MaxiAula1Tra poco in diretta su TGMaddalena l’udienza del processo meglio noto come “colazione al cancello di Chiomonte”, che vede imputati Claudio (già detenuto in AS2), Andrea e Giobbe.
Qui il resoconto della precedente udienza

DolciNOTAVOre 9:00 al momento l’aula è vuota, alcuni tecnici stanno predisponendo uno schermo, all’esterno solita identificazione dei solidali che, al momento, non vengono fatti entrare. Manca l’aria, la maxi aula 1 è sotto terra, motivi di sicurezza, ma c’è da sperare che attivino almeno l’aria condizionata visto che le finestre risultano non pervenute. Sono invece tante e ben distribuite le telecamere di sorveglianza, tra quelle visibili ne conto circa 14, niente male come “apparato di controllo”, davvero troppo se si pensa che probabilmente anche oggi Claudio, detenuto in AS2 per il processo che si è aperto in aula bunker il 22, con l’accusa di terrorismo, verrà tenuto in una di queste gabbie. Il più possibile lontano dagli amici, che tuttavia sono già presenti con l’immancabile dolcezza e creatività.

9:15 entrano i PM Padalino e Rinaudo, con scorta al seguito. Il videoproiettore viene acceso per le immancabili prove. Durante la sorsa udienza l’avvocato Novaro chiese che Claudio, detenuto in AS2, potesse affrontare il processo fuori da quella gabbia, accanto al suo avvocato. La Procura fece opposizione e alla fine la Presidente negò a Claudio il permesso di uscire da quella gabbia. La decisione provocò indignazione nei solidali, e ricordiamo il giorno dopo i titoloni sui giornali “insulti e minacce ai PM”, seguiti poi dalla fantomatica aggressione all’autista di Padalino che, solo successivamente, fu smentita. Oggi sembra che le premesse non siano delle migliori, almeno a giudicare da quei nastri posti di fronte alla gabbia dove presumo verrà portato Claudio, se non bastassero quei vetri e quelle sbarre a tenere lontano ogni possibile contatto umano, ecco arrivare anche un nastro. La distanza oltre la gabbia.

Gabbia

 

 

Alle 9:30 entra Claudio, silenzioso scambio di saluti con sguardi e mani che si sollevano….

RestiamoUmani Rispetto all’ultima udienza la Presidente comunica le decisioni, come l’acquisizione dell’intervista di uno degli imputati rilasciata ad una radio, rispetto alla quale la difesa aveva fatto opposizione. Il PM produce i filmati relative ai fatti del 16/11/2012. Viene autorizzata la videoripresa dell’udienza. La Presidente ricorda che erano rimasti 3 testi da sentire da parte del PM, Rinaudo spiega che su 3 testi due non sono presenti perché impegnati in servizi di Ordine Pubblico, un terzo non è stato reperito perché ormai è andato in pensione, quindi chiedono l’acquisizione dell’annotazione a firma dei tre ufficiali di Polizia Giudiziaria citati oggi, rinunciando ai testi. L’avv. Novaro sostiene che sia imbarazzante rinunciare a queste testimoPMnianze essendoci nelle annotazioni alcuni passaggi poco chiari, i PM invitano la Presidente a leggere l’annotazione per rendersi conto della situazione. La difesa, quindi, non dà il consenso alla rinuncia dei testi. Viene esibito al tribunale ai soli fini di valutare la rilevanza dell’annotazione redatta dai testi l’annotazione stessa, con il consenso della difesa. Novaro: “Noi abbiamo qui un processo che consta soltanto delle dichiarazioni di Lajard, qui abbiamo dei testi oculari che si trovavano in una postazione più alta e hanno visto tutta la vicenda, quindi è importante poterli esaminare per incrociare il loro punto di vista con quello della persona offesa.”

Claudio_1Rientra la Presidenza, che accoglie l’istanza della Procura, a questo punto la difesa acconsente all’acquisizione delle annotazioni. Nell’attesa dell’arrivo del teste l’avv.Novaro chiede nuovamente che l’imputato sia fatto sedere vicino alla difesa, visto il clima disteso. La presidente acconsente e richiama il pubblico alla calma dopo un timido applauso spontaneo. Invita al contegno tutti i presenti per far sì che l’imputato possa restare per tutto il tempo dell’udienza accanto all’avvocato. 5 agenti ora circondano Claudio, che è vicino al suo avvocato. Entra il teste Maurizio Piccione.
Il teste ricorda bene la giornata, essendo molto amico di Mura, anche lui attivo nel comitato di Vaie. Ricorda che ci fu agitazione, perché fu rilasciato solo nella tarda serata. “La prima telefonata è arrivata nella mattinata, non ricordo gli orari, era mattina, la prima telefonata di Andrea era stata per dire che c’era una situazione di qualcuno che era arrivato a fare fotografie e non si sapeva chi era, lui era distante e raccontava che si cercava di capire chi fosse, io dissi state tranquilli tanto non può succedere nulla di che, ma lui ha detto che la situazione non era animata, c’era questa richiesta alla persona che faceva le fotografie ma lui era lontano”
Avv ha detto se era un poliziotto?
Teste no, non lo sapeva in quel momento
Avv ha descritto altre condotte?
Teste ma lui era lontano dai fatti, sugli altri diceva che continuavano a chiedergli chi era e perché faceva le foto… io gli ho detto di stare tranquilli ma tanto non stava capitando nulla di che, gli ho detto stai li’ e fammi sapere notizie…
Avv le telefonate successive, invece? Ci sono ancora telefonate in corso d’opera o ricorda solo i colloqui successivi?
Teste nella seconda telefonata mi diceva che la situazione era più tranquilla, che c’è stato anche il passaggio di un camion e mi raccontava che lui era davanti al cancello, e ad un certo punto mi ha telefonato e mi ha detto “mauri mi hanno preso, ero davanti al cancello” ma il telefono non gliel’hanno tolto… (…) poi sia il sindaco che l’assessore si sono preoccupati di chiamare, tant’è che il piantone poi è uscito dicendo “si è mosso persino il sindaco per te”, perché ci siamo preoccupati di quello che gli stava capitando dato che forse uno più pacifico di Andrea è difficile trovarlo
Avv più in generale, rispetto alla presenza di Andrea e degli altri al cancello, abbiamo visto un filmato dove si vede un tavolino con delle sedie, lei sa qualcosa? C’è una prassi?
Teste c’è stato un periodo in cui si organizzavano queste colazioni per poter monitorare chi entrava nel cantiere, si facevano al mattino presto perché c’era il traffico maggiore, avevano anche come obiettivo oltre che monitorare anche infastidire con la presenza delle persone il normale svolgimento del cantiere, in modo pacifico, perché per quanto questo cantiere può risultare illegale per noi è illegittimo perché ci sono dati, dati, e professori universitari che ci hanno spiegato quanto è pericoloso per la valle e per la nostra salute quindi riteniamo legittime situazioni come queste, che avvenivano sempre in maniera tranquilla e non hanno mai creato nessun problema di ordine pubblico.
Avv si ricorda se Andrea Mura ha partecipato a iniziative simili?
Teste Andrea in quel periodo probabilmente era in cassa integrazione quindi è andato…. tutte le volte erano situazioni più che tranquille, non è mai successo nulla.
PM: NESSUNA DOMANDA.

L’avv. consegna una memoria scritta per Andrea Mura, mentre anticipa una dichiarazione spontanea per Claudio Alberto.

Claudio: “io quella mattina ero a fare questa dichiarazione che era una pratica che il movimento no tav adottava per contrastare il cantiere e si trattava di stazionare davanti al cancello con dei tavolini e si faceva colazione, ad un certo punto c’è stato movimento e altra gente che era con me è scattata in avanti, nella mattinata, anch’io sono andato avanti e oi sono tornato indietro appunto per non abbandonare il tavolino e le due sedie… più avanti, visto che la situazione era tranquilla, sono salito 200,300 metri dove c’erano altre persone, sono rimasto a circa 15 metri da queste persone attorno alla macchina e qualche minuto, visto che non succedeva niente sono tornato al cancello e poi sono arrivati i Carabinieri e sono stato fermato assieme al Mura..
La Presidente dichiara chiusa l’istruttoria dibattimentale. La difesa rinuncia al teste Fissore. Viene data la parola al PM per la requisitoria. Padalino inizia la requisitoria, la Presidente fa notare che con lo schermo posizionato cosi’ non è possibile vedere le immagini, si provvede a girare lo schermo.

“Il 16 novembre 2012 il sovrintendente Lajard giunge alla strada provinciale e imbocca la salita, parcheggia l’autovettura di servizio circa 150 metri dopo la struttura prefabbricata ed inizia le operazioni di cui era stato incaricato, fotografare il manufatto abusivo che si trovava in quella posizione. 10 minuti dopo il suo arrivo una delle 6 persone che si trovava a fare colazione si dirige verso Lajard, indossando un cappellino, percorre la strada e con fare minaccioso chiede a Lajard “chi cazzo sei”, chiedendo spiegazioni e dimostrando quanto sia preciso e penetrante il controllo del territorio. Il sovrintendente si presenta come PS incaricato di svolgere dei rilievi fotografici, a quel punto vengono chiamate altre persone che cominciano a seguirlo e immediatamente giungono le 5 persone che si trovano al cancello 1, tutti si mettono in movimento, anche Alberto e Mura. A quel punto Lajard ribadisce di essere appartenente alla PS e che sta svolgendo un atto del proprio ufficio, ma continua l’attività intimidatoria e Giacobbe proferisce la frase ” ti ammazzo, non c’è nessuno, sei solo come un cane”, intimandogli di dargli la macchina fotografica. potete notare che le persone sono sparite, non si vede dove avvengono quei fatti. nel frattempo parte dal cantiere un pickup, quello condotto dal Franceschinelli e il pick up si incammina verso la parte alta della strada. nel frattempo viene bloccato quando giunge dove si trova lajard, scompare dalla nostra visuale, e vengono proferite nei confronti di Franceschinelli “ti demoliamo la macchina”, e altre simili. Ad un certo punto gli vengono sgonfiate le gomme del mezzo. Lajard interviene a sua difesa e lo invita ad andarsene via velocemente, tanto che l’altro inserisce la retromarcia e ritorna al cantiere. nel frattempo Claudio Alberto che era tornato giu’ si sposta sul ponte perché da quel punto può vedere cosa succede. Franceschinelli innesca la retromarcia e scende verso il cancello, immediatamente Alberto si sposta verso la zona, a quel punto Franceschinelli si accorge che due persone, Mura e Giacobbe, lo seguono, dal filmato si vede che stanno correndo, a quel punto l’Alberto impedisce al Franceschinelli, che ha fatto manovra, di accedere, mettendosi davanti all’autovettura, tanto che nel frattempo giungono anche Mura e Giacobbe che circondano il veicolo prima che qualcuno riesca ad uscire dal cancello. Ad un certo punto il cancello viene aperto, ed è proprio li’ che stazionano i 3 che bloccano la macchina nel tentativo di entrare. A quel punto Lajard è ancora su e quindi Giacobbe torna dal sovrintendente e nuovamente lo minaccia “dammi questa macchina sennò ti ammazzo”, mentre gli altri rimangono giu’. In quel contesto si inserisce di nuovo l’Alberto, torna su e giunge all’altezza della curva per poi posizionarsi a 5 mt di distanza. Nel frattempo Franceschinelli ha dato l’allarme, quindi vengono allertati i Carabinieri di Susa. Interveniva la pattuglia che appena arriva l’autovettura, Alberto cerca di allontanarsi e in concomitanza dell’arrivo dei Carabinieri vedremo che Alberto effettua due telefonate, la prima quando la macchina è arrivata, la seconda quando  è ripartita, si vede dal filmato.
Vengono informati i militari dal Lajard e anche del ruolo ricoperto da Mura e Alberto. Abbiamo sentito la deposizione di Lajard e Franceschinelli e vediamo cosa possiamo fissare delle loro testimonianze: Lajard dice che alle 9:30 giunge sul posto , il tavolo è ancora vuoto (nel video), “sono stato avvicinato da un ragazzo alto 1.80 con fare minaccioso” quindi parte l’azione di controllo del territorio guidata dal Giacobbe. Dice Lajard testualmente “sono andato ancora avanti ma sono rimasto bloccato da 5 persone, 3 palesemente travisate e due a volto scoperto, e da li’ sono iniziate le minacce”. Quindi Giacobbe prima dice “chi cazzo sei” e apprende che è della polizia, poi chiama gli altri e inizia con le minacce “ti ammazzo, non sei nessuno, sei solo come un cane, dammi la macchina fotografica o te la prendo io”. Lajard dice che era sostanzialmente bloccato, davanti alla macchina. A dimostrazione di questo suo impedimento gli hanno anche sgonfiato tutte e 4 le gomme della macchina per impedirgli un’eventuale fuga, che sarebbe comunque stata impossibile. Continuavano a dirgli “vedi che da qua non te ne vai? Nessuno sa che sei qua.. dacci questa macchina o ce la prendiamo noi con le buone o con le cattive”. E quest’attività prosegue fino all’arrivo del Franceschinelli. Poi dice Lajard, a pag. 19 ,”in quel momento la tensione è diventata più forte, e arriva il pickup di Franceschinelli, che forse consente di allentare la presa sulla parte offesa. Allora, dice Lajard, che “uno rimane vicino a me mentre gli altri vanno verso il furgone per bloccarlo, tant’è che gli sgonfiano le ruote”.  Secondo Lajard dopo 10 minuti dall’allontanamento del pickup torna Giacobbe da solo, e come è arrivato ha notato un’aggressione ancora più violenta, per forza, perché la seconda vittima era sfuggita, forse al varco era successo qualcosa e Giacobbe è tornato alla carica di nuovo, “dammi questa macchina sennò ti ammazzo, dammi questa macchina cosi’ te ne vai via”, poi si sente Giacobbe che urla “arrivano i Carabinieri, andiamo via, andiamo via”, tra l’altro Giacobbe non li può vedere, ma evidentemente la telefonata  è servita a qualcosa perché lui da li’ non poteva vedere la macchina dei Carabinieri. Lajard dice che il più aggressivo era Giacobbe, gli altri non hanno fatto minacce. Franceschinelli parte, “sono uscito e dopo 200 metri mi sono trovato persone in mezzo alla strada incappucciate che mi dicevano ‘da qua con le tue gambe non te ne vai via’, tra l’altro abbiamo assistito tutti alla testimonianza del Franceschinelli che era TERRORIZZATO (commenti dal pubblico). Presidente, vorrei continuare la mia requisitoria senza commenti. Franceschinelli era terrorizzato in quest’aula e addirittura non riusciva a riconoscere le persone in quest’aula ma le riconosceva nel filmato, questo significa controllare il territorio, terrorizzare. Dice che l’hanno minacciato di distruggere la macchina, poi ha sentito che gli sgonfiavano le gomme.. a quel punto è scappato via “come un forsennato”, dice, e poi racconta di coloro che l’hanno seguito fino al cancello. Poi ha problemi a riconoscere…. e alla luce di quello che dice Franceschinelli Giacobbe è il primo che si avvicina a Lajard, è colui che materialmente inveisce contro Lajard con frasi minatorie, accerchia l’operante insieme agli altri x impedirgli di allontanarsi e a fronte del rifiuto concorre a sgonfiare i pneumatici per tenerlo fermo. All’arrivo del pickup abbandona la posizione dimostrando che è la persona che guida il traffico in quella zona, e insieme a Mura insegue Franceschinelli mentre fa retromarcia per tornare all’interno del cantiere, ma non contento torna da Lajard visibilmente alterato per minacciarlo di nuovo.
Su Mura, Lajard ci dice che era facilmente identificabile con quella giacca turchese. sulla condotta parla di condotta non aggressiva, perché il suo compito era chiudere eventuale fuga verso il cancello. Praticamente lo stesso compito che ha tenuto per pochi minuti l’Alberto. Dice ancora lajard a pag.55 delle trascrizioni “era presente subito”. Sulla distanza, Lajard dice che si sono dati il cambio quando Mura è sceso con Giacobbe dietro al pickup, successivamente Alberto è tornato da solo … anche Franceschinelli riconosce Mura come quello con la giacca azzurra. Poi gli viene fatta una contestazione, gli viene contestata la descrizione dei soggetti e Franceschinelli “adesso non mi ricordo”, salvo poi confermare i filmati.
Mura all’arrivo del pickup con Giacobbe insegue Franceschinelli, si posiziona davanti al pickup, cerca di impedire l’ingresso.
Su Alberto: viene chiesto “può riferire quale è stato l’atteggiamento nei suoi  confronti” a Lajard? Per Lajard è rimasto a coprire eventuali tentativi di fuga senza intervenire nella discussione. Un atteggiamento come quello degli altri di impedirgli di muoversi. Sono poi illuminanti le riprese sul ponte in cui si reca per ben due volte per andare ad osservare quanto accade, e le telefonate che fa all’arrivo dei Carabinieri. Anche lui si trova a fare colazione davanti al cancello, nota l’arrivo del Lajard che inizialmente non dà nell’occhio, quando interviene Giacobbe si posiziona nella parte tra i tavoli e il ponte, considerate che quella in salita è una via d’accesso quindi eventuali soccorsi possono passare solo in quella strada, posizionarsi in quella posizione significa controllare la zona… Era consapevole di quanto stava accadendo, anche perché si è recato sul posto nella seconda fase. E quando arriva la macchina dei Carabinieri oltre alle due telefonate c’è il tentativo di allontanamento per andare ad avvertire i complici. Dopo di che quando Lajard scende, è Alberto che si posiziona davanti allo stesso operaio per impedirgli di muoversi. Guardate l’arrivo dei Carabinieri, ad un certo punto vedete l’Alberto che si stacca e inizia a percorrere la salita fingendo indifferenza come se fosse li’ per caso, a quel punto l’appuntato lo ferma, lui fa la prima telefonata e poi farà la seconda quando l’auto dei Carabinieri imbocca la salita. Sull’identificazione problemi non ce ne sono, gli stessi testi hanno riconosciuto, lo stesso Giacobbe ha fatto delle dichiarazioni, a questo punto sulle dichiarazioni abbiamo l’ammissione di Giacobbe.
PM RINAUDO: dobbiamo prendere in considerazione questo arco temporale che va dalle 9:30 alle 10:40. Si verificano alcuni episodi che qualificano dal punto di vista giuridico la condotta degli imputati, sotto l’egida della tentata rapina, del sequestro di persona, della resistenza al pubblico ufficiale per quanto riguarda la condotta nei confronti dell’ufficiale di polizia e minacce, violenza privata, ingiurie nei confronti dell’addetto Franceschinelli che si spostava per recuperare del materiale. Il primo episodio in ordine temporale è senz’altro quello che si innesta con la condotta del Giacobbe quando, accortosi della presenza del Lajard che stava effettuando delle fotografie, gli si avvicina per chiedere contezza di quello che stesse facendo e da qui si innesca il reasto contestato al capo C, la resistenza. La condotta minacciosa è sicuramente tale, ci è stata confermata anche dal Lajard, làddove ci riferisce che in un primo momento Giacobbe gli si avvicna e gli chiede con toni sprezzante cosa stesse facendo, sottolineando “qui è casa mia e non pui fare quello che vuoi”, con quella sorta di controllo del territorio definito anche dal teste appena sentito, una forma di “monitoraggio e controllo dell’attività di cantiere”. Nel momento in cui Lajard si qualifica e spiega le ragioni per le quali si trova sul posto ecco che scatta l’interferenza nei confronti della polizia giudiziaria, a quel punto sopraggiungono i cinque che erano rimasti fermi, seduti vicino al cancello, a dare aiuto e manforte. Poi vedremo che tutto questo essere presenti in forza numerica avrà il suo sviluppo successivamente e sulla tentata rapina e sul sequestro di persona. Nel momento in cui il gruppo si forma e il Lajard viene di fatto circondato ed impedito nel proseguire la sua attività, perché questo è il punto fondamentale, perché doveva effettuare fotografie nell’ambito di una pratica amministrativa da svolgere sulla presunta o meno abusività della baita che si trovava in quel posto. Da qui inziano le pressanti e reiterate richieste prima di dargli la macchina, non solo, quanto meno di acquisire la memory card sulla quale c’erano le foto, qui il troncone che rileva ai fini della minaccia l’impedimento al p.u. di svolgere l’attività per il quale era stato demandato. Le frasi riferite in aula dal teste Lajard sono emblematiche e connotano sicuramente l’ipotesi delittuosa contestata. Ma nell’ambito di questa prima parte di attività, poi vedremo che gli episodi vanno spezzettati in 3 tronconi, poi si innesca l’episodio Franceschinelli e poi nuovamente Lajard. In questa prima parte per riuscire a porre in essere e portare a buon fine il risultato a cui si ambiva, vale a dire ottenere da un lato che il PU non continuasse la sua attività istituzionale, ma anche sottrargli quella parte di attività già svolta, impossessarsi della memory card, necessariamente questa condotta, e qui il punto che voi dovrete attentamente valutare, si sviluppa successivamente in un’ipotesi di tentata rapina con un connesso sequestro di persona. Perché si parla anche di tentata rapina? Perché ci si fosse limitati all’attività di impedimento dell’attività istituzionale, una volta bloccato il Lajard e lasciato andare e fatto allontanare avremmo potuto dire che è solo art. 337 connotato da aggravanti. Invece no, qui abbiamo un ulteriore spezzone di attività che si inserisce perché qui non basta solo impedire al Lajard di fare le foto ma ci si vuole anche impossessare dello strumento e di quella parte sulla quale le foto sono impresse. Qui il profitto al quale mirano, impossessarsi di quell’ulteriore parte, con quell’attività connotata da minacce, quelle di cui Lajard vi ha detto “ti ammazzo, non sei nessuno, sei solo come un cane, dammi la macchina fotografica” rafforzate dal numero delle persone, il suo interlocutore primario è Giacobbe ma siamo anche di fronte ad un contesto nel quale vi sono a fianco a Giacobbe, che rafforzano la sua attività, altre persone, alcune delle quali incappucciate e travisate, con ulteriore forza intimidatoria, ai quali si affianca il Mura. Tutto questo si protrae in un arco temporale di un’ora. Ecco perché è stato ipotizzato anche il reato di cui al capo B, vale a dire il sequestro di persona. E qui poi faremo riferimento a quella giurisprudenza che ritiene concorrere i due reati, rapina e sequestro, quando l’impedimento della libertà di movimento del soggetto passivo non è semplicemente strumentale all’ottenimento del fine (profitto della rapina) ma è anche un impedimento alla libertà di movimento che si protrae per un tempo apprezzabile tanto da far si che il soggetto non abbia libertà né di movimento né di discernimento, e l’ha detto Lajard che non avrebbe potuto allontanarsi se non fossero arrivati i Carabinieri, sia per la presenza massiccia di persone che lo attorniavano sia per le persone che stando vicino all’autovettura gli impedivano di muoversi, sgonfiando anche le gomme. Questo è il primo troncone di episodio dove al momento sembrerebbe non partecipare l’Alberto. Qui dobbiamo fare un’ulteriore riflessione sul concetto di concorso di persone. Lo affronto subito perché poi riverbererà i suoi effetti anche sulle condotte successive. Che la condotta di Alberto possa essere qualificata concorsuale mi pare inevitabile. Bisogna valutare se si tratta di concorso morale o materiale. Se è materiale emerge dai dati visivi che abbiamo in queste immagini. Voi vedete nella prima parte che nel momento in cui Lajard arriva ci sono 5 persone, anzi, parte in un primo momento Giacobbe, seguito dagli altri che gli si avvicinano. Questo è un momento importante ed è qui lo snodo fondamentale per valutare se debba rispondere a titolo di concorso morale o materiale proprio su quello che  è l’accanimento. In quel momento Alberto si avvicina con gli altri, poi gira e torna indietro, ma andandosi a riposizionare nel punto in cui era prima, con quella posizione che “è attività di monitoraggio e controllo dell’attività all’interno del cantiere”. Ma Alberto quando arriva sa anzitutto quello che si sta svolgendo o si svolgerà perché è stato richiamato da Giacobbe insieme agli altri “venite su che qui c’è la polizia che sta facendo fotografie”… e questo si innesca su quell’attività di monitoraggio e di controllo del territorio di cui abbiamo evidenziato gli aspetti pregnanti posti in essere in quell’ambito territoriale. A nostro avviso questo aspetto temporale in un ambito contestuale fattuale rimarca per l’Alberto sicuramente un’attività di concorso materiale perché ha piena contezza di quello che  sta per avvenire, tant’è che se voi guardate l’immagine quando lui ritorna non si limita a stare seduto sulle sedie al tavolino ma si sposta verso il ponte nel tentativo di cercare di vedere quello che avviene più su, quindi ha piena contezza di quello che sta avvenendo, sa perfettamente che i suoi amici non si sono allontanati per andare a fare una passeggiata ma si trovano lassu’ e stavano bloccando il Lajard che  stava facendo fotografie. Poi aggiungiamo quello che avviene dopo quando Franceschinelli cerca di rientrare al cantiere per avvisare i Carabinieri, è significativo della consapevolezza di quello che sta avvenendo, perché Alberto gli si posiziona davanti all’autovettura per impedirgli di entrare. Tutto questo non può essere casuale o una coincidenza, è un’attività di coordinamento, sa perfettamente quello che è avvenuto lassu’ e sa che se Franceschinelli fosse entrato avrebbe potuto dare l’avviso sull’attività delittuosa che si stava svolgendo. Ma aggiungiamo un altro elemento. Quando Franceschinelli riesce ad entrare l’Alberto si stacca, va su e va dove si trovavano gli altri, in particolare Lajard. Se dubbi ne aveva prima, in quel momento non poteva più averne perché ha contezza che in quel momento si sta realizzando un sequestro di persona, posto che il Lajard è impossibilitato a muoversi, ed è insignificante che non abbia tenuto un atteggiamento violento visto che si tratta di un’attività concorsuale. Le minacce sono tutte addebitabili al Giacobbe, ma l’attività concorsuale e di supporto viene posta in essere sicuramente dagli altri, incappucciati. Il fatto che questi soggetti si siano interscambiati in queste posizioni ha un significato non indifferente nella qualificazione giuridica del fatto. Qualificazione giuridica evidente per l’episodio Franceschinelli, non ritengo necessario tediare il tribunale su quella che è una violenza privata, posto che Franceschinelli stava cercando di svolgere un’attività che gli viene impedita. Ma qualora voi riteniate che la condotta posta in essere da Alberto non sia qualificabile sotto l’egida del concorso materiale, è sicuramente da ricondurre sotto l’egida del concorso morale. Se noi differenziamo quella che è la connivenza da quella che è una presenza che contribuisce a dare un rafforzamento o agevolare l’attività dell’autore materiale. E in questo caso non ha rilievo il fatto che la presenza che noi riteniamo essere un concorrente morale non influisca ai fini della determinazione del fatto che si vuole commettere, perché il fatto che l’agevolatore ponga in essere una condotta, che anche se non ci fosse stata, il reato ci sarebbe stato ugualmente, di fatto  è correlabile alla volontà criminosa… ha sicuramente un concorso morale nel momento in cui dà un rafforzamento a quelli che 200 metri sopra stanno portando avanti l’opera forti del fatto che c’è la presenza di Alberto che è elemento determinante (….) avvisa che arrivano i Carabinieri. Allora, o lo inquadriamo nell’ambito di un’attività materiale oppure in un’attività di concorso morale. Quindi ritengo vi siano elementi per arrivare ad un’affermazione di responsabilità di tutti e 3 gli imputati, differenziata sotto le condotte perché mi pare indubbio che la condotta materiale più aggressiva e rilevante sia stata quella posta in essere dal Giacobbe che ha il contatto diretto con Lajard, è quello che ha il rapporto anche diretto con Franceschinelli, è quello che continua imperterrito a cercare di far si che l’azione a cui mirava venga realizzata, tant’è che non solo pone in essere l’azione contro Lajard e Franceschinelli, ma quando Franceschinelli tenta di scappare, continua, all’interno del gruppo era sicuramente la figura del leader. Gli altri due hanno questa compartecipazione frammentata in un ambito temporale.. il Mura aderisce al comportamento posto in essere nei confronti del Lajard e successivamente verso Franceschinelli, poi continua anche lui impedendo a Franceschinelli di rientrare, e poi manforte da parte dell’Alberto.
Richieste di pena: distinguere posizioni di Giacobbe rispetto agli altri due imputati, quindi. Dev’essere riconosciuto il vincolo della continuazione per tutti i reati a,b,c, ritenuto più grave il reato al capo 3, 337 aggravato da 339, chiede per Giacobbe anni 4 di reclusione, Alberto anni 3 mesi 8, Mura anni 3 e mesi 8.

Gli imputati prendono la parola, Claudio evidenzia che dalla sua posizione non si vedeva nulla, altri fanno notare che non c’è stata alcuna minaccia, si è parlato di politica, del cinque stelle e altro. Ora inizia la difesa dell’avv. Novaro.
NOVARO: Fa notare alcune stranezze rispetto alle dichiarazioni di Lajard ed alla situazione complessiva. Perché Lajard che ha un cellulare  e una pistola con sé non decide di attivarsi? Lui dice che non voleva incancrenire la situazione o indispettire gli interlocutori, ma allora vuol dire che la situazione non era tanto preoccupante da imporre una scelta cosi’ radicale . Perché i due imputati restano davanti al cancello facendosi bellamente identificare, senza opporre alcuna resistenza o tentativo di fuga? Anche questo è un elemento che stride rispetto alla ricostruzione accusatoria. C’è poi l’emento oggettivo del reato presunto. Bisogna ragionare anche sulla coscienza e la volontà messe in campo in quel frangente specifico, anche per ragionare in termini di concorso, materiale e morale, perché dev’esserci la coscienza e la volontà di partecipare alla realizzazione dell’evento, quindi sul piano della ricostruzione storica l’elemento soggettivo ha un ruolo preponderante per definire le condotte giuridiche degli imputati.  Noi abbiamo due ricostruzioni prospettate dalle persone offese, e alcuni spunti che arrivano anche dalle dichiarazioni spontanee degli imputati. Siccome tutto ruota su queste due dichiarazioni il vaglio dei dichiaranti deve essere particolarmente RIGOROSO, non solo perché la giurisprudenza insegna che quando è l’unico elemento è decisamente prioritario, ma anche perché sono due soggetti sicuramente colpiti dalla vicenda, e ce la raccontano a distanza di tempo con quella fatica che non consente mai di trasferire una fotografia esatta ma comporta una reinterpretazione dei fatti, che parte da una situazione emotiva particolare. Nella valutazione delle sue dichiarazioni dobbiamo tener presente che è persona offesa, che ha subito un torto … e quindi parte da questo. Nella dichiarazione del sovrintendente Lajard molti particolari non tornano, non so se è per il ricordo,  quello che m’interessa capire è la ricostruzione storica, bisogna intrecciare le dichiarazioni delle persone offese con i dati del video ed il contributo degli imputati. Già i PM hanno ricostruito l’occorso di quella giornata, io provo rapidamente a richiamarli per poi tentare di offrirvi ulteriori valutazioni, partendo dal primo episodio Lajard. Parla di un primo contatto che avviene quando aveva TERMINATO di fare le fotografie, lo dice nella prima parte delle sue dichiarazioni. Viene affrontato dalla persone che interloquisce con lui con le modalità ricordate dal PM Padalino. Poi vede arrivare “altre tre persone di cui una pero’ fa retromarcia e si allontana”. Poi “altre due persone provengono da una parte diversa”, nel complesso i soggetti che circondano Lajard sono cinque persone. Dice di essere stato bloccato da 5 persone, di avere avuto minacce, come già ricordato dai PM. La richiesta della macchina fotografica ma soprattutto del rullino, dice Lajard. Poi Lajard dice che hanno sgonfiato le ruote, ci sono state tensioni nel gruppo perché “ad un certo punto qualcuno si rivolge al soggetto travisato che sembrava la figura più carismatica, poi arriva Franceschinelli, il pickup viene inseguito da Giacobbe e Mura, quindi restano a fianco di Lajard solo 3 persone, tra l’altro Lajard dice che la dipartita del pickup sarebbe su sua pressione nei confronti dell’individuo travisato, in questo frangente due persone si allontanano, Lajard resta fermo insieme agli altri tre che secondo lui continuavano a fare muro, iniziano a parlare della lotta no tav, gli spiegano le ragioni della lotta, costante la richiesta di avere il rullino. Passano alcuni minuti e secondo la ricostruzione di Lajard compare l’Alberto che pare fare una seconda bandiera per impedire un’eventuale fuga.  Dopo di che, dice Lajard, Alberto si ferma 3 o 4 minuti, poi si allontana. Poi si sente l’arrivo di un’auto, qualcuno urla “sono i carabinieri” e i soggetti vanno giu’. In tutta la prima parte non si fa riferimento alla figura di  Mura, che viene tirato in ballo successivamente con una posizione analoga a quella di Alberto.  Ovviamente credo che nella concitazione del momento, non credo che Lajard abbia avuto la possibilità di capire se c’erano degli spostamenti, si tratta di riferire le sue dichiarazioni ad un momento specifico.
A Giacobbe vengono attribuite soprattutto le minacce. Per Mura, ho già detto prima, il ruolo è defilato (pag. 42 “non ha mai proferito né minacce né parole), Mura è sempre stato a distanza significativa. Gli altri ruoli sono quelli che ho tentato di spiegare prima, c’è questo soggetto che ha una figura preponderante, alcuni si rivolgono a lui, è lui che innesca il discorso sulla lotta no tav, è lui che riceve le sollecitazioni di Lajard sul consentire al soggetto di tornare indietro. Ci sono altri 2 soggetti travisati che “fanno muro”, non lasciandolo andare verso la bassa valle, con attività ostativa maggiore, e sono i soggetti travisati e non identificati. Tra l’altro quando Mura e Giacobbe si allontanano il posizionamento dei due soggetti è particolare, uno a valle uno a monte. La condotta di Alberto è omologabile a quella di Mura ed è stata già descritta prima. Quello che mi pare a questo punto necessario rilevare sono alcune incongruità nell’ambito complessivo delle dichiarazioni fatte dalla persona offesa. Proprio in apertura Lajard dice “io vedo un soggetto che mi arriva vicino, poi se ne aggiungono altri 4, e uno che poi torna indietro”. Io credo che sul punto, voi avete le dichiarazioni degli imputati che hanno detto che la distanza tra Lajard e il cancello era di oltre 200 metri, come confermato anche dai testi dell’accusa, pubblici ufficiali. Quindi la distanza che intercorre è significativa. Gli imputati oggi hanno detto che dal ponte non si vede nulla, perché ci sono due curve, se il tribunale avesse dubbi può disporre un’ispezione dei luoghi. Io sono convinto, perché tutti i testi hanno riferito circostanze simili, che dal luogo in cui si posizionavano al cancello non si poteva vedere il punto dove si era posizionato Lajard a fare le foto. Strano quindi che Lajard riesca a darci una descrizione cosi’ dettagliata, come ha fatto a vedere la persona che avanzava e arretrava? Perché dal suo punto non si poteva avere quella visuale, che invece si vede chiaramente dalle riprese video, dalle quali si vede Alberto che avanza qualche metro e poi ritorna, senza superare la curva. Poi lajard dice che non ha potuto vedere le facce oltre la curva quindi non ha visto chi era il soggetto. Poi, su sollecitazioni della difesa, contraddicendo quello che aveva detto 16 pagine prima, dice che era Alberto. Ma è materialmente impossibile vedere un soggetto che torna indiero dal punto in cui era lui. Allora o lui non ricorda bene o c’era un altro soggetto che è salito e poi è tornato indietro ma non si tratta di ALBERTO che NON POTEVA essere VISTO da LAJARD tornare indietro. Un’incongruenza significativa, di operare un vaglio di credibilità molto attento delle sue dichiarazioni, al di là della buona fede. Siccome non abbiamo dichiarazioni ripetute nel tempo che possiamo vagliare per apprezzare la continuità delle dichiarazioni del teste dobbiamo confrontarla con elementi di contorno per capire cosa ci si può ricavare. Poi ci dice che  Alberto si ferma 3-4 minuti, Alberto dice che si era avvicinato alla macchina pochi secondi, immagazziniamo questo dato che sembra significativo. Tra l’altro quando deve dettagliare la posizione di Alberto dice che “anche Alberto si muoveva e non stava certo con le braccia conserte”, quindi ha visto questi movimenti e questi movimenti li ha interpretati come un tentativo di sostegno materiale dicendo “non aveva le braccia conserte”. Introduco un elemento di possibile differenziazione con le dichiarazioni che vengono fatte da altri soggetti. Il Carabiniere che è intervenuto parla di 5 soggetti ma secono il conto di Lajard dovevano essere 4. Tra l’altro sembra significativo che quando vedono i soggetti a distanza dicono che sono in qualche modo posizionati di fronte a Lajard mentre Lajard è di spalle alla macchina, quindi il ragionamento che i ragazzi non volessero fargli raggiungere la macchina è privo di fondamento.
Vengono ripercorsi, adesso, alcuni passaggi ripercorrendo le immagini video. 9:37:25 si vede un soggetto poi identificato in Alberto, questa è la parte in cui i soggetti partono, l’ultimo soggetto vestito di nero si posiziona e resterà fermo li’ per un sacco di tempo. Quindi il primo dato significativo è che alcuni soggetti vanno verso la salita, uno si ferma e torna indietro. Lajard non poteva vedere, c’è una curva, anzi, due curve, quindi non poteva avere visuale. Forse c’era un altro soggetto erroneamente identificato in Alberto che si è avvicinato in un primo momento e poi si è defilato, ma c’è un altro elemento. Alcuni soggetti vanno in avanti e Alberto poi torna indietro. Oggi ci ha detto che c’erano il tavolino e le sedie ed era preoccupato e preferiva presidiare il territorio. Il PM ha un’ipotesi diversa, ma si vede tranquillamente che i ragazzi che si stanno avviando sulla salita non sono neanche vicini tra di loro.
Novaro contesta l’ipotesi che in quei momenti ci possa essere stato una sorta di “accordo collettivo”, definendola ipotesi inverosimile perché quando arrivano su non sanno neanche cosa sta facendo Lajard, nessuno sa che è un poliziotto che sta facendo fotografie, non poteva esserci un previo accordo. Gli altri vanno a vedere cosa capita, con un atteggiamento da esploratore. Si vede poi il transito del pickup da dietro il cancello, attraversa poi il cancello e Alberto è sempre li’ ed è da solo. Quindi ragioniamo sul fatto che Alberto si trova il’ quando passa il pickup, che si vede pochi istanti dopo tornare precipitosamente in retro dalla curva. Il pickup scompare, e dopo circa un minuto lo vediamo tornare, quindi l’episodio Franceschinelli dura 30-40 secondi, non di più. Un dato significativo perché in quei 30-40 secondi Alberto continua a stazionare a fianco del cancello.
Vengono mostrate altre immagini, Novaro evidenzia come anche le sequenze di immagini confermano la versione di Claudio Alberto. Alle 10:06:51 si vede un soggetto che si allontana dal luogo dove si trova il cancello. Noi sapremo successivamente che quel soggetto è Alberto, è il momento in cui si allontana, lasciando li’ Mura. Lo vedremo scomparire dalla curva alle 10:07:35. Ci mette 44 secondi per scomparire dietro la curva, io ho contato i passi, circa 84. Se un passo è di 70 centimetri la distanza tra la curva e la fine del cancello è di circa 50-60 metri. Se voi fate un confronto con la velocità dei soggetti iniziali, la loro andatura è la stessa, 45 secondi circa. Sono dati importanti per capire cos’è capitato nel momento in cui vediamo scomparire Alberto dietro la curva e poi lo vediamo tornare successivamente (si vedono le immagini). C’è un soggetto fermo li’ alla curva, un soggetto che non è Alberto e sale su quella curva, posizionandosi poi sulla destra. Non ha un’andatura veloce, non si tratta di Mura ma di un altro soggetto con andatura più lenta, fa una serie di volte e poi si ferma e resta in attesa. Non sappiamo chi sia. Lasciando andare le immagino noi vedremo che 30 secondi dopo arriva da quella curva Alberto che affianca questo soggetto, dopo di che il soggetto decide di salire e Alberto torna indietro. Si vede che i due soggetti si affiancano, mantengono la stessa posizione, e il soggetto che arrivava dalla curva che è Alberto torna indietro , verso il cancello. Chi sia il soggetto non si sa, cosa farà successivamente non si sa, ma interessa il dato cronologico. Noi ci confrontiamo con un percorso che Alberto fa dal cancello alla curva in 44 secondi, circa 60 metri. Poi scompare dalla nostra visuale alle 10:07:35 e ricompare alle 10:09:35, quindi lo perdiamo di vista per due minuti soltanto e questo già mina la ricostruzione di Lajard, non può essere stato 3-4 minuti davanti a Lajard. Gli altri dati sono più difficilmente interpretabili perché noi ragioniamo su circa 200 metri, come hanno riferito anche i testi dell’accusa alla scorsa udienza. Allora se io ci metto 44 secondi per fare 60 metri per fare 200 metri ci devo mettere almeno tre volte tanto, certo potrei essermi messo a correre, ma siamo comunque in salita. Considerando anche il ritorno per colmare quella distanza (200 metri) ci vorrebbero 3 minuti, ma Alberto si allontana solo per 2 minuti, e se deve colmare una distanza anche solo di 100 metri cos’è andato a fare? E’ andato, ha visto ed è tornato indietro, il dato cronologico distrugge le dichiarazioni di Lajard….  Diamo per scontato che Lajard ricordi un soggetto che si avvicina a lui e poi si allontana, ebbene, quello non è Alberto, perché i conti non tornano neanche rispetto alla dipartita iniziale. Se noi perdiamo di vista per due minuti Alberto perché va dietro quella curva e scompare ma da li’ a Lajard ci sono 140 metri e l’andatura rimane la stessa perché siamo in salita, significa che Alberto ha avuto il tempo di arrivare li’, guardare e tornare indietro, che è quello che ha riferito oggi in aula. Il dato cronologico dà ragione a questa ricostruzione storica, mentre tagli alla radice quella accusatoria che si fonda sul ricordo di Lajard, ricordo imperfetto, e c’è poi il dato interpretativo (non metteva le mani conserte quindi cooperava ad un sequestro?). Lajard vede un soggetto dietro i primi due ma è troppo poco per dire che c’è un concorso materiale, c’è un’interpretazione che non si fonda neanche sui dati obiettivi ma su dati che contrastano con quello cronologico.

Tirando le fila (avv. Novaro): la posizione di Alberto mi sembra pacifica, ci sono errori nella sua identificazione iniziale, è il soggetto che staziona al cancello, non è pensabile che ci sia stato un accordo o una consultazione tra i protagonisti, ma quelli che si sono recati verso Lajard nemmeno sapevano che ci fosse Lajard e che questo fosse un agente. Proprio il dato cronologico non consente di fare passi in avanti rispetto all’accusa, se è arrivato nei pressi di Lajard ci è arrivato per pochi secondi ed è tornato indietro, non portando alcun contributo significativo sul piano dell’evento. Gli altri elementi su cui si basa la responsabilità di Alberto sono del tutto impalpabili… se i Carabinieri dicono di aver visto i soggetti scappare è evidente che i Carabinieri li vedono ancora li, poi le illazioni di Padalino sono evidenti, dice che Alberto telefonava a quelli su per avvisarli dell’arrivo dei Carabinieri, ma Alberto magari telefonava a sua nonna….  Su Alberto non abbiamo testimonianze, su Mura sappiamo oggi chi ha chiamato, ma lo scatto in avanti magari significa che non si vuole fare identificare…  E comunque poi sia lui che Mura non si sottraggono ad una possibile identificazione. Gli elementi su cui si basa una presunta responsabilità di Alberto sono assolutamente evanescenti, pare evidente che siamo di fronte al vuoto totale. Gli elementi di accusa sono impalpabili, indeterminabi, interpretabili in modo diverso e i dati cronologici rispetto alla ricostruzione accusatoria non tornano per nulla. Chiede quindi l’assoluzione per tutti i reati a lui contestati.
MURA: Ha sicuramente un ruolo defilato, si limita a presenziare, non parla, non proferisce minaccia, è defilato, oggi un teste conferma le telefonate, “Mura mi ha chiamato e mi ha detto che si stava sviluppando una situazione di un po’ di tensione e gli ho raccomandato di stare tranquillo”, Lajard inquadra Mura alle spalle dei due soggetti che gli fanno da muro, ma Mura è un osservatore, si tratta di valutare se è una condotta nell’ambito del concorso o mera connivenza. Siccome c’è un principio di materialità nel nostro ordinamento, non basta avere un accordo con chi sta realizzando un reato ma bisogna dare un contributo specifico . Dobbiamo ragionare su quelle figure che non hanno commetto quella condotta tipica, perché Mura non proferisce parola… quindi o ha agevolato o ha concorso sul piano morale. Su connivenza e concorso Novaro cita una delle tante massime della suprema corte, avvalorando ulteriormente il fatto che la posizione di Mura è sicuramente di osservatore per una parte della vicenda, ma che una volontà concreta specifica rispetto ai fatti che accadevano non è decifrabile, restando defilato per stessa ammissione di Lajard. Togliendo Mura dal campo d’azione, secondo Novaro, non cambierebbe nulla rispetto al contesto. Non ci sono elementi che consentono  di dire che ci sia stato un contenuto causale di Mura, neanche sul piano del rafforzamento. Tra l’altro il soggetto carismatico in quell’ambito è un altro, un soggetto cui tutti si rivolgono, il che significa che c’è una differenza di opinione tra i presenti….  ma Mura non parla, anzi resta defilato.
La posizione di Giacobbe. Ci siamo rassegnati al fatto che la ricostruzione del dialogo passi solo attraverso la ricostruzione di Lajard, io pero’ vorrei tenere la vostra attenzione sulla circostanza iniziale, tentata rapina in cui 5 soggetti non operano nei confronti di un p.u. con atteggiamento di forza, se avessero voluto evidentemente avrebbero potuto circondarlo e strappargli la macchina, ma non fanno niente del genere e questo la dice lunga per ragionare sulle circostanze concrete. Possiamo dire che siccome non gli hanno torto un capello e si sono limitati a inveire e minacciare, la vicenda ha contorni di mitezza nell’ambito di fattispecie grave, e dal loro punto di vista avevano un’idea di interlocuzione continuativa (…). Non mi convincono le contestazioni fatte dai PM perché sul punto ci si può confrontare con la giurisprudenza di merito e di legittimità (….).
Sull’episodio di Franceschinelli, anche qui avete il dettaglio cronologico, dura 30-40 secondi, lui dice che lo scambiano per operaio della Geomont, dice che intorno a lui sono tutti incappucciati, poi ci sono le contestazioni dei PM che dicono che in fase di indagini aveva parlato di soggetti identificati ma Franceschinelli tiene ferma la descrizione iniziale, quello con la barba se lo ricordava SOTTO, non SOPRA, quindi la contestazione c’è stata, ma non ha confermato le dichiarazioni di allora, se non quando gli si chiede se aveva la memoria più fresca allora e dice di si, ma sui soggetti travisati lui se li ricorda sopra, quindi ci sono dichiarazioni non univoche che non consentono il salto prospettato dai PM. “Avevano passamontagna e non li ho visti in faccia”. Era terrorizzato, secondo i PM, magari c’era la tensione emotiva, ma nessuno si è mai sognato di andare a parlare a Franceschinelli, il commento e la battuta  che riciamavano improbabili minacce ai testi peraltro hanno influenza anche su quello ches si è chiamati a valutare in quest’aula. Novaro fa notare altre discrepanze nei ricordi, nella testimonianza di Franceschinelli, e ribadisce che la giurisprudenza richiama all’esistenza di prove oggettive. La richiesta è di assoluzione generalizzata per i 3 imputati per l’episodio Franceschinelli, per Mura assoluzione anche dai primi capi d’imputazione, per Giacobbe non è possibile perché secondo Lajard le minacce le avrebbe proferite. Sulla qualificazione giuridica dei diversi capi d’imputazione: Franceschinelli, viene contestato reato di ingiurie ma non ha parlato di ingiurie, quindi l’accusa cade. tra l’altro non è una condotta spalmabile, a meno che non ci sia un coro. Poi 610 e 612, se la minaccia era orientata ad impedirgli di avanzare, semmai ci sta un 610 o un 612 ma non certo tutti e due insieme. Pero’ tenete presente che l’episodio dura 30 secondi quindi sul piano del cabotaggio della vicenda ragioniamo su vicende di ridotto spessore e piccola entità. Su tentata rapina, sequestro di persone e resistenza a p.u. aggravato: quello della rapina tentata è il più difficile, a me sembra ci sia stata un’insistenza continuativa nel tentativo di chiedere a Lajard di consegnare le cose spontaneamente, le minacce obiettivamente ci sono state ma nessuno ha tentato in qualche modo di passare all’azione per tentare di sottrarre a Lajard la macchina fotografica, una qualificazione più aderente alle condotte in campo è quella del 610, il tentativo era quello di farsi consegnare il rullino piuttosto che la macchina (memory card, ndr).
Poi i PM parlano di sequestro di persona, ma il tentativo di non farlo spostare era del tutto funzionale ad ottenere quel rullino, il sequestro di persona dura finché si cerca di portargli via la macchina fotografica, né prima né dopo. La giurisprudenza ricorda che se il sequestro di persona dura lo stesso periodo della rapina ed è orientato a conseguire di prendere cio’ che gli autori del reato volevano prendere, c’è un’aggravante specifica del reato, non si può spezzettare la vicenda in due condotte specifiche, la mobilità di Lajard viene ostacolata nel tentativo di sottrargli il rullino, quindi dal punto di vista del reato è quello di rapina. Rispetto poi al reato di resistenza si tratta di una contestazione curiosa e sono convinto che nel calcolo che i PM vi hanno proposto non torni che questo sia il reato più grave, visto che chiedono le attenuanti generiche (…).

A me premeva valorizzare quel dato sul fatto che è lo stesso Lajard a dire che quando lui interloquisce (pag 13) aveva terminato il servizio fotografico. Quindi l’incarico pubblico il sovrintendente Lajard l’aveva portato a termine. Ci sono i soggetti che l’affrontano, proferiscono minacce ma finalizzate ad ottenere la macchina e non a contrapporsi ad un atto di servizio, ipotesi specifica del reato di resistenza.  La richiesta è, quindi, o di ritenere assorbito il capo d’imputazione sub-c in quello di sub-a o assolvere gli imputati perché il fatto non sussiste.
Le richieste:
Per l’imputato Alberto assoluzione da tutti i reati a lui contestati, con la formula che il tribunale riterrà di Giustizia.
Per quanto riguarda MURA: richiesta di assoluzione ai sensi del 530 da tutti i reati con le stesse formule richieste per Alberto
Per GIACOBBE stessa richiesta per il capo B

Per gli altri capi, voler riqualificare il reato sub-a in quello di cui all’art.510 c.p., di voler ritenere assorbiti i reati sub b e c in quello sub a o in via alternativa di voler assolvere gli imputati dal reato sub-c perché il fatto non sussiste, anzi, perché non esiste reato in quanto manca elemento soggettivo.
Credo che gli imputati meritino attenuanti generiche, per incensuratezza, età, condotta e per i fatti, siamo di fronte ad un caso concreto che è veramente al fondo della scala.. sono fatti modestissimi, nessuno torce un capello, lo si tiene occupato ,ma non hanno fatto di più ed è un fatto che il tribunale deve considerare sul piano sanzionatorio.
Novaro passa a considerare le motivazioni degli imputati, le cui motivazioni vengono in genere poco considerate. “Le radici dei fatti reali si trovano dentro le motivazioni degli imputati. Sono 3 incensurati, credo che occorra domandarsi perché una bella mattina di novembre questi 3 signori abbiano deciso di intaccare il loro certificato penale, sembra evidente che dietro ci siano motivazioni spiegate anche dal teste Piccione che non sono trascurabili. Io credo che l’attenuante ci stia perché l’orientamento giurisprudenziale ci dice che i valori di alto profilo morale e sociale sono quelli avvertiti da una coscienza collettiva (…). “. Ribadisce quindi la tutela della salute, il mancato sperpero di denaro pubblico, “il dato motivazionale è importante”, è un dato che “connota la posizione degli imputati in questo processo, perché si sentono parte di questo movimento”. Attenuanti generiche, contenimento della pena nei minimi e condizionale per tutti gli imputati.  Evidenzia anche un errore nel considerare Mura un soggetto già censurato.

“La teoria complottistica messa in campo dai PM che prevedono un accordo criminoso iniziale, sembra una teoria che non ha gambe per andare avanti”, precisa ancora Novaro, citando poi altre sentenze della Cassazione, come la regola dell'”oltre ogni ragionevole dubbio”.
Prende la parola Padalino, che conferma il dato di Mura, incensurato. Poi contesta alcuni passaggi e mostra nuovamente il filmato, chiedendo di abbassare le luci. Secondo il PM il soggetto che scende sulla destra è Lajard, perché (pag. 13 della testimonianza) è li’ che se ne accorge Giacobbe, si sposta sulla sinistra e fa le ultime foto (da questa distanza sinceramente non vedo le immagini). Dice poi di essere stato avvicinato da un ragazzo mt1,80, cappello, barba, ed è quello Giacobbe (prosegue il filmato) e a quel punto gli altri, chiamati da Giacobbe, partono dietro i due. Quindi non c’è qualcuno che precede Giacobbe, chi precede Giacobbe è Lajard e attivati da Giacobbe partono tutti quanti, compreso Alberto, quello è l’inizio dell’attività. Questione della pistola, Lajard ha detto che in servizio sono sempre armati e questo lo sanno bene gli imputati. Non gli è venuto in mente di usare l’arma, perché, ha dichiarato, “che ci sarebbe stata una sproporzione enorme usando la sentenza in quel caso li'”. Padalino richiama una sentenza  della Cassazione di due mesi fa sul sequestro di persona. Passa la parola a Rinaudo. “Sull’aspetto del complotto vorrei ricordare la questione dell’intesa spontanea… è indubbio che l’apparizione di Lajard ingenerò un accordo spontaneo tra i presenti, tra cui anche Alberto e Mura, operando un’azione delittuosa senza che occorressero particolari accordi preventivi, l’accordo è nato spontaneamente nel momento in cui si sono accordi di quello che Lajard stava facendo”. Sempre secondo Rinaudo i soggetti non potevano sapere se Lajard avesse terminato o meno la sua attività, i soggetti dovevano impedirgli di fare fotografie.  Ricorda poi che è stato impedito di allontanarsi dal luogo sgonfiando i pneumatici della vettura (Lajard), rendendola inutilizzabile, quindi ribadisce ipotesi 337 c.p.
Su sequestro di persona e reato di violenza privata: “si cerca di ridurre l’ipotesi a violenza privata. Io vi cito una sentenza del 24 marzo 2014 che fa una comparazione tra l’art. 605 e il 610. Nel sequestro di persona la costrizione non deve necessariamente estrinsecarsi in mezzi fisici ben potendo manifestarsi nella forma della violenza morale….(…)  togliere alla vittima la capacità di determinarsi e agire secondo la propria autonoma e indipendente volontà.” Punto nodale: “Le considerazioni sinora svolte impediscono di inquadrare le circostanze nell’ambito della violenza privata, che fa riferimento ad un singolo atto, mentre nel sequestro di persona viene lesa la sua libertà di movimento e la locomozione, cosi’ come è successo nel caso di cui ci stiamo occupando”. Secondo Rinaudo il sequestro di persona deve necessariamente essere affiancato, anche perché le condotte non sono sovrapponibili, il fatto di tenerlo li’ un’ora e meza non ha nulla a che vedere con il tentativo di rapina. Rinaudo ammette che ” è un’interpretazione soggettiva quella di pensare che le telefonate di Claudio Alberto effettua quelle due telefonate non alla nonna ma ai compagni di distanza, ma allora prendiamo con suggestione anche le telefonate che Mura avrebbe fatto al teste che si è presentato oggi e delle quali non abbiamo traccia, facciamo un atto di fede”.

Avv Novaro: le annotazioni dei PM per Alberto sono su fatti residuali. Ci hanno detto che il soggetto che si muove è Lajard, ma quando io facevo riferimento al soggetto mi riferivo a quello che compare alcuni minuti dopo, io non so se il soggetto sia Lajard, ma allora a pag. 13 in quella stessa citazione c’è scritto  “alle 9:30 sono giunto sul posto e ho parcheggiato a 150 metri dalla casetta”, mi sembra una conferma, se quello è Lajard la sua macchina è a 150 metri dopo, allora dal cancello ci sono 180 metri, quindi il ragionamento viene sorretto sulla base di questa citazione che colloca la sua macchina a 150 metri di distanza dal luogo dove si trovava la casetta. Rispetto alle qualificazioni giuridiche io non mi sono mai sognato di dire che il 605 va trasformato in 610, non ho ragionato dicendo che non è un sequestro ma una violenza privata, ho provato a dirvi una cosa diversa, cioé che c’è un’orientamento giurisprudenziale che dice che se c’è un sequestro che avviene durante un reato di rapina questo viene assorbito dal reato di rapina.

Novaro ricorda che è lo stesso Lajard a ricordare di avere ultimato la sua attività, nella sua testimonianza. Ultima osservazione sulle telefonate, Novaro produce copia del tabulato che mostra le telefonate, “ritenevo che quando un teste viene a raccontare una cosa o si hanno motivi per ritenere che sono bufale o senno’ non ci sono motivi di ritenere che il racconto sia inattendibile”. Sulle telefonate di Alberto non c’è nessun riscontro, c’è l’illazione dell’accusa “ha chiamato quelli sopra”, c’è l’illazione della difesa “ha chiamato la nonna”, non c’è nessuna prova.
Sulla questione dell’accordo, spontaneo o meno, il discorso è che se non si può percepire il contributo e non si può enucleare evidentemente non si può parlare di contributo (concorso).  “Si parta dai dati oggettivi per arrivare ad una conclusione, non è corretto arrivare ad una conclusione senza dati oggettivi”.

L’udienza viene sospesa. Riprenderà alle ore 16:00.

Sono le 16, rientriamo in aula, di nuovo un dispositivo di sicurezza sproporzionato ma ci stiamo davvero abituando, ormai. Presenti più giornalisti, la sentenza evidentemente fa gola, Meo Ponte è proprio davanti a me ma spezza l’attesa con discorsi che farei anche a meno di ascoltare.
I solidali sono rimasti, come me, all’interno del tribunale, perché sarebbe stato altrimenti impossibile rientrare dopo le 14:00, orario in cui terminano i controlli ed entrano solo imputati e legali. O una certa stampa, ma io ho preferito non correre rischi.

La Procura ha chiesto circa 4 anni per ogni imputato, la difesa ha smontato ogni tassello con cura ma la decisione del giudice cosi’ rapida per qualcuno arriva in attesa, si pensava forse ad un rinvio ad altra data. Niente da fare. In fondo è pur sempre un processi ai NO TAV, non può che essere, anche questo, ad alta velocità.

Mi sono distratta un attimo, fissando le porte dell’aula, dietro i vetri ci osno agenti che osservano all’interno, togliendo così quella poca luce che filtrava, poi ho sentito un rumore, erano due agenti dietro di me, uno mi stava filmando. Picture in picture.

E’ entrata la corte. Mura Andrea anni 1 mesi 7 , Giobbe 2 anni e 5 mesi, Claudio Alberto 4 mesi. Revocata la misura cautelare dell’obbligo di firma.

 

 

 

 

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