IMG_20180505_183219Sono passati due giorni e gli echi si sono appena spenti.

Gli echi di chi grida al flop per la scarsa affluenza e di chi si lamenta se il corteo non si è svolto secondo i canoni dettati dalle veline della questura sui giornali.

 

Passo indietro, 05 maggio. Ei fu.

Oggi non si celebra un trapassato, oggi eppur si muove.

Dopo il 01 maggio 2015 sembrava che Milano fosse off-limits, troppo clamore, strascichi, inchieste locali e nazionali (Scripta Manent – solidarietà ai compagn*)

 

No.

 

Siamo qui, a dispetto di qualcuno che dall’alto della sua militanza di un antico ventennio che cerca ancora di uscire dalle fogne derubrica (a posteriori) gli anarchici come “anacronistici”.

 

Dicevo , passo indietro, 05 maggio.Manifesto-def-Milano-734x1024

Mi muovo per Milano in bicicletta, in ritardo, ritardissimo. Un compagno al telefono mi da indicazioni di andare in via Imbonati e percorrerla verso il centro per trovare la testa del corteo.

Non serve.

Come la freccia di una mappa iterattiva un elicottero poliziesco mi indica la direzione. Mi congiungo al corteo vicino l’Isola, tanti compagn* da salutare e che rivedo con piacere. Tante realtà che sfilano insieme.

I limiti del corteo sono chiusi nelle parentesi delle forze dell’ordine che spiccano in tutta la loro minacciosa esibizione di forza e mezzi. Come non bastasse il tema del corteo per dimostrare chi detiene la violenza armata, qui come altrove.

Mi guardo intorno, mai visto tanto spazio ai lati delle strade, neanche a ferragosto. Nei giorni precedenti sono state diramate precise indicazioni per la rimozione, anche forzata, delle auto dei residenti che, insieme ad una accurata opera di intimidazione “istituzionale” svolta di negozio in negozio, ha realizzato una “serrata” generale in grande stile.

Però in quest’epoca in cui tutto è intrattenimento, i marciapiedi ed i balconi sono pieni di spettatori, molti debitamente armati di smartphone in modalità ripresa video. Probabilmente qualche fortunato (ed improvvisato) operatore spera di raccogliere qualche “like” a fine giornata.

 

La delazione fa spettacolo.

 

Mi muovo lungo il corteo, osservo nuovamente il dispiegamento di mezzi ad ogni biforcazione e non può certo sfuggire che si, in effetti, Milano è bloccata. Bloccata da chi tutela l’ordine.

 

“Repressione è civiltà”.

 

Tutta questa civiltà non silenzia di certo la presenza dei compagni e le ragioni del corteo, anzi.

Ci si muove evitando provocazioni e distribuendo informazione, che il dito dietro cui si nascondono cada.

Terminato il corteo si susseguono interventi e viene allestito un punto d’informazione. Per me è arrivato il momento di andare, saluto gli amici e compagni e mentre mi muovo a ritroso sul percorso scambio due battute con un negoziante. Ha scoperto che ascoltare le comari dei giorni precedenti gli ha sottratto un facile guadagno su birra e quant’altro ed è perplesso. Mi prendo il tempo di instillargli qualche dubbio, spero lo coltivi adeguatamente.

 

La redazione

 

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