talvolta in apparente conflitto con le associazioni ambientaliste, come queste domande che non hanno mai trovato risposte, di un residente di Torrazza o la  vicenda di una giornalista locale, Lucia Pascalis, che si è trovata coinvolta in un’indagine per una querela partita dal consigliere del Movimento Cinque Stelle di Chivasso ed altri ambientalisti.

Potremmo parlare di un “SISTEMA RIFIUTI”, un sistema complesso, con forti legami tra la Lombardia e il Piemonte, un sistema che espone tutta la cittadinanza a rischi per la salute e per l’ambiente e che, come TGMaddalena, continueremo a seguire augurandoci che la popolazione locale mantenga un alto livello di attenzione, osservazione e segnalazione di qualsiasi anomalia o movimento sospetto.

Simonetta Zandiri  TGMaddalena

 

This article has 1 comment

  1. Simonetta Zandiri

    Giuseppe Grossi, ex ragioniere dell’ILVA di Taranto… un caso?