LuFraGra9feb20169 febbraio 2016, l’appuntamento era alle 8:30, quando i compagni iniziano ad allestire un presidio all’esterno del tribunale per attendere la sentenza per il processo d’appello per il compressoricidio, imputati Francesco, Graziano e Lucio che, in primo grado, erano stati condannati a 2 anni, 10 mesi e 20 giorni che stanno attualmente scontando ai domiciliari.

Decine di persone contribuiscono ad animare il presidio all’esterno mentre, all’interno, si attende di capire se il giudice acconsentirà o meno a rendere l’udienza pubblica per consentire la partecipazione del pubblico. Niente da fare, l’udienza viene svolta a porte chiuse perché si privilegia la “velocità”, come se la presenza di solidali potesse in qualche modo rallentarne lo svolgimento.

Un paio di corridoi più in là altri compagni, Erika, Paolo, Toshi, Luigi e Marco, seguono l’ennesima udienza del processo per il tentativo di opporsi ad una retata nel febbraio dello scorso anno, inchiesta della quale abbiamo già parlato in passato e che è costata anche la detenzione in carcere e poi ai domiciliari.

Senza nulla togliere alla negatività del trovarsi “sotto giudizio”, devo ammettere che la condivisione con tanti compagni solidali di questi momenti è sempre molto positiva, insomma alla fine sembriamo quasi a nostro agio, dove ci giriamo troviamo un avvocato del legal team che passava di lì per chiedere la modifica delle misure cautelari di un altro compagno “inguaiato” o amici e amiche che paradossalmente rendono bello il clima facendoci quasi dimenticare, per un istante, dove siamo e perché siamo lì. O forse facendocene ricordare il lato positivo: siamo lì perché, di fatto, non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci.  Siamo lì perché abbiamo coltivato e continuiamo a farlo, quella creatività che ci permette di immaginare e disegnare un mondo diverso, al punto da riuscire a vederlo e viverlo anche nel luogo in cui tentano sistematicamente di cancellarlo persino dal nostro immaginario ( che è quello che tentano di azzerare con le assurde misure di sorveglianza speciale che vanno di moda quanto le spropositate accuse di devastazione e saccheggio).

Dura poco l’udienza per Francesco, Graziano e Lucio. Come dura poco più di mezz’ora la riunione in camera di consiglio che precede la lettura del dispositivo di sentenza: per Francesco e Lucio la condanna viene ridotta di 8 mesi e 20 giorni, quindi a due anni e due mesi, mentre per Graziano viene confermato il giudizio in primo grado, quindi due anni e dieci mesi. Una buona notizia con l’amarezza nel constatare la palese diversità nel trattamento, ma dovremo attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per comprenderne le motivazioni.

Per l’episodio della retata, invece, dopo aver sentito testimoni di accusa e difesa, si è decisio per un rinvio al 17 febbraio (ore 9:15 aula 44) per la requisitoria del PM, l’arringa della difesa e, se i tempi lo consentono, la lettura della sentenza.

Nel frattempo viene confermata la notizia che per Jacopo è stata decisa la misura cautelare degli arresti domiciliari, su richiesta del PM Rinaudo. Jacopo era stato fermato durante un’azione notturna al cantiere d Chiomonte e, insieme agli altri, scarcerato dopo pochi giorni. La procura ha ritenuto le misure cautelari troppo blande (obblighi di rientro notturni, divieti di dimora, etc) ed il tribunale ha accolto parzialmente il ricorso dei PM, decidendo per gli arresti domiciliari per Jacopo al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

Domani, 11 febbraio, saremo nuovamente in tribunale alle 10:30 per seguire l’udienza nella quale verranno ascoltati i testi dell’accusa per un episodio che risale al 31 dicembre 2013 e che vede coinvolti cinque compagni No Tav.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it

 

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