Il 23 novembre alcuni compagni genovesi sono andati ad assistere ad un’udienza del processo per i fatti del 15 ottobre 2011. In particolare quel giorno si è tenuta l’arringa dell’avvocato Novaro, difensore di Francesco, che abita a Genova.
Qualche giorno fa gli stessi compagni ci hanno inviato il report, nella speranza di fornire un utile strumento.
Ricordiamo che per Francesco, come per un altro imputato, il PM ha chiesto le condanne più pesanti di questo giro: 9 anni.
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Udienza 23 novembre 2015 – Genova

L’udienza si apre con le parole di Claudio Novaro che contesta l’acquisizione di tutto il materiale non strettamente fotografico riguardante il compagno (e sì, su di lui  sono agli atti cosette tipo appunti della digos di Genova, che nulla hanno a che vedere con il processo) e sottolinea come “inspiegabilmente” il PM abbia avanzato richieste di pena difformi per i vari imputati (non sarà per caso anche a causa di quegli appunti?).

Il legale, in seguito, smonta puntualmente l’impianto accusatorio sottolineando che in piazza S. Giovanni non si sono verificati episodi di devastazione e saccheggio, ma si è trattato piuttosto di una rivolta generalizzata dei manifestanti contro le forze dell’ordine che caricavano con gli idranti ed i blindati in carosello.
Quest’ultimo è un appunto importante, ed era già stato ampiamente trattato dalla difesa, perché l’accusa tende a rimarcare, invece, come sia proprio attraverso i fatti di S. Giovanni che si possa applicare la pena prevista per devastazione e saccheggio.
Novaro ribatte come sia logica e prevedibile una reazione ad una carica, perchè non molti sono disposti a farsi ammazzare senza ribellarsi e resistere, e questo indipendentemente dalla volontà di danneggiare le varie articolazioni del potere.
In seguito viene  sottolineato ancora una volta come l’accusa sia in contraddizione con se stessa quando cerca di estendere il reato anche a fatti precedenti a S. Giovanni oppure lo rivolge a persone che nel frattempo si erano allontanate dal corteo.
Conseguente, a questo punto, concludere che il PM si dimostra smaccatamente in accordo con il disegno repressivo preventivo, che aveva pianificato a tavolino le cariche di per poi “giustificarle” come risposta alle precedenti azioni del corteo. Fra queste i due danneggiamenti contestati a Francesco.

Novaro contesta il fatto che precedenti sentenze riguardati il 15 ottobre costituiscano elemento probatorio acquisito perché, giuridicamente, la difesa  è sempre ammessa a provare il contrario (art. 238bis CPP) poi sottolinea come proprio il principale testimone dell’accusa (Giannini) abbia abbondantemente ricordato che gli interventi della polizia sul corteo avevano innescato gli scontri e spezzato il corteo.

inserto1Si entra nel merito dei caroselli- negati da chi li ha eseguiti – effettuati dai blindati in piazza S. Giovanni. Guarda caso a guidare uno di quei mezzi è un vice questore promosso dopo essere stato sul campo durante il G8 di Genova.
Subito dopo la disanima dell’intensità, vastità e sviluppo temporale degli scontri che non possono far annoverare il 15 ottobre romano fra i “momenti unici ed irripetibili atti a prevedre speciali articoli del codice penale.

Più avanti emergono anche le contraddizioni di Tartaglione sul blindato bruciato.

Per quanto riguarda la vil pecunia richiesta a vario titolo di risarcimento si nota l’ indeterminatezza dei conteggi, la nullità di alcune richieste ( come la banca che vuole i soldi per mettere le telecamere), la ridicola pretesa dei danni di immagine a Roma capitale (non si è abbastanza danneggiata da sola con le sue amministrazioni locali?), la sproporzione delle tariffe forensi per gli avvocati di parte civile e per la provvisionale (1000.000euro) ed il danno materiale complessivo (500.000) di ATAC 100.000.
Ringraziamo infine l’avvocato per aver ricordato che nelle (testuale dalla trascrizione)

inserto2Dopo una breve pausa è la volta dell’ avvocato Romeo, che preannuncia la dichiarazione spontanea di un’imputata, accusata anche di saccheggio di un supermercato, cioè indicata come parte attiva di un servizio d’ordine schierato a lato di un supermercato mentre da questo sparivano alcune cose e venivano spaccate le vetrine

Lei si presenta raccontando la sua vita di donna e madre di due figli, fatta oggetto di violenze da parte dell’ex compagno e rimasta senza una casa. Costretta a rivolgersi ad un centro antiviolenza, non ha comunque avuto nessun aiuto in questo senso.
Nel coordinamento di lotta per la casa trova amici, sostegno e la possibilità per avere un tetto. Ne diventa effettivamente parte attiva. Anche il 15 ottobre scende in piazza con loro, nel servizio d’ordine, con il casco. Viene accusata di essersi cambiata i vestiti con quelli presi nel supermercato. In realtà si era portata un cambio, vista la possibilità di restare la notte a S. Giovanni. Bagnata di birra dai suoi compagni che saltavano e ballavano, si è cambiata.
Ma il suo ruolo, ed a quanto pare non solo il suo, è stato quello di tenere compatto e chiuso il suo spezzone, quello di San Precario, per non farlo contaminare dalle altre istanze della piazza. Istanze che sembrano brutte e cattive visto che dichiara: “Io non ho né devastato, né saccheggiato, né “coperto” nessuno, eppure mi ritrovo con un’accusa infamante”. (testuale dalla trascrizione)
Accusa infamante? Già si parla a vanvera. Sul termine infamia si fa confusione, a quanto pare. Per non parlare della rivendicazione di non voler “coprire” i compagni.
E tutto ciò dopo aver ascoltato, se ancora qualcuno non l’avesse saputo, come e perché Francesco sia stato arrestato: il viso gli è stato scoperto da altri manifestanti, ed è stato fotografato!

Ma il bello deve ancora avvenire. L’avvocato Romeo, dopo la dichiarazione spontanea, si inoltra nell’illustrazione di come lo spezzone di San Precario fosse composto da pluralità di soggetti, organizzatori riconosciuti della manifestazione, arrabbiati per quanto stava avvenendo durante il corteo. Sono altri, dice, quelli fisicamente vicini all’esproprio nel supermercato (forse dietro ad uno striscione arancione) e qui Romeo si indigna di fronte al fatto che  ci sia un (testuale dalla trascrizione)

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inserto4Tutto ciò nella più totale non curanza delle parole di Novaro che aveva stigmatizzato il tentativo di argomentare (testuale nella trascrizione): la

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Romeo invece “argomenta” la sua arringa con proiezione di frames di filmati.

I compagni a questo punto vanno via.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti.

TGMaddalena.it

 

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