Lettera aperta di Cinzia Dalle Pezze

“Il fascismo in Italia è una catastrofe, è una indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del Ministero Mussolini, come di un fatto di ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più, è stato l’autobiografia di una nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica è una nazione che vale poco…” 
 (PIERO GOBETTI)

Torrazza

Ricevo, condivido e volentieri diffondo, questa lettera di Cinzia Dalle Pezze sulla giornata organizzata dal Comune di Torrazza in ricordo dei “martiri delle foibe”, il 22 febbraio 2016.

“Che sarebbe stata una serata infarcita di propaganda e faziosità era nell’aria fin da quando ad un compagno, che aveva inviato numerose mail con l’invito a partecipare alla cerimonia di intitolazione di una piazza ai “martiri delle foibe” prevista per ieri, 22 febbraio a Torrazza Piemonte, era stato intimato di non “fare casini”.
 E le intimidazioni non si sono fermate lì: un paio di giorni dopo compare questo comunicato in rete, di cui dà notizia anche una conosciuta radio torinese.
“A Torrazza Piemonte‬ pare che l’antifascismo non sia gradito. A quanto pare questa sera, 21 febbraio, due compagni sono stati fermati dal sindaco ROZZINO, accompagnato da un certo sig. GAVAZZA (non è chiaro a quale titolo, forse autista personale?) e dall’accorso vicesindaco ASSALONI  mentre percorrevano le strade di TORRAZZA PIEMONTE mettendo nelle buche delle lettere dei volantini di informazione sulla propaganda neo-fascista sulla vicenda delle foibe. Pare che il sindaco si sia identificato come tutore dell’ordine, abbia ritirato i documenti ai due compagni e poi abbia richiesto l’intervento dei Carabinieri. Solo dopo un’ora di attesa i documenti sono stati restituiti ai due compagni che finalmente hanno potuto andarsene.
 Insomma, l’antifascismo sembra infastidire le istituzioni torrazzesi, e questi sono veramente pessimi segnali! Un grazie di cuore ai compagni per il loro impegno e massima solidarietà!”

L’evento è una conferenza a cui partecipa un professore, tale Giuseppe Parlato, invitato dall’amministrazione comunale in carica, che si interessa di fascismo. Non scriverò che è neo-fascista, perché lui non ha gradito questa etichetta quando qualcuno gliel’ha affibbiata. Mi limiterò a dire che lo sembrano assai le sue posizioni molto schierate, e ciò si evince anche leggendo sue interviste in rete.

Non era dunque una sorpresa il taglio che la serata avrebbe avuto.
La sorpresa, piuttosto, è stata la (quasi) totale assenza di chi, a slogan, fa dell’antifascismo uno stile di vita: degli antifà-militanti, dei vari comitati/collettivi/federazioni antifascisti, dei centri sociali torinesi, più  meno occupati, più o meno famosi, degli anarchici istituzionalizzati, persino dei politici movimentisti, che “da salotto” si sono trasformati in “da tastiera” e “da televisione”. Così, giusto per fare qualche esempio a caso.

Assenza giustificata solamente dall’ignavia: prendere posizione quando non viene suggerito dal pastore non è usuale per il gregge, che anziché operare una criticità di pensiero rimane in attesa di essere guidato sulla via da seguire. Forse il pastore non aveva preso accordi.
I pochi dissidenti presenti hanno ascoltato in silenzio la conferenza: tutti hanno diritto di parola. Poi, con il coraggio di chi sa di essere dalla parte giusta, anche se isolato, sono iniziati gli interventi, che hanno spiazzato l’amministrazione comunale e destabilizzato l’equilibrio del professore. Ecco, quindi, che all’intervento di Vinicio Milani, presidente dell’ANPI di Chivasso, il sorriso tronfio dell’oratore si spegne, e sale l’arroganza di chi ha dalla sua parte solo la forza della conoscenza didattica, e non l’amore umano. E ad altri che intervengono, lui consiglia di prepararsi meglio la prossima volta.

torrazzanpi

Per l’amministrazione comunale il professor Parlato è un parafulmine necessario, data la loro ignoranza sui fatti storici che si limita ad una conoscenza ideologica: il sindaco apre una parentesi su una generale condanna alla violenza di non ben specifiche guerre in giro per il mondo, il vicesindaco non si contiene più e se ne esce con un caloroso “buffone! Vigliacco!” all’indirizzo dell’autore di un intervento colpevole, secondo il politico, di aver messo volantini nelle buche di sera anziché di giorno per mancanza di coraggio. E, nella foga, ricorda di essere stato iscritto al Fronte della gioventù, giusto per chiarire la sua posizione… se mai ce ne fosse stato bisogno.

Torrazza3

Si, il silenzio assordante su avvenimenti come questo da parte dei cosidetti compagni antifascisti (della zona, ma anche di Torino – prima seconda terza cintura – e resistenti valli limitrofe) è un fatto grave, in presenza di gravi segnali come quelli sopra raccontati. Un sindaco che si sente uno sceriffo e come tale agisce, un professore che analizza in modo fazioso e propagandistico un complesso periodo storico, e si permette di deridere gli interventi che non considera all’altezza della sua luminarità, una cittadinanza praticamente inesistente all’evento, intimidazioni più o meno velate verso chi osa contestare l’evento… a me fanno venire in mente una cosa sola: FASCISMO.
Con buona pace di chi pensa che episodi come questi non siano segno di nulla.”

Cinzia Dalle Pezze

 

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Si appella alla “legalità” il sindaco Rozzino quando, avendo esaurito la pazienza nell’ascoltare la faziosa ricostruzione del prof. Parlato, espongo i motivi della mia contrarietà, dopo aver messo su tutte le sedie e sul tavolo dei relatori i volantini distribuiti la sera prima da alcuni compagni buca per buca. “E’ una legge dello Stato del 2005, per lei le leggi hanno un valore?”. Non riesco a rispondere a questa domanda (che è più una provocazione) perché andrei sicuramente fuori tema, ma è certamente utile ricordare l’iter della norma che ha inserito nel calendario delle ricorrenze la data del 10 febbraio, legge 30 marzo 2004 n.92, per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La prima proposta di legge risale all’11 luglio 1995, tra i firmatari della proposta Gianfranco Fini, 10 anni di discussioni, riproposizioni, emendamenti, discorsi, fino all’approvazione finale con il plauso del diessino torinese Fassino.

 

Il contenuto della legge

« 1. La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
2. Nella giornata […] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. »

Per approfondire la controversa questione della giornata dedicata ai martiri delle foibe suggeriamo  la lettura del materiale pubblicato sul sito della sezione ANPI di Grugliasco proprio sull’argomento.

Spunti di riflessione

«La conquista è fatta con la violenza; il supersfruttamento e l’oppressione esigono il mantenimento della violenza, e di conseguenza la presenza dell’esercito. […] Il colonialismo nega i diritti umani a uomini che ha sottomesso con la violenza, che mantiene con la forza nella miseria e nell’ignoranza e quindi, come direbbe Marx, in una condizione di “sub-umanità”. Nei fatti stessi, nelle istituzioni, nella natura degli scambi e della produzione, è iscritto il razzismo». [ Jean Paul Sartre –  Les Temps Modernes – 1957 ]

 

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

This article has 10 comments

  1. Anche volendo dare il beneficio del dubbio riguardo ad una paventata posizione neutra in quanto storico, risulta veramente discutibile e faziosa un’esposizione basata sul sensazionalismo del racconto della singola famiglia, della descrizione (quasi con gusto) delle torture (e usandole per irrettire i carabinieri ivi presenti), dell’elenco sterile e non circostanziato di studiosi (e sottolineandone in modo significativo l’appartenenza alla sinistra e quindi, per conseguenza, qualificando il proprio operato come simpatizzante destrorso), il riferirsi più volte ad un fantomatico “il governo italiano” del periodo del ventennio, quasi che Mussolini e compagnia fossero dei “consulenti” e volutamente tacendo delle violenze attuate dai fascisti nelle conquiste coloniali pre-belliche. Non ultimo dissociandosi, nelle parole, dal contenuto del video presentato per illustrare la questione foibe, nel momento in cui viene contestato, in quanto “non di mia realizzazione”.

    Varrebbe la pena verificare se i professori delle scuole medie in cui si è svolta tale conferenza nella mattinata del 22 febbraio abbiamo fatto azione di filtro a tanta tracotanza.

    • Sono d’accordo con te, Lorenzo, la disonestà di questa giornata non sta SOLO nella presenza del prof. Parlato, ma nella SOLA presenza di un’unica prospettiva (quella di Parlato, appunto), senza che una voce alternativa potesse contestualizzare gli eventi correttamente.

  2. E’ inquietante che le scolaresche siano state coinvolte in questa attività dichiaratamente di PROPOGANDA- Il fatto è ancora più inquietante che i fascisti stiano facendo la loro propaganda tra il silenzio assordante dei docenti e ancor di più dei politici locali, i consiglieri di MINORANZA TUTTI hanno taciuto e in certi casi il silenzio si trasforma in complicità…

  3. Difficile destreggiarsi tra chi oggi vorrebbe riscrivere la storia, magari romanzando (vedi CasaPound e affini) e chi invece ieri la negava completamente (vedasi PCI). Concordo con Simonetta “la disonestà …” inquietante il silenzio, purtroppo oltre alla complicità (come dice Simone) presumo un’enorme ignoranza storica. L’ignoranza dovrebbe essere dolorosa (l’ho sempre sostenuto) inaccettabile quando si tratta di consiglieri.

  4. luis d'la barba bianca, fam truà quel che me manca

    il revisionismo storico stava già nascendo prima della fine della seconda guerra, prova è che la nascente repubblica pontificia non permise ai Partigiani di finire la loro Opera.Prova è che nella nascente repubblica pontificia avevano già trovato tanti ex dell’infame regime passato. Non c’è nessuna ignoranza nei revisori, conoscono bene gli eventi e il loro lavoro è modificarli e portarli nelle scuole come unica proposta di studio ( o così …o così )…Il pci ha certo le sue colpe e la prima è non aver creato una scuola di classe…. Ma anche i Partigiani sono stati abbandonati, non solo dal lassismo delle istituzioni, ma anche da un popolino che vedeva la libertà nel boom economico certo stanco di una guerra devastante. Quanti sono in realtà i Compagni a metterci la faccia in questa storiaccia Torrazzese o oggi torrazz…ista ? Non sento voci dall’antagonismo torinese degne di nota…creazione di eventi contro questo sfascio…Ma i Compagni poi mi hanno sempre sorpreso e continuo a crederci…Non mi resta che sperare e lottare per quanto mi è possibile

  5. Luis d’la barba bianca, è bello il tuo ottimismo! Piccole azioni con persone che riescono a scaldarti il cuore… a cui continuare a credere.
    Queste battaglie sono “fini”, non creano rivolte né riempiono le strade di lacrimogeni e manganelli… non fanno notizia al telegiornale, ma sono quelle finezze che creano il cambiamento involutivo nella società. Lentamente, a piccoli passi quasi impercettibili. Ed è triste pensare che ci si muova solo per grandi eventi pubblicizzati e non si cerchi laddove si gettano i semi marci, per scovarli e ri-arare il terreno.
    Non so quali possibilità di rivincita ci siano, ma fino a quando ci sarà anche una sola persona che si indigna e non sta in silenzio, il mio cuore si farà scaldare.

  6. luis d'la barba bianca, fam truà quel che me manca

    Se nell’antifascismo torinese non si pensasse a portare avanti la lotta fratricida per il dominio, non esisterebbero nella città medaglia d’oro della Resistenza…infamie come l’asso di bastoni o casamerd…ci vantiamo di essere antagonisti al sistema…quando a volte ci si comporta anche peggio…questo però permette ai Veri Antifascisti di scremare quella parte corrotta che tenta, come un virus di corrompere chi crede veramente che l’antifascismo sia una Lotta attuale e inevitabile…Cinzia, per quello che sento e vedo, il mio non è ottimismo ma solo paura…

  7. SONO ANNI CHE LA REVISIONE E’ IN CORSO…L’ANTIFASCISMO NON E’ PIU’ UN VALORE PER TROPPE PERSONE…e per altri l’ANTIFASCISMO E’ UNO SLOGAN e POCO PIU’…è lo spirito dei tempi…agghiacciante e vergognoso , ma è lo spirito dei tempi, dove vige la DITTATURA DELLA MERDA…ignoranza e ignoranti che governano stati e economia…ignoranti senza scrupoli…chi si ribella, chi agisce contro la DITTATURA DELLA MERDA paga prezzi salati molto salati
    https://www.lastampa.it/2016/03/04/italia/cronache/medaglia-in-germania-a-un-boia-di-marzabotto-la-regione-emiliaromagna-oltraggio-alle-vittime-3DD690MmyVwjF1SOmtbRsO/pagina.html

  8. Fischiava il vento
    nella canna del fucile,
    rossa primavera
    alla fine di Aprile.
    Poi venne Maggio,
    l’ordine di disarmarci.
    Caro Valerio,
    non dovevamo fermarci.
    Non dovevamo fermarci,
    si doveva continuare,
    si fa con lo schioppo
    l’unità nazionale!
    Mandando ogni uomo
    vestito di nero
    prete, fascista o sbirro del re
    al cimitero
    E invece sono ancora tutti là
    con i sorrisi smaglianti,
    sono là i figli e i nipoti
    vincenti e arroganti.
    Un proiettile a testa
    caro il mio colonnello,
    e non smettere di giocare
    proprio sul più bello.
    E a chi voleva la libertà
    cosa gli diciamo?
    Ai compagni morti per niente
    cosa raccontiamo?
    Che un pelato appeso a testa in giù
    poteva bastarci.
    Caro Valerio,
    non dovevamo fermarci.
    Ma porco dio, madonna ladra,
    non dovevamo fermarci!
    GIORGIO CANALI

    E’ solo il testo di una canzone, ma…quanto sono vere le canzoni a volte e non solo quando parlano d’Amore

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